{"id":282161,"date":"2024-12-09T12:00:02","date_gmt":"2024-12-09T12:00:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=282161"},"modified":"2024-12-09T07:33:00","modified_gmt":"2024-12-09T07:33:00","slug":"italiano-le-sfide-della-riconversione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2024\/12\/italiano-le-sfide-della-riconversione\/","title":{"rendered":"(Italiano) Le sfide della riconversione"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_282162\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Warfree_800.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-282162\" class=\"wp-image-282162 size-medium\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Warfree_800-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Warfree_800-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Warfree_800-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Warfree_800.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-282162\" class=\"wp-caption-text\">Created with GIMP<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Le sfide della riconversione \u2013 secondo articolo della serie<\/em><br \/>\n<em>\u201cContrastare le politiche di guerra\u201d, a cura di Elena Camino<\/em><\/p>\n<p><strong>La trasformazione del contesto globale<\/strong><\/p>\n<p><em><span class=\"post-meta-infos\">6 Dicembre 2024<\/span> &#8211;<\/em> Nell\u2019<a href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/11\/29\/lavorare-per-la-guerra\/\"  target=\"_blank\" rel=\"noopener\">articolo precedente<\/a> si \u00e8 rivolta l\u2019attenzione soprattutto a sottolineare la crescente militarizzazione nel mondo e nel nostro Paese, e ad alcune conseguenze che ci\u00f2 porta al mondo del lavoro: dal coinvolgimento dei lavoratori nelle produzioni a scopo bellico \u00a0fino alla perdita del senso etico della societ\u00e0, che in passato forniva ispirazioni per azioni di contrasto alla guerra nelle sue manifestazioni dirette e indirette.<\/p>\n<p>Oggigiorno, anche se si sono ridotti i tentativi di opporsi alla prospettiva belligerante e re-indirizzare gli investimenti finanziari verso progetti volti al benessere collettivo e alla giustizia sociale, \u00e8 tuttavia possibile trarre ispirazione da sperimentazioni passate di riconversione dalla produzione bellica a quella civile: pur se interrotte o incomplete, aiutano a mettere in luce i cambiamenti che le varie proposte hanno dovuto affrontare negli anni, e a imparare da essi. Le iniziative di riconversione un tempo riguardavano una specifica attivit\u00e0 industriale, e la soluzione implicava delle modifiche da apportare alla catena produttiva e all\u2019indotto circostante. L\u2019interlocutore era per lo pi\u00f9 una azienza locale e\/o lo stato. In generale erano praticate due strategie: conservare le tecnologie ed esplorare nuovi mercati, oppure conservare i mercati e inventare nuove tecnologie. In entrambi i casi occorreva provvedere alla riqualificazione dei lavoratori.<\/p>\n<p>Con il passare del tempo, e con la globalizzazione dei mercati, i \u2018datori di lavoro\u2019 sono diventati pi\u00f9 difficili da identificare. Inoltre, con il manifestarsi dei cambiamenti climatici la conversione industriale deve tener conto anche dei vincoli imposti dai trattati internazionali: per mitigare gli effetti del cambiamento climatico si dovrebbe riorientare la maggior parte della capacit\u00e0 manifatturiera verso la neutralit\u00e0 del carbonio.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che per affrontare la situazione occorre essere consapevoli della gravit\u00e0 della situazione: Miriam Pemberton (gi\u00e0 citata nell\u2019articolo precedente), contestualizzando il problema della riconversione alla situazione attuale che impone un\u2019economia decarbonizzata,\u00a0 sottolinea che il finanziamento \u00a0nell\u2019ambito civile non pu\u00f2 pi\u00f9 essere circoscritto a una piccola percentuale del budget disponibile (come si \u00e8 verificato finora) ma deve diventare prevalente: in via diretta, come contrasto agli armamenti (produttori di ingenti quantit\u00e0 di gas-serra), e in via indiretta, come contrasto al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>L\u2019Autrice sottolinea inoltre che \u00e8 necessario delineare una politica industriale globale verde, combinando gli strumenti di regolamentazione e investimento per promuovere la transizione verso un\u2019economia decarbonizzata. Occorre in parallelo agire per eliminare regole obsolete e burocrazie inadeguate, che sono un enorme ostacolo a una trasformazione del lavoro rapida e legale.<\/p>\n<h3>Dalla ri-conversione della fabbrica alla conversione territoriale<\/h3>\n<p>Al l\u00e0 di una generica contrariet\u00e0 alla guerra, espressa con dichiarazioni e manifestazioni \u2013 anche molto partecipate \u2013\u00a0 ma poco efficaci sul piano pratico, manca ancor oggi un ambito specifico di ricerca che promuova, illustri e \u00a0verifichi progetti di conversione dall\u2019industria di guerra all\u2019industria di pace.<\/p>\n<p>Marinella Correggia, in un articolo dal titolo <strong>Dalle mine Valsella alle bombe Rwm. Passato e futuro della riconversione dal militare al civile, <\/strong>pubblicato nel libro <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/leconomia-a-mano-armata\/\" >Economia a mano armata 2024<\/a>, <strong>offre una interessante <\/strong>rassegna di alcune esperienze di lotta per la conversione industriale dal militare al civile. In Europa tra le prime e pi\u00f9 rilevanti fu quella della Lucas Aerospace inglese, dove nella prima met\u00e0 degli anni 1970, di fronte ai rischi di licenziamento, tecnici, impiegati e operai, sotto la guida di Mike Cooley, svilupparono prototipi di prodotti alternativi socialmente utili presentati poi all\u2019azienda<strong>. <\/strong>Il piano richiese un anno per essere elaborato e includeva progetti per 150 articoli proposti per la produzione \u2013 dalle pompe di calore alle attrezzature sanitarie \u2013 oltre ad analisi di mercato e proposte per la formazione dei dipendenti e la ristrutturazione dell\u2019organizzazione del lavoro dell\u2019azienda.<\/p>\n<p><em>Ci sembrava assurdo che avessimo tutte queste competenze, conoscenze e strutture mentre la societ\u00e0 aveva urgente bisogno di attrezzature e servizi che potevamo fornire, e tuttavia l\u2019economia di mercato sembrava incapace di collegare le due cose<\/em> (Mike Cooley<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftn1\"  name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>).<\/p>\n<p>Grazie all\u2019affermarsi di aggressive politiche neoliberiste il Piano non venne approvato, ma ebbe grande risonanza, e fu riconosciuto come una delle proposte alternative pi\u00f9 radicali mai elaborate dai lavoratori per la loro azienda (come scrisse Jamie Medwell su <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/tribunemag.co.uk\/2022\/03\/lucas-aerospace-plan-1976-socially-useful-work-green-new-deal-manufacturing\" >Tribune<\/a>).<\/p>\n<p>Tra i numerosi altri casi citati nell\u2019articolo di Marinella Correggia, ne riprendo qui uno di carattere internazionale: il Programma Comunitario KONVER, destinato a favorire le riconversioni e le trasformazioni strutturali delle industrie del settore difesa colpite dalla crisi degli armamenti nonch\u00e9 di recupero ambientale dei siti e delle aree militari dismessi. I programmi erano finanziati congiuntamente dagli Stati membri e dalla Comunit\u00e0, con un contributo della Comunit\u00e0 fino alla fine del 1997 stimato in 500 milioni di ECU. Sulla Gazzetta Ufficiale n.139 del 16-6-1994 \u00e8 documentata la partecipazione dell\u2019Italia:<\/p>\n<p><em>Definizione, coordinamento e finanziamento della partecipazione italiana <\/em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.affarieuropei.gov.it\/it\/comunicazione\/euroacronimi\/konver\/\" ><em>al programma comunitario Konver<\/em><\/a><em> di riconversione dell\u2019industria bellica.<\/em> Il Programma prevedeva la creazione di imprese a prevalente partecipazione giovanile, alla riconversione, ampliamento e ammodernamento di laboratori, alla riconversione di dipendenti in esubero, alla formazione professionale e alla assistenza tecnica. Purtroppo non ho trovato informazioni sui progetti attivati e sul loro esito: informazioni che sarebbero utili a imparare dall\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Marinella Correggia racconta che il pi\u00f9 recente tentativo dal basso per la riconversione di un\u2019azienda militare \u00e8 quello del Comitato riconversione Rwm in Sardegna. \u201c<em>La difficolt\u00e0 a co-definire con sindacati e lavoratori Rwm piani di riconversione ha spinto il Comitato a preparare sul territorio un\u2019alternativa all\u2019occupazione bellica. Ci\u00f2 si \u00e8 tradotto nel progetto Warfree per supportare le imprese ecosostenibili ed etiche della Sardegna in maniera da facilitare lo sviluppo di un solido tessuto economico solidale alternativo all\u2019industria bellica.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Il Progetto Warfree \u00e8 di particolare interesse per una variet\u00e0 di motivi: illustra un conflitto tuttora in corso, che non riguarda solo pi\u00f9 un sito industriale ma coinvolge un vasto territorio; \u00e8 molto ben documentato, grazie al lavoro di ricerca portato avanti nel tempo da alcune studiose dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari, Maria Letizia Pruna e Margherita Sabrina Perra<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftn2\"  name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.\u00a0 Il loro articolo documenta in modo analitico e sistemico le dinamiche del conflitto, e costituisce una preziosa lettura per chi intenda approfondire il tema della riconversione industriale, grazie alla rigorosa metodologia dello studio e alla riflessione sulla dimensione etica.\u00a0 Come spiegano le Autrici nel sommario,<\/p>\n<p><em>\u00a0L\u2019azienda \u00e8 coinvolta da sei anni in un duro conflitto politico che ha al centro la produzione e il lavoro di alcune centinaia di addetti dello stabilimento di Domusnovas (Sud Sardegna), noto come la \u201cfabbrica di bombe\u201d, diventato un caso internazionale alla fine del 2015 a seguito di un\u2019inchiesta del \u201cThe New York Times\u201d. Il metodo della ricerca \u00e8 quello della protest event analysis (PEA), che ricostruisce il ciclo della protesta. I risultati della ricerca evidenziano il ruolo fondamentale svolto da un ampio movimento sociale nel ridare valore alla dimensione etica del lavoro in un territorio povero di lavoro.<\/em><\/p>\n<p>Particolarmente interessante nell\u2019analisi di Pruna e Perra \u00e8 la riflessione critica sui ruoli giocati dai vari soggetti coinvolti nel conflitto: le irregolarit\u00e0 e le inadempienze della parte pubblica, la strategia dei sindacati marcatamente a difesa dell\u2019azienda, la difesa dell\u2019occupazione da parte dei lavoratori, e infine la natura politica della lotta portata avanti dal Comitato, impegnato a coinvolgere la popolazione nel valorizzare le ragioni etiche \u2013 sia sociali che ambientali\u00a0 \u2013 del conflitto in corso.<\/p>\n<h3>Imparare dalle esperienze<\/h3>\n<p>Il panorama di iniziative volte a riconvertire industrie belliche ad attivit\u00e0 orientate alla pace non ha rappresentato fino a oggi una valida piattaforma da cui partire per nuovi progetti, a causa della frammentazione delle informazioni e della scarsa documentazione dei processi e degli esiti di queste esperienze.<\/p>\n<p>Non esistono ad oggi gruppi di ricerca esperti e consolidati in grado di mettere in campo competenze in questo settore, che richiede una sempre pi\u00f9 elevata capacit\u00e0 di raccogliere dati \u00a0e collegarli in una visione sistemica inter- e trans-disciplinare. Il passaggio dall\u2019ambiente circoscritto della fabbrica all\u2019intero territorio, documentato dalle dinamiche in atto nel caso della fabbrica di armamenti Rwm in Sardegna, rende evidente che i soggetti coinvolti nel processo sono sempre pi\u00f9 numerosi e diversificati, e riguardano geografie e poteri trans-nazionali. Come sottolinea Marinella Correggia nel suo articolo, \u201c<em>la riconversione a cui punta Warfree va oltre la fabbrica di bombe e abbraccia l\u2019intera isola, riguarda gli effetti degli insediamenti delle imprese multinazionali, le servit\u00f9 militari, il degrado ambientale\u201d<\/em>. La documentazione messa a disposizione dalle studiose dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari costituisce un riferimento prezioso sia per imparare dall\u2019esperienza, sia per orientare consapevolmente le prospettive future e creare collaborazioni.<\/p>\n<h3>Dalle critiche a una nuova progettualit\u00e0: ostacoli crescenti<\/h3>\n<p>Le critiche avanzate due anni fa da Elio Pagani <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftn3\"  name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> \u2013 presidente di \u201c<strong>Abbasso la Guerra<\/strong>\u201d \u2013 \u00a0rispetto ai programmi di riconversione tentati in passato in Italia sono in qualche misura ancora valide. L\u2019Autore osservava che negli ultimi anni molti, all\u2019interno del movimento per la pace italiano, hanno invocato e proposto la riconversione della industria bellica, senza avere le idee chiare n\u00e9 piani concreti per l\u2019azione. Pagano richiamava alle loro responsabilit\u00e0 anche altri soggetti:<\/p>\n<p><em>\u201cQuante risorse hanno messe le associazioni pacifiste? E i sindacati? Gli enti locali (Comuni, Province, Citt\u00e0 metropolitane e Regioni)? E quante ne ha messe a disposizione lo Stato? Quante a livello europeo?<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Nella lista delle debolezze e incompetenze segnalate da Pagano vi \u00e8: (a) la scarsa considerazione dei costi dei lavoratori (in termini di occupazione, di salario o di condizioni di lavoro) e il ricatto occupazionale cui erano sottoposti; (b) la sottovalutazione del problema del trasferimento tecnologico da un prodotto ad un altro o da processi produttivi ad altri; (c) l\u2019ambiguit\u00e0 delle proposte \u2018dual use\u2019, cio\u00e8 della produzione di beni a doppio uso civile o militare.<\/p>\n<p>La rapidissima accelerazione dell\u2019innovazione tecnologica<strong>, <\/strong>e l\u2019altrettanto rapida assunzione del controllo del comparto militare da parte di poche, grandi imprese multinazionali (accentuato dal business delle guerre) hanno reso sempre pi\u00f9 difficile agire per la riconversione di aziende dalla produzione di armamenti verso prodotti utili alla collettivit\u00e0. L\u2019attuale orientamento politico favorevole alla \u2018difesa\u2019 armata, la commistione tra propriet\u00e0 pubblica e privata, le valutazioni economiche sopraffatte dalla finanziarizzazione, rendono sempre pi\u00f9 arduo per la societ\u00e0 civile riconoscere e contrastare la produzione bellica.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 anche una crescente difficolt\u00e0 da parte dei cittadini a identificare e ricomporre i frammenti delle linee produttive, spesso indicate con termini ambigui e assemblate in sedi diverse, che confluiscono a comporre un oggetto ad uso bellico. Inoltre, solo professionisti esperti nel settore informatico sono in grado di riconoscere ci\u00f2 che si nasconde dietro i programmi \u2013 spesso protetti da segreto \u2013 che guidano le catene di produzione e che elaborano le istruzioni che gli oggetti prodotti (dai droni ai carri armati agli aerei) eseguiranno.<\/p>\n<h3>Scatole cinesi<\/h3>\n<p>E\u2019 in piena fase di attuazione il Programma che vede impegnati l\u2019Italia, il Regno Unito e il Giappone per la realizzazione del \u2018Sistema di sistemi\u2019<em>, <\/em>il <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.leonardo.com\/it\/press-release-detail\/-\/detail\/22-07-2024-global-combat-air-programme-partners-unveil-new-concept-model-of-next-generation-combat-aircraft\" >GCAP,\u00a0 il Global Combat Air Program<\/a><em>. <\/em>Cos\u00ec lo illustra l\u2019azienda Leonardo, nelle pagine web destinate ai media:\u00a0 <em>Si tratta di un modello di nuova concezione, che presenta un design evoluto con un\u2019apertura alare maggiore rispetto ai concetti precedenti per migliorare l\u2019aerodinamica del velivolo.\u00a0<\/em>Un aereo da combattimento, dunque: <em>i leaders industriali dei tre Paesi stanno lavorando insieme \u00a0[\u2026] utilizzando una serie di strumenti e tecnologie digitali innovative, tra cui il computer modelling e la realt\u00e0 virtuali, che consentiranno di progettare il design dell\u2019aereo sin dalla fase di concezione.<\/em><\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 di lavoro per la produzione del GCAP sono simili a quelle di altri prodotti a scopo bellico, frutto di accordi spesso internazionali, con sedi e impianti di lavorazione spesso dislocati in Paesi diversi. Anche il conflitto RWM in corso in Sardegna tra il Comitato di riconversione e l\u2019azienda si inscrive in un contesto molto pi\u00f9 ampio, che vede coinvolta a livello internazionale l\u2019azienda Rheinmetall AG, con sede a D\u00fcsseldorf, leader di sistemi internazionali nel settore della difesa. A livello nazionale \u00e8 attiva <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/aiad.it\/aziende-federate\/rwm-italia-2024\/\" >RWM Italia S.p.A.,<\/a> che dispone di due stabilimenti in Italia, a Ghedi e a Domusnovas, dotati di moderni laboratori per lo sviluppo, la ricerca e la produzione delle parti elettroniche richieste per i moderni, e futuri, sistemi d\u2019arma.<\/p>\n<p>E\u2019 recentissima la firma di una joint venture tra Leonardo e Rheinmetall con l\u2019obiettivo di formare un nuovo nucleo europeo per lo sviluppo e la produzione di veicoli militari da combattimento in Europa, che avr\u00e0 sede legale a Roma e sede operativa a La Spezia. \u00a0La nuova societ\u00e0, denominata <strong>Leonardo Rheinmetall Military Vehicles<\/strong>, svolger\u00e0 il 60% delle attivit\u00e0 in Italia per costruire nuovi carri armati destinati all\u2019Esercito Italiano, inclusi l\u2019assemblaggio, le attivit\u00e0 di consegna e il supporto logistico.<\/p>\n<p>Sorger\u00e0 forse anche a La Spezia un Comitato impegnato a contrastare la crescente partecipazione del nostro Paese alla promozione della \u2018difesa\u2019 armata?<\/p>\n<h3>Note:<\/h3>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftnref1\"  name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Mike Cooley. Architect of Bee? The Human Price of Technology, introduction by Frances O\u2019Grady (Spokesman Press 2015).<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftnref2\"  name=\"_ftn2\">[2]<\/a> CONFLITTO POLITICO E VALORE DEL LAVORO. IL CASO RWM ITALIA (RHEINMETALL AG). Economia &amp; Lavoro Saggi, pp. 83-99. Anno LVII, 2023, 2.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/#_ftnref3\"  name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Elio Pagani, \u201cI passi della riconversione\u201d, 22 settembre 2022 <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/ecoinformazioni.com\/2022\/09\/22\/ipassi-della-riconversione\/\" >https:\/\/ecoinformazioni.com\/2022\/09\/22\/ipassi-della-riconversione\/<\/a><\/p>\n<p><em>_______________________________________________<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66008\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/elena_camino_95-180x167-e1588393371480.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"93\" \/><\/a> <em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" ><em>TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/em><\/a><em> e <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\/\" ><em>Gruppo ASSEFA Torino<\/em><\/a><em>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/serenoregis.org\/2024\/12\/06\/le-sfide-della-riconversione\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6 Dicembre 2024 &#8211; Nell\u2019articolo precedente si \u00e8 rivolta l\u2019attenzione soprattutto a sottolineare la crescente militarizzazione nel mondo e nel nostro Paese, e ad alcune conseguenze che ci\u00f2 porta al mondo del lavoro.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":66008,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-282161","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=282161"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282161\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":282163,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/282161\/revisions\/282163"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media\/66008"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=282161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=282161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=282161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}