{"id":132947,"date":"2019-05-06T12:01:05","date_gmt":"2019-05-06T11:01:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=132947"},"modified":"2019-11-19T10:39:07","modified_gmt":"2019-11-19T10:39:07","slug":"italiano-la-liberazione-e-vecchi-e-nuovi-fascismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2019\/05\/italiano-la-liberazione-e-vecchi-e-nuovi-fascismi\/","title":{"rendered":"(Italiano) La Liberazione e vecchi e nuovi fascismi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/25-aprile-sempre-italia-fascismo.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-132948\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/25-aprile-sempre-italia-fascismo.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/25-aprile-sempre-italia-fascismo.jpg 750w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/25-aprile-sempre-italia-fascismo-300x174.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><em>27 Aprile 2019 &#8211; <\/em>Cento anni fa, il 15 aprile a Milano, Filippo Tommaso Marinetti arringa una piccola folla di borghesi, di fascisti, di Arditi. \u00c8 il poeta che, con il suo Manifesto del futurismo nel 1909, aveva celebrato la distruzione dei musei, delle accademie di ogni specie, aveva esaltato la guerra \u2013 da lui definita <em>sola igiene del mondo<\/em> -, il militarismo, aveva celebrato il disprezzo per la donna. Ma il 15 aprile \u00e8 anche il giorno in cui centinaia di migliaia di proletari sono radunati all\u2019arena di Milano a respirare l\u2019aria di una possibile rivoluzione. Ma da questa massa enorme si \u00e8 staccato un corteo di qualche migliaio di persone che si dirige verso il centro. Lo scontro con i fascisti \u00e8 inevitabile. Ed anche la sproporzione tra le due fazioni \u00e8 enorme, il corteo dei socialisti ha la peggio: come ha commentato Scurati, \u00abA scavare un abisso tra le due schiere entra un diverso rapporto con la morte\u00bb. I fascisti sparano sulla folla, e poi la caricano, a bastonate. La strada si vuota e i fascisti ora si dirigono vero la sede dell\u2019Avanti, il quotidiano socialista. Il locale viene devastato, i macchinari distrutti, l\u2019edificio incendiato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ricordare quel giorno a Milano? Perch\u00e9, a mio modo di vedere, \u00e8 rappresentativo delle componenti fondamentali del fascismo: la violenza, il disprezzo per la cultura e l\u2019esaltazione della guerra. Ma \u00e8 anche l\u2019anno in cui nascono molte di quelle donne e di quegli uomini che faranno l\u2019altra Italia. L\u2019Italia della Costituzione repubblicana. L\u2019Italia dei diritti. Quella libertaria che si sarebbe espressa appunto nella Costituzione del 1\u00b0 gennaio 1948. Ed \u00e8 sempre l\u2019anno in cui, qualche mese dopo, per l\u2019esattezza il 22 luglio, nasceva Nuto Revelli, comandante partigiano, storico della seconda guerra mondiale e della resistenza, ma lui rifiutava il titolo di storico, affermando di essere un semplice testimone. Un testimone alla ricerca della verit\u00e0. Poco pi\u00f9 che ventenne, scriveva dal fronte russo: \u00abCercavo la verit\u00e0 anche se mi feriva: tentavo di buttare il falso per far posto al vero, a costo di sentirmi l\u2019animo vuoto ma pulito\u00bb<em>. <\/em>(p.7). Dunque una stessa data, ma due percorsi opposti. L\u2019uno fondato appunto sulla celebrazione delle armi, sulla prevaricazione del forte sul debole, dell\u2019uomo sulla donna, sul razzismo, sul disprezzo per la cultura; l\u2019altra che avr\u00e0 sul suo programma il rifiuto della guerra (Nuto scriveva dal fronte: \u00abmai pi\u00f9 una guerra!\u00bb), la solidariet\u00e0, il rispetto dell\u2019Altro, del diverso. Che, soprattutto affermer\u00e0 <strong>la centralit\u00e0 dell\u2019umano, la sua universalit\u00e0.<\/strong> Il primo nutrito di menzogne, il secondo orientato alla ricerca della verit\u00e0. Una ricerca che cost\u00f2 moltissimo: ricordiamoli questi dati, quasi cinquantamila morti, trentamila deportati politici di cui 10.000 non fecero ritorno. Per non parlare degli ebrei deportati, dei deportati militari e dei costi pagati dalla popolazione civile, dalle Fosse ardeatine a Marzabotto, a Boves\u2026<\/p>\n<p>Oggi siamo qui a dialogare nuovamente con loro, con quei resistenti, e non soltanto perch\u00e9 lo riteniamo giusto, ma perch\u00e9, con le testimonianze che ci hanno lasciato, \u00e8 nostro compito, oggi pi\u00f9 che mai, di riaffermarle quella verit\u00e0, Anzi, di ridare loro quella luce che, col tempo, si \u00e8 molto indebolita. E oggi pi\u00f9 che mai dobbiamo farlo, ch\u00e9, lasciatemelo dire, abbiamo il <strong>peggior governo<\/strong> ed il <strong>peggior clima di\u00a0 intolleranza<\/strong> da quando il nostro Paese si \u00e8 liberato dai nazifascisti. Abbiamo un governo che nella sua componente pi\u00f9 autoritaria e razzista \u2013 e che <strong>proprio per questi aspetti<\/strong> incontra purtroppo una crescente approvazione nell\u2019elettorato italiano -fa pensare ad una continuit\u00e0 con gli anni della dittatura. Perch\u00e9, badate bene, quegli ingredienti ci sono tutti, anche se, inevitabilmente in vesti diverse e pertanto non immediatamente riconoscibili. Allora erano visibili, erano oggetto di vanto, elementi portanti di quella nuova barbarie, ora compaiono qua e l\u00e0 come segni o segnali della presenza di una nera corrente sotterranea che mai ha smesso di scorrere, e se non siamo preparati, rischiamo di esserne travolti una seconda volta. Prender\u00f2 in considerazione tre aspetti di questa eredit\u00e0. Il primo, la violenza e il razzismo che l\u2019accompagnano; il secondo, l\u2019imbarbarimento culturale; il terzo l\u2019accettazione della guerra come strumento di soluzione dei conflitti.<\/p>\n<p>Partiamo dalla violenza. E qui voglio richiamare l\u2019attenzione non tanto sui pur ripetuti episodi di aggressione al \u2018diverso\u2019 (rom e migranti) da parte di nazifascisti come Casa Pound o da singoli suprematisti, quanto sui rigurgiti razzisti dell\u2019italiano comune. (forse anche ispirati da vergognosi precedenti, quali gli insulti rivolti da Calderoli ad una collega, nel sostanziale silenzio del Parlamento). Mi riferisco alle aggressioni verbali e non rivolte a donne, uomini e bambini, che non appartengono ad uno specifico gruppo, la cui unica colpa \u00e8 il non essere bianchi. Sono senegalesi, ivoriani, indiani, pakistani e via discorrendo. Gli hanno urlato: <em>negro di merda, puzzi di morto, potresti far schifo ai clienti<\/em>. Gli hanno ricordato che il loro colore \u00e8 sbagliato: <em>non vogliamo essere serviti da cameriere di colore; non voglio essere servita da un negro.<\/em> Sono stati minacciati:<em>mi fai schifo, ti taglio la testa<\/em>. Sono stati aggrediti fisicamente: presi a <em>calci e pugni<\/em>, <em>spintonati e gettati a terra<\/em>. Gli hanno sparato, con l\u2019intento di ucciderli.\u00a0 Dal loro canto, neppure gli aggressori sembrano esibire qualche tratto specifico. Tra loro ci sono adolescenti \u2013 quelli che hanno proposto di dipingere di bianco il loro compagno di scuola, africano, dell\u2019episodio di Bari \u2013 o che aggrediscono i bambini rom; ci sono donne che fanno la spesa al supermercato; ci sono clienti di ristorante; ci sono titolari di esercizi pubblici; ci sono conducenti di autobus di linea. Non sono persone con caratteristiche particolari. Sono persone come noi. Certo, mi direte, sono episodi isolati. E che, dunque, \u00e8 sbagliato generalizzare. E infatti ci\u00f2 che preoccupa non sono loro, bens\u00ec coloro che hanno assistito alle aggressioni ed hanno girato la testa dall\u2019altra parte. Sono gli spettatori. Non sapremo mai quanti sono, ma sappiamo per certo che sono troppi! Sono gli italiani in preda a due sentimenti che si rafforzano a vicenda: la paura, la paura del diverso da un lato, l\u2019indifferenza dall\u2019altro lato. La prima costruita ad arte dall\u2019attuale classe politica. La seconda che esprime la perdita di valore dei legami sociali, il venire meno di quelle trame di solidariet\u00e0 che ancora, nell\u2019immediato dopoguerra, noi adolescenti avevamo percepito e che hanno reso, nella memoria, quella stagione la pi\u00f9 felice della nostra vita.<\/p>\n<p>E poi, ad ispirare e soprattutto a legittimare quegli atteggiamenti, la sistematica, calcolata politica di messa in mora della Costituzione, di smantellamento dello stato di diritto da parte degli attuali governanti. Perch\u00e9 di questo si tratta. Dico cose conosciute ma da appuntare. Andiamo dalla delega ai cittadini ad autodifendersi \u2013 ma non dovrebbe \u00a0pensare lui a difenderci, il ministro degli interni proprio per il suo ruolo istituzionale?-, agli ordini al Capo della Polizia, al Comandante Generale dell\u2019Arma dei Carabinieri, al Comandante Generale della Guardia di Finanza, al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e al Comandante Generale della Capitanerie di Porto di vigilare sulla nave \u201cMare Jonio\u201d, per impedire che possa compiere altri salvataggi in mare, alle ordinanze dei Prefetti\u00a0 che permettono alle forze dell\u2019ordine di allontanare da alcune zone della citt\u00e0, le \u201czone rosse\u201d appunto, chi \u00e8 stato denunciato per percosse (uno schiaffo), lesioni, rissa, spaccio di stupefacenti. E chi ha ricevuto contestazioni relative alle regole del commercio. In pratica i venditori ambulanti. Denunciato, notate bene. Non chi ha violato la legge! Insomma, nelle migliori delle ipotesi un\u2019apartheid all\u2019italiana. Nella peggiore uno spazio di arbitrio per allontanare chiunque abbia in qualche modo manifestato in pubblico il proprio dissenso, nel corso, ad esempio, di una manifestazione non autorizzata, o di un blocco stradale. E in linea con questa politica ricordiamo le ordinanze anti-barboni, a cui sindaci leghisti ricorrono sempre pi\u00f9 frequentemente in nome del decoro urbano. Ordinanze che colpiscono gli ultimi degli ultimi, per affermare, attraverso la loro colpevolizzazione, che oggi, contro i principi fondamentali dello stato di diritto (primo fra tutto, <em>l\u2019habeas corpus<\/em>, e cio\u00e8 il diritto dell\u2019arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato) basta essere colpevoli per ci\u00f2 che si \u00e8 (rom, migranti, comunisti?); non \u00e8 necessario aver violato la legge. Precedenti che aprono lo spazio a qualunque tipo di arbitrio.<\/p>\n<p><strong>La guerra<\/strong><\/p>\n<p>Certo non sbandieriamo pi\u00f9 il nostro esercito come il migliore del mondo, con quella becera arroganza dei discorsi dei generali alle sfilate ufficiali delle nostre truppe in partenza per il massacro russo, e neppure sappiamo quanto prudano le mani ai nostri generali dalla voglia di menarle. Ma le occasioni non sono mancate \u2013 vedi la guerra nella ex Jugoslavia \u2013 e a leggere le intenzioni del nostro padrone, gli Stati Uniti, le occasioni potrebbero non mancare. Perch\u00e9 noi siamo nella NATO, un\u2019organizzazione che, come ha recentemente ricordato il pi\u00f9 attento studioso della politica estera americana, Choussudowki, ha come obiettivo \u201cl\u2019occupazione militare dell\u2019Europa occidentale\u201d. Su altre parti del mondo hanno da tempo provveduto le 500 e passa basi militari. E a qualcosa serviranno! E se non siamo ancora diventati ciechi del tutto grazie alle menzogne sistematiche della stampa borghese, non possiamo non vedere come la NATO, a comando statunitense, sta minacciando in misura crescente i delicati equilibri politici mondiali attraverso una politica aggressiva nei confronti della Russia. La versione ufficiale, naturalmente, \u00e8 che \u00e8 la Russia ad essere aggressiva. E noi produciamo armi, tante, e le esportiamo, a massacrare, ad esempio, le popolazioni civili dello Yemen.<\/p>\n<p>Infine la cultura. Marinetti nel 1919 voleva distruggerla. Le biblioteche, i centri\u2026 \u00a0Noi, e non da oggi, ci siamo messi su quella strada, non soltanto attraverso un sistematico depauperamento delle risorse investite nell\u2019Istruzione (siamo i penultimi in Europa in termini di investimenti) e nel totale abbandono dello straordinario capitale culturale storico del nostro Paese, ma anche pi\u00f9 in generale in un diffuso disprezzo per tutto ci\u00f2 che sa di cultura. Infatti oggi vogliamo chiudere i giornali, non quelli al servizio della borghesia e del capitale, ma quelli indipendenti (v. Il Manifesto e L\u2019Avvenire) e spegnere quella voce \u2013 Radio radicale \u2013 che ha l\u2019unico torto di raccontare ci\u00f2 che la classe politica \u00e8 disposta a farci sapere. Certo, verranno colpiti anche i giornali di destra (ad esempio \u00abIl Foglio\u00bb). Ma forse \u00e8 la nota strategia di colpire nel mucchio per colpire qualcuno in particolare. Il linguaggio fa parte di questo imbarbarimento. Pensiamo ad esempio ad un termine come sgombero. Un tempo si sgomberavano magazzini, i garage, mansarde, e che so io. Oggi sgomberiamo donne e bambini, la cui unica colpa \u00e8 di avere fatto valere il diritto costituzionale a un\u2019abitazione, li sgomberiamo perch\u00e9 sono merci, ma merci non in vendita sul mercato, perch\u00e9 merci scadute.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, assistiamo da tempo a un vero e proprio ribaltamento della realt\u00e0. A spacciare come verit\u00e0 le menzogne. Emblematica \u00e8 la lettura ufficiale della conclusione della prima guerra mondiale.\u00a0 L\u2019autunno scorso ne \u00e8 stato celebrato il centenario. Ma quale vittoria? \u00a0I 650.000 morti, chiamati caduti? Per contare soltanto i nostri morti, perch\u00e9 i nemici non sono morti anche loro?\u00a0 Eppure, riabilitazione della guerra, elogio del massacro, il tutto accompagnato dal rituale del milite ignoto tumulato, non a caso, nel vittoriano il 4 novembre del 1921.<\/p>\n<p><strong>Disattenzione: continuit\u00e0 con il passato<\/strong><\/p>\n<p>Pochi ci avevano messo in guardia. Tra questi, Nuto Revelli, che scriveva nel suo <em>Le due guerre<\/em>: \u00abDopo la liberazione, i fascisti rialzano la testa e incominciano le denunce contro i partigiani\u00bb e ancora come ha inizio l\u2019epurazione nell\u2019esercito: \u00abnelle file del nuovo esercito \u00e8 pi\u00f9 gradito un fascista che un partigiano, che un sospetto comunista. Altro che nuovo esercito nato dalla resistenza, nato dalla lotta di liberazione\u00bb. Non \u00e8 un caso che chi coglieva questi segnali non si rassegnasse. C\u2019\u00e8 un episodio, poco noto ma assai significativo, l\u2019episodio di Sante Libera:<strong> \u00ab<\/strong>una sessantina di partigiani, in una situazione ormai normalizzata, [\u2026], con armi e bagagli si sistemano a caposaldo, occupano una collina al confine tra le province di Cuneo e di Asti. \u00c8 il 20 agosto, e questi giovani partigiani, amareggiati per il provvedimento di amnistia che rimette in libert\u00e0 i fascisti e per l\u2019inadempienza del governo De Gasperi nei confronti delle rivendicazioni dei partigiani, decide di riprendere le armi per ottenere giustizia. \u00c8 una manifestazione di protesta che rischia di estendersi a macchia d\u2019olio, perch\u00e9 corre voce che i partigiani siano tornati in montagna. Pochi giorni, poi l\u2019episodio si risolve con un compromesso, realizzato a Roma da Pietro Nenni vicepresidente del consiglio [\u2026],Tutto rientra nella norma\u00bb. Insomma,\u00a0 anche grazie alla stessa retorica ufficiale che molto presto ingess\u00f2, disumanizzandola, e rendendolo pertanto inoffensiva la Resistenza,\u00a0 le pulsioni fasciste hanno continuato a vivere nel corpo della nostra societ\u00e0. Sono ritornate malamente camuffate nella politica del Movimento Sociale Italiano (MSI), e nelle istituzioni, dove i vecchi fascisti hanno riconquistato le loro posizioni negli apparati dello Stato, dalla burocrazia alla giustizia. E non sollev\u00f2 nessuno scandalo, nessuna voce indignata si alz\u00f2 per denunciarla, una delle scelte pi\u00f9 ignobili e pi\u00f9 rappresentative del clima post liberazione, quando a capo della Corte Costituzionale dopo la Liberazione, venne eletto Lazzariti Gaetano, un signore che poteva vantare, nel suo curriculum, niente di meno che l\u2019essere stato il Presidente del Tribunale per la purezza della razza.<\/p>\n<p><strong>Invertire la rotta<\/strong><\/p>\n<p>Invertire la rotta, ma come? Sicuramente \u00e8 importante continuare a raccontare le storie di coloro che hanno cercato la verit\u00e0. Vuol dire allora raccontare dei Revelli, dei Fillak, dei Galimberti, e prima ancora, dei Gobetti, dei Gramsci, dei Matteotti, dei fratelli Rosselli, e che nessuno venga dimenticato. Storie da \u2018sbattere in faccia\u2019 per svegliare i sonnolenti, per scuotere gli indifferenti, per convincere gli scettici, per rassicurare i paurosi, spiegando a tutti che <strong>non \u00e8 mai tardi. <\/strong>Senza dimenticare che anche gli esseri comuni, gente come noi, hanno potere e possono fare storia<strong>.<\/strong> Esempi passati lo dimostrano. La messa in sicurezza dell\u2019intera comunit\u00e0 ebraica in piena occupazione nazista da parte di comuni cittadini danesi, il salvataggio di centinaia di antifascisti e di ebrei da parte degli abitanti di un villaggio del sud della Francia\u00a0 occupata dalle truppe tedesche sono gli esempi pi\u00f9 noti. Ci sono esempi oggi. Esempi importanti, straordinariamente esemplari come l\u2019esperienza di Riace, un progetto messo in piedi dal sindaco Mimmo Lucano e dai suoi abitanti, che inizia alla fine degli anni 90, con i primi sbarchi. Un progetto dove lavoro, accoglienza e cultura condivisa dimostrano in maniera inconfutabile che l\u2019integrazione \u00e8 possibile e che ha successo, se si \u00e8 disposti a rendere operanti i valori della nostra Costituzione anche se ci\u00f2 pu\u00f2 avere dei costi. Perch\u00e9 dietro ogni Antigone c\u2019\u00e8 sempre un Creonte. E Antigone fa paura! Altrimenti come spiegare il feroce accanimento del Ministro degli Interni contro l\u2019intero progetto e il suo sindaco? Ed \u00e8 soltanto di qualche giorno fa la notizia che si sta per aprire un nuovo processo nei confronti di Mimmo Lucano, e che, naturalmente, il Ministero degli Interni si costituisce parte civile! Una violenza questa \u2013 perch\u00e9 di violenza si tratta \u2013 che sa di fascismo. E mi sento di dirlo con ragione di causa, perch\u00e9 io quella violenza l\u2019ho vissuta e so dunque riconoscerla.<\/p>\n<p>E poi, \u00e8 doveroso menzionare almeno ancora un\u2019altra vicenda, a proposito di gente comune. Quella del bar Hobbit di Ventimiglia, quando all\u2019ordinanza del sindaco PD di Ventimiglia che vieta \u00abla somministrazione di cibo ai migranti\u00bb, ha risposto Delia, la titolare del bar, continuando a tenere aperto il suo bar ai migranti, per dare loro la possibilit\u00e0 di un panino e un luogo in cui sedersi e parlare. Delia diventa cos\u00ec, per i migranti, Mamma Africa. Ma, la sua scelta ha dei costi. A poco a poco, perde i clienti tradizionali e subisce anche insulti e minacce. Poi cominciano a mancare i soldi. La chiusura del bar \u00e8 vicina. Ma la storia finisce sui giornali e sui social e finalmente si attiva una catena di solidariet\u00e0. Il bar Hobbit, per ora, \u00e8 salvo, ma non bisogna abbassare la guardia.<\/p>\n<p>Bene, queste storie \u2013 e tante altre di cui abbiamo sentito parlare \u2013 ci dicono che raccontare va bene, ma che la narrazione non pu\u00f2 essere scissa dall\u2019azione, dalla pratica, dalla militanza. Anche e forse soprattutto nel quotidiano, attraverso scelte che non mettano pi\u00f9 al centro quella ingannevole parola che \u00e8 il progresso, ma la natura con l\u2019uomo dentro, all\u2019insegna di un modello di sviluppo alternativo.<\/p>\n<p>Il mio augurio pertanto \u00e8 che questa sensazione forte che stiamo provando in questo momento, la sensazione di condividere una stessa visione del mondo e il consapevole orgoglio di possederla, ci accompagni nelle pratiche quotidiane e si trasmetta, come un felice contagio, ai nostri figli, ai nostri nipoti ai nostri amici. E perch\u00e9 non fare nostra la piccola ma preziosa ribellione che ci suggerisce Vaclav Havel, scrittore, uomo politico, presidente della repubblica cecoslovacca, attraverso la bella metafora dell\u2019ortolano \u2013 dell\u2019uomo ordinario \u2013 nella societ\u00e0 totalitaria? Costui, a un certo punto, decide di non pi\u00f9 esporre, tra le sue verdure, il cartello che recita \u201cproletari di tutto il mondo unitevi\u201d. Egli ne ha <em>riconosciuto <\/em>la falsit\u00e0 e, con quel gesto, fa sapere che, da quel momento, non intende pi\u00f9 vivere nella menzogna. A questo punto, una cliente che fa la spesa da lui nota l\u2019assenza del cartello e, tornando all\u2019ufficio, decide anche lei di togliere ci\u00f2 che \u00e8 affisso alla sua porta. E forse pure il collega dell\u2019ufficio accanto rimuover\u00e0 il suo cartello. E forse\u2026<\/p>\n<p>Che non si debba nuovamente constatare che, come scriveva Giacomo Matteotti l\u2019anno prima di essere assassinato (1924), \u00abl\u2019arbitrio si \u00e8 sostituito alla legge, lo Stato asservito alla fazione, e divisa la nazione in due ordinamenti, dominatori e sudditi\u00bb<em>. <\/em>Rifacciamolo nostro quello che Revelli ha chiamato <em>il miracolo della resistenza, <\/em>e continuiamo a <em>seminare dei partigiani autentici, delle \u2019teste calde\u2019.<\/em> E diciamo tutti assieme: viva la Resistenza!<\/p>\n<p>___________________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Amedeo-Cottino.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-132949 size-full\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Amedeo-Cottino-e1556959941992.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"135\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Amedeo Cottino &#8211; Professore di Sociologia del Diritto Facolt\u00e0 di Scienze Politiche &#8211; Universit\u00e0 di Torino<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2019\/04\/27\/la-liberazione-e-vecchi-e-nuovi-fascismi-amedeo-cottino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>27 Aprile 2019 &#8211; Cento anni fa, il 15 aprile a Milano, Filippo Tommaso Marinetti arringa una piccola folla di borghesi, di fascisti, di Arditi. 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