{"id":139767,"date":"2019-08-12T12:00:00","date_gmt":"2019-08-12T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=139767"},"modified":"2019-08-06T10:56:08","modified_gmt":"2019-08-06T09:56:08","slug":"italiano-dissacrare-i-confini-costruire-contatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2019\/08\/italiano-dissacrare-i-confini-costruire-contatti\/","title":{"rendered":"(Italiano) Dissacrare i confini, costruire contatti"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 120px;\"><em>Seminario \u201cI confini della disobbedienza\u201d, maggio 2019, Torino &#8211; Promosso dall&#8217;Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini e dal Centro Studi Sereno Regis <\/em><\/p>\n<blockquote><p><em>\u201cAll of our humanity is dependent upon recognizing the humanity in others.\u201d<\/em><br \/>\n&#8212; Desmond Tutu<\/p><\/blockquote>\n<p>Intendo il tema datomi come interrogazione su quanto si debba obbedire e quanto disobbedire ai confini. Quindi: &#8220;dissacrare&#8221; i confini , e per\u00f2 valorizzarli come limite e come punti di incontro: da con-fini a con-tatti (territoriali, culturali, personali)<em>. <\/em>Riflettendo sui confini, vediamo:<\/p>\n<ul>\n<li>limiti del potere<\/li>\n<li>confini sul territorio<\/li>\n<li>confini tra noi persone<\/li>\n<li>confini dentro di noi persone.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>1 \u2013 I confini del potere<\/strong><\/p>\n<p>ll confine pi\u00f9 importante \u00e8 quello posto al potere: nessun potere legittimo \u00e8 illimitato; nessuno ha tutto il potere sugli altri; il potere esercitato senza limiti \u00e8 prepotenza, offesa, violenza. Il potere, di fatto, tende ad espandersi, a sopraffare: il primo problema relativo al potere, nella vita politica, \u00e8 dargli dei limiti chiari.<\/p>\n<p>Lo stato costituzionale di diritto \u00e8 tale perch\u00e9 nessun potere \u00e8 assoluto, nemmeno il potere del popolo: art. 1 Cost. \u201cLa sovranit\u00e0 appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione\u201d.<\/p>\n<p>La democrazia \u00e8 tale non solo perch\u00e9 il potere \u00e8 del popolo, ma perch\u00e9 il popolo non pu\u00f2 fare tutto quello che vuole: non pu\u00f2 opprimere le minoranze, non pu\u00f2 condannare a morte, n\u00e9 a pene che siano \u201ctrattamenti contrari al senso di umanit\u00e0\u201d (art. 27 Cost.)<\/p>\n<p>Sovrano vuol dire \u201csuperiorem non recognoscens\u201d: ma nessuno \u00e8 al di sopra di tutto, nemmeno il popolo. Populismo e sovranismo sono la pretesa di opprimere altri (all&#8217;interno o all&#8217;esterno) perch\u00e9 ogni potere senza regole e limiti \u00e8 ingiusto.<\/p>\n<p>Nemmeno il potere della maggioranza \u00e8 assoluto: sarebbe \u201cdittatura della maggioranza\u201d (Tocqueville). La democrazia non consiste nel dare tutto alla maggioranza, ma nel mantenere la libert\u00e0 e le possibilit\u00e0 delle minoranze. La democrazia non \u00e8 tanto \u201ccomanda la maggioranza\u201d, quanto \u201cla maggioranza non stracomanda sulle minoranze\u201d.<\/p>\n<p>La democrazia \u00e8 un sistema intelligente, perch\u00e9 tutela e coltiva sempre le alternative, dal momento che niente, neppure la migliore giustizia, \u00e8 definitiva e completa. La giustizia \u00e8 pi\u00f9 della legge, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;obiettivo e il limite della legge. La giustizia non \u00e8 individuata sempre dalla maggioranza, ma dal lavoro continuo, ininterrotto, illimitato, della ragione e della coscienza, nel dialogo umano universale, libero, critico, sperimentale, correttivo, amante dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa al mondo che non ha limiti e confini \u00e8 questa ricerca e autocorrezione continua. Il cammino verso la giustizia, per vederla e praticarla, \u00e8 il cammino umano infinito. \u00c8 la dimensione infinita della finitezza umana. Quindi la nostra alta dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Nessuno che ha una funzione di potere pu\u00f2 disobbedire ai confini del potere. Chi ha una funzione di potere deve obbedire ai confini del potere.<\/p>\n<p><strong>2 \u2013 Confini sul territorio<\/strong><\/p>\n<p>Erano dichiarati \u201csacri\u201d i confini della Patria, perci\u00f2 ad essi si sacrificavano vite umane &#8211; come su un altare cruento ed esaltato &#8211; per difenderli, o per allargarli con la conquista. Ritornano falsamente sacri, ora che li si difende contro profughi e migranti. Mentre i profughi hanno bisogno di noi, noi abbiamo bisogno dei migranti.<\/p>\n<p>\u00c8 venuta l&#8217;ora, nel mondo unificato materialmente, che i confini siano alleggeriti, siano dissacrati e naturalizzati, perch\u00e9 viene il tempo della vicinanza e della convivenza. \u00c8 una malvagia politica quella che indurisce i confini, li rende spinosi e taglienti, cementificati, e chiude i porti \u2013 queste braccia aperte, che sono sempre stati e restano sacri per natura, come le vite che vi cercano rifugio; queste aperture da qui ad ogni orizzonte \u2013 negandovi l&#8217;approdo a chi ha bisogno: crimine di lesa umanit\u00e0.\u00a0 \u00c8 difficile dire quanto questa provincializzazione e disumanizzazione del potere, e la sua falsit\u00e0, superi le violenze politiche della storia passata. Importante, davanti a una tale politica, \u00e8 soffrire e reagire: soffrire com-passione per gli esclusi, reagire con in-sofferenza e in-dignazione\u00a0 verso gli escludenti, e con la condanna della loro politica.<\/p>\n<p>Oggi, una reazione sana compare, comincia la resistenza Si moltiplicano le analisi sulla manovra cinica che ha gonfiato una falsa paura negli strati deboli e impoveriti, contro i pi\u00f9 poveri. Ma pi\u00f9 importanti sono le antesignane prassi civili di accoglienza, di apertura mentale e cordiale alla nuova inevitabile positiva vicinanza e convivenza dei popoli.<\/p>\n<p>La vicinanza \u00e8 accresciuta, per necessit\u00e0, dalle tirannie e dalle guerre che scacciano i poveri dalle loro case e terre, dal degrado della terra, che affama, e spinge dove si spera di vivere meglio; ma \u00e8 dovuta anche \u2013 in positivo &#8211; alla comunicazione tra i popoli e al dialogo tra le culture e le forme di vita.<\/p>\n<p>I confini duri, esaltati, tagliano l&#8217;umanit\u00e0 come il machete nel genocidio in Rwanda. Il confine pi\u00f9 duro \u00e8 il \u201cfronte\u201d di guerra, dove una parte nega e colpisce l&#8217;altra. Ma oggi la guerra non \u00e8 pi\u00f9 su un confine territoriale, \u00e8 universalizzata, dal cielo alla terra, da vicino e da lontano, contro tutta una terra abitata: \u00e8 guerra contro i popoli. La distruttivit\u00e0 \u00e8 totale, minacciati siamo tutti. Il confine di guerra \u00e8 dovunque, la guerra \u00e8 nella volont\u00e0 di potenza e di rapina, \u00e8 nei calcoli disumani, nella tecnocrazia con scopi non umani.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 sperare, si deve sperare attivamente &#8211; se riusciremo ad evitare la catastrofe nucleare e ambientale, e a spegnere gli spiriti di odio &#8211; che l&#8217;umanit\u00e0 proceda all&#8217;unit\u00e0 nella diversit\u00e0, all&#8217;universalismo diversificato, alla pluralit\u00e0 delle vie verso il compimento umano.<\/p>\n<p>Ma ora, nell&#8217;immediato, bisogna disobbedire alle politiche crudeli, soprattutto liberare i poveri dall&#8217;inganno del pifferaio che li scatena contro altri poveri, per usarli come servi del proprio potere. Dare al popolo un nemico, quello che sta di l\u00e0 dal fiume, serve ad adescarne gli istinti pi\u00f9 rozzi, ignoranti della nuova realt\u00e0. Il tema politico \u00e8 pi\u00f9 che mai: quale umanit\u00e0?\u00a0 Forse, se ci aiutiamo tutti, riusciremo. La politica \u00e8 il vivere insieme, quindi \u00e8 coscienza di umanit\u00e0, prima che potere, prima che soluzione di problemi.<\/p>\n<p>Ai confini induriti, inferociti, bisogna disobbedire, in nome dell&#8217;unit\u00e0 umana: molteplice e dialettica, ma unit\u00e0. Questo \u00e8 il prodigio e il valore della civilt\u00e0 planetaria: liberamente insieme nella libera diversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>3 &#8211; Confini tra noi persone<\/strong><\/p>\n<p>Ecco un cammino per noi: lo straniero diventa un vicino, il confine si chiama vicinato. Ogni con-fine \u00e8 un con-tatto, occasione di incontro. Il limite mio e il limite tuo com-baciano. Dobbiamo rispettarci, e possiamo anche toccarci, uscire dalla miseria della distanza e chiusura.<\/p>\n<p>Questo vale anche per i nostri corpi, che si toccano felicemente quando riconoscono il limite e il rispetto, l&#8217;alterit\u00e0. L&#8217;alterit\u00e0 ci d\u00e0 consistenza pi\u00f9 che estraneit\u00e0. La violenza fisica, criminale, sessuale, \u00e8 disobbedienza al confine-diritto personale, che \u00e8 sacro, in quanto superiore ad ogni volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p>Lo scontro \u00e8 la negazione dell&#8217;incontro. Il nemico mi nega nel mio essere, mi annulla, come io annullo lui. Fare fronti di inimicizia, fare nemico il diverso, chiamare \u201cinvasione\u201d l&#8217;incontro, \u00e8 tagliare l&#8217;umanit\u00e0: non rompe solo la comunit\u00e0 dei popoli, ma la nostra personale umanit\u00e0. La quale si nutre alla fonte dell&#8217;umanit\u00e0 universale, madre di tutti noi, fisicamente, culturalmente, spiritualmente.<\/p>\n<p>I confini personali distinguono ma con-giungono, con-giungono ma non con-fondono. Io devo limitarmi perch\u00e9 tu viva, per non invaderti, non occuparti; e cos\u00ec tu devi limitarti per non prendermi, non occuparmi, non conquistarmi.\u00a0 Libert\u00e0 e solidariet\u00e0 sono una congiunzione articolata, come la \u201cinsocievole socievolezza\u201d vista da Kant, come le articolazioni del nostro corpo, capacit\u00e0 di differente azione. N\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra sono tutto. Sono tutto insieme.\u00a0 Io vivo grazie a te, se mi riconosci e ti fermi davanti a me. Tu vivi grazie a me se ti riconosco e mi fermo davanti a te. Mi fermo, ti fermi, dove ci incontriamo, dove facciamo un insieme di liberi non solitari, nel dialogo e nella collaborazione.<\/p>\n<p>Ci dice Emmanuel Levinas: si ha coscienza di s\u00e9 solo nell&#8217;incontro con l&#8217;altro. Il volto dell&#8217;altro \u00e8 specchio del mio. Non vedo e non ho coscienza del mio volto, del mio essere, se non vedendo e riconoscendo il tuo. Un esempio banale, scusate: io vedo nel volto dei miei coetanei il mio invecchiare, che non vedo sul mio.<\/p>\n<p>Tra me e te c&#8217;\u00e8 un confine, che rispetto, che non valico, ma ecco che io mi ritrovo anche di l\u00e0 dal confine, riconoscendomi in te. E viceversa. Differenti, abbiamo in comune l&#8217;essere umani. Su questo si basa l&#8217;universale \u201cregola d&#8217;oro\u201d, il principio etico presente, in formulazioni assai simili, in tutte le civilt\u00e0, le morali, le religioni: \u201cTratta gli altri come vorresti essere trattato tu. Non fare agli altri quel che non vorresti che fosse fatto a te\u201d. La ragione di questo respiro per vivere, \u00e8 l&#8217;uguaglianza di valore tra tutti noi, attraverso tutte le possibili differenze; \u00e8 l&#8217;unit\u00e0 nell&#8217;alterit\u00e0.<\/p>\n<p>Sul tema dei confini e contatti tra le culture, tra le spiritualit\u00e0 umane, ci limitiamo ora a segnalare quella linea di pensiero universalista-pluralista, fondamento della pace plurale, espressa da alcune maggiori voci, attraverso tempi e luoghi, nelle culture greco-romana, cinese, indiana, biblica, cristiana, islamica, rinascimentale, riformata-evangelica, moderna pluralista, gandhiana, ecumenica (un autore che ha ricapitolato e promosso questo pensiero \u00e8 Pier Cesare Bori, <em>Per un percorso etico tra culture<\/em>, Carocci 2003; <em>Pluralit\u00e0 delle vie<\/em>, Feltrinelli, 2000; <em>Universalismo come pluralit\u00e0 delle vie<\/em>, Marietti 2004).<\/p>\n<p>I confini \u2013 territoriali, culturali, sociali, interpersonali \u2013 sono indicatori delle ricca colorata variet\u00e0 umana. Usare i confini come taglienti e negatori vuol dire offendere l&#8217;umanit\u00e0 in ciascuna persona e in ciascuna forma di civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>In questo cammino di civilizzazione, l&#8217;Italia pu\u00f2 vantare il grande art. 3 della Costituzione, che afferma l&#8217;uguale dignit\u00e0 delle persone, senza alcuna discriminazione, senza tagli che ammettano alcuni ed escludano altri. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa di sacro (senza uso di questo termine) nella nostra Costituzione, \u00e8 questo art. 3, cos\u00ec forte che impegna la Repubblica, cio\u00e8 la politica, cio\u00e8 obbliga ogni governo, a \u00abrimuovere gli ostacoli\u00bb che di fatto limitano questo valore, perci\u00f2 sono indebiti confini dell&#8217;eguaglianza: \u00abTutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono eguali davanti alla legge\u00bb, con esclusione di ogni discriminazione. Le discriminazioni escluse sono tali che qui si deve intendere \u201ccittadini\u201d non in senso nazionale, di sangue, n\u00e9 burocratico, di registrati allo stato civile, come non \u00e8 da intendere i cittadini uomini e non donne, ma nel semplice significato di esseri umani.<\/p>\n<p>Tanto \u00e8 vero che, poich\u00e9 troviamo tra le distinzioni escluse costituzionalmente anche la razza, anche le condizioni personali e sociali, dobbiamo giudicare che una politica governativa, come l&#8217;attuale, che riduca a reato la condizione dello straniero non registrato, che respinga\u00a0 migranti bisognosi di riparo e li sequestri\u00a0 fuori dai \u201cporti chiusi\u201d,\u00a0 che respinga profughi in paesi che li maltrattano gravemente,\u00a0 sia una politica che viola profondamente l&#8217;art. 3 della Costituzione, perci\u00f2 davvero una politica illegittima, da contrastare, a cui resistere e disobbedire, in forma democratica e nonviolenta, cio\u00e8 con la forza della non-collaborazione all&#8217;ingiustizia.<\/p>\n<p>E ci\u00f2, nonostante il consenso popolare contrario al patto costituzionale. Cos\u00ec come nessun consenso popolare potrebbe introdurre la pena di morte, esclusa dall&#8217;art. 27 Cost. (tolta anche, con la legge 25 ottobre 2007, l&#8217;eccezione crudele delle leggi militari di guerra).<\/p>\n<p>Ecco, confine &#8211; nel senso di limite invalicabile che l&#8217;Italia si \u00e8 dato in Costituzione, e che non possiamo superare senza violare qualcosa di veramente sacro &#8211;\u00a0 \u00e8 la discriminazione tra gli esseri umani, perci\u00f2 la riduzione dei diritti personali inviolabili degli stranieri. Davanti a tale violazione la politica deve retrocedere. Superare questo confine \u00e8 perdere senso umano. Come la ringhiera del balcone \u00e8 il vero salutare confine del mio spazio abitabile, vivibile. Non mi impedisce: mi protegge dal cadere. Il divieto costituzionale protegge la civilt\u00e0 etico-politica italiana dal precipitare nell&#8217;imbarbarimento neo-fascista e nazional-razzista.<\/p>\n<p>I limiti delle possibilit\u00e0 pratiche di accoglienza di profughi e migranti sono problemi reali,\u00a0 ma non \u00e8 giustificabile, davanti alla legge fondamentale della Patria, che si riducano volontariamente quelle possibilit\u00e0, mancando a doveri di solidariet\u00e0 nella Patria umana, che costituiscono la civilt\u00e0 di un popolo.<\/p>\n<p>Ai confini escludenti e respingenti bisogna disobbedire. Ai confini punti d&#8217;incontro bisogna collaborare.<\/p>\n<p><strong>4 \u2013 Confini dentro di noi<\/strong><\/p>\n<p>Ma il tema non \u00e8 solo politico. C&#8217;\u00e8 un confine anche dentro di noi. \u201cIo stesso sono altro da me, ospite, migrante, estraneo a me stesso\u201d (Carlo Bolpin \u201cIo straniero a me stesso\u201d, rivista Esodo n.1, 2019). Qualcuno mi avverte: guardiamo anche il Salvini che \u00e8 in noi. Co-scienza, ri-flessione, de-cisione: sono atti di ritorno su noi stessi, atti di controllo e di scelta sul confine tra ci\u00f2 che vogliamo e ci\u00f2 che non vogliamo essere, tra ci\u00f2 che dobbiamo o non dobbiamo essere; sono atti di controllo sul vero o il falso di noi stessi, sulla differenza tra umano e disumano, tra giusto e ingiusto in noi, perch\u00e9 la decisione intima personale si rifletta anche, mediante la collaborazione morale, nell&#8217;ethos comune e nella politica.<\/p>\n<p>Se non chiariamo il confine personale interno, non abbiamo accesso alla coscienza umana universale. Allora si ricorre a identitarismi parziali e contrapposti, a falsi universali, per esempio, all&#8217;idea del\u00a0 suprematismo razziale bianco, oggi rappresentata da uomini di potere tanto quanto dai terroristi. Dal barbaro nazista <em>Blut und Boden<\/em> (\u00absangue e suolo\u00bb, \u00absangue e terra\u00bb) al rozzo \u201cAmerica first\u201d,\u00a0 \u201cPrima gli italiani\u201d,\u00a0 \u201cPrima l&#8217;Italia\u201d c&#8217;\u00e8 la continuit\u00e0 di una miserabile riduzione umana, che tutti ci offende.<\/p>\n<p>La coscienza umana universale, assimilata nelle coscienze personali,\u00a0 \u00e8 la pi\u00f9 profonda garanzia del rispetto anche dei propri diritti e dignit\u00e0, dei diritti e della dignit\u00e0 del proprio popolo, cultura, civilt\u00e0. Io mi sento ben riconosciuto e rispettato nella mia dignit\u00e0 e diritti, se avverto che tu hai coscienza della dignit\u00e0 di ogni altra persona umana, prima di me. Cos\u00ec, la tua garanzia del mio rispetto per te,\u00a0 ben prima che nella legge, sta nella mia coscienza del valore di ogni persona, quindi del valore tuo.<\/p>\n<p>Oggi &#8211; nell&#8217;incontro dei popoli, nel comune rischio dei danni ambientali irreparabili, e delle guerre alimentate dai suprematismi\u00a0 e dal libero criminale mercato di armi, e dalla proliferazione e non proibizione anche di quelle total-distruttive &#8211; l&#8217;opera politica e civile pi\u00f9 necessaria \u00e8 abbassare i confini escludenti, gettare ponti di conoscenza, di riconoscimento e di accoglienza solidale, tra le culture, tra le persone, perch\u00e9 il destino umano \u00e8 sempre pi\u00f9 comune, inseparabile. A questo argine universale alla disumanizzazione, \u00e8 nostro dovere, e anche sana convenienza, obbedire attivamente.<\/p>\n<p><em>__________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-139768 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 80px;\"><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi &#8211; nell&#8217;incontro dei popoli, nel comune rischio dei danni ambientali irreparabili, e delle guerre alimentate dai suprematismi  e dal libero criminale mercato di armi, e dalla proliferazione e non proibizione anche di quelle total-distruttive &#8211; l&#8217;opera politica e civile pi\u00f9 necessaria \u00e8 abbassare i confini escludenti, gettare ponti di conoscenza, di riconoscimento e di accoglienza solidale, tra le culture, tra le persone, perch\u00e9 il destino umano \u00e8 sempre pi\u00f9 comune, inseparabile. 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