{"id":10524,"date":"2011-03-07T00:00:14","date_gmt":"2011-03-06T23:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=10524"},"modified":"2011-03-07T00:28:51","modified_gmt":"2011-03-06T23:28:51","slug":"italian-insegnare-il-potere-della-gente-people-power","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/03\/italian-insegnare-il-potere-della-gente-people-power\/","title":{"rendered":"(Italian ) Insegnare il potere della gente (People power)"},"content":{"rendered":"<p><em>Gene Sharp parla del conflitto nonviolento, del Medio Oriente, e del perch\u00e9 dobbiamo ripensare la politica.<\/em><\/p>\n<p><em>The Daily Beast <\/em>chiama<em> <\/em>Gene Sharp \u201cl\u201983enne che rovesci\u00f2 l\u2019Egitto\u201d.<\/p>\n<p><em>The New York Times<\/em> riferisce che \u201cper i despoti del mondo, le sue idee possono essere fatali\u201d. Il mese scorso \u00e8 stato lodato in varie sedi, dal\u00a0<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.scientificamerican.com\/blog\/post.cfm?id=egypts-revolution-vindicates-gene-s-2011-02-11\" ><em>Scientific American<\/em><\/a><\/span> alla <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.bbc.co.uk\/news\/world-middle-east-12522848\" >BBC<\/a><\/span>.\u00a0\u00c8 un livello di attenzione senza precedenti per uno studioso le cui opere sono sempre circolate ai margini dei nostri dibattiti politici, influenzando il dibattito ma non in modo decisivo. \u201c\u00c8 stato effettivamente alquanto sorprendente\u201d dice Sharp dell\u2019improvvisa ondata di attenzione dei media. \u201cNon \u00e8 mai successo prima\u201d.<\/p>\n<p>Sharp <em>non ha<\/em> rovesciato Mubarak, ovviamente. L\u2019hanno fatto gli egiziani. Lui si \u00e8 limitato a scrivere libri che gli attivisti in Egitto \u2014 come anche in altri paesi, dalla Serbia alla Birmania e dagli stati Baltici all\u2019Iran \u2014 hanno trovato utili per organizzare le proprie rivoluzioni. In epoche precedenti, i ribelli in cerca di conoscenze strategiche e tattiche avrebbero potuto trovare suggerimenti da Che Guevara o Vo Nguyen Giap. Oggi \u00e8 pi\u00f9 probabile che leggano Gene Sharp. Le differenze fra il Che e Sharp sono molte, ma la pi\u00f9 importante potrebbe essere la seguente: mentre Guevara tenterebbe di istruire gli insorti nell\u2019arte della lotta armata, Sharp si richiama alla tradizione gandhiana della non-cooperazione organizzata, nonviolenta.<\/p>\n<p>L\u2019opera principale di Sharp, i tre volumi di <em>The Politics of Nonviolent Action <\/em>del 1973 (tr. it., <em>Politica dell\u2019azione nonviolenta<\/em>, 3 voll., Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1997, fuori commercio, si pu\u00f2 richiedere al Centro Sereno Regis, ndt) consiste di oltre 800 dense pagine, quindi non cercher\u00f2 di ridurle a poche frasette. Ma si stagliano tre principali filoni della sua opera. Il primo \u00e8 il suo attento esame di casi storici per cercare esempi empirici di resistenza civile, che non solo racconta ma riordina in utili categorie, da \u201cgesti irriverenti\u201d e \u201clettere di opposizione o di sostegno\u201d a scioperi, ammutinamenti, e creazione di governi paralleli dei movimenti di base. Il secondo \u00e8 la sua teoria del potere politico, che intende spiegare come tali tattiche possano funzionare in un mondo dove lo stato dispone di molte pi\u00f9 armi che i cittadini. Attingendo a varie fonti \u2014 Gandhi, Arendt, gli anarchici \u2014 Sharp conclude che il governo si basa sulla cooperazione del pubblico e ne esplora quindi le diverse sfaccettature, analizzando i modi in cui tali forme abitudinarie di lealt\u00e0 e obbedienza possano essere rafforzate o indebolite.<\/p>\n<p>Il terzo filone \u00e8 uno stile di analisi che accentua l\u2019efficacia strategica pi\u00f9 che i richiami etici. Per molti, la parola <em>nonviolenza <\/em>richiama uno scaffale in una libreria New Age. Ma Sharp\u00a0scrive per realisti intenzionati a porre fine a dittature oppressive, non per potenziali mahatma.<\/p>\n<p>Sharp vive a Boston, dove il minuscolo <em>Albert Einstein Institution <\/em>(<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.aeinstein.org\/\" >www.aeinstein.org<\/a><\/span> ) gli serve da base operativa. L\u2019ho intervistato telefonicamente mercoled\u00ec scorso, quando l\u2019incendio della rivoluzione accesosi in Tunisia in dicembre si espandeva al Medio Oriente e in Africa.<\/p>\n<p><strong>REASON:<\/strong> Conosci qualche parallelo storico con quanto successo in Tunisia?<\/p>\n<p><strong>Gene Sharp:<\/strong> Jamila Raqib [direttrice esecutiva dell\u2019 <em>Albert Einstein Institution<\/em>] sta ancora lavorando a un resoconto dello sviluppo del caso tunisino, che sembra un evento alquanto speciale. E\u2019 stato innescato da un fatto avvenuto in una parte piuttosto periferica del paese relativamente arretrata economicamente e politicamente. Era su scala molto modesta \u2014 una persona che sub\u00ec gravi torti dai funzionari locali \u2014 per poi intensificarsi fino a tutto ci\u00f2 che \u00e8 successo. Non so di altri casi cominciati in quel modo.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Subito dopo la Tunisia, molti indicarono l\u2019Egitto dicendo che per\u00f2 l\u00ec non sarebbe potuto avvenire. Qual era il tuo livello di ottimismo o pessimismo all\u2019inizio delle proteste?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Beh, <em>speravo <\/em>che facessero qualcosa di ben fatto. Ma non mi aspettavo quanto \u00e8 avvenuto. \u00c8 stato considerevole sotto almeno due aspetti importanti.<\/p>\n<p>Uno, che abbiano spazzato via la loro paura. Hanno continuato a dirselo l\u2019uno dopo l\u2019altro, reporter dopo reporter, di non aver pi\u00f9 paura. Il che \u00e8 molto pericoloso per una dittatura. I dittatori vogliono sempre instillare paura, ottenere conformit\u00e0, obbedienza e cooperazione obbligate. Quando ci si libera della paura, il dittatore ha ormai pochissimi mezzi di controllo.<\/p>\n<p>E poi hanno mantenuto una disciplina nonviolenta. Non perfettamente, ma relativamente molto bene. Perfino quando erano un milione in un giorno di lotta e protesta di massa, quando c\u2019era tensione che avrebbe potuto traformarsi in violenza, ho sentito che continuavano a dire: \u201cPacifici, pacifici!\u201d Questa \u00e8 una gran conquista con tutta quella gente in un breve lasso di tempo.<\/p>\n<p>La violenza \u00e8 uno strumento di cui la dittatura dispone pi\u00f9 di te. Sono attrezzati a usare la violenza e reprimere sommosse e forme di resistenza violenta. Non sono bene attrezzati a controllare un movimento nonviolento. In questo caso si ha una possibilit\u00e0 di vincere.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Quanto sei ottimista circa il governo militare a interim, o supposto tale? Hai la sensazione che sia pi\u00f9 probabile una transizione all\u2019auto-governo oppure una variante di dittatura?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non so abbastanza della situazione in Egitto per essere pessimista o ottimista. Ho notato che gli egiziani stessi sono molto cauti al riguardo. Dopo la caduta di Milosevic, i serbi affissero grandi manifesti: \u201cVi teniamo gli occhi addosso\u201d. Bisogna fare altrettanto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il pericolo di un colpo di stato nel periodo di transizione. Potrebbe essere facilmente un golpe militare, come quelli a cui gli egiziani sono stati abituati in passato. Potrebbe essere qualche gruppo esterno, come fecero i bolscevichi nel 1917 dopo che una lotta nonviolenta era riuscita ad abbattere il vecchio sistema zarista. Noi abbiamo un manuale intitolato <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.aeinstein.org\/organizations\/org\/TAC.pdf\" ><em>The Anti-Coup<\/em><\/a><\/span> <em>[L\u2019anti-golpe<\/em>] che \u00e8 un resoconto dettagliato di quanto si pu\u00f2 fare e non si deve fare durante quel periodo.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Sul Bahrain, una cosa che si continua a sentire \u00e8 che in questo caso \u00e8 difficile immaginare defezioni di truppe, perch\u00e9 si tratta di persone introdotte da altri paesi che non sono inserite nelle comunit\u00e0 locali come i coscritti in Egitto. Eppure al momento, l\u2019iniziativa \u00e8 nelle mani dei contestatori.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> In quasi tutti i casi, non si hanno truppe che si rifiutino di far fuoco, si conta sull\u2019obbedienza agli ordini da parte della polizia e delle truppe e si conduce la lotta di conseguenza. In gran parte degli scioperi generali, ad esempio \u2014 non solo quelli britannici del 1926 \u2014 si d\u00e0 per scontato che le truppe obbediscano agli ordini, e allora i resistenti\u00a0devono fare i conti con le conseguenze pratiche da aspettarsi in tal caso, comprese le uccisioni.<\/p>\n<p><strong>R: <\/strong>Quale sarebbe un esempio di rivolta nonviolenta riuscita contro un dittatore a livello di Gheddafi per brutalit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> C\u2019\u00e8 l\u2019Iran nel 1979. Lo sci\u00e0 fu parecchio brutale nella sua repressione, eppure la gente mantenne bene una disciplina nonviolenta, mettendo addirittura fiori nelle canne dei fucili dei soldati minandone il senso d\u2019affidabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> In Libia mi sa che ci sia stata molta pi\u00f9 violenza da parte dei dimostranti.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non so di un altro caso proprio come questo. Ci sono tanti mercenari portati l\u00ec da altri paesi, che non provano alcuna simpatia per la gente del posto, badano solo a quelli che li pagano. In tali circostanze c\u2019\u00e8 una gran tentazione per qualche resistente di passare alla violenza, come \u00e8 gi\u00e0 successo in Libia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 pu\u00f2 essere quasi fatale per la resistenza. Pu\u00f2 forse non annichilirla, ma \u00e8 certamente molto pregiudizievole. Ecco perch\u00e9 questi regimi infiltrano loro agenti nel movimento di resistenza affinch\u00e9 vengano commesse violenze.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Che cosa pensi degli appelli perch\u00e9 la NATO faccia rispettare una zona di non-volo sulla Libia?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Una zona di non-volo \u00e8 un metodo unico, giacch\u00e9 non c\u2019\u00e8 intervento diretto sul terreno. Ma in generale consiglierei che gli Stati Uniti se ne stiano fuori da queste situazioni: non sanno che cosa c\u2019\u00e8 in moto; \u00e8 una lotta di altri. L\u2019aiuto \u2013 cosiddetto \u2013 USA potrebbe favorire indirettamente il regime: \u201cGli stranieri cercano di occuparsi dei nostri affari!\u201d diventa un sentimento nazionalista.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Alcuni, diffidenti di qualunque cosa sappia d\u2019intervento militare, hanno suggerito di congelare i conti bancari, d\u2019intervenire a quel livello. Pensi che sia una buona idea? O alimenterebbe la stessa possibilit\u00e0 di dire \u201cSiamo attaccati dagli stranieri!\u201d ?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Penso sia diverso, del tutto fattibile; toccherebbe solo qualcuno. I pi\u00f9, anche dalla parte del regime, non avrebbero grossi conti di cui preoccuparsi. Alcuni in alto invece s\u00ec, il che potrebbe contribuire a renderli meno disposti a esercitare le azioni di controllo del regime.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Qual \u00e8 il tuo senso generale del rapporto fra lotta nonviolenta e nuovi media, come Internet e l\u2019invio di messaggi?<\/p>\n<p><strong>GS: <\/strong>Sono validi strumenti di comunicazione. Non determinano quello che si dir\u00e0. Questo richiede qualcosa in pi\u00f9 che la tecnologia. Alcuni non se ne rendono conto.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Pensi che un\u2019organizzazione in rete di persone che interagiscono online si presti particolarmente bene alla resistenza organizzata mediante la rete?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non necessariamente. Possono anche non sapere di cosa stanno parlando o cosa stanno facendo.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> C\u2019\u00e8 da tempo un dibattito fra quelli influenzati dalla tua opera per quanto riguarda il sabotaggio: \u00e8 una tattica nonviolenta, violenta, o qualcosa d\u2019intermedio?. Se ricordo bene, tu escludevi il sabotaggio dall\u2019elenco delle azioni nonviolente.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Giusto. Bench\u00e9 il termine venga definito diversamente da varie persone, non parliamo sempre della stessa cosa.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Vedo i contorni di un dibattito del genere su quanto <em>Anonymous<\/em> sta facendo da qualche tempo e in generale sulla pirateria informatica (<em>hacking<\/em>) come tattica. Che cosa hai da aggiungere in proposito?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ho pochissime informazioni in merito, quindi non saprei commentare.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Vari dipendenti pubblici che stanno protestando in Wisconsin hanno paragonato il loro movimento alla sollevazione egiziana. All\u2019estremo opposto dello spettro politico convenzionale, qualche <em>Tea Party<\/em> ha asserito lo stesso di s\u00e9. Vedi sostanziose analogie di sorta in un caso o nell\u2019altro?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> \u00c8 molto interessante se ambo i versanti, come nel caso del Wisconsin, cercano di usare mezzi nonviolenti. Anche se sono l\u00ec per una causa che non si condivide, \u00e8 meglio che usino mezzi nonviolenti che violenti. \u00c8 un progresso.<\/p>\n<p>Ma dovrei saperne molto di pi\u00f9, delle lotte in Wisconsin. Conosco solo gli aspetti pi\u00f9 superficiali.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Una delle cose che mi hanno colpito in <em>Politica dell\u2019azione nonviolenta<\/em> fu il modo in cui cercavi tattiche da apprendere da qualcuno indipendentemente da che cosa se ne pensa. Tiravi fuori esempi non solo dal movimento dei diritti civili ma anche dai segregazionisti. Ci sono altri esempi degli ultimi decenni di utilizzo di tattiche nonviolente da ambo i versanti?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non necessariamente degli ultimi decenni, ma di esempi ce ne sono. In India, i contestatori stavano marciando quando gli si fece incontro la polizia; allora i contestatori si sedettero sulla strada e la polizia fece altrettanto.<\/p>\n<p>Nel caso dei segregazionisti, le banche revocarono i prestiti a coloro implicati in attivit\u00e0 per i diritti civili; \u00e8 un progresso: \u00e8 un lasciar perdere il linciaggio, per esempio, o altre modalit\u00e0 di violenza terribile. Non \u00e8 soddisfacente a lungo termine, ma si deve poi imparare come dimostrare la fondatezza della giustizia perseguita da qualunque sia la propria prospettiva, e come condurre la propria lotta pi\u00f9 abilmente.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Quando hai cominciato a lavorare al tuo testo sulla <em>Politica dell\u2019azione nonviolenta<\/em>?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ben prima di saperlo.<\/p>\n<p>C\u2019erano tre componenti principali in <em>Politica dell\u2019azione nonviolenta<\/em>. Il primo volume era l\u2019analisi del potere. Quella ricerca fu fatta a Oxford nel 1962-\u201964, ma mi documentavo sulla teoria del potere di Gandhi da molto prima. Trovai degli spunti anche in Gustav Landauer in Germania e in Lev Tolstoy in Russia, ma solo in generalizzazioni molto ampie. Scrivevano tutti quanti che il governo dipende dalla cooperazione e obbedienza del popolo.<\/p>\n<p>Il secondo volume elenca 198 tecniche d\u2019azione nonviolenta. Il primo elenco, che compilai quando vivevo in Norvegia, ne conteneva 18, credo. Con gli anni arriv\u00f2 a 198, e sono sicuro che ce ne debbano essere molte di pi\u00f9 che sono state usate in seguito.<\/p>\n<p>Il terzo volume, sulle dinamiche, \u00e8 di 350 pagine o pi\u00f9; originariamente consisteva di 7 pagine di appunti per una conferenza in Norvegia.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Quando sei stato in Norvegia?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Sono stato in Norvegia e Inghilterra per circa 10 anni, dal 1955 al 1965.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Che cosa ti ha portato l\u00ec?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Dapprima lavoravo a <em>Peace News<\/em>, il settimanale pacifista. E poi fui invitato in Norvegia, all\u2019inizio per brevi periodi e alla fine per ulteriori ricerche. Ero all\u2019Universit\u00e0 di Oslo e poi all\u2019Istituto di Ricerca Sociale. Ma inizialmente non riuscii a comprendere la struttura del potere. Per quella teoria fui molto fortunato tornando all\u2019Oxford University, dove scrissi la mia tesi di dottorato.<\/p>\n<p>Stavo sviluppando i miei studi e strutturandoli a poco a poco. Non mi capit\u00f2 di imbattermi in qualche personaggio importante, leader o pensatore, che mi desse l\u2019impressione di aver risolto tutti i problemi. Imparavo a spizzichi qua e l\u00e0 sviluppando nuove intuizioni, scoprendo nuove fonti d\u2019informazione e di conoscenza. Solo cos\u00ec riuscii ad arrivare alle questioni che mi servivano e padroneggiarle concentrandomi sul passo successivo.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Molti sono abituati a pensare a Gandhi come figura spirituale carismatica. Tu l\u2019hai analizzato come abile politico. Qualcun altro aveva tale approccio quando hai cominciato a scriverne, o ti sentivi isolato?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> C\u2019 erano altri. Un buon libro su Gandhi era quello di Krishnalal Shridharani, un indiano che si stava laureando alla Columbia University. Egli scrisse uno studio acuto ma limitato su Gandhi intitolato <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.amazon.com\/exec\/obidos\/ASIN\/0824004094\/reasonmagazineA\/\" ><em>War Without Violence<\/em><\/a><\/span> <em>[Guerra senza violenza].<\/em> C\u2019era un pensatore olandese, anarchico e sindacalista di nome Bart de Ligt. Il suo studio <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.amazon.com\/exec\/obidos\/ASIN\/1853050571\/reasonmagazineA\/\" ><em>The Conquest of Violence<\/em><\/a><\/span> <em>[La conquista della violenza<\/em>] si concentrava su casi storici, fra i quali la resistenza delle isole Samoa al dominio della Nuova Zelanda. O la resistenza coreana all\u2019occupazione giapponese.<\/p>\n<p>Non che tutti quei casi fossero entusiasmanti. La gente in Corea certamente non conosceva davvero quello che peraltro stava facendo benissimo \u2014 usando solo un simbolismo e non queste modalit\u00e0 di applicazione del potere. Ma comunque imparavo da altri, s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Hai attinto molto alla tua esperienza come attivista?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> La mia esperienza come attivista si limitava a un sit-in a una tavola calda di Columbus, nell\u2019 Ohio, e la mia disobbedienza civile alla coscrizione, che non contribu\u00ec granch\u00e9 a liberarsi dal sistema di guerra. Mantenni solo la mia integrit\u00e0. Mi accingevo ad andare oltre.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Hai criticato quelli che considerano la nonviolenza pi\u00f9 uno stile di vita che un mezzo per cercare di realizzare qualcosa. Quando collaboravi a <em>Peace News<\/em>, ti sentivi progredire verso i tuoi obiettivi politici, o ti pareva di sbattere contro un muro?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Un muro di pacifisti, intendi?<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> S\u00ec.<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non condanno chi crede alla nonviolenza come modo di vivere. Per loro, pu\u00f2 essere il meglio che riescono a fare. E ci sono altri che sono stati testimoni e contestatori, fedeli a quanto credevano, che vogliono sapere come riuscire ad agire in modo pi\u00f9 efficace. Ma non afferrano sempre l\u2019importanza di fare pi\u00f9 di quanto fanno. Non solo essere testimoni contro la malvagit\u00e0 del mondo, ma come cambiarlo.<\/p>\n<p>Gandhi viene spesso citato da persone con l\u2019approccio del modo di vivere. E in effetti lui ha fatto quelle affermazioni. Ma pi\u00f9 avanti negli anni operava a due livelli contemporaneamente. Agiva a livello di convinzione nell\u2019<em>ahimsa<\/em> quale forte principio morale e religioso. Ma agiva anche a livello politico con persone <em>de<\/em>ll\u2019<em>Indian National Congress<\/em> che non condividevano tale visione n\u00e9 mai l\u2019avrebbero fatto, e lavor\u00f2 con loro a stendere piani strategici e mettere in campo lotte efficaci contro i britannici per far uscire l\u2019India dal loro impero. Non pensava di entrare in compromesso con le sue convinzioni agendo a quei due livelli. Questo \u00e8 estremamente importante.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Ti pare che ci siano pi\u00f9 lotte nonviolente \u2014 e pi\u00f9 riuscite \u2014 nel mondo adesso rispetto a quando eri giovane? O si tratta solo di maggiore visibilit\u00e0?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Ne avvengono di pi\u00f9. Guarda l\u2019indipendenza dei tre paesi baltici precedentemente incorporati nell\u2019URSS, come sono stati capaci di uscirne in cos\u00ec breve tempo con poche, pochissime perdite. Guarda tutto quanto il 1989. L\u2019emigrazione e le proteste nella Germania dell\u2019Est. La resistenza cecoslovacca gi\u00e0 nel 1969 contro l\u2019invasione del Patto di Varsavia, che ha tenuto testa per otto mesi al potere sovietico \u2014 ben pi\u00f9 di quanto avrebbero mai potuto fare con un esercito. E ora tutti questi movimenti che si stanno sviluppando nel mondo musulmano e arabo.<\/p>\n<p>\u00c8 pur vero che non siamo sempre stati a conoscenza di quanto era gi\u00e0 avvenuto. La lotta ungherese contro il dominio austriaco fu molto importante alla met\u00e0 del XIX secolo, e non ce lo ricordiamo mai. Spesso i resoconti storici sono difficilmente reperibili. Molta ricerca del genere non \u00e8 stata fatta; o \u00e8 stata fatta ma non pubblicata. La mancanza di attenzione verso queste lotte \u00e8 sconvolgente.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Quando osservi una sollevazione, che speranza hai per il suo risultato ultimo? Se si conclude con una societ\u00e0 migliore, quale aspetto avr\u00e0 tale societ\u00e0?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non ci sar\u00e0 un risultato definitivo che risolva la gran parte dei grossi problemi. Ci si arriver\u00e0 poco a poco, gradualmente, talvolta con scatti importanti e talvolta con disastri, piazza Tiananmen, per esempio.<\/p>\n<p>Io non scelgo di identificarmi con un qualunque punto di vista politico standard o filosofia o programma. Il primo capitolo del mio libro <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.amazon.com\/exec\/obidos\/ASIN\/0875580939\/reasonmagazineA\/\" ><em>Social Power and Political Freedom<\/em><\/a><\/span> [Potere sociale e libert\u00e0 politica] si chiama \u201cRipensare la politica\u201d. Penso che le vecchie analisi della politica \u2014 socialisti, comunisti, anarchici, conservatori, liberal-progressisti \u2014 non siano pi\u00f9 adeguate.<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> Pensi che tenda ad esserci un nesso naturale fra strategie basate su attivit\u00e0 nonviolente, decentralizzate e un interesse per sistemi politici relativamente nonviolenti e decentralizzati? O sono solo categorie distinte, e se si sovrappongono in un diagramma Venn \u00e8 per coincidenza?<\/p>\n<p><strong>GS:<\/strong> Non mi sono mai focalizzato su questa specifica questione, purtroppo, bench\u00e9 sia molto rilevante. Forse qualcun altro riprender\u00e0 il problema per esaminarlo. Sarebbe importante.\u00a0La strategia nonviolenta \u00e8 molto compatibile con la decentralizzazione e il governo di piccole dimensioni. Ma non so se sia sempre cos\u00ec.<\/p>\n<p><em>25 febbraio 2011<\/em><\/p>\n<p><em>Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis<\/em><\/p>\n<p><em>Titolo originale: Teaching People Power<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/reason.com\/archives\/2011\/02\/25\/teaching-people-power\" >http:\/\/reason.com\/archives\/2011\/02\/25\/teaching-people-power<\/a><\/span><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/03\/insegnare-il-potere-della-gente-people-power-jesse-walker-intervista-gene-sharp\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gene Sharp parla del conflitto nonviolento, del Medio Oriente, e del perch\u00e9 dobbiamo ripensare la politica.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-10524","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10524","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10524"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10524\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10524"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10524"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10524"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}