{"id":20223,"date":"2012-07-16T12:00:37","date_gmt":"2012-07-16T11:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=20223"},"modified":"2012-07-13T20:30:20","modified_gmt":"2012-07-13T19:30:20","slug":"italian-willy-brandt-20-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2012\/07\/italian-willy-brandt-20-anni-dopo\/","title":{"rendered":"(Italian) Willy Brandt 20 Anni Dopo"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 morto vent\u2019anni fa, il grande statista tedesco. La Germania, l\u2019Europa e il mondo hanno ampi motivi di riconoscenza e molto da imparare da questo maestro di politica in condizioni di gran tensione e polarizzazione.<\/p>\n<p>Che cos\u2019era la sua formula di <em>Ostpolitik <\/em>\u2013 una nuova politica verso l\u2019Est?<\/p>\n<p>La <em>de-escalation<\/em>, la riduzione della tensione sono aspetti importanti, ma troppo generali. Egli riusc\u00ec a presentare all\u2019Est, non solo alla DDR ma alla Polonia, alla Cecoslovacchia e all\u2019Unione Sovietica, una Germania occidentale amichevole, non satura d\u2019aggressivit\u00e0 e rancore; un membro della NATO, ma con un viso umano. Non c\u2019era dubbio sulla sua posizione sulle dittature contro la volont\u00e0 dei popoli, eppure riusc\u00ec a mettersi direttamente in relazione con i tedeschi dell\u2019est, i polacchi, i cechi e i russi. Chi visitava assiduamente tali paesi poteva usare Brandt come prova che l\u2019Occidente non era poi cos\u00ec cattivo e minaccioso, che gli puntava contro missili a testata nucleare. Il suo predecessore, Kiesinger, un vecchio nazista, mandava effettivamente segnali del genere. E alla fine fu Willy Brandt, non Helmut Kohl, a dire le parole giuste: non il trionfalismo dell\u2019\u201cabbiamo vinto\u201d, ma \u201cora cresce assieme quello che ha reali affinit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Brandt rese pi\u00f9 facile alla Germania dell\u2019Est la resa a quella Ovest quando i tempi furono maturi, l\u2019accettazione dell\u2019articolo 23 della Germania Federale che concepiva l\u2019Est come parte dell\u2019Ovest. Rese ragionevole la DDR (Deutsche Demokratische Republik) essendo ragionevole egli stesso. Brandt rese possibile il [passo di] Kohl del 1989.<\/p>\n<p>E facilit\u00f2 all\u2019Est ammettere, almeno con se stesso, le proprie atrocit\u00e0, facendo lo stesso per la Germania. Lo statista, in ginocchio (<em>Kniefall)<\/em>, al memoriale del ghetto di Varsavia sulla resistenza ebraica nei tardi anni 1970. Nessuna parola superflua \u2013 peraltro insufficiente per l\u2019enormit\u00e0 del genocidio a danno degli ebrei \u2013 bens\u00ec un atto di sottomissione al fardello di colpa tedesco, e profonda solidariet\u00e0 con le vittime. E un segnale, si potrebbe aggiungere, ai sovietici le cui truppe, pur vicine, l\u2019avevano lasciato accadere non venendo in soccorso.<\/p>\n<p>Molti furono i tedeschi scacciati dall\u2019Est, i <em>Heimat-Vetriebenen<\/em>, e il loro odio per gli autori dietro quella pulizia etnica fu trasferito su Brandt. Che fu accusato d\u2019alto tradimento. Fraintesero la sua buona disposizione verso quelle genti per un s\u00ec ai regimi. Ricadendo nella trappola primitiva del \u201cl\u2019amico del mio nemico \u00e8 nemico pure lui\u201d, cos\u00ec lontana dall\u2019ambiguit\u00e0 e sottigliezza delle cose umane. Anch\u2019essi hanno buoni motivi di riconoscenza.<\/p>\n<p>Brandt stesso aveva vissuto una vita d\u2019ambiguit\u00e0. Nacque come Herbert Ernst Karl Frahm a Lubecca nel 1913 e crebbe in condizioni modeste \u2013 successivamente riflesse nel suo enorme lavoro per migliorare la previdenza sociale tedesca fino ai particolari pi\u00f9 minuti. Entr\u00f2 nella Giovent\u00f9 Socialista e nel Partito Socialista dei lavoratori, a sinistra del SPD (<em>Sozialdemokratische Partei Deutschlands \u2013 Partito Socialdemocratico di Germania<\/em>), di cui divenne presidente in seguito per 23 anni.<\/p>\n<p>Nel 1933 sfugg\u00ec alla persecuzione nazista sotto il nome assunto di Willy Brandt. La Norvegia divenne il suo secondo paese, di cui acquis\u00ec la cittadinanza nel 1940 (gli era stata revocata quella tedesca); e dovette poi fuggire di nuovo dalla Norvegia occupata dai tedeschi durante la guerra, in Svezia. Parlava perfettamente norvegese e svedese. Noi norvegesi eravamo un po\u2019 preoccupati per quel suo versante svedese, ma egli ci consol\u00f2 dicendo una volta a Goteborg che sognava in norvegese. Carlota Frahm era la migliore amica di mia sorella, il nome di Willy era un nome di casa. Sono molti i norvegesi con storie simili da raccontare a proposito del \u201cnostro Willy\u201d, sempre con affetto e rispetto.<\/p>\n<p>Ebbi il privilegio d\u2019incontrarlo varie volte, conversando in norvegese \u2013 lui con un inconfondibile accento laburista, io con accento piuttosto borghese. Rispondeva, quando stuzzicato da un giornale conservatore tedesco per non avere un programma genuinamente socialista, non secondo la <em>reine Lehre <\/em>\u2013 la pura dottrina: \u201cI miei anni in Norvegia e in Svezia mi hanno curato da quella\u201d. Dritto alla mente, non solo al cuore, degli scandinavi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec fu accusato di essere anti-tedesco. Ripetutamente.<\/p>\n<p>Contro quale Germania fosse quando venne arrestato nel 1940, in divisa norvegese, dalle truppe d\u2019invasione tedesche che vi s\u2019insediarono per 5 anni, era ben chiaro. Solo dei fondamentalisti alquanto autoritari con qualcosa da nascondere, possono abbracciare, o respingere, al 100% fenomeni complessi come le nazioni e gli stati. Come la dirigenza DDR che accusava tutti i critici del loro regime di \u201csocialismo effettivamente esistente\u201d d\u2019essere anti-socialisti.<\/p>\n<p>Peggio che il <em>Berufsverbot \u2013 divieto di professione <\/em>\u2013 cio\u00e8 il rifiuto di posti d\u2019insegnamento a chi fosse accusato di comunismo, ci\u00f2 va dritto al cuore della democrazia, che riguarda tra l\u2019altro proprio il mettersi in discussione. Peggio che il <em>Redeverbot &#8211;<\/em> <em>divieto di pronunciare l\u2019impronunciabile \u2013 <\/em>questo \u201canti-tedesco\u201d era prossimo al <em>Denkverbot \u2013 <\/em>divieto di pensare l\u2019impensabile.<\/p>\n<p>Willy esternava la sua mente, e sovente; e c\u2019era controversia attorno a lui, sia astio sia una nutrita schiera di seguaci affezionati.<\/p>\n<p>Gli fu conferito il Premio Nobel per la Pace nel 1971 per le sue strette di mano pacificatrici con l\u2019Est. Secondo la tradizione di questo premio occidentale, conferito solo a lui, non, per dire, a Brezhnev giacch\u00e9 bisogna essere in due per darsi la mano. Ma tale premio fa spesso il rumore di una sola mano che applaude.<\/p>\n<p>Il suo pensiero di pace super\u00f2 ampiamente tali angusti limiti:<\/p>\n<p><em>\u201cLa globalizzazione dei rischi e delle sfide \u2013 guerra, caos, auto-distruzione \u2013 richiede un genere di \u2018politica interna mondiale\u2019 che s\u2019estenda non solo aldil\u00e0 del proprio campanile, ma anche ben oltre i confini nazionali\u201d<\/em> senza dubbio anche ispirata da un altro dei massimi esponenti tedeschi del periodo postbellico, Carl Friedrich von Weizs\u00e4cker. Tali idee erano anche riflesse nella sua SEF (Stiftung Entwicklung und Frieden) \u2013 Fondazione Sviluppo e Pace. Il Rapporto Brandt sullo sviluppo era pi\u00f9 occidentale tradizionale, calato dall\u2019alto, ma l\u2019idea generale era una previdenza sociale diffusa su scala mondiale. Che rea il motto del grande svedese che egli conosceva certamente molto bene, Gunnar Myrdal.<\/p>\n<p><em>\u201cLa pace non \u00e8 tutto, ma senza la pace tutto \u00e8 niente\u201d, <\/em>diceva<em> <\/em>Brandt. Quanto vero!<\/p>\n<p>E Willy Brandt di tale idea \u00e8 un monumento duraturo.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p>Questo colloquio \u00e8 stato preparato per il simposio del 29-30 giugno 2012 di Erfurt, Thuringia in memoria di Willy Brandt, al quale mi \u00e8 stato ritirato l\u2019invito in quanto accusato di \u201cantisemitismo\u201d. L\u2019accusa era basata su fraintendimenti riguardo al dibattito sul complesso disastro Breivik in Norvegia. Non incolpo nessuno per il ritiro dell\u2019invito; hanno fatto il loro dovere, e io peraltro ero entrato in zone tab\u00f9, per capire e spiegare contribuendo a prevenire tali orrori in futuro. Tali zone tab\u00f9 sono s\u00ec da biasimare, come antidemocratiche, che ci privano di lezioni del passato per approcci costruttivi per il futuro. I perdenti siamo tutti noi, la Germania, Israele e gli ebrei in particolare.<\/p>\n<p>9 luglio 2012<\/p>\n<p><em>Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis.<\/em><\/p>\n<p><em>Titolo originale: <a href=\" http:\/\/www.transcend.org\/tms\/2012\/07\/willy-brandt-twenty-years-later\/\" >Willy Brandt Twenty Years Later \u2013 TRANSCEND Media Service-TMS<\/a><\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2012\/07\/willy-brandt-20-anni-dopo-johan-galtung\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 morto vent\u2019anni fa, il grande statista tedesco. La Germania, l\u2019Europa e il mondo hanno ampi motivi di riconoscenza e molto da imparare da questo maestro di politica in condizioni di gran tensione e polarizzazione. Che cos\u2019era la sua formula di Ostpolitik \u2013 una nuova politica verso l\u2019Est? Brandt rese pi\u00f9 facile alla Germania dell\u2019Est la resa a quella Ovest quando i tempi furono maturi, l\u2019accettazione dell\u2019articolo 23 della Germania Federale che concepiva l\u2019Est come parte dell\u2019Ovest. <\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-20223","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20223","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20223"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20223\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20223"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20223"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20223"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}