{"id":1320,"date":"2008-10-06T00:00:00","date_gmt":"2008-10-06T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2008\/10\/italian-gandhi-mi-ha-detto\/"},"modified":"2008-10-06T00:00:00","modified_gmt":"2008-10-06T00:00:00","slug":"italian-gandhi-mi-ha-detto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2008\/10\/italian-gandhi-mi-ha-detto\/","title":{"rendered":"(ITALIAN) GANDHI MI HA DETTO"},"content":{"rendered":"<p>Irrequieto come Bruce Chatwin, colto, aristocratico, curioso, cercatore della verit&agrave;, artista, giramondo, avventuriero,&nbsp; negli anni che precedono la bufera di violenza che spazzer&agrave; l&rsquo;Europa e il mondo intero, Lanza del Vasto apr&igrave; la via del pellegrinaggio verso l&rsquo;India, lungo la quale si incammineranno a migliaia i giovani figli dei fiori trent&rsquo;anni dopo.<\/p>\n<p>Ma, come dir&agrave; in seguito, &ldquo;quando, nell&rsquo;autunno 1936, partivo per l&rsquo;India, non cercavo l&rsquo;India&rdquo; (L&rsquo;arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, Milano 1980). Tentava di fuggire dalle nubi di guerra che si andavano addensando sull&rsquo;Europa, alla ricerca di una alternativa che aveva intravisto nella dottrina della nonviolenza predicata e praticata dal Mahatma Gandhi. Animato dalla stessa inquietudine esistenziale del principe Siddhartha, fuggiva&nbsp; dalla ricchezza e dagli sfarzi che la vita mondana e cittadina gli proponeva, incompatibili con la sua scelta di povert&agrave; e semplicit&agrave;. &ldquo;Quel viaggio fu come un grande amore&rdquo;, un pellegrinaggio alle sorgenti della nonviolenza, che Lanza del Vasto raccont&ograve; con stile elegante e a tratti arguto in un testo destinato a diventare ben presto libro di culto. Rileggere oggi Pellegrinaggio alle sorgenti &#8211; riproposto da Il Saggiatore, (pp. 283, 16 euro) nella traduzione del testo francese del 1943, approntata sei anni dopo dall&rsquo;autore stesso &#8211; &egrave; come andare indietro nel tempo, in un&rsquo;India che scompare. <\/p>\n<p>Dopo essere approdato a Ceylon, l&rsquo;odierna Sri Lanka, e aver attraversato met&agrave; dell&rsquo;India, Lanza del Vasto arriva nell&rsquo;ashram di Gandhi, a Wardha, dove rimarr&agrave; per tre mesi al fianco del &ldquo;Re dei Reietti&hellip; Il condottiero degli inermi, il padre dei paria&hellip; colui che solo nel deserto di questo secolo ha mostrato un&rsquo;oasi verde, offerto una sorgente agli assetati di giustizia&rdquo;. E incontra altri &ldquo;pellegrini&rdquo;, il pi&ugrave; famoso dei quali, Abdul Ghaffar Khan, &ldquo;un uomo d&rsquo;alta statura dal profilo a taglio di scure&rdquo; diventer&agrave; il leader musulmano di un esercito di centomila soldati nonviolenti che metteranno in scacco gli inglesi lungo la mitica frontiera del Kyber Pass, che&nbsp; separa l&rsquo;odierno Pakistan dall&rsquo;Afghanistan (Eknath Easwharan, Badshah Khan, Sonda, Torino 1990): alternativa concreta ed efficace contro&nbsp; ogni forma di terrorismo.<\/p>\n<p>A Wardha, Lanza del Vasto rafforza la sua conversione alla nonviolenza in un fruttuoso confronto con Gandhi e ne delinea il pensiero in pagine intense e chiare: &ldquo;la nonviolenza del solitario &egrave; dignit&agrave; di chi resta immune dal contagio della collera anche al contatto dell&rsquo;aggressore&rdquo;. Essa differisce da quella collettiva perch&eacute; quest&rsquo;ultima &ldquo;pu&ograve; diventare contagiosa&rdquo; per l&rsquo;uomo comune. &ldquo;L&rsquo;esempio d&rsquo;un popolo intero, impegnato in una mitica impresa, lo trasciner&agrave; quasi senza che lo voglia. Il primo a subire il contagio &egrave; il nemico sul quale l&rsquo;audace pazienza della moltitudine esercita un&rsquo;azione paralizzante&rdquo;.&nbsp; Sono le stesse parole con le quali si esprimer&agrave; mezzo secolo dopo Vaclav Havel per descrivere il &ldquo;potere dei senza potere&rdquo; manifestatosi nelle rivoluzioni del 1989.<\/p>\n<p>Nell&rsquo;aprile 1937, Shantidas, il Servitore-di-Pace,&nbsp; nome dato da Gandhi a Lanza del Vasto, si appresta a compiere un impegnativo pellegrinaggio nel pellegrinaggio. Ha inizio il viaggio verso le sorgenti del Gange, quelle &ldquo;acque sacre&rdquo;&nbsp; ancora oggi meta di avventurosi viaggiatori (Alter Stephen, Acque sacre, Ponte alle grazie, Milano 2002) E&rsquo; l&rsquo;iniziazione alla ricerca interiore, allo yoga, alla riscoperta di quelli che Lanza del Vasto definiva (&egrave; anche il titolo di un suo libro, Gribaudi, Torino 1988)&nbsp; &ldquo;principi e precetti di ritorno all&rsquo;evidenza&rdquo;. In questa parte del suo peregrinare, giunse vicino al Tibet e vide le carovane che provenivano dal pi&ugrave; grandioso di tutti i pellegrinaggi che si possano intraprendere: il kora del Kailash, il mitico monte Meru venerato da buddhisti, hindu, jainisti, bon e dai cercatori di verit&agrave; e nonviolenza. &nbsp;<\/p>\n<p>Se il Kailash &egrave; la montagna sacra per eccellenza, dotata di uno straordinario potere &ldquo;tanto grande e tuttavia cos&igrave; sottile che, senza costrizione, la gente giunge da ogni dove, come se fosse attirata dalla forza di una calamita invisibile&rdquo;,&nbsp; Gandhi &egrave; la sorgente dell&rsquo;ahimsa, capace di emanare un&rsquo;analoga forza di&nbsp; attrazione&nbsp; religiosa e politica e di ispirare visioni e azioni che si sono diffuse ovunque nel mondo.&nbsp; La resistenza e la tenacia di Shantidas furono messe a dura prova durante questa sorta di iniziazione all&rsquo;India profonda e di noviziato allo yoga: &ldquo;Avevo intrapreso il pellegrinaggio alle Sorgenti per penetrare nelle tradizioni del paese dove volevo stabilirmi&hellip; ma un nuovo pensiero fece strada in me: che&hellip;il posto di un discepolo occidentale di Gandhi fosse in occidente e il suo compito fosse quello di seminare nella terra pi&ugrave; ingrata: a casa propria.&rdquo;&nbsp; Ritornato a Wardha, nel settembre dello stesso anno, espose questo suo progetto e i dubbi che lo assillavano a Bapu,&nbsp; nome affettuoso con cui i pi&ugrave; intimi si rivolgevano a Gandhi, e ne ricevette conferma, a patto di sentirsi chiamato dalla &ldquo;voce interiore&rdquo;. &nbsp;<\/p>\n<p>Ma come essere certi di tale chiamata? &ldquo;Bapu ha forse ragione: non sono chiamato da niente e da nessuno. Perch&eacute; dunque mi son messo in testa che avrei qualche cosa da insegnare ad altri?&rdquo; Pochi mesi dopo, nel febbraio 1938, fu Gandhi stesso ad aiutarlo a superare gli ultimi dubbi con queste parole: &ldquo;&egrave; bene che tu vada e cerchi lungi da me la prova che desideri. Vedrai se la nonviolenza &egrave; in te abbastanza forte per imporsi da s&eacute; a quelli che ti circondano&hellip; Vedrai da vicino la contesa tra Musulmani ed Ebrei che mi tormenta tanto, mi dirai ci&ograve; che hai pensato&rdquo;. E aggiunse: &ldquo;Tu sei uno di loro, forse arriverai a portarli verso la nonviolenza. Io ne sono incapace. Anche quando, per eccezione, ne accettano l&rsquo;idea, they do not know to handle it, non sanno come maneggiarla. E che bella cosa sarebbe riuscirvi! La vostra&nbsp; razza &egrave; intraprendente, ardita, fresca. S&igrave;, essa possiede una freschezza che a noi manca. Non &egrave; impegolata come noi nel peso del passato&rdquo;.<\/p>\n<p>Poco dopo, Shantidas rientr&ograve; in Europa, con un viaggio avventuroso che lo port&ograve; a tentare invano di compiere il pellegrinaggio in Terra Santa. Ma lo spirito del pellegrino non lo aveva ancora abbandonato e riusc&igrave; a ritornarvi nei mesi successivi incalzato dall&rsquo;urgenza degli eventi: &ldquo;la guerra ci veniva addosso, non c&rsquo;era tempo da perdere, subito, subito!&rdquo;<\/p>\n<p>Passarono ancora alcuni anni prima che il suo sogno si realizzasse: fondare i villaggi gandhiani d&rsquo;occidente nel sud della Francia, che nel corso degli anni si fecero promotori di lotte nonviolente contro la militarizzazione del territorio, contro la guerra in Algeria, contro le armi nucleari, a favore dell&rsquo;obiezione di coscienza e per uno stile di vita e una economia coerentemente nonviolente.<\/p>\n<p>Nel frattempo, i pellegrinaggi continuarono. Lanza del Vasto torn&ograve; in India nel 1954 per conoscere Vinoba Bhave, l&rsquo;erede spirituale di Gandhi impegnato nella campagna di redistribuzione nonviolenta delle terre. E subito dopo fu la volta della Sicilia di Danilo Dolci. Da allora la nonviolenza ha cominciato a diffondersi, sempre incalzata da venti di guerra. Saremo capaci di realizzare per tempo il tanto agognato futuro nonviolento? La strada &egrave; stata aperta, altri pellegrini dovranno mettersi in cammino.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.cssr-pas.org\/portal\/2008\/10\/gandhi-mi-ha-detto-nanni-salio\/\" >GO TO ORIGINAL<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Irrequieto come Bruce Chatwin, colto, aristocratico, curioso, cercatore della verit&agrave;, artista, giramondo, avventuriero,&nbsp; negli anni che precedono la bufera di violenza che spazzer&agrave; l&rsquo;Europa e il mondo intero, Lanza del Vasto apr&igrave; la via del pellegrinaggio verso l&rsquo;India, lungo la quale si incammineranno a migliaia i giovani figli dei fiori trent&rsquo;anni dopo. 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