{"id":1909,"date":"2009-02-13T00:00:00","date_gmt":"2009-02-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2009\/02\/italian-disertare-la-guerra\/"},"modified":"2009-02-13T00:00:00","modified_gmt":"2009-02-13T00:00:00","slug":"italian-disertare-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2009\/02\/italian-disertare-la-guerra\/","title":{"rendered":"(ITALIAN)   DISERTARE LA GUERRA"},"content":{"rendered":"<p>Non esistono lavori sufficientemente&nbsp; ampi che raccontino la storia di coloro che si sono opposti alla guerra come obiettori di coscienza o come disertori sia individualmente sia organizzando movimenti di resistenza alla guerra.<\/p>\n<p>Bisogna attendere, di volta in volta, che qualcuno racconti dal vivo la propria esperienza. Ha provato a farlo Joshua Key con Il racconto del disertore (Neri Pozza, Vicenza 2007) nel quale descrive, con toni essenziali, scarni e sinceri la sua vita in clandestinit&agrave; dopo aver rifiutato di tornare in Iraq. Per quattordici mesi, insieme alla moglie e tre figli, si sposta di citt&agrave; in citt&agrave; attento a sfuggire alla polizia, sino a varcare la frontiera e trovare rifugio in Canada, meta sin dai tempi del Vietnam dei disertori e obiettori statunitensi.<\/p>\n<p>Il potere militare fa di tutto per non dare notoriet&agrave; a questi casi, che spesso passano sotto silenzio o suscitano scarsa attenzione. Solo la scrittura lascia un ricordo e pu&ograve; impedire che scenda l&rsquo;oblio su coloro che con grande coraggio sono disposti a sfidare il militarismo imperante.<\/p>\n<p>La vicenda raccontata da Key richiama quella di altri autori e di altri personaggi, raccontati talvolta in chiave quasi onirica, come ha saputo fare magistralmente Tim O&rsquo;Brien nel descrivere il sogno del soldato Cacciato che in fuga rocambolesca dal Vietnam intende raggiungere Parigi (Inseguendo Cacciato, Feltrinelli 2007).<\/p>\n<p>Oppure ci obbligano a prestare attenzione a quello sparuto ma determinato gruppo di refusnik israeliani che si sono rifiutati di andare a massacrare i palestinesi a Gaza (si veda il video che riprende le loro dichiarazioni fatte durante una manifestazione pubblica a Tel Aviv, http:\/\/www.webmov.org\/wpress\/2009\/01\/14\/). <\/p>\n<p>E aiutano a non dimenticare altri come il tenente Ehren Watada (&ldquo;Lieutenant Watada&rsquo;s War Against the War&rdquo;, The Nation, 26 giugno 2006, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.thenation.com\/doc\/20060626\/brecherwebvideo\" >http:\/\/www.thenation.com\/doc\/20060626\/brecherwebvideo<\/a> ) che nel giugno 2006 si rifiut&ograve; di partire per l&rsquo;Iraq considerando tale guerra illegale secondo il diritto internazionale. Vicenda quasi da manuale, sostenuta con tenacia dal movimento Courage to Resist (www.couragetoresist.org ), ma purtroppo poco conosciuta e seguita anche dai movimenti per la pace su scala internazionale.<\/p>\n<p>Eppure &egrave; questa una, sebbene non la sola, delle pi&ugrave; importanti strade da seguire se vogliamo porre definitivamente la guerra &ldquo;fuori dalla storia&rdquo; e dalle vicende umane: disobbedire, obiettare prima che sia troppo tardi, non essere complici con la nostra obbedienza. <\/p>\n<p>Gli ostacoli sono molti, ma non insuperabili, a cominciare da quelli della cattiva informazione, della propaganda militarista, dell&rsquo; ignoranza e dello stato di degrado in cui vive gran parte di coloro che vengono reclutati come &ldquo;carne da cannone&rdquo;.<\/p>\n<p>Di questo ci parla efficacemente Joshua Key quando descrive la sua infanzia, l&rsquo;incredibile iniziazione all&rsquo;uso delle armi avvenuta sin dalla pi&ugrave; tenera et&agrave;, la totale disinformazione di massa (la vera &ldquo;arma di distruzione\/distrazione di massa&rdquo;) in cui versa gran parte della popolazione pi&ugrave; povera e diseredata degli Stati Uniti, e infine le cose dette e ripetute mille volte, tra bugie e reticenze, anche dai media dominanti: terrorismo dell&rsquo;esercito USA, uccisione di civili, violazione dei diritti umani, violenze su donne e bambini. <\/p>\n<p>Lo spettro di sempre, di ogni guerra, alla faccia del diritto internazionale, dei diritti umani, della Convenzione di Ginevra e cos&igrave; via per ogni accordo internazionale ridotto a carta straccia.<\/p>\n<p>Troppo, anche per chi, come Key, non ha certo avuto la possibilit&agrave; di conoscere la cultura della nonviolenza, ha a mala pena finito la scuola superiore, ma possiede alcuni principi fondamentale di onest&agrave; che lo aiutano a ribellarsi quando, tornatoa casa per una licenza, comincia a sperimentare la sindrome di stress post traumatico che gli crea dei veri e propri blackout cerebrali e decide di non fare pi&ugrave; ritorno in Iraq.<\/p>\n<p>Con una punta di pessimismo si potrebbe dire che sono cose note, documentate in tutti i particolari, ma che tuttavia hanno permesso sinora solo di scalfire il complesso militare-industriale-corporativo-scientifico che continua a dominare la politica internazionale.<\/p>\n<p>Sino a quando?<\/p>\n<p>Sino a quando continueremo a obbedire ciecamente e passivamente!<\/p>\n<p>Ma qualcosa si muove non solo nei movimenti di base, non solo nelle richieste come quella fatta da Johan Galtung, di affrontare questa problematica non imponendo l&rsquo;onere della prova a chi rifiuta il servizio militare e\/o disobbedisce ai comandi militari: <\/p>\n<p>&ldquo;Perch&eacute; devono argomentare coloro che rifiutano di uccidere ed essere uccisi, invocando ordini divini, legali o razionali, e non piuttosto quelli disposti a uccidere ed essere uccisi? C&rsquo;&egrave; da sperare che l&rsquo;onere della prova venga presto posto su chi obbedisce agli ordini, non su chi disobbedisce.&rdquo; (si veda l&rsquo;articolo integrale nella Newsletter n. 2009\/04).<\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave; anche chi, come il veterano della guerra in Iraq, Evan Knappenberger, chiede che venga riconosciuto esplicitamente il diritto di obiettare ai soldati in servizio (&ldquo;Acknowledge soldier&rsquo;s right to object&rdquo;, http:\/\/seattlepi.nwsource.com\/opinion\/399345_evanonline10.html ).<\/p>\n<p>Piccoli segni di speranza per un futuro senza guerre, anche grazie a chi come Joshua Key ha saputo disobbedire e disertare.<br \/><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.cssr-pas.org\/portal\/2009\/02\/disertare-la-guerra-nanni-salio\/\" ><br \/>GO TO ORIGINAL &ndash; CENTRO STUDI SERENO REGIS<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non esistono lavori sufficientemente&nbsp; ampi che raccontino la storia di coloro che si sono opposti alla guerra come obiettori di coscienza o come disertori sia individualmente sia organizzando movimenti di resistenza alla guerra. 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