{"id":191782,"date":"2021-08-16T12:00:03","date_gmt":"2021-08-16T11:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=191782"},"modified":"2021-08-14T05:22:15","modified_gmt":"2021-08-14T04:22:15","slug":"italiano-i-conflitti-ambientali-e-il-bluff-delleconomia-circolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/08\/italiano-i-conflitti-ambientali-e-il-bluff-delleconomia-circolare\/","title":{"rendered":"(Italiano) I conflitti ambientali e il bluff dell\u2019economia circolare"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_191783\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/atlas-map-environment-conflict-justice.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-191783\" class=\"wp-image-191783\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/atlas-map-environment-conflict-justice.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/atlas-map-environment-conflict-justice.jpg 750w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/atlas-map-environment-conflict-justice-300x126.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-191783\" class=\"wp-caption-text\">Mappa dei conflitti ambientali<\/p><\/div>\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Un atlante geografico \u2018speciale\u2019<\/strong><\/p>\n<p><em>9 Agosto 2021 &#8211; <\/em>3.492 pallini sulla carta, indicatori di altrettanti conflitti ambientali segnalati e descritti dall\u2019Environmental Justice Atlas (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/ejatlas.org\/\" >EJ Atlas<\/a>), \u00a0uno straordinario archivio, tuttora \u2018in progress\u2019, che dagli anni \u201970 del Novecento segnala al pubblico storie di comunit\u00e0 che in tutto il mondo sono impegnate nella difesa dei loro territori \u2013 terra, acqua, foreste, aree di pesca, fonti di\u00a0 vita e di sussistenza \u2013 contro attivit\u00e0 estrattive e contro azioni che provocano gravi impatti ambientali e sociali: miniere, dighe, coltivazioni intensive, inceneritori, estrazioni di combustibili fossili, aeroporti, ecc.<\/p>\n<p>L\u2019EJ Atlas si propone di rendere visibili le ragioni di queste comunit\u00e0 e di descrivere le lotte intraprese per ottenere giustizia ambientale. Intende anche servire come spazio virtuale per mettere in contatto comunit\u00e0 che sono impegnate in situazioni simili, per fornire a ricercatori e attivisti informazioni utili per la ricerca e l\u2019azione, per aumentare la consapevolezza dei consumatori che \u2013 involontariamente o per leggerezza \u2013 contribuiscono ad alimentare gli atteggiamenti predatori delle grandi <em>corporation<\/em>.<\/p>\n<p>Le mappe collaborative dell\u2019EJ Atlas costituiscono una sfida alla cartografia dominante, che spesso propone l\u2019ambiente come uno spazio punteggiato da risorse strategiche, dando per scontato che la loro gestione e sfruttamento costituisca l\u2019interesse principale delle politiche locali. L\u2019Atlante sposta invece l\u2019attenzione dagli aspetti puramente economici alla dimensione del controllo e della gestione dei \u2018beni ambientali\u2019. D\u00e0 voce alle vittime della violenza esercitata dagli esecutori di un modello di sviluppo iniquo; ai morti, ai criminalizzati, ai feriti, agli impauriti, agli sfollati che nella narrativa dominante non hanno voce, o che addirittura non sono considerati come soggetti.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>Un crescendo di conflitti ambientali<\/strong><\/h3>\n<p>Via via che aumenta la pressione verso l\u2019ambiente da parte delle industrie che estraggono risorse e scaricano rifiuti, e vengono invase aree pi\u00f9 periferiche del pianeta, dove ancora sopravvivono economie di sussistenza, si moltiplicano i conflitti. \u00c8 ormai evidente che non si tratta semplicemente di conflitti per specifiche risorse o per inquinamenti \/ danneggiamenti locali: essi esprimono \u2013 come si usa dire adesso \u2013 l\u2019<em>intersezionalit\u00e0<\/em> di problematiche agricole, squilibri di genere, relazioni citt\u00e0\/campagna, salute pubblica, discriminazione razziale\u2026 Sono conflitti causati da una iniqua distribuzione degli spazi e degli usi dei beni ecologici.<\/p>\n<p>L\u2019economia classica e ancor pi\u00f9 la moderna economia neoliberista, che tendono a ridurre la complessit\u00e0 dei conflitti a dinamiche di mercato, esternalit\u00e0, compensazioni monetarie, si trovano sempre pi\u00f9 di fronte ad attori sociali che mettono in campo sistemi di valori diversi. Contestano la narrativa dominante che da secoli accompagna l\u2019affermarsi delle strutture istituzionali e delle relazioni di potere del sistema militar-industriale capitalistico.<\/p>\n<p>La dimensione del sacro, i diritti della natura e dei popoli indigeni, i valori estetici ed ecologici, il ruolo della conoscenza esperienziale\u2026 i cosiddetti conflitti \u2018ambientali\u2019 chiamano ormai in causa tutte le dimensioni del contesto ambientale e delle relazioni socio-culturali. Mettono allo scoperto l\u2019inconciliabilit\u00e0 di visioni del mondo e di senso della vita tra una minoranza predatrice \u2013 che sta causando irrimediabili danni alla trama della vita che ci sostiene \u2013 e una maggioranza impoverita, che subisce una doppia violenza, sia diretta e locale, sia globale, provocata dai cambiamenti climatici innescati nell\u2019intero pianeta.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>I confini estremi della Terra<\/strong><\/h3>\n<p>Dagli anni \u201970 del secolo scorso ad oggi l\u2019invasione degli spazi pi\u00f9 remoti del mondo si \u00e8 ormai compiuta. La presenza umana, e la presenza di \u2018manufatti\u2019 e di prodotti dell\u2019attivit\u00e0 umana, sono rintracciabili in ogni angolo del pianeta. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 luogo \u2018incontaminato\u2019 sul pianeta. E\u2019 stata proprio la ricerca di \u2018risorse\u2019 con le quali alimentare i processi di trasformazione che sostengono le moderne societ\u00e0, e la ricerca di \u2018pattumiere\u2019 dove smaltire la crescente quantit\u00e0 di scarti e di rifiuti dell\u2019economia lineare ad aver alterato profondamente e irreversibilmente la nostra casa comune: la biosfera, il substrato abiotico sul quale essa si \u00e8 sviluppata nel corso di miliardi di anni, e persino aree sempre pi\u00f9 estese dello spazio intorno alla Terra, il cyber-spazio colonizzato grazie al crescente sviluppo della tecnosfera.<\/p>\n<p>L\u2019invasione prepotente ai luoghi pi\u00f9 remoti del mondo ha messo in pericolo, decretandone spesso la morte, tante comunit\u00e0 umane, ambienti naturali, grandi foreste, popolazioni animali, nicchie e habitat, luoghi viventi di biodiversit\u00e0. Tutti irrimediabilmente distrutti.\u00a0\u00a0 Le frontiere fino alle quali si sono spinte le ruspe, le trivellazioni, le dighe e le rotaie, le irrorazioni chimiche e le discariche di rifiuti tossici coincidono ormai con i margini di Gaia, la nostra terra vivente. E in tutto il mondo i conflitti \u2018ambientali\u2019 sono diventati questioni di vita o di morte per tutti coloro che \u2013 loro malgrado \u2013 sono stati coinvolti inesorabilmente dall\u2019avanzata di predatori intenti alla trasformazione del naturale in artificiale: dalle miniere ai prodotti ai rifiuti, utilizzando le riserve energetiche accumulate sottoterra nei tempi geologici, e disperdendo gli scarti nell\u2019atmosfera e negli oceani.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>Frontiere abbattute<\/strong><\/h3>\n<p>Il sistema economico tuttora dominante ha a lungo \u2018esternalizzato\u2019 i suoi impatti negativi, scaricandone gli effetti sulle periferie ambientali e sociali, sulle popolazioni marginalizzate e sui luoghi lontani dalla vista e dagli interessi delle minoranze privilegiate. Ma arrivare ai confini estremi significa che questi impatti non si possono pi\u00f9 nascondere. Le violenze contro le comunit\u00e0 e gli avvelenamenti degli ambienti emergono all\u2019evidenza e finiscono per coinvolgere tutti. L\u2019intera biosfera reagisce alle trasformazioni globali che le sono state imposte. La globalizzazione del sistema economico ha portato con s\u00e9 la cancellazione di confini naturali che delimitavano ambienti diversi, e consentivano alla biodiversit\u00e0 di fiorire, alle fasce climatiche di differenziarsi, ai diversi habitat di conservare le loro peculiarit\u00e0, alle comunit\u00e0 umane di costruire culture e linguaggi.<\/p>\n<p>A innescare la drammatica situazione sanitaria provocata dal COVID-19 \u00e8 stata probabilmente la \u2018forzatura\u2019 di uno dei confini che regolavano le relazioni tra umani e altri viventi. La continua erosione degli spazi di vita degli abitanti non umani ha costretto animali selvatici (e con loro varie coorti di parassiti, batteri e virus) ad avvicinarsi all\u2019uomo, causando un crescendo di \u2018salti di specie<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2021\/08\/09\/i-conflitti-ambientali-e-il-bluff-delleconomia-circolare\/#_ftn1\" >[1]<\/a>\u2019 con conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti, di cui l\u2019attuale pandemia \u00e8 solo un esempio.<\/p>\n<p>Il nostro pianeta sta dunque cambiando. Innescate dall\u2019azione umana, si stanno manifestando trasformazioni globali, con esiti che solo in minima misura possiamo cercare di prevedere. Ma ci manca l\u2019immaginazione per intuire come evolver\u00e0 l\u2019avventura della Terra.\u00a0 Le scelte compiute da una piccola parte dell\u2019umanit\u00e0 negli ultimi due secoli hanno messo in moto un processo che coinvolge tutti gli abitanti del pianeta (gli <em>Earthlings<\/em>, come li chiama lo studioso Bruno Latour con una parola difficilmente traducibile, forse \u2018figli della Terra\u2019?). Impossibile tornare indietro. Ma forse \u00e8 possibile intraprendere a livello globale delle azioni in grado di rallentare il processo? Almeno di ridurre il nostro impatto?\u00a0 Le strade sicuramente da intraprendere non mancano:<\/p>\n<ul>\n<li>L\u2019abolizione immediata degli apparati militari e delle guerre;<\/li>\n<li>Una drastica trasformazione degli stili di vita della minoranza ricca e consumatrice; sicuramente un rapido passaggio da un modello di societ\u00e0 basato sui consumi a un modello basato sulla frugalit\u00e0 e la sufficienza;<\/li>\n<li>Scelte politiche basate su equit\u00e0 e giustizia\u2026<\/li>\n<\/ul>\n<p>Molti sono i suggerimenti, ma non vengono ascoltati.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>La soluzione tecnologica e la circolarit\u00e0 dell\u2019economia<\/strong><\/h3>\n<p>Purtroppo la fiducia umana nelle soluzioni \u2018intelligenti\u2019 offerte dalla tecnologia non conosce limiti. Dalle mega-dighe che hanno devastato i bacini fluviali dei maggiori fiumi del mondo agli allevamenti intensivi di animali che stanno favorendo inaspettati salti di specie; dall\u2019utilizzo sempre pi\u00f9 spregiudicato dell\u2019energia nucleare (le cui scorie sono ineliminabili) fino all\u2019 invasione elettro-magnetica dello spazio circumterrestre. La visione del mondo del potere dominante non conosce ripensamenti. Le inaspettate disponibilit\u00e0 finanziarie messe in campo per affrontare la crisi globale socio-sanitaria-economica in cui siamo sprofondati hanno stimolato nuove fantasie. Le potenzialit\u00e0 dell\u2019intelligenza artificiale e della robotica si intrecciano con la crescente inconsapevolezza e avidit\u00e0 di chi le ha progettate.<\/p>\n<p>Tra le proposte meno fantasiose, quindi in grado di trovare qualche adesione nell\u2019ingenuit\u00e0 del pubblico, vi \u00e8 quella di trasformare l\u2019economia da processo lineare a processo circolare. \u201c<em>In effetti abbiamo compiuto qualche errore, sottovalutato qualche aspetto<\/em>\u201d \u2013 sono disposti ad ammettere gli economisti \u2013 \u201c<em>ma possiamo rapidamente e facilmente rimediare. Trasformiamo il flusso lineare (che parte dall\u2019estrazione di risorse a produzione di rifiuti) in un ciclo chiuso, in cui la materia si riutilizza continuamente, eliminando quindi contemporaneamente l\u2019estrazione e l\u2019inquinamento<\/em>\u201d.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019intersezionalit\u00e0 tra economia, ecologia e giustizia<\/strong><\/h3>\n<p>Torniamo all\u2019argomento iniziale di questo articolo: l\u2019Atlante dei conflitti ambientali. Lo studioso che negli anni \u201970 del 900 ha dato avvio alla ricerca e alla documentazione che hanno permesso la costruzione di questo Atlante \u00e8 un economista: Joan Martinez Alier. Laureato in Economia a Barcellona nel 1961, ha trascorso alcuni anni all\u2019estero per poi rientrare in Spagna nel 1975, presso il Dipartimento di Economia e Storia Economica dell\u2019Universit\u00e0 Aut\u00f2noma de Barcelona. Ha insegnato anche in prestigiose universit\u00e0 internazionali (Oxford, Stanford, Yale). Il suo contributo \u2013 sia teorico sia applicativo \u2013 integra approcci ecologici con quelli orientati allo sviluppo e alla giustizia. Ha ricevuto premi importanti per la qualit\u00e0 dei suoi contributi alla fondazione dell\u2019economia ecologica, per la sua analisi pionieristica delle relazioni tra economie e ambiente, per il suo approccio interdisciplinare e comparativo e il suo ruolo attivo nella promozione della giustizia ambientale.<\/p>\n<p>\u00c8 stato lui a dare avvio alla raccolta di documentazione per la costruzione dell\u2019Atlante della giustizia ambientale. Ha anche messo in evidenza le responsabilit\u00e0 etiche del modello di sviluppo liberista; un modello caratterizzato da manifestazioni di violenza diretta e indiretta verso le comunit\u00e0 umane e l\u2019ambiente. Anche se da tempo ha lasciato il suo ruolo professionale, Joan Martinez Alier \u00e8 tuttora impegnato nel divulgare i risultati dei suoi studi e nel difendere i diritti delle popolazioni impegnate in conflitti ambientali.\u00a0Ne \u00e8 testimonianza un suo recente articolo di riflessione critica sull\u2019idea di \u2018<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.academia.edu\/45565417\/The_circularity_gap_and_the_growth_of_world_movements_for_environmental_justice\" >economia circolare<\/a>\u2019. La sua riflessione tiene insieme ci\u00f2 che l\u2019economia liberista continua a tenere separati: la competenza scientifica, il rispetto dei diritti e il senso di giustizia.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il \u2018gap\u2019 della circolarit\u00e0<\/strong><\/h3>\n<p>Il concetto di economia circolare implica che le risorse per le attivit\u00e0 produttive siano sempre pi\u00f9 attinte all\u2019interno dei passaggi intermedi di trasformazione; e che grazie al riuso e al riciclo dei materiali si riducano gli impatti ambientali. L\u2019input di energia arriver\u00e0 dal sole dicono gli economisti \u2013 e gli scarti diventeranno risorse da immettere, grazie alle tecnologie pi\u00f9 moderne, in un ciclo virtuoso.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29218 aligncenter\" src=\"https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/economia-circolare.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" srcset=\"https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/economia-circolare.jpg 643w, https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/economia-circolare-300x178.jpg 300w\" alt=\"Conflitti ambientali\" width=\"643\" height=\"381\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p>Tuttavia \u00e8 stato da tempo dimostrato che l\u2019economia industriale non \u00e8 circolare, ma entropica. Vale a dire che non pu\u00f2 funzionare se non estraendo nuove risorse e producendo nuovi rifiuti.\u00a0 \u00a0Il semplice schema circolare proposto dagli economisti che omettono le frecce che indicano entrate e uscite \u00e8 sbagliato. \u00a0La \u2018<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.uvm.edu\/~jfarley\/EEseminar\/readings\/energy%20myths.pdf\" >giostra<\/a>\u2019 tra produttori e consumatori ha bisogno di energia (input) per girare. Non solo: non tutti materiali possono essere riciclati, quindi esistono sempre anche scarti (output) non eliminabili. I dati sperimentali lo confermano. Una <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/publications\/growth-without-economic-growth\" >recente pubblicazione<\/a> segnala che l\u2019economia dei 27 Paesi dell\u2019UE ricicla intorno al 12% dei materiali (dati del 2019). La concentrazione di CO<sub>2<\/sub> (uno dei \u2018rifiuti\u2019 rilasciati in atmosfera), che era di 320 ppm nel 1960, ha raggiunto il valore di 415 ppm nel 2020, e sta avviandosi a raggiungere i 450 ppm nel 2050.<\/p>\n<p>Come mai non si riesce a \u2018chiudere il cerchio\u2019? Martinez Alier (riprendendo numerosi studi degli ultimi decenni) osserva che il basso livello di circolarit\u00e0 ha molte cause, di cui due principali:<\/p>\n<ul>\n<li>la prima \u00e8 che il 44% del materiale trasformato (i combustibili fossili) viene usato per fornire energia, che viene dissipata quindi non si pu\u00f2 riciclare;<\/li>\n<li>quanto alla seconda, gli stock socio-economici (cio\u00e8 l\u2019ambiente costruito, edificato) continuano a crescere. In un primo tempo richiedono energia e materia e per la costruzione. Successivamente continuano ad aver bisogno di energia e materia per la manutenzione e l\u2019operativit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Le \u2018grandi opere\u2019 sono un chiaro esempio di scelte non cicliche, insostenibili dell\u2019economia. \u00a0Ma anche in un\u2019economia industriale che non cresce gli ambienti costruiti richiedono senza sosta energia e materia per funzionare e non deteriorarsi. Il mondo artificiale consuma!!\u00a0 Questo modello di sviluppo, che privilegia l\u2019artificiale a scapito del naturale, continuer\u00e0 ad aver bisogno di nuovi rifornimenti di energia e di materiali.<\/p>\n<p>Dai dati a <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/circularity-gap.world\/2020\" >disposizione<\/a> risulta che nel 2017 la percentuale globale di materia riciclata \u00e8 stata dell\u20198,7%. Se meno del 10% della materia (incluse le risorse energetiche) \u00e8 stato riciclato, da dove arriva il restante 90%? \u00a0Questa domanda permette di riconnettere l\u2019economia alla societ\u00e0, all\u2019ambiente, alla giustizia, e di riconoscere l\u2019intersezionalit\u00e0 dei conflitti ambientali. Nel 2017 sono state estratte 92Gt di \u2018nuove\u2019 risorse provenienti dalle \u2018commodity frontiers\u2019, le frontiere lungo le quali continuano ad essere estratte le materie prime; continua anche a produrre scarti e rifiuti, che sono riversati in singoli luoghi e nelle grandi \u2018pattumiere\u2019 globali, l\u2019atmosfera e gli oceani.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio quindi \u2013 sostiene Martinez Alier \u2013 che senza un radicale ripensamento dell\u2019economia e del modello di sviluppo si manifesteranno nuovi conflitti ambientali, aggiungendosi alle migliaia gi\u00e0 documentati dall\u2019EJ Atlas. Ed \u00e8 quanto sta succedendo. Le frontiere dell\u2019estrazione e le frontiere degli scarti vedono intensificarsi i saccheggi, gli atti di espropriazione, le devastazioni dei luoghi di vita, che aumentano di dimensioni e profondit\u00e0 con la complicit\u00e0 di tecnologie sempre pi\u00f9 potenti e invasive.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\"><strong>Basta alla teoria della Terra piatta!<\/strong><\/h3>\n<p>Secondo Martinez Alier un\u2019economia perfettamente circolare \u00e8 impossibile da realizzare in un sistema industriale e dovremmo smettere di fingere che questo sia un risultato raggiungibile. Bisogna smettere cio\u00e8 di promuovere l\u2019illusione che l\u2019iperconsumo e ipermaterialismo possano continuare per sempre come purch\u00e9 i consumatori gettino i loro rifiuti nel cestino giusto. Infatti, suggerendo che il riciclaggio pu\u00f2 essere efficace al 100% e neutrale per il clima, questo discorso sta scoraggiando opzioni pi\u00f9 realistiche e concrete. Cio\u00e8 rifiutare e ridurre.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.envsci.2020.04.012\" >Secondo Giampietro e Funtowicz<\/a> l\u2019idea della circolarit\u00e0 dell\u2019economia \u00e8 una \u201cleggenda popolare\u201d che nega la scomoda verit\u00e0 dell\u2019impossibilit\u00e0 di disaccoppiare il funzionamento dell\u2019attuale sistema industriale dai flussi di energia e materia in entrata e in uscita dal sistema Terra. Questi Autori tracciano un parallelo tra il mito dell\u2019economia circolare e la credenza medioevale della Terra piatta: secondo loro sono entrambe forme di \u201c<em>ignoranza socialmente costruita<\/em>\u201d per mantenere lo status quo e l\u2019autorit\u00e0 delle \u00e9lites egemoniche. Sono credenze che rendono difficile prendere atto e accettare la necessit\u00e0 di passare a una societ\u00e0 post-crescita e post-capitalista.<\/p>\n<p>Combinando le conoscenze dell\u2019economia ecologica, dell\u2019ecologia industriale e dell\u2019ecologia politica, Martinez Alier (e molti studiosi che si sono occupati di questo tema) conclude\u00a0 che il \u201cgap di circolarit\u00e0\u201d, ovvero la necessit\u00e0 per l\u2019economia industriale di ottenere materiali ed energia \u201cfreschi\u201d in ogni momento, \u00e8 la causa principale del grande e crescente numero dei conflitti di distribuzione ecologica: quei conflitti che drammaticamente continuano ad aumentare, e di cui l\u2019EJ Atlas testimonia le tragiche conseguenze umane, sociali \u00a0e ambientali, ponendo la societ\u00e0 opulenta, le istituzioni, le grandi <em>corporation<\/em>\u2026 e tutti noi di fronte a responsabilit\u00e0 sempre pi\u00f9 pesanti.<\/p>\n<h3 class=\"has-medium-font-size\">Nota<\/h3>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2021\/08\/09\/i-conflitti-ambientali-e-il-bluff-delleconomia-circolare\/#_ftnref1\" >[1]<\/a> <em>Spillover<\/em> \u00e8 il termine con cui si indica il salto di specie; \u00e8 anche il titolo di un libro straordinario, scritto da David Quammen nel 2012 e tradotto in italiano nel 2014 da Adelphi. Il libro anticipa molte delle circostanze e delle problematiche emerse poi dal 2019 ad oggi.<\/p>\n<p><em>_______________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66008\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"93\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2021\/08\/09\/i-conflitti-ambientali-e-il-bluff-delleconomia-circolare\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>9 Agosto 2021 &#8211; 3.492 pallini sulla carta, indicatori di altrettanti conflitti ambientali segnalati e descritti dall\u2019Environmental Justice Atlas, \u00a0uno straordinario archivio, tuttora \u2018in progress\u2019, che dagli anni \u201970 del Novecento segnala al pubblico storie di comunit\u00e0 che in tutto il mondo sono impegnate nella difesa dei loro territori.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":66008,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[401],"class_list":["post-191782","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-original-languages","tag-environment"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/191782","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=191782"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/191782\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66008"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=191782"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=191782"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=191782"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}