{"id":256551,"date":"2024-03-11T12:00:16","date_gmt":"2024-03-11T12:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=256551"},"modified":"2024-03-05T05:35:25","modified_gmt":"2024-03-05T05:35:25","slug":"italiano-johan-galtung-pace-con-mezzi-pacifici-parti-da-2-a-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2024\/03\/italiano-johan-galtung-pace-con-mezzi-pacifici-parti-da-2-a-5\/","title":{"rendered":"(Italiano) Johan Galtung: Pace con mezzi pacifici (parti da 2 a 5)"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center;\"><strong><em>Analisi della Violenza <\/em><\/strong>(Parte Seconda)<\/h3>\n<p><em><span class=\"post-meta-infos\">27 Febbraio 2024<\/span><\/em> \u2013 Il punto d\u2019inizio \u00e8 l\u2019individuazione e l\u2019analisi della violenza. L\u2019Autore definisce la violenza come \u00abinsulti evitabili ai bisogni umani essenziali, e pi\u00f9 in generale alla vita (\u2026) Anche le minacce di violenza sono violenza\u00bb (p. 358). \u00abL\u2019accettazione della violenza \u00e8 essa stessa violenza\u00bb (p. 217).<\/p>\n<p>La violenza viene poi analizzata secondo sei spazi. La distinzione fondamentale \u00e8 tra violenza diretta (verbale o fisica; sul corpo, sulla mente, o sullo spirito), violenza strutturale (politica, che si esercita nella repressione; economica, che produce sfruttamento), violenza culturale (che si divide in base ai diversi ambiti della cultura; e in base ai portatori: scuole, universit\u00e0, media) (pp. 57 e 60).<\/p>\n<p>Questa tripartizione, ormai classica, o triangolo della violenza, \u00e8 di estrema importanza per agire contro la violenza e costruire alternative ad essa. La violenza diretta \u00e8 la pi\u00f9 visibile e pi\u00f9 facilmente deprecata da tutti, ma anche la pi\u00f9 superficiale, per quanto dolorosa. Meno visibile e pi\u00f9 radicata \u00e8 la violenza incarnata nelle strutture sociali, anche se pi\u00f9 accettata. La pi\u00f9 grave e profonda, la meno riconosciuta come tale e persino onorata, non solo accettata, \u00e8 la violenza culturale, insediata nelle tradizioni, nelle visioni del mondo collettive, nelle menti. Procedendo dalla prima alla terza specie di violenza, decresce la visibilit\u00e0, cresce la gravit\u00e0, perch\u00e9 la violenza si fa pi\u00f9 interna ai sistemi sociali e culturali e alle menti delle persone. La violenza culturale \u00e8 la causa pi\u00f9 profonda, che agisce sulle altre occultandole con la disinformazione, legittimandole e giustificandole con l\u2019ideologia. Una battuta di Galtung dice che la violenza diretta \u00e8 del dilettante, quella strutturale \u00e8 del professionista. Egli cita pi\u00f9 volte un proverbio (americano!): \u00abChi ha un martello in mano vede il mondo come un chiodo\u00bb (p. 8, 12, 486). Il martello \u00e8 la struttura di potenza, la violenza disponibile. Il \u201cvedere\u201d cos\u00ec il mondo \u00e8 la \u201ccultura\u201d, che giudica naturale, legittimo e giusto il colpo dato. \u00abSi pu\u00f2 vedere un flusso causale che va dalla violenza culturale attraverso la violenza strutturale alla violenza diretta\u00bb (p. 364).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Galtung-violence-triangle.png\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-177529\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Galtung-violence-triangle.png\" alt=\"\" width=\"297\" height=\"169\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abPotrebbe esserci uno strato ancora pi\u00f9 profondo, la natura umana\u00bb. A parere di Galtung, \u00abil pi\u00f9 importante argomento contro un determinismo biologico che postuli l\u2019esistenza nella natura umana di un istinto verso l\u2019aggressione e il potere, comparabile agli istinti verso il cibo e il sesso, \u00e8 l\u2019alto grado di variabilit\u00e0 dell\u2019aggressivit\u00e0 e della sete di potere (\u2026) in dipendenza dal contesto, incluse le condizioni strutturali e culturali\u00bb. Dunque, \u00abla preoccupazione dei ricercatori della pace dovrebbe essere quella di indagare quelle circostanze, e scoprire come rimuoverle e modificarle\u00bb (pp. 365-366).<\/p>\n<p><strong>Violenza Culturale<\/strong><\/p>\n<p>Galtung dedica un intero capitolo alla violenza culturale (pp. 357-383), oltre a ritornarvi continuamente. La definisce come \u00abquegli aspetti della cultura, la sfera simbolica della nostra esistenza (\u2026) che possono essere usati per giustificare o legittimare la violenza diretta e strutturale\u00bb. E precisa che intende \u00abaspetti della cultura\u00bb, perch\u00e9 \u00abdifficilmente un\u2019intera cultura pu\u00f2 essere classificata come violenta\u00bb, anche se \u00e8 possibile incontrare una cultura che abbia non uno, ma tutta una serie di aspetti talmente violenti che \u00abil passo dal parlare di casi di violenza culturale al parlare di cultura violenta pu\u00f2 essere giustificato\u00bb (p. 357).<\/p>\n<p>Esempi di violenza culturale sono rintracciati, con ampia analisi, negli ambiti: religione, diritto e ideologia, lingua, arte, scienza, cosmologia o cultura profonda (pp. 367-376).<\/p>\n<p>Cercando nelle diverse culture umane la loro maggiore o minore disponibilit\u00e0 (incorporata nella cultura profonda) a fare violenza o pace, Galtung propone il concetto di &#8220;cultura profonda&#8221;, o cosmologia (nel senso di Weltanschauung): quel substrato di presupposti profondi, di idee collettive sulla realt\u00e0, che definiscono cosa \u00e8 normale e naturale (pp. 375; 383). La cosmologia \u00e8 inconscia, a differenza dall\u2019ideologia, che \u00e8 cosciente. L\u2019Autore individua sei macroculture (e riconosce a questa classificazione il difetto di non comprendere le culture africane, amerindie e asiatiche del Pacifico, p. 386): cultura Occidente I (pp. 388-391), in espansione, nel periodo greco-romano e nell\u2019et\u00e0 moderna; Occidente II, in contrazione, nel medioevo; induista; buddista; cinese; giapponese (pp. 391-400).<\/p>\n<p>Ciascuna cultura viene ampiamente esaminata sotto quei sette profili: 5 dimensioni della realt\u00e0 (natura, persona, societ\u00e0, mondo, tempo) e 2 dimensioni della cultura (cultura transpersonale, cio\u00e8 quale religiosit\u00e0; cultura epistemologica, cio\u00e8 quale tipo di scienza nel conoscere, descrivere e comprendere la realt\u00e0) (pp. 385-405; tabella a p. 389).<\/p>\n<p>Di queste grandi cosmologie si verificano le idee di sviluppo e di pace: lo sviluppo inteso come non solo economico, quantitativo, ma come svolgimento di una cosmologia nel corso del tempo, e la pace intesa come la condizione nello spazio per lo sviluppo nonviolento (p. 407). In questo senso, \u00ablo sviluppo \u00e8 un concetto pi\u00f9 fondamentale della pace. La funzione della pace \u00e8 liberare la strada dagli ostacoli\u00bb (p. 408).<\/p>\n<p>Della cultura Occidente I, oggetto di speciale critica dell\u2019Autore, vediamo entrambe le idee (sviluppo e pace), mentre delle altre richiamiamo qui soltanto l\u2019idea di pace, come \u00e8 individuata da Galtung.<\/p>\n<p>La costruzione del tempo, in Occidente I, \u00e8 l\u2019idea di Progresso (persone forti, societ\u00e0 forti); sul tempo incombe una Crisi (o vittoria o sconfitta; giudizio, apocalissi); le \u00e9lites vittoriose costituiscono il Centro del mondo; la Natura \u00e8 conosciuta per essere sottomessa (episteme atomistica, antiolistica; non dialettica ma monistica); lo sviluppo \u00e8 guidato da un unico Principio esclusivo e universale (Regno di Dio, con il Clero al vertice; oppure Regno della Crescita, col Denaro al vertice); la Periferia della societ\u00e0 e del mondo \u00e8 costituita da quelli che accettano il Principio-guida; quelli che non lo accettano sono il Male (successivamente barbari, selvaggi, ebrei, arabi, turchi, sovietici, Isl\u00e0m; p. 414); la Pace implica la eliminazione\/ inabilitazione\/ marginalizzazione delle forze del Male (p. 408).<\/p>\n<p>L\u2019elaborazione attuale dell\u2019idea di pace si chiede: la pace \u00e8 assenza di quale violenza? Solo quella bellica? Non anche quella strutturale (pace con giustizia)? Pace solo con altri stati e popoli, o solo tra cittadini? Non anche con la natura, gli animali, col proprio io? (p. 411). Cos\u00ec vengono interrogate le idee di pace.<\/p>\n<p>Occidente I: pax romana, come assenza di guerra esterna; pace interna all\u2019impero, poi alla nazione (lingua, religione, ideologia) e ai suoi confini territoriali; pace sociale, tra classi o gruppi etnici; la pace internazionale, contrattuale, patteggiata (pax dalla parola patto: pacta sunt servanda) \u00e8 raggiungibile. Ma vige anche il principio si vis pacem para bellum, che \u00e8 la fonte della tradizione militare occidentale, e della teoria occidentale della pace fino ad oggi.<\/p>\n<p>Procedendo verso oriente troviamo la eirene greca, l\u2019ebraica shal\u00f2m, l\u2019araba sal\u00e0am: idee che includono pace con giustizia (assenza di violenza strutturale). Da queste idee nasce il problema: prima la giustizia o prima la pace? Se viene prima la giustizia, ecco la guerra \u201cgiusta\u201d, o \u201csanta\u201d (contro barbari, infedeli, per la civilt\u00e0, per la terra promessa, per la gloria di Dio)<\/p>\n<p>La shanti indiana \u00e8 pace interiore; condizione per la pace esterna; solo chi ha raggiunto la shanti pu\u00f2 determinare la pace esterna. D\u2019altra parte, proprio chi li soffre interiormente ha maggiori possibilit\u00e0 di comprendere e trasformare costruttivamente i conflitti esterni (p. 434 nota 5).<\/p>\n<p>Per Gandhi la ahimsa (nessun male; in-nocuit\u00e0; pace interiore e pace con la natura) \u00e8 il fondamento del satyagraha, lotta nonviolenta contro la violenza strutturale (sessismo, caste) e culturale (imperialismo, religioni imperiali).<\/p>\n<p>L\u2019idea cinese ho p\u2019ing\/p\u2019ing ho, e quella giapponese heiwa\/wahei, significano armonia interiore, sociale, mondiale; pace interna ed esterna. Sono un concetto olistico (pp. 412-13).<\/p>\n<p>Diversi di questi profili della pace mancano nella cultura occidentale; tutti sono aspetti di un concetto aperto, ancora da integrare e costruire. Ogni cultura guarda solo un frammento della pace. Compito degli studi sulla pace \u00e8 mettere insieme questi frammenti. (p. 413).<\/p>\n<p>Lo studio delle culture (scienza della cultura umana; culturologia) \u00e8 importante per costruire la pace (p. 378). Ci\u00f2 mi richiama la famosa affermazione di Hans K\u00fcng, ripetuta nei suoi studi sulle religioni, che sono un aspetto profondo delle culture, determinante per la pace: \u00abNon c\u2019\u00e8 pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non c\u2019\u00e8 pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni. Non c\u2019\u00e8 dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti delle religioni\u00bb.<\/p>\n<p>In un apposito capitolo, Galtung analizza ampiamente tre casi speciali estremi dell\u2019Occidente: hitlerismo (homo teutonicus in extremis), stalinismo (homo russicus\/sovieticus in extremis), reaganismo (homo occidentalis americanus in extremis) (pp. 439-458).<\/p>\n<p>A questo punto, Galtung pone un problema: che fare delle \u201ccattive\u201d culture (anzitutto occidentale e giapponese)? Eliminarle? Guarirle\/convertirle? E risponde: non possono essere eliminate! Sono al vertice, ricche, ingiudicabili, hanno eliminato culture meno espansionistiche. Quasi tutte le potenze nucleari sono nell\u2019Occidente. Allora, possono essere cambiate\/guarite? La risposta \u00e8 incerta, ma la domanda \u00e8 importantissima negli studi sulla pace (pp. 432-3).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">******************<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Pace con mezzi pacifici (Parte Terza)<\/h3>\n<p>Dunque, il problema \u00e8: ci sono terapie per le cosmologie patologiche? (pp. 459-475). Sette poli culturali-politici nel mondo (Usa, Ue, Giappone, Mosca, Pechino, India, Isl\u00e0m) sono esaminati sotto i tre aspetti della \u201csindrome EMT\u201d (Elezione, la coscienza di essere popolo eletto; Miti di glorie passate e future; Traumi patiti) (p. 459-63). Questa terna \u201cElezione, Miti, Traumi\u201d pu\u00f2 sintetizzare l\u2019analisi delle macroculture sotto i sette profili (v. la tabella di p. 389).<\/p>\n<p>Dopo un tentativo interessante di vedere come vengono applicate alle relazioni tra culture le terapie standard che sono messe in atto nelle diverse culture nei confronti dei devianti (socioterapia, cura della societ\u00e0; somatoterapia, cura del corpo del deviante, o con punizioni o col controllo; psicoterapia, cura dell\u2019anima, o mediante il dialogo esterno o quello interno), Galtung arriva a concludere che qualcosa effettivamente cambia nelle culture, perch\u00e9 imperi arroganti, con forte complesso EMT, sono finiti, sconfitti o cambiati. Cambiati per autoriflessione profonda? Mah!? Il caso tedesco e quello giapponese non sono chiari. Gli Usa sconfitti in Vietnam si sono ri-glorificati nella guerra del Golfo, sbarazzandosi dei dubbi terapeutici. La Spagna \u00e8 molto cambiata sia dalla grandezza imperiale, sia dal franchismo. Comunque, qualcosa di fatto cambia nelle culture. \u00c8 difficile praticare il gnothi seaut\u00f2n, conosci te stesso, che \u00e8 la condizione di ogni terapia, la terapia pi\u00f9 gentile; poi ci sono gli urti che cambiano le culture (pp. 463-475).<\/p>\n<p>In tutta questa indagine sulle culture, Galtung sottolinea ripetutamente il primato del fattore culturale nel sorgere della violenza e nel suo superamento; sostiene la tesi della supremazia della cultura nella ricerca per la pace (p. 126). \u00abPerch\u00e9 le persone uccidono? In parte perch\u00e9 sono educate a farlo: non educate direttamente a uccidere, ma a considerare legittimo uccidere in determinate circostanze\u00bb (p. 10). \u00abNegli studi sulla pace (\u2026) i valori giocano un ruolo speciale se non unico. Senza i valori, gli studi sulla pace diventano studi sociali in generale e studi mondiali in particolare\u00bb (p. 26). A parere dell\u2019Autore, la cultura profonda \u00e8 \u00abla pi\u00f9 importante zona di confine della ricerca sulla pace\u00bb (p. 457). \u00c8 molto chiara la seguente affermazione: \u00abLa tesi generale \u00e8 quella della supremazia della cultura, o della civilt\u00e0, non l\u2019assunto marxista della supremazia dell\u2019economia, n\u00e9 l\u2019assunto \u201crealista\u201d della supremazia militare, n\u00e9 quello liberale della supremazia delle istituzioni politiche (concettualizzato, ad esempio, nella dicotomia democrazia\/dittatura)\u00bb (pp. 459-460). Nel capitolo conclusivo, Galtung scrive: \u00abSe la pace dinamica, come processo, si ha quando un conflitto \u2013 il Distruttore e il Creatore \u2013 pu\u00f2 essere trasformato nonviolentemente e creativamente, allora la struttura e la cultura hanno una grande rilevanza. Ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante sono le strutture e le culture profonde, perch\u00e9 esse sono irriflesse, addirittura inconsce\u00bb (p. 481).<\/p>\n<p>Galtung, come si vede, svolge una critica particolarmente severa dell\u2019Occidente, e non senza buone ragioni. Avrebbe potuto riconoscere meglio alla storia dell\u2019Occidente il merito di avere sviluppato i Diritti Umani? Egli ha scritto un libro sull\u2019argomento: I diritti umani in un\u2019altra chiave, Esperia 1997 (originale 1994), nella cui prefazione enuncia la tesi: \u00abI diritti umani che abbiamo, della prima e della seconda generazione, sono inequivocabilmente occidentali e portano l\u2019impronta della struttura, della cultura e sopra ogni cosa del processo attuatosi in Occidente (Stati Uniti e Francia), dal quale sono emersi. Tuttavia, il fatto che siano occidentali non significa che non possano essere universali (\u2026). La loro universalit\u00e0 deve essere posta piuttosto in termini di accettabilit\u00e0 (\u2026) da parte della gente, e in termini di compatibilit\u00e0 con altre culture e strutture\u00bb (p. VII). Ma poco oltre ricorda che \u00abl\u2019arrogante Occidente ha violato pi\u00f9 diritti umani di ogni altra civilt\u00e0\u00bb (p. VIII).<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote1sym\" ><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Cos\u00ec, riguardo agli aspetti religiosi delle culture, troviamo Galtung particolarmente severo col cristianesimo, qui come in numerosi altri suoi scritti e nelle sue conferenze e conversazioni che ho avuto la fortuna di ascoltare. Egli, da cercatore della pace, simpatizza per il buddismo. Un suo libro<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote2sym\" ><sup>2<\/sup><\/a> tematizza questa scelta. Diversi studi di Galtung, anche questo Pace con mezzi pacifici, sono pubblicati dall\u2019associazione buddista per il dialogo e la pace, Soka Gakkai. Galtung riconosce nel cristianesimo una forma dura e una dolce, che individua in san Francesco. All\u2019opposizione cristianesimo-buddismo, nel libro che stiamo esaminando, dedica direttamente diverse pagine (pp. 151-162), ma la richiama molto spesso (p. es. pp. 466-468). Forse ci sono alcuni malintesi teologici. Il cristianesimo non \u00e8 puramente e in modo esclusivo trascendente e verticale, perci\u00f2 strutturalmente poco pacifico, come qui appare, perch\u00e9 \u00e8 anche, ed essenzialmente, immanenza intima della vita di Dio nello spirito dell\u2019uomo. Galtung, nel dialogo personale, accetta questa sfumatura (che qui compare bene nella nota 31 a p. 383). Probabilmente, nella teoria delle culture e della pace, egli incontra il cristianesimo quasi soltanto in quanto \u201ccultura occidentale\u201d (vedi p. es. p. 151-152). Solo cos\u00ec posso avere meno difficolt\u00e0 a comprendere la sua affermazione che gli Stati Uniti sono \u00abil paese probabilmente pi\u00f9 cristiano del mondo\u00bb (p. 159, e anche in un altro luogo che non rintraccio), mentre possono essere visti come una delle incarnazioni storiche della Bestia dell\u2019Apocalisse.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante che, a differenza della semplicistica affermazione che associa monoteismo e violenza, Galtung scrive: \u00abIl problema della minaccia alla pace delle religioni abramitiche sembra non essere il monoteismo ma l\u2019idea di possedere l\u2019unica fede valida per l\u2019intero universo, in altre parole l\u2019esclusivismo cum universalismo del Cristianesimo e dell\u2019Isl\u00e0m, e l\u2019esclusivismo cum particolarismo, la particolare Terra Promessa, dell\u2019Ebraismo\u00bb (p. 434 nota 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">******************<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Parte Quarta<\/h3>\n<p><strong>Teoria del Conflitto<\/strong><\/p>\n<p>Mi sono dilungato sulla teoria della cultura, perch\u00e9 mi pare veramente la parte pi\u00f9 importante di questo ricco lavoro. Richiamo ancora qualcosa sulla teoria del conflitto. Esso \u00e8 descritto dall\u2019Autore nello schema di un triangolo (p. 134), i cui angoli alla base sono A (atteggiamenti, disposizioni, che sono i presupposti del conflitto), e C (contraddizione, l\u2019oggetto del contendere), e l\u2019angolo al vertice \u00e8 B (il comportamento, behaviour). La parte inferiore del triangolo (A, C) pu\u00f2 essere latente; ci\u00f2 che \u00e8 sempre visibile \u00e8 B. Ma per comprendere e trasformare il conflitto occorre vederlo interamente. Un conflitto pu\u00f2 essere distruttivo o creativo, secondo come viene gestito. \u00abIl conflitto riguarda la vita, in quanto punta direttamente alle contraddizioni tra creazione e distruzione della vita. Una teoria del conflitto dovr\u00e0 essere situata fenomenologicamente a questo livello\u00bb (p. 134).<\/p>\n<p>Dopo un\u2019ampia analisi e tipologia dei conflitti (pp. 137-148), Galtung dedica molte pagine alla trasformazione dei vari tipi di conflitto (pp. 165-188), che in quanto tale \u00e8 dinamico, ha suoi cicli di vita (pp. 151 e ss.). Ho trovato particolarmente chiara la proposta di trasformazione dei conflitti strutturali (pp. 172-175), che ho messo in relazione al grande conflitto evidenziatosi pi\u00f9 che mai nell\u2019estate 2001 tra la globalizzazione liberista e il movimento globale per la giustizia mondiale. A questo proposito, attorno ai drammatici fatti di Genova, si \u00e8 ravvivato il dibattito su violenza e nonviolenza, bisognoso di approfondimenti e chiarimenti. Per esempio, sul concetto di disobbedienza civile, \u00e8 utile vedere in questo libro la p. 226.<\/p>\n<p>L\u2019Autore chiama trascendenza la migliore trasformazione del conflitto, quella creativa, che fa emergere dal processo qualcosa di nuovo, solitamente inaspettato. Ci\u00f2 vuol dire che \u00e8 stato utilizzato l\u2019aspetto positivo del conflitto, che \u00e8 la sfida a \u201ctrascendere\u201d la contraddizione sottostante, realizzando cos\u00ec, o meglio trasformando, entrambi gli scopi incompatibili, con soddisfazione di entrambi gli attori (cfr p. 178). Soluzioni minori sono il compromesso e la rinuncia (ivi). \u00abIl conflitto pu\u00f2 essere trasformato (i conflitti non sono risolti) se le persone lo gestiscono creativamente, se trascendono le incompatibilit\u00e0, e se agiscono nel conflitto senza ricorrere alla violenza\u00bb (p. 482).<\/p>\n<p>Un capitolo studia in particolare la trasformazione nonviolenta dei conflitti, con speciale riferimento all\u2019esperienza e alla riflessione di Gandhi (pp. 209-231). Sono interessanti e chiarificatrici le pagine in cui Galtung critica l\u2019affermazione \u00abla nonviolenza non funziona\u00bb, portando anche una decina di esempi importanti dalla storia del \u2018900. \u00abScrivere la storia di questo secolo violento e analizzarne la politica senza prendere in considerazione la nonviolenza significherebbe denigrarlo pi\u00f9 di quanto meriti. Una tale negligenza \u00e8 sintomo di pregiudizi ideologici e di incompetenza intellettuale\u00bb (pp. 215-216). Segue un elenco dei meccanismi fondamentali descrittivi di \u00abcome funziona\u00bb la nonviolenza (p. 216). Quindi viene argomentata efficacemente l\u2019affermazione opposta \u00abla violenza non funziona mai\u00bb (pp. 218-219). Sono i fattori culturali profondi che impediscono o facilitano la nonviolenza (cfr pp. 219-226).<\/p>\n<p>\u00abLa verifica della pace sta nella capacit\u00e0 di gestire il conflitto\u00bb (p. 482), la sua dinamica. \u00abLa pace \u00e8 un processo\u00bb (p. 493), ed un processo interminabile, come la trasformazione del conflitto (cfr. anche p. 166). Da questa idea Galtung \u00e8 guidato nel proporre le sue definizioni di pace, che presenta subito all\u2019inizio: \u00abLa pace \u00e8 l\u2019assenza\/la riduzione della violenza di qualunque genere (diretta, strutturale, culturale)\u00bb. \u00abLa pace \u00e8 la trasformazione nonviolenta e creativa dei conflitti\u00bb (pp. 19 e 482). La prima definizione \u00e8 allargata, ma ancora statica. La seconda fornisce un concetto di pace pi\u00f9 dinamico. La prima \u00e8 centrata sulla violenza, la seconda sul conflitto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra definizione della pace, pregnante ed euristica nell\u2019attuale contatto ravvicinato tra le culture, \u00e8 nel titolo di un paragrafo sulle culture: \u00abLa pace e il mondo come interazione tra le macroculture\u00bb (p. 419).<\/p>\n<p><strong>Teoria dello Sviluppo<\/strong><\/p>\n<p>Tocco rapidamente, salvo i cenni gi\u00e0 fatti, la parte sulla teoria dello sviluppo, proposta in quindici tesi fortemente innovative rispetto alle usuali teorie economiche (individuate in sei principali \u201cscuole\u201d, pp. 255-280), specialmente alternativa al corrente \u00abpensiero unico\u00bb liberista. Bastino queste tre tesi: \u00abLo sviluppo \u00e8 lo svolgimento di una cultura, l\u2019attuazione del codice o cosmologia di quella cultura\u00bb (p. 236); \u00abLo sviluppo \u00e8 il progressivo soddisfacimento dei bisogni della natura umana e non umana, a partire dai pi\u00f9 bisognosi\u00bb (pp. 237-239); \u00abLo sviluppo \u00e8 crescita economica, ma a spese di nessuno\u00bb (pp. 239-240).<\/p>\n<p>Le \u201cesternalit\u00e0\u201d sono gli effetti collaterali e le cause collaterali dell\u2019attivit\u00e0 economica, normalmente trascurate dalle teorie economiche (p. 281). Ad esse l\u2019Autore dedica un lungo capitolo (pp. 281-320). Egli formula poi una teoria eclettica dello sviluppo, cercando il meglio dalle sei scuole descritte (pp. 271-272; 321-335). La posizione eclettica \u00e8 affermata dall\u2019Autore come sua abituale, anche su questioni molto importanti (p. 231, nota 21). Un approccio alla teoria dello sviluppo attraverso gli spazi (pp. 337-354), fa concludere che oggi \u00abdel tutto assente \u00e8 il concetto di sviluppo mondiale, dell\u2019armonizzazione reciproca di tutti gli sforzi (\u2026) Resta molto da fare, nei concetti, nella teoria e nella pratica. Non c\u2019\u00e8 alcuna ragione di temere gli approcci olistici, che sono totali, ma non hanno bisogno di essere totalitari\u00bb (p. 354).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">******************<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Parte Quinta<\/h3>\n<p><strong>Teoria della Pace<\/strong><\/p>\n<p>Risalendo alla prima parte, la teoria della pace, ci limitiamo a richiamare l\u2019attenzione su alcuni punti non ancora incontrati. A riguardo della dimensione politica, \u00e8 necessario che l\u2019Assemblea delle Nazioni Unite si evolva senza ambiguit\u00e0 verso un Parlamento mondiale (pp. 5, 7, 107), ci\u00f2 che Galtung prevede probabile, ma non in tempi brevi (p. 493).<\/p>\n<p>Due capitoli problematici si interrogano sul contributo delle donne e della democrazia alla pace. Il capitolo \u201cDonna: uomo = pace: violenza?\u201d (pp. 73-84) assume come ipotesi di base, non nuova, che \u00abgli aspetti femminile-alta empatia-orizzontale-centripeta dispongono alla pace; quelli maschile-bassa empatia-verticale-centrifuga dispongono alla violenza\u00bb (p. 73). Almeno \u00abil 95% della violenza diretta \u00e8 commessa dagli uomini\u00bb (p. 74). Ma perch\u00e9 questo? L\u2019Autore chiama in causa l\u2019interfaccia sessualit\u00e0-violenza, una vicinanza neurologica tra orgasmo maschile e violenza. \u00ab\u00c8 stato riportato che i soldati in combattimento hanno erezioni, come i boia e i loro \u201cclienti\u201d. Tutti ruoli soprattutto maschili\u00bb (p. 78). Ma la biologia pu\u00f2 spiegare solo il 10-20 % di questo fenomeno (p. 79). \u00abIl genere sessuale in se stesso \u00e8 insufficiente se resta un fattore isolato\u00bb (p. 84): donne come Margaret Thatcher o Golda Meir, messe al vertice di strutture violente, sono state violente. Sono pi\u00f9 decisivi i fattori strutturali e culturali, descrivibili nel linguaggio, nella religione, nelle strutture sociali, generazionali, urbane, comportamentali, nelle menti condizionate dal diverso rapporto di vicinanza fisica che maschi e femmine hanno nell\u2019infanzia con la madre (pp. 78-82). Galtung valorizza spesso il ruolo delle donne nella costruzione della pace, anche se, proprio per il loro ruolo preminente nella nonviolenza, sono in gran parte invisibili nella societ\u00e0 attuale (p. 220).<\/p>\n<p>Va contro l\u2019opinione corrente il capitolo \u201cDemocrazia: dittatura = pace: guerra?\u201d (pp. 91-126). Gi\u00e0 Luigi Bonanate, in piena guerra fredda, circondava di molto scetticismo, con dati di fatto, l\u2019affermazione \u00abse tutti gli stati del mondo fossero democratici non potrebbero pi\u00f9 scoppiare delle guerre\u00bb (N\u00e9 guerra n\u00e9 pace, Franco Angeli editore, 1987, pp. 151-156). Galtung registra l\u2019esistenza di un binomio cruciale: democrazia interna, belligeranza esterna (p. 91). Ovviamente, dal dire che le democrazie non sono necessariamente pacifiche non segue che le non democrazie siano necessariamente pacifiche (p. 106). \u00abDopo la seconda guerra mondiale i paesi pi\u00f9 frequentemente impegnati in guerra sono stati gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e Israele, tutti democratici\u00bb (p. 92). \u00abLa democrazia \u00e8 di fatto compatibile con pratiche di violenza su larga scala \u2013 bellicista, non solo belligerante\u00bb (p. 93). (Il bellicismo \u00e8 l\u2019inclinazione alla belligeranza). Le principali tesi dell\u2019Autore su questo problema dicono: \u00abPi\u00f9 la cultura \u00e8 individualista e competitiva, pi\u00f9 \u00e8 probabile che il paese sia democratico e pi\u00f9 \u00e8 probabile che il paese, data la possibilit\u00e0, sia belligerante\u00bb (p. 94). \u00abPi\u00f9 alta la posizione nella piramide economica mondiale dei paesi, pi\u00f9 probabile \u00e8 che il paese sia democratico e belligerante\u00bb (p. 96).<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che \u00abil sistema degli stati \u00e8 fondamentalmente incompatibile con la pace\u00bb per queste ragioni: il patriarcato statale, l\u2019arroganza e la segretezza, l\u2019idea di essere causa di se stessi, l\u2019avere il monopolio sui supremi strumenti di violenza ed essere inclini ad usarli; tutti mali pi\u00f9 accentuati negli stati grandi e pi\u00f9 che mai nei superstati. Ora, il sistema mondiale \u00e8 quasi solo un sistema di stati, che vi sono rappresentati da ristrette \u00e9lites, le quali hanno il monopolio sulla definizione degli interessi del loro stato; la somma degli interessi statali adattati tra loro viene creduta essere l\u2019interesse mondiale (pp. 486-487).<\/p>\n<p>Durante la Guerra Fredda, la ricerca sulla pace adott\u00f2 come descrittivo, non certo come normativo, il paradigma intersistemico \u201cequilibrio di potere\u201d (p. 487-488). La pace ottenuta dalla deterrenza era una pace bellica. Oggi abbiamo una pace penale, stabilita dal paradigma intrasistemico dell\u2019autorit\u00e0 della legge emanata e sanzionata dalla parte pi\u00f9 forte contro le pi\u00f9 deboli. Questo paradigma \u00abviolento e vendicativo\u00bb non \u00e8 un\u2019alternativa pacifica al primo. Galtung, poste alcune domande obbligatorie ma tuttora senza una risposta ideale, non lo rifiuta totalmente, ma indica la direzione delle Commissioni di Verit\u00e0, tentate in America Latina e Sudafrica. La pi\u00f9 riuscita \u00e8 quest\u2019ultima, la quale, attraverso un difficile coraggioso dialogo tra responsabili e vittime \u00e8 riuscita a configurare una pace migliore e pi\u00f9 profonda della pace penale (p. 489-490).<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote3sym\" ><sup>3<\/sup><\/a><\/p>\n<p>La pace \u00e8 complessa, come la salute. \u00abPi\u00f9 complesso il conflitto, pi\u00f9 numerose le aperture per la sua trasformazione nonviolenta e creativa\u00bb (p. 144). Il semplicismo bipolare danneggia la ricerca della trasformazione. La violenza \u00e8 una semplificazione astratta e irreale, una forzatura contro la vita.<\/p>\n<p>\u00abLa pace \u00e8 un\u2019idea rivoluzionaria; \u201cla pace con mezzi pacifici\u201d la definisce come una rivoluzione nonviolenta\u00bb (p. 196).<\/p>\n<h3>Note:<\/h3>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote1anc\" >1<\/a> Su questo importante problema, oltre l\u2019articolo di Raimon Panikkar, La notion des droits de l\u2019homme, est-elle un concept occidental?, Diogenes, n. 120, 1982, pp. 87-115, che Galtung cita a p. 163 del volume principale qui recensito, tengo ad indicare: Pier Cesare Bori, Natura umana e con-passione nel primo articolo della Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo, Democrazia e Diritto, n. 4, 1993, pp. 101-115; Federico Avanzini, Universalismo e pluralit\u00e0 delle culture, Fenomenologia e societ\u00e0, n. 3, 2000, pp. 3-25.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote2anc\" >2<\/a> Johan Galtung, Buddhismo, una via per la pace, ed. Gruppo Abele, 1994.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/mail.google.com\/mail\/u\/0\/#m_8843797343260208023_sdfootnote3anc\" >3<\/a> Marcello Flores (a cura di), Verit\u00e0 senza vendetta, L\u2019esperienza della Commissione sudafricana per la Verit\u00e0 e la Riconciliazione, manifestolibri 1999; Antonello Nociti, Guarire dall\u2019odio, Come costruire una pace multirazziale: lo straordinario insegnamento del Sudafrica, Franco Angeli 2000; Desmond Tutu, Non c\u2019\u00e8 futuro senza perdono, Feltrinelli 2001.<\/p>\n<p><em>__________________________________________<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2024\/03\/italiano-in-morte-di-johan-galtung-parte-prima\/\" >Leggi la Parte Prima<\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/enrico-peyretti.jpeg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-92303\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/enrico-peyretti.jpeg\" alt=\"\" width=\"64\" height=\"64\" \/><\/a>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" ><em>Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente\u00a0<\/em><\/a><em>e del Centro Studi Sereno Regis.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Parte Seconda) Analisi della Violenza<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":92303,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[900,809,1142],"class_list":["post-256551","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-original-languages","tag-biography","tag-johan-galtung","tag-obituary"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/256551","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=256551"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/256551\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":256555,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/256551\/revisions\/256555"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/92303"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=256551"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=256551"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=256551"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}