{"id":2507,"date":"2009-06-26T00:00:00","date_gmt":"2009-06-26T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2009\/06\/italian-prevenire-e-meglio-che-imprigionare\/"},"modified":"2009-06-26T00:00:00","modified_gmt":"2009-06-26T00:00:00","slug":"italian-prevenire-e-meglio-che-imprigionare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2009\/06\/italian-prevenire-e-meglio-che-imprigionare\/","title":{"rendered":"(ITALIAN)  PREVENIRE E&#8217; MEGLIO CHE IMPRIGIONARE"},"content":{"rendered":"<p><em>Ma quale prevenzione, se l&#8217;istigazione a delinquere spesso avviene a mezzo informazione?<\/em><\/p>\n<p>Uno<\/p>\n<p>Prevenire &egrave; meglio che imprigionare &egrave; (il titolo del) la giornata nazionale di studi 2009, promossa dalla redazione di Ristretti Orizzonti, periodico di informazione e cultura dal carcere Due Palazzi di Padova, e dall&#8217;associazione di Volontariato &quot;Granello di Senape Padova&quot;.<\/p>\n<p>Si &egrave; trattato di un incontro.<\/p>\n<p>Un incontro fra persone. Diverse: per cultura e per destini che si sono incrociati nel carcere di Padova.<\/p>\n<p>Si sono potute apprezzare le storie, le testimonianze e le sofferenze, ma soprattutto le aperture, di donne e uomini disposti a mettersi in gioco &#8211; si trattasse di relatori o di carcerati, con esperienze e train de vie anche molto distanti gli uni dagli altri &#8211; tutti accomunati dalla volont&agrave; e dalla scelta di confrontarsi.<\/p>\n<p>Si tratta di persone appartenenti a cittadinanze attive, libere e non, unite nella riflessione, nel confronto, nell&#8217;elaborazione di strategie attive e di interventi mirati, che si sollecitano, si discutono e si progettano proprio all&#8217;interno dell&#8217;annuale giornata nazionale di studi.<br \/>La giornata &egrave; stata pensata e organizzata per sollecitare l&#8217;avvio di concrete attivit&agrave; di prevenzione.<\/p>\n<p>In pi&ugrave; di cinquecento abbiamo deciso di esserci.<\/p>\n<p>Abbiamo deciso di rispondere all&#8217;invito della redazione di Ristretti a partecipare all&#8217;incontro, il cui sottotitolo ben pi&ugrave; provocatorio del titolo ha obbligato tutti coloro che sono intellettualmente onesti a mettersi in discussione: Ma quale prevenzione, se l&#8217;istigazione a delinquere spesso avviene a mezzo informazione?<\/p>\n<p>Alcuni concetti, infatti, vengono troppo spesso trattati e diffusi mediante l&#8217;uso di luoghi comuni e di contenuti generici e qualunquisti, esiti di una relativizzazione e di una banalizzazione, anche espressiva, delle idee e dei fatti, restituiti in modo impreciso quando non errato, da alcuni operatori dell&#8217;informazione, che non definirei, da un punto di vista strettamente semantico, (dei) giornalisti.<\/p>\n<p>E&#8217; stata criticata una certa informazione e, ora pi&ugrave; che mai, &egrave; necessario, lo dico dall&#8217;interno della categoria, che i giornalisti facciano sui tali comportamenti non professionali una seria autocritica e adottino misure risolutive.<\/p>\n<p>&quot;Ci candidiamo a parlare seriamente di prevenzione&quot; si legge nella mission del programma della giornata.<\/p>\n<p>A buon diritto.<\/p>\n<p>Tra gli obiettivi della giornata c&#8217;era l&#8217;intento di &quot;Dare ai ragazzi un&#8217;idea diversa dei comportamenti a rischio, di come le vite a volte &quot;deragliano&quot;, e poi delle pene e del carcere: &egrave; questo che ci ha spinto, cinque anni fa a iniziare un progetto con le scuole.<\/p>\n<p>Volevamo insomma non che gli studenti &quot;cambiassero idea&quot; su questi temi, ma che si facessero una loro idea sulla base di una conoscenza diretta di un mondo difficile come quello della galera. Perch&eacute; in realt&agrave;, bombardati da una informazione che spinge all&#8217;irresponsabilit&agrave;, quello che i giovani (e spesso anche i loro genitori) non sanno, per esempio, che non &egrave; vero che nessuno nel nostro Paese sconta la pena in carcere, semmai il problema &egrave; quanto tempo dopo aver commesso il reato la sconter&agrave;. Abbiamo visto persone entrare in carcere per una condanna definitiva a distanza di dieci-dodici-quindici anni dalla denuncia.&quot;<\/p>\n<p>Ristretti segnala a tutti e fa rimarcare a chi fa informazione la responsabilit&agrave; di quest&#8217;ultima nel veicolare concetti distorti tra cui &quot;un senso di impunit&agrave; pericoloso&quot; e spesso generalizzato, che non corrisponde alla realt&agrave; dei fatti e che emerge, ad esempio, se un meccanismo giudiziario, come quello sopra descritto, non viene analizzato e restituito al pubblico dopo un corretto trattamento da giornalisti preparati, corretti e rispettosi della deontologia professionale.<\/p>\n<p>Per le ragioni su esposte l&#8217;informazione &egrave; stata accusata anche di irresponsabili silenzi sulla diffusione di alcuni meccanismi della giustizia, atteggiamento definito da Ristretti, &quot;una vera, imperdonabile &quot;istigazione a delinquere&quot;.<\/p>\n<p>Ristretti ha lanciato una critica decisa, pertinente, necessaria e dura nei confronti di una certa informazione che, irresponsabile, &quot;spinge (il lettore, ndr) all&#8217;irresponsabilit&agrave;.&quot;<\/p>\n<p>Ristretti ha richiamato la stampa ad una maggiore attenzione nella scelta e nell&#8217;uso delle parole: in sintesi con un&#8217;attenzione pi&ugrave; mirata nel fare informazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la prevenzione, la redazione di Ristretti spiega agli studenti delle scuole medie, inferiori e superiori, che a migliaia sono stati coinvolti nel progetto, ormai quinquennale, &quot;Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere&quot;, che &quot;dietro ogni reato c&#8217;&egrave; una persona, che l&#8217;umanit&agrave; di un reato non cancella la gravit&agrave; del reato, che si deve comprendere &quot;come e dove le vite, a volte, deragliano&quot; con l&#8217;aiuto delle persone detenute che mettono a disposizione le loro esperienze. La prevenzione sta anche nel riconoscere, da parte delle persone detenute ma anche dei volontari, l&#8217;importanza delle parole e le conseguenze del loro uso: le parole sono come massi, possono arrecare dolore, mascherare o abbellire la realt&agrave;, possono essere alibi o giustificazioni.<\/p>\n<p>Valorizzando il ruolo delle vittime in una prospettiva nuova nel doloroso ma quanto mai necessario e indispensabile lavoro sul s&eacute; per ricomporre lo strappo con la societ&agrave;, all&#8217;interno del lavoro di prevenzione che passa anche attraverso la riflessione sul rapporto fra autori e vittime di un reato, Ristretti &egrave; riuscita a coinvolgere le vittime in laboratori di mediazione sociale che possono operare per quello che Benedetta Tobagi descrive bene con l&#8217;espressione &quot;rompere le catene dell&#8217;odio&quot;.<\/p>\n<p>Molteplici sono state le testimonianze all&#8217;interno dei lavori che sono stati coordinati, con passione e raffinata sensibilit&agrave;, da Adolfo Ceretti, Professore Straordinario di Criminologia, Universit&agrave; di Milano-Bicocca e Coordinatore Scientifico dell&#8217;Ufficio per la Mediazione Penale di Milano.<\/p>\n<p>Elena Valdini, autrice di &quot;Strage continua. La verit&agrave; sulle vittime della strada&quot;, &egrave; diventata giornalista, come afferma lei stessa, per il bisogno di trovare onest&agrave; nell&#8217;informazione. Valdini invece di un incidente, che ha una nuance di casualit&agrave;, preferisce si parli di scontro.<\/p>\n<p>Roberto Merli, padre di Alessandro, ucciso nel 2000, a 14 anni da un&#8217;automobilista, referente provinciale, con sede di Brescia, dell&#8217;Associazione Italiana Familiari e vittime della strada e referente provinciale, illustra gli scopi dell&#8217;associazione il primo dei quali &egrave; essere vicino alle famiglie, dando un apporto con conforto umano, assistenza psicologica in consultori familiari permanenti, e assistenza legale.<\/p>\n<p>L&#8217;associazione ha circa 108 sedi dislocate sul territorio nazionale ma la sede di Brescia &egrave; l&#8217;unica che fa prevenzione con corsi di sensibilizzazione e di educazione civica costante nelle scuole.<\/p>\n<p>Merli ha parlato di &quot;guerra civile&quot; rispetto ai numeri relativi agli incidenti che avvengono annualmente sulle strade. Come risulta dalle statistiche sarebbero 7000 i morti all&#8217;anno per scontri stradali, 19 morti al giorno, e a 300.000 i feriti, dei quali 20.000 sono disabili gravi, per un totale di 54 feriti gravi al giorno.<\/p>\n<p>Mi ha lasciato perplessa la scelta della parola &quot;guerra&quot; che, a mio avviso, viene impiegata in modo discutibile, anche in relazione ad alcune premesse ai lavori.<\/p>\n<p>&quot;Siamo noi (un noi collettivo, che non esclude nessuno, ndr) che dobbiamo far di tutto per diminuire questo! ha concluso con determinazione Roberto Merli.<\/p>\n<p>Alle testimonianze dei relatori esterni si sono alternate quelle delle persone detenute.<\/p>\n<p>Andrea, in carcere da quattordici anni, fa parte della redazione di Ristretti dall&#8217;inizio (dal 1998) e ha visto nascere il progetto nelle scuole Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere che mette davanti a tutto la prevenzione&quot;. Andrea, sottolinea, in modo non surrettizio, che quando si parla di prevenzione si deve parlare di entrambe le parti coinvolte quando viene commesso un reato. Secondo Andrea &egrave; facile immedesimarsi nella parte della vittima, e dichiara che anche a lui &egrave; successo, ma per quanto ha potuto riscontrare nella sua esperienza, sono le persone comunemente definite &quot;normali&quot; che possono commettere, in momenti particolari, per leggerezza o per incoscienza, dei reati.<\/p>\n<p>Ricorda la forte convinzione personale, dopo l&#8217;assunzione di sostanze, di poter essere lucido e padrone delle proprie azioni e della sensazione di assoluta certezza che non sarebbe mai successo niente &quot;perch&eacute; ero in possesso di tutte le mie facolt&agrave;&quot;, dichiara, tranne poi doversi ricredere.<\/p>\n<p>Vanni dice che per raccontare il reato bisogna raccontare la relativa storia personale.<\/p>\n<p>E non &egrave; cosa da poco raccontare la propria storia in questi casi.<\/p>\n<p>Ceretti, ringraziando i detenuti, interviene e cita di Fabrizio De Andr&eacute; &quot;Per tutti il dolore degli altri &egrave; dolore a met&agrave; &quot; per lui molto importante e rivolgendosi alle persone detenute e dice &quot;Voi siete riusciti a raccontare non solo la met&agrave; del dolore ma tutto il dolore &#8230; perch&eacute; il lavoro che state facendo &egrave; un lavoro capace di costruire la propria pace e di costruire rapporti con chi ovviamente non ha attraversato queste esperienze ma pu&ograve; cominciare a comprendere che cosa significa essere dall&#8217;altra parte.&quot;<\/p>\n<p>Gianfranco Bettin, sociologo e autore di &quot;Eredi. Da Pietro Maso a Erika e Omar&quot;, Mauro Grimoldi psicologo e autore di &quot;Adolescenze estreme&quot;, Don Gino Rigoldi, cappellano dell&#8217;Istituto penale minorile Beccaria e autore di &quot;Un male minore&quot; hanno dissertato sul tema dei comportamenti a rischio dei giovani.<\/p>\n<p>Valter dice che il progetto con le scuole dimostra che in carcere non ci sono i mostri o i predestinati ma persone &quot;normalissime&quot; e sottolinea come, anche avendo avuto un percorso esistenziale regolare, si possa ugualmente finire in carcere.<\/p>\n<p>Ceretti presenta quindi il lavoro di Giovanni Torrente. &quot;Ma qual &egrave; il vero problema che Torrente ha studiato con una seriet&agrave; e un rigore metodologico come i sociologi del diritto pi&ugrave; bravi sanno fare &egrave; quello di capire e di dare una risposta, ormai invisa, al fatto se l&#8217;indulto abbia naturalmente inciso sui tassi di recidiva dei reati. Questa &egrave; una domanda alla quale abbiamo sentito continuamente rispondere in modo urlato e volgare&quot; e invita Torrente a dire qualcosa di serio.<\/p>\n<p>Giovanni Torrente, docente di Sociologia Giuridica dell&#8217;Universit&agrave; della Valle d&#8217;Aosta, (si veda, nel blog, in merito il mio precedente pezzo &quot;Le verit&agrave; sull&#8217;indulto. Presentata a Padova la ricerca di Giovanni Torrente&quot; pubblicato anche da Informazione Valle d&#8217;Aosta) illustra la sua ricerca dalla quale emerge in sintesi un dato di disinformazione imputabile a parte dei media che hanno restituito dati errati, esiti di errori interpretativi con conseguenze gravissime per l&#8217;informazione collettiva e strumentalizzazioni politiche dei dati.<\/p>\n<p>Sono le stesse le fonti del dato diffuso da Torrente e del dato fornito, ad esempio, dal ministro Alfano nel 2008 circa la percentuale dei beneficiari dell&#8217;indulto rientrato in carcere: il 18,57% per Torrente e il 36% per Alfano.<\/p>\n<p>Questa assai diversa restituzione dei dati &egrave; imputabile ad una diversa lettura e interpretazione dei dati: il dato del ministro non restituirebbe, secondo Torrente, il tasso di recidiva &quot;reale&quot; ma gli &quot;eventi di reingressi&quot;che ovviamente sovradimensiona<br \/>il fenomeno. &quot;Quello citato &egrave; solo un esempio di un sistema organizzativo non finalizzato alla produzione di dati utilizzabili come strumento di analisi delle politiche criminali&quot; sostiene Torrente.<\/p>\n<p>Su informazione, prevenzione e vittime hanno portato la loro testimonianza Paola Reggiani, Benedetta Tobagi e Silvia Giralucci volontarie nella redazione di Ristretti.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento di Paola Reggiani, sorella minore di Giovanna Reggiani, &egrave; stato introdotto da Lorenzo Guadagnucci, giornalista, che ha realizzato un&#8217;intervista esclusiva pubblicata sul libro &quot;Lavavetri&quot; e ha restituito, con la professionalit&agrave; ma soprattutto con la sensibilit&agrave; che gli sono proprie, il progetto di ricostruzione del s&eacute; della famiglia Reggiani, dopo la morte di Giovanna.<\/p>\n<p>Di impegno nelle carceri e nelle scuole ha parlato Antonella Mascali autrice di &quot;Lotta civile&quot; in cui in dodici storie di familiari di vittime di mafia si narra il processo di trasformazione della sofferenza in impegno sociale.<\/p>\n<p>Ma &quot;occorre abbassare i toni, smettere di incitare l&#8217;opinione pubblica a farsi giustizia da s&eacute; e ragionare su tutte le forme possibili di prevenzione. La nostra proposta &egrave; di giungere alla creazione di un possibile tavolo di lavoro che promuova politiche di prevenzione nuove, basate sulle testimonianze dirette degli autori di reato, su un coinvolgimento diverso delle vittime, e su una mediazione sociale intesa come strumento per &quot;ricucire lo strappo&quot; tra la societ&agrave; e chi ne ha violato le regole&quot;.<br \/><em><br \/>Padova<br \/>22 maggio 2009<br \/>Casa di reclusione di Padova<\/em><br \/><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/liberostile.blogspot.com\/2009\/06\/prevenire-e-meglio-che-imprigionare.html\" ><br \/>GO TO ORIGINAL &ndash; LIBEROSTILE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma quale prevenzione, se l&#8217;istigazione a delinquere spesso avviene a mezzo informazione? 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