{"id":107062,"date":"2018-03-05T12:00:23","date_gmt":"2018-03-05T12:00:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=107062"},"modified":"2018-03-02T10:08:46","modified_gmt":"2018-03-02T10:08:46","slug":"pace-e-giustizia-per-il-popolo-palestinese-una-conversazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2018\/03\/pace-e-giustizia-per-il-popolo-palestinese-una-conversazione\/","title":{"rendered":"(Italiano) Pace e giustizia per il popolo Palestinese: una conversazione"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em>Segue il testo adattato di un\u2019intervista con Khourosh Ziabari, inizialmente pubblicato il 4 febbraio u.s. sul sito dell\u2019Organization for Defending Victims of Violence <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.odvv.org\/\" >http:\/\/www.odvv.org\/<\/a><\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/I_Love_Gaza_Img1_1024x682-750x500.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-107063\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/I_Love_Gaza_Img1_1024x682-750x500.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/I_Love_Gaza_Img1_1024x682-750x500.jpg 750w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/I_Love_Gaza_Img1_1024x682-750x500-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Khourosh Ziabari: La crisi umanitaria a Gaza \u00e8 entrata nell\u201911\u00b0 anno di un assedio crippling di Israele che rende le condizioni di vita dei palestinesi via via pi\u00f9 complicate. Il blocco di quella che si definisce popolarmente \u201cla prigione all\u2019aperto pi\u00f9 grande al mondo\u201d vuol dire disoccupazione crescente, accesso intermittente ad acqua pura, un\u2019economia sballata e infrastrutture carenti e mancanza di fondi che rendono la popolazione di due milioni vulnerabile alle forti piogge e a fenomeni meteorologici estremi. L\u2019ex-rapporteur speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi crede che Israele non stia facendo abbastanza per rendere migliori le condizioni di vita dei palestinesi di Gaza, e che anche gli Stati Uniti non stiano avendo un ruolo costruttivo.<\/p>\n<p>Richard Falk \u00e8 professore emerito di diritto internazionale all\u2019Universit\u00e0 di Princeton, ha pubblicato e co-redatto una quarantina di libri sui diritti umani, sul diritto umanitario internazionale e sul conflitto israelo-palestinese.<\/p>\n<p>In una intervista con l\u2019Organizzazione per la Difesa delle vittime di violenza, il prof. Falk ha scambiato opinioni sulla recente controversa attorno alla proposta del presidente Trump di spostare l\u2019ambasciata USA a Gerusalemme e sulla perdurante emergenza umanitaria nei territori palestinesi.<\/p>\n<p>**********************************<\/p>\n<p><strong>D: <\/strong>In un pezzo recentemente pubblicato sul Foreign Policy Journal, lei ha parlato della Palestina come di una nazione enormemente discriminata, che nei decenni recenti ha subito grossi patimenti per l\u2019incapacit\u00e0 o riluttanza delle Nazioni Unite di prendere misure per equilibrare i bisogni del popolo palestinese rispetto alla prevalenza politica d\u2019Israele e dei suoi alleati. Il miglioramento delle condizioni di vita dei palestinesi dipende dal ritrovamento di una soluzione logica e giustificabile per por fine al conflitto. La comunit\u00e0 internazionale \u00e8 davvero incapace di tirar fuori una soluzione sostenibile e onnicomprensiva?<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong> il fallimento della comunit\u00e0 internazionale riguardo ai palestinesi e le loro legittime rimostranze \u00e8 dovuto a parecchie circostanze speciali; soprattutto, la determinazione soggiacente del movimento sionista di controllare quasi tutta la Palestina secondo i confini del mandato britannico. A tal proposito, non si dovrebbero mai prendere per buone le asserzioni dei capi israeliani sul loro desiderio di un compromesso politico, manifestamente insincere, gesti di pubbliche relazioni in cerca d\u2019influenzare l\u2019opinione pubblica internazionale, e trasmettere la falsa impressione che Israele stia cercando un compromesso politico con la Palestina.<\/p>\n<p>In secondo luogo, quest\u2019ambizione sionista \u00e8 fortemente sostenuta dagli Stati Uniti pur non venendo chiaramente articolata dal governo d\u2019Israele. Quest\u2019opacit\u00e0, in essenza un inganno, permette alla comunit\u00e0 internazionale di agire come se il processo di pace sia capace di produrre una soluzione per il conflitto anche se le azioni d\u2019Israele sul terreno puntino sempre pi\u00f9 chiaramente a un risultato unilaterale imposto, essenzialmente un\u2019insistenza unilaterale che il conflitto sia gi\u00e0 stato risolto a favore d\u2019Israele.<\/p>\n<p>Terzo, la \u2018relazione speciale\u2019 fra Israele e gli USA si traduce in un dispositivo di protezione geo-politica che ingloba temi securitari e si spinge addirittura a isolare Israele dalla censura dell\u2019ONU, specialmente da parte del Consiglio di Sicurezza, e rendendo impossibili da imporre le sanzioni. In tale contesto, gli israeliani sono in grado di perseguire i propri obiettivi, ignorando le afflizioni palestinesi, il che risulta in loro tragedia e sofferenza. Dato l\u2019equilibrio di forze, non c\u2019\u00e8 in vista alcuna fine al conflitto con modalit\u00e0 eque.<\/p>\n<p><strong>D:<\/strong>\u00a0Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d\u2019Israele del presidente Donald Trump e il suo intento di trasferirvi l\u2019ambasciata USA ha trovato gran resistenza alle Nazioni Unite, a livello sia dell\u2019Assemblea Generale sia del Consiglio di Sicurezza. Perch\u00e9 pensa che la comunit\u00e0 internazionale e perfino i maggiori alleati degli USA non abbiano detto s\u00ec alla proposta?<\/p>\n<p><strong>R:<\/strong>\u00a0L\u2019iniziativa di Trump su Gerusalemme ha infranto una qualunque pur fragile base esistesse per cercare una soluzione diplomatica ai rapporti fra Israele e Palestina. C\u2019era una chiara intesa, rispettata dai leader americani precedenti, che la disposizione di Gerusalemme fosse una faccenda da sistemare solo con negoziati fra le parti. Quest\u2019intesa \u00e8 stata rotta dall\u2019iniziativa Trump per nessun motivo apparente eccetto il compiacere Netanyahu e dei ricchi donatori sionisti negli USA. Oltre tutto, il parteggiare di Trump per Israele su un tema cos\u00ec sensibile, di profonda importanza simbolica e sostanziale, non solo per i palestinesi, ma per i musulmani d\u2019ogni dove, e anche per i cristiani, ha danneggiato irrimediabilmente la credibilit\u00e0 degli Stati Uniti nell\u2019agire da intermediario accettabile in qualsiasi futuro processo di pace.<\/p>\n<p>La credibilit\u00e0 americana era bassa comunque, ma quest\u2019ultima mossa su Gerusalemme, ha tolto almeno per il futuro prevedibile ogni dubbio residuo sul loro approccio partigiano e, peggio ancora, ha reso evidente che la diplomazia basata sulla soluzione a due stati avesse raggiunto un punto senza ritorno.<\/p>\n<p>Da un certo aspetto, la mossa di Trump su Gerusalemme ha tolto le fette di prosciutto dagli occhi del mondo. Avrebbe dovuto essere chiaro da anni che le dimensioni del fenomeno delle colonie e l\u2019influenza dei coloni, ormai circa 800mila, aveva reso impraticabile considerare l\u2019istituzione di uno stato palestinese davvero indipendente e vitale. Come pure, gli USA avevano da tempo cessato di essere un mediatore onesto nell\u2019arena diplomatica descritta con riferimento al \u2018processo di pace\u2019, e probabilmente non fossero mai stati dall\u2019inizio fautori della ricerca internazionale di una soluzione di genuino compromesso politico. Se dev\u2019esserci una diplomazia efficace riguardo ai rapporti fra i due popoli, dev\u2019essere comunque preceduta dallo smantellamento delle strutture d\u2019apartheid sviluppate da Israele nei decenni per soggiogare il <em>Popolo palestinese nel suo insieme<\/em>, e gli Stati Uniti devono essere sostituiti da un intermediario di terziet\u00e0 credibile. Israele non sente alcuna pressione per accettare tali cambiamenti, e cos\u00ec non c\u2019\u00e8 alternativa attuale all\u2019esercitare pressione per l\u2019insostenibile status quo col sostegno di una resistenza palestinese nonviolenta militante e il movimento di solidariet\u00e0 globale, riconoscendone specialmente il contributo della campagna BDS. Che, pu\u00f2 essere rilevante notarlo, \u00e8 stata nominata per il conferimento del Premio Nobel per la Pace 2018.<\/p>\n<p><strong>D:<\/strong>\u00a0In anni recenti, sono state emanate molte risoluzioni e dichiarazioni in condanna dell\u2019espansione degli insediamenti d\u2019Israele nei territori palestinesi occupati in seguito alla Guerra dei 6 giorni nel 1967, dall\u2019Assemblea Generale ONU e dai suoi enti affiliati per i diritti umani. Pefino la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza (UNSC) 2334 (del 2016) dichiara l\u2019attivit\u00e0 d\u2019insediamento d\u2019Israele una \u201cflagrante violazione\u201d del diritto internazionale. Funge una soluzione di pubblicazione di dichiarazioni e condanne di uno stato che le ignora e non riconosce anzi considera invalide le richieste? Se la comunit\u00e0 internazionale \u00e8 convinta che Israele dovrebbe smettere gli insediamenti illegali, com\u2019\u00e8 possibile attuarlo?<\/p>\n<p><strong>R<\/strong>: La continua espansione degli insediamenti nonostante la loro patente violazione dell\u2019Articolo 49(6) della Quarta Convenzione di Ginevra \u00e8 un\u2019espressione del disprezzo d\u2019Israele per il diritto internazionale e per l\u2019opinione pubblica mondiale. Rivela anche l\u2019impotenza dell\u2019ONU a fare qualcosa d\u2019efficace per imporre la sua volont\u00e0 che sia un po\u2019 pi\u00f9 consequenziale che l\u2019esprimere rimostranze. Quando realt\u00e0 geopolitiche schermano il comportamento di uno stato dalle pressioni internazionali, l\u2019ONU \u00e8 impotente ad attuare le sue risoluzioni, e il diritto internazionale viene messo da parte. L\u2019ONU \u00e8 un\u2019organizzazione di stati, e limitata nella sua capacit\u00e0 di plasmare il comportamento, specialmente col potere di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Come tale, non ci si \u00e8 mai aspettati che l\u2019ONU avesse la capacit\u00e0 costituzionale di superare le opinioni scolpite e gli impegni conseguenti dei cinque stati muniti di diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza secondo lo Statuto ONU. Il Consiglio di Sicurezza \u00e8 l\u2019unico organo del sistema ONU con una chiara autorit\u00e0 di pervenire a <em>decisioni <\/em>e di attuarle, diversamente dalle opinioni consultorie e raccomandazioni. Il conflitto Israele\/Palestina \u00e8 una versione estrema del Patto Faustiano fatto fra la struttura geopolitica di potere e la giustizia globale, scritto nello Statuto ONU e suo scheletro costituzionale, nonch\u00e9 esibito nella prassi ONU lungo gli anni.<\/p>\n<p><strong>D:<\/strong>\u00a0Nuovi rapporti e cifre mostrano che gli standard di vita e le condizioni economiche nella Striscia di Gaza stanno peggiorando col tempo. Il tasso di disoccupazione \u00e8 salito al 46%. Organismi di ricerca e media locali dicono che il 65% della popolazione \u00e8 alle prese con la povert\u00e0 e che il tasso d\u2019insicurezza alimentare \u00e8 pi\u00f9 o meno del 50%. Come pensa che la perturbante crisi umanitaria a Gaza possa essere alleviata?<\/p>\n<p><strong>R: <\/strong>\u00c8 difficile comprendere con precisione la strategia israeliana verso Gaza dato che le sue motivazioni sono molto diverse dalle sue giustificazioni asserite. La politica israeliana si mostra sovente crudele e vendicativa, con le logiche di sicurezza che paiono pi\u00f9 pretesti che spiegazioni. A Gaza Israele ha usato ripetutamente forza eccessiva e si \u00e8 fatto poco sforzo per arrivare a qualche tipo di stabilit\u00e0 tollerabile.<\/p>\n<p>Israele ha respinto una serie di proposte per tregue a lungo termine fatte da Hamas durante lo scorso decennio. Israele ha attaccato periodicamente Gaza, infliggendo gravi danni a una societ\u00e0 civile impotente e impoverita, nel 2008-09, 2012 e 2014 mentre la comunit\u00e0 internazionale condannava questi eccessivi impieghi di forza. Ora la morsa economica sta sospingendo ancora una volta Gaza all\u2019orlo di un disastro umanitario, travaglio di quasi due milioni di palestinesi intrappolati ed estremamente vulnerabili. La situazione a Gaza \u00e8 di nuovo questione di grave preoccupazione, con allarmi umanitari da chi conosce bene la salute precaria e la crisi di sussistenza di fronte alla popolazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 chiaro che cosa Israele voglia effettivamente che succeda a Gaza. A differenza della Cisgiordania e di Gerusalemme, Gaza non fa parte del piano di gioco territoriale sionista, e non \u00e8 considerata parte dell\u2019Israele biblico. In quanto Israele sta perseguendo una soluzione a un singolo stato imposta ai palestinesi, Gaza ne verrebbe probabilmente esclusa dato che la sua popolazione aggiuntiva potrebbe rischiare di far esplodere la \u2018bomba demografica\u2019 che da tanto preoccupa gli israeliani perch\u00e9 minaccerebbe la maggioranza ebraica artificialmente creata e il presunto controllo \u2018democratico\u2019 di tale comunit\u00e0 etnocratica.<\/p>\n<p>Il progetto sionista ricorre da molto a misure estreme per conseguire e mantenere la pretesa democratica del suo processo di governo, inizialmente spodestando ben 700mila palestinesi dal territorio che divenne Israele nel 1948. Quella spoliazione coatta durante combattimenti fu accompagnata da un rifiuto post-conflittuale di permettere qualunque diritto di ritorno a coloro che avevano lasciato case e villaggi durante la guerra. Tale pulizia etnica fu rafforzata dalla completa distruzione con bulldozer di centinaia di villaggi palestinesi. Questa modalit\u00e0 di controllo del rapporto demografico fra ebrei e non-ebrei \u00e8 un tema persistente fin dall\u2019emanazione della Dichiarazione Balfour nel 1917 allorch\u00e9 la popolazione ebraica della Palestina era intorno al 5%. Nei primi tempi, lo sforzo sionista si concentr\u00f2 sul superamento dello status di minoranza demografica ebraica stimolando e sovvenzionando l\u2019immigrazione ebraica. Eppure anche dopo il rapido incremento d\u2019immigrazione indotto dal sorgere del nazismo e dell\u2019anti-semitismo europeo, la popolazione ebraica in Palestina era solo circa il 30% all\u2019inizio della guerra del 1947-48.<\/p>\n<p>A Israele probabilmente piacerebbe far sparire Gaza. Se non dovesse accadere, la soluzione di ripiego sarebbe di affidarne il controllo amministrativo, la responsabilit\u00e0 di sicurezza e l\u2019autorit\u00e0 sovrana a Giordania o Egitto. Per ora non un governo arabo intende assumere il controllo di Gaza. Con queste considerazioni in mente, Israele pare determinato a mantenere un\u2019intensa pressione su Gaza, permettendo alla sua popolazione giusto di galleggiare attorno alla soglia di sussistenza, ammonendo il resto della regione sulla propria aggressivit\u00e0, asserendo una presenza militare di tanto in tanto, che sembra sia punitiva sia designata a rammentare ai Gazani che la resistenza da parte loro verrebbe contrastata da una forza letale preponderante che causerebbe devastazione e gravi perdite, cos\u00ec imponendo anche sulla popolazione civile una condizione di persistente disperazione.<\/p>\n<p>________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/richardfalk-e1495990388148.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-92530\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/richardfalk-e1495990388148.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"100\" \/><\/a>Richard Falk is a member of the\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" ><strong><em>TRANSCEND Network<\/em><\/strong><\/a><em>, an international relations scholar, professor emeritus of international law at Princeton University, author, co-author or editor of 40 books, and a speaker and activist on world affairs.\u00a0In 2008, the\u00a0<\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/United_Nations_Human_Rights_Council\" ><strong><em>United Nations Human Rights Council<\/em><\/strong><\/a><em>\u00a0(UNHRC) appointed Falk to a six-year term as a\u00a0<\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/United_Nations_Special_Rapporteur\" ><strong><em>United Nations Special Rapporteur<\/em><\/strong><\/a><em>\u00a0on \u201cthe situation of human rights in the\u00a0<\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Palestinian_territories\" ><strong><em>Palestinian territories<\/em><\/strong><\/a><em>\u00a0occupied since 1967.\u201d Since 2002 he has lived in Santa Barbara, California, and taught at the local campus of the University of California in Global and International Studies, and since 2005 chaired the Board of the Nuclear Age Peace Foundation. His most recent book is\u00a0<\/em>Achieving Human Rights<em>\u00a0(2009).<\/em><\/p>\n<p><em>Titolo originale: <\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2018\/02\/peace-and-justice-for-the-palestinian-people-a-conversation\/\" >Peace and Justice for the Palestinian People: a Conversation<\/a> <em>&#8211; TRANSCEND Media Service<\/em><\/p>\n<p><em>Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2018\/02\/15\/pace-e-giustizia-per-il-popolo-palestinese-una-conversazione-richard-falk\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><em><strong>Unisciti alla campagna \u201cBDS \u2013 Boicottagio, Disinvestimento, Sanzioni<\/strong><\/em><\/span><em><span style=\"color: #ff0000;\">\u201d<\/span> per protestare contro il barbaro assedio di Israele su Gaza, l\u2019illegale occupazione dei territori della nazione palestinese, il trattamento inumano e degradante del popolo palestinese, e i pi\u00f9 di 7.000 uomini, donne, anziani e bambini palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>NON ACQUISTARE PRODOTTI IL CUI CODICE A BARRE INIZIA CON 729 che indica la produzione in Israele.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\">COMPI LA TUA PARTE! FAI LA DIFFERENZA!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\">7 2 9: BOICOTTAGGIO PER LA GIUSTIZIA!<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi umanitaria a Gaza \u00e8 entrata nell\u201911\u00b0 anno di un assedio crippling di Israele che rende le condizioni di vita dei palestinesi via via pi\u00f9 complicate. 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