{"id":199799,"date":"2021-11-22T12:00:26","date_gmt":"2021-11-22T12:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=199799"},"modified":"2021-11-20T05:57:02","modified_gmt":"2021-11-20T05:57:02","slug":"italiano-emissioni-di-carbonio-i-militari-a-glasgow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2021\/11\/italiano-emissioni-di-carbonio-i-militari-a-glasgow\/","title":{"rendered":"(Italiano) Emissioni di Carbonio: I Militari a Glasgow?"},"content":{"rendered":"<h2>La guerra incrementa l\u2019effetto serra\u2026<\/h2>\n<p><em>17 Nov 2021 &#8211; <\/em>Molti gruppi di attivisti e associazioni impegnate nella difesa dell\u2019ambiente, della pace e dei diritti umani avevano alimentato le aspettative del pubblico su un tema centrale della \u2018lotta\u2019 al cambiamento climatico. E cio\u00e8 il tema complesso del ruolo e delle responsabilit\u00e0 degli apparati militari nelle trasformazioni in atto sul nostro pianeta. La gente fugge dai teatri di guerra per non essere ferita o uccisa. Ma non solo.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la guerra fa male direttamente anche ai sistemi naturali. Questi sono la principale fonte di sostentamento per tutti i viventi \u2013 tra cui gli umani. Bombardare, minare, inquinare terreni agricoli, mari, falde, boschi riduce la produttivit\u00e0 agricola, produce carestie e fame; obbliga intere popolazioni ad abbandonare i luoghi in cui vivevano, e a migrare in cerca di luoghi in cui sopravvivere. Dunque la violenza diretta contro le persone e la distruzione delle fonti di sussistenza sono gli aspetti pi\u00f9 evidenti degli effetti negativi della guerra sull\u2019ambiente e sulle comunit\u00e0. L\u2019uso delle armi contribuisce all\u2019effetto serra sia nel ridurre la produzione di ossigeno di aree coltivate e boschi, sia nell\u2019aumentare le emissioni di CO<sub>2<\/sub> prodotte da incendi, bombardamenti, distruzioni di impianti industriali ecc.\u00a0 Inoltre ogni guerra scatena nuovi conflitti, provoca migrazioni, in una spirale perversa.<\/p>\n<h2>\u2026 ma anche preparare la guerra produce CO2<\/h2>\n<p>Un secondo aspetto, meno ovvio e \u2013 soprattutto \u2013 che \u00e8 stato a lungo nascosto, \u00e8 l\u2019insieme dei danni socio-ambientali che il sistema militare in generale causa (indipendentemente dalle azioni di guerra) con tutte le sue strutture e funzioni. Dalla produzione di armamenti agli aspetti logistici (costruzione di strade, caserme, mezzi di trasporto), dai centri di formazione e addestramento alle strutture di ricerca, alla costruzione e mantenimento di basi militari e poligoni di esercitazioni. \u00c8 un mondo nel mondo, con milioni di persone impegnate al servizio della distruzione e della morte.<\/p>\n<p>Il peso ambientale dell\u2019apparato militare a livello globale non era stato preso in considerazione nei summit precedenti: neppure a Parigi, nel 2015, nonostante le proteste di pacifisti e ambientalisti, quando era stato reso esplicito il contributo del mondo militare quantomeno alla produzione di CO<sub>2<\/sub> (si veda per es. <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2016\/02\/18\/un-elefante-in-salotto-gli-usa-e-il-cambiamento-climatico-a-cura-di-elena-camino\/\" >Un elefante in salotto<\/a>).<\/p>\n<p>Ma in vista dell\u2019appuntamento di Glasgow, anche grazie alla crescente consapevolezza del pubblico sulle dimensioni e sulle responsabilit\u00e0 dell\u2019apparato militare nella transizione ambientale globale in atto, ci si aspettava non solo che venissero resi pubblici i dati relativi alla produzione militare di CO<sub>2<\/sub> (il \u201cbootprint\u201d, cio\u00e8 l\u2019impronta ecologica dello \u2018scarpone\u2019 militare), ma che si prendessero decisioni importanti per ridurre significativamente le emissioni di carbonio del sistema militare. Questo traguardo non \u00e8 stato raggiunto. Ma alcune associazioni e istituzioni di ricerca hanno potuto far sentire la loro voce, e molti gruppi di attivisti stanno imparando a \u2018unire i puntini\u2019. Non si tratta pi\u00f9 di scendere in piazza a difendere l\u2019ambiente oppure a invocare la pace: si tratta dello stesso problema! Un modello di sviluppo violento, incurante dei limiti biofisici del pianeta e dei diritti umani, sta causando sofferenze e devastazioni ambientali irreversibili.<\/p>\n<h2>Ma i dati cominciano a emergere!<\/h2>\n<p>Il 9 Novembre 2021 il giornalista <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/theferret.scot\/author\/stuartstuartspraywildlife-co-uk\/\" >Stuart Spray<\/a> pubblica sulla rivista online \u201cThe Ferret\u201d (una cooperativa giornalistica indipendente) un primo commento critico sugli esiti del summit di Glasgow, che sta in questi giorni avviandosi a conclusione. In particolare sottolinea che ben 35 Paesi sono stati accusati di aver rifiutato di ammettere molti dei danni ambientali che causano con le loro attivit\u00e0 militari. Un\u2019<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/ceobs.org\/projects\/military-emissions\/\" >analisi<\/a> resa pubblica proprio in occasione del summit da parte di un gruppo di ricerca internazionale, il CEOBS (<a href=\"https:\/\/ceobs.org\/\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Conflict and Environment Observatory)<\/a>, denuncia che molti Paesi hanno dato informazioni molto sottostimate delle loro emissioni di carbonio, o che addirittura non hanno fornito dati.<\/p>\n<p>I ricercatori hanno esaminato 40 Paesi che nel 2020 hanno sostenuto le maggiori spese militari globali, per un totale di 1.270 miliardi di $. Nella lista ci sono USA, Russia, UK, Francia, Giappone, Italia, Australia e Canada. Nel calcolare l\u2019impronta di carbonio delle forze armate sono state prese in esame anche le attrezzature utilizzate nelle esercitazioni, nei pattugliamenti e nelle azioni di combattimento, insieme alla gestione delle basi militari e dei rifornimenti come cibo e carburante.<\/p>\n<p>Il CEOBS \u00e8 stato istituito nel 2018, e riceve finanziamenti dai governi di Norvegia e Finlandia. Il suo obiettivo \u00e8 di ridurre i danni alle persone e all\u2019ambiente causati da conflitti armati e da attivit\u00e0 militari. Il direttore del CEOBS, Doug Weir, intervistato dal\u00a0 giornalista di \u2018The Ferret\u2019, sottolinea la necessit\u00e0 di avere dati affidabili e confrontabili sulle emissioni militari dei vari Paesi, come dato di partenza per poter progettare e verificare le riduzioni.<\/p>\n<h2>Come calcolare le emissioni dei militari?<\/h2>\n<p>I dati sull\u2019impatto ambientale degli apparati militari \u2013 anche quando vengono comunicati ufficialmente dai rispettivi governi \u2013 sono spesso controversi o inaffidabili. Per esempio, il ministro inglese della difesa <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.gov.uk\/government\/collections\/mod-annual-reports\" >ha comunicato<\/a> che la produzione di gas con effetto serra del settore da lui diretto \u00e8 pari a 0,9 milioni di tonnellate all\u2019anno. Ma secondo una ricerca svolta dall\u2019Associazione <a href=\"https:\/\/www.sgr.org.uk\/\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Scientists for Global Responsibility (SGR)<\/a> il dato \u00e8 molto parziale. Sale a 11 milioni di tonnellate se si includono le catene di approvvigionamento tra UK e l\u2019estero, altre attivit\u00e0 a carico del Ministero della Difesa e le emissioni delle industrie di armi del Regno Unito.<\/p>\n<p>Stuart Parkinson, direttore dell\u2019Associazione SGR, fa notare che \u2018<em>questa discrepanza equivale a non contare sei milioni di auto (o a metterle in un\u2019altra categoria), e a non considerare le emissioni prodotte da impatti diretti della guerra, come incendi di depositi di carburanti, deforestazioni, cure mediche ai feriti, o ricostruzioni dopo i conflitti\u2019<\/em>.\u00a0 Parkinson sottolinea che il comparto militare dovrebbe essere soggetto alle stesse regole dei settori civili. Se il Ministero della Difesa non dichiara tutte le sue emissioni, c\u2019\u00e8 il rischio che fallisca <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.gov.uk\/government\/publications\/net-zero-strategy\" >l\u2019obiettivo del governo inglese<\/a> di conseguire il traguardo di emissioni zero entro il 2050.<\/p>\n<h2>Il cambiamento climatico \u00e8 il prossimo motivo di guerra<\/h2>\n<p>Gruppi di studiosi e attivisti contro il cambiamento climatico vorrebbero che i militari riducessero le emissioni di gas serra ridimensionando le loro attivit\u00e0. Ma Nick Buxton, ricercatore del<a href=\"https:\/\/www.tni.org\/en\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Transnational Institute<\/a> (un\u2019Associazione impegnata a fornire alla societ\u00e0 civile informazioni rigorose e utili per costruire un mondo democratico ed equo), sostiene che le forze armate stanno rispondendo alla crisi climatica facendo proprio il contrario, incrementando cio\u00e8 le loro attivit\u00e0, e quindi il loro \u2018bootprint\u2019 \u2013 il peso ambientale.<\/p>\n<p>\u2018<em>Il Pentagono e altri analisti militari affermano che si stanno moltiplicando movimenti di massa di popolazioni in conflitto, in nuove aree e territori\u2019<\/em>, osserva Nick Buxton. \u2018<em>Quindi si stanno davvero preparando in questo momento, considerando che il cambiamento climatico sar\u00e0 il prossimo motivo di guerra\u2019<\/em>.<\/p>\n<p>Buxton richiama l\u2019attenzione sul fatto che quasi tutte le strategie predisposte per rafforzare la sicurezza nazionale in Occidente presentano i migranti come una minaccia. Eppure i migranti sono sempre pi\u00f9 costretti ad abbandonare le loro case in conseguenza a disastri climatici, di cui sono vittime.\u00a0 Secondo una <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.tni.org\/en\/publication\/global-climate-wall\" >relazione<\/a> pubblicata a ottobre 2021 dal Transnational Institute, i Paesi pi\u00f9 ricchi, che sono anche responsabili delle maggiori produzioni di gas-serra, tra il 2013 e il 2018 hanno speso 33,1 miliardi di $ per armare i loro confini: pi\u00f9 del doppio di quanto hanno speso (14,4 miliardi di $) per finanziare iniziative volte ad aiutare i Paesi poveri a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.<\/p>\n<h2>La \u2018difesa\u2019<\/h2>\n<p>Non c\u2019\u00e8 da stupirsi se i governi dei paesi ricchi si comportano cos\u00ec. Leggete la dichiarazione dei \u2018compiti\u2019 svolti dal Ministero della Difesa inglese, accessibile sul suo<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.gov.uk\/government\/organisations\/ministry-of-defence\" > sito ufficiale<\/a> \u2013 Che cosa fa il Ministro della Difesa.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>Lavoriamo per un Regno Unito sicuro e prospero, con portata e influenza globali.<\/em> <em>Proteggeremo la nostra gente, i territori, i valori e gli interessi in patria e all\u2019estero, attraverso forti forze armate e in collaborazione con gli alleati, per garantire la nostra sicurezza, sostenere i nostri interessi nazionali e salvaguardare la nostra prosperit\u00e0.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Analoghi compiti sono assunti da numerosi altri Paesi, europei e non solo. Quali sono le implicazioni umane di questa moderna strategia di difesa, sempre pi\u00f9 tecnologicamente raffinata, costosa, e ambientalmente devastante? Lo raccontava gi\u00e0 Antonio Mazzeo, giornalista, quasi un anno fa, in una <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.a-dif.org\/2020\/11\/24\/sorveglianza-alle-frontiere-droni-e-militarizzazione-del-mediterraneo\/\" >relazione presentata al seminario su<\/a><em> \u201cGuerre, Migrazioni e Diritti nel Mediterraneo\u201d. \u00a0Ne riporto qui un breve stralcio, ma vale la pena leggere l\u2019intero rapporto. <\/em><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p><em>Quella scatenata contro i migranti e le migrazioni \u00e8 una guerra per la \u201cdifesa\u201d delle frontiere, moderna e globale. E ha sempre pi\u00f9 bisogno di sistemi di intelligence ed annientamento rapidi ed indolori (per chi li usa), iperautomatizzati per narcotizzare le coscienze e la democrazia degli Stati belligeranti, deresponsabilizzare i carnefici e occultare i corpi e le storie individuali e collettive delle vittime. I droni in mano all\u2019Unione europea, alle sue flotte aeronavali e alle agenzie di \u201ccontrollo\u201d dei confini terrestri e marittimi, sono l\u2019ultimo atto del progressivo e inarrestabile processo di trasformazione del continente in un\u2019inespugnabile citt\u00e0-fortezza del neoliberismo, degli egoismi, delle ingiustizie e delle disuguaglianze.<\/em><\/p>\n<p><em>Non bastava l\u2019orgia di cannoniere e cannoni, fili spinati, videocamere elettroniche, pattuglie superarmate e cani lupo addestrati a mordere e ad odiare. Sono necessari sensori in grado di captare dall\u2019alto, silenziosamente, l\u2019ultimo respiro di chi affoga disperato in mare, di immortalare il volto straziato della madre che invoca il figlio inghiottito dalle onde.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color\">Dunque i Paesi ricchi costruiscono \u2018frontiere climatiche\u2019 \u2013 sempre pi\u00f9 energivore e ambientalmente insostenibili \u2013 per tener lontane da s\u00e9 le conseguenze delle crisi climatiche di cui sono direttamente responsabili.<\/p>\n<h2>I piccoli droni kamikaze: un problema etico\u2026<\/h2>\n<p>A Glasgow sono andati in scena due mondi paralleli. Dentro, muniti di lasciapassare, i consulenti e i decisori. Fuori, nelle piazze, molto pi\u00f9 numerosi ma senza potere, le diverse anime delle societ\u00e0 umane.<\/p>\n<p>Mentre continuano a svolgersi convegni e riunioni dove \u2018esperti\u2019 di ogni genere sono impegnati a dimostrare la sostenibilit\u00e0 ambientale di scelte energetiche, di attivit\u00e0 produttive e di comportamenti sociali ancorati al passato (nucleare \u2018green\u2019, auto individuale, voli low cost, alimentazione carnea, innovazione digitale\u2026) un primo passo da fare nell\u2019immediato \u2013 \u00a0efficace e comprensibile \u2013 potrebbe essere quello di aderire all\u2019appello lanciato da \u00a0Amnesty International e dalla Campagna Stop Killer Robots \u2013 di cui fanno parte oltre 180 organizzazioni di 66 stati \u2013 affinch\u00e9 vengano adottate norme internazionali per vietare i sistemi d\u2019arma autonomi, molti dei quali sono gi\u00e0 in fase di avanzato sviluppo, ivi compresi il riconoscimento facciale, i sensori di movimento e la possibilit\u00e0 di lanciare attacchi contro obiettivi determinati senza alcun significativo controllo umano.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia \u00e8 interessata all\u2019acquisto di questi \u2018gioielli\u2019 dell\u2019innovazione tecnologica. \u00c8 stato fissato per luned\u00ec 15 novembre il termine massimo per ottenere il parere da parte delle Commissioni difesa di Camera e Senato sull\u2019acquisizione di velivoli senza pilota di ridotte dimensioni che al posto di telecamere e visori imbarcano bombe ed esplosivi. Avvistato l\u2019obiettivo da colpire, distruggere e uccidere, i droni si lanciano in picchiata e si fanno esplodere al momento dell\u2019impatto. Il costo complessivo del programma \u00e8 stimato in 3,878 milioni di euro in cinque anni.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"has-white-color has-vivid-green-cyan-background-color has-text-color has-background\"><em><strong>Ma chi \u00e8 il \u2018nemico\u2019???<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Luned\u00ec 15 novembre 2021 si dovrebbe discutere in Parlamento <\/strong><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2021\/11\/11\/italia-lesercito-chiede-lacquisto-immediato-di-droni-kamikaze-israeliani\/\" >la richiesta, presentata dallo Stato Maggiore<\/a><strong>, di\u00a0 poter acquistare dei droni: gli Hero-30 israeliani, cio\u00e8 piccoli velivoli a pilotaggio remoto, armati con una testataesplosiva, kamikaze.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Lo Stato Maggiore della Difesa ha infatti espresso la necessit\u00e0, urgente, di dotare le Forze Speciali Tier 1 dispiegate in contesti operativi di strumenti che consentano loro di <strong>proteggersi quando la neutralizzazione della minaccia nemica comporta un \u201ccerto rischio fisico\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Questi piccoli aggeggi (3 chili di peso, una autonomia dai 5 ai 40 chilometri) sono in grado di <a href=\"https:\/\/www.milex.org\/2021\/11\/04\/a-cosa-servono-i-droni-kamikaze-per-le-nostre-forze-speciali\/\"  target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">essere telecomandati anche a decine di chilometri<\/a> di distanza; abbattendosi poi contro l\u2019obiettivo dopo averlo seguito e monitorato dall\u2019alto. Sono <strong>molto precisi e per questo letali<\/strong>, offrendo un\u2019ampia garanzia di riuscita. Nessun laser, nessun esercito, nessun GPS, nessun elicottero. Il drone kamikaze <strong>uccide in solitaria, senza che anima viva si accorga di niente.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/aresdifesa.it\/loitering-munition-hero-30-per-le-forze-speciali-italiane\/\" >Sul sito della Difesa<\/a> \u00e8 possibile leggere la variet\u00e0 di usi previsti.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<h2>\u2026 e un problema ambientale!<\/h2>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30165\" src=\"https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/UVision_Hero30-800x445-1-750x417.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" srcset=\"https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/UVision_Hero30-800x445-1-750x417.jpg 750w, https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/UVision_Hero30-800x445-1-300x167.jpg 300w, https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/UVision_Hero30-800x445-1-768x427.jpg 768w, https:\/\/serenoregis.org\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/UVision_Hero30-800x445-1.jpg 800w\" alt=\"Emissioni di carbonio: i militari a Glasgow?\" width=\"375\" height=\"209\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Ma cosa c\u2019entrano i droni con i problemi ambientali? Ebbene, mentre continua il dibattito sugli aspetti etici e strategici dell\u2019uso dei <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.chiesadituttichiesadeipoveri.it\/uccidere-senza-intervento-umano\/\" >droni kamikaze o munizioni erranti<\/a> qualcuno ha provato a calcolarne il carico ambientale? Per esempio, \u201cHero-30\u201d, sviluppato dalla societ\u00e0 israeliana UVision, \u00e8 costituito da un tubo che all\u2019interno contiene un drone. Azionato e interamente comandato da un solo uomo. La versione originale ha un peso 3 Kg circa con un range operativo che varia dai 5 ai 40 km. Ha una autonomia di volo di 30 minuti e azionato da un motore elettrico posteriore.<\/p>\n<p>L\u2019uso di questi droni richiede ovviamente una rete informatica di supporto e controllo a livello internazionale; inoltre \u00e8 un oggetto \u2018kamikaze\u2019, quindi progettato secondo lo schema \u2018usa e getta\u2019. Le sue raffinate componenti si distruggono all\u2019impatto con il bersaglio. La complessit\u00e0 di costruzione e utilizzo di questi oggetti richiede corsi di formazione e addestramento di parecchi operatori. Possiamo immaginare anche quanta attenzione si sia dedicata alla ricerca preliminare e ai test in campo, su terreni dedicati.<\/p>\n<p>Sarebbe interessante che qualche esperto dell\u2019Universit\u00e0 e del Politecnico coinvolgesse tesisti e dottorandi nel calcolo delle emissioni di gas serra prodotte dall\u2019insieme di persone, materiali, energia, strutture, test sperimentali, combustibile ecc. resi necessari per la messa a punto di uno di questi oggetti\u2026 Forse, se diventasse obbligatorio per i produttori fornirne la valutazione di impatto ambientale (la VIA) insieme alle caratteristiche tecniche\u2026<\/p>\n<p><em>_______________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66008\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"93\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2021\/11\/17\/emissioni-di-carbonio-i-militari-a-glasgow\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>17 Nov 2021 &#8211; Molti gruppi di attivisti e associazioni impegnate nella difesa dell\u2019ambiente, della pace e dei diritti umani avevano alimentato le aspettative del pubblico su un tema centrale della \u2018lotta\u2019 al cambiamento climatico. 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