{"id":24830,"date":"2013-01-21T12:00:55","date_gmt":"2013-01-21T12:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=24830"},"modified":"2013-01-21T12:03:34","modified_gmt":"2013-01-21T12:03:34","slug":"italiano-ricognizione-sui-corpi-civili-di-pace-e-proposta-di-riconoscimento-nel-trattato-di-lisbona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/01\/italiano-ricognizione-sui-corpi-civili-di-pace-e-proposta-di-riconoscimento-nel-trattato-di-lisbona\/","title":{"rendered":"(Italiano) Ricognizione Sui Corpi Civili di Pace e Proposta di Riconoscimento nel Trattato di Lisbona"},"content":{"rendered":"<p>Il Corpo Civile di Pace si configura come strumento civile permanente, composto di volontari e professionisti della societ\u00e0 civile, finanziato e gestito da un\u2019autorit\u00e0 centrale legittima (nel caso europeo una commissione esecutiva, nel caso nazionale un\u2019agenzia pubblica), con compiti di:<\/p>\n<p>a) monitoraggio,<\/p>\n<p>b) interposizione,<\/p>\n<p>c) network building,<\/p>\n<p>d) confidence building,<\/p>\n<p>e) comunicazione.<\/p>\n<p>A livello europeo, sebbene il dibattito sull\u2019argomento dati addirittura al 1995, a seguito di una assise comunitaria dedicata al tema dei Corpi Civili di Pace Europei e sostenuta, all\u2019epoca, dallo sforzo, in particolare, di A. Langer (presidente del gruppo parlamentare dei Verdi Europei) ed E. G\u00fclcher (coordinatore dell\u2019intergruppo parlamentare europeo su pace, diritti e sicurezza umana), passi avanti significativi sono stati fatti solo dal 1999: dapprima con l\u2019approvazione di due risoluzioni (la raccomandazione del Parlamento Europeo del 10 febbraio 1999 sulla istituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo e la risoluzione del Parlamento Europeo sulla comunicazione della Commissione Europea del 13 dicembre 2001 per l\u2019istituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo nell\u2019ambito del Meccanismo di Reazione Rapida); quindi con la redazione di due studi di fattibilit\u00e0, il primo del Parlamento Europeo del gennaio 2004 \u201cOn the European Civil Peace Corps\u201d e il secondo della Commissione Europea del novembre 2005 \u201cOn the Establishment of a European Civil Peace Corp\u201d; infine con l\u2019adozione del c.d. \u201cStrumento per la Stabilit\u00e0\u201d, entrato in vigore il 1 gennaio 2007, funzionale a conferire organicit\u00e0, effettivit\u00e0 ed efficacia agli strumenti di intervento civile dell\u2019Unione Europea nei contesti di crisi e di conflitto.<\/p>\n<p>La Commissione Europea, dopo aver per lungo tempo rifiutato l\u2019ipotesi di costituire un Corpo Civile di Pace Europeo, ha effettuato nel 2006 uno studio di fattibilit\u00e0 cui, tuttavia, non ha fatto seguito alcun follow-up n\u00e9 alcuna indicazione agli Stati Membri. L\u2019unico elemento emerso, tra quelli costituenti il profilo di Corpo Civile di Pace, \u00e8 stato quello della formazione; si tratta ancora di definire il rapporto con i governi nazionali e le istituzioni internazionali \u201csul campo\u201d, e la \u201crilevanza di fase\u201d di questo compito \u00e8 tanto pi\u00f9 accresciuta oggi all\u2019indomani dell\u2019invio e con le lezioni acquisite sul campo da parte della pi\u00f9 importante e impegnativa missione civile della storia dell\u2019impegno esterno dell\u2019Unione Europea, vale a dire la EULEX (European Union Rule of Law Mission) in Kosovo, volta a monitorare la situazione successiva alla definizione dello status regionale (istituita nel 2008 e resa pienamente operativa a partire dall\u2019aprile 2009).<\/p>\n<p>Attualmente, a livello europeo, la struttura di pianificazione dell\u2019intervento civile \u00e8 il Civ. Com. (Civilian Commission for Crisis Management), legato a tre linee di finanziamento [2007-2013]:<\/p>\n<p>1) lo \u201cStability Instrument\u201d per la cooperazione multi-livello con i Paesi terzi, specie in contesti di crisi;<\/p>\n<p>2) i fondi per una costituenda \u201cEuropean Peace-building Agency\u201d che dovrebbe implementarne le azioni;<\/p>\n<p>3) gli stanziamenti dello \u201cEuropean Peace-building Liaison Office\u201d (EPLO), ufficio di collegamento e di interfaccia tra la societ\u00e0 civile e le istituzioni comunitarie su programmi e misure di peace-building civile.<\/p>\n<p>Ora, nell\u2019ambito dello European Peace-building, gli obiettivi sono:<\/p>\n<p>1) prevenire i conflitti violenti;<\/p>\n<p>2) rafforzare le capacit\u00e0 di prevenzione e<\/p>\n<p>3) professionalizzare i contingenti di intervento;<\/p>\n<p>mentre, nell\u2019ambito della pi\u00f9 ampia interfaccia istituzionale internazionale, costituita dal GPPAC (Global Partnership for the Prevention of Armed Conflict), le questioni-aperte sono le seguenti:<\/p>\n<p>1) il ruolo ed il contributo delle Org. di Societ\u00e0 Civile e in particolare delle Org. non Governative;<\/p>\n<p>2) l\u2019adeguatezza e la competenza delle medesime organizzazioni del c.d. \u201cTerzo Settore\u201d Europeo;<\/p>\n<p>3) l\u2019autonomia e l\u2019indipendenza di queste dalle autorit\u00e0 governative dei Paesi invianti.<\/p>\n<p>L\u2019agenda a suo tempo fissata dalla presidenza lussemburghese del Consiglio UE (2005) ha permesso di meglio individuare cinque \u201cfocus\u201d, poi sostanzialmente acquisiti dal movimento di societ\u00e0 civile dei Paesi Membri, ivi compreso quello italiano, che li ha tradotti in tre linee-guida:<\/p>\n<p>1) l\u2019esigenza di definire una \u201cfiliera della pace\u201d (con una delega ministeriale ad hoc per il peace-building, una struttura centrale e fondi stabiliti per garantire continuit\u00e0 ed efficacia agli interventi di pace);<\/p>\n<p>2) l\u2019esigenza di realizzare un istituto centrale di coordinamento delle azioni civili di conflict transformation (sul modello dell\u2019IPRI, International Peace Research Institute; la struttura che attualmente in Italia pi\u00f9 si avvicina a tale configurazione \u00e8 quella della IPRI \u2013 Rete CCP, che comprende la maggior parte delle organizzazioni della societ\u00e0 civile italiana impegnate nel settore della gestione costruttiva dei conflitti);<\/p>\n<p>3) l\u2019esigenza di consolidare una \u201ccomunit\u00e0 di pratiche\u201d ed una letteratura esperienziale nel settore, sperimentando progetti di intervento civile \u201csul campo\u201d, attraverso il quadro delle l. 49\/1987 e l. 180\/1992.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito del Tavolo per i Corpi Civili di Pace istituito nel 2007 ed operativo sino al 2008, con la fine della XV Legislatura, presso il Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, per iniziativa della delega alla cooperazione internazionale della vice-ministra Patrizia Sentinelli, sono stati presentati due lavori sperimentali in questa direzione, una ricerca-azione per il monitoraggio delle esperienze sviluppate ed un\u2019azione di educazione alla pace in Italia, fruendo di canali di finanziamento differenziati, afferenti alle erogazioni degli Enti Locali ed ai fondi presso il MAE.<\/p>\n<p>Se ancora aperto \u00e8, tra le espressioni di societ\u00e0 civile, il dibattito intorno alla denominazione, al mandato e alla cooperazione con altri attori (civili e militari) dell\u2019intervento internazionale, sebbene passi significativi siano stati compiuti in questa direzione, sia attraverso la definizione dei criteri dell\u2019intervento civile di pace italiano da parte del Tavolo ICP (Interventi Civili di Pace) nel giugno 2012, sia attraverso il programma di costruzione di Corpi Civili di Pace in Kosovo sviluppato nell\u2019ambito di IPRI \u2013 Rete CCP (2011-2012), altrettanto in corso d\u2019opera \u00e8 la riflessione intorno al profilo professionale, tant\u2019\u00e8 vero che ancora non risulta stabilita una denominazione accettata (quella maggiormente diffusa \u00e8 quella di \u201coperatore\/operatrice di pace\u201d), n\u00e9 \u00e8 stata avanzata una proposta condivisa intorno alla definizione del profilo professionale sulla base delle fasi della escalazione piuttosto che degli ambiti dell\u2019intervento. Detto altrimenti, se dei CCP sono noti i compiti, non sono ancora compiutamente definiti n\u00e9 il mandato n\u00e9 gli ambiti. Per quanto riguarda questi ultimi, in particolare, essi possono essere identificati come segue:<\/p>\n<p>a. \u201csicurezza umana\u201d: accompagnamento protettivo, protezione civile, tutela dei soggetti deboli\/esposti;<\/p>\n<p>b. \u201clavoro di pace\u201d: confidence building, dialogue building, community building ed azioni di empowerment;<\/p>\n<p>c. \u201cdiritti umani\u201d: tutela dei diritti umani, monitoraggio civile ed elettorale, \u201crule of law\u201d (primato del diritto).<\/p>\n<p>A fronte di tali elaborazioni e sperimentazioni, in definitiva, il Corpo Civile di Pace resta definito come un contingente civile composto da personale civile non armato impegnato in contesti di conflitto, con un mandato che dipende sia dai livelli di escalazione della violenza, sia dal compito attinente al contesto di destinazione. Il contingente \u00e8 composto da personale volontario e professionista, sulla scorta di un percorso formativo a tappe che preveda una formazione di base a contenuti trasversali quale nucleo dell\u2019itinerario formativo ed una formazione specifica a contenuti tematici proiettati sulla funzione (ad es. lungo le tre macro-aree sopra indicate); il tutto a valere del mandato operativo, onde evitare che la composizione di personale volontario e professionista si traduca in una gerarchia interna tra personale di \u201cserie A\u201d e di \u201cserie B\u201d.<\/p>\n<p>Se l\u2019ambito europeo, come si vede, rappresenta lo scenario privilegiato per l\u2019elaborazione e la sperimentazione dei Corpi Civili di Pace, ha destato e continua a destare sorpresa, tra gli addetti ai lavori e non solo, il fatto che ad una lunga attenzione ed una non episodica storia normativa, non abbia fatto seguito, in anni pi\u00f9 recenti, un conseguente ed adeguato riconosci-mento normativo dell\u2019indicazione dei CCP, n\u00e9 tantomeno una sua costituzionalizzazione formale, pur essendo, a norma delle c.d. \u201cmissioni Petersberg\u201d, l\u2019azione esterna dell\u2019Unione uno dei pilastri della sua architettura istituzionale. Risulta quindi pi\u00f9 che mai opportuno e urgente inserire, nella versione consolidata del Trattato di Lisbona, in vigore, nel capo III dedicato all\u2019Aiuto Umanitario, che disciplina all\u2019art. 188 l. J c. 1 le azioni umanitarie dell\u2019Unione in quanto mirano a fornire \u2026 assistenza, soccorso e protezione alle popolazioni dei Paesi terzi vittime di calamit\u00e0 naturali o provocate dall\u2019uomo, per far fronte alle necessit\u00e0 umanitarie risultanti da tali diverse situazioni uno specifico comma, successivo al c. 5 che istituisce un corpo volontario europeo di aiuto umanitario per inquadrare contributi \u2026 alle azioni di aiuto umanitario che sia specificamente dedicato all\u2019istituzione dei Corpi Civili di Pace Europei quali contingenti non militari, basati su risorse di societ\u00e0 civile e di autorit\u00e0 pubbliche, messi a disposizione dagli Stati Membri con compiti di gestione delle crisi nei Paesi terzi vittime di conflitto o di prevenzione del conflitto nei Paesi esposti a rischio di instabilit\u00e0, crisi o escalation della violenza.<\/p>\n<p><i>Gianmarco Pisa: IPRI, Istituto Italiano di Ricerca per la Pace \u2013 Rete CCP, Corpi Civili di Pace \u2013 www.reteccp.org<\/i><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2013\/01\/17\/ricognizione-sui-corpi-civili-di-pace-e-proposta-di-riconoscimento-nel-trattato-di-lisbona-gianmarco-pisa\/\">Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/p>\n<p><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Corpo Civile di Pace si configura come strumento civile permanente, composto di volontari e professionisti della societ\u00e0 civile, finanziato e gestito da un\u2019autorit\u00e0 centrale legittima (nel caso europeo una commissione esecutiva, nel caso nazionale un\u2019agenzia pubblica), con compiti di:<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-24830","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24830","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24830"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24830\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}