{"id":14546,"date":"2011-09-19T12:00:54","date_gmt":"2011-09-19T11:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=14546"},"modified":"2011-09-19T11:19:39","modified_gmt":"2011-09-19T10:19:39","slug":"italian-il-lavoro-quotidiano-della-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/09\/italian-il-lavoro-quotidiano-della-nonviolenza\/","title":{"rendered":"(Italian) Il Lavoro Quotidiano Della Nonviolenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Nel preparare il breve intervento di questa sera riflettevo, nei giorni scorsi, sull\u2019approssimarsi del decimo anniversario dell\u2019attacco alle Torri Gemelle, l\u201911 settembre prossimo, tra tre giorni.<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 stato, quello, un evento che ha segnato in modo funesto l\u2019inizio del nuovo secolo, aprendo, o meglio incrementando, una nuova stagione di guerre. Gia\u2019 a partire dal 1991, con la prima guerra del Golfo, vi erano stati sintomi di una nuova stagione di rilegittimazione della guerra. Dopo l\u2019Iraq, le guerre balcaniche e l\u2019intervento in Kossovo, l\u2019Afghanistan, e oggi la Libia, la guerra e\u2019 diventata parte della nostra \u201cnormalita\u2019\u201d. Certo sono situazioni differenti e il dibattito nel movimento per la pace e\u2019 a volte aspro su questi diversi casi e modi di reagire agli interventi armati in situazioni di guerra civile o di fronte agli attacchi terroristici. Certamente la pretesa di sconfiggere il terrorismo con la guerra si e\u2019 rivelata un\u2019illusione, e dieci anni di presenza in Afghanistan sono li\u2019 a dimostrarlo.<\/p>\n<p>Ma cosa fa il movimento per la pace, cosa possiamo fare noi cittadini di fronte a questi processi che sembrano travolgerci? Certo, riuscire a fermare la guerra quando e\u2019 iniziata e\u2019 molto difficile, se non impossibile. Come possiamo, allora, contrastare la cultura di guerra, la preparazione e la realizzazione degli interventi militari, in modo da renderli obsoleti e non piu\u2019 proponibili, in modo da \u201ccacciare la guerra fuori dalla storia\u201d? E come, allo stesso tempo, affrontare le prepotenze, le disparita\u2019, le oppressioni e i conflitti che ne conseguono? E\u2019 un processo che richiede un lavoro lungo e costante, ma che e\u2019 alla portata di tutti noi. Si articola su piu\u2019 livelli.<\/p>\n<p><strong>Uscire dalla spirale della violenza che vuole porre fine alla violenza<\/strong><\/p>\n<p>La guerra e\u2019 sempre \u201cgiusta\/giustificata\u201d, c\u2019e\u2019 sempre qualche buona ragione per legittimare l\u2019intervento armato (la prima guerra mondiale non era stata giustificata come la guerra che avrebbe posto fine alle guerre?). E\u2019 necessario allora fare questo primo passaggio mentale, culturale: la violenza non ferma la violenza, ma non fa che incrementarla, perpetuarla. Anche quando sembra, apparentemente, \u201crisolvere\u201d un conflitto, in realta\u2019 pone le basi per il prossimo. Perche\u2019, come scrive Etty Hillesum, \u201cogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor piu\u2019 inospitale\u201d (Diario, p. 212); perche\u2019 se io voglio avere potere su di te, tu farai il possibile per avere potere su di me; se io voglio soggiogare te, tu vuoi soggiogare me: e\u2019 il gioco simmetrico-mimetico di un\u2019umanita\u2019 bambina. Se non interviene un elemento di razionalita\u2019 nuova, che sa scorgere un orizzonte piu\u2019 ampio, insieme ad una capacita\u2019 di empatia, che sa cogliere anche il punto di vista dell\u2019altro, la sua sofferenza, le ragioni che spingono a compiere certi atti, le necessita\u2019, le urgenze che premono provocando certi fenomeni (si pensi alle migrazioni, ad esempio), non se ne esce; si perpetua la spirale della violenza che legittima nuova violenza, all\u2019infinito.<\/p>\n<p><strong>Prendere coscienza dei processi che stanno alla base della violenza<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; La violenza strutturale del disordine economico mondiale responsabile del depauperamento e della fame di intere popolazioni; la violenza strutturale delle trasformazioni globali prodotte dal nostro tipo di \u201csviluppo\u201d e dai nostri stili di vita, come ad esempio i cambiamenti climatici (una ricerca interdisciplinare condotta dalla Columbia University e pubblicata su \u201cNature\u201d mette in evidenza come il ciclo climatico globale influenzi gli aumenti periodici delle guerre, in quanto il peggioramento del clima provoca squilibri come siccita\u2019 o alluvioni che distruggono i raccolti, rendendo piu\u2019 scarse le risorse, provocando fame e disperazione, che alimentano migrazioni, conflitti armati e guerre. Vedi: Luca Troiano, www.uomoplanetario.org).<\/p>\n<p>&#8211; La lotta per il controllo geopolitico militare delle aree del mondo, in particolare quelle ricche di risorse energetiche. Come scrive Luisa Morgantini in un suo recente intervento in occasione della delegazione pacifista italiana a Kabul: \u201cIl ritiro delle truppe Usa e\u2019 previsto per il 2014, ma non se ne andranno tutti, restera\u2019 una base militare Usa, cosi\u2019 come e\u2019 rimasta in Kosovo, cosi\u2019 come e\u2019 in Iraq, cosi\u2019 come sara\u2019 in Libia. Le guerre per la liberta\u2019 e la democrazia che si svelano: controllo geopolitico-militare delle aree del mondo\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; La paura e l\u2019odio che \u201ccontinuano a radicarsi nel cuore degli uomini\u201d, come scrivevano i Premi Nobel per la Pace dopo l\u2019attentato alle Torri gemelle, quando invitavano in un loro appello a non perseguire le strade della ritorsione e\u00a0 della guerra: \u201cLa risposta degli Stati Uniti e dei suoi alleati non dovrebbe essere guidata da un cieco desiderio di vendetta quanto piuttosto da una rinnovata determinazione a lavorare per un mondo pacifico e giusto. L\u2019unico grande male che deve essere combattuto non e\u2019 un gruppo di persone o un altro quanto piuttosto la paura e l\u2019odio che continuano a radicarsi nei cuori degli uomini\u201d.<\/p>\n<p><strong>Lavorare concretamente, in un impegno costante a diversi livelli<\/strong><\/p>\n<p>&#8211; Educativo, per far crescere una cultura della pace e della nonviolenza a partire dai rapporti quotidiani, che sappia interagire con le zone d\u2019ombra presenti negli individui e nelle societa\u2019, per prendere coscienza del \u201cnemico\u201d dentro di noi, delle ombre presenti nelle nostre societa\u2019, della tentazione del male con la quale fare i conti, non rimuovendolo, o proiettandolo su un \u201cnemico\u201d esterno, ma portandolo alla luce, riconoscendolo e trasformandolo. Credo sia questo il cuore dell\u2019educazione alla pace a livello personale.<\/p>\n<p>&#8211; Culturale, di presa di coscienza individuale e collettiva della necessita\u2019 di cambiamento nelle nostre scelte quotidiane, nei nostri stili di vita e di relazione.<\/p>\n<p>&#8211; Politico, per una partecipazione diretta e attiva, dal basso, che sappia esprimere una nuova democrazia, per sostanziare istituzioni democratiche svuotate dal monopolio dell\u2019informazione, dalla personalizzazione della politica, dal prevalere di modelli fondati sull\u2019apparire e sul potere del denaro. La prima marcia Perugia-Assisi organizzata nel 1961 da Aldo Capitini e\u2019 stata questo. Capitinianamente: potere dal basso, prendere in mano il proprio destino, dire no in prima persona, operare delle scelte personali di dissociazione, di obiezione di coscienza, non collaborare con il sistema che uccide, per superarlo. Cosi\u2019 sono nati i movimenti per l\u2019obiezione di coscienza al servizio militare, alle spese militari ecc.<\/p>\n<p>&#8211; Elaborazione di progetti politici di difesa alternativa: invece del sistema di difesa armato, la Difesa Popolare Nonviolenta, i Corpi Civili di Pace, sul modello del progetto presentato da Alex Langer al Parlamento Europeo. Cio\u2019 comporterebbe il finanziamento e la creazione di una istituzione, i Corpi Civili di Pace, appunto, appositamente formata e predisposta ad intervenire in situazioni di conflitto, sia nel momento della prevenzione, quando la fase acuta del conflitto puo\u2019 essere evitata, sia con interventi adeguati di mediazione e trasformazione nonviolenta, quando il conflitto e\u2019 in corso. Si puo\u2019 anche prevedere una sorta di \u201cPolizia internazionale\u201d che possa\u00a0 impiegare una forza coercitiva, ove necessaria per la tutela dei civili, ma con un effettivo ruolo di polizia, sotto precisa regolamentazione internazionale. La polizia non e\u2019 l\u2019esercito; come all\u2019interno di uno stato il corpo di polizia e\u2019 una istituzione volta alla tutela del cittadino e dell\u2019ordine democratico, che puo\u2019 impiegare la forza ma mai la violenza gratuita (e quando cio\u2019 accade e\u2019 una distorsione che va sanzionata), cosi\u2019 a livello internazionale una cosa e\u2019 avere una simile istituzione, un\u2019altra e\u2019 usare gli eserciti per intervenire in modo indiscriminato con mezzi militari.<\/p>\n<p>Ecco, il cinquantesimo anniversario della prima Marcia per la pace ci ricorda tutto questo e ci impegna a perseguire questi obiettivi con un lavoro quotidiano, a partire da se\u2019, da qui e da ora, perche\u2019 le mete si raggiungono un passo dopo l\u2019altro, fino al traguardo.<\/p>\n<p>Intervento svoltosi gioved\u00ec 8 settembre 2011 in occasione dell\u2019incontro dal titolo \u201cGuerre, immigrazioni, democrazia: l\u2019alternativa nonviolenta\u201d, al Centro Incontri ex-Mulino a Rivalta di Torino<\/p>\n<p>________________________<\/p>\n<p><em>Angela Dogliotti Marasso \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/em><\/p>\n<p><em>Pubblicato su: TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO, Numero 677 del 13 settembre 2011.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/09\/il-lavoro-quotidiano-della-nonviolenza-angela-dogliotti-marasso\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel preparare il breve intervento di questa sera riflettevo, nei giorni scorsi, sull\u2019approssimarsi del decimo anniversario dell\u2019attacco alle Torri Gemelle, l\u201911 settembre prossimo, tra tre giorni.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-14546","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14546","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14546"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14546\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14546"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14546"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14546"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}