{"id":12923,"date":"2011-06-13T12:36:42","date_gmt":"2011-06-13T11:36:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=12923"},"modified":"2011-06-13T12:38:49","modified_gmt":"2011-06-13T11:38:49","slug":"italian-economia-di-guerra-e-di-pace-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/06\/italian-economia-di-guerra-e-di-pace-parte-ii\/","title":{"rendered":"(Italian) Economia di Guerra e di Pace (Seconda Parte)"},"content":{"rendered":"<p><strong>VI. RIFORMA DELLE NAZIONI UNITE<\/strong><\/p>\n<p>Secondo il principio di sussidiarit\u00e0, ogni tematica dovrebbe essere decisa al livello pi\u00f9 basso che coinvolga tutti coloro che ne sono toccati. Alcuni problemi sono di natura globale e non possono essere risolti efficacemente a livelli inferiori a quello mondiale. Un esempio \u00e8 la prevenzione della proliferazione di armi nucleari. Se anche un solo paese vende tecnologia per armi nucleari a chiunque sia disposto a pagarla, il mondo intero corre un grave pericolo. L\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica (IAEA) di Vienna, una delle molte organizzazioni dell\u2019ONU, fu creata per contribuire ad attuare il Trattato di Non-Proliferazione del 1970, che cerca di prevenire la diffusione delle armi nucleari. Attualmente, pu\u00f2 ispezionare impianti sospettati di produrre armi nucleari solo con il permesso dei governi che li ospitano. Se un sospetto contrabbandiere di droga potesse dire a una guardia confinaria \u201cPu\u00f2 controllare il mio comparto porta-oggetti ma non aprire il baule\u201d, tale \u201cispezione\u201d sarebbe senza senso. Il mandato della IAEA dovrebbe comprendere il diritto di fare ispezioni casuali non annunciate senza diritto di veto del governo interessato.<\/p>\n<p>Oggi, molti governi s\u2019oppongono a tali ispezioni casuali come violazioni della propria sovranit\u00e0 nazionale. Analogamente, quando i servizi di sicurezza delle compagnie aeree cominciarono a frugare nei bagagli dei passeggeri in cerca di armi da fuoco ed esplosivi dopo una serie di dirottamenti fatali, molti si opposero considerando queste ispezioni una violazione del proprio diritto alla <em>privacy.<\/em> Ma oggi gran parte dei passeggeri sono favorevoli a tali precauzioni, sapendo di potere essere al sicuro solo se si ispeziona il bagaglio di tutti, compreso il proprio. I governi arriveranno alle stesse conclusioni prima o solo dopo che esploda la prima bomba nucleare terroristica?<\/p>\n<p>Lo scopo principale per cui fu fondata l\u2019ONU nel 1945 era di evitare un\u2019altra guerra mondiale prevenendo aggressioni oltre confine. L\u2019ONU \u00e8 ammirevolmente riuscita in tale impresa, anche se lo si riconosce di rado nei media, pronti a concentrarsi su qualunque fiasco ma non sulle buone notizie \u201cin quanto non notizie\u201d. Secondo il SIPRI, il numero di guerre nel mondo \u00e8 calato da 31 nel 1991 a 17 nel 2005, quasi tutte guerre civili. (Questa tendenza \u00e8 sostanzialmente confermata anche negli anni seguenti, ndt.)<\/p>\n<p>L\u2019ONU \u00e8 stata gravemente limitata nell\u2019evitare guerre civili dalla clausola nella sua carta costitutiva per cui non deve interferire negli affari interni di qualunque stato membro. Se vogliamo ridurre l\u2019insorgere di guerre, intra- come pure inter-statali, pu\u00f2 essere necessario rivedere tale clausola. Secondo il diritto romano il capo-famiglia, \u201cpater familias,\u201d aveva assoluta sovranit\u00e0 sulla propria famiglia. Poteva vendere schiavi i suoi figli o picchiarli a morte, e lo stato non aveva diritto d\u2019intervenire nei suoi affari interni di famiglia. Oggi consideriamo assurdo tale concetto, eppure rimaniamo attaccati alla nozione di assoluta sovranit\u00e0 statale.<\/p>\n<p>\u00c8 irrealistico aspettarsi che i cittadini possano sempre trovare giustizia nel proprio paese, particolarmente se perseguiti dal loro stesso governo e se esso controlla i tribunali. Per questa ragione, una recente importante aggiunta alla famiglia delle organizzazioni ONU \u00e8 stato il Tribunale Penale Internazionale, fondato il 17 luglio 1998 a Roma, al quale possono appellarsi se necessario cittadini o minoranze etniche oppresse dal loro governo. La precedente Corte Internazionale di Giustizia dell\u2019Aja (detta anche \u201cTribunale Mondiale\u201d), subentrata alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale insediata nel 1921, pu\u00f2 solo trattare casi addotti da un governo contro un altro, non da singoli cittadini.<\/p>\n<p>Molte fra le organizzazioni internazionali affiliate all\u2019ONU forniscono prestiti (come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale) o consulenza tecnica o di altro genere (come l\u2019Organizzazione per l\u2019Alimentazione e l\u2019Agricoltura, l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, l\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, l\u2019Organizzazione per lo Sviuppo Industriale, e molte altre). Queste funzioni hanno un ruolo prezioso nel promuovere lo sviluppo e nell\u2019aiutare a ridurre la diseguaglianza economica come fonte di conflitto. Ma talora i problemi hanno radici pi\u00f9 profonde che una semplice mancanza di conoscenza o di risorse, e si possono far risalire a sistemi legali inadeguati e a una mancanza di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Un sistema legale affidabile e ben funzionante \u00e8 una delle condizioni pi\u00f9 importanti per la pace e lo sviluppo. Se la gente non pu\u00f2 trovare giustizia con mezzi legali, sar\u00e0 spesso tentata di ricorrere alla violenza. E cos\u00ec, se i profitti aziendali possono essere sottratti impunemente da funzionari corrotti, si scoraggia l\u2019investimento e la crescita economica. Se \u00e8 pi\u00f9 facile arricchirsi controllando l\u2019esercito o la polizia che producendo merci che la gente sia interessata a comprare, i pi\u00f9 ambiziosi complotteranno per afferrare il potere con la forza anzich\u00e9 programmare di avviare imprese economiche.<\/p>\n<p>Per risolvere questo problema pu\u00f2 essere utile istituire una nuova agenzia ONU: un Centro per l\u2019Istruzione e la Ricerca Legale (<em>Center for Legal Education and Research, <\/em>CLEAR). I pi\u00f9 autorevoli studiosi di diritto e i legislatori di tutto il mondo potrebbero operare insieme per scambiarsi opinioni e studiare quali costituzioni e codici legali abbiano funzionato bene, a quali condizioni, quali problemi e insidie abbiano incontrato, e perch\u00e9. Potrebbero rendere disponibili a livello mondiale le proprie considerazioni e formare alcuni fra i migliori studenti di legge. In tal modo i paesi potrebbero imparare dai reciproci successi e fallimenti senza dover ripetere tutti gli errori e patimenti gi\u00e0 sopportati da altri.<\/p>\n<p>Un\u2019altra agenzia che pu\u00f2 essere utile per promuovere la responsabilit\u00e0 democratica \u00e8 l\u2019Istituto Internazionale per la Democrazia e l\u2019Assistenza Elettorale (<em>International Institute for Democracy and Electoral Assistance, <\/em>IDEA) fondato nel 1995 a Stoccolma con 14 paesi membri iniziali, che assiste i paesi che chiedano aiuto a monitorare le elezioni e a stampare le schede. Merita di essere rafforzato ed espanso. L\u2019ex-presidente USA Jimmy Carter, che ha partecipato a molti sforzi per mediare e porre fine a varie guerre e per monitorare le elezioni, ha fatto notare che in una guerra civile, entrambi i contendenti sono di solito convinti che la gran maggioranza della gente sia dalla loro parte. Se li si pu\u00f2 rassicurare su elezioni libere ed eque, che si aspettino di vincere, entrambi saranno spesso disposti a deporre le armi e risolvere la disputa con schede elettorali anzich\u00e9 proiettili. \u00c8 importante accertarsi che non ci siano frodi elettorali e che tutti i partiti abbiano accesso equo agli elettori mediante i media prima delle elezioni. Ugualmente importante \u00e8 garantire che i risultati elettorali siano poi onorati da tutti i partiti. Se chi rovescia con la forza un governo legalmente eletto, o gli impedisce di assumere le funzioni, dovesse automaticamente trovarsi di fronte a forti sanzioni della comunit\u00e0 internazionale, ci sarebbero meno colpi di stato militari. Una tale istituzione pu\u00f2 avere un ruolo importante nel prevenire o far terminare guerre civili.<\/p>\n<p>Amartya Sen ha osservato che nelle democrazie non sono avvenute gravi carestie perch\u00e9 un governo che permettesse una carestia non verrebbe rieletto. Inoltre si sono scoperti livelli di inquinamento tra i peggiori nelle ex-economie a programmazione centrale, dove si puniva qualunque critica della condotta ufficiale. Una stampa libera, che denunci sistematicamente situazioni negative affinch\u00e9 possano venire corrette, \u00e8 un aspetto essenziale della democrazia. Essa svolge un ruolo analogo a quello dei globuli bianchi nel corpo umano, costantemente alla ricerca di germi da eliminare prima che possano moltiplicarsi e diffondersi per tutto il corpo.<\/p>\n<p>Immanuel Kant predisse nel 1795 che se le persone che devono combattere e morire in caso di guerra potessero votare, sceglierebbero governi che non entrino in guerra. Questo non si \u00e8 dimostrato vero: anche le democrazie hanno fatto molte guerre. Ma \u00e8 notevole che finora non ci siano state guerre fra due democrazie. Il che lascia aperta la speranza che con la diffusione della democrazia in tutto il mondo le guerre calino parecchio, se non spariscano del tutto.<\/p>\n<p>Se scoppia la guerra nonostante i migliori sforzi per evitarla, pu\u00f2 intervenire una forza di <em>peacekeeping<\/em> ONU per far cessare i combattimenti. Durante la guerra fredda ebbero luogo poche operazioni di <em>peacekeeping <\/em>perch\u00e9 il Consiglio di Sicurezza ONU, che deve autorizzare tali operazioni, veniva di solito paralizzato dal veto di una delle due superpotenze. Dal 1989, si sono realizzate pi\u00f9 operazioni di <em>peacekeeping<\/em> che durante i 44 anni precedenti.<\/p>\n<p>Si sono generalmente introdotte forze di <em>peacekeeping <\/em>solo per rispettare tregue dopo la conclusione di un accordo di cessate il fuoco su invito di ambo le parti di un conflitto; ruolo utile ma limitato. Se si ha il potere di fermare un criminale che picchia una vittima solo se \u201cambo le parti\u201d sono d\u2019accordo, si sar\u00e0 effettivamente impotenti. C\u2019\u00e8 bisogno anche di un\u2019imposizione di pace ONU a richiesta di un solo contendente di intervenire sul proprio territorio, in caso d\u2019aggressione o di percezione di una minaccia d\u2019aggressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>VII. FINANZIAMENTO DEL SISTEMA ONU<\/strong><\/p>\n<p>Tinbergen osservava che per quasi ciascun ministero a livello nazionale esiste un\u2019organizzazione internazionale corrispondente: la FAO equivale a un ministero dell\u2019agricoltura, la WHO\/OMS a un ministero della sanit\u00e0, l\u2019UNESCO a un ministero della pubblica istruzione, e cos\u00ec via. Quasi tutti i governi ben gestiti hanno anche tre principali istituzioni finanziarie: una banca d\u2019investimenti, una banca per la riserva valutaria e un ministero del tesoro. Alla banca d\u2019investimenti corrisponde la Banca Mondiale; alla banca di riserva, in senso limitato, il Fondo Monetario Internazionale; ma non c\u2019\u00e8 nulla che corrisponda a un ministero del tesoro, che pure, raccogliendo redditi per finanziare tutte le altre operazioni di un governo nazionale, \u00e8 il settore pi\u00f9 essenziale. Senza un ministero del tesoro qualunque governo nazionale crollerebbe presto. Tinbergen perci\u00f2 chiedeva la creazione di una sorta di Tesoreria Mondiale (<em>World Treasury<\/em>).<\/p>\n<p>L\u2019assetto odierno, in cui si valutano i paesi in base a quote di contribuzione per l\u2019ONU, ma senza sanzioni per tardivi o mancati pagamenti, funziona malamente. Anche se il bilancio ONU \u00e8 modesto (1,8 miliardi di dollari, circa met\u00e0 dei 3,3 miliardi del bilancio annuo del dipartimento di polizia di New York City), l\u2019organizzazione \u00e8 prossima all\u2019insolvenza. Molti paesi sono in ritardo con i pagamenti, particolarmente gli USA, che nel 2007 dovevano 785 milioni di dollari di arretrati, ossia 58% di tutto il dovuto in sofferenza. I bilanci combinati dell\u2019ONU e delle sue agenzie specializzate, comprese le operazioni di peacekeeping, ammontano a 20 miliardi di dollari annui, meno del 2% delle spese militari mondiali.<\/p>\n<p>Qualcuno ha criticato l\u2019ONU come organismo burocratico ipertrofico e inefficiente. Altri fanno notare che, ad esempio, nel 2007 il Pentagono aveva un bilancio di 532,8 miliardi di dollari USA. Con un personale relativamente modesto, l\u2019ONU serve 192 nazioni-membro, non solo un paese, e fa parecchio per promuovere la pace, lo sviluppo, l\u2019istruzione, i diritti umani e la protezione ambientale.<\/p>\n<p>James Tobin ha proposto una piccola tassa sulle transazioni in valuta estera per contenere i mercati valutari molto volatili e per dare ai governi pi\u00f9 autonomia nel perseguire politiche socialmente desiderabili \u2014come abbassare i tassi d\u2019interesse per superare una recessione o una rigorosa politica monetaria per combattere l\u2019 inflazione \u2014 senza dover affrontare reazioni contrarie dai mercati finanziari mondiali. Se i tassi di cambio valutario fossero meno erratici e pi\u00f9 prevedibili, ci\u00f2 incoraggerebbe un maggior commercio internazionale e un maggior investimento estero giovando molto all\u2019intera economia mondiale. Come vantaggio collaterale, tale tassa, raccolta dai governi nazionali sul proprio territorio, potrebbe venire in parte usata per contribuire al finanziamento della famiglia di organizzazioni ONU. Ogni anno si scambiano da una valuta all\u2019altra circa 500 trilioni di dollari, oltre 10 volte il valore stimato del prodotto economico annuo globale di 46.6 trilioni di $ nel 2006. Una tassa sugli scambi dello 0,1%, per esempio, pur dimezzando il volume di transazioni valutarie, renderebbe approssimativamente 250 miliardi di $ annui. Se anche i governi nazionali ne tenessero il 90% contribuendo solo con il 10% a una Tesoreria Mondiale, sarebbe pi\u00f9 che sufficiente per finanzare l\u2019ONU e tutti i suoi enti specialistici, permettendone una sostanziale espansione finanziaria per uno sviluppo sostenibile e il <em>peacekeeping<\/em>. Questa tassa non \u00e8 mai stata sperimentata, ma sarebbe un\u2019idea eccellente, dato che contribuirebbe a stabilizzare i tassi di cambio, facilitando cos\u00ec il commercio internazionale, e per di pi\u00f9 sostituirebbe i contributi nazionali al sistema ONU dando ancora gettiti aggiuntivi ai singoli governi.<\/p>\n<p>Un\u2019analoga piccola tassa sulle transazioni di capitale azionario potrebbe aiutare a stabilizzare le borse valori dalle fluttuazioni incontrollate, senza impedire l\u2019aggiustamento dei prezzi azionari alle realt\u00e0 di mercato, e contribuirebbe a incrementare il gettito fiscale o a ridurre altri tributi.<\/p>\n<p>Un\u2019altra potenziale fonte di gettito sono i dazi sulle emissioni di gas climalteranti, per esempio la <em>carbon tax<\/em>. Essa servirebbe a scoraggiare la combustione di combustibili fossili e a risparmiare al nostro pianeta il riscaldamento globale, che pu\u00f2 portare alla fusione dei ghiacci delle calotte polari e inondare le zone costiere, comprese alcune megalopoli. Una tassa sui gas distruttivi dell\u2019ozono servirebbe a ridurne l\u2019uso, salvando lo strato d\u2019ozono che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette cancerogene.<\/p>\n<p>Paradossalmente, imporre una tassa sugli inquinanti non aumenterebbe le tasse in generale ma anzi contribuirebbe a ridurle. \u00c8 facile a vedersi con il seguente esperimento mentale: se la benzina fosse gratis al distributore, finiremmo per pagarla di pi\u00f9, non di meno, perch\u00e9 molti comincerebbero a sprecarla e alla fine i contribuenti dovrebbero coprirne comunque i costi, indipendentemente da quanta benzina abbiano effettivamente usato. In questo stesso modo abbiamo generalmente gestito l\u2019aria pulita e l\u2019acqua pura: fingendo che siano gratis, ne abbiamo incoraggiato lo spreco pagandone un prezzo decisamente troppo alto \u2014 se non sempre finanziariamente, di certo con la nostra salute.<\/p>\n<p>Un\u2019altra fonte potenziale di gettito per una Tesoreria Mondiale sono le aste sulle risorse globali. Un\u2019asta del Tesoro USA del 1995 su una piccola porzione dello spettro di frequenze elettromagnetiche nazionali rivolta alle aziende proponenti servizi di telefonia mobile produsse un introito di quasi 8 miliardi di dollari. Analogamente, si potrebbe assegnare ai maggiori offerenti il numero limitato di 180 posizioni dei satelliti geo-stazionari. Altre risorse sono i diritti minerari sul fondo marino al di fuori della giurisdizione di qualunque paese.<\/p>\n<p>Tali aste potrebbero anche evitare dei conflitti. Quando si scopr\u00ec il petrolio nel XIX secolo in Texas, non c\u2019erano regole. Appena qualcuno ne scopriva un po\u2019, altre aziende si precipitavano in loco a perforare per procurarsene una parte. Si resero conto ben presto che in tal modo non avrebbero mai potuto fare dei guadagni. E oggi apprezzano che il governo USA conceda diritti esclusivi di perforazione al maggior offerente per un lotto di territorio. Pagano qualcosa, ma in cambio godono la sicurezza e la serenit\u00e0 di esplorare senza timore che se trovano petrolio qualcuno glielo possa portare via.<\/p>\n<p>Serve un analogo servizio anche a livello globale per evitare guerre future per le risorse globali. Nessun governo nazionale pu\u00f2 far valere il diritto di assegnare all\u2019asta tali risorse globali ad altri paesi. Solo l\u2019ONU, o una Tesoreria Mondiale investita di questo compito, sarebbe accettata da tutti i paesi come banditore legittimo e imparziale. Tali aste aiuterebbero anche a ottenere fondi quanto mai necessari per affrontare problemi globali. Ovviamente, un consiglio internazionale di personalit\u00e0 autorevoli, o in ultima istanza un parlamento mondiale eletto, dovrebbe sovrintendere all\u2019uso proprio di questi finanziamenti per assicurarne un uso responsabile.<\/p>\n<p>Ai paesi in via di sviluppo che non possono ancora competere su una base uguale in tali aste pu\u00f2 essere data una quota equa, ad esempio allocando 50% delle risorse globali secondo l\u2019attuale popolazione e vendendo il resto all\u2019asta. Questi paesi si avvantaggerebbero ulteriormente da tali aste poich\u00e9 si renderebbero disponibili maggiori risorse per finanziare progetti di sviluppo.<\/p>\n<p>Questo metodo per finanziare lo sviluppo globale, la protezione dell\u2019ambiente, e il <em>peacekeeping<\/em> ha vari vantaggi: primo, libera i governi dal pagamento di contributi; secondo, d\u00e0 all\u2019ONU e alla sua costellazione di otganizzazioni internazionali una fonte pi\u00f9 affidabile di fondi per far fronte ai bisogni globali urgenti; terzo, evita negoziati difficili e che creano divisioni su come ogni paese dovrebbe contribuire, dato che le aziende nei paesi pi\u00f9 ricchi saranno naturalmente in grado di pagare di pi\u00f9; quarto, utilizza principi di mercato per migliorare l\u2019efficienza di allocazione di risorse scarse; quinto, incoraggia la conservazione delle risorse; e sesto, aiuta a evitare eventuali guerre future per tali risorse.<\/p>\n<p>Un altro approccio per finanziare il <em>peacekeeping <\/em>internazionale, proposto da Hazel Henderson e Alan F. Kay, consiste nell\u2019offrire una copertura assicurativa contro l\u2019aggressione. I paesi pi\u00f9 interessati probabilmente sarebbero inzialmente quelli pi\u00f9 piccoli, a mala pena in grado di mantenere forze militari alla pari di potenziali avversari. Quest\u2019idea sfrutta il concetto delle economie di scala: che ogni paese mantenga proprie forze difensive \u00e8 altrettanto dissipativo che se ogni casa di una comunit\u00e0 mantenesse il proprio camion dei pompieri.<\/p>\n<p>I paesi che prendono precauzioni extra per evitare la guerra, come accettare di risolvere dispute con la mediazione o l\u2019arbitrato, potrebbero venire assicurati a tassi ridotti, proprio come case costruite con materiali ignifughi e provviste di estintore possono ottenere premi assicurativi antincendio pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>Un grande vantaggio di un\u2019Agenzia Assicurativa ONU rispetto alla situazione attuale in cui il Segretario Generale ONU deve appellarsi a paesi membri riluttanti affinch\u00e9 contribuiscano con truppe per operazioni di <em>peacekeeping,<\/em> \u00e8 che sarebbe del tutto opzionale. A nessun paese verrebbe richiesto di pagare tale assicurazione, ma quelli che lo facessero acquisirebbero il vantaggio che chiunque li minacciasse si troverebbe di fronte una forza internazionale permanente che verrebbe automaticamente impegnata nella difesa del paese e sarebbe pronta con un breve preavviso. Una tale reazione rapida e certa dovrebbe decisamente dissuadere potenziali aggressori e pertanto potrebbe essere necessario farvi ricorso raramente.<\/p>\n<p>Una forza ONU permanente di <em>peacekeeping<\/em> consistente di volontari reclutati individualmente avrebbe vari altri vantaggi sui contingenti militari forniti da membri ONU: la reazione sarebbe rapida, il che potrebbe salvare molte vite umane in caso di emergenze come quella del genocidio del 1994 in Rwanda. La loro lealt\u00e0 primaria sarebbe rivolta all\u2019ONU stessa anzich\u00e9 alla propria struttura nazionale di comando, e si addestrerebbero insieme agendo in modo pi\u00f9 efficace. Verrebbero addestrati per far cessare i combattimenti e aiuterebbero a evitare la guerra anzich\u00e9 a vincere battaglie, come nella formazione degli eserciti tradizionali.<\/p>\n<p>Oltre ad aiutare a proteggere paesi contro le aggressioni e a mantenere le tregue nelle guerre civili, una tale forza di pronto intervento potrebbe anche essere impiegata velocemente per assistere i profughi e intervenire in caso di disastri naturali o industriali, come terremoti, alluvioni, incidenti a centrali nucleari, perdite di sostanze chimiche velenose, o altre emergenze ovunque al mondo.<\/p>\n<p>Tutti questi modi di aiutare a finanziare il sistema ONU fornirebbero un utile servizio alla comunit\u00e0 mondiale e contribuirebbero ulteriormente alla ricerca fondi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>VIII. SANZIONI ECONOMICHE<\/strong><\/p>\n<p>Data la grande distruttivit\u00e0 delle armi moderne e al tempo stesso la crescente interdipendenza economica di tutti i paesi, \u00e8 sorto un rinnovato interesse a esplorare le sanzioni economiche come alternativa all\u2019utilizzo della forza militare per esercitare pressione sui governi affinch\u00e9 desistano dall\u2019aggressione o da gravi violazioni dei diritti umani. I successi ottenuti sono stati parziali. Su 103 casi di sanzioni esaminati da Hufbauer e Schott, solo circa il 30% hanno avuto successo. Le sanzioni imposte da un solo paese sono riuscite di rado. Comunque, dei 10 casi di sanzioni internazionali approvate dal Consiglio di Sicurezza ONU, tutte quante sono state efficaci, comprea quelle contro il Sud Africa, che persuase gli imprenditori locali a unirsi alle forze contrarie all\u2019apartheid.<\/p>\n<p>Per rendere efficaci le sanzioni, bisogna realizzare varie condizioni.<\/p>\n<p>1. Prevedibilit\u00e0: se le sanzioni sono imposte arbitrariamente, senza precise condizioni applicative, la popolazione che le subisce attribuir\u00e0 la responsabilit\u00e0 alle potenze straniere che le impongono, non al proprio governo che le ha provocate con le sue politiche. Galtung ha ammonito che sanzioni arbitrarie possono provocare sentimenti nazionalisti e unire la gente attorno al proprio governo assediato.<\/p>\n<p>2. Ampio sostegno: per essere efficaci, le sanzioni devono essere stringenti. Anche pochi paesi che rifiutino di partecipare approfittando degli alti prezzi del mercato nero possono minare l\u2019effetto delle sanzioni. Pu\u00f2 essere necessario imporre sanzioni anche a paesi che ne violino l\u2019applicazione, per far rispettare la partecipazione universale. Al tempo stesso, pu\u00f2 essere necessario compensare in qualche misura i paesi vicini che soffrono sproporzionatamente per l\u2019interruzione degli scambi commerciali da parte della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>3. Bassi costi: se le sanzioni impongono un alto prezzo interno, come una grossa perdita di posti di lavoro, sono difficili da sostenere politicamente.<\/p>\n<p>4. Compassione: un regime che non si cura del benessere della sua gente \u00e8 difficilmente influenzato da sanzioni economiche che colpiscono i poveri. Si dovrebbero programmare con cura le sanzioni affinch\u00e9 colpiscano solo le \u00e9lite decisionali, per esempio congelandone i conti presso banche estere e rifiutando alla loro compagnia aerea di bandiera i diritti di atterraggio all\u2019estero. In passato, le sanzioni hanno spesso colpito gente innocente, come forze d\u2019opposizione democratica e bambini, causando grosse perdite di vite umane. Punire un\u2019intera nazione indiscriminatamente si pu\u00f2 paragonare a far saltare per aria un intero aereo per uccidere il dirottatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IX. NUOVI ASPETTI DI SICUREZZA INTERNAZIONALE: LA RICERCA PER LA PACE<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1988 fu fondata da Robert J. Schwartz l\u2019organizzazione \u201cEconomisti per la Pace e la Sicurezza\u201d (gi\u00e0 Economisti Contro la Corsa agli Armamenti). Oggi essa \u00e8 presente in paesi dei cinque continenti con oltre un migliaio di aderenti, compresi vari premi Nobel in economia. Suo obiettivo \u00e8 tener conto dei contributi specifici che sanno dare gli economisti alla ricerca per la pace. I rappresentanti di ogni professione hanno il compito e la responsabilit\u00e0 di fare quel che possono per aiutare ad assicurare la sopravvivenza umana, pur non essendo direttamente responsabili dei problemi globali.<\/p>\n<p>L\u2019economia \u00e8 forse la pi\u00f9 sviluppata fra le scienze sociali, in quanto usa dati empirici, metodi quantitativi, modelli matematici, ragionamento scientifico, e modelli di ottimizzazione. Il concetto di benessere umano, centrale all\u2019economia, deve comprendere la sicurezza per essere completo. Gli economisti dovrebbero preoccuparsi meno dei tassi di crescita economica e dei valori di borsa, che avvantaggiano sproporzionatamente una piccola minoranza di superricchi, e pi\u00f9 della soddisfazione dei bisogni umani, specialmente dei pi\u00f9 bisognosi. Quando una natura generosa come la nostra e un\u2019umanit\u00e0 che lavora cos\u00ec sodo si trovano di fronte a un mondo con livelli tanto elevati di degrado ambientale, negazione dei bisogni umani fondamentali, diseguaglianza e crisi economiche, c\u2019\u00e8 qualcosa di fondamentalmente sbagliato.<\/p>\n<p>Gli economisti possono applicare i loro strumenti analitici per indagare le cause della guerra ed esplorare le strategie non-militari per il mantenimento della pace. Essi hanno famigliarit\u00e0 con il concetto dei grandi sistemi in cui interagiscono molte variabili che possono rafforzarsi o indebolirsi a vicenda. Attualmente viviamo in quel che possiamo chiamare un \u201csistema di guerra\u201d, dove una serie di andamenti intrecciati, come la povert\u00e0, i disastri ecologici, le dittature, l\u2019assenza di diritto internazionale effettivamente applicabile e la redditivit\u00e0 del commercio di armamenti, hanno portato a una lunga serie di guerre chiuse in circoli viziosi. In certe parti del mondo, ci sono elementi emergenti di un \u201csistema di pace\u201d, come l\u2019espansione della cooperazione economica fra nazioni e modalit\u00e0 di comporre dispute mediante negoziati e procedure legali vincolanti. I possibili esempi comprendono l\u2019Unione Europea e l\u2019Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Anche l\u2019ONU ha un ruolo importante in tale sistema di pace globale in costruzione.<\/p>\n<p>Quali sono le condizioni necessarie a garantire la pace, la prosperit\u00e0, e un ambiente vivibile per le future generazioni? Pochi propugnano la guerra, la povert\u00e0, l\u2019inquinamento, o le violazioni di diritti umani. Perch\u00e9 allora ne constatiamo tante? \u00c8 dovuto all\u2019egoismo umano, alla miopia e all\u2019ignoranza, oppure a un sistema legale inadeguato? Tutti questi fattori e altri ancora entrano in gioco. Possono essere considerati come disfunzioni di sistemi regolatori di retroazione (<em>feedback)<\/em>. Qualunque sistema in grado di funzionare, sia in natura sia nella societ\u00e0 umana, ha bisogno di una serie di meccanismi di <em>feedback<\/em> per mantenerlo in uno stato di salute o ripristinarne le condizioni in presenza di deviazioni.<\/p>\n<p>Un sistema regolatorio di <em>feedback<\/em> ha tre componenti principali: accordo su un obiettivo desiderabile, metodi d\u2019identificazione di deviazioni dall\u2019obiettivo, e meccanismi per riavvicinare il sistema all\u2019obiettivo in caso di deviazione. Un esempio \u00e8 il sistema legale in cui le leggi definiscono un comportamento accettabile, i tribunali determinano se qualcuno ha violato una legge, e polizia e carcere adempiono alla funzione di fare rispettare le leggi.<\/p>\n<p>Un tale sistema di <em>feedback<\/em> pu\u00f2 fallire in sei modi possibili: (1) non si trova nessun accordo sull\u2019obiettivo (una questione di risoluzione del conflitto); (2) anche se gli obiettivi sono chiari, si possono non notare deviazioni da essi (una questione di osservazione); (3) anche se un problema \u00e8 chiaro, quelli che debbono correggerlo possono non avere interesse a farlo perch\u00e9 le conseguenze ricadono su altri (una questione d\u2019incentivi e anche di etica: se ci occupiamo gli uni degli altri o solo di noi stessi); (4) sebbene, alla fine, coloro che causano un problema ne subiscano le conseguenze anch\u2019essi, possono non intervenire per tempo se le conseguenze sono tardive (una questione di programmazione futura); (5) anche se le conseguenze di un errore si sentono immediatamente, talvolta le persone agiscono irrazionalmente, contro i loro migliori interessi, per odio o pregiudizio (una questione di psicologia e di cultura); (6) forse la pi\u00f9 frequente causa di problemi \u00e8 che anche se se si \u00e8 pienamente consapevoli e si desidera intervenire, pu\u00f2 darsi che non si sappia come fare o che non si disponga delle risorse necessarie (una questione di scienza, tecnologia, educazione, e teoria economica). Consideriamo ciascuno di questi sei difetti vedendo quale ragionamento economico pu\u00f2 contribuire a superarli.<\/p>\n<p>1. Raggiungere un accordo: i metodi degli economisti per raggiungere un accordo consistono in negoziati per trovare scambi e trattati vicendevolmente vantaggiosi. L\u2019uso della forza armata di solito non \u00e8 uno strumento del comportamento economico. Un buon esempio di approccio economico alla soluzione di dispute internazionali \u00e8 il Piano Marshall. Durante i negoziati di pace di Versailles dopo la prima guerra mondiale, Lord Keynes, in qualit\u00e0 di membro della delegazione britannica, ammon\u00ec che l\u2019imposizione di enormi pagamenti riparatori alla Germania avrebbe creato risentimento e posto i semi per un\u2019altra guerra. Si dimise quando il suo consiglio venne ignorato. Il trattato di Versailles effettivamente aiut\u00f2 Hitler a salire al potere con la promessa di abrogarlo. Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti impararono quella lezione. Dando assistenza economica ai paesi devastati dalla guerra, compresi gli ex-nemici, Germania e Giappone, li trasform\u00f2 in suoi alleati.<\/p>\n<p>2. Capacit\u00e0 di osservare: gli economisti sono ben consci che una precondizione per la formulazione e l\u2019attuazione di politiche valide \u00e8 avere dati affidabili. Se non siamo consapevoli di un problema, non si far\u00e0 nulla per correggerlo. Quasi tutti i governi raccolgono vaste statistiche economiche per individuare qualunque deviazione da una condizione desiderata, quali un aumento della disoccupazione o dell\u2019inflazione, cos\u00ec da essere in grado di prendere contromisure. C\u2019\u00e8 bisogno dello stesso tipo di occhi attenti per preservare la pace. Alla Prima Sessione Speciale dell\u2019Assemblea Generale ONU sul Disarmo nel 1978, la Francia propose la creazione di un\u2019Agenzia Internazionale di Monitoraggio dei Satelliti che potesse individuare le violazioni ad accordi sul controllo degli armamenti o preparativi d\u2019aggressione. Fu sostenuta da 123 dei 125 paesi partecipanti, ma contrastata dalle due superpotenze. A guerra fredda finita, dovrebbe essere ripresa. Una tale agenzia potrebbe anche fornire avvisi precoci su siccit\u00e0 e altri disastri naturali. Un altro modo non dispendioso di individuare presto minacce alla pace potrebbe essere di avere dei centri di controllo delle crisi dove cittadini volontari riferirebbero di segni di pericolo o di sospette violazioni di diritti umani o di accordi internazionali, che potrebbero quindi essere indagati e trattati, se necessario, allo stesso modo in cui le citt\u00e0 gestiscono numeri d\u2019emergenza per denunce d\u2019incendi o di delitti.<\/p>\n<p>3. Incentivi: una nozione centrale dell\u2019economia \u00e8 che si agisce nel proprio interesse. Oskar Morgenstern diceva che se i politici e i generali che prendono decisioni sulla guerra e sulla pace dovessero combattere essi stessi al fronte in caso di guerra invece di mandare incontro alla morte dei giovani e sempre pi\u00f9 anche delle giovani, avremmo meno guerre. La dottrina economica suggerisce anch\u2019essa un approccio non-militare alla difesa: la ricerca della sicurezza comune per rendere pi\u00f9 attraente la pace. Se altri ci percepiscono come una minaccia, cercheranno naturalmente di contrastare tale minaccia, la qual cosa a sua volta ci rende meno sicuri. Se vogliamo essere sicuri, dovremmo avere un ruolo utile, preferibilmente indispensabile ad altri paesi, in modo che sia nel loro stesso interesse mantenere buone relazioni con noi.<\/p>\n<p>4. Programmazione futura: gli economisti sottolineano la necessit\u00e0 di investimenti. Un piccolo esborso adesso pu\u00f2 rendere grossi benefici in futuro. Due esempi possono illustrare che lo stesso vale per una politica di sicurezza. Alexander Yakovlev, che divenne poi stretto consulente di Gorbachev e un architetto chiave della perestroika, che pose fine alla guerra fredda, era nel primo gruppo di 30 studenti sovietici che vennero negli Stati Uniti con una borsa di studio Fulbright nel 1958. Le poche migliaia di dollari per tale borsa di studio possono aver contribuito di pi\u00f9 ad aiutare a porre fine al confronto nucleare fra le superpotenze che i miliardi di dollari in spese militari, con i quali si aggrav\u00f2 solo la tensione.<\/p>\n<p>Un altro esempio mostra i benefici dell\u2019intervento precoce. Nel 1992-93, tre membri di una organizzazione non-governativa, il Progetto sulle Relazioni Etniche con sede a Princeton, furono in grado di mediare un accordo fra il governo rumeno e i rappresentanti della minoranza ungherese in Romania, che pose fine al loro conflitto riconoscendo a tale minoranza il diritto di usare di nuovo la propria lingua nelle scuole e nei giornali locali in cambio della promessa di non volere la secessione. Quell\u2019 accordo, raggiunto in due incontri di tre giorni ciascuno, pu\u00f2 davvero aver evitato una guerra come quella che si verific\u00f2 nell\u2019ex-Jugoslavia. \u00c8 molto pi\u00f9 facile evitare i combattimenti prima che comincino piuttosto che fermarli dopo. Ci vollero quasi quattro anni e alla fine 60.000 truppe straniere per far cessare i combattimenti in Bosnia. Il che equivale a pi\u00f9 di 10.000 volte le persone impiegate nel processo di mediazione, per un periodo oltre 100 volte pi\u00f9 lungo, e a un costo che supera di un milione di volte la spesa delle sessioni di mediazione rumene. E, cosa di massima importanza, prevenire la guerra prima che scoppi salva delle vite umane.<\/p>\n<p>I governi sono generalmente talmente sovraccarichi che tendono a reagire ai problemi solo dopo che hanno raggiunto livelli di crisi, invece di prevederli e prevenirli. Questo \u00e8 come se dovessimo guidare a occhi chiusi, aspettando di sbattere contro un ostacolo e poi chiamare un\u2019ambulanza invece di anticipare ed evitare i pericoli. Gorbachev propose la creazione di una commissione internazionale di ex-capi di stato ed eminenti scienziati e pensatori che potessero studiare i potenziali pericoli alla sopravvivenza umana e i modi per superarli, liberi dalla pressione di reagire quotidianamente all\u2019ultima crisi.<\/p>\n<p>5. Comportamento razionale: gli economisti consigliano di soppesare attentamente costi e benefici di varie linee d\u2019azione, non di agire impulsivamente guidati dalle emozioni. Un\u2019azienda che pratichi il razzismo o il sessismo non riuscir\u00e0 ad assumere le persone pi\u00f9 qualificate per un dato posto di lavoro. Analogamente, il nazionalismo e il razzismo possono portare un paese a perseguire politiche disastrose, con la Germania nazista come esempio primario. L\u2019istruzione globale, in cui i bambini imparano a capire e rispettare altre culture, pu\u00f2 essere uno dei modi migliori per superare il pregiudizio e il pensiero irrazionale.<\/p>\n<p>6. Risorse: gli economisti si sono resi conto da tempo che quelle umane sono una delle risorse pi\u00f9 preziose. Robert Muller, preside dell\u2019Universit\u00e0 ONU per la Pace in Costa Rica, ha proposto la creazione di un \u201cServizio di Pace Globale\u201d per utilizzare il talento e la dedizione di persone disposte ad aiutare a risolvere problemi globali. Volontari di tutte le et\u00e0 e di diversi paesi potrebbero lavorare insieme per assistere vari enti ONU, come l\u2019Alto Commissariato per i Rifugiati, la FAO, l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, il Programma Ambientale ONU, l\u2019Alto Commissariato per i Diritti Umani, o una futura ipotetica Agenzia ONU per la Mediazione e l\u2019Arbitrato. Potrebbero anche lavorare per le migliaia di organizzazioni non-governative attive nel promuovere la pace, lo sviluppo, i diritti umani, e un ambiente pulito. Muller ha proposto che i giovani possano partecipare a questo Servizio Globale per la Pace invece del servizio militare, con finanziamento dai propri governi. Le amicizie che nascono fra giovani di diversi paesi tendono a durare per tutta la vita e possono successivamente fornire preziosi legami comunicativi utili per risolvere le crisi internazionali.<\/p>\n<p>La scienza e la tecnologia moderne hanno dato all\u2019umanit\u00e0 poteri senza precedenti. Possiamo comunicare istantaneamente da una parte all\u2019altra del mondo, e l\u2019automazione ha grandemente aumentato il potenziale per la produzione. Tali poteri possono essere usati per superare la miseria e la scarsit\u00e0, fra le pi\u00f9 antiche cause di guerra, ma hanno anche permesso di sviluppare armi con cui possiamo distruggerci. La scelta tocca a tutti noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Benoit, E. (1973). <em>Defense and economic growth in developing countries<\/em>. Lexington, MA: D. C. Heath.<\/p>\n<p>Brauer, J., &amp; Gissy, W. G. (Eds.) (1997). <em>Economics of conflict and peace<\/em>. Aldershot, UK: Avebury Press.<\/p>\n<p>Chatterji, M, Fontanel, J., &amp; Hattori, A. (Eds.) (1996). <em>Arms spending, development and security<\/em>. New Delhi: Ashish.<\/p>\n<p>Dumas, L. J. (1995). <em>The socio-economics of conversion: From war to peace<\/em>. Armonk, NY: M. E. Sharpe.<\/p>\n<p>Fischer, D. (1984). <em>Preventing war in the nuclear age<\/em>. Totowa, NJ: Rowman &amp; Allanheld.<\/p>\n<p>Fischer, D. (1993). <em>Nonmilitary aspects of security: A systems approach<\/em>. Aldershot: Dartmouth.<\/p>\n<p>Fisher, R., &amp; Ury, W. (1981). <em>Getting to yes: Negotiating agreement without giving in<\/em>. Boston, MA: Houghton-Mifflin. (Traduzione italiana: <em>L\u2019arte del negoziato<\/em>, Corbaccio, Milano 2007.)<\/p>\n<p>Galtung, J. (1969). Violence, Peace and Peace Research. <em>Journal of Peace Research<\/em>, 8(3), 167\u2013191.<\/p>\n<p>Galtung, J. (2004) <em>Transcend and Transform: An Introduction to Conflict Work<\/em>. 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N<\/em><em>ato nel 1941 a M\u00fcnsingen, Svizzera, \u00e8 direttore della World Peace Academy (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.world-peace-academy.ch\/\" >www.world-peace-academy.ch<\/a><\/span> ) a Basel, Svizzera. Fa parte della rete TRANSCEND e dirige la TRANSCEND University Press (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"..\/..\/tup\">www.transcend.org\/tup<\/a><\/span> ). <\/em><\/p>\n<p><em>Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis<br \/>\nTitolo originale: Economics of War and Peace, Overview<br \/>\n<\/em>da: <em>Encyclopedia of Violence, Peace and Conflict,<\/em> a cura di Lester Kurtz, Academic Press, San Diego, California, seconda edizione 2008.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/06\/economia-di-guerra-e-di-pace-seconda-parte-dietrich-m-fischer\/\" > <\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/06\/economia-di-guerra-e-di-pace-seconda-parte-dietrich-m-fischer\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teoria economica pu\u00f2 contribuire a una migliore comprensione di come possono essere risolti senza violenza i conflitti d\u2019interesse, e di come possiamo costruire un sistema di pace costituito da politiche in reciproco rafforzamento che garantiscano il benessere generale e la trasformazione pacifica dei conflitti.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-12923","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12923","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12923"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12923\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}