{"id":105989,"date":"2018-02-05T12:01:28","date_gmt":"2018-02-05T12:01:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=105989"},"modified":"2018-02-03T12:58:14","modified_gmt":"2018-02-03T12:58:14","slug":"italiano-lutti-e-morto-gene-sharp","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2018\/02\/italiano-lutti-e-morto-gene-sharp\/","title":{"rendered":"(Italiano) Lutti. E&#8217; Morto Gene Sharp"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/gene-sharp-1.jpeg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-105990\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/gene-sharp-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"123\" \/><\/a>E&#8217; morto Gene Sharp (21 gennaio 1928- 28 gennaio 2018), filosofo, politico e intellettuale statunitense. Nell&#8217;Universita&#8217; di Harward diresse il Program of Nonviolent Sanctions e fondo&#8217; l&#8217;Albert Einstein Istitution.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra gli altri grandi maestri e autori, e&#8217; sui suoi libri che ci siamo formati nella ricerca della nonviolenza. Sono veri manuali enciclopedici, carte di orientamento per gli ulteriori cammini di ricerca sulla storia delle lotte nonviolente e sulle dinamiche del potere liberato dalla violenza. Sono circolati clandestini sotto tante dittature. Sharp era detto &#8220;il Machiavelli della nonviolenza&#8221;, nella via pragmatica. Fondamentali i tre volumi, ancora disponibili (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.serenoregis.org\/\" >www.serenoregis.org<\/a>), &#8220;Politica dell&#8217;azione nonviolenta&#8221; (vol. 1 Potere e lotta; 2. Le tecniche; 3. La dinamica), tradotti nelle Edizioni Gruppo Abele. Il suo libretto &#8220;Liberatevi!&#8221; (addeditore, 2011), entrava nella serie di grande diffusione aperta da Stephane Hessel, &#8220;Indignatevi!&#8221; (idem), proseguita da Pietro Ingrao, Edgar Morin, Luciana Castellina. Sharp venne piu&#8217; volte in Italia, anche a Torino, al Centro Studi Gobetti, nel seminario guidato da Bobbio. Sulla Difesa Popolare Nonviolenta gli feci un&#8217;intervista significativa (qui allegata), comparsa su &#8220;Rocca&#8221;, primo agosto 1987, &#8220;Il controllo nonviolento del potere&#8221;. Era il suo tema proprio. Per avere aiutato e istruito le &#8220;rivoluzioni rosa&#8221; nei paesi dell&#8217;ex-Urss, nonviolente, si&#8217;, ma utili alla zona d&#8217;infuenza Usa, fu criticato (anche su &#8220;il foglio&#8221;) in base al principio gandhiano che devono essere nonviolenti i mezzi, ma anche i fini.<\/p>\n<p>********<\/p>\n<p>Allegato. <strong>Enrico Peyretti: Il controllo nonviolento del potere<\/strong><\/p>\n<p>(&#8220;Rocca&#8221;, 1 agosto 1987)<\/p>\n<p>Gene Sharp e&#8217; ritenuto uno dei massimi ricercatori e studiosi nel campo dell&#8217;azione nonviolenta. Nato nell&#8217;Ohio (Usa) nel 1928, e&#8217; direttore del Program of Nonviolent Sanctions del &#8220;Center for International Affairs&#8221; della Harward University e sta conducendo con i suoi allievi e collaboratori la ricerca piu&#8217; vasta mai intrapresa sulle alternative nonviolente.<\/p>\n<p>Alcune opere di Gene Sharp sono state pubblicate in prima traduzione italiana dalle Edizioni Gruppo Abele di Torino (corso Trapani, 91\/b,\u00a0 10141 Torino).<\/p>\n<p>La trilogia Politica dell&#8217;azione nonviolenta rappresenta un classico fra gli studi sulla nonviolenza ed ha fatto definire l&#8217;autore &#8220;il Machiavelli della nonviolenza&#8221;, perche&#8217; egli tende a mostrarne l&#8217;efficacia pratica prima del valore morale. Cio&#8217; naturalmente fa discutere nell&#8217;ambito della cultura nonviolenta.<\/p>\n<p>Nel primo volume, Potere e lotta (pp. 164), Sharp analizza il potere politico in tutte le sue forme e dimostra che esso consiste in definitiva nel consenso popolare. Egli puo&#8217; cosi&#8217; tracciare una teoria per un controllo nonviolento del potere politico.<\/p>\n<p>Il secondo volume, Le tecniche (pp. 344) illustra 198 diverse tecniche atte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, ciascuna delle quali e&#8217; tratta da numerosi casi storici di tutti i tempi e luoghi della terra. Il volume viene cosi&#8217; ad essere anche una storia della nonviolenza, seppure non ordinata cronologicamente, finora assente dalla produzione storiografica.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo volume della trilogia, Le dinamiche, uscira&#8217; in edizione italiana, presso lo stesso editore, nell&#8217;autunno dell&#8217;87. Esso propone la riflessione sulle dinamiche che si instaurano nei conflitti in cui almeno una delle parti ricorre a metodi nonviolenti.<\/p>\n<p>Le Edizioni Gruppo Abele prevedono anche la pubblicazione di un&#8217;altra opera di Sharp, Making Europe Inconquerable (Rendere l&#8217;Europa inconquistabile), un testo di strategia militare rivolto sia all&#8217;area nonviolenta sia all&#8217;ambiente dei militari. Sharp vi sostiene che, attraverso le tecniche di difesa popolare nonviolenta applicate su vasta scala e&#8217; possibile ed economicamente vantaggioso raggiungere un alto grado di sicurezza e scardinare l&#8217;equilibrio fondato sui blocchi contrapposti delle due superpotenze.<\/p>\n<p>Gene Sharp e&#8217; stato recentemente in Italia per seminari e dibattiti. Uno di questi si e&#8217; svolto a Torino presso il Centro Studi Piero Gobetti, nell&#8217;ambito di un seminario su etica e politica che Norberto Bobbio e gli studiosi suoi allievi conducono da alcuni anni. Di questo dibattito do&#8217; un resoconto attraverso gli appunti da me raccolti, non rivisti dall&#8217;autore, sia durante la sua esposizione, sia durante la discussione seguita.<\/p>\n<p><strong>La nonviolenza puo&#8217; vincere<\/strong><\/p>\n<p>Nei conflitti piu&#8217; acuti, sui cardini della societa&#8217;, occorrono misure eccezionali. Per lo piu&#8217; si ritiene che la violenza sia la forza piu&#8217; decisiva. Ma sorgono problemi sulla sua scelta e sul suo uso, problemi sia pratici che etici. Chi usa la violenza puo&#8217; essere sconfitto, oppure puo&#8217; vincere, ma con esiti molto diversi.<\/p>\n<p>Non e&#8217; vero che la violenza sia la vera fonte del potere politico. Esso deriva da altre fonti: dalla credenza nella sua legittimita&#8217;, dal numero di persone che obbediscono, dal controllo economico, ecc.<\/p>\n<p>Proprio Hobbes, assolutista, sostiene questa teoria del potere: egli pensava che se il potere politico non fosse accettato e obbedito verrebbe distrutto, percio&#8217; asseriva necessario obbedire a tutti i governi, compresa la dittatura. Ma se i governi dipendono dalla societa&#8217; governata, allora e&#8217; possibile togliere un potere oppressivo. C&#8217;e&#8217; una storia di lotte senza violenza, arrivate ad abbattere governi: Iran &#8217;79, Filippine &#8217;86, per esempio. Queste lotte hanno escluso la violenza non per principi pacifisti, ma per esperienze che facevano sperare un&#8217;efficacia maggiore dei mezzi nonviolenti. Non conosciamo come dovremmo questo tipo di lotte, finite con sconfitte, vittorie parziali, vittorie piene. Anche contro i nazisti, si sono usate queste lotte. Sono state sempre improvvisate, senza preparazione strategica ne&#8217; tattica, senza addestramento della popolazione, nelle circostanze piu&#8217; sfavorevoli. Ciononostante, hanno portato grandi contributi alla storia dell&#8217;umanita&#8217;. Queste esperienze possono essere utili per risolvere conflitti acuti. Ma occorrono ricerche approfondite per conoscerle. Da venti anni sto studiando l&#8217;applicazione di queste tecniche alla difesa nazionale: puo&#8217; essere respinta un&#8217;occupazione, un governo fantoccio, un dominio economico?<\/p>\n<p>L&#8217;indottrinamento politico puo&#8217; essere sconfitto dalla resistenza ideologica, filosofica, nell&#8217;informazione, nelle chiese, nella scuola. Un colpo di stato dittatoriale puo&#8217; essere frustrato se nessuno riconosce i nuovi occupanti dei palazzi governativi. L&#8217;invasore puo&#8217; essere minato nel morale delle truppe (Cecoslovacchia &#8217;68), si puo&#8217; creargli problemi crescenti. Cio&#8217; puo&#8217; costituire una deterrenza, non meno efficace di quella nucleare. Costruire questa capacita&#8217; di risposta accanto alla difesa tradizionale convincera&#8217; a sostituirla completamente, alla fine.<\/p>\n<p>Questa difesa e&#8217; una crescita del potere popolare. Non contribuisce a nuove dittature, come invece fanno molti sistemi militari. Si puo&#8217; dare il caso di perdite umane, ma sempre meno che con la difesa militare. La resistenza nonviolenta guadagna piu&#8217; facilmente simpatie sia all&#8217;interno che all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Questo metodo di lotta non e&#8217; nato con Gandhi ne&#8217; con Martin Luther King, ma e&#8217; cominciato col primo uomo. Pero&#8217; la storiografia e&#8217; selettiva e non ricorda queste lotte, che invece meritano attenzione e studio, qualunque sia la nostra idea politica, perche&#8217; possono utilmente sostituire la violenza e la guerra e dare soluzione ai conflitti politici piu&#8217; acuti.<\/p>\n<p>******<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> La difesa popolare nonviolenta puo&#8217; funzionare in una societa&#8217; disgregata come quella italiana?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Una tale societa&#8217; delega la difesa come delega tutto il potere, e la democrazia vi e&#8217; ridotta ad una larva.<\/p>\n<p>La societa&#8217; disgregata e&#8217; una condizione molto diffusa anche negli Stati Uniti, non solo in Italia! Occorre cercare origini e cause di cio&#8217;, e le soluzioni. La tecnologia militare non fa che aggravare questa disgregazione. Percio&#8217; non credo che il cambiamento delle tecnologie militari debba precedere la difesa nonviolenta. Non ho la soluzione fatta, ma certo dobbiamo contrastare la tendenza a governi sempre piu&#8217; accentrati. La gente deve sviluppare le proprie capacita&#8217;. La delega produce un crescente senso di impotenza.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> Nell&#8217;800 i democratici associavano milizia popolare e democrazia. I casi dell&#8217;India e dell&#8217;Iran dimostrano pero&#8217; che le lotte nonviolente approdano anche a forme non democratiche.<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> E&#8217; importante il nesso tra democrazia e difesa popolare, in entrambi i sensi. Si&#8217;, nell&#8217;8OO si diceva: un voto a testa, un fucile a testa! Ma anche allora c&#8217;erano strategie alternative. Abbiamo pubblicato uno studio (1) sul decennio di resistenza nonviolenta delle colonie inglesi in America, con cui almeno nove colonie su dodici ottennero gia&#8217; l&#8217;indipendenza di fatto. Cominciata la guerra, il grado di partecipazione crollo&#8217;. D&#8217;altra parte, Iran e India non sono gli unici casi di resistenza nonviolenta seguita da dittature: c&#8217;e&#8217; anche l&#8217;ottobre &#8217;17 in Russia, seguito al febbraio &#8217;17. La nonviolenza non risolve per sempre tutti i problemi, p. es. di quali strutture politiche mettere in atto, della condizione che si crea dopo. Si tratta di praticare la lotta nonviolenta non solo nel momento della liberazione o della difesa, ma nella gestione di tutti i problemi sociali.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> Voi fate sperimentazione di questi metodi in conflitti reali?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Direttamente no. Ma siamo in contatto con i problemi: il primo capitolo del primo volume del mio libro Politica dell&#8217;azione nonviolenta, (si tratta del capitolo su La natura e il controllo del potere politico &#8211; n.d.r.) e&#8217; stato tradotto e circola clandestino in Polonia; alcune parti sono state tradotte e discusse con palestinesi e israeliani; prossimamente lo saranno in Thailandia. Un altro libro su questi temi sta per uscire in Massico.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> La nonviolenza come tecnica e&#8217; analoga alla democrazia intesa come regola del gioco. Che rapporto c&#8217;e&#8217; tra democrazia e nonviolenza?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Non sono la stessa cosa, ma si sovrappongono. Tra le caratteristiche della democrazia c&#8217;e&#8217; la soluzione incruenta del conflitto politico, mediante le procedure della democrazia liberale. Ma le strutture democratiche non sono state in grado di risolvere i conflitti estremi, in cui una parte rifiuta il compromesso o cerca addirittura di distruggere la democrazia. In questi casi estremi non c&#8217;e&#8217; una procedura democratica per risolvere il problema, e lo sbocco e&#8217; la tirannia o la guerra civile. Ma la lotta nonviolenta puo&#8217; dare una soluzione democratica a questi casi. Percio&#8217; essa si situa al limite del meccanismo democratico, a disposizione dei gruppi minoritari. In quanto fanno questa scelta, tali gruppi scartano il terrorismo, e non e&#8217; poco.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> La nonviolenza e&#8217; una tecnica o una scelta morale? Puo&#8217; servire anche a forze antidemocratiche, di destra o di sinistra?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Ci sono valori che ispirano la nonviolenza. Principi diversi giustificano la nonviolenza: in comune hanno il rigetto della violenza. Nel movimento operaio, e in altri casi, lotte nonviolente sono state scelte non per principi morali. La critica sottesa alla domanda mi e&#8217; stata rivolta anche negli Stati Uniti: alcune recensioni mi hanno accusato di &#8220;avere strappato il cuore alla nonviolenza&#8221;! Io credo possibili dei passaggi, e anche rapidi, dai metodi militari a quelli nonviolenti, senza bisogno di attendere che mutino i principi morali. La nonviolenza adottata per ragioni pratiche farebbe scoprire la sua superiorita&#8217; morale. La maggior parte della gente ha respinto la nonviolenza, magari ammirandone il valore morale, perche&#8217; la riteneva non efficace, non praticabile.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> C&#8217;e&#8217; dell&#8217;ambiguita&#8217; in quest&#8217;ultima risposta. Se il suo interesse si e&#8217; ristretto alla nonviolenza come tecnica, allora perche&#8217; la propone? Se e&#8217; solo una tecnica, puo&#8217; servire a tutto. Se e&#8217; solo piu&#8217; efficace, si ricade nella interminabile questione se sia piu&#8217; efficace la violenza o la nonviolenza.<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Non guardo il mondo solo in termini di tecnica. La violenza mi ripugna. Perche&#8217;? Non lo so. Bisognerebbe sapere perche&#8217; le cose ci piacciono o no. Le tecniche nonviolente non sono panacee ma sono rilevanti di fronte alla violenza. Vista la sua efficacia, si apprezzera&#8217; il valore morale della nonviolenza. Non necessariamente ogni atto nonviolento e&#8217; morale. I mezzi nonviolenti non devono servire a qualunque scopo, anche se sono stati usati per fini immorali, p. es. il boicottaggio a danno degli ebrei negli anni venti. Naturalmente, sarebbe stato meglio che i nazisti avessero usato solo il boicottaggio, invece che le camere a gas. Adottata dai nazisti la violenza, dalla parte opposta si rispose allo stesso modo. Ci sono dei nessi tra la scelta nonviolenta e la democrazia. Sperimentata l&#8217;efficacia concreta della nonviolenza, otterremo una serie di altre conseguenze. Ne abbiamo gia&#8217; vista una, a livello etico: i vescovi cattolici degli Stati Uniti, nella loro lettera sulla pace (1983), affermano che &#8220;la resistenza nonviolenta offre un terreno comune di incontro tra quelle persone che scelgono l&#8217;opzione del pacifismo cristiano fino al punto di accettare di morire piuttosto che uccidere, e quelle che scelgono l&#8217;opzione della forza capace di uccidere ammessa dalla teologia della guerra giusta&#8221;. Percio&#8217; la nonviolenza puo&#8217; essere la terza via tra il pacifismo (nel senso di: non difendersi) e la difesa violenta.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> Il concetto di forza e&#8217; diverso da quello di violenza?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> Forza e&#8217; intesa in genere, negli Stati Uniti, come violenza legittima. Io uso il termine in un altro senso: come pressione forte, azione potente. Questa forza puo&#8217; essere violenta o nonviolenta.<\/p>\n<p><strong>D &#8211;<\/strong> E&#8217; stata studiata la resistenza nonviolenta all&#8217;oppressione non apertamente violenta?<\/p>\n<p><strong>R &#8211;<\/strong> La maggior parte dei metodi di resistenza nonviolenta sono stati sperimentati proprio contro questo tipo di oppressione. La loro particolare efficacia sta in cio&#8217;: che danno alla popolazione consapevolezza dell&#8217;oppressione sorda, sistematica, che la maggioranza altrimenti subisce passivamente.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong>:<\/p>\n<p>1- W.H. Conser, R.M. McCarthy, D.J. Toscano, G. Sharp, Resistance, Politics, and the American Struggle for Indipendence, 1765-1775. Lynne Rienner Publishers, Boulder 1986, 580 pages, dollari 38,50.<\/p>\n<p>_______________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; morto Gene Sharp (21 gennaio 1928- 28 gennaio 2018), filosofo, politico e intellettuale statunitense. Nell&#8217;Universita&#8217; di Harward diresse il Program of Nonviolent Sanctions e fondo&#8217; l&#8217;Albert Einstein Istitution. 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