{"id":193836,"date":"2021-09-06T12:00:49","date_gmt":"2021-09-06T11:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=193836"},"modified":"2023-05-07T07:19:41","modified_gmt":"2023-05-07T06:19:41","slug":"italiano-nuovo-inizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/09\/italiano-nuovo-inizio\/","title":{"rendered":"(Italiano) Nuovo Inizio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/la-constituente-terra.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-193839\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/la-constituente-terra.jpg\" alt=\"\" width=\"168\" height=\"167\" \/><\/a><strong>una Terra\u00a0&#8211; un popolo &#8211; una Costituzione &#8211; una scuola<\/strong><\/p>\n<p><em>30 agosto 2021 &#8211; <\/em>L\u2019orrore degli attentati e il dramma dei profughi afghani mostrano quanto sia alto il prezzo della rotta americana a Kabul, e non solo per l\u2019America. Essa \u00e8 stata assimilata alla fuga da Saigon dell\u2019aprile 1975. In realt\u00e0 \u00e8 stata molto di pi\u00f9 e molto pi\u00f9 grande \u00e8 la sua forza simbolica come evento capace di segnare una periodizzazione della storia in due tempi opposti e diversi tra un\u2019epoca che finisce e un\u2019altra che comincia.<\/p>\n<p>La caduta di Saigon rappresent\u00f2 infatti la sconfitta del tentativo degli Stati Uniti di sostituirsi alle potenze europee (e nel caso specifico, alla Francia) nella gestione di un potere imperiale residuo su questa o quella porzione del \u201cTerzo mondo\u201d arretrato, e quindi segn\u00f2 la fine dell\u2019et\u00e0 coloniale; l\u2019abbandono dell\u2019Afghanistan rappresenta invece il fallimento della risposta dell\u2019Occidente alla caduta del comunismo e dell\u2019ordine bipolare, e segna la fine del nuovo ordine globale. Ne esce sconfitta la pretesa dell\u2019Occidente di sostituirsi al socialismo scomparso instaurando un unico dominio su un mondo ridotto alla propria misura e finisce il sogno degli Stati Uniti di dar corso a un \u201cnuovo secolo americano\u201d. La lettura che ci sentiamo di avanzare \u00e8 che la caduta di Kabul \u00e8 speculare alla caduta del muro di Berlino; ambedue frutto non di una sconfitta militare ma di una decisione politica degli invasori, i sovietici allora, gli americani oggi; ambedue segno che il mondo da loro immaginato e voluto \u00e8 sbagliato e impossibile, e che un altro se ne deve ora progettare e costruire.<\/p>\n<p>Il 2021 si rivela pertanto come il rovescio dell\u201989. Ma allora \u00e8 l\u00ec che bisogna tornare, come ai nastri di partenza, per organizzare un\u2019altra risposta. Come fu sostenuto in un seminario della scuola \u201cVasti\u201d del novembre 2001 che qui riprendiamo, l\u2019Occidente sbagli\u00f2 allora la lettura e la risposta agli eventi dell\u201989, prima favorendo la dissoluzione dell\u2019URSS, poi concependo un mondo di cui esso fosse l\u2019unico gendarme e padrone; l\u2019Occidente non seppe uscire dal sistema di dominio e di guerra che era legato alla diarchia del terrore ma, venuta meno l\u2019Unione Sovietica, prosegu\u00ec quel medesimo sistema mettendosi alla sua testa da solo; esso pertanto non seppe cogliere l\u2019occasione di quella inaudita e pacifica discontinuit\u00e0 storica, non seppe concepire e gestire un progetto nuovo per il mondo che rappresentasse un vero superamento del vecchio sistema bipolare, e cos\u00ec facendo si inser\u00ec nella traiettoria della sua caduta, attivando una crisi speculare a quella che fu la crisi del comunismo e innescando la fase finale della crisi di quell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Come avvenne questo? Quando il 14 novembre 1989 Gorbaciov, capo dell\u2019URSS, trasmise ai dirigenti tedeschi la decisione di aprire il muro di Berlino, tutta la politica militare, tutta la politica estera, tutto il mondo erano pensati in funzione della sfida finale della storia, identificata con lo scontro dell\u2019Occidente col comunismo inteso come il principio del male. Nel momento in cui questo improvvisamente e in modo incruento finisce, gli americani stentano a crederci, e si apre un vuoto che non si \u00e8 minimamente preparati a riempire.<\/p>\n<p>L\u2019unica cosa che l\u2019Occidente riesce a dire \u00e8: \u201cla guerra fredda \u00e8 finita, e noi l\u2019abbiamo vinta\u201d.<\/p>\n<p>Ma che fare del mondo? Finalmente il capitalismo ha prevalso, il mercato \u00e8 ormai universale, le pi\u00f9 ardite speranze dei teorici del liberalismo che avevano profetato: col libero commercio, l\u2019eterna pace, si possono realizzare. La storia \u00e8 giunta al suo adempimento e noi ce l\u2019abbiamo portata.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte il capitalismo che dai grandi Paesi dell\u2019Occidente si presenta a raccogliere l\u2019eredit\u00e0 del mondo, \u00e8 un capitalismo attraente, un capitalismo non solo di ricchezze e di lustrini televisivi, ma anche di diritti, di protezione sociale, di pluralismo politico. Non \u00e8 il capitalismo selvaggio che oggi conosciamo, \u00e8 un capitalismo ancora profondamente influenzato dall\u2019esistenza di un campo antagonista, dalla sfida esterna del mondo socialista, dal condizionamento interno delle sinistre e dei sindacati, dal compromesso keynesiano.<\/p>\n<p>E\u2019 un capitalismo che ha dovuto accettare delle compatibilit\u00e0 con diritti e valori indipendenti dal mercato, \u00e8 un capitalismo avaro con i bisogni, ma dispensatore di desideri.<\/p>\n<p>E quindi tutti ci vogliono entrare, immigrandoci dentro e importandolo a casa loro.<br \/>\nMa a questo punto, caduto il limite esterno, il capitalismo realizzato si accorge di non essere affatto universale. E\u2019 il sistema migliore possibile, ma non \u00e8 per tutti, i suoi benefici non si possono estendere a tutti. Esso non pu\u00f2 reggere la vita e lo sviluppo del mondo. Non pu\u00f2 sfamare tutti, non pu\u00f2 avere acqua e medicine per tutti, non pu\u00f2 permettere la democrazia a tutti. I meccanismi economici non sono attrezzati per questo, perch\u00e9 sono fatti per incrementare il denaro e non per soddisfare i bisogni. Ma questo non \u00e8 il solo problema. E\u2019 lo stesso ordine fisico della terra che presenta limiti invalicabili a una fruizione universale del livello di vita conseguito dalle aree privilegiate del sistema. Il Club di Roma gi\u00e0 nel 1971 aveva proiettato nel futuro i limiti dello sviluppo, e quelle previsioni erano risultate fondate. Stava per finire il petrolio, il gas naturale, il carbone, stava per cambiare il clima, stavano per ritrarsi le acque da bere e innalzarsi le acque marine, i tassi di inquinamento stavano per raggiungere livelli catastrofici. Contro il mito del progresso illimitato, si faceva strada la coscienza della scarsit\u00e0. Gli anni 90, gli anni dopo la fine dell\u2019URSS, sono gli anni in cui i grandi poteri rimasti sono posti di fronte a queste alternative, a queste scelte. Ci sono correnti che spingono verso una ristrutturazione equa di tutti i rapporti mondiali, che postulano la pace la giustizia e la salvaguardia del creato, ci sono le teologie della liberazione dell\u2019America Latina, ci sono i pacifisti, ci sono i rapporti delle Agenzie intergovernative sul clima che denunciano i pericoli e che spingono verso quei primi risultati che saranno la conferenza di Rio sul clima e il Trattato di Kyoto; nel vertice di Roma del 1996 la FAO ancora si illude di poter dimezzare la fame nel mondo per il 2015.<\/p>\n<p>Ma il sistema fa un\u2019altra scelta. Se il mondo non si pu\u00f2 tenere in piedi tutto, allora se ne garantisce solo una parte, la propria. Il capitalismo vincente non pu\u00f2 ritrarsi e rientrare nei vecchi confini del Primo Mondo, continuer\u00e0 a inglobare tutto il mondo, ma con una stratificazione, una gerarchia, una grande selezione, una realistica diseguaglianza; c\u2019\u00e8 un mondo da salvare e un mondo a perdere, i privilegiati e gli esclusi, i necessari e gli esuberi; cio\u00e8 noi e loro, quelli che poi un giorno papa Francesco chiamer\u00e0 \u201cgli scarti\u201d.<\/p>\n<p>La formula del resto era stata enunciata da Spencer, il promotore ottocentesco della societ\u00e0 dell\u2019utile, della \u201cmilitary and industrial society\u201d, ed era cos\u00ec enunciata nel suo \u201cSistema di filosofia sintetica\u201d: gli uomini sono come sottoposti a un giudizio di Dio; \u201cse sono realmente in grado di vivere essi vivono, ed \u00e8 giusto che vivano. Se non sono realmente in grado di vivere essi muoiono, ed \u00e8 giusto che muoiano\u201d. Il darwinismo sociale. \u00c8 questo il punto di caduta a cui l\u2019intero corso storico perviene.<\/p>\n<p>Ma un mondo cos\u00ec non sta a posto da solo. Deve essere tenuto a bada con scettro di ferro. Il grande problema che si apre con la fine dell\u2019ordine bipolare e la scomparsa dell\u2019URSS \u00e8 quello del governo del mondo. L\u2019idea \u00e8 che occorre stabilire un sovrano universale, e questo non pu\u00f2 essere altro che gli Stati Uniti perch\u00e9, come doveva spiegare Brzezinski, l\u2019ex consigliere per la sicurezza nazionale di Carter, non c\u2019\u00e8 altra alternativa che l\u2019America all\u2019anarchia globale. Nell\u2019aprile del 1992 le \u201clinee guida\u201d per la politica della difesa degli Stati Uniti formalizzano la nuova dottrina.<\/p>\n<p>\u201cOccorre impedire a qualsiasi potenza ostile \u2013 dicono &#8211; il dominio di regioni le cui risorse le consentirebbero di accedere allo status di grande potenza\u201d; occorre \u201cimpedire l\u2019ascesa di un futuro concorrente globale\u201d; occorre \u201cdissuadere i Paesi industriali avanzati da qualsiasi tentativo che miri a contestare la nostra leadership\u201d, cio\u00e8 la leadership americana: e questo valeva anche per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>E nel 1998 la destra americana avanza il progetto di fare del nuovo secolo un \u201cnuovo secolo americano\u201d. Naturalmente occorreva anche tenere in mano le carte per l\u2019ultima partita sulla ripartizione e l\u2019utilizzo delle risorse in via di esaurimento, ma soprattutto occorreva al pi\u00f9 presto possibile riappropriarsi dello strumento sovrano del governo del mondo: la guerra. La guerra, agli inizi degli anni 90, non solo era bandita dal diritto, ripudiata dalle Costituzioni, ma godeva di un unanime discredito e repulsione nell\u2019opinione pubblica mondiale. La guerra, identificata ormai con la guerra nucleare, era considerata come il male assoluto, anche dai governanti. La guerra fredda era combattuta per evitare la guerra. Le politiche dell\u2019Occidente erano tutte politiche di pace, anche i missili si mettevano per la pace, la \u201cratio\u201d della corsa al riarmo nucleare era la dissuasione dalla guerra nucleare. La guerra era il terrore; la pace era l\u2019equilibrio del terrore, era la deterrenza: cio\u00e8 togliere il terrore con il terrore.<\/p>\n<p>Ma nella nuova situazione creatasi dopo l\u201989 la guerra doveva essere ripristinata, richiamata dal suo esilio, eticamente riscattata e di nuovo agghindata e adornata come una sposa.<\/p>\n<p>L\u2019occasione la forn\u00ec l\u2019Iraq e la sua disputa con l\u2019Arabia Saudita e gli altri Paesi OPEC per il prezzo del petrolio, sceso a prezzi stracciati fino a 12 dollari al barile. Fidando nel fatto che la guerra non usava pi\u00f9, l\u2019Iraq occup\u00f2 il Kuwait. Questo crimine fu fatale. Il muro di Berlino era stato rimosso da un anno, l\u2019URSS non era pi\u00f9 in grado di fermare l\u2019Occidente. E Bush padre fece la guerra; la fece per due ragioni; la prima, come spieg\u00f2 poi nelle sue memorie, perch\u00e9 non si poteva permettere che le riserve di petrolio del Medio Oriente cadessero sotto il controllo di una potenza ostile; e fu la prima guerra per il petrolio: e la seconda ragione, pi\u00f9 importante, fu per ristabilire il diritto di guerra esercitandolo in nome di quelle stesse Nazioni Unite che l\u2019avevano abrogato; e quella del 1991 fu la guerra per riabilitare la guerra agli occhi dell\u2019opinione pubblica occidentale. Ci vollero alcuni mesi non solo per preparare l\u2019armata ma per sviluppare una imponente campagna di persuasione; si trattava di rovesciare il sentire comune che Paolo VI aveva quindici anni prima icasticamente proclamato dalla tribuna dell\u2019ONU: mai pi\u00f9 la guerra. E infatti Giovanni Paolo II le si oppose.<\/p>\n<p>Nel 1999 tocc\u00f2 alla Iugoslavia. La guerra era stata ormai richiamata in servizio, era \u201clibera all\u2019esercizio\u201d. Anche per quella guerra si parl\u00f2 di petrolio, della necessit\u00e0 di aprire un corridoio per gli oleodotti dal Caspio. Ma la vera ragione fu politica. La ragione fu di uscire dall\u2019ordine delle Nazioni Unite, dove la guerra era ancora formalmente bandita, e comunque sottoposta a limiti e condizioni, ed entrare, ormai senza altre remore, nell\u2019ordine della NATO; la NATO diventava essa la nuova comunit\u00e0 internazionale, la parte per il tutto, assumeva prerogative sovrane, si investiva in proprio del diritto e del potere sovrano di guerra. Per far questo cambiava i suoi statuti.<\/p>\n<p>Il 24 aprile 1999, nel vertice atlantico di Washington, la NATO cambiava finalit\u00e0 e natura, dichiarava non pi\u00f9 operanti i limiti degli articoli 5 e 6 del suo Statuto che restringevano l\u2019ipotesi di uso della forza armata alla difesa contro un\u2019aggressione, e rompeva perci\u00f2 anche i limiti dell\u2019art. 51 della Carta dell\u2019ONU; inoltre la NATO infrangeva i limiti della sua competenza territoriale e si assegnava come campo d\u2019azione tutto il mondo; teorizzava la pace e la sicurezza non pi\u00f9 come indivisibili per tutti, ma solo per s\u00e9 e per i 19 Paesi membri, e individuava nuove minacce alla sicurezza: terrorismo, sabotaggio, criminalit\u00e0 organizzata, interruzione di approvvigionamenti, movimenti migratori, fattori politici, economici, sociali, ambientali, rivalit\u00e0 etniche, religiose, riforme mal pensate o fallite, violazione di diritti umani, dissoluzione di Stati.<\/p>\n<p>Per la prima volta il ricorso alle armi, cio\u00e8 la guerra, veniva contemplata come risposta a crisi politiche, sociali, economiche, religiose di ogni tipo. Non a caso la prima delle nuove minacce alla sicurezza era individuata nel terrorismo. Quest\u2019ultima era una profezia destinata ad autorealizzarsi. Se il mondo doveva restare pietrificato nella sua ingiustizia costitutiva, se la guerra diventava il mezzo universale per gestire ogni genere di contraddizioni o di crisi, e se l\u2019esistenza di un\u2019unica superpotenza militare faceva s\u00ec che la guerra restasse prerogativa e risorsa di una parte sola, agli altri non restava che il terrorismo.<\/p>\n<p>In tal modo terrorismo e guerra erano assimilati come due variabili della stessa fattispecie, come due surrogati dello stesso bene perduto: la politica.<\/p>\n<p>La conferma giunse ben presto, l\u201911 settembre 2001, con gli attentati al Pentagono e alle Torri gemelle. Il giovane Bush li riconobbe subito come atti di guerra. E infatti rispose con la guerra, perch\u00e9 questa ormai era diventata l\u2019unica lingua della politica. Nascono cos\u00ec la guerra e l\u2019invasione in Afghanistan durate fino ad ora, e subito dopo la seconda guerra del Golfo, giunta fino alla distruzione dell\u2019Iraq e all\u2019uccisione di Saddan Hussein, sulla base della menzogna, poi ufficialmente riconosciuta dal rapporto Chilcot del Parlamento inglese e dallo stesso Tony Blair, della minaccia delle armi di distruzione di massa. E nel 2002 il delirio teorizzato dalla destra neoconservatrice secondo cui la sicurezza americana stava nel dominio del mondo veniva formalizzato nella \u201cNuova strategia della sicurezza nazionale americana\u201d che arricchiva con le armi spaziali gli arsenali a disposizione della Casa Bianca.<\/p>\n<p>\u00c8 tutto questo che \u00e8 finito nel neoisolazionismo di Trump, nell\u2019ideologia dell\u2019\u201cAmerica First\u201d, nella \u201cdebacle\u201d di Biden, nell\u2019abbandono americano dell\u2019Afghanistan e nella tragedia dei presi e lasciati nell\u2019aeroporto di Kabul. Ed \u00e8 da qui allora che deve partire l\u2019altra risposta, che in un altro modo deve coinvolgere la totalit\u00e0 degli attori che agiscono sulla scena del mondo, Stati e popoli, dagli Stati Uniti alla Cina, dai kurdi ai palestinesi, dagli ebrei ai musulmani; \u00e8 in questo quadro che si innalza la proposta universale e inclusiva di papa Francesco, la sua proposta di una fraternit\u00e0 umana nella pluralit\u00e0 di diritto divino delle religioni, ed \u00e8 qui che si leva la proposta laica di una ricomposizione della societ\u00e0 umana sotto la sovranit\u00e0 del diritto, di una Costituzione della Terra.<br \/>\n<em>__________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/enrico-peyretti.jpeg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-92303\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/enrico-peyretti.jpeg\" alt=\"\" width=\"90\" height=\"90\" \/><\/a>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>. (<\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/costituenteterra.us4.list-manage.com\/track\/click?u=e85a857730941b6698a0f69c7&amp;id=f9804302d8&amp;e=2494e81109\" >www.costituenteterra.it)<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>30 agosto 2021 &#8211; L\u2019orrore degli attentati e il dramma dei profughi afghani mostrano quanto sia alto il prezzo della rotta americana a Kabul, e non solo per l\u2019America. Essa \u00e8 stata assimilata alla fuga da Saigon dell\u2019aprile 1975. 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