{"id":10901,"date":"2011-03-21T00:00:06","date_gmt":"2011-03-20T23:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=10901"},"modified":"2011-03-17T01:34:08","modified_gmt":"2011-03-17T00:34:08","slug":"italian-il-nucleare-non-e-la-risposta-ma-qual-e-il-problema-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/03\/italian-il-nucleare-non-e-la-risposta-ma-qual-e-il-problema-2\/","title":{"rendered":"(Italian) Il Nucleare Non \u00e8 la Risposta. Ma Qual \u00e8 il Problema?"},"content":{"rendered":"<p>La produzione e l\u2019utilizzo dell\u2019energia elettronucleare non \u00e8 che un capitolo, per quanto importante, del pi\u00f9 ampio problema energetico. Insieme, possono essere inquadrati nel pi\u00f9 generale tema delle questioni globali, complesse e controverse che convenzionalmente indichiamo con PAS, pace, ambiente, sostenibilit\u00e0. Non dovrebbe stupire che su questi temi si continui a discutere sin dall\u2019inizio dell\u2019 \u201cera nucleare\u201d con argomenti pro e contro che vengono riproposti di tanto in tanto dai cosiddetti \u201cesperti\u201d, che in realt\u00e0 esperti non sono.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile riconoscere esplicitamente lo stato complessivo di \u201cignoranza\u201d in cui ci troviamo quando affrontiamo problemi di tale natura. Tecnici e scienziati si arroccano nel loro orticello, seguiti da economisti e politici che a vario titolo si schierano, con poco senso critico, per l\u2019una o l\u2019altra soluzione proposta.<\/p>\n<p>Come pu\u00f2 orientarsi l\u2019opinione pubblica in tale condizione di forti contrasti, interessi di parte, conflitti di interesse, notizie frammentarie, confuse, dove si dice tutto e il contrario di tutto?<\/p>\n<p>In questi ultimi tempi si sono moltiplicati gli scritti su questo argomento, a favore o contro. Dal Chicco Testa, gi\u00e0 presidente di Legambiente convertito di recente al nucleare che, in un testo tanto superficiale quanto incredibilmente generico presenta la sua conversione al \u201cnucleare\u201d (Chicco Testa, <em>Tornare al nucleare?<\/em>, Einaudi, Torino 2008), ai contributi di vari autori che ribadiscono il loro rifiuto di tale scelta: Virginio Bettini, <em>Nucleare impossibile<\/em>, Utet, Torino 2009; Luigi Sertorio,<em> La natura e le macchine<\/em>, SEB 27, Torino 2009; Giulietto Chiesa, Guido Cosenza, Luigi Sertorio, <em>La menzogna nucleare, <\/em>Ponte alle Grazie, Milano 2010.<\/p>\n<p>Tra questi, e molti altri contributi, spicca il lavoro di una delle pi\u00f9 autorevoli voci del mondo scientifico, Helen Caldicott, che sin dagli anni 1960 contesta con una ricchissima documentazione la scelta nucleare, con motivazioni basate soprattutto, ma non solo, sulla sua esperienza professionale di medico pediatra.<\/p>\n<p>Un piccolo editore ha il merito di farci conoscere l\u2019ultimo lavoro della Caldicott, <em>Il nucleare non \u00e8 la risposta (<\/em>Gammar\u00f2 editori, Sestri Levante 2010), preceduto da una bella, chiara ed essenziale introduzione di Nicola Armaroli, ricercatore presso la sede del CNR di Bologna, il quale focalizza immediatamente l\u2019attenzione su cinque principali argomentazioni prese in esame dettagliatamente e confutate nel testo della Caldicott:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019energia elettrica prodotta per via nucleare \u00e8 la pi\u00f9 economica<\/p>\n<p>&#8211; la tecnologia nucleare non produce gas serra<\/p>\n<p>&#8211; le centrali nucleari sono totalmente sicure<\/p>\n<p>&#8211; il problema delle scorie radioattive \u00e8 stato risolto<\/p>\n<p>&#8211; il nucleare ci libera dalla dipendenza del petrolio<\/p>\n<p>Lasciando alla lettura del testo gli argomenti specifici su ciascuno di questi punti, proviamo invece a ribaltare la questione posta nel titolo: se il nucleare non \u00e8 la risposta, qual \u00e8 il problema?<\/p>\n<p>Da dove dovremmo partire, da quali domande?<\/p>\n<p>E\u2019 un luogo comune sentir dire, anche e soprattutto da tecnici e scienziati, per non parlare di economisti e politici, che abbiamo bisogno di quantit\u00e0 crescenti di energia.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la domanda, occorre subito affermare che si parte nel modo sbagliato, per due ragioni. Innanzi tutto, non \u00e8 di energia in senso stretto che si dovrebbe parlare, ma di \u201cflussi di energia nel tempo\u201d ovvero di potenza, rapporto tra energia e tempo misurata in watt (e multipli, come il pi\u00f9 comune kilowatt, da non confondersi con il kilowattora, che esprime invece la quantit\u00e0 di energia utilizzata da una utenza della potenza di un kilowatt nel corso di un\u2019ora). In secondo luogo, in un sistema finito come quello del pianeta di cui siamo ospiti un po\u2019 ingombranti, ci sono dei limiti alla crescita illimitata di qualsiasi grandezza, a cominciare da quella della potenza energetica.<\/p>\n<p>Per mantenersi in vita, sia gli esseri umani sia gli animali hanno bisogno di una potenza pari a circa 1 watt per ogni kilogrammo di peso corporeo. Ma la potenza media utilizzata nelle nostre societ\u00e0, tenuto conto di ogni forma di energia impiegata e mediata sull\u2019arco di un anno, varia dai 10-12 kW pro capite negli USA ai 4-6 nell\u2019UE agli 1-1,6 per Cina e India, sino a valori dell\u2019ordine di 0,2 per le popolazioni che vivono con un\u2019economia di sussitenza.<\/p>\n<p>Il valore ottimale di potenza pro capite, compatibile con gli equilibri dell\u2019intero ecosistema Terra-Sole, \u00e8 dell\u2019ordine di 1,5-2 kW, con una popolazione dell\u2019ordine di quella odierna e immaginando che si stabilizzi intorno alla met\u00e0 del secolo.<\/p>\n<p>Il problema che si pone all\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 dunque quello di produrre quantit\u00e0 crescenti di energia, e di potenza complessiva, bens\u00ec di avviare un processo di transizione che consenta alle popolazioni dei paesi pi\u00f9 ricchi di raggiungere un valore pro capite dell\u2019ordine di 2 kW e alle popolazioni pi\u00f9 povere di avvicinarsi verso tali valori.<\/p>\n<p>Per conseguire questo risultato, non occorre affatto ricorrere al nucleare, ma \u00e8 fondamentale una modalit\u00e0 di produzione e di utilizzo su piccola scala decentrata. Abbiamo commesso un \u201cerrore di scala\u201d, una sorta di \u201cerrore di sistema\u201d e dobbiamo riprogettare interamente le nostre societ\u00e0 prendendo a modello il modo con cui avvengono gli scambi energetici nella biosfera, ovvero a piccola e piccolissima potenza, decentrata.<\/p>\n<p>A tali condizioni, \u00e8 possibile progettare e realizzare una transizione verso un modello energetico fondato su fonti rinnovabili (solari) che sappia utilizzarle in modo intelligente ed efficiente, in uno stato di equilibrio stazionario.<\/p>\n<p>Lavori come quelli della Caldicott sono pertanto fondamentali per smontare false tesi che mirano invece a perpetuare un modello ad alta potenza e ad alto potere concentrato nelle mani di pochi centri economici, politici e militari.<\/p>\n<p>_____________________<\/p>\n<p><em>Prof. Nanni Salio \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2010\/07\/il-nucleare-non-e-la-risposta-ma-qual-e-il-problema-nanni-salio\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile riconoscere esplicitamente lo stato complessivo di \u201cignoranza\u201d in cui ci troviamo quando affrontiamo problemi di tale natura. 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