{"id":17231,"date":"2012-02-06T12:41:15","date_gmt":"2012-02-06T12:41:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=17231"},"modified":"2012-02-06T12:41:15","modified_gmt":"2012-02-06T12:41:15","slug":"italian-il-dovere-diritto-di-essere-liberi-e-un-progetto-intervento-di-acculturazione-e-empowerment-collettivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2012\/02\/italian-il-dovere-diritto-di-essere-liberi-e-un-progetto-intervento-di-acculturazione-e-empowerment-collettivi\/","title":{"rendered":"(Italian) Il Dovere-Diritto Di Essere Liberi. E\u2019 un progetto-intervento di acculturazione e empowerment collettivi"},"content":{"rendered":"<p>Italia.<br \/>\nGavardo.<br \/>\nProvincia di Brescia.<br \/>\nUn paese di 11698 abitanti.<br \/>\nA circa tredici chilometri da Sal\u00f2, sede tra l\u20198 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, di alcuni ministeri della Repubblica Sociale Italiana (detta anche Repubblica di Sal\u00f2)<\/p>\n<p>Domenica 29 gennaio 2012.<br \/>\nL\u2019appuntamento, per chi vuole esserci, \u00e8 alle 13.00 presso la Biblioteca Civica.<br \/>\nPer un giorno della memoria particolare.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato cos\u00ec.<\/p>\n<p>All\u2019interno del pi\u00f9 ampio progetto culturale <strong>\u201cCollettivamente memoria\u201d,<\/strong> che mi intestardisco a portare avanti da cinque anni, l\u2019anno scorso \u00e8 nata l\u2019idea di un progetto-intervento per misurare i cambiamenti negli atteggiamenti e nell\u2019azione collettivi in un\u2019ipotesi di percorso che ho chiamato <strong>\u201cIL SOGNO DI UNA COSA.IL DOVERE-DIRITTO DI ESSERE LIBERI. In un contesto condiviso di rispetto delle regole valide per tutti\u201d.<\/strong><br \/>\nUna biblioteca fra le tante che frequento, Gavardo, ha accolto la sfida nata per caso, se il caso esistesse. Esistono, invece, le ragioni culturali che uniscono spazi, tempi e persone al di l\u00e0 dell\u2019immaginabile.<br \/>\nLa mia prima ricognizione in questa biblioteca avviene nell\u2019estate 2010, per mie ragioni di ricerca, per seguitare con la ricerca di testimoni a Gavardo e per approfondire guerra, resistenza e deportazione in queste che sono le \u201cmie parti\u201d.<\/p>\n<p>Con la biblioteca hanno accolto e rilanciato la sfida pi\u00f9 di un centinaio di cittadine e di cittadini gavardesi e non.<\/p>\n<p>80 studentesse e studenti delle cinque classi terze, (su un totale di 117), della scuola secondaria di primo grado, hanno accolto l\u2019invito ad essere protagonisti di un percorso di partecipazione e di cittadinanza, fra storia e memoria, per un reportage-ricostruzione del bombardamento che il 29 gennaio 1945 stravolse la storia del \u201cloro\u201d paese.<br \/>\nInsieme a quattro insegnanti, due bibliotecarie, qualche genitore e numerosi testimoni (circa una decina) guide preziose e insostituibili per la ricognizione collettiva, abbiamo studiato l\u2019avvenimento per l\u2019intero pomeriggio.<\/p>\n<p>Dalla biblioteca per ascoltare in silenzio, alle 13 e 29 minuti, i 50 rintocchi di campana che ricordano ogni anno i 50 morti del bombardamento, alla piazza, al centro sociale, alla casa di riposo, nuovamente in biblioteca, poi alla Santa Messa e, per finire, alla cerimonie di commemorazione religiosa e civile.<\/p>\n<p><strong>Siamo stati gruppo di memoria.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Siamo stati un gruppo, meticcio,<\/strong> di pi\u00f9 di cento persone, formato da studenti, insegnanti, genitori e testimoni: non tutti di Gavardo e non tutti italiani. Tra loro anche alcuni \u201cforesti\u201d come la sottoscritta che, per l\u2019occasione, ha deciso di essere strumentalmente ostaggio \u201cculturale\u201d di questo gruppo di giovani attivisti e apprendisti reporter.<\/p>\n<p><strong>Siamo stati cittadinanza attiva<\/strong> fatta di anziani, giovani, donne e uomini che si sono accompagnati reciprocamente, per chi \u00e8 rimasto fino alla fine, per ben sette ore, testimoni di una buona pratica: l\u2019esercizio collettivo di un protagonismo attivo, di un empowerment e di un\u2019acculturazione, fra storia e memoria, per conoscere e per non dimenticare.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 stato un incontro intergenerazionale<\/strong> solo parzialmente riuscito per l\u2019assenza, cos\u00ec vistosa da essere immediatamente percepibile, nei numeri, di una generazione: la generazione dei cinquantenni ovvero quella pi\u00f9 vicina ai giovani reporter, presente invece, in massa, al rito della Santa Messa in suffragio delle vittime e alla successiva commemorazione civile in Piazza De\u2019 Medici.<\/p>\n<p>Si \u00e8 rivelato, invece, <strong>un incontro interculturale<\/strong> riuscito, nel complesso compito-lavoro che questi giovani, indigeni e non, ogni giorno devono affrontare: la meravigliosa e quantomai faticosa avventura del crescere. A seguire la doppia fatica di crescere intellettualmente onesti, fra pari e non, in un mondo di adulti generalmente poco accogliente e poco \u201caccompagnante\u201d nei processi del divenire.<br \/>\nAnche collettivi.<br \/>\nE interculturali.<br \/>\nRimando ad un altro report la pubblicazione dedicata dei nomi di tutti i giovani protagonisti: per il riconoscimento dovuto.<\/p>\n<p>Tre fra i testimoni, ancora in vita, di quel 29 gennaio 1945, fonti orali preziosissime, hanno accolto \u201cNOI100\u2033 accompagnandoci con la saggezza disinvolta di chi sa chi ha di fronte a s\u00e9, e dopo aver, di noi, certamente verificato, e riconosciuto, la seriet\u00e0 e la sincerit\u00e0 degli intenti: <strong>Piero Simoni, per tutti il maestro Simoni, Lanfranco Agostini, Antonio Poli.<\/strong><br \/>\nAl centro sociale abbiamo avuto l\u2019onore e il piacere di conoscere <strong>Franco Prati, Giovanni Tobanelli e Antonio Abastanotti che, insieme ad alcune donne gavardesi,<\/strong> ci hanno offerto la loro testimonianza.<br \/>\nE, in ultimo ma non per ultimo, alla casa di riposo \u201cLa Memoria\u201d se mai avessimo scordato il segno e la direzione del nostro voler comprendere, quattro testimoni ci aspettavano con grande disponibilit\u00e0 e in assetto da intervista: le Signore <strong>Evelina Rivetta, Bianca Simoni, Lucia Chiodi e Annunciata Franceschini.<\/strong><br \/>\n<strong>A casa ci aspettavano Letizia Portesi, Flaminia Amici, Silvana Codurri, Mar\u00ec Baresi.<\/strong><br \/>\nTestimoni lucidi e ancora provati da un evento dai molti interrogativi aperti che ha segnato per sempre, come solo LA GUERRA pu\u00f2 fare, le generazioni e la vita di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 stato poi il momento delle \u201ccerimonie\u201d della memoria: il rito religioso e il rito civile.<br \/>\nIl Sindaco di Gavardo Emanuele Vezzola ha letto, in un silenzio pi\u00f9 che assordante, tagliato solo dalla commozione collettiva, i nomi dei cinquanta morti.<\/p>\n<p>Fra i reporter presenti, 25 ragazze e ragazzi, in un protocollo fuori ordinanza ma certamente com-partecipato e interpretato in un modo altro, forse pi\u00f9 vicino alle modalit\u00e0 espressive giovanili, hanno assunto personalmente l\u2019onere della memoria collettiva.<\/p>\n<p>Attraverso il gesto semplice del presentare ai convenuti le foto dei concittadini morti e del fare un passo avanti all\u2019appello, questi giovani hanno saputo restituire, per un istante, un nome ad ogni volto, tributando ad ogni loro concittadino scomparso un omaggio dedicato.<\/p>\n<p>A significare come solo la memoria sa fare l\u2019immortalit\u00e0 del sacrificio inutile di ogni morto a causa di ogni guerra.<br \/>\n\u201cIl dovere-diritto di essere liberi\u201d passa, nel percorso di emancipazione verso libert\u00e0 pi\u00f9 complete e collettive, anche attraverso la coscientizzazione degli errori e degli orrori pagati al prezzo di vite, non solo umane.<br \/>\nPer conoscere. Per poi poter scegliere.<\/p>\n<p>Il maestro Piero Simoni, 92 anni, \u00e8 tornato anche il giorno dopo per accompagnare i ragazzi nella non facile stesura del report finale.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 stato possibile grazie agli intenti e agli sforzi di molti tra cui il <strong>Comune di Gavardo, l\u2019Assessorato alla Cultura del Comune, la Biblioteca Civica, la scuola \u201cGiuseppe Bertolotti\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per la coregia locale delle bibliotecarie Emanuela Franzoni e Patrizia Barba, per la disponibilit\u00e0 senza riserve dei testimoni, del Centro Sociale, della casa di riposo \u201cLa Memoria\u201d, delle insegnanti accompagnanti: le professoresse Emanuela Bruschi, Giovanna Erculiani, Adele Massardi e, nella doppia veste di genitrice-docente, Milena Bianchini.<\/strong><\/p>\n<p>Ai PROTAGONISTI, ai giovani, con i quali ho desiderato ancora una volta fare storia e memoria, dico \u201cGrazie\u201d ricordando che in Italia non \u00e8 scontato che una biblioteca apra le sue porte di domenica.<br \/>\nAgli adulti segnalo che sette ore di lavoro davvero \u201cdi qualit\u00e0\u201d degli 80 reporter non sono scontate e non sono poche.<br \/>\nE ancora che il significato di vivere in collettivit\u00e0 \u00e8 quello di accompagnarsi in tutte le fasi della vita.<br \/>\nIl cui opposto \u00e8, assai troppo banalmente, la morte.<\/p>\n<p>Ma se alla morte, per natura, non \u00e8 dato opporsi, alla morte per cultura invece \u00e8 possibile.<br \/>\n<strong>La Nonviolenza \u00e8 la via.<\/strong><\/p>\n<p>Ai giovani Oscar Luigi Scalfaro ebbe a dire<br \/>\n<strong>\u201cNON ARRENDETEVI MAI, MAI. <\/strong><strong>NON ESISTE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>con rispetto,<br \/>\nsilvia berruto<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/silviaberruto.wordpress.com\/2012\/02\/04\/il-dovere-diritto-di-essere-liberi-e-un-progetto-intervento-di-acculturazione-e-empowerment-collettivi\/\" >Go to Original \u2013 silviaberruto.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019interno del pi\u00f9 ampio progetto culturale \u201cCollettivamente memoria\u201d, che mi intestardisco a portare avanti da cinque anni, l\u2019anno scorso \u00e8 nata l\u2019idea di un progetto-intervento per misurare i cambiamenti negli atteggiamenti e nell\u2019azione collettivi in un\u2019ipotesi di percorso che ho chiamato \u201cIL SOGNO DI UNA COSA.IL DOVERE-DIRITTO DI ESSERE LIBERI. 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