{"id":177583,"date":"2021-01-25T12:00:57","date_gmt":"2021-01-25T12:00:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=177583"},"modified":"2021-01-20T08:11:25","modified_gmt":"2021-01-20T08:11:25","slug":"italiano-per-la-pace-perpetua-zum-ewigen-frieden-immanuel-kant","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/01\/italiano-per-la-pace-perpetua-zum-ewigen-frieden-immanuel-kant\/","title":{"rendered":"(Italiano) Per la Pace Perpetua&#8211; Zum ewigen Frieden  [Immanuel Kant]"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em>Sintesi e commento di &#8220;Per la pace perpetua&#8221; (<\/em><em>Zum <\/em><em>ewigen Frieden) di Immanuel Kant, 1795, testo ancora ricco di contributo filosofico alla pace.<\/em><\/p>\n<p><em>Ritrovato nel 2021, questo testo viene lasciato nella forma che ebbe nel 1988. I riferimenti all&#8217;attualit\u00e0 sul problema pace sono superati solo in parte: nelle questioni maggiori, i principi filosofici di Kant valgono oggi come allora.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Lo scopo di questo lavoro \u00e8 modesto; aiutare i miei allievi di liceo nella lettura e comprensione attuale dell&#8217;opera di Kant <em>Per la pace perpetua (progetto filosofico)<\/em>, del 1795. Spero che risulti anche di qualche utilit\u00e0, non solo agli studenti, ma a chiunque cerca una cultura della pace nel presente e nelle sue radici storiche.<\/p>\n<p>Si tratta di un riassunto, ma anche di uno sviluppo attualizzato, di una &#8220;traduzione&#8221; nei termini del nostro \u00a0tempo, delle tesi di filosofia politica proposte da Kant a fondamento dell&#8217;istituzione \u2014 ancora non compiuta oggi \u2014 della pace \u00a0cosmopolitica permanente. Il metodo di questo lavoronon \u00e9 soltanto la spiegazione, la messa in rilievo dei passaggi e della struttura dello scritto di Kant (necessarie per superare le difficolt\u00e0 che presenta una prima lettura); \u00e8 anche un commento libero, una applicazione del principi kantiani alla nostra attuale situazione atomica.<\/p>\n<p>Credo che un classico vada letto come tale, nel suo tempo, ma pure che il suo ultimo valore sia nel provocarci a riprendere la sua sostanza ideale e ripensarla, farla vivere, nel nostro tempo. Ci\u00f2 \u00e8 vero, mi pare, almeno per i grandi testi del pensiero morale, come \u00e8 questo di Kant. Il rigore filologico e storico deve essere completo, ma non impedisce di far vivere quel pensiero nel nostro pensiero, a guidare la nostra azione nel presente. Un pensiero che vive attraversa anche le trasformazioni della vita.<\/p>\n<p>Quindi, queste pagine, lungi dal sostituire la lettura diretta del <em>Per la pace perpetua<\/em> di Kant, vogliono, se ci riescono, accompagnarla ed aiutarla, e poi proseguirla col prendere la <em>nostra<\/em> responsabilit\u00e0 di pensare i fondamenti della pace.<\/p>\n<p>Ho fatto riferimento a tre edizioni accessibili nella scuola:<\/p>\n<ol>\n<li>I. KANT, <em>Scritti di filosofia politica<\/em>, Introduzione e note di Dario Faucci, traduzione di Gioele Solari e Giovanni Vidari, Ed. La Nuova Italia, Firenze 1975.<\/li>\n<li>I. KANT, <em>Per la pace perpetua<\/em>, introduzione di Norberto Bobbio, a oura di Nikolao Merker, Editori Riuniti, Roma 1985. Far\u00f2 riferimenti soprattutto all&#8217;ntroduzione che indicher\u00f2 con Bobbio e il numero romano di pagina.<\/li>\n<li>I. KANT, <em>Per la pace perpetua<\/em>, traduzione e cura di Alberto Bosi, Edizioni Cultura della Pace, Fiesole 1995<\/li>\n<\/ol>\n<p>La divisione del riassunto-commento in paragrafi numerati \u00e9 mia, le altre partizioni sono dell&#8217;opera. Le parole ed espressioni proprie di Kant sono sempre tra virgolette.<\/p>\n<p>Mi sono fermato prima delle due Appendici\u00a0 (I- Sulla discordanza tra morale e politica in ordine alla pace perpetua.\u00a0 II- Dell&#8217;accordo della politica con la morale secondo il concetto trascendentale del diritto pubblico) perch\u00e9, per la loro ampiezza, allungavano un lavoro gi\u00e0 lungo (specialmente in ordine al primario scopo scolastico), e perch\u00e9 il tema del rapporto tra politica e morale rimanda ad altri scritti di Kant e allarga il discorso. Ma questo completamento \u00e8 d\u00e0 fare perch\u00e9 integra il progetto filosofico kantiano della pace.<\/p>\n<p><strong>PER LA PACE PERPETUA\u00a0 &#8211; PROGETTO FILOSOFICO Di IMMANUEL KANT (1795)<\/strong><\/p>\n<p><em>Sezione I &#8211; Articoli preliminari<\/em> per la pace permanente tra gli stati.<\/p>\n<p>Questi sei articoli contengono sei divieti morali rivolti ai governanti e riguardano sia comportamenti che facilitano la guerra, sia comportamenti che ostacolano la pace. Sono tutti &#8220;ispirati all&#8217; idea che i sovrani debbono comportarsi moralmente, vale a dire in conformit\u00e0 della suprema massima secondo cui la persona umana non deve essere mai considerata come mezzo&#8221; (Bobbio, XX).<\/p>\n<p><em>Art. 1 preliminare<\/em> &#8211; Nessun accordo di pace \u00e8 tale se \u00e8 fatto riservandosi il diritto di far guerra.<\/p>\n<p>1 &#8211; La volont\u00e0 ipotetica, e non categorica, di pace non \u00e8 volont\u00e0 di pace.<\/p>\n<p>2 &#8211; La pace non \u00e8 l&#8217;armistizio, ma \u00e8 &#8220;la fine di ogni ostilit\u00e0&#8221;, implica la durata illimitata, &#8220;annulla (..) le cause di guerra futura&#8221;.<\/p>\n<p>3 &#8211; La pace \u00e8 rinuncia degli stati al diritto di guerra, alla sovranit\u00e0 intesa come insubordinazione ad una legge universale umana.<\/p>\n<p>4 &#8211; Se si intende lo stato come potenza e la sicurezza come superiorit\u00e0 si ha un sistema di guerra e l&#8217;assenza strutturale di pace.<\/p>\n<p><em>Art. 2 preliminare<\/em> &#8211; Nessun popolo, con la sua terra e istituzioni (Stato) pu\u00f2 essere oggetto di possesso o dominio da parte di un altro.<\/p>\n<p>1- Una comunit\u00e0 politico-territoriale (Stato) \u00e8 un popolo sovrano di se stesso, \u00e8 una comunit\u00e0 di soggetti umani liberi, e non pu\u00f2 essere oggetto di conquista, propriet\u00e0, commercio, dominio, come se fosse un patrimonio.<\/p>\n<p>2 &#8211; Le truppe di un popolo non possono essere messe a disposizione di un altro (p.es. dell&#8217;alleato pi\u00f9 potente) contro un nemico non comune, perch\u00e9 con ci\u00f2 si usa e si abusa dei cittadini a capriccio, come se fossero cose, contro il principio categorico della morale.<\/p>\n<p><em>Art. 3 preliminare<\/em> &#8211; Gli eserciti ed armamenti permanenti devono essere soppressi.<\/p>\n<p>1 &#8211; Ci\u00f2 vale, a maggior ragione, per gli armamenti crescenti e per quelli eccedenti la pura e semplice difesa del territorio (p.es. aerei dotati di un raggio di volo tale che li rende strutturalmente offensivi anche con le armi pi\u00f9 convenzionali)<\/p>\n<p>2 &#8211; La ragione sta nel fatto che gli eserciti ed armamenti permanenti sono gi\u00e0, con la loro sola esistenza, prima del loro uso, minaccia agli altri popoli, perci\u00f2 violazione della pace, causa di insicurezza e quindi di inseguimento nella corsa senza\u00a0 fine agli armamenti.<\/p>\n<p>3 &#8211; Le spese militari permanenti e crescenti rendono la pace armata pi\u00f9 costosa, in denaro, d\u00ed una breve guerra e diventano, perci\u00f2, esse stesse, causa di guerre aggressive o di guerre provocate fra terzi come sbocco di mercato alle industrie militari.<\/p>\n<p>4 &#8211; &#8220;Assoldare uomini per uccidere o per farli uccidere&#8221; \u00e8 &#8220;usare uomini come macchine o strumenti dello Stato, il che non pu\u00f2 conciliarsi col diritto dell&#8217;uomo sulla propria persona&#8221; e col principio categorico della morale.<\/p>\n<p>5 &#8211; &#8220;Cosa ben diversa \u00e8 l&#8217;esercitarsi alle armi volontario e periodico dei cittadini al fine di garantire s\u00e9 e la patria dalle aggressioni esterne&#8221;. Cio\u00e8, la difesa legittima, in forma di autodifesa, spetta al popolo stesso e non va delegata ad una struttura separata.<\/p>\n<p>6 &#8211; Accumulare e investire ricchezza in potenza militare costituisce &#8220;minaccia di guerra e renderebbe necessarie (per l&#8217;avversario) aggressioni preventive&#8221;.<\/p>\n<p><em>Art. 4 preliminare<\/em> &#8211; Non si deve costituire una forza finanziaria in vista d\u00ed un&#8217;azione da spiegare all&#8217;estero.<\/p>\n<p>1 &#8211; Ci\u00f2 costituisce una forza pericolosa perch\u00e9 equivale all&#8217;accumulo di ricchezza in potenza militare (vedi art.3, n. 6).<\/p>\n<p>2 &#8211; Agevolarsi in tal modo la guerra, o comunque il dominio su altri popoli, \u00e8 un grave ostacolo alla pace permanente, perch\u00e9 chi ha la forza diventa offensivo: per una tendenza insita nella natura umana, la forza, pi\u00f9 che strumento di difesa, \u00e8 strumento di offesa. Vedi anche, pi\u00f9 oltre: &#8220;Il possesso della forza corrompe inevitabilmente il libero giudizio della ragione&#8221; (Secondo supplemento, n.2).<\/p>\n<p>3 &#8211; Sono giustificati gli stati che si uniscono contro il pericolo degli stati pi\u00f9 potenti.<\/p>\n<p>4 &#8211; Kant pensa in questo articolo a stati chiusi in se stessi, cosa oggi superata dall&#8217;unificazione reale della vita planetaria. Nei termini attuali, il principio posto da Kant richiede di non lasciare estendere la forza finanziaria oltre le possibilit\u00e0 di suo controllo da parte della legge, come avviene nelle multinazionali che agiscono in condizioni di anarchia feudale. Tale controllo, sul piano planetario, va istituito mediante convenzioni internazionali e istituzioni sovranazionali e mediante lo sviluppo dell&#8217;opinione pubblica mondiale libera e critica.<\/p>\n<p><em>Art. 5 preliminare<\/em> &#8211; &#8220;Nessuno Stato deve intromettersi con la forza nella costituzione e nel governo di un altro Stato&#8221;.<\/p>\n<p>1 &#8211; Questo principio non giustifica neppure l&#8217;intervento fatto allo scopo di correggere o migliorare una situazione costituzionale o di governo interna ad un altro stato. C&#8217;\u00e8 da chiedersi se questo principio debba valere oggi in modo cosi assoluto da non giustificare l&#8217;intervento in difesa di diritti umani violati sistematicamente. D&#8217;altra parte, sembra giustificabile tale intervento se attuato non da un singolo stato n\u00e9 da un gruppo di stati, ma dalla comunit\u00e0 internazionale e dalle sue istituzioni.<\/p>\n<p>2 &#8211; Gli stati pi\u00f9 forti &#8211; oggi i centri di impero, gli Usa e l&#8217;Urss &#8211; hanno ampiamente violato questo principio e si sono giustificati con l&#8217;esigenza\u00a0 a) di intervenire in aiuto (che si asserisce anche richiesto) a quel determinato stato, per correggere il suo cammino politico deviato da infiltrazioni del sistema alternativo; b) di mantenere l&#8217;equilibrio tra i due blocchi, visto come garanzia di pace.<\/p>\n<p>3 &#8211; Le violazioni del principio di non ingerenza e la pretesa di giustificarle come garanzia di pace sono invece &#8211; dice Kant &#8211; offese dei diritti dei popoli e causa di insicurezza per tutti i popoli; sono perci\u00f2 fatti di guerra.<\/p>\n<p><em>Art. 6 preliminare<\/em> &#8211; Durante la guerra stessa devono essere rispettate regole di autolimitazione, di umanit\u00e0, di lealt\u00e0, che consentano di uscire dallo stato di guerra.<\/p>\n<p>l &#8211; Gli stratagemmi tesi ad ingannare &#8220;disonorano&#8221; chi li mette in atto. Una lotta condotta senza onore non ha pi\u00f9 giustificazione alcuna.<\/p>\n<p>2 &#8211; &#8220;Una qualche fiducia nella disposizione d&#8217;animo del nemico deve sussistere anche nella guerra, perch\u00e9 altrimenti la pace diventa impossibile e la guerra si trasforma in guerra di sterminio&#8221;. Kant esprime cos\u00ec la necessit\u00e0 morale di seminare la pace addirittura dentro la guerra. Sar\u00e0 soprattutto Gandhi che svilupper\u00e0 questa esigenza con la sua esperienza pratica e riflessione teorica sui conflitti condotti senza uso di violenza (vedi p.es. &#8220;Le regole del comportamento conflittuale secondo Gandhi&#8221;, in Johan Galtung, <em>Gandhi oggi<\/em>, con introduzione di G. Pontara, Ed. Gruppo Abele, Torino 1987, alle pagg. 120-121 e contesto).<\/p>\n<p>3 &#8211; &#8220;Una guerra di sterminio, in cui ha luogo la distruzione delle due parti ad un tempo e con esse di ogni diritto, non farebbe posto alla pace perpetua, se non nel grande cimitero dell&#8217;umanit\u00e0. Una simile guerra pertanto, e con essa l&#8217;uso dei mezzi che vi conducono, dev&#8217;essere assolutamente vietata&#8221;. Kant parla, con anticipo di 150 anni, della guerra atomica e del divieto che la ragione impone anche solo al predisporne la possibilit\u00e0. Non solo l&#8217;uso, ma il possesso e la fabbricazione di armi di sterminio sono vietate dalla ragione.<\/p>\n<p>4 &#8211; Se la guerra \u00e8 senza regole n\u00e9 limiti non termina con la fine dei combattimenti, ma continua anche in tempo di pace, stravolgendone e annullandone le finalit\u00e0. Noi abbiamo conferma di queste parole di Kant nella guerra fredda, con minaccia di sterminio, seguita alla pace atomica del 1945.<\/p>\n<p>5 &#8211; Il nostro tempo ha visto che la regola costitutiva della guerra \u00e8 il non avere regole n\u00e9 limiti. Ci\u00f2 che Kant considerava ancora un eccesso evitabile, oggi \u00e8 chiaramente, per noi, la natura stessa della guerra. La guerra, pertanto, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere contenuta: deve essere superata perch\u00e9 irrazionale. La ragione non vieta solo un tipo di guerra, ma la guerra in s\u00e9. I conflitti devono essere gestiti in modo non distruttivo.<\/p>\n<p><em>Sezione II &#8211; Articoli definitivi<\/em> per la costituzione civile cosmopolitica.<\/p>\n<p>&#8220;Lo stato di pace deve essere <em>istituito<\/em>, perch\u00e9 la mancanza di ostilit\u00e0 non significa ancora sicurezza&#8221;. Se la sicurezza &#8220;non \u00e8 garantita da un vicino ad un altro (il che pu\u00f2 solo aver luogo in uno stato legale) questo pu\u00f2 trattare come nemico quello a cui tale garanzia abbia richiesto invano&#8221;.<\/p>\n<p>Kant dice dunque che la sicurezza viene dall&#8217;altro, non dalla mia forza superiore alla sua, non dalla mia minaccia a lui. La <em>mia<\/em> sicurezza consiste nella t<u>ua<\/u> sicurezza. La sicurezza comune \u00e8 data dalla legge accettata da tutti, dall&#8217;istituzione. Ci\u00f2 vale anche per la pace tra gli Stati. La costituzione civile (che \u00e8 l&#8217;uscita dallo stato di natura come stato di guerra) deve aggiungere al diritto pubblico (degli uomini che formano uno Stato) e al diritto internazionale (degli Stati in rapporto tra loro), il diritto cosmopolitico, nel quale uomini e Stati si considerano &#8220;cittadini di uno Stato universale&#8221; (Faucci, 96).<\/p>\n<p>Dei tre articoli definitivi, il primo riguarda il diritto pubblico interno, il secondo il diritto internazionale, il terzo il diritto cosmopolitico. Il primo prescrive la costituzione repubblicana, il terzo disconosce il diritto di conquista: questi articoli sono presupposto, condizione di efficacia, limite del secondo. .&#8221;Solo tenendo conto di tutti e tre gli articoli definitivi, di cui il secondo \u00e8 costitutivo, il primo e il terzo sono integrativi, ci si rende conto della straordinaria forza suggestiva che la teoria kantiana della pace perpetua ha esercitato in tutti i tempi e ancora esercita nel nostro per la complessit\u00e0 dell&#8217;articolazione interna che procede di pari passo con la semplicit\u00e0 essenziale dell&#8217;intera costruzione&#8221; (Bobbio, XVII).<\/p>\n<p><em>Art. l definitivo<\/em> &#8211; La costituzione di ogni Stato dev&#8217;essere rappresentativa.<\/p>\n<p>1 &#8211; Veramente Kant chiama &#8220;repubblicana&#8221; tale tipo di costituzione, non nel senso opposto a &#8220;monarchica&#8221;, ma opposto sia a &#8220;dispotica&#8221; sia a &#8220;democratica&#8221;. Kant chiama repubblica (res-publica) &#8220;la forma di governo che, applicando il principio della separazione dei poteri, in modo particolare del potere esecutivo dal potere legislativo, evita il vizio pi\u00f9 grave dello stato dispotico in cui la volont\u00e0 pubblica (espressa dalla legge) \u00e8 sostituita dalla volont\u00e0 privata del sovrano&#8221; (Bobbio, XIV). \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Kant intende la costituzione &#8220;democratica&#8221; in senso simile a quella &#8220;dispotica&#8221;, perch\u00e9 in essa &#8220;tutti deliberano sopra uno ed eventualmente anche contro uno (che non \u00e8 d&#8217;accordo con loro) e quindi tutti deliberano anche se non sono tutti&#8221; e &#8220;ognuno vuol essere sovrano&#8221;. Questa critica del principio di maggioranza numerica \u00e8 a sua volta criticabile, ma non \u00e8 rilevante per il discorso sulla pace.<\/p>\n<p>2 &#8211; E&#8217; invece rilevante il principio che Kant propone sotto il presente articolo, per cui solo il popolo, e non il sovrano, pu\u00f2 decidere la guerra, perch\u00e9 \u00e8 il popolo che &#8220;ne fa le spese&#8221;. Quindi, solo la costituzione rappresentativa \u00e8 pacifica, perch\u00e9 il necessario assenso del popolo trattiene dalla guerra pi\u00f9 probabilmente che non il potere autocratico. Infatti, sul popolo &#8220;ricadono tutte le calamit\u00e0 della guerra&#8221; mentre &#8220;il sovrano non \u00e8 membro dello Stato, ma ne \u00e8 il proprietario e nulla ha da rimettere, a causa della guerra, dei suoi banchetti, delle sue cacce, delle sue case da diporto, delle sue feste di corte, ecc., e pu\u00f2 quindi dichiarare la guerra come una specie di partita di piacere, per cause insignificanti&#8221;.<\/p>\n<p><em>Art. 2 definitivo<\/em> &#8211; &#8220;Il diritto internazionale deve fondarsi sopra una federazione di liberi Stati&#8221;.<\/p>\n<p>1 &#8211; Gli Stati sono (al tempo di Kant come oggi) nello stato di natura, senza leggi. Ognuno minaccia l&#8217;altro.\u00a0 &#8220;Perci\u00f2 ognuno di essi, per la propria sicurezza, pu\u00f2 e deve esigere dall&#8217;altro di entrare eon lui in una costituzione analoga alla civile, nella quale si pu\u00f2 garantire ad ognuno il suo diritto&#8221;.<\/p>\n<p>2 &#8211; Gli Stati sono oggi come dei selvaggi, che preferiscono &#8220;una folle libert\u00e0 a una libert\u00e0 ragionevole&#8221;. I popoli civili &#8220;dovrebbero affrettarsi ad uscire al pi\u00f9 presto possibile da uno stato cos\u00ec degradante&#8221;.<\/p>\n<p>3 &#8211; Ma ogni Stato ripone la sua &#8220;maest\u00e0&#8221; (noi diremmo: sovranit\u00e0, indipendenza) &#8220;nel non sottoporsi a coazione legele esterna di sorta&#8221;. Gli Europei sono selvaggi superiori solo in astuzia agli indigeni d&#8217;America, perch\u00e9, mentre questi distruggono i vinti, gli Europei li &#8220;sanno sfruttare&#8221; per procurarsi &#8220;quantit\u00e0 di strumenti per guerre ancora pi\u00f9 vaste&#8221;<\/p>\n<p>4 &#8211; La malvagit\u00e0 umana \u00e8 velata nella politica interna degli Stati ed \u00e8 rivelata nella politica estera. Il diritto incatena la malvagit\u00e0, \u00e8 a servizio del principio morale, mentre le guerra \u00e8 malvagit\u00e0 scatenata. Ciononostante, nessuno Stato si dichiara per una politica di guerra, tutti fanno appello al diritto e adducono giustificazioni autorevoli, anche se guerra e diritto sono in contraddizione. Questo fatto \u00e8 per Kant molto importante, \u00e8 il fondamento di una speranza razionale riguardo alla storia umana: &#8220;Questo omaggio, che ogni Stato rende (almeno a parole) all&#8217;idea del diritto, dimostra che si riscontra nell&#8217;uomo una disposizione morale pi\u00f9 forte, anche se presentemente assopita, destinata a prendere un giorno il sopravvento sopra il principio del male che \u00e8 in lui (..) e a fargli sperare che ci\u00f2 avvenga anche negli altri&#8221;.<\/p>\n<p>5 &#8211; &#8220;ln assenza di un tribunale degli Stati, questi tutelano il loro diritto con la guerra. Ma questa &#8220;anche se fortunata, cio\u00e8 vittoriosa, non decide la questione di diritto&#8221;.\u00a0 Essa <em>non pu\u00f2<\/em> decidere di chi \u00e8 il diritto, <em>non pu\u00f2<\/em> fare giustizia, pu\u00f2 solo conferire il diritto a chi ha la forza, anche se non ha ragione. Perci\u00f2, di sua natura, la guerra non pu\u00f2 mai essere <em>giusta<\/em>. Pu\u00f2 al massimo essere &#8220;fortunata&#8221;.<\/p>\n<p>Possiamo sviluppare brevemente queste considerazioni. Anche se uno stato usasse la guerra per difendere un <em>vero<\/em> \u00a0diritto, questa guerra non sarebbe <em>giusta<\/em>, perch\u00e9 in essa pu\u00f2 benissimo affermarsi il <em>torto<\/em>, pu\u00f2 vincere la parte avversa che ha aggredito ingiustamente. Il diritto stabilito dalla guerra, ha solo il nome di diritto, e solo per caso pu\u00f2 coincidere con un vero diritto. Esso, come dice Kant poco oltre, &#8220;non significa nulla&#8221;. Non il confronto di forze materiali, ma il confronto di ragioni, pu\u00f2 accertare ci\u00f2 che \u00e8 giusto. \u00c8 ci\u00f2 che viene cercato attraverso le molte garanzie del diritto processuale. Si dir\u00e0 che il dibattimento processuale pu\u00f2 concludersi con una sentenza ingiusta (per errore o malafede). Tuttavia, ci\u00f2 \u00e8 possibile solo con una distorsione del funzionamento proprio del libero e corretto processo. Il quale \u00e8 fatto per produrre giustizia e <u>pu\u00f2<\/u> produrla. La guerra, invece, per sua natura, \u00e8 capace solo di provare, attraverso distruzioni e omicidi in massa, qual \u00e8 la parte <u>pi\u00f9 <\/u><em>forte<\/em>, il che <em>non c&#8217;entra nulla con la giustizia<\/em>. La guerra \u00e8 ancor meno giusta del tirare a sorte (peraltro inammissibile quando si tratta di ristabilire un diritto offeso), dove almeno tutte le parti hanno le stesse probabilit\u00e0. Solo identificando fatto e diritto, forza e ragione, \u00e8 possibile attribuire al risultato della guerra valore di sentenza di giustizia. La guerra \u00e8 meno giustificabile del superstizioso &#8220;giudizio di Dio&#8221;, nel quale almeno si suppone una volont\u00e0 libera e giusta che interviene a decidere. Nella guerra, invece, conta, s\u00ec, <u>qualcosa<\/u> il valore e il coraggio, la coscienza del proprio diritto, ma decide <u>tutto<\/u> la ricchezza di mezzi, la spregiudicatezza, il caso. Tanto varrebbe fare un&#8217;asta: chi paga di pi\u00f9 compra la vittoria e impone la sua pace. Tante vite sarebbero risparmiate. Non sarebbe per\u00f2 evitato il trionfo del caso e della forza esteriore sulla ragione e sul diritto intrinseco all&#8217;uomo. Quel trionfo \u00e8, insieme alla distruttivit\u00e0, il nucleo malefico della guerra.<\/p>\n<p>6 &#8211; &#8220;Il <em>trattato di pace<\/em> pu\u00f2 ben porre fine alla guerra attuale, ma non allo stato di guerra, cio\u00e8 alla possibilit\u00e0 di trovar pretesti per una nuova guerra&#8221;. Dunque, dalla guerra non nasce mai la pace, ma solo altra guerra. La guerra non \u00e8 solo un <em>fatto<\/em>, ma un <em>sistema<\/em> che si mantiene e si perpetua fin quando non lo si interrompe in quanto sistema.<\/p>\n<p>7 &#8211;\u00a0 Di questo &#8220;stato permanente di guerra&#8221; si possono dare due giudizi: a) un giudizio legale: non \u00e8 ingiusto, perch\u00e9 ogni Stato &#8220;\u00e8 giudice in causa propria&#8221; e non ha il dovere giuridico di sottomettersi &#8220;ad una costituzione legele pi\u00f9 estesa&#8221;: In altre parole, da un punto di vista esclusivamente giuridico, tale stato di guerra \u00e8 regolare, perch\u00e9 \u00e8 la legge di una condizione senza legge; \u00e8 la pura legge della forza.<\/p>\n<ol>\n<li>b) un giudizio di ragione: &#8220;La ragione, dal suo trono di suprema potenza morale legislatrice, condanna in modo assoluto la guerra come procedimento giuridico, mentre eleva a dovere immediato lo stato di pace, che tuttavia non pu\u00f2 essere creato o assicurato senza una convenzione dei popoli&#8221;. \u00c8 dunque la pace permanente il segno dell&#8217;entrata degli uomini nell&#8217;et\u00e0 della ragione, l&#8217;et\u00e0 propriamente umana.<\/li>\n<\/ol>\n<p>8 &#8211; Perci\u00f2 \u00e8 necessaria &#8220;una lega di natura speciale, che si pu\u00f2 chiamare <em>lega della pace,<\/em> da distinguersi dal <em>patto di pace<\/em> in ci\u00f2: che quest&#8217;ultimo si propone di porre termine semplicemente a <em>una guerra<\/em>, quella invece a <u>tutte<\/u> le guerre e per sempre&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che la comunit\u00e0 internazionale ha tentato prima con la Societ\u00e0 delle Nazioni nel 1920, fallita tra le due guerre mondiali, e tenta, dal 1945, con l&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite, ormai radicata nella realt\u00e0 storica. Ma i limiti costitutivi di questa istituzione, pur preziosa, sono proprio quelli che Kant chiaramente indicava nelle parole che seguono immediatamente: &#8220;Questa lega non ha per scopo di far acquistare una qualche potenza ad uno Stato&#8221;. Invece, l&#8217;Onu non riesce ad essere un&#8217;effettiva lega della pace perch\u00e9 il suo statuto privilegia le potenze vincitrici dell&#8217;ultima guerra mondiale (che hanno diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza), cio\u00e8 pretende di fondare il diritto di pace sopra il diritto di guerra!<\/p>\n<p>9 &#8211; Kant afferma che nella Lega della pace gli Stati non si sottomettono a leggi coattive, non riconoscono &#8220;alcun potere legislativo supremo&#8221;, cio\u00e8 non perdono la sovranit\u00e0, non costituiscono uno Stato di Stati. Costituiscono una &#8220;libera federazione&#8221;, che \u00e8 soltanto un &#8220;surrogato dell&#8217;unione in societ\u00e0 civile&#8221;. E tuttavia almeno questa &#8220;libera federazione&#8221; \u00e8 razionalmente necessaria affinch\u00e9 il diritto internazionale acquisti &#8220;un qualche significato&#8221;.<\/p>\n<p>10 &#8211; Infatti, il diritto internazionale pu\u00f2 essere intono in tre modi: 1) diritto alla guerra: &#8220;diritto di determinare ci\u00f2 che \u00e8 giusto non secondo leggi esterne universalmente valide, che limitano la libert\u00e0 di ciascuno, ma secondo massime unilaterali, per mezzo della forza&#8221;. In questo senso, il diritto internazionale &#8220;non significa propriamente nulla&#8221;.<\/p>\n<p>2) diritto cosmopolitico, Stato di popoli, con leggi coattive, unica maniera razionale per uscire dallo stato di guerra. &#8220;Per gli Stati (..) non vi \u00e8 altra maniera razionale per uscire dallo stato naturale senza leggi, che \u00e8 stato di guerra, se non rinunciare, come i singoli individui, alla loro selvaggia libert\u00e0 (senza leggi), sottomettersi a leggi pubbliche coattive e formare uno <em>Stato di popoli<\/em>, che si estenda sempre pi\u00f9, fino ad abbracciare da ultimo tutti i popoli della terra&#8221;.<\/p>\n<p>3) diritto internazionale federativo, come <em>ripiego<\/em>, &#8220;perch\u00e9 non tutto debba andar perduto&#8221;, rispetto al diritto cosmopolitico che gli Stati attuali &#8220;non vogliono&#8221;. Il brano citato appena sopra (al n.2) prosegue cos\u00ec: &#8220;Ma poich\u00e9 essi [gli Stati], secondo la loro idea del diritto internazionale, non vogliono affatto questo e rigettano <em>in ipotesi<\/em>\u00a0 ci\u00f2 che <em>in tesi<\/em> \u00e8 giusto, cos\u00ec, in luogo dell&#8217;idea <em>positiva<\/em> di una <em>repubblica universale<\/em>, perch\u00e9 tutto non debba andar perduto, fanno ricorso al surrogato <em>negativo<\/em> di una <em>lega<\/em> permanente e sempre pi\u00f9 estesa, che ponga al riparo dalla guerra e arresti il torrente delle tendenze ostili contrarie al diritto, ma col continuo pericolo della sua rottura&#8221;. Questo &#8220;torrente&#8221; sono gli Stati sovrani che impediscono la repubblica universale. Essi devono arginare se stessi.<\/p>\n<p>Dunque, unica proposta razionale \u00e8 la <em>repubblica universale<\/em> effettiva, cio\u00e8 uno Stato rappresentativo mondiale, noi diremmo una democrazia universale di tutti gli esseri umani e di tutti i popoli. Solo perch\u00e9 il meglio \u00e8 impedito e per evitare il peggio, Kant propone una Lega di Stati che restano sovrani, impegnati tra loro alla pace permanente. Ma \u00e8 ben consapevole della debolezza teorica e pratica di questa proposta intermedia tra il sistema di guerra e il sistema di pace.<\/p>\n<p>11 &#8211; Kant \u00e8 pure preoccupato del pericolo che il superamento del diritto di guerra dei singoli Stati porti ad una &#8220;monarchia universale&#8221; dispotica. Egli espone questa preoccupazione sotto questo articolo (subito dopo la distinzione tra lega della pace e patto di pace, v. sopra n.8), ma la esplicita maggiormente nel Primo supplemento (Garanzia della pace perpetua) al n.2\u00a0 (diritto internazionale), dove arriva a dire che la ragione giudica lo &#8220;stato di guerra&#8221; pur sempre migliore di una tirannia universale, quale ogni Stato aspira ad imporre, se possibile, sull&#8217;intero mondo per stabilire una pace fondata sul proprio dominio, che sarebbe una falsa pace.<\/p>\n<p>Ma proprio il senso complessivo di quel Primo supplemento (come vedremo) \u00e8 la fiducia nel progresso culturale e morale degli uomini e conferma il primato razionale qui affermato chiaramente da Kant della repubblica universale, rappresentativa e non dispotica, sulla soluzione di ripiego della Lega di Stati. Ugualmente, la subordinazione razionale della &#8220;federazione&#8221; alla &#8220;comunit\u00e0 cosmopolitica&#8221; appare chiara nella parte finale dello scritto &#8220;Sul detto comune: &#8216;Ci\u00f2 pu\u00f2 esser giusto in teoria, ma non vale per la prassi&#8217; &#8220;. Bobbio (p.XIII) richiama questa parte unicamente per la preoccupazione che Kant vi ripete riguardo al rischio di un dispotismo universale, rischio che Kant ragionevolmente confida possa essere superato.<\/p>\n<p>Dispiace che la lucida introduzione di Bobbio all&#8217;edizione curata da Merker lasci nell&#8217;ombra e sembri anzi escludere dal pensiero progettuale di Kant &#8220;un&#8217;unica societ\u00e0 civile universale&#8221; (p.X e anche IX e XII).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, Bobbio critica questa presunta rinuncia di Kant al progetto maggiore e osserva: &#8220;Quale ostacolo pu\u00f2 nascere, almeno in linea di principio, a che questo accordo abbracci tutti gli Stati esistenti, e che lo Stato universale sia il prodotto non di una conquista ma di un patto federativo, com&#8217;era quello avvenuto fra le tredici colonie degli Stati Uniti d&#8217;America, ratificato dai singoli Stati?&#8221; (p.XIII).<\/p>\n<p>12 &#8211; In una nota al termine di questo art. 2, Kant eleva una nobile, composta, indignata protesta morale e religiosa contro i festeggiamenti per una vittoria in guerra. E&#8217; questo un motivo classico del pensiero pacifico, da Erasmo a Tommaso Moro a Voltaire, che Kant riprende in modo personale e intenso. Egli dice che dovrebbe essere prescritto &#8220;un giorno di espiazione per invocare dal Cielo, in nome dello Stato, perdono per il grande oltraggio di cui il genere umano si rende ancor sempre colpevole di non voler sottomettersi a una costituzione legale nei rapporti con gli altri popoli, tanto da preferire, nell&#8217;orgoglio della sua indipendenza, di ricorrere al mezzo barbaro della guerra (col quale per\u00f2 non si consegue ci\u00f2 che si cerca, cio\u00e8 il diritto di ogni Stato)&#8221;. Ritroviamo in queste parole temi gi\u00e0 incontrati. Notiamo solo che il &#8220;grande oltraggio&#8221; non consiste solo nell&#8217;aver fatto una guerra, ma nel non voler sottomettersi ad una costituzione legale universale dei popoli.<\/p>\n<p>Dunque la guerra, anche se vinta, non \u00e8 mai motivo di festa, tanto meno di ringraziamento a Dio, anche se si fosse trattato di una guerra di difesa, perch\u00e9 la guerra non \u00e8 in grado di conseguire il diritto (vedi gi\u00e0 qui sopra, al n.5), e perch\u00e9 festeggiare una vittoria rivela anche &#8220;la soddisfazione di aver distrutto la vita e la felicit\u00e0 di tanti uomini&#8221;.<\/p>\n<p>Oggi (giugno 1988) si ha notizia che il ministro della Difesa italiano proporrebbe di ristabilire la festa nazionale del 4 novembre, nel 70\u00b0 anniversario della luttuosa vittoria (600.000 morti soltanto fra gli italiani) nella prima guerra mondiale. La quale guerra poteva e doveva essere evitata perch\u00e9 era possibile ottenere con trattative l&#8217;unificazione dei territori (e giustamente solo di questi) abitati da popolazioni italiane.<\/p>\n<p>Contro un progetto tanto stolto, Kant parla ancora oggi, dopo quasi duecento anni, con voce pi\u00f9 netta di quella di Benedetto Croce, pur contraria ai festeggiamenti per la vittoria del 1918, proposta fra i temi dell&#8217; esame di maturit\u00e0 di quest&#8217;anno, con scelta opportuna. Croce infatti seppe scrivere anche che la guerra \u00e8 &#8220;tanto poco morale o immorale quanto un terremoto o altro fenomeno di assestamento tellurico&#8221; e che le faccende politiche &#8220;appartengono a quei Leviatani che si chiamano gli Stati, a quei colossali esseri viventi dalle viscere di bronzo, ai quali noi abbiamo il dovere di servire ed obbedire, ed essi da parte loro hanno buone e profonde ragioni di guardarsi in cagnesco, di addentarsi, di sbranarsi, di divorarsi, visto che solo cos\u00ec si \u00e8 mossa finora, e cos\u00ec sostanzialmente si muover\u00e0 sempre, la storia del mondo&#8221;. Croce: la rinuncia al progetto razionale di Kant.<\/p>\n<p><em>Art.3 definitivo<\/em> -&#8220;Il diritto cosmopolitico dev&#8217;essere limitato alle condizioni di una universale ospitalit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>1 &#8211; Ci\u00f2 significa che ogni uomo ha <em>diritto di visita<\/em> in ogni Stato, cui corrisponde un dovere giuridico di ospitalit\u00e0. Fondamento di quel diritto \u00e8 il &#8220;diritto comune al possesso della superficie della terra, sulla quale, essendo sferica, gli uomini non possono disperdersi isolandosi all&#8217;infinito, ma devono da ultimo rassegnarsi a incontrarsi e a coesistere&#8221;. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero oggi che il mondo si \u00e8 fatto villaggio e la sfericit\u00e0 della terra sta lentamente diventando coscienza dell&#8217;unicit\u00e0 e dei limiti del sistema naturale e politico entro il quale vive l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Questo principio \u00e9 affermato negli artt. 13 e 14 della Dichiarazione Universale dei diritti dell&#8217;Uomo proclamata dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948 (10 dicembre) e sta acquistando ai nostri giorni una urgente attualit\u00e0. Ma esso sembra posto, anche in quella Dichiarazione, dal ristretto punto di vista degli Stati e non nell&#8217;ottica cosmopolitica, come fa Kant, specialmente col fondarlo sul &#8220;diritto comune al possesso della superficie della terra&#8221;.<\/p>\n<p>2 &#8211; &#8220;Il diritto alla superficie, spettante in comune all&#8217;uman genere&#8221; e i mezzi di trasporto avvicinano tra loro le comunit\u00e0 umane separate sulla terra, specialmente coi rapporti commerciali. &#8220;In questo modo parti del mondo lontane entrano in pacifici rapporti tra loro , e questi rapporti diventano col tempo formalmente giuridici e avvicinano sempre pi\u00f9 il genere umano a una costituzione cosmopolitica&#8221;.<\/p>\n<p>3 &#8211; Il diritto di visita esclude il diritto di <u>cattura<\/u> (praticato da Barbareschi e Beduini, dice Kant) ed esclude pure il diritto di <u>conquista<\/u>, che invece si sono arrogati &#8220;gli Stati commerciali del nostro continente&#8221;, tanto che &#8220;si rimane inorriditi a vedere l&#8217;ingiustizia che essi commettono nel visitare terre e popoli stranieri (il che per essi significa <em>conquistarli<\/em>)&#8221;, in America, in Africa, in India. Cina e Giappone, &#8220;avendo fatto esperienza di tali ospiti&#8221;, hanno &#8220;saggiamente provveduto&#8221; a prendere misure per limitare i contatti con gli Europei. Le violenze europee sui popoli non d\u00e0nno veri vantaggi economici, ma solo militari per fare guerre in Europa, &#8220;e questo fanno gli Stati che ostentano una grande religiosit\u00e0: e mentre commettono ingiustizie con la stessa facilit\u00e0 con cui berrebbero un bicchier d&#8217;acqua, vogliono passare per esempi rari in fatto di osservanza del diritto&#8221;. Queste parole di una delle pi\u00f9 alte menti dell&#8217;Europa dovranno essere ricordate quando, nei prossimi anni, il nostro continente celebrer\u00e0 con orgoglio la conquista (detta &#8220;scoperta&#8221;) dell&#8217;America e cercher\u00e0 nel commercio e nella ricchezza la propria unificazione.<\/p>\n<p>4 &#8211; Eppure, &#8220;in fatto di associazione dei popoli della terra&#8221;, siamo progrediti al punto che &#8220;la violazione del diritto avvenuta in un punto della terra \u00e8 avvertita in tutti i punti&#8221;. Da Kant ad oggi ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero.<\/p>\n<p>&#8220;Cosi l&#8217;idea di un diritto cosmopolitico non \u00e8 una rappresentazione fantastica di menti esaltate, ma il necessario coronamento del codice non scritto, cos\u00ec del diritto pubblico interno come del diritto internazionale, per la fondazione di un diritto pubblico in generale e quindi per l&#8217;attuazione della pace perpetua, alla quale solo a questa condizione possiamo sperare di approssimarci continuamente&#8221;.<\/p>\n<p>Diritto costituzionale interno degli Stati e diritto internazionale si devono completare nel diritto cosmopolitico, comune a tutta l&#8217;umanit\u00e0 e condizione necessaria per la pace permanente.<\/p>\n<p>In questa, che \u00e8 la conclusione sostanziale del &#8220;progetto filosofico&#8221; di pace, Kant ribadisce dunque la necessit\u00e0 razionale, perch\u00e9 vi sia pace, della costituzione di un effettivo ordine politico planetario, nel quale l&#8217;unit\u00e0 civile dei popoli rispetti e realizzi i diritti propri di ogni popolo.<\/p>\n<p>In questa prospettiva filosofico-giuridica bisogna indicare la Carta di Algeri, proclamata da un consesso internazionale il 4 luglio 1976 (nel bicentenario della Dichiarazione d&#8217;indipendenza delle colonie inglesi in America) come carta dei diritti dei popoli, a completamento delle carte dei diritti dell&#8217;uomo del 1789, del 1948, e delle costitluzioni democratiche fondate sul rispetto di questi diritti degli individui. Sulla Carta di Algeri uscir\u00e0, entro il 1988, un libro di Fran\u00e7ois Rigaux presso le Edizioni Cultura dellaPace.<\/p>\n<p><em>Primo supplemento. Garanzia della pace perpetua. <\/em><\/p>\n<p>In questo supplemento, Kant vuol mostrare come la natura (o destino, o Provvidenza) aiuta la ragione pratica nel suo dovere della pace perpetua.<\/p>\n<p>1 &#8211; Risulta anzitutto (da questo come da altri scritti di Kant richiamati in nota da Faucci a p.124) una dialettica della guerra. Essa \u00e8 un male con alcune funzioni positive: ha spinto gli uomini a dividersi e a popolare tutte le regioni della terra; costringe i governanti a &#8220;trattare umanamente i sudditi perch\u00e9 siano fedeli in guerra&#8221; (sintesi di Faucci); ha una funzione stimolatrice come &#8220;frusta del genere umano&#8221; (parole di Kant). Certo, possiamo osservare che queste forzate giustificazioni parziali della guerra somigliano a tante risposte sul problema del male, delle quali si pu\u00f2 dire semplicemente che affermano: non si rintraccia il male puro, assoluto, perch\u00e9 sempre in mezzo ad esso persiste qualche elemento positivo, di bene. Con ci\u00f2, queste risposte rispondono pi\u00f9 sul bene che sul male.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 utile \u00e8 l&#8217;idea di Kant &#8211; come osserva Bobbio &#8211; che il mezzo principale del progresso storico umano \u00e8 &#8220;l&#8217;antagonismo, ovvero la &#8216;insocievole socievolezza&#8217; (Kant) che spinge l&#8217;uomo sia ad associarsi sia a dissociarsi, e con ci\u00f2 a rimettere continuamente in questione l&#8217;assetto sociale che egli si \u00e8 dato e a cercare assetti sempre pi\u00f9 adatti alla soddisfazione delle proprie inclinazioni&#8221; (Bobbio, XVIII). Eppure, tale antagonismo proprio della vita sociale umana non \u00e8 la guerra. Pu\u00f2 essere <em>conflitto<\/em> sociale, politico, ma diventa <em>guerra<\/em> solo quando \u00e8 oondotto con mezzi tesi alla distruzione (fisica, o morale, o giuridica) dell&#8217;avversario. Il conflitto gestito con mezzi non distruttivi, come il\u00a0 conflitto politico entro le regole democratiche, \u00e8 cosa del tutto diversa dalla guerra. Quella &#8220;insocievole socievolezza&#8221; affermata da Kant come positiva \u00e8 questo genere di conlitto, non \u00e8 la guerra. La funzione positiva di quell&#8217;antagonismo, dunque, non \u00e9 una funzione positiva della guerra.<\/p>\n<p>Ma, per Kant, la guerra \u00e8 soprattutto un male. &#8220;Folle libert\u00e0&#8221;, &#8220;stato degradante&#8221;, &#8220;grande oltraggio&#8221;, &#8220;mezzo barbaro&#8221;, &#8220;cattivo gioco&#8221;, sono questi alcuni del modi con oui Kant chiama la guerra. Si pu\u00f2 vederne qualche effetto positivo, ma\u00a0 essa \u00e8 &#8220;una via suppletiva, traversa, rispetto a quella della ragione&#8221; (sintesi di Faucci), \u00e9 una &#8220;organizzazione provvisoria della natura&#8221; (Kant).<\/p>\n<p>Il &#8220;coraggio guerresco&#8221; ha &#8220;qualcosa di nobile&#8221; ed \u00e8 stato elogiato &#8220;perfino&#8221; da certi filosofi &#8220;non solo <em>in caso di guerra<\/em> (come \u00e8 giusto) ma anche <em>in quanto<\/em> spinge alla guerra, e spesso a intraprenderla solo per farne mostra&#8221;. Ma chi ha esaltato cos\u00ec la guerra ha dimenticato, dice Kant, quel detto greco &#8220;La guerra \u00e8 un male, perch\u00e9 fa pi\u00f9 malvagi di quanti ne toglie di mezzo&#8221;.<\/p>\n<p>Il bilancio \u00e8 dunque negativo: la guerra fa pi\u00f9 male che bene. Non \u00e8 dunque vero, come accade di leggere, che Kant giustifichi la guerra (se non nel senso in cui si dice: non tutto il male vien per nuocere!).<\/p>\n<p>Sintetizza esattamente il Faucci: &#8220;La <em>provvidenza<\/em> della guerra sta nello svegliare l&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo per trovare accorgimenti di difesa e di offesa, ma questo affinamento culmina nella ricerca del modo di abolirla&#8221; (introduzione, p.XLI). \u00a0\u00a0 Oggi che, nell&#8217;era atomica, la guerra ha raggiunto il massimo di distruttivit\u00e0, il massimo di possibilit\u00e0 fisica e di impossibilit\u00e0 morale, ed ha cosi esaurito ogni sua razionalit\u00e0 ed ogni senso positivo, posiamo dire che tutto il coraggio e l&#8217;intelligenza che l&#8217;uomo ha profuso fino ad oggi nell&#8217;arte della guerra devono essere impiegati, con impegno se possibile ancora maggiore, nel dovere storico di superare per sempre l&#8217;istituzione-guerra. Quello che \u00e8 stato il senso dell&#8217;arte della guerra prosegue oggi, per le sue stesse esigenze intrinseche, nella scienza e sapienza della pace, intesa come abolizione della guerra.<\/p>\n<p>Se ieri la guerra, nonostante tutto, difendeva e promuoveva qualcosa di umano &#8211; ma gi\u00e0 esigeva dalle coscienze pi\u00f9 vigili, come quella di Kant, di essere superata ed abolita &#8211; oggi la difesa dell&#8217;umanit\u00e0 e di tutti i suoi valori non pu\u00f2 essere altro che difesa <em>dalla<\/em> guerra e da chi \u00e9 rimasto dentro la cultura di guerra (come i tolemaici dopo la rivoluzione copernicana, ma tanto pi\u00f9 pericolosamente di loro).<\/p>\n<p>La guerra, infatti, non difende pi\u00f9 nulla, ma tutto perde. Neppure la guerra difensiva \u00e8 oggi ancora giustificabile, per il semplice fatto che non \u00e8 pi\u00f9 difensiva. La guerra oggi possibile (ogni guerra parziale, ansi ogni guerra fredda, pu\u00f2 diventare in poohi istanti, anche solo per errore teonico, guerra di sterminio totale) non permette pi\u00f9 di distinguere mezzi di difesa da mezzi di offesa, aggredito da aggressore, vincitore da vinto. &#8220;L&#8217;unica mossa vincente \u00e8 non giocare&#8221; (dal film Wargames).<\/p>\n<p>La difesa del diritto offeso, che ieri poteva con qualche senso essere affidata alla guerra, deve oggi essere affidata unicamente alla ragione, alla parola, alla coscienza, alle istituzioni cosmopolitiche, alla difesa sansa guerra (detta in Italia difesa popolare nonviolenta, sulla quale sta sviluppandosi una cultura storica e strategica), agli interessi unitari del genere umano, virente sull&#8217;unica terra.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non \u00e8 solo un giusto progresso morale, \u00e8 anche una necessit\u00e0 vitale. Non \u00e9 l&#8217;utopia di un sognatore, \u00e8 realistica necessiti\u00e0. Non vale dire: le difese alternative sono deboli. La guerra difende meno di tutto, perch\u00e9 \u00e9 il massimo male, il maggior pericolo, il peggior nemico.<\/p>\n<p>Se le altre vie sono piccoli sentieri, facciamo delle strade praticabili. Quando una strada si chiude non resta che tracciarne altre. La guerra \u00e8 una strada chiusa e l&#8217;uomo \u00e8 un inventore di strade, da sempre. Il momento attuale \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per l&#8217;evoluzione umana. La prospettiva del <u>dopo-guerra<\/u> come era storica senza ritorno sta forse facendosi un po&#8217; di spazio anche nell&#8217;azione dei governanti pi\u00f9 responsabili. Ma \u00e8 ancora troppo forte la resistenza della vecchia disastrosa illusione che le armi (la guerra minacciata, se non combattuta; ma che ninaccia \u00e8 mai quella di chi punta un&#8217;arma senza essere <em>determinato<\/em> ad usarla?) difendano la pace e il diritto.<\/p>\n<p>2 &#8211; Kant esamina poi come la natura aiuti ad attuare il dovere che la ragione impone\u00a0 a) entro lo stato;\u00a0 b) tra i diversi stati\u00a0 c) nell&#8217;unit\u00e0 dei popoli.<\/p>\n<p>La natura presta la sua garanzia &#8220;per assicurare che ci\u00f2 che l&#8217;uomo <em>dovrebbe<\/em> fare secondo la legge della libert\u00e0, e che non fa, egli lo far\u00e0 costretto dalla natura, senza che per altro sia compromessa questa libert\u00e0 morale&#8221;.<\/p>\n<ol>\n<li>a) Diritto pubblico interno. O le discordie interne o la guerra esterna costringono un popolo a sottoporsi alle leggi, per resistere come potenza. Ora, la costituzione rappresentativa \u00e8 la sola &#8220;che si si adatti perfettamente al diritto degli uomini&#8221;, ma \u00e8 pure &#8220;la pi\u00f9 difficile (..) tanto che molti affermano che dovrebbe essere <em>uno stato di angeli&#8221;<\/em>, visto che gli uomini hanno tendenze egoiste. Per\u00f2 la natura aiuta la volont\u00e0 razionale, perch\u00e9 costringe gli uomini egoisti a &#8220;comporre assieme le forze umane, in modo che l&#8217;una arresti l&#8217;altra nei suoi effetti disastrosi&#8221;, se non vogliono essere distrutti come societ\u00e0. Quindi, &#8220;il problema della costituzione di uno Stato \u00e9 risolvibile, per quanto l&#8217;espressione possa sembrare dura, anche da un popolo di diavoli, purch\u00e9 siano dotati di intelligenza&#8221;.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che noi oggi possiamo dire del passaggio dall&#8217;et\u00e0 della guerra all&#8217;et\u00e0 della pace: non occorre attendere di arrivare ad un livello di moralit\u00e0 superiore, basta una normale intelligenza della realt\u00e0 attuale delle cose e la volont\u00e0 di vivere. Se anche l&#8217;avversario forse un &#8220;popolo di diavoli&#8221; (come spesso lo vede l&#8217;ideologia di guerra) sarebbero pur sempre diavoli intelligenti, coi quali la pace \u00e8 possibile perch\u00e9 da tutti preferibile alla distruzione.<\/p>\n<p>A meno che l&#8217; essere &#8220;diavolo&#8221; non sia proprio il <em>non voler vivere<\/em>, il preferire la distruzione altrui e propria, pur avendo intelligenza. Ma la natura umana pu\u00f2 essere cos\u00ec diabolica? No certo, sembra dire Kant. Noi, dopo il nazismo e il terrore atomico, abbiano qualche trenore di pi\u00f9 nel rispondere. Siamo tentati dalla risposta affermativa. Eppure, anche a noi \u00e8 possibile pensare che l&#8217;uomo non sia senza risorse contro la propria distruttivit\u00e0 (cfr Erich Fremm, <em>Anatomia della distruttivit\u00e0 umana<\/em> . Mondadori, Milano 1979). La domanda \u00e8 di quelle a cui si risponde in pratica, e non solo in teoria.<\/p>\n<p>La cultura della pace non \u00e8 un moralismo, ma una ricerca razionale por la sopravvivenza dell&#8217;umanit\u00e0. Certo, essa richiede un grande impegno morale ed \u00e8, in definitiva, amore per il mondo e per gli uomini. Ma, ci dice Kant col suo paradosso dei diavoli, questo impegno nasce da quell&#8217;intelligenza della situazione, che \u00e8 possibile a tutti.<\/p>\n<p>Proprio il pericolo massimo pu\u00f2 dare la massima opportunit\u00e0 di mutamento pacifico delle relazioni umane politiche. Cosi la natura, o la Provvidenza, possono volgere il male in bene e la guerra pu\u00f2 essere davvero (nei mali che ha inflitto fino ad oggi e nella catastrofe che minaccia) una benefica &#8220;frusta dell&#8217;umanit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<ol>\n<li>b) Diritto internazionale. Questo \u00e8 diritto di guerra (v. sopra n.10 sotto l&#8217;art. 2 definitivo), ma pur sempre preferibile ad una tirannia universale (v. sopra n.11 sotto lo stesso articolo). Gli Stati potenti vorrebbero imporre il loro dominio, ma la natura lo impedisce per mezzo delle diversit\u00e0 dei popoli. Tale diversit\u00e0 produce, s\u00ec, odio e guerre, ma, col progresso morale, porta anche ad una pace fatta non di livellamento sotto il dipotismo ma di conflitti vitali.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Qui ci si pu\u00f2 valere, leggendo Kant, della diatinzione, gi\u00e0 accennata, tra guerra e conflitto, acquisita dalla attuale cultura della pace. \u00c8 guerra (in senso esteso, sia pubblica che privata) la gestione violenta, distruttiva, dei conflitti, che mira ad eliminare (o fisicamente o moralmente) l&#8217;avversario. Il conflitto fa parte della vita ed \u00e8 necessario al suo svolgersi e svilupparsi, perci\u00f2 non deve essere rimosso o represso, n\u00e9 sedato superficialmente in una pace apparente. Il conflitto pu\u00f2 essere gestito in modo distruttivo, ed \u00e8 la guerra, oppure in modo costruttivo, ed \u00e8 il conflitto nonviolento, occasione di maggiore verit\u00e0 per tutti i contendenti (vedi, p.es. lo regole del comportamento conflittuale tratto dalle esperienze gandhiane in Johan Galtung, <em>Gandhi oggi,<\/em> Ed: Gruppo Abele, Torino 1987, pagg.120-121 e contesto). La soluzione del conflitto nonviolento non \u00e9 mai la vittoria dell&#8217;uno sull&#8217;altro, ma di entrambi su una situazione meno valida. Non \u00e8 un vincere ma un con-vincer-si.<\/p>\n<ol>\n<li>c) Diritto cosmopolitico. La natura aiuta a fare la pace anohe mediante &#8220;l&#8217;attrattiva del reciproco tornaconto&#8221;, mediante &#8220;lo <em>spirito commerciale<\/em> che non pu\u00f2 accordarsi con le guerra&#8221;, e mediante la stessa &#8220;<em>forza del denaro<\/em>&#8220;.<\/li>\n<\/ol>\n<p>3 &#8211; La conclusione del <em>Primo supplemento<\/em> ha un&#8217;importanza che va al di l\u00e0 di questa sezione dell&#8217;opera. Kant dice che anche le tendenze egoistiche dell&#8217;uomo richiedono la pace. Ci\u00f2 non permette di prevedere con conoscenza certa la pace permanente, ma fonda la possibilit\u00e0 di questa e dunque impone il dovere morale di impegnarsi a realizzarla, dal momento che non \u00e8 impossibile. &#8220;In questo modo la natura, col meccanismo stesso delle tendenze umane, garantisce la pace perpetua, con una sicurezza che certo non \u00e8 sufficiente a farne <em>presagire<\/em>\u00a0 (teoricamente) l&#8217;avvento, ma che per\u00f2 basta al fine pratico di farci un dovere di <em>adoperarci<\/em> a questo scopo (che non \u00e8 sempliemente chimerico)&#8221;.<\/p>\n<p><em>Seecondo supplemento. Articolo segreto per la pace perpetua. <\/em><\/p>\n<p>1- Qui Kant si diverte, fa dell&#8217;ironia sul machiavellismo e la falsa dignit\u00e0 dei politici. Secondo l&#8217;uso diplomatico, \u00e8 bene che ci sia anche nell&#8217;istituzione della pace questo &#8220;unico&#8221;artcolo segreto:<\/p>\n<p>\u201cLe massime dei filosofi circa le condizioni che rendono possibile la pace pubblica devono essere prese in considerazione dagli Stati armati per la guerra&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo deve restare segreto perch\u00e9 le autorit\u00e0 statali non perdano il loro prestigio nel chiedere insegnamenti ai sudditi pensanti. \u00c8 sufficiente che lo Stato li lasci &#8220;parlare liberamente e pubblicamente\u201d sulla guerra e la pace. Queste parole richiamano tutto lo scritto breve di Kant <em>Risposta alla domanda: che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;illuminismo?<\/em> (1784), nel quale, tra i nemici dell&#8217;illuminismo, compare anche &#8220;l&#8217;ufficiale (che) dice: Non ragionate, ma fate esercitazioni militari&#8221;.<\/p>\n<p>2 &#8211; Il magistrato, quando non \u00e8 anche filosofo, e quindi applica le leggi vigenti senza cercare se abbiano bisogno di essere migliorate, considera la propria funzione superiore a quella dei filosofi &#8220;solo perch\u00e9 si accompagna col potere\u201d. Ma la filosofia \u00e8 &#8220;ancella&#8221; della teologia, come della giurisprudonza e della medicina, non nel senso che &#8220;ne regge lo strascico&#8221;, ma perch\u00e9 \u201cporta la finccola avanti alle sue graziose signore\u201d (qui Kant richiama il suo saggio <em>Sul conflitto delle facolt\u00e0<\/em>, 1797, di cui a p. X1X dell&#8217;introduzione di Faucci).<\/p>\n<p>Kant non attende, come Platone, che i governanti filosofeggino n\u00e9 che i filosofi governino. Questa eventualit\u00e0 non \u00e8 neppure da desiderare perch\u00e9 &#8220;il possesso della forza corrompe inevitabilmente il libero giudizio della ragione&#8221;. Difficilmente potrebbe essere espressa pi\u00f9 seccamente l&#8217;ambiguit\u00e0 della politica intesa come gestione del potere, e la sua pericolosit\u00e0 per quanto l&#8217;uomo ha di pi\u00f9 presioso. Un annlogo giudizio sulla politica, ma insistente sulla sua &#8220;troppa&#8221; grandezza, Kant ha dato in una nota verso il termine del 1\u00b0 articolo definitivo: la definisce \u201cun ufficio troppo superiore alle forze umane, cio\u00e8 quello di amministrare il tesoro pi\u00f9 prezioso che Dio ha in terra, vale a dire <em>il diritto degli uomini<\/em>&#8220;; sicch\u00e9 il sovrano &#8220;deve senpre temere di avere in qualche parte offeso questo tesoro che \u00e8 la pupilla di Dio&#8221;.<\/p>\n<p>3 &#8211; Sul rapporto tra politica e cultura, Kant afferma soltanto che \u00e8 &#8220;indispensabile&#8221; che i governanti non riducano al silenzio i filosofi, ma ascoltino i loro pareri. Tanto pi\u00f9 che questa categoria &#8220;per sua natura \u00e8 immune da spirito fazioso ed \u00e8 incapace di cospirare&#8221;. Con ci\u00f2 Kant vuole tranquillizzare i sovrani assoluti del suo tempo. Ha proprio ragione in questo giudizio, o pecca di ottimismo?\u00a0 Noi vediamo oggi tanta gente di cultura piegarsi al vento dell&#8217;opportunismo e usare la cultura stessa come strumento di carriera e di potere. E non \u00e8 una novit\u00e0. In realt\u00e0, i &#8220;filosofi&#8221; di cui parla Kant sono solo quelli che, come egli ha fatto, indicano strade ragionevoli e doverose per la vita dell&#8217;umanit\u00e0 e non per qualche loro utile particolare.<\/p>\n<p><em>__________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-139768 size-full\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti-e1611129786995.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"65\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ritrovato nel 2021, questo testo viene lasciato nella forma che ebbe nel 1988. 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Testo ancora ricco di contributo filosofico alla pace.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":177585,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[2313,119,308],"class_list":["post-177583","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-original-languages","tag-immanuel-kant","tag-peace","tag-philosophy"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/177583","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=177583"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/177583\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/177585"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=177583"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=177583"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=177583"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}