{"id":235764,"date":"2023-05-22T12:00:54","date_gmt":"2023-05-22T11:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=235764"},"modified":"2023-05-21T04:58:55","modified_gmt":"2023-05-21T03:58:55","slug":"italiano-tolstoj-la-guerra-e-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2023\/05\/italiano-tolstoj-la-guerra-e-la-pace\/","title":{"rendered":"(Italiano) Tolstoj: la Guerra e la Pace"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_235766\" style=\"width: 410px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-235766\" class=\"wp-image-235766\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy-1024x903.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy-1024x903.jpg 1024w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy-300x264.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy-768x677.jpg 768w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Leo_Tolstoi-tolstoy.jpg 1030w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-235766\" class=\"wp-caption-text\">Di Sergej Michajlovi\u010d Prokudin-Gorskij &#8211; Questa image \u00e8 disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l&#8217;ID digitale prok.01970.Questo tag non indica lo status del copyright dell&#8217;opera ad esso associato. \u00c8 quindi richiesto un normale tag di copyright. Vedi Commons:Licenze per maggiori informazioni., Pubblico dominio, Collegamento<\/p><\/div>\n<blockquote><p>Tolstoj (1828-1910), la guerra e la pace. Intervento tenuto il \u00ad15 maggio 2023 al Centro Studi Piero Gobetti. <strong>TESTO RIVEDUTO, 16 MAGGIO 2023<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>1 \u2013 La conversione\u00a0 2 \u2013 Verit\u00e0 e menzogna\u00a0 3 \u2013 La chiesa e la guerra\u00a0 4 \u2013 La pace in <em>Guerra e Pace\u00a0 <\/em>5 <em>\u2013 <\/em>Il racconto del forzato innocente\u00a0 6 \u2013 La pace umile e la vanit\u00e0 della potenza 7 \u2013 Universale sapienza di vita\u00a0 8 \u2013 La pace tra le culture\u00a0 9 \u2013 La pace sociale e politicamente 10 \u2013 Conclusione?<\/p>\n<p><em>Dedico questo semplice lavoro ad Alberto Bosi, morto il 4 maggio, amico e maestro, filosofo, che ha lavorato anche su Tolstoj nell\u2019ultimo suo libro \u201cEsperienze di verit\u00e0\u201d, ed. Gabrielli 2022.<\/em><\/p>\n<p><em>*<\/em><\/p>\n<p><em><span class=\"post-meta-infos\">18 Maggio 2023<\/span><\/em> &#8211; Questa mia relazione consiste solo in appunti modesti su un grande ampio tema, la guerra e la pace, visto nell\u2019opera e nella persona di Lev Tolstoj. Questa lettura, fatta alla luce degli avvenimenti in corso nel 2023, porta la coscienza a concludere: l\u2019umanit\u00e0 deve mettere al bando l\u2019omicidio statale come l\u2019omicidio privato. L\u2019anarchia etica di Tolstoj propone a tutte le societ\u00e0 umane la a-violenza, la non-prepotenza degli uni sugli altri, il disarmo, la demolizione degli strumenti sia culturali, sia tecnici, della sopraffazione. La politica senza potere \u00e8 l\u2019antitesi di ogni violenza, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019arte e la sapienza quotidiana di vivere insieme, molti e differenti, per promuovere ogni vita insieme ad ogni vita, ed \u00e8 la saggezza pratica di risolvere i naturali e fecondi conflitti con la mediazione razionale ed equa.<\/p>\n<p>Dialoghiamo su questo tema, nel Centro Studi Piero Gobetti di Torino, nella giornata internazionale della obiezione alla guerra, 15 maggio 2023.<\/p>\n<h3>Tolstoj (1828-1910), la guerra e la pace<\/h3>\n<p>Scrive Leone Ginzburg, nella Prefazione a <em>Guerra e Pace<\/em>: per Tolstoj, \u00abguerra \u00e8 il mondo storico, pace \u00e8 il mondo umano\u00bb (Ed. Einaudi 1968, p. XIV). Ma, dopo i grandi romanzi, dopo il \u201crivolgimento religioso\u201d degli anni Settanta, c\u2019\u00e8 un \u201caltro Tolstoj\u201d, che legge la Bibbia e la letteratura filosofica e religiosa di Oriente e Occidente.<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori \u2013 uno dei maggiori studiosi dell\u2019Autore russo, di cui ha esaminato direttamente i documenti nella sua biblioteca di Jasnaja Poljana \u2013 gli ha dedicato, sul tema della presente relazione, il quaderno <em>Guerra e pace nel pensiero di Tolstoj,<\/em> 1995-1996, e specialmente i volumi <em>Tolstoj oltre la letteratura,<\/em> 1991 e <em>L\u2019altro Tolstoj, <\/em>1995. Ha scritto pure la Introduzione a <em>Guerra e Pace<\/em>, ediz. Enaudi 1998, pp. XI-LVIII, e almeno quindici altri scritti su Tolstoj fra libri e articoli.<\/p>\n<p>Nella Premessa a <em>L\u2019altro Tolstoj<\/em> , Bori precisa che ci sono poche ricerche su questo secondo tempo della vita di Tolstoj, ma aggiunge anche, dopo il suo precedente <em>Tolstoj oltre la letteratura<\/em>: \u00abL\u2019elemento letterario e quello teorico mi appaiono sempre pi\u00f9 profondamente intrecciati, prima e dopo il 1880\u00bb.<\/p>\n<p>Il tema della guerra e della pace in Tolstoj, la sua ricerca della pace personale e sociale-politica, sono strettamente legati al suo travaglio religioso-esistenziale. \u00c8 sul piano interiore, spirituale, che Tolstoj cerca la pace, prima che sul piano storico-politico. Cerca la pace nella religione, nella fede popolare, e poi deve superare drammaticamente quella religione, lui sempre raccoglitore di sapienza da ogni parte dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<h3>1 \u2013 La conversione<\/h3>\n<p>Il nucleo della sua \u201cconversione\u201d o \u201crivolgimento\u201d\u00a0 (fine anni Settanta), dopo una crisi a rischio di suicidio, \u00e8 quel versetto di Matteo 5,38 (che per lui \u00e8 il nucleo di tutto il vangelo): \u00abnon resistere al male\u00bb.\u00a0 Il brano intero 38-42 porta come parole di Ges\u00f9: <strong>\u00ab<\/strong>Avete inteso che fu detto: <em>Occhio per occhio <\/em>e <em>dente per dente. <\/em>(Esodo 21, 23-25; Levitico 24, 19ss, come limite alla vendetta privata). Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti d\u00e0 uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l\u2019altra\u00bb.<\/p>\n<p>Si deve intendere \u00abNon resistere al male con il male\u00bb, come precisa ripetutamente Tolstoj (v. anche il titolo del recente libro di Bruna Bianchi). Cio\u00e8, non \u00e8 affatto la sottomissione rassegnata al male della violenza. Quello di Tolstoj non \u00e8 un pacifismo politicamente attivo, come quello di Gandhi e altri, ma neppure \u00e8 semplice passivit\u00e0 rassegnata: sarebbe pura vilt\u00e0. Quel versetto evangelico sull\u2019offrire l\u2019altra guancia, nella tradizione cristiana, \u00e8 stato spesso inteso come rassegnazione, e addirittura come dolorismo meritorio, sacrificale.<\/p>\n<p>Invece, l\u2019esegeta americano Walter Wink, nel libro <em>Rigenerare i poteri, discernimento e resistenza in un mondo di dominio<\/em>, d\u00e0 una interpretazione interessante: in quella societ\u00e0, lo schiaffo sulla guancia destra, il superiore all\u2019inferiore (il marito alla moglie, il padrone al servo, \u2026) poteva darlo soltanto col manrovescio, per non sporcarsi di impurit\u00e0 il palmo della mano. Se chi \u00e8 colpito lo sfida a schiaffeggiare la propria guancia sinistra, ci\u00f2 \u00e8 affermazione di parit\u00e0, \u00e8 rifiuto della superiorit\u00e0. Wink vede questa sfida addirittura come una tecnica di lotta nonviolenta nella societ\u00e0 palestinese di Ges\u00f9, insieme ad altre azioni che si leggono nello stesso contesto. Quindi \u00e8 un atto di forza giusta, non di sottomissione. In questo senso, col riferimento al paradosso evangelico, Tolstoj propone una forte azione nonviolenta.<\/p>\n<p>Nel 1991 il cardinale Biffi, arcivescovo di Bologna, cit\u00f2 il filosofo russo Solov\u2019ev (1853-1900) per criticare Tolstoj. \u00a0Accus\u00f2 la nonviolenza come antievangelica e ingiusta perch\u00e9 rifiuta di difendere i deboli e lascia mano libera ai prepotenti, e ripropose la tesi della \u201cguerra giusta\u201d. L\u2019accusa di Biffi a Tolstoj \u00e8 ingiusta. Scrive Bori: \u00abLa non resistenza al male pu\u00f2 essere tacciata di passivit\u00e0, di quietismo solo se non si vuole tener conto di ci\u00f2 che si dovrebbe sempre aggiungere: non resistenza al male <em>con la violenza<\/em>, cio\u00e8 con lo stesso male che si vorrebbe combattere\u00bb (Bori, <em>Tolstoj oltre la letteratura<\/em>, p.102).\u00a0 Ma \u00e8 lo stesso Tolstoj che replica ai suoi \u00abcritici russi\u00bb che intendono, con \u00abcomoda obiezione\u00bb, la non-resistenza come\u00a0 \u00abinterdizione di ogni lotta contro il male\u00bb; invece, questo principio evangelico proibisce la resistenza \u00abcon la violenza\u00bb, l\u2019unica difesa che i suoi critici sanno concepire (Tolstoj, <em>Il Regno di Dio \u00e8 in voi<\/em>, p. 50).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 profondamente, nell\u2019escludere la risposta al male col male, Tolstoj cerca il bene, e rintraccia nel bene la pace dell\u2019esistenza e il possibile significato della vita, che va cercando.\u00a0 Torna alla religione, nella quale per\u00f2 incontra la guerra! Questo \u00e8 il dramma che egli vive.<\/p>\n<p>Tolstoj abbandona tutta la teologia dotta, la lettura critica dei vangeli: egli adotta come scelta interpretativa \u00a0la semplicit\u00e0 di un bambino, nelle parole di Ges\u00f9: \u00abSe non cambierete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli\u00bb (Mt 18,3). Bori fa notare che in questo \u201ccentro\u201d dell\u2019insegnamento di Ges\u00f9, Tolstoj ritrova, nel \u201cfarsi come bambino\u201d, una competenza che non gli \u00e8 nuova, che da sempre \u00e8 stata in lui come nel fondo di ogni uomo. La debolezza del bambino indifeso qui \u00e8 assunta non solo come contenuto ma come metodo di conoscenza. L\u2019atteggiamento indifeso, disarmato, \u00e8 cos\u00ec via d\u2019accesso all\u2019insegnamento di Ges\u00f9, ed \u00e8 la forma dell\u2019uomo autentico, come vedremo in Andrej ferito sul campo di Austerlitz a confronto con la \u201cpiccola\u201d figura di Napoleone. (cfr Bori, <em>L\u2019altro Tolstoj<\/em>, p. 96).<\/p>\n<p>In <em>Confessioni ,<\/em> scritto tra 1879 e 1882, Tolstoj dice il suo dramma religioso. La domanda \u00e8: \u00abChi sei tu? E perch\u00e9 vivi?\u00bb (p. 51 e altre). Non trova soluzione razionale negli scienziati, nei pensatori, e si rivolge alla fede (p. 72). Vede il conflitto tra fede e ragione, e non vede soluzione (p. 73). Ma dice: \u00abSe l\u2019uomo vive, significa che in qualcosa crede. Se non credesse che bisogna vivere per qualcosa, egli non vivrebbe<strong>\u00bb<\/strong> (p. 77). Scrive: \u00abCominciavo a capire che nelle risposte date dalla fede era\u00a0 custodita la saggezza pi\u00f9 profonda dell\u2019umanit\u00e0 (\u2026) e che quelle risposte erano le uniche che davano una soluzione al problema della vita\u00bb (p. 79).<\/p>\n<p>Studia le diverse religioni. Deluso dalla religione dei colti, che vede incoerenti, si rivolge alla religione del popolo: pellegrini, poveri, monaci, scismatici, mu\u017eiki. Si convince che essi possiedono\u00a0 la vera fede, che d\u00e0 loro la possibilit\u00e0 di vivere, meno scontenti della vita rispetto ai ricchi. Plat\u00f2n Karat\u00e0ev, gi\u00e0 in <em>Guerra e Pace<\/em>, rappresenta perfettamente questa sapienza popolare vitale. Dice Tolstoj: \u00abEd io fui preso da amore per quegli uomini (\u2026). E capii che il senso che veniva dato a quella vita era la verit\u00e0, e l\u2019accettai\u00bb (pp. 80-84). \u00abE mi salvai dal suicidio. (.\u2026) E cos\u00ec la forza vitale si rinnov\u00f2 in me e di nuovo cominciai a vivere\u00bb (<em>Confessioni<\/em>, pp. 92, 93).<\/p>\n<p>Tolstoj rifiuta la vita della sua cerchia sociale e si immerge nelle devozioni religiose popolari, fino le pi\u00f9 ingenue: \u00abDesideravo di fondermi nel popolo, ma non potevo farlo\u00bb. Egli studia e si persuade che il dogma fondamentale \u00e8 l\u2019infallibilit\u00e0 della chiesa, intesa non come autorit\u00e0 gerarchica, ma come comunit\u00e0 dei credenti: la verit\u00e0 divina \u00e8 colta dal popolo, non pu\u00f2 essere accessibile ad un uomo solo. Dunque la verit\u00e0 si riveler\u00e0 solo se ti sottometti alle cerimonie della chiesa, del popolo credente. Egli dice: osservavo i riti, le genuflessioni, le preghiere, pensavo che valessero come sacrifici e umiliazioni della mia superbia e del mio corpo, a fin di bene. Nelle funzioni religiose capivo \u00abAmiamoci l\u2019un l\u2019altro\u00bb, ma non capivo, e perci\u00f2 tralasciavo, le parole successive: \u00abConfessiamo la fede nel Padre, nel Figlio, nello Spirito santo\u00bb\u00a0 (pp. 94-98). Praticava tutti i riti, ma soffriva di non trovarvi la fede: \u00abEro giunto alla fede, perch\u00e9, eccetto la fede, nulla, davvero nulla, avevo trovato, se non la morte. Abbandonare la fede era impossibile e io mi sottomisi\u00bb (<em>Confessioni<\/em>, p. 100-101).<\/p>\n<h3>2 \u2013 Verit\u00e0 e menzogna<\/h3>\n<p>Cos\u00ec fece per tre anni circa, ma \u2013 dice \u2013 \u00abper me, sventurato, la verit\u00e0 era intessuta mediante fili sottilissimi con la menzogna, e cos\u00ec non potevo accettarla\u00bb (p. 103). Nel suo interesse per la fede, Tolstoj avvicinava credenti di varie confessioni (cattolici, protestanti, vecchi credenti\u2026), e li trovava moralmente elevati e sinceri. Ma i ministri della chiesa russa li condannavano: noi soli ortodossi avevamo l\u2019unica verit\u00e0 possibile! C\u2019era guerra teologica nelle chiese. Ma \u2013 scrive \u2013 \u00abl\u2019affermazione che tu sei nel falso e io nel vero \u00e8 quanto di pi\u00f9 crudele un uomo possa dire ad un altro uomo\u00bb. \u00abIo la verit\u00e0 la ponevo nell\u2019unione mediante l\u2019amore, ma vedevo che era la stessa dottrina della fede che distruggeva ci\u00f2 che essa avrebbe dovuto produrre\u00bb (p. 104).<\/p>\n<p>Lo scandalo delle divisioni religiose \u00e8 profondo: perch\u00e9 non si concorda sull\u2019amore, che \u00e8 l\u2019essenziale, e nel resto si pensa e si fa come ogni chiesa vuole? Sarebbe la pace tra le religioni. \u00abAllora capii tutto. Io cerco la fede, la forza della vita, ed essi cercano il modo per sostenere certi impegni umani. Hanno un bel dire della propria compassione per i fratelli smarriti, ma negli impegni umani per loro \u00e8 necessaria la violenza, ed essa \u00e8 sempre stata e sar\u00e0 sempre adoperata\u00bb. Che fare del seguace di una fede ritenuta falsa, se non tagliargli la testa o imprigionarlo? \u00abEd io rivolsi la mia attenzione a ci\u00f2 che si fa in nome della professione di fede, e inorridii, e rinnegai quasi del tutto l\u2019ortodossia\u00bb (p. 107).<\/p>\n<h3>3 \u2013 La chiesa e la guerra<\/h3>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 altro, o di pi\u00f9. Scrive Tolstoj: \u00abUna seconda questione in cui la chiesa aveva a che fare con i problemi della vita, era quella della guerra e della pena di morte\u00bb. \u00abIn quel tempo, 1877, in Russia c\u2019era la guerra russo-turca. E i russi, in nome dell\u2019amore cristiano, cominciarono a uccidere i loro fratelli. Non pensare a questo non era possibile. Non vedere che l\u2019omicidio era un male contrario ai primi fondamenti stessi di ogni fede, non era possibile.\u00a0 E intanto nelle chiese si pregava per il successo delle nostre armi, e i maestri della fede consideravano quell\u2019omicidio come qualcosa che derivava dalla fede\u00bb. (\u2026) \u00abE io rivolsi la mia attenzione a tutto quello che veniva fatto dagli uomini che professavano il cristianesimo, e inorridii\u00bb.\u00a0 Ripete proprio due volte (p. 107 e 108): inorridii (pp. 103-108, sempre da <em>Confessioni<\/em>).<\/p>\n<p>Fin qui, per Tolstoj, la pace profonda \u00e8 l\u2019amore per tutto il prossimo, universale, senza discriminazioni. E la guerra tra le chiese e tra gli stati, \u00e8 negazione dell\u2019amore, dell\u2019unica verit\u00e0. E\u2019 il ripudio della guerra che porta Tolstoj a ripudiare la religione che vede compromessa con la guerra, e la politica statale violenta.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, Dostoevskij\u00a0 scriveva: \u00abNon \u00e8 russo chi non riconosce la necessit\u00e0 di conquistare Costantinopoli\u00bb (<em>Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini 1860-1881<\/em>). E lo stesso Dostoevskij, all\u2019epoca della composizione de <em>I fratelli Karamazov,<\/em> si consulta ogni sabato sera col procuratore del santo sinodo (v. P. C. Bori, <em>La tragedia del potere. Dostoevskij e il Grande Inquisitore<\/em>, p. 38-40). Tuttavia, fa notare Grossman, gli ideali di Dostoevskij sono alti e umani: tutto ricopre il suo appassionato amore per gli uomini, e malgrado ogni sforzo di farsi campione dell\u2019oscurantismo, egli apporta la luce (cfr L. Grossman, <em>Dostoevskij<\/em> ; scritto nel 1935, pubblicato in URSS solo nel 1962).<\/p>\n<p>Anche Alberto Bosi, scrivendo di questa <em>intelligehenzia<\/em> russa, parla di \u00abimpaziente estremismo che brucia le mediazioni\u00bb, di \u00abfuoco nella mente\u00bb; cita Puskin su Dostoevskij, che \u00abper trovare pace ha bisogno della felicit\u00e0 universale\u00bb; parla di \u00abintensit\u00e0 febbrile\u00bb con cui Dostoevskij vive la sua esperienza umana e artistica, \u00abgeniale groviglio di contraddizioni\u00bb (<em>F\u00ebdor Dostoevskij<\/em>, pp. 21-27). Qualcosa di simile si pu\u00f2 dire anche di Tolstoj.<\/p>\n<p>E in quella guerra russo-turca, che indigna Tolstoj, e che \u00a0Dostoevskij approva, accade che nel giorno del compleanno dello zar Alessandro II, per fargli \u201cdono\u201d della citt\u00e0 di Plevna riconquistata, vennero inutilmente sacrificati\u00a0 quindicimila soldati russi (secondo Gitermann, <em>Storia della Russia<\/em>, Nuova Italia, Firenze).<\/p>\n<h3>4 \u2013 La pace in Guerra e Pace<\/h3>\n<p>Ma gi\u00e0 nel romanzo <em>Guerra e pace<\/em>, Tomo IV, l\u2019opposizione di Tolstoj alla guerra \u00e8 profonda. Pierre Bezuchov ha assistito ad una fucilazione (anch\u2019io, all\u2019et\u00e0 di nove anni, ho assistito ad una fucilazione, nel 1945, che mi ha segnato). Pierre \u00abvedeva che nella sua anima, d\u2019un tratto, era distrutta la fede nel buon ordine del mondo e nell\u2019umanit\u00e0 e nell\u2019anima e in Dio. (\u2026) Sentiva di non avere il potere di tornare alla fede nella vita\u00bb.<\/p>\n<p>Vedere uccidere minaccia la fede nel bene e nella vita, se non la si salva ricorrendo ad una pi\u00f9 alta e forte risorsa di fede e coraggio, al di sopra della potenza del male.<\/p>\n<p>L\u2019angoscia cosmica di Pierre rimanda, con le stesse parole, al sentimento di Katju\u0161a, in <em>Resurrezione <\/em>(del 1900, Parte Prima, XXXVII), quando, incinta, si sente per la seconda volta abbandonata da Nechjudov: \u00abFino ad allora aveva creduto nel bene. Ora aveva cessato di credere al bene. Tutti quelli che parlano di Dio e del bene, fanno cos\u00ec, tutti quanti, soltanto per ingannare gli altri\u00bb. Una fucilazione e un cinico abbandono distruggono la fede nel bene. Questa perdita, il trionfo unico del male, distrugge la vita.<\/p>\n<p>Ma Pierre (torniamo a <em>Guerra e pace<\/em>), dopo quella fucilazione, conosce Plat\u00f2n Karat\u00e0ev, che gli ridona fiducia: insieme al male c\u2019\u00e8 sempre un bene (col servizio militare, Plat\u00f2n sostituisce un fratello che ha cinque figli). Pierre, nella notte, sente che il mondo poc\u2019anzi distrutto, rivive, adorno di una nuova bellezza, su nuove incrollabili fondamenta, per la presenza di un uomo come Plat\u00f2n.<\/p>\n<p>Questo\u00a0 personaggio di Tolstoj (il nome Plat\u00f2n non \u00e8 casuale) \u00e8 un saggio, forse un santo. Riassumo parole di Tolstoj su Plat\u00f2n (gi\u00e0 sintetizzate da Bori nell\u2019opuscolo di Boves). I suoi discorsi sono pieni di proverbi, ma nel contempo il suo sapere \u00e8 personale e vitale: quelle sentenze popolari che sembrano insignificanti, acquistano un significato pieno di profonda saggezza quando sono dette a proposito. Nel linguaggio di Plat\u00f2n, i pi\u00f9 semplici avvenimenti acquistavano un carattere di solenne bellezza. Viveva con amore e amava tutto ci\u00f2 con cui la vita lo faceva incontrare, soprattutto le persone che aveva davanti agli occhi. Il suo modo di pensare e di parlare gli preclude di considerare gli esseri come esistenze isolate. Ogni sua parola e atto erano manifestazione di una attivit\u00e0 a lui ignota, che era la sua vita. La sua vita non aveva senso come vita separata. La sua vita aveva senso solo come particella di un \u201cuno\u201d, di cui aveva continua percezione. Parole e azioni emanavano da lui con la stessa necessit\u00e0 e spontaneit\u00e0 con cui il profumo si espande da un fiore. Plat\u00f2n, l\u2019umile uomo del popolo, \u00e8 un sapiente, e incarna per Tolstoj la pace vissuta. \u00c8 incarnazione della pace come saggezza e bont\u00e0 di vita, pur senza virt\u00f9 eroiche. Per Tolstoj, Plat\u00f2n rappresenta l\u2019anima profonda del popolo russo, umile, giusto, buono.<\/p>\n<p>Il tipo umano di Plat\u00f2n non \u00e8 conflittuale, ma \u201ccomunionale\u201d, senza nulla perdere di identit\u00e0 personale: un \u201csanto\u201d per Tolstoj, al di sopra della logica individualista, interessata solo a s\u00e9. <em>Guerra e Pace<\/em> \u00e8 un immenso affresco di umanit\u00e0. A me pare che Plat\u00f2n sia il pi\u00f9 grande dei tanti personaggi di questo affresco, proprio perch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 \u201cpiccolo\u201d. Si pu\u00f2 dire forse che Plat\u00f2n, per Tolstoj, incarna la pace, che non \u00e8 un sistema istituito, ma una realt\u00e0 umana vissuta. La pace \u00e8 il mondo umano, come riassume Ginzburg. Dice Bori che, per Tolstoj, \u00abLa guerra non fa parte della natura umana, espressa al suo meglio in Plat\u00f2n Karat\u00e0ev\u00bb (opuscolo di Boves , p. 11).<\/p>\n<h3>5 \u2013 Il racconto del forzato innocente<\/h3>\n<p>Ecco un momento della consolazione profonda che Plat\u00f2n comunica a Pierre sollevandolo dalla disperazione del vedere il bene sopraffatto dal male. Nel grande romanzo c\u2019\u00e8 un piccolo racconto di Plat\u00f2n, attorno al fuoco, una fredda sera, durante la ritirata dei francesi, che portano con loro i prigionieri. Molti soffrono. Plat\u00f2n esce con uno dei suoi proverbi: \u00abA chi si lamenta della malattia, Dio non d\u00e0 la morte\u00bb. Poi racconta la storia di un vecchio condannato ingiustamente ai lavori forzati, per un errore di persona, come colpevole di omicidio (\u00e8 in <em>Guerra e Pace<\/em>, Libro 4\u00b0, Parte Terza, cap. XIII). Il vecchio soffre con pazienza, e piange per i suoi familiari. Tra i forzati c\u2019\u00e8 il vero colpevole di quell\u2019omicidio, che si fa avanti e confessa. Parte la procedura, ci vuole del tempo, arriva fino alla firma dello zar. Quando arrivano le carte, per liberare l\u2019innocente, non lo trovano. Conclude Plat\u00f2n, con le labbra che gli tremano: \u00abDio gli aveva gi\u00e0 perdonato: era morto\u00bb.<\/p>\n<p>Cosa vuol dire Tolstoj con questo racconto centrale? Scrive: \u00abIl suo misterioso senso, la gioia piena di fervore che splendeva nel viso di Plat\u00f2n mentre raccontava, il segreto significato di quella gioia, era questo che ora empiva confusamente e lietamente l\u2019anima di Pierre Bezuchov\u00bb, che pure ascoltava questo racconto per la sesta volta. \u00c8 semplice e misterioso, uno di quei misteri che fanno luce. Non \u00e8 da spiegare. Lo spiega senza spiegarlo il \u00absorriso silenzioso\u00bb di Plat\u00f2n, alla fine del racconto. Questo piccolo-grande personaggio centrale del romanzo, in tutto il suo vivere, sembra che per Tolstoj incarni la pace, cio\u00e8 la verit\u00e0. Il racconto misterioso forse dice la pace dell\u2019innocente travolto dalla falsit\u00e0 e dalla violenza, ma non guastato, non distrutto. Forse vuol dire: la guerra non distrugge la pace?<\/p>\n<p>Nella ritirata, i francesi fucilavano i prigionieri rimasti indietro, pi\u00f9 di cento erano gi\u00e0 morti cos\u00ec. Il giorno dopo quel racconto, Pierre vede Plat\u00f2n seduto stanco appoggiato a una betulla: ha la gioiosa tenerezza della sera precedente, dopo il racconto, e anche un\u2019espressione di sommessa solennit\u00e0. Plat\u00f2n accenna a chiamare Pierre per dirgli qualcosa. Ma Pierre ha troppa paura per s\u00e9 (anche lui \u00e8 un prigioniero stanco), finge di non vedere quello sguardo e si allontana. Si incammina. Alle sue spalle, sente un colpo di fucile, e capisce. Due soldati francesi hanno fucilato Plat\u00f2n Karataev. Pierre non si volta. I due soldati passano davanti a lui, che rivede in loro l\u2019espressione del soldato autore di quella fucilazione che aveva distrutto in lui la fede nell\u2019umanit\u00e0, e nell\u2019anima, e in Dio, la fede nella vita, prima di ritrovarla in Plat\u00f2n. Ora Plat\u00f2n, il buono, \u00e8 stato ucciso come un inutile Cristo, e Pierre non si \u00e8 voltato a porgergli uno sguardo. Ma, per combinazione, si ricorda di un suo professore di geografia, in Svizzera: \u00abAmare la vita \u00e8 amare Dio. La cosa pi\u00f9 difficile e pi\u00f9 benedetta \u00e8 amare questa vita nelle sue sofferenze, nelle sofferenze incolpevoli\u00bb\u00a0 (<em>Guerra e Pace, <\/em>p. 1244-45).<\/p>\n<h3>\u00a06 \u2013 La pace umile e la vanit\u00e0 della potenza<\/h3>\n<p>La pace per Tolstoj \u00e8 pi\u00f9 umile e pi\u00f9 grande della fragorosa guerra. \u00c8 il mondo umano, sotto il mondo della storia (cfr Ginzburg, <em>Prefazione<\/em> citata). Egli racconta la battaglia di Austerlitz, 1805, la descrive nei particolari militari, strategici, ma poi l\u2019obiettivo si stringe sull\u2019uomo. Per gli storici, chi \u00e8 \u201cun grande\u201d \u00e8 al di l\u00e0 del bene e del male. \u00abPer noi, con la misura del bene e del male dataci da Cristo, non c\u2019\u00e8 nulla di incommensurabile. E non c\u2019\u00e8 grandezza l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 semplicit\u00e0, bont\u00e0 e verit\u00e0\u00bb (GP 1252).<\/p>\n<p>Il principe Andrej Bolkonskij, ferito nella battaglia, giace supino, sull\u2019altura di Putzen. \u00abSopra di lui non c\u2019era pi\u00f9 nulla, se non il cielo: un cielo alto, non sereno, ma pure infinitamente alto. \u201cChe silenzio, che quiete, che solennit\u00e0! (\u2026) Come mai non lo vedevo prima, questo cielo cos\u00ec alto? \u2026 S\u00ec. tutto \u00e8 vuoto, tutto inganno, fuori che questo cielo infinito. Non c\u2019\u00e8 niente all\u2019infuori di esso. Ma anch\u2019esso non esiste, non c\u2019\u00e8 nulla al di fuori del silenzio e della tranquillit\u00e0. E Dio ne sia lodato!..\u00bb. (GP. 325).\u00a0 Andrej si sveglia dallo svenimento, non sa dopo quanto tempo. La testa gli doleva: sentiva di perdere sangue e vedeva sopra di s\u00e9 il cielo lontano, alto ed eterno. \u00abDov\u2019\u00e8 quel cielo che non conoscevo, e anche questa sofferenza non conoscevo. S\u00ec, finora non conoscevo nulla. Ma dove sono?\u00bb (GP 336-7).<\/p>\n<p>Attraverso nuvole veleggianti vedeva azzurreggiare il cielo. Si avvicinano dei cavalieri, tra i quali \u00e8 Napoleone. Si avvicina ad Andrej: \u00abVoil\u00e0 une belle mort!\u00bb.\u00a0 Andrej capisce che quelle parole si riferiscono a lui, e che le diceva Napoleone. Le aveva udite come se fossero \u00abil ronzio di una mosca\u00bb. \u00abEgli sapeva che quell\u2019uomo era Napoleone, il suo eroe, ma in quel momento Napoleone gli pareva un uomo cos\u00ec piccolo e insignificante a paragone di ci\u00f2 che accadeva fra la sua anima e quell\u2019alto cielo infinito su cui correvano le nuvole\u00bb (GP, p. 337). Poi Napoleone si accorge che Andrej \u00e8 vivo, lo fa curare, ammira l\u2019onore del suo reggimento, che \u00e8 la guardia dell\u2019imperatore Alessandro. \u00abAndrej fiss\u00f2 gli occhi su Napoleone e tacque\u2026 In\u00a0 quel momento gli pareva cos\u00ec insignificante tutto ci\u00f2 che interessava Napoleone, con quella meschina vanit\u00e0 e gloria della vittoria, a paragone di quell\u2019alto cielo giusto e buono, che egli aveva veduto e compreso; Napoleone, il suo stesso eroe gli pareva cos\u00ec piccino, che non pot\u00e9 rispondergli nulla.<\/p>\n<p>E poi tutto gli pareva cos\u00ec inutile e insignificante a paragone di quella severa e maestosa teoria di pensieri che avevano suscitato in lui l\u2019indebolimento prodotto dalla perdita di sangue, le sofferenze e l\u2019attesa di una prossima morte. Guardando Napoleone negli occhi, il principe Andrej pensava alla vanit\u00e0 della potenza, alla vanit\u00e0 della vita, di cui nessuno poteva capire il significato, e alla vanit\u00e0 ancor pi\u00f9 grande della morte, di cui nessuno fra i vivi poteva capire n\u00e9 spiegare il senso\u00bb.<\/p>\n<p>Napoleone dispone che questi signori feriti siano curati dal suo medico, poi parte al galoppo: \u00absul suo viso brillava la soddisfazione di s\u00e9 e la felicit\u00e0\u00bb (GP p. 339). Andrej pensa: \u00abNiente, niente \u00e8 certo, se non la nullit\u00e0 di tutto ci\u00f2 che io posso capire e la grandezza di qualche cosa che non si pu\u00f2 capire, ma che \u00e8 di somma importanza\u00bb. \u00abEgli pensava gi\u00e0 alla calma felicit\u00e0 familiare, quando a un tratto gli era apparso il piccolo Napoleone col suo sguardo indifferente, limitato e felice dell\u2019infelicit\u00e0 altrui, e cominciavano i dubbi e i tormenti, e soltanto il cielo prometteva pace\u00bb. Il medico di Napoleone prevede che Andrej non si salver\u00e0. Lui e gli altri feriti sono affidati alle cure degli abitanti del paese. (GP p. 340). Andrej, poi, guarir\u00e0, torner\u00e0 a casa.<\/p>\n<p>Pierre Bezuchov e Andrej Bolkonskij sono i due personaggi, sull\u2019ampia scena umana di Tolstoj, che incarnano la visione del loro Autore: Pierre perch\u00e9 vede e dichiara che cosa vale la pace, che \u00e8 il piccolo universale Plat\u00f2n; Andrej perch\u00e9 vede che cosa vale la guerra, che \u00e8 il grande minuscolo Napoleone.<\/p>\n<h3>7 \u2013 Universale sapienza di vita<\/h3>\n<p>Ma Tolstoj, nella seconda fase della sua vita, oltre la fede nella vita e nel bene, oltre il disprezzo della potenza militare o ecclesiastica, che cosa elabora sulla pace e la nonviolenza?<\/p>\n<p>Nei due libri dedicati alla \u201csvolta\u201d di Tolstoj, Bori, come gi\u00e0 accennato, indica una sostanziale continuit\u00e0 e non una rottura, sul tema della pace, tra il letterato e il teorico. Ma, in <em>L\u2019altro Tolstoj<\/em>, Bori esamina soprattutto la universale sapienza di vita, mentre in <em>Tolstoj oltre la letteratura<\/em> (p. 99)\u00a0 spiega e documenta la nonviolenza pratica.<\/p>\n<p>In <em>L\u2019altro Tolstoj<\/em>, (tra i due libri, \u00e8 secondo in ordine di pubblicazione), Bori mostra come Tolstoj vede, \u00abin tutti coloro che professano con i fatti l\u2019insegnamento di Cristo\u00bb, un criterio ultimo di lettura e interpretazione, ed \u00e8 la \u201cragione\u201d, nel significato non intellettualistico ma vitale. Fede e rivelazione per Tolstoj sono connesse alla razionalit\u00e0, che per lui \u00e8 saggezza di vita, correlata all\u2019istanza etica. Questa ragione, <em>razum<\/em>, ha per lui radici bibliche (p. 54), anche se non vede una continuit\u00e0 tra ebraismo e cristianesimo, e pone tutto il centro nei quattro Vangeli (p. 60), di cui scrive una <em>Unificazione e traduzione<\/em>.<\/p>\n<p>Tolstoj chiama \u201crivelazione\u201d ci\u00f2 che risponde alla domanda a cui la ragione non sa rispondere: \u00abChe senso ha la mia vita?\u00bb. La fede non \u00e8 quella a cui obbliga la chiesa, ma \u00e8 quella conoscenza della rivelazione senza la quale \u00e8 impossibile vivere e pensare: conoscenza a cui l\u2019uomo non pu\u00f2 arrivare con la sua ragione, ma che viene ad ogni uomo da quel principio \u201cnascosto nell\u2019infinito\u201d. Dove c\u2019\u00e8 vita c\u2019\u00e8 fede, che \u00e8 la possibilit\u00e0 di vivere: la fede \u00e8 la forza della vita. Se l\u2019uomo vive, significa che crede in qualcosa. \u00abIo cominciavo a capire che nelle risposte date dalla fede era custodita la saggezza pi\u00f9 profonda dell\u2019umanit\u00e0, e che non avevo diritto di negarle basandomi sulla ragione, e capivo che \u2013 ci\u00f2 che pi\u00f9 conta \u2013 quelle risposte erano le uniche che davano una soluzione al problema della vita\u00bb (<em>Confessioni<\/em>, cap. IX). Contro l\u2019insensatezza e la violenza della vita, ritorna quel pensiero di Pierre dopo la fucilazione di Plat\u00f2n: \u00abAmare la vita \u00e8 amare Dio\u00bb.<\/p>\n<p>La pace che Tolstoj trova per questa via \u00e8 la pace interiore, la possibilit\u00e0 di rispondere all\u2019inspiegabile e all\u2019assurdo, evitando il suicidio e il nichilismo. Questa pace gli permette di sentire e dedicarsi alla sapienza vitale, quindi al problema della pace sociale e politica. Se la vita \u00e8 possibile e amabile, allora la sapienza esige che la difendiamo dalla violenza.<\/p>\n<p>Vediamo questi tre aspetti della pace: con la pace interiore, \u00e8 possibile la pace culturale, condizione della pace politica.<\/p>\n<h3>8 \u2013 La pace tra le culture<\/h3>\n<p>La lettura, per Tolstoj, \u00e8 nutrimento. Usa spesso la metafora del cibo, del latte materno e della voce materna che instilla la prima sapienza nel bambino. La scrittura-lettura prolunga il rapporto con il corpo e con l\u2019affetto materno, ponendo sia limiti sia mete al nostro desiderio. Tolstoj ha una concezione alta della lettura, profondamente educativa. Vede le tante differenze culturali, ma proprio per questo le raccoglie, perch\u00e9 vede affermazioni filosofico-religiose comuni a tutti i popoli: \u00ab\u00e8 impossibile non credervi, perch\u00e9, oltre ad essere in tutte le religioni, sono scritte nel cuore di ognuno\u00bb (<em>Confessioni<\/em>, p. 126). Per questo Tolstoj raccoglie un ampio <em>Ciclo di lettura<\/em> (due volumi, 41 e 42, dell\u2019<em>Opera omnia<\/em>), a cui lavora negli anni 1904-1905, poi per una revisione nel 1907-1908. \u00c8 quindi come un culmine e compimento del lungo lavoro di Tolstoj.<\/p>\n<p>Di questa opera di pace culturale-sapienziale, planetaria, non abbiamo una traduzione, ma l\u2019abbiamo di opere affini. Abbiamo i <em>Pensieri per ogni giorno<\/em>, per ogni giorno dell\u2019anno, tratti da ogni tempo e cultura, con apporti personali di Tolstoj, che vi lavora nel 1907-1910, ultimo anno di vita. Sono pensieri che testimoniano le convinzioni di Tolstoj in tanti suoi temi e interventi: la non-resistenza, il pacifismo, la difesa degli obiettori di coscienza e delle minoranze religiose, il vegetarianesimo, l\u2019opposizione alla pena di morte. Pi\u00f9 che la cura letterale dei testi che cita, a Tolstoj interessa il loro valore formativo, sapienziale, universale, perci\u00f2 pacifico.<\/p>\n<p>Abbiamo anche <em>Il cammino della saggezza<\/em>, traduzione di <em>La via della vita<\/em>, opera uscita postuma nel 1911. Tolstoj port\u00f2 al tipografo le ultime pagine tre giorni prima di morire. Sono \u201cpensieri dell\u2019umanit\u00e0\u201d, raccolti per temi, sono voci di tutto il pensiero umano.<\/p>\n<p>Sappiamo quanto la guerra, la violenza fatta istituzione, si alimenta con l\u2019opposizione e l\u2019odio tra le culture e le nazioni, vivisezionando l\u2019unica umanit\u00e0; sappiamo quanto la guerra ha bisogno della ideologica \u201ccostruzione del nemico\u201d per scatenarsi con una autogiustificazione e un impeto assolutizzato contro il \u201cmale\u201d e l\u2019 \u201cerrore\u201d altrui. Sappiamo, di contro, quanto l\u2019ascolto, il dialogo, la relazione tra le culture disinnesca quel fuoco e quelle bombe, e costruisce ponti di comunicazione tra le diverse forme di vita umana. Su questa linea di Tolstoj hanno lavorato, nel nostro tempo, autori come Panikkar, Bori, Balducci, K\u00fcng\u2026, cercatori, nel particolare, dell\u2019universale che unisce, rispettando la pluralit\u00e0. In particolare posso indicare il lavoro di ricerca, di pensiero, di spiritualit\u00e0 (appartenendo alla Societ\u00e0 degli Amici, i Quaccheri), di insegnamento in Universit\u00e0 come in carcere, che Pier Cesare Bori (1937-2012) ha compiuto su questa linea di differenza e comunicazione tra le culture umane: basti un titolo <em>Universalismo come pluralit\u00e0 delle vie<\/em>.<\/p>\n<h3>9 \u2013 La pace sociale e politica<\/h3>\n<p>Il principio del \u00abnon resistere al male col male\u00bb fonda il pacifismo tolstojano. L\u2019opera che meglio lo illustra, nelle applicazioni e nelle obiezioni, \u00e8 <em>Il Regno di Dio \u00e8 in voi<\/em>, del 1893. Non le dottrine bizantine, ma questa non-resistenza \u00e8 l\u2019essenza del cristianesimo, per Tolstoj, sconosciuta e non insegnata dalla chiesa ai pi\u00f9: non replicare al male col male; mettere bene dove c\u2019\u00e8 male. Ed \u00e8 anche l\u2019anima della vita insieme, della politica di giusta convivenza.<\/p>\n<p>Scrive Pier Cesare Bori nelle <em>Lettera a Tolstoj<\/em>, del 17 dicembre 2010, nel\u00a0 centenario della sua morte (riassumo e annoto): La nonviolenza \u00e8 comunemente intesa come una tecnica per risolvere i conflitti senza armi. Ma per Tolstoj la nonviolenza era una scelta metafisica: era nientedimeno che il passaggio dalla menzogna alla verit\u00e0, dalla morte alla vita, e quindi anche dalla guerra alla pace.\u00a0 La pace \u00e8 assai pi\u00f9 che una pratica utile e salutare. \u00c8 una \u201cvita nella verit\u00e0\u201d (come diranno Gandhi e Vaclav Havel). Per Tolstoj \u00e8\u00a0 possibile arrivare gi\u00e0 ora a una esistenza vera, totale, senza fine, se si risveglia in noi la consapevolezza che \u00abla vita si manifesta s\u00ec nel tempo e nello spazio, ma questo \u00e8 soltanto il suo manifestarsi\u00bb (<em>Della vita<\/em>, 1886).<\/p>\n<p>A questa consapevolezza si giunge non con le parole, ma attraverso una porta stretta: un atto di sottomissione a questo principio: \u201cla vita si trova solo perdendola, donandola\u201d. Il \u201cnon rispondere all\u2019offesa\u201d era per lui il principale di questi gesti, a cui le grandi tradizioni spirituali ci invitano, insieme con una promessa di quella vera felicit\u00e0 che Ges\u00f9 di Nazaret chiamava \u201cbeatitudine\u201d: \u00abBeati i perseguitati a causa della giustizia, perch\u00e9 di essi \u00e8 il Regno dei cieli\u00bb (Mt 5,10) (il Regno che non \u00e8 l\u2019aldil\u00e0, ma la vita autentica).<\/p>\n<p>Allora, Tolstoj \u00e8 forse profeta evangelico, \u00e8 una proposta mistica, al di l\u00e0 della politica praticabile nelle cose umane? In questo senso, secondo Bori,\u00a0 egli \u00e8 stato, piuttosto che un profeta, un maestro che \u00abtramanda, non crea\u00bb (come dice Confucio, che Tolstoj amava). Tolstoj voleva trasmettere il nucleo delle diverse esperienze spirituali dell\u2019umanit\u00e0, voleva invitare ciascuno a riconoscere questo nucleo nella propria tradizione (Gandhi lo trov\u00f2 nella propria tradizione induista). In mille modi diversi questo nucleo pu\u00f2 essere formulato. A Tolstoj\u00a0 piaceva quello della lettera di Giovanni, l\u2019evangelista: \u00abcome si fa a dire di amare Dio che non si vede, se non si ama il fratello, che si vede?\u00bb (Prima lettera di Giovanni, 4,20). Ma questo nucleo \u00e8 universale-poliedrico, e Tolstoj concorre a formare cos\u00ec la cultura universale, poliglotta, pluralistica, della pace.<\/p>\n<p>Ci sono anche perplessit\u00e0 e critiche a questa pace politica, spiritual-anarchica, proposta da Tolstoj. Si pu\u00f2 accusarlo di moralismo manicheo (in <em>Sonata a Kreutzer<\/em> demonizza anche la sessualit\u00e0 coniugale), di negare che l\u2019esigenza morale ha bisogno della mediazione storica,\u00a0 di ignorare i percorsi tortuosi della storia, a cui invece \u00e8 sensibile nella sua produzione letteraria. Gandhi invece, raccogliendo l\u2019eredit\u00e0 di Tolstoj, aggiunger\u00e0 alla fedelt\u00e0 alla verit\u00e0 la sensibilit\u00e0 politica e storica, praticando intensi concreti \u00abesperimenti con la verit\u00e0\u00bb. In Tolstoj la concezione dell\u2019amore, \u00e8 un\u2019idea finale e altissima, radicale, che si afferma come forza indifesa: si pu\u00f2 condividerla come esito di maturazione, affermativa, pi\u00f9 che oppositiva e dualistica, pi\u00f9 che riduzione negativa dell\u2019amore a non-resistenza, quasi una ossessione di purezza e separazione (cfr Alberto Bosi. <em>Esperienze di verit\u00e0<\/em>, p. 199, e P. C. Bori, <em>Introduzione<\/em> a Tolstoj, <em>La mia fede<\/em>).<\/p>\n<p>Per\u00f2, riguardo a queste possibili critiche, lo stesso Bori (su <em>Linea d\u2019ombra<\/em>, febbraio 1989, p. 20) conclude: \u00abAl di l\u00e0 di tutte le riserve intellettuali legittime e inevitabili, per i duri di cuore, come noi, l\u2019unico atteggiamento degno \u00e8 quello del rispetto e dell\u2019attesa, nella speranza che anche noi possiamo un giorno\u00a0 capire meglio queste cose cos\u00ec difficili\u00bb.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 solo la storia. C\u2019\u00e8 l\u2019intimo di ciascuno con se stesso, e le relazioni tra noi. Possiamo chiederci: qual \u00e8 il mondo pi\u00f9 vero?<\/p>\n<h3>10 \u2013 Conclusione?<\/h3>\n<p>Forse Tolstoj, oltre il grande narratore, \u00e8 leader morale-religioso, di anarchismo religioso, e anche politico, e per questo \u00e8 alfiere di pace, di un pacifismo nonviolento assoluto, a differenza di Gandhi, che non \u00e8 assolutista sulla violenza, in quanto afferma: meglio violento che vile, anche se poi devo scegliere la lotta nonviolenta. Cos\u00ec Gandhi inserisce effettivamente la nonviolenza come mezzo di lotta giusta, mentre Tolstoj resta affermatore profetico della malvagit\u00e0 della violenza, specialmente organizzata e istituita, come la guerra, assolutamente da non riprodurre col respingerla imitandola. Vediamo alcune differenza da Gandhi.<\/p>\n<p>Tolstoj: nonviolenza mistica, eroica, anche sacrificale: \u00abOffrire il petto, ma non sparare\u00bb, in <em>Ricredetevi<\/em>, 1905.<\/p>\n<p>Gandhi: lotta giusta, forza umana nonviolenta, per ottenere un effettivo risultato di giustizia. E tuttavia Tolstoj \u00e8 \u00abuno degli autori che pi\u00f9 hanno influenzato la formazione di Gandhi\u00bb (Bori-Sofri,, <em>Gandhi e Tolstoj<\/em>,\u00a0 Introduzione , p. 5).<\/p>\n<p>Tolstoj: profezia, sapienza; nonviolenza anche sacrificale, per la verit\u00e0. L\u2019amore contro il potere.<\/p>\n<p>Gandhi: politica di verit\u00e0; il principio di amore in luogo del principio di potere; nonviolenza attiva<\/p>\n<p>Confronto Tolstoj-Capitini? Questi ha carattere mite, rigore comportamentale, nonviolenza religiosa-morale, ma anche organizzatore e operatore pratico. Tolstoj quasi solo lanciatore di idee e spinte morali.<\/p>\n<h3>Lavori consultati:<\/h3>\n<p>Bori-Sofri, <em>Gandhi e Tolstoj<\/em>, Il Mulino 1985<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>Guerra e pace nel pensiero di Tolstoj<\/em> , Scuola di pace di Boves, 1995-1996<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori <em>L\u2019altro Tolstoj, <\/em>Il Mulino, 1995<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>Tolstoj oltre la letteratura,<\/em> Edizioni Cultura della pace, Fiesole 1991<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>La tragedia del potere. Dostoevskij e il Grande Inquisitore<\/em>, EDB, Bologna 2015<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>Universalismo come pluralit\u00e0 delle vie<\/em>, Marietti, Genova 2004<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>Lettera a Tolstoj<\/em>, 17 dicembre 2010, nel\u00a0 centenario della sua morte<\/p>\n<p>Pier Cesare Bori, <em>Introduzione<\/em> a Tolstoj, <em>Guerra e Pace<\/em>, ediz. Einaudi 1998, pp. XI-LVIII,<\/p>\n<p>Leone Ginzburg, Prefazione a Tolstoj, <em>Guerra e Pace<\/em>, Einaudi 1968<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>Confessioni, <\/em>Marietti <em>1820 <\/em>editore, 1996\u00a0 (1879-1882)<\/p>\n<p>Lev Tolstoj <em>Il Regno di Dio \u00e8 in voi<\/em>, Ed. Bocca, Roma 1894, riedito da\u00a0 Publiprint e Manca, Trento e Genova 1988<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>Guerra e Pace<\/em>, Einaudi 1968<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>Resurrezione<\/em>, Rizzoli 2016<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>La mia fede,<\/em> G. Mndadori 1988<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>Pensieri per ogni giorno<\/em>, Introduzione e traduzione di Pier Cesare Bori, Ed. Cultura della Pace, Fiesole 1995. Seconda edizione riveduta, Piano B edizioni, Prato 2016<\/p>\n<p>Lev Tolstoj, <em>Il cammino della saggezza<\/em>, voll. I e II, Centro Gandhi edizioni, Pisa 2010<\/p>\n<p>F\u00ebdor Dostoevskij, <em>Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini 1860-1881<\/em>, Vallecchi, Firenze 1981<\/p>\n<p>Leonid Grossman, <em>Dostoevskij<\/em> , Garzanti 1977 (1935)<\/p>\n<p>Valentin Gitermann, <em>Storia della Russia<\/em>, La Nuova Italia, Firenze, 1963<\/p>\n<p>Bruna Bianchi, <em>Non resistere al male con il male.<\/em> <em>Obiezione di coscienza e pacifismo nel pensiero di Tolstoj<\/em>, Biblion Edizioni, Milano 2023<\/p>\n<p>Walter Wink, <em>Rigenerare i poteri, discernimento e resistenza in un mondo di dominio, <\/em>EMI, Bologna 2003<\/p>\n<p>Bosi Alberto, <em>Esperienze di verit\u00e0<\/em>. L\u2019esempio dei grandi per orientarsi nel mondo, Gabrielli 2022.<\/p>\n<p>Bosi Alberto,\u00a0 <em>F\u00ebdor Dostoevskij. Il problema del male<\/em>, Pazzini 2018<\/p>\n<p>*** *** ***<\/p>\n<h3>Nota aggiunta<\/h3>\n<p>\u00abLe parole finali sul diario di Tolstoj, scritte nella stazione di Astapovo, tre giorni prima di morire: \u201cFait ce que doit, advienne que pourra\u201d (PSS 58,126), sono la migliore espressione di questo atteggiamento tutt\u2019altro che passivo di fronte agli eventi e fondato sulla \u201cdistinzione tra il processo storico, che si sviluppa in maniera elementare e non \u00e8 soggetto a volont\u00e0 individuali, e i principi morali, cui l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 pervenuta gi\u00f9 da molto tempo\u201d\u00bb. (Pier Cesare Bori)<\/p>\n<p><em>__________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti-e1611129786995.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-139768\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Enrico-Peyretti-e1611129786995.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"65\" \/><\/a> <em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2023\/05\/18\/tolstoj-la-guerra-e-la-pace\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>18 Maggio 2023 &#8211; Questa mia relazione consiste solo in appunti modesti su un grande ampio tema, la guerra e la pace, visto nell\u2019opera e nella persona di Lev Tolstoj. Questa lettura, fatta alla luce degli avvenimenti in corso nel 2023, porta la coscienza a concludere: l\u2019umanit\u00e0 deve mettere al bando l\u2019omicidio statale come l\u2019omicidio privato.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":138936,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[101,725,2749,1757,2747,880,99],"class_list":["post-235764","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-original-languages","tag-cultural-violence","tag-culture-of-violence","tag-monopoly-of-violence","tag-nation-state","tag-state-system","tag-state-terrorism","tag-structural-violence"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235764","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=235764"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":235768,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235764\/revisions\/235768"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/138936"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=235764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=235764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=235764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}