{"id":1774,"date":"2009-01-13T00:00:00","date_gmt":"2009-01-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2009\/01\/italian-leggere-gandhi-a-teheran%e2%80%a6-e-non-solo\/"},"modified":"2009-01-13T00:00:00","modified_gmt":"2009-01-13T00:00:00","slug":"italian-leggere-gandhi-a-teheran%e2%80%a6-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2009\/01\/italian-leggere-gandhi-a-teheran%e2%80%a6-e-non-solo\/","title":{"rendered":"(ITALIAN)  LEGGERE GANDHI A TEHERAN\u2026 E NON SOLO!"},"content":{"rendered":"<p>L&rsquo;attualit&agrave; del pensiero e dell&rsquo;opera di Gandhi sono di straordinaria importanza e una ulteriore conferma, se necessaria, viene da un piccolo e agile libricino, Leggere Gandhi a Teheran (Marsilio, Venezia 2008) del filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo. Una pubblicazione preziosa che giunge in un momento particolarmente drammatico nella storia dei rapporti tra Occidente e Islam, soprattutto in Medio Oriente nella guerra Israele\/Palestina.<\/p>\n<p>In sei brevi capitoletti, l&rsquo;autore delinea in modo sintetico, efficace e preciso, gli aspetti salienti della concezione etico-politica di Gandhi, che fa da sfondo ai temi del dialogo, della democrazia e delle dinamiche che lacerano il mondo musulmano al suo interno e nei confronti dell&rsquo;Occidente.<\/p>\n<p>Con il significativo titolo di &ldquo;scontro tra intolleranze&rdquo;, il primo capitolo affronta immediatamente il &ldquo;dialogo tra civilt&agrave;&rdquo;, in alternativa allo &ldquo;scontro di civilt&agrave;&rdquo; teorizzato da Samuel P.Huntington, criticato anche da Edward Said , il quale lo consider&ograve; piuttosto uno &ldquo;scontro di ignoranze&rdquo; (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/online\/mondo\/idee\/said\/said.html\" >http:\/\/www.repubblica.it\/online\/mondo\/idee\/said\/said.html<\/a>). <\/p>\n<p>E viene ricordato il periodo d&rsquo;oro del &ldquo;paradigma di Cordoba&rdquo;, che vide il fiorire in Spagna di una civilt&agrave; multiculturale capace di arricchire tanto l&rsquo;Occidente quanto il mondo musulmano mediante un processo di dialogo nel rispetto della diversit&agrave; culturale e religiosa che costituisce ancora oggi un luminoso esempio di convivenza delle tre religioni abramitiche, al quale l&rsquo;Europa pu&ograve; tuttora ispirarsi. <\/p>\n<p>Un punto cruciale nel dialogo tra le culture &egrave; quello della nonviolenza che, si precisa subito, &ldquo;non &egrave; un vessillo da issare un giorno e ammainare quello successivo&rdquo;, ma &ldquo;una concreta necessit&agrave; nelle relazioni internazionali&rdquo;. Una piccola nota negativa riguarda il fatto che nel testo italiano, ma non nell&rsquo;originale inglese, viene utilizzata la forma riduttiva e piuttosto fuorviante di non violenza (due termini staccati tra loro), invece che nonviolenza (una sola parola) come ci ha invitato a scrivere Aldo Capitini, da oltre mezzo secolo, per evidenziare il ruolo positivo e non solo passivo e generico di questa concezione politica.<\/p>\n<p>Nei due successivi capitoli, Jahanbegloo entra nel vivo della concezione della nonviolenza di Gandhi: ne ricostruisce il legame con giainismo e buddismo e gli aspetti teorici generali. Accenna al rapporto con la democrazia, senza tuttavia approfondirlo nei suoi aspetti problematici. Se, come ci viene ricordato, secondo Gandhi &ldquo;la democrazia disciplinata e illuminata &egrave; la pi&ugrave; bella cosa nel mondo&rdquo;, &egrave; altrettanto vero che Gandhi fu un attento osservatore delle democrazie occidentali, e critic&ograve; aspramente la nostra civilt&agrave; nel famoso pamphlet Hind Swaraj, di cui ricorre quest&rsquo;anno il centenario dalla pubblicazione, avvenuta nel 1909. <\/p>\n<p>Cosa direbbe Gandhi delle odierne grandi democrazie: la politica imperialista delle amministrazioni USA che viola sistematicamente ogni regola di convivenza stabilita in sede internazionale; la deriva nazionalista e militarista della &ldquo;sua&rdquo; India; la tragica politica di Israele, descritta un po&rsquo; troppo semplicisticamente come l&rsquo; &ldquo;unica democrazia mediorientale&rdquo;? Non &egrave; necessario sottolineare che nessuna di esse ha assunto la nonviolenza come modello della propria politica estera e di difesa.<\/p>\n<p>Negli ultimi tre capitoli viene affrontata una delle questioni pi&ugrave; nodali: il rapporto tra Islam e nonviolenza. Pur non essendo un tema nuovo, esso &egrave; poco conosciuto, passato sotto silenzio e spesso travisato. Ed &egrave; intorno a questo tema che si dovranno intensificare i nostri interessi e le nostre iniziative future.<\/p>\n<p>La domanda cruciale viene posta direttamente: &ldquo;Un Gandhi musulmano &egrave; possibile?&rdquo; E la risposta &egrave; altrettanto netta: s&igrave;, sono esistiti vari &ldquo;Gandhi musulmani&rdquo;. Il pi&ugrave; noto e giustamente grandioso &egrave; Abdul Ghaffar Khan, soprannominato Badshah Khan, la cui incredibile biografia &egrave; descritta in modo avvincente da Easwaran Eknath in un libro che abbiamo fatto tradurre oltre vent&rsquo;anni fa, ma ancora oggi poco conosciuto nonostante una riedizione in occasione del ventennale della morte (Easwaran Eknath, Badshah Khan. Il Gandhi musulmano, Sonda, Casale Monferrato 2008). <\/p>\n<p>Ma oltre a questa leggendaria figura che seppe costruire un esercito di centomila resistenti nonviolenti all&rsquo;occupazione inglese lungo la frontiera del Nord Ovest, la famigerata terra delle temibili trib&ugrave; Pathan, spicca anche quella di un altro compagno di lotta di Gandhi, Maulana Abul Kalam Azad. Entrambi questi personaggi furono interpreti nonviolenti del pensiero religioso dell&rsquo;Islam, cos&igrave; come Gandhi lo fu dell&rsquo;induismo attraverso la sua lettura allegorica della Bhagavad Gita.<\/p>\n<p>Il &ldquo;dialogo tra le civilt&agrave;&rdquo; richiede di essere sostenuto tenacemente, come vanno facendo con grande intelligenza i curatori del sito <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.resetdoc.org\/IT\" >http:\/\/www.resetdoc.org\/IT<\/a>. Gandhi non smise di sottolineare in tutta la sua intensa azione politica l&rsquo;importanza del dialogo anche con gli avversari pi&ugrave; duri, che prima o poi diventano necessariamente gli interlocutori con i quali giungere a onorevoli compromessi.<\/p>\n<p>E&rsquo; quanto da tempo si va facendo nel campo della ricerca per la pace, come testimonia l&rsquo;immensa opera di Johan Galtung (<a href=\"..\/..\/\/\" >www.transcend.org<\/a>) che offre strumenti rigorosi, laici, rispettosi, per facilitare la trasformazione nonviolenta dei conflitti.<\/p>\n<p>Perch&eacute; le possibilit&agrave; offerte da questi studi si possano concretizzare quanto prima in pratiche politiche nonviolente, &egrave; tuttavia necessario che Gandhi non venga letto solo a Teheran, ma anche a Washington, Gerusalemme, Gaza, Delhi, Pechino, Roma e ovunque ci sia bisogno di seminare speranza, per poterne raccogliere i frutti prima che sia troppo tardi.<br \/><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.cssr-pas.org\/portal\/2009\/01\/leggere-gandhi-a-teheran%E2%80%A6-e-non-solo-nanni-salio\/\" ><br \/>GO TO ORIGINAL<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;attualit&agrave; del pensiero e dell&rsquo;opera di Gandhi sono di straordinaria importanza e una ulteriore conferma, se necessaria, viene da un piccolo e agile libricino, Leggere Gandhi a Teheran (Marsilio, Venezia 2008) del filosofo iraniano Ramin Jahanbegloo. 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