{"id":177767,"date":"2021-01-25T12:01:22","date_gmt":"2021-01-25T12:01:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=177767"},"modified":"2021-01-23T05:41:44","modified_gmt":"2021-01-23T05:41:44","slug":"italiano-dalla-non-proliferazione-alla-proibizione-delle-armi-nucleari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/01\/italiano-dalla-non-proliferazione-alla-proibizione-delle-armi-nucleari\/","title":{"rendered":"(Italiano) Dalla \u201cnon proliferazione\u201d alla proibizione delle armi nucleari"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em>Il Trattato di non proliferazione degli armamenti nucleari, risalente al 1968, non ha arginato in modo significativo il fenomeno. Oggi, 22 gennaio 2021, entra in vigore un nuovo trattato per la proibizione delle armi nucleari. Non far\u00e0 miracoli ma potr\u00e0 produrre alcuni effetti importanti per un effettivo processo di disarmo nucleare<\/em>.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_177768\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/no-nuke-demo.jpeg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-177768\" class=\"wp-image-177768\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/no-nuke-demo.jpeg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/no-nuke-demo.jpeg 750w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/no-nuke-demo-300x199.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-177768\" class=\"wp-caption-text\">Photo by Maria Oswalt on Unsplash<\/p><\/div>\n<h2 class=\"has-medium-font-size\"><em>Il \u201cTrattato di non proliferazione degli armamenti nucleari\u201d<\/em><\/h2>\n<p><em>22 gennaio 2021 &#8211;<\/em> Il 1\u00ba luglio 1968 USA, Regno Unito e Unione Sovietica sottoscrissero un \u201cTrattato di non proliferazione degli armamenti nucleari\u201d (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.un.org\/disarmament\/wmd\/nuclear\/npt\/text\/\" >Treaty on the Nonproliferation of Nuclear Weapons (NPT)<\/a> che entr\u00f2 in vigore il 5 marzo 1970. Francia e Cina vi aderirono nel 1992. \u00a0L\u2019articolo IV del Trattato assicurava tuttavia a ciascuno degli Stati membri il diritto a usi pacifici della tecnologia nucleare:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-default\"><p><em>\u00abTutti gli Stati membri hanno il diritto inalienabile a sviluppare ricerca, produzione e uso dell\u2019energia nucleare per scopi pacifici, senza discriminazioni. [\u2026] Tutte le Parti del Trattato si impegnano a facilitare e hanno il diritto di partecipare al pi\u00f9 completo scambio possibile di attrezzature, materiali e informazioni scientifiche e tecnologiche per gli usi pacifici dell\u2019energia nucleare. Le Parti del Trattato in grado di farlo coopereranno anche per contribuire, da sole o insieme ad altri Stati o organizzazioni internazionali, all\u2019ulteriore sviluppo delle applicazioni dell\u2019energia nucleare per scopi pacifici, specialmente nei territori in cui sono presenti Stati che non possiedono armi nucleari, con la dovuta considerazione per le esigenze delle aree in via di sviluppo del mondo\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Cos\u00ec, dopo l\u2019elaborazione e l\u2019approvazione del trattato, la produzione ed emissione di radionuclidi non \u00e8 cessata. Nonostante la complessit\u00e0 della filiera, gli enormi investimenti finanziari e i vincoli di sicurezza richiesti per la costruzione di una centrale nucleare, la produzione di energia da fonte nucleare si \u00e8 diffusa in molte parti del mondo. Come segnala <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/doi.org\/10.1080\/25751654.2020.1766164\" >Stephen Herzog<\/a>, l\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia atomica(International Atomic Energy Agency \u2013 IAEA) presenta una lista di 220 reattori attualmente impiegati per la ricerca nucleare in 53 Stati, e 440 reattori per la produzione di energia, presenti in 30 Paesi.<\/p>\n<p>Con il moltiplicarsi delle trasformazioni climatiche causate dall\u2019aumento della CO<sub>2<\/sub> nell\u2019atmosfera e negli oceani, si sta cercando di ridurre l\u2019uso dei combustibili fossili per la produzione di energia, sostituendoli con altre fonti. Nel definire \u2013 all\u2019interno dell\u2019Unione Europea ? quali siano le fonti energetiche da finanziare prioritariamente per le loro ridotte emissioni di gas-serra, si assiste a una crescente pressione per far riconoscere l\u2019energia nucleare come fonte \u201csostenibile\u201d, giustificata dal fatto che durante il funzionamento degli impianti le emissioni di CO<sub>2 <\/sub>\u00a0sono basse.<\/p>\n<p>Il 28 marzo 2019 il Parlamento europeo ha votato sulla proposta di classificazione delle iniziative sostenibili, che avrebbe escluso il nucleare dal ricevere il timbro verde di approvazione sui mercati finanziari. Ma in questi due anni l\u2019industria nucleare ha esercitato crescenti pressioni, anche grazie all\u2019intervento della Commissione Economica per l\u2019Europa delle Nazioni Unite (UNECE): cos\u00ec nel gruppo degli esperti del settore energetico sta prendendo forza una corrente di sostenitori dell\u2019energia nucleare. Durante una riunione virtuale dei Ministri dell\u2019Energia \u2013 nel settembre 2020 \u2013 il <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/g20.org\/en\/Pages\/home.aspx\" >Gruppo dei Venti (G20)<\/a> \u00abha riconosciuto il ruolo dell\u2019energia nucleare nel fornire energia pulita e nell\u2019aumentare la sicurezza energetica\u00bb.<\/p>\n<p>Numerosi incidenti hanno segnato la storia del nucleare civile. Quelli pi\u00f9 noti, per la vicinanza temporale e per la gravit\u00e0 degli esiti, sono avvenuti in due centrali nucleari per la produzione di elettricit\u00e0, a Chernobyl nel 1986 e a Fukushima nel 2011. Durante le ore e i giorni successivi agli incidenti sono stati rilasciati in atmosfera vari radionuclidi la cui presenza \u00e8 stata poi rilevata a migliaia di km di distanza. Ed \u00e8 risultata persistente per lunghi periodi di tempo. Sui danni provocati alle persone e ai sistemi viventi in seguito a tali incidenti non si \u00e8 mai raggiunto un consenso: n\u00e9 sugli effetti a breve termine, n\u00e9 su quelli a lungo termine.<\/p>\n<p>Ancora oggi, dopo decenni, non si \u00e8 ancora trovato un accordo internazionale sulle effettive conseguenze, n\u00e9 sui rischi ancora presenti nelle aree colpite. La consapevolezza sugli effetti del rilascio di radionuclidi e la trasparenza nella comunicazione dei dati rilevati sono ancora molto scarsi. Un\u2019analisi recente, pubblicata nel gennaio 2021, su campioni di grano e di legname raccolti tra il 2011 e il 2019 nel distretto di Ivankiv (Ukraine), in un\u2019area 50 km a sud della centrale di Chernobyl, hanno confermato che livelli alti, radiologicamente significativi di contaminazione da stronzio (<sup>90<\/sup>S) persistono 34 anni dopo l\u2019incidente. A Fukushima l\u2019inizio dei lavori per la <strong>rimozione del combustibile nucleare fuso non sono ancora iniziati; nel frattempo il Governo sta prendendo in considerazione l\u2019ipotesi di sversare nell\u2019oceano l\u2019acqua radioattiva, che in questi anni \u00e8 stata stivata in grandi contenitori.<\/strong><\/p>\n<p>I sostenitori del \u201cnucleare green\u201d, oltre a non calcolare \u2013 come sarebbe corretto ? l\u2019impatto complessivo della filiera delle centrali nucleari nella produzione di CO<sub>2<\/sub> trascurano un elemento di grande rilevanza: le stesse procedure di arricchimento dell\u2019uranio utilizzate per alimentare i reattori nucleari e generare elettricit\u00e0, o produrre radioisotopi medici, possono anche produrre uranio altamente arricchito (HEU) per uso militare. Dal 1939 al 2012, 31 paesi hanno sviluppato tecniche per l\u2019arricchimento dell\u2019uranio o il ritrattamento del plutonio (ENR), presentando potenzialit\u00e0 di produzione di armi nucleari.<\/p>\n<p>Questo problema non si limita al processo di arricchimento, poich\u00e9 le tecnologie del ciclo del combustibile sono intrinsecamente a duplice uso e le normali operazioni dei reattori nucleari producono plutonio che potrebbe essere utilizzato anche nella produzione di armi dopo il ritrattamento. Inoltre, le informazioni tecniche per la costruzione di armi nucleari non sono pi\u00f9 un segreto nell\u2019era contemporanea; possono essere reperite nella letteratura open-source. All\u2019inizio del 2019, le scorte globali di uranio altamente arricchito (HEU) <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/fissilematerials.org\/)\" >erano stimate pari a circa 1335 tonnellate.<\/a> La riserva globale di plutonio separato era di circa 530 tonnellate, di cui circa 310 tonnellate di plutonio civile.<\/p>\n<p>Sono tuttora presenti, diffuse in numerose aree del mondo, diverse fonti di emissioni radioattive \u2013 alcune note, altre segrete o sconosciute \u2013 che costituiscono una minaccia per le popolazioni umane e l\u2019ambiente, e contribuiscono ulteriormente a caratterizzare questo periodo geologico come \u201cradioattivo\u201d. Basta pensare all\u2019intera filiera, di cui le centrali nucleari sono solo una tappa, per rendersi conto che tutto il percorso che dalle miniere porta ai depositi di scorie \u00e8 caratterizzato da emissioni radioattive.<\/p>\n<p>I reattori attualmente in funzione richiedono circa 67.500 tonnellate di uranio ogni anno, proveniente da miniere o da fonti secondarie (scorte commerciali, scorte di armi nucleari, plutonio e uranio riciclati dal ritrattamento di combustibili usati\u2026). Dopo la fase di produzione di energia il combustibile nucleare resta pericolosamente radioattivo per tantissimo tempo. Il suo smaltimento \u00e8 un problema ancora irrisolto. Spesso gli investimenti che richiederebbe questa fase finale non vengono contabilizzati dalle grandi imprese industriali e dai politici.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 il problema dello smaltimento delle scorie nucleari prodotte dalle attivit\u00e0 militari nel mondo, di cui non ci sono inventari disponibili su ubicazione e quantit\u00e0. I costi delle operazioni necessarie per restituire le aree contaminate all\u2019uso umano di materiale radioattivo sono enormi: alle spese immediate inoltre bisogna aggiungere il fatto che spesso i siti dovranno essere monitorati per lunghissimo tempo. Anche le competenze tecniche non sono sufficienti a trovare soluzioni definitive. Attualmente sono in costruzione vari siti, di cui almeno due \u2013 uno in Europa, l\u2019altro negli Stati Uniti \u2013 dovrebbero ospitare le scorie radioattive pi\u00f9 pericolose per decine di migliaia di anni.<\/p>\n<p>Nelle profondit\u00e0 delle rocce che ricoprono l\u2019isola di Olkiluoto, in Finlandia, \u00e8 in fase di costruzione il deposito sotterraneo di Onkalo (che in finlandese vuol dire \u201cgrotta\u201d, \u201cluogo per nascondere\u201d) che ospiter\u00e0 le scorie radioattive delle tre centrali finlandesi per le prossime decine di migliaia di anni (su tale deposito \u00e8 stato prodotto un film, <em>Into Eternity<\/em>, disponibile anche in <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.spaziocinema.info\/film\/into-eternity-a-film-for-the-future-v-o-sott-ita\" >italiano<\/a>]. Il Waste Isolation Pilot Plant (impianto pilota per l\u2019isolamento dei rifiuti) o WIPP, a sua volta, \u00e8 un <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Waste_Isolation_Pilot_Plant\" >deposito geologico profondo<\/a> situato nel Nuovo Messico, destinato a conservare per i prossimi 10.000 anni i \u00a0rifiuti radioattivi che provengono dalla ricerca e dalla produzione di <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arma_nucleare\" >armi nucleari<\/a> <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stati_Uniti_d%27America\" >degli Stati Uniti<\/a>. Si stima che il progetto abbia un costo totale di 19 miliardi di dollari.<\/p>\n<h2 class=\"has-medium-font-size\"><em>Il \u201cTrattato per la proibizione delle armi nucleari\u201d<\/em><\/h2>\n<p>Dal 22 gennaio 2021 sar\u00e0 ufficialmente in vigore il \u201cTrattato ONU per la proibizione delle armi nucleari\u201d (<a href=\"https:\/\/treaties.un.org\/Pages\/ViewDetails.aspx?src=TREATY&amp;mtdsg_no=XXVI-9&amp;chapter=26\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Treaty of Prohibiting Nuclear Weapons<\/a> \u2013 TPNW) che, in una certa misura, integra il \u201cTrattato sulla non proliferazione di armi nucleari\u201d (Treaty on Non-pro\u00adliferation of Nuclear Weapons \u2013 TNP), in particolare vietando (articolo 1) l\u2019uso, la fabbricazione, o l\u2019acquisizione con altri mezzi di armi nucleari, o la minaccia di utilizzare armi nucleari. Esso, inoltre, introduce alcuni obblighi positivi con l\u2019articolo 6 (\u00abAssistenza alle vittime e risanamento ambientale\u00bb) e 7 (\u00abCooperazione e assistenza internazionale\u00bb).<\/p>\n<p>Secondo <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/author\/mboni\/\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Maurizio Boni<\/a>, esperto di questioni militari (difesa, sicurezza), ci sono alcune differenze che rendono improbabile, almeno per ora, l\u2019adesione di molti dei membri del TNP al nuovo trattato: in particolare quella dell\u2019<em>obbligo di astenersi <\/em>in ogni circostanza dall\u2019assistere, incoraggiare o indurre chiunque (individui, societ\u00e0, organizzazioni internazionali, attori non governativi) a intraprendere ogni tipo di attivit\u00e0 proibita dal trattato.<\/p>\n<p>Sempre secondo Boni, la clausola di non assistenza porta con s\u00e9 implicazioni\u00a0significative per i paesi alleati di Stati possessori di ordigni atomici, come quelli che gli Stati Uniti proteggono dall\u2019ombrello nucleare. Per i paesi non detentori di armi nucleari che hanno accesso alla tecnologia e\/o al materiale nucleare per usi pacifici, o che cercano di accedervi; per gli stessi <em>nuclear- weapon \u2013states<\/em>, che hanno bisogno dell\u2019assistenza di molti <em>non-nuclear-weapon-states<\/em> per mantenere e modernizzare i propri arsenali e per garantirne lo schieramento e l\u2019operativit\u00e0 in diverse parti del mondo (forniture di materiale fissile per l\u2019arricchimento, di software e di tecnologie missilistiche, disponibilit\u00e0 di basi per i bombardieri strategici).<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, fino a quando coloro che possiedono armi nucleari non firmeranno il trattato, il processo di disarmo nucleare effettivo faticher\u00e0 a decollare. Tuttavia il TPNW pu\u00f2 favorire l\u2019avvio di iniziative importanti. Per esempio, i Paesi che attualmente ospitano delle armi nucleari sul loro territorio (Germania, Belgio, Italia, Olanda, Turchia), se decideranno di aderire al TPNW, dovranno allontanarle. Questo potrebbe costituire un passo importante verso il disarmo totale. Gli articoli 6 e 7, poi, obbligano i Paesi firmatari a farsi carico delle patologie umane e dei danni ambientali ancora presenti in conseguenza all\u2019uso di materiali radioattivi. Si pensi alle responsabilit\u00e0 della Francia in Algeria, degli Stati Uniti in Vietnam, dell\u2019Unione Sovietica\/ Russia in Kazakistan. Potrebbe essere un passo importante verso iniziative di giustizia riparativa.<\/p>\n<p>Inoltre il TPNW per la prima volta \u2013 riconoscendo l\u2019impatto a lungo termine delle armi nucleari \u2013 sottolinea la necessit\u00e0 di proteggere le generazioni future anche da un punto di vista legale. Infine, l\u2019entrata in vigore di questo Trattato pu\u00f2 richiamare l\u2019attenzione pubblica e dei Governi sui problemi del <em>dual-use<\/em> e sull\u2019attuale incapacit\u00e0 di gestire le scorie radioattive, contribuendo cos\u00ec a cancellare le centrali nucleari dalla lista delle fonti energetiche \u201csostenibili\u201d.<\/p>\n<p><em>_______________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66008\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"93\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2021\/01\/22\/dalla-non-proliferazione-alla-proibizione-delle-armi-nucleari\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Trattato di non proliferazione degli armamenti nucleari, risalente al 1968, non ha arginato in modo significativo il fenomeno. 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