{"id":157374,"date":"2020-04-06T12:01:22","date_gmt":"2020-04-06T11:01:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=157374"},"modified":"2020-04-04T10:59:31","modified_gmt":"2020-04-04T09:59:31","slug":"italiano-il-virus-e-la-malattia-del-pianeta-stressato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2020\/04\/italiano-il-virus-e-la-malattia-del-pianeta-stressato\/","title":{"rendered":"(Italiano) \u00abIl virus \u00e8 la malattia del pianeta stressato\u00bb"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_157375\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-157375\" class=\"wp-image-157375\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa-1024x516.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa-1024x516.jpg 1024w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa-300x151.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa-768x387.jpg 768w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/grand-teton-wyoming-parchi-park-usa.jpg 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-157375\" class=\"wp-caption-text\">Il parco nazionale di Grand Teton in Wyoming (Usa), qui in una foto del 2016, \u00e8 chiuso al pubblico. \u00a9\u00a0Ap \/LaPresse<\/p><\/div>\n<p><em>26 marzo 2020 &#8211; <\/em>Intorno alla pandemia causata dal nuovo coronavirus si sta sviluppando un intenso dibattito sugli aspetti sanitari. Anche nel campo delle scienze sociali, per l\u2019impatto che il virus sta avendo sulle nostre abitudini e stili di vita, si stanno producendo riflessioni ed analisi.<\/p>\n<p>Si \u00e8 sviluppato solo parzialmente, invece, il dibattito sul rapporto che intercorre tra la condizione ambientale e l\u2019insorgenza di una epidemia. Per contribuire a colmare questo vuoto ci siamo messi in contatto con il professor Gianni Tamino (docente di Biologia generale all\u2019Universit\u00e0 di Padova, dove attualmente svolge attivit\u00e0 di ricerca nel campo dei rischi legati alle applicazioni biomolecolari), impegnato da molti anni a indagare il rapporto tra ambiente e salute.<\/p>\n<p><strong>Quale relazione esiste tra questa pandemia e le profonde trasformazioni che il pianeta sta subendo? Lei ha pi\u00f9 volte fatto riferimento alla capacit\u00e0 di carico e al deficit ecologico che sta caratterizzando il pianeta.<\/strong><\/p>\n<p>Sulla base della capacit\u00e0 di carico si pu\u00f2 misurare la capacit\u00e0 rigenerativa del pianeta. Nel caso della popolazione umana si parla di \u00abimpronta ecologica\u00bb. L\u2019Overshoot Day indica il giorno in cui il consumo delle risorse supera la produzione che la Terra mette a disposizione per quell\u2019anno. Per il 2019, il giorno \u00e8 stato il 29 luglio. Significa che in sette mesi abbiamo esaurito tutte le risorse che il pianeta rigenera in un anno. Bisogna risalire agli anni \u201980 per trovare un equilibrio tra risorse consumate e risorse rigenerate dalla Terra. Si \u00e8 determinato un deficit ecologico che comporta esaurimento delle risorse biologiche e, nello stesso tempo, produzione di rifiuti, effetto serra, alterazione della biodiversit\u00e0, con squilibri che sono alla base dell\u2019insorgenza di molte malattie. Quanto pi\u00f9 si superano i limiti della disponibilit\u00e0 del territorio e si altera l\u2019ambiente, tanto maggiore sar\u00e0 la frequenza con cui si manifestano carestie, guerre, epidemie. Il rapporto del 1972 su I limiti dello sviluppo anticipava molte delle questioni attuali.<\/p>\n<p><strong>Le risorse naturali vengono consumate a un ritmo sempre pi\u00f9 accelerato e cresce la produzione agricola, ma non si riescono a soddisfare le esigenze alimentari della popolazione. Il cibo prodotto sarebbe sufficiente per tutti, ma malattie e malnutrizione sono presenti in diverse aree del pianeta.<\/strong><\/p>\n<p>La Fao calcola che la produzione attuale di cibo sarebbe in grado di sfamare fino a nove miliardi di persone, ben al di sopra dell\u2019attuale popolazione. Sta di fatto che un miliardo di persone soffre la fame a causa di forme di produzione non sostenibili e una iniqua distribuzione. La riduzione delle terre coltivabili, la perdita di fertilit\u00e0 dei suoli, l\u2019estensione delle monocolture, l\u2019inquinamento ambientale, sono alcuni dei fattori che incidono sulla disponibilit\u00e0 di cibo. Il 70% della superficie agricola \u00e8 destinata alla produzione di mangimi per animali. La biomassa del miliardo e mezzo di bovini che viene allevato \u00e8 molto di pi\u00f9 della biomassa umana. Inoltre, lo spreco alimentare, pari al 30% di tutta la produzione che si verifica nel corso di tutto il processo produttivo e distributivo, aggrava la situazione.<\/p>\n<p><strong>I cambiamenti climatici e l\u2019alterazione degli habitat creano le condizioni favorevoli all\u2019insorgenza di malattie cronico degenerative e di epidemie. Quale \u00e8 il legame tra un ambiente degradato e la diffusione di una epidemia?<\/strong><\/p>\n<p>Le enormi quantit\u00e0 di energia di origine fossile che abbiamo impiegato a partire dalla Rivoluzione Industriale hanno prodotto una situazione che rischia di diventare irreversibile. I cambiamenti climatici e l\u2019inquinamento del pianeta rappresentano una seria minaccia per il mantenimento degli ecosistemi e della biodiversit\u00e0. L\u2019inquinamento ambientale sta producendo gravi conseguenze sulla salute umana ed \u00e8 responsabile della morte prematura di almeno 10 milioni di persone ogni anno nel mondo. L\u2019incremento di malattie cronico degenerative sta determinando un indebolimento di ampie fasce della popolazione, che risulta meno idonea a difendersi dalle malattie infettive e dalle nuove epidemie.<\/p>\n<p><strong>Il contatto sempre pi\u00f9 ravvicinato con gli animali selvatici e i loro patogeni rendono pi\u00f9 facile il salto di specie, ma anche gli allevamenti intensivi rappresentano una condizione potenzialmente pericolosa per la diffusione di epidemie.<\/strong><\/p>\n<p>Il salto di specie di un virus da un animale all\u2019uomo \u00e8 sempre un evento preoccupante, sia che si tratti del pipistrello (per il nuovo coronavirus) o dei polli e suini (per l\u2019influenza aviaria e suina), perch\u00e9 la popolazione \u00e8 priva di difese immunitarie specifiche e il virus non trova ostacoli. Per questo \u00e8 necessario contenere la diffusione riducendo i contatti tra le persone. In questi mesi stiamo affrontando una pandemia virale, ma il futuro potrebbe riservarci pandemie causati da batteri resistenti ad ogni trattamento farmacologico. Negli allevamenti intensivi, a causa dell\u2019elevata concentrazione di animali e del massiccio impiego di antibiotici, si creano le condizioni favorevoli allo sviluppo di ceppi batterici resistenti. Se una salmonella o un ceppo di Escherichia coli sviluppassero resistenza agli antibiotici, si determinerebbe una situazione drammatica perch\u00e9 non saremmo in grado di controllare il contagio.<\/p>\n<p><strong>Un rapporto dell\u2019OCSE del 2018 afferma che nei prossimi 10 anni avremo pi\u00f9 di 600 milioni di persone residenti in aree segnate da conflitti, in condizioni di povert\u00e0 ed esposte a epidemie.<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta dell\u201980% della popolazione pi\u00f9 povera del mondo che si trova all\u2019interno di stati fragili e che vive una condizione di emergenza a causa dei cambiamenti climatici. Le popolazioni fragili e indebolite di questi paesi sono \u00abterreno fertile\u00bb per la diffusione di epidemie. La precaria condizione sanitaria non consente di affrontare le epidemie che dovessero insorgere e che le inevitabili migrazioni trasformerebbero in pandemie.<\/p>\n<p><strong>Recentemente ha affermato che questa pandemia pu\u00f2 essere un \u00abutile avvertimento\u00bb per evitarne di nuove e pi\u00f9 gravi.<\/strong><\/p>\n<p>Il Covid-19 \u00e8 una reazione allo stato di stress che abbiamo causato al pianeta. Questa pandemia non ha una letalit\u00e0 elevata, anche se \u00e8 alta la contagiosit\u00e0. Nella Pianura Padana, soprattutto in Lombardia, sta colpendo una popolazione anziana e indebolita da patologie pregresse. E l\u2019inquinamento dell\u2019ambiente svolge un ruolo fondamentale nell\u2019insorgenza di queste patologie. Riusciamo a tenere in vita pi\u00f9 a lungo le persone, ma non siamo in grado di garantire una vita sana. A fronte di una et\u00e0 media pi\u00f9 elevata, la nostra \u00abaspettativa di vita sana\u00bb si \u00e8 ridotta. Per arginare le future epidemie dobbiamo modificare il nostro rapporto con l\u2019ambiente, ma anche potenziare le strutture sanitarie pubbliche che vengono smantellate in tutti i paesi.<\/p>\n<p>_______________________________________________<\/p>\n<p><em>Presentato dal membro TRANSCEND Antonino Drago<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/il-virus-e-la-malattia-del-pianeta-stressato\/\" >Go to Original \u2013 ilmanifesto.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 marzo 2020 &#8211; Intorno alla pandemia causata dal nuovo coronavirus si sta sviluppando un intenso dibattito sugli aspetti sanitari. 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