{"id":180197,"date":"2021-03-01T12:00:16","date_gmt":"2021-03-01T12:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=180197"},"modified":"2021-02-28T07:23:34","modified_gmt":"2021-02-28T07:23:34","slug":"italiano-le-mani-di-pechino-su-israele-i-miliardi-investiti-nel-porto-di-haifa-e-lispezione-negata-agli-usa-il-nuovo-fronte-di-rivalita-con-washington","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/03\/italiano-le-mani-di-pechino-su-israele-i-miliardi-investiti-nel-porto-di-haifa-e-lispezione-negata-agli-usa-il-nuovo-fronte-di-rivalita-con-washington\/","title":{"rendered":"(Italiano) Le mani di Pechino su Israele: i miliardi investiti nel porto di Haifa e l\u2019ispezione negata agli Usa. Il nuovo fronte di rivalit\u00e0 con Washington"},"content":{"rendered":"<section class=\"catenaccio\">\n<blockquote><p><em>La Shanghai International Port Group (SIPG), nell&#8217;ambito della Belt and Road Initiative, sta costruendo un nuovo terminal per container su un&#8217;area di 830mila metri quadrati, nel quale avr\u00e0 diritto ad operare per 25 anni. Un&#8217;operazione che preoccupa gli Stati Uniti e che dar\u00e0 vita al &#8220;porto pi\u00f9 avanzato del Mediterraneo&#8221;. Ma da Washington suona il campanello d&#8217;allarme.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-180198\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel.jpg 1050w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel-1024x537.jpg 1024w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/porto-di-haifa-israel-768x403.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>27 febbraio 2021 &#8211; <\/em><strong>Israele<\/strong> \u201csta diventando un obiettivo dell\u2019espansionismo geo-economico della <strong>Cina<\/strong>\u201c, la quale \u201csta silenziosamente scavando un solco tra due partner strategici come <strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Stato ebraico<\/strong>, che presto, quasi senza accorgersene, potrebbero ritrovarsi in <strong>disaccordo<\/strong>\u201c. Queste le allarmate parole che <strong>Blaise Mizstal<\/strong>, vice presidente del <em>think thank<\/em> <strong>Jewish Institute for National Security in America<\/strong> (Jinsa), con base a <strong>Washington<\/strong>, ha rilasciato a <em>The Algemeiner<\/em>, a margine della presentazione del rapporto realizzato dallo stesso <strong>Jinsa<\/strong>, dall\u2019emblematico titolo \u201c<em>Countering Chinese Engagement with Israel<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>Che <strong>Pechino<\/strong> persegua una geopolitica indirizzata dall\u2019ambizioso progetto di interconnessione globale della<strong> Belt and Road Initiative<\/strong> non \u00e8 una novit\u00e0, perch\u00e9 l\u2019iniziativa coinvolge oltre una settantina di paesi. Quel che \u00e8 passato finora sottotraccia \u00e8 la potenziale <strong>centralit\u00e0<\/strong>, nel quadrante asiatico del progetto, di <strong>Israele<\/strong>, principale alleato statunitense in <strong>Medioriente<\/strong> e goniometro delle sue politiche regionali.<\/p>\n<div id=\"ifq-intext-container-2\">\n<div id=\"inRead\">\n<div id=\"ifq-adv-above-content-fixed-article\" class=\"ifq-adv-passback\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\" data-gam-sizes=\"[[300,250],[336,280],&quot;fluid&quot;]\" data-pb-sizes=\"[[300,250],[336,280]]\" data-aps-sizes=\"[[300,250]]\">\n<div style=\"width: 340px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/14\/wuhan_1200-1-330x173.jpg\" alt=\"La Gran Bretagna si unisce agli Usa: \u201cLa Cina fornisca tutte le informazioni sul Covid19\u201d. Oms: \u201cNascosti dati sull\u2019 origine del virus\u201d\" width=\"330\" height=\"173\" \/><p class=\"wp-caption-text\">La Gran Bretagna si unisce agli Usa: \u201cLa Cina fornisca tutte le informazioni sul Covid19\u201d. Oms: \u201cNascosti dati sull\u2019 origine del virus\u201d<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La presentazione del rapporto del <strong>Jinsa<\/strong> \u00e8 arrivata quasi in contemporanea ad una notizia per certi versi inattesa, e che delinea un quadro problematico: lo scorso <strong>1 febbraio<\/strong>, infatti, il quotidiano israeliano <em>Haaretz<\/em> ha rivelato che alla fine dello scorso anno <strong>Tel Aviv<\/strong> ha rigettato una richiesta americana di ispezionare il porto di <strong>Haifa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Washington<\/strong>, infatti, guarda con preoccupazione a quanto sta accadendo da un anno nella citt\u00e0 costiera israeliana: accanto al vecchio porto cittadini, infatti, la <strong>Shanghai International Port Group<\/strong> (SIPG) sta costruendo un nuovo <strong>terminal<\/strong> per container su un\u2019area di 830mila metri quadrati, il cui <strong>completamento<\/strong> \u00e8 previsto per quest\u2019anno, e nel quale avr\u00e0 diritto ad operare per <strong>25 anni<\/strong>. Sono gi\u00e0 tre i <strong>miliardi<\/strong> di dollari investiti, per quello che, a sentire il presidente di <strong>Sipg<\/strong> in una conferenza di gennaio 2020 in <strong>Cina<\/strong>, sar\u00e0 \u201cil porto pi\u00f9 avanzato del <strong>Mediterraneo<\/strong>, semi automatizzato, con tecnologie 5g ed in grado a pieno regime di far transitare 1,86 milioni di container annuali.<\/p>\n<p>Due aspetti, interconnessi, preoccupano gli<strong> Stati Uniti<\/strong>: le tecnologie di sorveglianza impiegate dai cinesi e la posizione del nuovo <strong>terminal<\/strong>, che si trova a meno di un chilometro dai moli della <strong>base militare<\/strong> israeliana in cui attraccano le navi americane della sua Sesta flotta, le quali potrebbero essere oggetto delle attivit\u00e0 di raccolta di intelligence dei cinesi. Preoccupazioni che erano state in qualche modo gi\u00e0 formalizzate lo scorso anno, con la presentazione in <strong>Senato americano<\/strong> \u2013 dove tuttora si trova \u2013 del <em>National Defense Authorization Act for the fiscal year 2020<\/em>, nel quale si menzionano esplicitamente \u201cle serie preoccupazioni in termini di sicurezza rispetto agli accordi di leasing al porto di <strong>Haifa<\/strong>\u201d e si invita il <strong>governo israeliano<\/strong> a \u201cconsiderare le implicazioni di investimenti stranieri nel Paese\u201d.<\/p>\n<div style=\"width: 340px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/st.ilfattoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/13\/cina-1200-330x173.jpg\" alt=\"Il pil della Cina \u00e8 cresciuto del 2,3% nell\u2019anno della pandemia: balzo negli ultimi due trimestri. Ma \u00e8 il dato peggiore dal 1976\" width=\"330\" height=\"173\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Il pil della Cina \u00e8 cresciuto del 2,3% nell\u2019anno della pandemia: balzo negli ultimi due trimestri. Ma \u00e8 il dato peggiore dal 1976<\/p><\/div>\n<p>Da parte sua, il governo israeliano ha specificato che tecnicamente la <strong>Sipg<\/strong> \u00e8 una <em>venture company<\/em> registrata in <strong>Israele<\/strong>, pur con capitali e stakeholders cinesi, ma la posizione dello Stato ebraico \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 complessa, perch\u00e9 gli <strong>investimenti<\/strong> in questione riguardano settori strategici. <strong>Tel Aviv<\/strong> non pu\u00f2 che beneficiare dell\u2019allargamento del porto di <strong>Haifa<\/strong>: specie considerando la diminuita servibilit\u00e0 del porto di <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/08\/05\/beirut-devastata-dallesplosione-visi-insanguinati-urla-e-strade-scomparse-la-disperazione-di-una-citta-senza-pace\/5890370\/\" ><strong>Beirut<\/strong>, colpito lo scorso agosto da una <strong>devastante<\/strong> <strong>esplosione<\/strong><\/a>, il progetto cinese promette di convogliare enormi volumi di commercio verso <strong>Israele<\/strong>, e come ricorda <strong>Altay Atli<\/strong> su <em>The Diplomat,<\/em> maggiore commercio significa creazione di <strong>interconnessioni<\/strong> e interdipendenze, che finiscono per rendere i costi di un conflitto pi\u00f9 alti, dispiegando quindi un effetto di \u201cinduzione alla pace\u201d.<\/p>\n<p>Se per la <strong>Cina<\/strong> il progetto di <strong>Haifa<\/strong> si inserisce nella <strong>Belt and Road Initiative<\/strong>, per <strong>Tel Aviv<\/strong> la parola chiave \u00e8 MAGIC: <em>Mediterranean Arabia Gulf International Corridor<\/em>. Il porto di <strong>Haifa<\/strong> come ingresso principale della connessione tra <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/09\/15\/a-washington-la-firma-degli-accordi-tra-barhain-emirati-arabi-ed-israele-trump-altri-seguiranno\/5932802\/\" ><strong>Israele<\/strong>, <strong>Giordania<\/strong> e paesi del Golfo, con una parte dei quali sono stati appena sottoscritti gli \u201cAccordi di Abramo\u201d<\/a>. Un tentativo, insomma, di rafforzare sul <strong>piano<\/strong> <strong>commerciale<\/strong> una <strong>convergenza<\/strong> <strong>geopolitica<\/strong>, anche se ad oggi manca l\u2019<strong>intera infrastruttura stradale<\/strong> o ferroviaria per connettere i diversi paesi. In un contesto regionale pi\u00f9 stabile, tuttavia, \u00e8 indubbio che Pechino continui ad investire in infrastrutture nell\u2019ambito della <strong>Belt And Road<\/strong>, aprendo un nuovo e forse sottovalutato capitolo della rivalit\u00e0 con <strong>Washington<\/strong>.<\/p>\n<p>Da quando hanno allacciato <strong>rapporti<\/strong> <strong>diplomatici<\/strong> nel 1992, l\u2019interscambio tra <strong>Cina<\/strong> e <strong>Israele<\/strong> \u00e8 cresciuto molto: nel 2017, le esportazioni israeliane in <strong>Cina<\/strong> hanno toccato i 4 miliardi di dollari, mentre le importazioni da <strong>Pechino<\/strong> i 6 miliardi. Gli investimenti cinesi in <strong>Israele<\/strong> si attestano attorno agli 11 miliardi di dollari nello stesso periodo, anche se costituiscono solo il 3% degli investimenti cinesi all\u2019estero.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2021\/02\/27\/le-mani-di-pechino-su-israele-i-miliardi-investiti-nel-porto-di-haifa-e-lispezione-negata-agli-usa-il-nuovo-fronte-di-rivalita-con-washington\/6108611\/\" ><span class=\"VIiyi\" lang=\"it\"><span class=\"JLqJ4b ChMk0b\" data-language-for-alternatives=\"it\" data-language-to-translate-into=\"auto\" data-phrase-index=\"0\">PER CONTINUARE A LEGGERE<\/span><\/span> Go to Original &#8211; ilfattoquotidiano.it<\/a><\/p>\n<div id=\"ifq-intext-container-10\" class=\"dfp-mh280\">\n<div id=\"ifq-intext-ad-3448\" class=\"ifq-adv-delayed\" data-ad-unit=\"FattoQ_Art_Intext\" data-sizes=\"[[300,250],[336,280]]\" data-aps-sizes=\"[[300,250],[336,280]]\"><\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>27 febbraio 2021 &#8211; La Shanghai International Port Group, nell&#8217;ambito della Belt and Road Initiative, sta costruendo un nuovo terminal per container su un&#8217;area di 830mila metri quadrati, nel quale avr\u00e0 diritto ad operare per 25 anni. Un&#8217;operazione che preoccupa gli Stati Uniti e che dar\u00e0 vita al &#8220;porto pi\u00f9 avanzato del Mediterraneo&#8221;. 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