{"id":12930,"date":"2011-06-13T12:45:08","date_gmt":"2011-06-13T11:45:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=12930"},"modified":"2011-06-13T12:45:08","modified_gmt":"2011-06-13T11:45:08","slug":"italian-economia-di-guerra-e-di-pace-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/06\/italian-economia-di-guerra-e-di-pace-prima-parte\/","title":{"rendered":"(Italian) Economia di Guerra e di Pace (Prima Parte)"},"content":{"rendered":"<p><em>Il compito chiave della dottrina economica \u00e8 contribuire a superare la violenza strutturale, la sofferenza e la morte lenta da povert\u00e0, la diseguaglianza e le strutture ingiuste della societ\u00e0 globale. La teoria economica deve sviluppare metodi per soddisfare i bisogni umani fondamentali di ognuno. La maggior minaccia alla sopravvivenza e al benessere umani \u00e8 la guerra nucleare. Riduzioni reciproche delle spese militari possono migliorare la sicurezza di ognuno, e rendere disponibili maggiori risorse per il soddisfacimento dei bisogni umani. La teoria economica pu\u00f2 contribuire a una migliore comprensione di come possono essere risolti senza violenza i conflitti d\u2019interesse, e di come possiamo costruire un sistema di pace costituito da politiche in reciproco rafforzamento che garantiscano il benessere generale e la trasformazione pacifica dei conflitti.<\/em><\/p>\n<p>PRIMA PARTE<\/p>\n<p><strong>I. <\/strong>Risoluzione dei conflitti<\/p>\n<p><strong>II.<\/strong> Conversione economica e dividendo di pace<\/p>\n<p><strong>III.<\/strong> Ingiustizia come violenza<\/p>\n<p><strong>IV.<\/strong> Dinamica delle corse agli armamenti e della stabilit\u00e0 strategica<\/p>\n<p><strong>V.<\/strong> Rischi della guerra nucleare<\/p>\n<p>SECONDA PARTE<\/p>\n<p><strong>VI.<\/strong> Riforma delle Nazioni Unite<\/p>\n<p><strong>VII.<\/strong> Finanziamento del sistema ONU<\/p>\n<p><strong>VIII.<\/strong> Sanzioni economiche<\/p>\n<p><strong>IX.<\/strong> Nuovi aspetti della sicurezza internazionale: ricerca per la pace<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Parole chiave<\/strong>: bene pubblico, bisogni umani fondamentali, conversione economica, corsa agli armamenti, dilemma del prigioniero, guerra nucleare, ONU, sistema di pace, tassa Tobin, tesoreria mondiale, transarmo, trasformazione dei conflitti, violenza culturale, violenza diretta, violenza strutturale<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>GLOSSARIO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Arbitrato:<\/strong> due parti risolvono un conflitto chiedendo a una terza parte di scegliere un risultato imparziale. La decisione \u00e8 vincolante.<\/p>\n<p><strong>Bisogni umani fondamentali:<\/strong> sopravvivenza, benessere economico, libert\u00e0 e identit\u00e0, contrari di morte, miseria, oppressione e alienazione.<\/p>\n<p><strong>Trasformazione del conflitto:<\/strong> tener conto di tutti gli obiettivi legittimi di tutte le parti in conflitto per trovare risultati reciprocamente accettabili e sostenibili.<\/p>\n<p><strong>Conversione:<\/strong> riorientare forze-lavoro, risorse e attrezzature dal militare al civile.<\/p>\n<p><strong>Violenza<\/strong> <strong>culturale:<\/strong> giustificazione della violenza diretta e di quella strutturale nella letteratura, nelle arti, nei media e nell\u2019istruzione.<\/p>\n<p><strong>Violenza diretta:<\/strong> ferire e uccidere persone mediante una forza esercitata intenzionalmente.<\/p>\n<p><strong>Servizio di pace globale: <\/strong>volontari da tutto il mondo che operano insieme per la soluzione di problemi globali.<\/p>\n<p><strong>Mediazione: <\/strong>una parte esterna<strong> <\/strong>neutrale aiuta le parti in conflitto a esplorare soluzioni che potrebbero essere reciprocamente accettabili. Le proposte non sono vincolanti.<\/p>\n<p><strong>Ottimizzazione:<\/strong> trovare il risultato pi\u00f9 desiderabile secondo un dato criterio, sottoposto a vincoli.<\/p>\n<p><strong>Ottimo paretiano: <\/strong>complesso di risultati in cui nessun interlocutore del negoziato pu\u00f2 guadagnare alcunch\u00e9 senza che gli altri perdano qualcosa.<\/p>\n<p><strong>Sistema di pace: <\/strong>insieme di fattori che si rafforzano reciprocamente e promuovono la pace.<\/p>\n<p><strong>Dilemma del prigioniero: <\/strong>situazione in cui due parti agiscono apparentemente per il proprio interesse, ma finiscono per nuocersi tra loro.<\/p>\n<p><strong>Bene pubblico: <\/strong>bene che non pu\u00f2 essere vantaggiosamente fornito da imprese private perch\u00e9 chi non paga per usufruirne non pu\u00f2 essere escluso dal consumo. Inoltre, i costi per fornire quel bene non dipendono dal numero di utenti.<\/p>\n<p><strong>Violenza strutturale: <\/strong>morte e sofferenza causate da<strong> <\/strong>condizioni sociali ingiuste anzich\u00e9 da un\u2019azione militare.<\/p>\n<p><strong>Sviluppo sostenibile: <\/strong>sviluppo economico che conserva la disponibilit\u00e0 di risorse essenziali e un ambiente vivibile per le future generazioni.<\/p>\n<p><strong>Tassa Tobin: <\/strong>tassa sullo scambio di valute estere per stabilizzarne i tassi di cambio.<\/p>\n<p><strong>Transarmo: <\/strong>transizione da un assetto militare offensivo a uno puramente difensivo o di difesa non-militare.<\/p>\n<p><strong>Sistema bellico:<\/strong> insieme di fattori che si rafforzano reciprocamente e promuovono la guerra.<\/p>\n<p><strong>Tesoreria Mondiale: <\/strong>agenzia dell\u2019ONU, proposta da Jan Tinbergen, incaricata di procurare fondi per contribuire al finanziamento del sistema delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Fino a non molto tempo fa<\/em><\/strong>, gran parte degli economisti considerava la guerra un evento esterno non suscettibile di analisi economica, che di tanto in tanto sconvolge le condizioni normali entro le quali si applicano le leggi economiche. Ma Tinbergen, co-vincitore del primo premio Nobel in Scienze Economiche nel 1969, ha fatto notare che \u201cLa guerra influenza a tal punto il benessere umano che gli economisti devono levare la voce contro di essa\u201d. Nessun problema tradizionalmente trattato dagli economisti minaccia la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0 in modo cos\u00ec immediato come la guerra nucleare. Per di pi\u00f9, le economie vengono penalizzate non solo dalla forza distruttiva della guerra, ma anche dalle spese militari, che superano i 3 miliardi di dollari al giorno a livello mondiale, quasi met\u00e0 dei quali dai soli Stati Uniti. In anni recenti un numero crescente di economisti ha studiato le conseguenze economiche della guerra e delle spese militari ed esplorato le cause dei conflitti e la loro risoluzione nonviolenta, esaminando altres\u00ec l\u2019allocazione di risorse alternative che contribuiscano alla pace e allo sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I. RISOLUZIONE DEI CONFLITTI<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economia ha in larga parte a che fare con i metodi per conciliare conflitti di interessi. Per esempio, gli acquirenti preferiscono prezzi bassi, i venditori prezzi alti, e il meccanismo di mercato determina un prezzo equo di equilibrio tra domanda e offerta. Qualunque transazione mercantile volontaria \u00e8 una soluzione cosiddetta \u201cvinci-vinci\u201d in cui gli acquirenti pagano meno e i venditori guadagnano pi\u00f9 di quanto valga per ciascuno di essi l\u2019oggetto della transazione. Tali soluzioni vinci-vinci, dove entrambe le parti guadagnano qualcosa, sono un modello per la risoluzione di conflitti che porti a risultati stabili.<\/p>\n<p>I problemi che pongono maggiori difficolt\u00e0 in economia non riguardano una semplice ottimizzazione, dove un singolo decisore ha il comando di tutto, ma conflitti d\u2019interesse, dove due o pi\u00f9 decisori indipendenti possono cercare di ostacolare i reciproci obiettivi oppure cooperare con reciproco vantaggio. La teoria dei giochi, originariamente sviluppata da John von Neumann e Oskar Morgenstern per spiegare il comportamento economico, \u00e8 lo strumento principale di analisi dei conflitti e delle loro risoluzioni. Con la fine della guerra fredda l\u2019attenzione principale si \u00e8 spostata dall\u2019analisi delle strategie per vincere le guerre ai metodi di risoluzione dei conflitti e di cooperazione globale. Si sono studiati i giochi cooperativi in altri contesti, sicch\u00e9 si \u00e8 creata un\u2019ampia letteratura su cui costruire.<\/p>\n<p>Fisher e Ury sostengono con enfasi che per rendere fruttuosi i negoziati si dovrebbero esprimere chiaramente i propri obiettivi restando per\u00f2 flessibili in quanto ai modi per conseguirli. \u00c8 importante ascoltare con attenzione i bisogni e gli interessi altrui. Se facciamo proposte unilaterali a nostro favore, non possiamo aspettarci che altri concordino e cos\u00ec danneggiamo i nostri stessi interessi. Essi presentano il seguente esempio per illustrare tale principio: durante i negoziati di pace del 1979 a Camp David, l\u2019Egitto esigeva che l\u2019intera penisola del Sinai gli venisse restituita. Israele era disposto a cederne la maggior parte ma non tutta. I negoziati erano sull\u2019orlo della rottura. Ma esplorando gli interessi sottostanti anzich\u00e9 le posizioni affermate, il presidente Carter e i suoi consiglieri furono in grado di trovare un compromesso accettabile da entrambi. La principale preoccupazione dell\u2019Egitto era la sua sovranit\u00e0: non voleva cedere territorio a un aggressore straniero dopo secoli di dominazione coloniale. La preoccupazione principale d\u2019Israele era la sicurezza: non voleva carri armati egiziani ai suoi confini. Dando il territorio all\u2019Egitto ma tenendolo sgombro di forze militari nazionali e disponendo una forza internazionale di mantenimento della pace lungo il confine, si soddisfecero entrambe tali preoccupazioni.<\/p>\n<p>Luce e Raiffa proposero che i negoziati non si fermassero appena trovata una soluzione accettabile reciprocamente, continuando la ricerca di ulteriori scambi vantaggiosi a entrambi fino al raggiungimento del limite ottimale di Pareto (o <em>ottimo paretiano<\/em>, ndt), ove n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro potevano avere altri guadagni senza che la controparte dovesse cedere qualcosa. Nel negoziare un nuovo contratto fra direzione e dipendenti aziendali, anche dopo il raggiungimento di un accordo iniziale, entrambe le parti possono preferire un\u2019altra soluzione che offra paghe maggiori contro un maggior tempo lavorativo durante un periodo di domanda insolitamente intensa. Analogamente, anche se due paesi hanno ricomposto una disputa territoriale, possono sentirsi entrambi meglio se uno di essi, altrimenti senza sbocchi al mare, ne ottiene uno contro la cessione di una maggiore porzione di territorio altrove. La ricerca sistematica di accordi internazionali nuovi o emendati che possano arrecare benefici a due o pi\u00f9 parti pu\u00f2 essere un\u2019area molto importante di studi economici.<\/p>\n<p>La cooperazione economica e legami pi\u00f9 stretti dovrebbero servire a ridurre la minaccia di guerra e mantenere relazioni di reciproco vantaggio. Dopo la seconda guerra mondiale, l\u2019economista francese Jean Monnet giunse alla conclusione che la cooperazione economica reciprocamente benefica fra Francia e Germania poteva contribuire a superarne l\u2019ostilit\u00e0 secolare. Propose di istituire la Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell\u2019Acciaio (CECA), che man mano si svilupp\u00f2 sino a dar vita all\u2019Unione Europea, che ha reso effettivamente impensabile un\u2019altra guerra fra Germania e Francia. Da tale esperienza possono imparare altri paesi con relazioni tese. Sviluppare un commercio e imprese congiunte a reciproco vantaggio \u00e8 qualcosa di relativamente facile da concordare perch\u00e9 i vantaggi sono appunto reciproci e ben visibili. La cooperazione su temi pi\u00f9 facili da affrontare pu\u00f2 aumentare la mutua fiducia e comprensione e preparare il cammino verso negoziati che in seguito riescano ad avere successo su punti pi\u00f9 controversi.<\/p>\n<p>Un modello ampiamente usato per spiegare un comportamento apparentemente irrazionale \u00e8 il gioco del dilemma del prigioniero. Una semplice esempio \u00e8 quello della concorrenza dannosa. Se uno di due distributori di carburante sullo stesso incrocio abbassa i prezzi, pu\u00f2 aumentare i propri profitti sottraendo clienti all\u2019altro concorrente; ma se abbassano i prezzi entrambi, possono continuare ad avere gli stessi clienti di prima, ma con meno ricavi. Quello che pu\u00f2 sembrare vantaggioso se lo fa uno solo, pu\u00f2 risultare dannoso agli interessi di entrambi i concorrenti se perseguono la stessa strategia. La vita di tutti i giorni offre numerosi esempi. Se un paese si arma, pu\u00f2 ottenere superiorit\u00e0 militare. Ma se due rivali si fanno coinvolgere in una corsa agli armamenti, diventano entrambi meno sicuri e gravati dal peso di ingenti spese militari. Negoziati per un disarmo che conducano ad accordi verificabili e attuabili possono aiutare i due paesi a migliorare la loro sicurezza reciproca e riallocare risorse per far fronte ai bisogni della propria popolazione.<\/p>\n<p>Si cita spesso la difesa nazionale come un esempio da manuale di \u201cbene pubblico\u201d perch\u00e9 protegge tutti i cittadini di un paese, che vi abbiano contribuito o meno. Per tale motivo non pu\u00f2 essere fornita vantaggiosamente da imprese private e dev\u2019essere finanziata dai governi con i proventi fiscali. Ma a livello internazionale, la spesa militare \u00e8 un \u201cmale pubblico\u201d perch\u00e9 le acquisizioni in armamenti di un paese minacciano la sicurezza dei suoi vicini.<\/p>\n<p>Raramente si possono eliminare del tutto i conflitti, ma \u00e8 possibile sviluppare metodi per gestirli senza guerra. Per esempio, c\u2019\u00e8 stata una lotta intensa fra Netscape e Microsoft sulla fornitura di accesso a Internet, ma non si sarebbero mai sognate di bombardarsi reciprocamente. Competono invece con una migliore qualit\u00e0, prezzi pi\u00f9 bassi, pubblicit\u00e0, e talvolta cause in tribunale. I governi dovrebbero imparare da questi esempi.<\/p>\n<p>Una volta, un affermato uomo d\u2019affari critic\u00f2 l\u2019approccio spesso prepotentemente assertivo dei governi alle relazioni internazionali e propose la ricerca di aree di comune interesse come soluzione pi\u00f9 fruttuosa invece di focalizzarsi sulle differenze. \u201cSe mi siedo al tavolo negoziale con l\u2019intenzione di raggiungere un accordo, non comincio col rompere i denti al mio interlocutore dirimpetto\u201d, disse.<\/p>\n<p>La trasformazione pacifica del conflitto, sviluppata da Johan Galtung, \u00e8 un procedimento a tre fasi, che esplora tutti gli obiettivi delle parti mediante dialoghi separati, distingue gli obiettivi legittimi da quelli illegittimi, e trova soluzioni creative che soddisfino tutti gli obiettivi legittimi di tutte le parti coinvolte. Per esempio, l\u2019auto-determinazione \u00e8 un obiettivo legittimo che non preclude il diritto all\u2019auto-determinazione di nessuna altra parte, mentre non lo \u00e8 il dominio sugli altri. Un esempio di trasformazione riuscita di conflitto \u00e8 il seguente. Per\u00f9 ed Ecuador combatterono una serie di guerre per una regione di confine disabitata, relativamente piccola. Nel 1995, Galtung sugger\u00ec di rendere il territorio contestato una zona binazionale, amministrata congiuntamente da ambo i paesi, con un parco naturale per attrarre turisti recando reddito aggiuntivo a entrambi. Questa proposta port\u00f2 a un accordo di pace nel 1998. I costi di una tale mediazione sono insignificanti rispetto a quelli di operazioni di pacekeeping per porre fine a una guerra dopo che sia scoppiata e, questione ancora pi\u00f9 importante, si salvano molte vite umane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>II. CONVERSIONE ECONOMICA E DIVIDENDO DI PACE<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Istituto Internazionale di Ricerche per la Pace di Stoccolma (SIPRI) pubblica un annuario con stime delle spese militari di ogni paese. Durante il culmine della guerra fredda, la spesa militare mondiale raggiunse quasi 1 trilione di dollari all\u2019anno. Dal 1989 al 1998 and\u00f2 calando, soprattutto nell\u2019ex-URSS, ma da allora \u00e8 aumentata nuovamente: nel 2005, \u00e8 stata stimata a 1.118 miliardi, 48% dei quali negli USA, seguiti da Regno Unito, Francia, Giappone e Cina con 4-5% ciascuno. (Attualmente \u00e8 circa 1,5 trilioni di dollari, ndt.)<\/p>\n<p>Leontief e Duchin hanno usato un modello input\/output dell\u2019economia mondiale per analizzare le implicazioni economiche di vari livelli di riduzione delle spese militari. Tutti i paesi avrebbero beneficiato di tassi maggiori di crescita economica con minori spese militari perch\u00e9 potevano permettersi di investire di pi\u00f9 nella propria economia civile.<\/p>\n<p>Emile Benoit ha trovato una correlazione positiva fra la spesa militare e i tassi di crescita economica in taluni paesi in via di sviluppo. Altri autori (ad esempio Klein et al.), tenendo conto di altre variabili, hanno rilevato il contrario. Tale questione ha suscitato un lungo concitato dibattito. Alcuni credono che la spesa militare accresca il livello di competenza tecnica della popolazione in generale e spieghi in tal modo i tassi maggiori di crescita economica. Altri sostengono che potrebbe essere una confusione di causa ed effetto. Se qualcuno con redditi crescenti spende di pi\u00f9 in consumi alcolici, non se ne pu\u00f2 dedurre che il bere aumenti il livello di reddito, ma piuttosto che un maggior reddito permette una maggior spesa. Analogamente, un governo che possa permettersi di spendere di pi\u00f9 per scopi militari pu\u00f2 essere tentato di farlo.<\/p>\n<p>Alcuni hanno fatto notare che tecnologie originariamente sviluppate per scopi militari hanno in seguito trovato applicazioni civili. Ma se si fosse indirizzato lo stesso talento ingegneristico e scientifico allo sviluppo di nuove tecnologie civili, i benefici sarebbero stati ben maggiori.<\/p>\n<p>Durante la guerra fredda, da un terzo a met\u00e0 dei fisici e ingegneri del mondo lavorarono allo sviluppo di nuovi sistemi d\u2019arma. Dumas mise in evidenza che i datori di lavoro nel settore della difesa vengono rimborsati dal governo qualunque somma spendano, non esitando quindi a offrire alti stipendi e apparecchiature di ultima generazione ai migliori studiosi di ingegneria e scienze. Le aziende civili orientate al mercato non ottengono automaticamente il rimborso dei propri costi dai contribuenti; sono quindi in svantaggio nella competizione per i \u201cmigliori e pi\u00f9 brillanti\u201d ingegneri e scienziati. Il che rende anche pi\u00f9 grave la perdita per l\u2019economia civile.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 molti governi sono disposti a spendere generosamente per i propri apparati militari, chi prende decisioni su acquisti di armi \u00e8 meno attento dei consumatori privati, i quali spendono il loro denaro ottenuto con molto impegno. Chiunque arrivi alle tasche quasi senza fondo del denaro pubblico \u00e8 tentato di spendere allegramente.<\/p>\n<p>La fine della guerra fredda ha suscitato speranze di un grosso dividendo di pace sotto forma di una spesa militare ridotta che potesse venire riallocata per soddisfare bisogni civili. Il processo \u00e8 stato pi\u00f9 lento di quanto molti s\u2019aspettassero per timore di perdita di posti di lavoro fra i dipendenti delle industrie militari. Se per\u00f2 gli stessi fondi in precedenza spesi a scopi militari fossero stati spesi a scopi d\u2019istruzione, sanit\u00e0, salvaguardia dell\u2019ambiente e sviluppo di fonti d\u2019energia rinnovabili, si sarebbero creati molti pi\u00f9 posti di lavoro a parit\u00e0 di spesa. Per esempio, l\u2019ex-segretario alla difesa USA Weinberger sollecitava maggiori spese militari dicendo che ogni miliardo di dollari spesi dal Pentagono creava 30.000 posti di lavoro; ma non diceva che lo stesso miliardo speso nell\u2019istruzione avrebbe creato 70.000 posti di lavoro, sicch\u00e9 l\u2019averli spesi per la difesa in realt\u00e0 ne forn\u00ec 40.000 in meno.<\/p>\n<p>La conversione di posti di lavoro dal settore muilitare a quello civile richiede una programmazione complessiva. Weida ha stimato che il ripristino ambientale di tutti gli impianti di produzione d\u2019armi nucleari creerebbe pi\u00f9 posti di lavoro ancora che il loro attuale funzionamento. L\u2019Istituto di Ricerca sul Disarmo dell\u2019ONU ha sponsorizzato uno studio che faceva notare con insistenza che il disarmo pu\u00f2 paragonarsi a un processo d\u2019investimento: ci possono essere costi iniziali di riconversione, ma ne scaturiscono futuri benefici sotto forma di maggiori output per l\u2019economia civile.<\/p>\n<p>In presenza di volont\u00e0 politica, la sfida della riconversione non pone alcun ostacolo al disarmo. Per esempio, come ha fatto notare Kenneth Boulding, dal 1945 al 1946 ben un terzo di tutta l\u2019economia USA fu convertita dal militare al civile, e la disoccupazione non super\u00f2 mai il 3%. Dimostrando che ci\u00f2 \u00e8 possibile, gli economisti possono contribuire a generare un sostegno pubblico alla riconversione.<\/p>\n<p>Anche solo una piccola frazione della spesa militare avrebbe effetti ampiamente benefici se utilizzata per la soluzione di problemi globali. Per esempio, le campagne dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 per debellare il vaiolo costano 80 milioni di dollari ossia meno di un\u2019ora di spesa militare mondiale. Il Fondo ONU per l\u2019Infanzia, UNICEF, ha stimato che vaccinare ogni bambino contro le sei malattie infantili fatali pi\u00f9 comuni, di cui muoiono ogni anno quasi 3 milioni di bambini sotto i 5 anni, costerebbe 1,50 $ a bambino, ossia circa 200 milioni di dollari all\u2019anno\u2014meno del 10% del costo di un solo bombardiere \u201cinvisibile\u201d USA (<em>stealth)<\/em> da 2,1 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>III. INGIUSTIZIA COME VIOLENZA<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 violenza non solo se vengono uccise o ferite persone, ma anche se muoiono bambini di fame o malattie evitabili. Galtung ha introdotto il termine \u201cviolenza strutturale\u201d per denotare quelle strutture sociali ingiuste che conducono alla perdita di vite umane o alla sofferenza, anche nel caso in cui questa violenza non sia commessa da nessun individuo specifico.<\/p>\n<p>Zimmerman e Leitenberg hanno stimato che se i redditi pro-capite fossero equamente distribuiti fra tutti i paesi (seppur non altrettanto al loro interno), l\u2019aspettativa di vita dei paesi pi\u00f9 ricchi non calerebbe in modo apprezzabile, ma la migliore nutrizione e assistenza sanitaria disponibili nei paesi pi\u00f9 poveri salverebbero circa 14 milioni di vite all\u2019anno. Questa cifra \u00e8 circa 100 volte la media annua di morti di tutte le guerre civili e internazionali; inoltre \u00e8 come se ogni anno lanciassimo 236 bombe di Hiroshima sulle popolazioni pi\u00f9 povere di tutto il mondo. Ma poich\u00e9 queste morti, peraltro evitabili, non sono concentrate in un singolo momento in un unico luogo, vengono ampiamente ignorate dai media. Se inoltre i redditi fossero anche distribuiti pi\u00f9 equamente all\u2019interno dei singoli paesi, il numero di vite risparmiate sarebbe persino maggiore.<\/p>\n<p>Tinbergen ha fatto appello a una maggiore assistenza allo sviluppo, se non per compassione almeno per interesse personale, perch\u00e9 altrimenti i paesi industriali avanzati verrebbero sommersi da maree di profughi economici.<\/p>\n<p>Una delle risorse meno utilizzate per uno sviluppo sostenibile \u00e8 la conoscenza. A differenza delle risorse materiali o finanziarie, nessuno se ne deve privare per donarla ad altri. La conoscenza, una volta scoperta, pu\u00f2 essere riprodotta senza limite a costi aggiuntivi bassissimi. Se fossero disponibili ovunque i metodi di produzione pi\u00f9 efficienti noti in qualsiasi parte nel mondo\u2014che sono i meno inquinanti e quelli che utilizzano meno energia, risorse naturali e manodopera\u2014si starebbe molto meglio tutti quanti.<\/p>\n<p>Ovviamente, c\u2019\u00e8 un dilemma. Se si richiedesse alle aziende che investono in ricerca e sviluppo (R&amp;D) nelle nuove tecnologie di condividere le proprie scoperte con tutti gli altri senza compenso, diminuirebbe molto l\u2019incentivo a investire in questo settore, riducendo il flusso di nuove invenzioni. Una soluzione \u00e8 il finanziamento pubblico della ricerca con la condivisione totale dei risultati. I paesi europei hanno fondato EUREKA in cui mettono insieme le proprie risorse per la ricerca su nuove tecnologie, in base alla capacit\u00e0 contributive di ogni paese, e condividono i risultati fra i membri contribuenti. Se si estendesse lo stesso principio a livello globale, tutti i paesi potrebbero godere di standard di vita pi\u00f9 elevati, e verrebbe gradualmente ridotta la diseguaglianza internazionale.<\/p>\n<p>Tale miglioramento di condizioni di vita contribuirebbe a eliminare un bel po\u2019 di sofferenza umana e ridurrebbe anche le fonti di conflitto. I conflitti per scarsit\u00e0 di risorse e territorio sono fra le cause di guerra pi\u00f9 persistenti.<\/p>\n<p>Un tale aumento generale degli standard di vita danneggerebbe senza rimedio il nostro ambiente? Non necessariamente. \u00c8 del tutto possibile soddisfare i bisogni umani di nutrizione, assistenza sanitaria, abitazione, vestiario, istruzione e comunicazione con un\u2019impronta ecologica molto meno pesante sull\u2019ambiente naturale di quella attuale. Per citare solo un esempio, una fibra di vetro sottile come un capello pu\u00f2 trasportare altrettanta informazione che un cavo di rame del diametro di trenta centimetri, utilizzando una minuscola frazione delle risorse materiali ed energetiche richieste nel secondo caso. Se ci prendiamo cura dell\u2019ambiente, si pu\u00f2 accedere alla migliore informazione disponibile sui metodi di produzione che preservano salute e risorse. Non \u00e8 necessario consumare altrettante risorse ed energia che il cittadino medio degli attuali paesi industrialmente avanzati per migliorare considerevolmente sia l\u2019aspettativa di vita sia la qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>IV. DINAMICA DELLE CORSE AGLI ARMAMENTI E DELLA STABILIT\u00c0 STRATEGICA<\/strong><\/p>\n<p>Un fattore decisivo perch\u00e9 un conflitto si trasformi in guerra \u00e8 che sia preceduto da una corsa agli armamenti. Michael Wallace ha rilevato che fra 99 casi di \u201cgravi dispute o scontri militari\u201d nel periodo dal 1820 al 1964, su 28 che furono preceduti da una corsa agli armamenti 23 finirono in una guerra, mentre 68 dei 71 non preceduti da una corsa agli armamenti si conclusero senza guerra.<\/p>\n<p>La vendita d\u2019armi \u00e8 un affare altamente lucrativo, e molte aziende private e governi vendono armi a dittature e regimi instabili. I mercanti d\u2019armi fanno profitti alle spalle delle vite altrui. Sotto questo aspetto, il commercio internazionale di armi assomiglia alla tratta degli schiavi o al traffico di droghe, dichiarate invece da tempo illegali. E\u2019 stato proposto un bando alle esportazioni d\u2019armi.<\/p>\n<p>Una proposta pi\u00f9 modesta \u00e8 stata avanzata nel 1995 dall\u2019ex-presidente del Costa Rica, Oscar Arias Sanchez, che vinse nel 1987 il premio Nobel per la Pace per il suo ruolo nel negoziare la fine della guerra in Nicaragua. Egli propose un bando sulle esportazioni d\u2019armi a paesi coinvolti in aggressioni armate o violenti conflitti interni e a paesi che violano i diritti umani o sono governati da regimi illegittimi. Propose pure di istituire un fondo per la smilitarizzazione utilizzando i contributi che si possono ottenere dalla riduzione delle spese militari. Con questo fondo si potrebbero promuovere progetti di sviluppo economico e realizzare concretamente i benefici del dividendo di pace. Sugger\u00ec che le nazioni ricche contribuiscano a tale fondo con un quinto dei propri risparmi ottenuti dai tagli ai bilanci militari, e quelle in via di sviluppo per circa un decimo. Le nazioni che non riducano i propri bilanci militari contribuirebbero comunque con una percentuale dei bilanci stessi da stabilire e versare direttamente al fondo. Alcuni paesi in via di sviluppo spendono molto del loro denaro faticosamente guadagnato con le esportazioni per importare costosi sistemi d\u2019arma, in misura ben maggiore di quanto investono nella spesa complessiva per l\u2019istruzione e l\u2019assistenza sanitaria. Arias propose anche colloqui per il disarmo regionale, dove si possano concordare riduzioni d\u2019armamenti simultanee e reciproche, facendo inoltre appello ai paesi che non si trovano di fronte a nessuna minaccia militare affinch\u00e9 aboliscano i propri eserciti, come fecero il Costa Rica nel 1948, Panama nel 1994, e Haiti nel 1995, unendosi a un gruppo di una trentina di altri paesi smilitarizzati. Il Costa Rica gode di un reddito pro-capite circa doppio dei suoi vicini centro-americani, probabilmente perch\u00e9 investe nella sua economia civile quanto altri spendono per i loro apparati militari; e mentre molte guerre hanno attanagliato i vicini, il Costa Rica \u00e8 in pace dal 1948.<\/p>\n<p>Le corse agli armamenti sono alimentate da vari fattori, in parte dalla pressione delle industrie militari a favore della vendita di armamenti, in parte da governi dittatoriali timorosi di sommosse popolari, e in parte per paura reciproca. Per eliminare quest\u2019ultimo fattore, qualcuno ha invocato una transizione intermedia a una difesa non-offensiva (o non-provocatoria), che sia sufficiente a resistere a un\u2019aggressione ma non possa essere utilizzata per attuare un\u2019aggressione. Per esempio, mentre i carri armati possono essere usati sia per difesa sia per invadere un altro paese, le barriere anti-carro in posizioni fisse si possono usare solo per difesa.<\/p>\n<p>Misure puramente difensive migliorano la sicurezza del paese che le intraprende senza ridurre la sicurezza degli avversari. Misure puramente offensive riducono la sicurezza degli altri, senza contribuire alla sicurezza del proprio paese. Si possono anche ideare misure \u201csuperdifensive\u201d che migliorino simultaneamente la sicurezza di due rivali: per esempio, lo stazionamento di una forza internazionale di <em>peacekeeping<\/em> lungo un confine contestato. D\u2019altro canto, misure \u201csuperoffensive\u201d riducono simultaneamente la sicurezza di entrambi i versanti, come avviene per esempio con una politica di \u201clancio su allarme\u201d (<em>launch-on warning<\/em>): un erroneo colpo di \u201crappresaglia\u201d basato su un falso avvertimento condurrebbe alla distruzione di entrambi. Dal gennaio 1979 al giugno 1980, il sistema di avvertimento precoce USA gener\u00f2 3804 falsi allarmi di un possibile attacco nucleare sovietico. Dopo il 1984, il Pentagono smise di rilasciare queste statistiche \u201cper non spaventare il pubblico\u201d. Non sono disponibili cifre sovietiche o russe comparabili, ma il 25 gennaio 1995 la Russia fraintese temporaneamente un razzo da ricerca lanciato dalla Norvegia per studiare la luce polare interpretandolo come un possibile attacco nucleare USA e allert\u00f2 i suoi missili per una rappresaglia.<\/p>\n<p>Un mutamento da misure offensive a puramente difensive, detto \u201ctransarmo\u201d, ha il vantaggio di poter essere intrapreso unilateralmente, senza rischi, mentre il disarmo richiede accordi reciproci in quanto se effettuato in modo unilaterale potrebbe rendere vulnerabile un paese e trasformarlo in un bersaglio che favorisca un\u2019aggressione. La Svezia e la Svizzera, che furono in grado di restare neutrali durante la seconda guerra mondiale, deliberatamente evitarono di acquisire armamenti offensivi, concentrandosi invece su una forte difesa territoriale.<\/p>\n<p>In una corsa agli armamenti con armi offensive, ognuna delle parti costituisce una minaccia per la controparte ed entrambe sono sotto pressione per destinare una grossa quota della loro produzione complessiva a scopi militari, il che comporta un\u2019economia civile stagnante. Se tutte e due si dotano di armi soltanto difensive, raggiungono un punto di saturazione che permette loro di difendersi se necessario, ma senza essere in grado di sferrare un attacco. Pertanto, la corsa agli armamenti si ferma, anche senza accordo reciproco.<\/p>\n<p>Fra i sistemi d\u2019arma pi\u00f9 destabilizzanti, che stimolano corse agli armamenti in rapida crescita e possono anche condurre allo scoppio di ostilit\u00e0 durante una crisi, ci sono le cosiddette \u201carmi da primo colpo\u201d, vulnerabili ma al tempo stesso molto distruttive. In uno scontro armato, danno un vantaggio a chi colpisce per primo. Un esempio \u00e8 quello dei bombardieri non protetti che stazionino su campi di volo all\u2019 aperto. Negli anni 1960, il presidente Nasser credeva che acquisire un\u2019aviazione militare al pari di quella di Israele avrebbe reso l\u2019Egitto militarmente pi\u00f9 forte e pertanto pi\u00f9 sicuro. Spese grosse somme per formare una flotta di bombardieri, che in realt\u00e0 rese l\u2019Egitto meno sicuro. Entrambi i contendenti sapevano che in caso di guerra, chiunque colpisse per primo poteva distruggere i bombardieri avversari a terra prima che decollassero. Quando l\u2019Egitto blocc\u00f2 l\u2019accesso al porto di Aqaba alle navi israeliane nel 1967, cosa che Israele aveva ammonito di considerare come atto d\u2019aggressione, Israele ebbe talmente paura di un attacco aereo egiziano che si senti costretta a distruggere la flotta di bombardieri egiziani prima che potessero eventualmente attaccarla.<\/p>\n<p>Altre armi da primo colpo sono i missili a testata multipla, come l\u2019MX USA o l\u2019SS-18 russo. Se uno di essi riesce a distruggere a terra un missile avversario, possono verificarsi situazioni in cui chi colpisce per primo pu\u00f2 disarmare l\u2019altro in un attacco a sorpresa. Invece di dare all\u2019avversario il messaggio \u201cNon attaccarci altrimenti hai di fronte la prospettiva di una rappresaglia\u201d, tali armi implicitamente danno il segnale, \u201cSe non fai nulla, puoi correre il pericolo di venire disarmato in un colpo a sorpresa, ma se ci distruggi le armi \u2013 facile da farsi \u2013 non avrai minacce\u201d. Invece di scoraggiare un attacco, tali armi da primo colpo possono in effetti indurre a un attacco, secondo il principio \u201cusale o perdile\u201d.<\/p>\n<p>Tale instabilit\u00e0 sarebbe aggravata qualora le armi fossero schierate nello spazio esterno, come proposto nell\u2019ambito della <em>Strategic Defense Initiative<\/em> (\u201cguerre stellari\u201d). Anche se questi sistemi sono stati descritti come difensivi, di fatto creano instabilit\u00e0 perch\u00e9 le stazioni spaziali sono estremamente vulnerabili, ma sarebbero in grado di lanciare centinaia di migliaia di raggi letali o di proiettili. In una situazione tesa, dove si tema imminente una guerra, ambo i contendenti saprebbero che chiunque colpisca per primo pu\u00f2 disattivare le stazioni spaziali dell\u2019avversario guadagnando un vantaggio strategico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>V. RISCHI DELLA GUERRA NUCLEARE<\/strong><\/p>\n<p>Con la fine della guerra fredda \u00e8 molto diminuito il timore di una guerra nucleare fra USA e Russia. Ma l\u2019India e il Pakistan, che si sono combattuti in tre guerre dal 1947, hanno collaudato armi nucleari, e anche Israele possiede armi nucleari. C\u2019\u00e8 inoltre il pericolo che prima o poi gruppi terroristi possano impossessarsi di un ordigno nucleare e usarlo senza remore. Gli attentatori suicidi non si possono scoraggiare con la minaccia di una rappresaglia. Un altro pericolo \u00e8 che una carenza di comando o controllo possa indurre un lancio accidentale di missili nucleari, che provocherebbero rappresaglie. Dal 1945 si sono verificati decine di incidenti con armi nucleari.<\/p>\n<p>Ike Jeanes ha stimato la probabilit\u00e0 in termini temporali perch\u00e9 si possa verificare una futura catastrofe nucleare a partire da vari presupposti. Supponiamo che ci siano 10 nazioni che posseggano armi nucleari e che inoltre ciascuna di esse sia pacifica e tecnicamente competente tanto da essere in grado mediamente di evitare per 500 anni un uso, intenzionale o accidentale, di armi nucleari (un periodo pi\u00f9 del doppio di quello trascorso dalla dichiarazione di indipendenza USA). Anche con questi presupposti, il ricorso al nucleare sar\u00e0 pur sempre pericolosamente vicino: la probabilit\u00e0 che si usino armi nucleari entro 50 anni \u00e8 del 63%, entro 100 anni dell\u201987%, entro 200 anni del 98%, ed entro 500 anni del 99.99%, pressoch\u00e9 una certezza. A meno che eliminiamo le armi nucleari, sar\u00e0 solo questione di tempo perch\u00e9 vengano usate.<\/p>\n<p>Lo sviluppo di armi nucleari \u00e8 stato giustificato sostenendo che sono pi\u00f9 economiche di armi convenzionali equivalenti. In termini di potere distruttivo, \u00e8 vero (producono \u201cpi\u00f9 esplosioni a dollaro\u201d o \u201cpi\u00f9 macerie a rublo\u201d), ma non per quanto riguarda l\u2019acquisizione di una maggiore sicurezza: tutte le potenze nucleari spendono per la difesa una quota maggiore del proprio reddito rispetto alla media mondiale.<\/p>\n<p>Qualcuno ha sostenuto che le armi nucleari hanno contribuito a evitare la guerra. Ma di fatto dal 1945 gli otto paesi in possesso di armi nucleari sono stati coinvolti in guerra oltre otto volte in pi\u00f9, in media, di quanto non lo siano stati tutti i paesi non-nucleari Qualcuno attribuisce alle armi nucleari di aver evitato la guerra nucleare, il che \u00e8 grottesco: senza armi nucleari non poteva esserci guerra nucleare. Le perdite nel caso di una guerra nucleare sarebbero cos\u00ec enormi che, anche in caso di bassa probabilit\u00e0, sono un problema che gli economisti non possono ignorare. L\u2019astronomo Carl Sagan e i suoi collaboratori scoprirono nel 1983, con l\u2019aiuto di un modello dell\u2019atmosfera terrestre, che la distruzione di una guerra nucleare andrebbe ben oltre il solo impatto provocato dall\u2019onda termica, dall\u2019esplosione, e dalle malattie provocate dalle radiazioni. La polvere e il fumo diffusi nella stratosfera permarrebbero per mesi, bloccando la luce solare e raffreddando la superficie terrestre in un \u201cinverno nucleare\u201d. I raccolti sarebbero distrutti e chi sopravvivesse all\u2019impatto immediato potrebbe morire di fame e di freddo. Ci\u00f2 potrebbe anche porre fine alla civilt\u00e0 e ipotecare la stessa sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0. Evitare la guerra nucleare \u00e8 una precondizione per tutti gli altri obiettivi dell\u2019 umanit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u20198 luglio 1996, il Tribunale Mondiale dichiar\u00f2 la minaccia o l\u2019uso di armi nucleari contrari al diritto internazionale in quasi ogni circostanza concepibile e afferm\u00f2 unanimemente che le nazioni nucleari hanno l\u2019obbligo di condurre negoziati che giungano al completo disarmo nucleare. Altre armi di distruzione di massa sono gi\u00e0 state bandite da trattati. Un primo passo immediato dovrebbe essere l\u2019adozione di una politica di non primo uso. Se nessuno dovesse usare armi nucleari per primo, esse non sarebbero mai usate. Ma dall\u2019attacco terroristico al <em>World Trade Center <\/em>e al Pentagono l\u201911 settembre 2001, gli USA hanno sostenuto il diritto di usare armi nucleari preventivamente anche contro nazioni che non ne siano in possesso. Ironicamente, ci\u00f2 d\u00e0 un grosso incentivo a tali nazioni per l\u2019acquisizione di armi nucleari al fine di dissuadere un attacco USA.<\/p>\n<p><em>Fine<\/em><em> della Prima Parte. Si prega di leggere la Seconda Parte.<\/em><em> <\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/06\/economia-di-guerra-e-di-pace-dietrich-m-fischer\/\" > <\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/06\/economia-di-guerra-e-di-pace-dietrich-m-fischer\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teoria economica pu\u00f2 contribuire a una migliore comprensione di come possono essere risolti senza violenza i conflitti d\u2019interesse, e di come possiamo costruire un sistema di pace costituito da politiche in reciproco rafforzamento che garantiscano il benessere generale e la trasformazione pacifica dei conflitti.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-12930","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12930"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12930\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}