{"id":20045,"date":"2012-07-09T12:00:39","date_gmt":"2012-07-09T11:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=20045"},"modified":"2012-07-08T16:09:15","modified_gmt":"2012-07-08T15:09:15","slug":"italian-dalla-westphalia-alla-weltinnenpolitik","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2012\/07\/italian-dalla-westphalia-alla-weltinnenpolitik\/","title":{"rendered":"(Italian) Dalla Westphalia alla Weltinnenpolitik"},"content":{"rendered":"<p>Rendiamo onore a un grande tedesco e cittadino del mondo, Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker, nato 100 anni fa, e alla sua idea rivoluzionaria di una Politica Interna Mondiale, la Weltinnenpolitik.\u00a0Come potrebbe essere? Ma prima alcune parole su Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker scambiate fra noi in diversi incontri del WOMP, il World Order Models Project, brillantemente concepito e organizzato da Saul Mendlovitz, che manda i suoi saluti, e Richard Falk, suo rappresentante europeo insieme a Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker e al sottoscritto. E anche in quanto von Weizs\u00e4cker \u00e8 con me un membro del Max Planck Institute: ha quasi 20 anni pi\u00f9 di me ed \u00e8 come un padre, un fratello e un collega.<\/p>\n<p>Abbiamo discusso di epistemologia, reciprocamente curiosi di sapere come pensavamo, e non solo che cosa pensavamo. Epistemologia occidentale aristotelico-cartesiana, con atomizzazione e teorie dedotte da assiomi in ripide strutture piramidali, spesso riportate a schemi matematici. E in contrasto l\u2019approccio taoista, olistico e dialettico, per il quale tutto \u00e8 yin e yang, vero e falso, buono e cattivo. Mondo diversi, e diversi modo di guardare al mondo. Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker stava lavorando a uno schema piramidale con un assioma al vertice, das Ur, l\u2019origine, la dicotomia 0,1. Un\u2019apertura verso est, come il Dao de ching in cui il Dao \u00e8 a un tempo ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che non \u00e8. Il mondo ha bisogno di entrambi gli approcci, non di un monopolio locale.<\/p>\n<p>Il mondo come sistema di stati, il sistema Vestfalia del 24 ottobre 1684, sta giungendo al termine. Un holon pieno di contraddizioni. Per cui la guerra era un diritto (se dichiarata) e il perseguimento degli interessi della nazione dominante in ciascuno stato era la regola. Con le colonie gli europei conquistarono terre e persone; e come imperi comandarono attraverso le elite locali. Una grande contraddizione che port\u00f2 molti imperi al collasso dopo la Seconda Guerra Mondiale, come l\u2019impero sovietico nel 1990-2; ora rimane solo l\u2019impero degli Stati Uniti, anch\u2019esso in declino.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite sono oggi formate da 193 stati, forse 200 in tutto. E forse da 2.000 nazioni, realt\u00e0 legate dalla stessa lingua e la stessa religione, una storia condivisa e un\u2019appartenenza geografica. Lo stato \u00e8 un pezzo di territorio; la nazione \u00e8 idioma e fede, tempo e spazio. Identit\u00e0.<\/p>\n<p>Le guerre fra stati stanno svanendo insieme al sistema degli stati, mentre cresce la violenza delle nazioni che vogliono il loro posto al sole. Con solo 20 stati nazione e 180 stati multinazionali, questa contraddizione sta erodendo gli stati stessi. Le ovvie soluzioni, federazioni con autonomia nazionale e confederazioni e comunit\u00e0 che superano i confini si stanno formando con estrema rapidit\u00e0 e molto spargimento di sangue. Solo quattro stati sono federazioni di pi\u00f9 nazioni con ragionevole livello di equit\u00e0 fra le nazioni: le madri di tutte queste sono indubbiamente la Svizzera e il Belgio, e poi c\u2019\u00e8 l\u2019India con il suo federalismo linguistico, e la Malesia.<\/p>\n<p>Ma anche le autorit\u00e0 locali vogliono un posto al sole, e potrebbero essercene due milioni, e cos\u00ec vale per le ONG: un mondo in cui regna la diversit\u00e0 umana riconoscer\u00e0 clan e trib\u00f9, non solamente le organizzazioni occidentali di volontariato. Molte di queste si battono per i diritti di alcuni gruppi, altre per la natura e il suo diritto alla sopravvivenza.<\/p>\n<p>Partendo dall\u2019alto la regionalizzazione sta assorbendo gli stati, ad eccezione di quelli pi\u00f9 grandi come la Russia, la Cina, l\u2019India e forse gli Stati Uniti e l\u2019Indonesia. Ma quest\u2019ultima fa gi\u00e0 parte dell\u2019ASEAN- Association of Southeast Asian Nations, e poi ci sono la SAARC- South Asian Association for Regional Cooperation, l\u2019AU-Unione Africana, and l\u2019EU-Unione Europea.\u00a0L\u2019America Latina con i Caraibi ci sta arrivando con rapidit\u00e0, l\u2019OIC \u00e8 stato promosso dall\u2019Organization of the Islamic Conference a Organizzazione per la Cooperazione Islamica, e l\u2019Asia orientale trover\u00e0 presto una sua forma, con o senza il Giappone.<\/p>\n<p>Sono molto forti, some lo sono le societ\u00e0 transnazionali, soprattutto quelle finanziarie, che speculano con i soldi altrui. Non altrettanto forti sono le Nazioni Unite, azzoppate dalla decadenza dell\u2019imperialismo anglo-americano, ma con molto da costruire se verr\u00e0 abolito il diritto di veto e verr\u00e0 creata un\u2019Assemblea dei Popoli delle Nazioni Unite eletta tramite elezioni libere e giuste, e se le Nazioni Unite si sposteranno da Manhattan a un ambiente pi\u00f9 rappresentativo come ad esempio Hong Kong.<\/p>\n<p>Le contraddizioni sono importanti: identificano gli attori che muovono il mondo, il momentum per una politica interna mondiale. Il messaggio \u00e8 rispettare le identit\u00e0 nazionali se si rispettano a vicenda, costruire a partire dal locale e dalle ONG, rispettare le regioni come blocchi a partire dai quali costruire e rafforzare le Nazioni Unite.<\/p>\n<p>E, banale speculazione \u00e8 renderlo illegale mentre si continua il lavoro guidato dalle Nazioni Unite per la responsabilit\u00e0 sociale delle aziende. E questo ci porta a domandarci: esiste un paese che possa fare da modello al mondo?<\/p>\n<p>Esiste, \u00e8 la Svizzera. Quattro nazioni con eguali diritti, democrazia diretta legata alle comunit\u00e0 locali: ve ne sono 2.300 tra 26 cantoni. Eguaglianza ragionevole. La prova \u00e8 la sua longevit\u00e0: pi\u00f9 di 700 anni.<\/p>\n<p>Ma la politica interna mondiale ha bisogno di creativit\u00e0, non di imitazione.<\/p>\n<p>Per l\u2019economia dovremmo iniziare a pensare in termini di un salario minimo di sopravvivenza per i 7 miliardi di persone che abitano il pianeta, facilmente finanziato attraverso il denaro ora sprecato in spese militari e speculazione: in forma di sussidi per i beni di prima necessit\u00e0 e di denaro, che liberino gli esseri umani dalla miseria e la morte e affinch\u00e9 possano rivolgersi a obiettivi pi\u00f9 spirituali.<\/p>\n<p>Per gli aspetti militari dovremmo pensare al disarmo e a una polizia mondiale, a una cultura della risoluzione dei conflitti che sia come una cultura dell\u2019igiene. La violenza \u00e8 il momentum di un conflitto non risolto e di un trauma con il quale non c\u2019\u00e8 stata riconciliazione. La strada \u00e8 il dialogo: empatia, creativit\u00e0, nonviolenza ne sono le forze trainanti.<\/p>\n<p>Per la cultura abbiamo di fronte a noi una sfida meravigliosa: selezionare coraggiosamente il meglio di tutte le culture ed essere coraggiosamente eclettici in molti modi, diversi e simbiotici.<\/p>\n<p>E per la politica del decision-making: democrazia, aggiungendo il dialogo-arricchimeto-consenso al modello occidentale di dibattito-voto-maggioranza. Aggiungendo i diritti umani collettivi delle nazioni, delle autorit\u00e0 locali e delle ONG ai diritti umani come intesi dall\u2019Occidente. Aggiungendo al dominio della legge occidentale un\u2019attenzione verso gli atti di omissione che equivalgono ad azioni commesse. E unire il processo decisionale mondiale (le Nazioni Unite non sono riformabili in un contesto su Regioni Unite?) con il vecchio sistema statale, che guida la democrazia a livello locale. A livello della vita delle persone, che sanno dove la scarpa fa male, \u00e8 possibile gestire i problemi ambientali in modo diretto con la localizzazione, non solo con la globalizzazione dei cicli economici.<\/p>\n<p>\u00c8 una grande sfida, ma \u00e8 fattibile. E se per il 24 ottobre del 2048, compleanno delle Nazioni Unite, si riuscisse ad avere un sistema di Weltinnenpolitik alla Weizs\u00e4cker?<\/p>\n<p><em>2 luglio 2012. Discorso tenuto alla Federazione degli Scienziati Tedeschi \u2013 Berlino, Germania<\/em><\/p>\n<p><em><em>\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/2012\/07\/from-westphalia-to-weltinnenpolitik\/\" >(Original in English<\/a><\/em><\/em>) &#8211; Traduzione di Laura Coppo per il Centro Studi Sereno Regis.<em><\/em><\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2012\/07\/dalla-westphalia-alla-weltinnenpolitik-johan-galtung\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo come sistema di stati, il sistema Vestfalia del 24 ottobre 1684, sta giungendo al termine. Un holon pieno di contraddizioni. Per cui la guerra era un diritto (se dichiarata) e il perseguimento degli interessi della nazione dominante in ciascuno stato era la regola. 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