{"id":28265,"date":"2013-05-06T12:00:14","date_gmt":"2013-05-06T11:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=28265"},"modified":"2015-05-06T12:53:08","modified_gmt":"2015-05-06T11:53:08","slug":"italiano-si-chiamava-danilo-dolci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/05\/italiano-si-chiamava-danilo-dolci\/","title":{"rendered":"(Italiano) Si chiamava Danilo Dolci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Qualcuno gli ha dato del comunista miscredente e del sedizioso; altri hanno paragonato la sua vita a quella dei santi capaci di salire sul rogo per coerenza. Ha subito, nel corso della sua vita, ben ventisei processi. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali ed \u00e8 stato candidato al Premio Nobel per la Pace. Hanno collaborato con lui, o lo hanno sostenuto in diversi modi, intellettuali come Norberto Bobbio, Ignazio Silone, Cesare Zavattini, Alberto Moravia, Enzo Sellerio, Lucio Lombardo-Radice, Erich Fromm, Bertrand Russell, Jean Piaget, Aldous Huxley, Jean Paul Sartre, Ernst Bloch, Gianni Rodari, Elio Vittorini, Carlo Levi\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Era chiamato \u201cil Gandhi italiano\u201d; uno di quei personaggi che potrebbero costituire il vanto del nostro Paese, o a cui almeno si dovrebbero dedicare alcune pagine nei testi di storia, oppure vie e piazze per perpetuarne la memoria. E invece il velo del silenzio su questa scomoda figura del Novecento \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 spesso. Ma quando lo si incontra \u00e8 inevitabile lasciarsi catturare dalle sue parole e dalle sue azioni,\u00a0 attraverso le quali il mondo, il valore delle nostre vite e delle nostre scelte, ci appaiono sotto una luce diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma andiamo in ordine: profondo sud-Italia, 1952. A Trappeto-Balestrate e Partinico, piccoli borghi di contadini e pescatori del palermitano,\u00a0 prende vita l\u2019azione di Danilo Dolci, nato a Sesana, cittadina friulana passata poi alla Slovenia.\u00a0 Ha ventotto anni. Che cosa ci fa l\u00ec questo ragazzo alto, del Nord Italia, quasi laureato in architettura e che si \u00e8 gi\u00e0 fatto conoscere negli ambienti letterari per le sue poesie?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In realt\u00e0 Danilo, a un passo dalla laurea, ha lasciato tutto per andare a Nomadelfia, comunit\u00e0 per orfani e sfollati di guerra fondata da Don Zeno Saltini, ma ha poi deciso di trasferirsi nel palermitano. Nomadelfia \u00e8 una realt\u00e0 a cui deve molto, che gli sembra per\u00f2 troppo protetta per quel suo desiderio di azione tra gli ultimi degli ultimi. Cos\u00ec sceglie Trappeto, paese di 2500 anime che conosce per esservi stato, appena ragazzino, con suo padre ferroviere. Per comprendere meglio le sue motivazioni, citiamo Giuseppe Casarrubea, storico e collaboratore di Danilo Dolci: \u201c<i>Una prima domanda che ci si pone \u00e8, dunque, questa: \u2018Per quale motivo Danilo decide di rompere con l\u2019esperienza di don Zeno e di trasferirsi in Sicilia? Cosa rappresentava nel suo vissuto o nel suo immaginario l\u2019isola?\u2019 (\u2026)\u00a0 Certamente non era per una vita contemplativa, o per un modello statico slegato dall\u2019azione, n\u00e9 per una comunit\u00e0 che presumesse di raggiungere l\u2019autosufficienza nello stesso momento in cui il solidarismo era relegato al solo scambio interno, in una sorta di primordiale giusnaturalismo, o di nostalgica visione di un paradiso perduto. Fu pertanto la spinta dell\u2019 \u2018immediatezza\u2019, e cio\u00e8 l\u2019urgenza di rispondere ai \u2018bisogni immediati\u2019 a determinare una scelta irreversibile. Egli contrappose cos\u00ec al modello implosivo di don Zeno, quello esplosivo della sua personale azione rivoluzionaria e non violenta, tutta proiettata all\u2019esterno<\/i>.\u201d (Giuseppe Casarrubea, <i>Danilo Dolci: Sul filo della memoria<\/i> <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/08\/31\/danilo-dolci-sul-filo-della-memoria\/\" >http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/08\/31\/danilo-dolci-sul-filo-della-memoria\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quella di Trappeto \u00e8 una realt\u00e0 dura in cui, agli inizi degli anni Cinquanta, si muore di fame e di malattie quali la malaria e la tubercolosi. Terreno arido e poco fertile che non d\u00e0 frutti,\u00a0 mare monopolizzato dai pescatori di frodo, livelli di scolarizzazione bassissimi, larga diffusione di malattie mentali, istituzioni e forze dell\u2019ordine che sanno essere implacabili coi poveracci e complici dei potenti. Nessuno scampo per i \u201cbanditi\u201d, nei confronti dei quali polizia e carabinieri non lesinano torture e punizioni esemplari.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Danilo\u00a0 non ha lo sguardo distante del sociologo e neppure quello del missionario che dispensa carit\u00e0 dall\u2019alto. Non va a vivere in una bella casa, ma si pone nelle stesse, durissime condizioni dei contadini e dei pescatori che ora sono suoi compaesani; si immerge totalmente in quella nuova realt\u00e0. E poi, soprattutto, Danilo ama e amer\u00e0 per tutta la sua vita le domande; quindi indaga, cerca di comprendere, ma non per una conoscenza fine a s\u00e9 stessa. Non \u00e8 un teorico: assurdo, per lui, \u00e8 il rimanere a braccia conserte in una realt\u00e0 simile. E da qui, da questo bisogno di un fare che abbia senso, nasce il primo digiuno sul lettino di un bimbo morto per fame, nello stesso 1952. Come afferma lui stesso:\u00a0 \u201c<i>Tutto questo non si era prodotto, come hanno pensato molti, in seguito a letture o a riflessioni mistiche. Penso, invece, che nessuno dotato di un minimo di sensibilit\u00e0 riuscirebbe a mangiare se vedesse dei bambini morti di fame. Non si tratta di eroismo, ma di un certo istinto\u201d <\/i>(Giacinto Spagnoletti<i>, Conversazioni con Danilo Dolci, <\/i>Milano, Mondadori 1977)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un instancabile attivismo, il suo, che si pogger\u00e0 sempre su un\u2019attenta analisi dei mali e delle loro cause, come emerge dai testi di quegli anni: \u201c<i>Fare presto (e bene) perch\u00e9 si muore<\/i>\u201d del 1954 e \u201c<i>Banditi a Partinico<\/i>\u201d, edito da Laterza nel 1955, in cui la denuncia si fa viva per mezzo delle testimonianze dirette raccolte tra contadini e pescatori, nella loro lingua. Danilo fa la spola tra nord e sud, per portare la voce degli ultimi negli ambienti borghesi e intellettuali, cercare collaboratori e fondi. E ci riesce.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mira al cambiamento e lotta contro i nemici pi\u00f9 grandi: la rassegnazione della povera gente, che si trasforma in immobilismo, la bassissima scolarizzazione, la criminalit\u00e0 organizzata e la connivenza delle istituzioni. Perch\u00e9 il cambiamento sia duraturo e reale, al centro di ogni azione deve esserci la comunit\u00e0, coinvolta in ogni protesta: \u201c<i>Un cambiamento non avviene senza forze nuove. Ma queste non nascono e non crescono se la gente non si sveglia a riconoscere i propri interessi e i propri bisogni<\/i>\u201d. Cos\u00ec nel 1956, dopo numerose e circostanziate denunce del tutto ignorate dalle autorit\u00e0, a Partinico oltre mille persone danno vita a un digiuno contro la pesca di frodo, suscitando la reazione delle forze dell\u2019ordine che vietano la manifestazione con una motivazione paradossale, se pensiamo che i pescatori erano letteralmente alla fame: \u201c<i>E\u2019 vietato digiunare in pubblico<\/i>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Processo all\u2019articolo 4<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sempre del 1956 \u00e8 lo sciopero alla rovescia, che salir\u00e0 agli onori della cronaca tenendo desta l\u2019attenzione della societ\u00e0 civile. L\u2019articolo 4 della Costituzione recita:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>\u201cLa Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilit\u00e0 e la propria scelta, un\u2019attivit\u00e0 o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ\u00e0.\u201d<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per Danilo uno Stato che non renda effettivo il diritto al lavoro, affamando i suoi cittadini, o costringendoli alla delinquenza oppure all\u2019ozio che abbrutisce, \u00e8 un assassino, e lo dichiara a senza mezzi termini ai giornali, mentre organizza una significativa manifestazione a Partinico: un centinaio di disoccupati si ritrovano lungo un\u2019antica strada comunale in stato di abbandono per ripristinarla e rendere cos\u00ec effettivo quanto scritto sulla Carta Costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cos\u00ec recita un appello firmato da settecento cittadini:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b><i>\u201c<\/i><\/b><i>Milioni di uomini nelle nostre zone stanno sei mesi all\u2019anno con le mani in mano. <\/i><i>Stare sei mesi all\u2019anno con le mani in mano \u00e8 gravissimo reato contro la nostra famiglia e contro la societ\u00e0.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Solo qui in Partinico su 25000 abitanti siamo in pi\u00f9 di 7000 con le mani in mano per sei mesi all\u2019anno e 7000 bambini e giovanetti non sono in grado di apprendere quanto assolutamente dovrebbero. Non vogliamo essere dei lazzaroni, non vogliamo arrangiarci da banditi: vogliamo collaborare esattamente alla vita, vogliamo il bene di tutti: e nessuno ci dica che questo \u00e8 un reato.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>E\u2019 nostro dovere di padri e di cittadini collaborare generosamente perch\u00e9 cambi il volto della terra, bandendo gli assassini di ogni genere. Chiediamo alle autorit\u00e0 di collaborare con noi, indicando quali opere dobbiamo fare e come: altrimenti, assistiti dai tecnici, cominceremo dalle pi\u00f9 urgenti.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Perch\u00e9 sia pi\u00f9 limpido a tutti il nostro muoverci, digiuneremo luned\u00ec 30 gennaio; gioved\u00ec 2 febbraio cominceremo il lavoro. Frangeremo il pane con le mani.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Vogliamo essere padri e madri anche noi e cittadini.<b>\u201c<\/b><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo sciopero alla rovescia \u00e8 pianificato nei minimi dettagli nel corso di numerose assemblee aperte alla cittadinanza; il tutto deve svolgersi secondo i principi della nonviolenza e Danilo insiste perch\u00e9 i manifestanti arrivino sul luogo armati solo delle loro mani, che utilizzeranno per lavorare e spezzare il pane all\u2019ora del pasto. E cos\u00ec \u00e8, ma lo sciopero viene interrotto nelle prime ore dalle forze di polizia. Danilo e i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori vengono arrestati e incarcerati all\u2019Ucciardone, dove rimangono fino al termine del processo. Il caso occupa le prime pagine dei giornali e l\u2019opinione pubblica si divide tra i difensori dell\u2019ordine e i sostenitori di Dolci. Attraverso manipolazioni e false testimonianze il Pubblico Ministero sostiene che Dolci sia un violento sedizioso, un pericolo pubblico da fermare; gli avvocati difensori smontano pezzo per pezzo l\u2019impianto accusatorio; tra di essi vi \u00e8 anche Pietro Calamandrei, a cui \u00e8 lasciata l\u2019arringa finale, un discorso memorabile: Danilo \u00e8 paragonato ad Antigone, lo Stato a Creonte, con un forte richiamo alla Costituzione in contrapposizione ai codici di epoca fascista :<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>\u201cIl dialogo eterno tra Creonte e Antigone, tra Creonte che difende la cieca legalit\u00e0 e Antigone che obbedisce soltanto alla legge morale della coscienza, alle \u2018leggi non scritte\u2019\u00a0 che preannunciano l\u2019avvenire. Nella traduzione di oggi, Danilo dice: \u2018per noi la vera legge \u00e8 la Costituzione democratica\u2019; il commissario Di Giorgi risponde: \u2018per noi l\u2019unica legge \u00e8 il test unico di pubblica sicurezza del tempo fascista\u2019. Anche qui il contrasto \u00e8 come quello tra Antigone e Creonte: tra la umana giustizia e i regolamenti di polizia; con questo solo di diverso, che qui Danilo non invoca leggi \u2018non scritte\u2019. (Perch\u00e9 per chi non lo sapesse ancora, la nostra Costituzione \u00e8 gi\u00e0 stata scritta da dieci anni.)\u201d<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E in effetti il processo a Danilo Dolci assume un\u2019importanza che va ben al di l\u00e0 dell\u2019episodio specifico, in un\u2019epoca di trapasso tra il difficile passato fascista e la nuova esistenza democratica; un\u2019esistenza ancora fragile per la nostra Repubblica, ancorata a parole ideali, quali \u201cuguaglianza\u201d, \u201cgiustizia\u201d, \u201cdiritto al lavoro\u201d, di cui \u00e8 pregna la Costituzione, ma che sono ancora ben lontane dal trasformarsi in realt\u00e0. Un vero e proprio processo all\u2019articolo 4, quindi, attraverso il quale i giudici sono chiamati a dimostrare che \u00e8 possibile realizzare la giustizia e la libert\u00e0 per la quale in tanti hanno sacrificato la propria vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Danilo e i suoi collaboratori vengono assolti con formula piena.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gli atti del processo e l\u2019arringa di Calamandrei sono raccolti nel testo AA.VV, <i>Processo all\u2019articolo 4<\/i>, Einaudi, 1956.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>L\u2019utopia diventa progetto: la diga sul fiume Jato<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Proprio durante una delle numerose riunioni dedicate ad analizzare le possibili soluzioni ai problemi economici della zona, il suggerimento di un contadino d\u00e0 il via al progetto per la costruzione di una diga sul fiume Jato, per creare un bacino atto ad irrigare i campi e risolvere il problema della loro improduttivit\u00e0 nei lunghi mesi di siccit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il controllo delle risorse idriche \u00e8 per\u00f2 detenuto dalla criminalit\u00e0 organizzata, che tenta di affossare il progetto. Nel 1962 Danilo d\u00e0 vita a un nuovo digiuno, a cui segue una grande manifestazione popolare capace di attirare l\u2019attenzione pubblica in tutta Italia, e a seguito della quale le autorit\u00e0 si trovano costrette a concedere l\u2019autorizzazione per l\u2019inizio dei lavori; Dolci vi collabora con fondi propri, nascono comitati di sostegno in tutta Italia e anche all\u2019estero, e nonostante le minacce della mafia il progetto prosegue, vedendo la luce dieci anni dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Grazie alla diga mutano i metodi di coltivazione, nascono numerose cooperative agricole; l\u2019aerea cambia volto e i contadini diventano protagonisti di uno sviluppo economico che migliora notevolmente le loro condizioni di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Molti anni dopo, nel 1996, in un\u2019intervista di Franco Marcoaldi per Repubblica, Danilo Dolci spiega: \u201c<i>Sono uno che cerca di tradurre l\u2019utopia in progetto. Non mi domando se \u00e8 facile o difficile, ma se \u00e8 necessario o no. E quando una cosa \u00e8 necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sar\u00e0 realizzata. Cos\u00ec come realizzammo la diga sullo Jato<\/i>.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sul valore di quest\u2019opera consigliamo la visione di questo breve documentario <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4UQhYOKaDCU\" >http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4UQhYOKaDCU<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Un impegno a tutto campo<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Abbiamo scelto i due momenti che \u2013 a nostro parere \u2013 esplicitano in modo inequivocabile il significato e la forza dell\u2019operato di Dolci, che per\u00f2 non si esaurisce qui: il Gandhi italiano \u2013 cos\u00ec \u00e8 definito Danilo \u2013 riceve numerosi premi internazionali, viene candidato pi\u00f9 volte al Nobel per la Pace, pubblica libri, apre una radio\u2026 Non si possono dimenticare il Centro di Formazione per la Pianificazione Organica, luogo propulsore di proposte, sperimentazioni e collaborazioni per il cambiamento e lo sviluppo, e il Centro educativo di Mirto, in cui si fa sperimentazione pedagogica all\u2019avanguardia. Accorrono giovani da tutta Italia per partecipare all\u2019attivit\u00e0 sociale di Danilo Dolci, mentre lui viaggia in Italia e all\u2019estero, tiene incontri nelle scuole di ogni ordine e grado con un\u2019attenzione particolare ai bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un capitolo a parte merita la lotta alla criminalit\u00e0 organizzata, a proposito della quale consigliamo la lettura di un altro articolo di Giuseppe Casarrubea <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/07\/30\/danilo-dolci-la-mafia-e-lantimafia\/\" >http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/07\/30\/danilo-dolci-la-mafia-e-lantimafia\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In un periodo in cui l\u2019esistenza della mafia \u00e8 persino negata, Danilo Dolci porta avanti una lotta su pi\u00f9 fronti e produce, per la Commissione antimafia, documenti di denuncia del voto di scambio, in cui sono descritte situazioni circostanziate e puntuali, si fanno i nomi di importanti personaggi politici, tra cui il ministro Bernardo Mattarella. La Commissione antimafia sembra ignorarlo, ma inizia un gioco di calunnie e allusioni contro cui Danilo dovr\u00e0 lottare per tutta la vita. A tal proposito giova ricordare che Ernesto Ruffini, controverso arcivescovo di Palermo cita Dolci, insieme al Gattopordo, come uno dei principali mali della Sicilia (Ernesto Ruffini, lettera pastorale <i>\u201cIl vero volto della Sicilia\u201d<\/i>, 1964).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Dagli anni Settanta in poi sar\u00e0 la sperimentazione pedagogica a occupare tutte le sue energie; anche in questo campo il tentativo \u00e8 rivoluzionario: scardinare il sistema tradizionale, di tipo trasmissivo, a favore della maieutica. Una forte critica viene via via rivolta ai mezzi di comunicazione di massa, che creano una democrazia illusoria in quanto fonti trasmissive di sapere e di informazione. Occorre creare nessi, interconnessioni, relazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Pace non \u00e8 la tranquillit\u00e0 della morte<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le azioni di Danilo Dolci travalicano il tempo e i luoghi in cui si sono svolte, assumendo un significato pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 profondo. Possiamo trarre ispirazione diretta da alcune di esse; lo sciopero alla rovescia, ad esempio, pu\u00f2 essere ancora oggi molto pi\u00f9 efficace di altre sterili modalit\u00e0 di protesta, magari per veder realizzati alcuni diritti fondamentali scritti sulla Costituzione e rimasti lettera morta. Ma, prima di tutto, le vicende di cui abbiamo parlato sono emblematiche di un modo di intendere la nonviolenza \u2013 che \u00e8 poi l\u2019unico possibile, come ci ha insegnato Gandhi \u2013 come forza attiva e rivoluzionaria che mira a un cambiamento concreto e visibile, in cui elemento fondamentale \u00e8 la cooperazione creativa. Cooperazione, per\u00f2, non significa compromesso. E nonviolenza non significa assenza di reazione di fronte alle ingiustizie,\u00a0 n\u00e9 conservazione dello status-quo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Danilo Dolci si \u00e8 battuto contro ogni immobilismo, contro quella mentalit\u00e0 diffusa per cui il cambiamento non \u00e8 conveniente, non \u00e8 possibile, prima ancora che contro uno Stato ingiusto o la mafia, perch\u00e9 aspirare a condizioni di vita pi\u00f9 eque e vederle realizzate \u00e8 sempre possibile, a costo per\u00f2 di un grandissimo impegno. Appassionarsi, sperimentare, comunicare e connettersi con gli altri. Fare fatica per realizzare un ideale pi\u00f9 alto, per trasformare l\u2019utopia in progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Concludiamo con un brano estrapolato dal manifesto <i>Che cos\u2019\u00e8 pace<\/i>. Parole semplici che arrivano dritte al cervello e al cuore perch\u00e9 sono il frutto di esperienza diretta, del suo personale mettersi in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ileana Prezioso<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>\u201cPrendo un vocabolario. Alla parola \u201cpace\u201d trovo: \u201cstato d\u2019animo di serenit\u00e0, di perfetta tranquillit\u00e0 non turbata da passioni o ansie; sinonimo di quiete; assenza di fastidio, di preoccupazioni materiali; di dolore fisico; tregua; condizione di uno Stato che non si trova in guerra con altri. Riposare in pace = essere morto\u201d.<br \/>\nProprio questa \u00e8 la pace necessaria al mondo, a ciascuno? E se questa non \u00e8, cosa significa oggi, cosa deve significare per ognuno? Pur sapendo come la risposta a questo interrogativo rischia di risultare generica e velleitaria finch\u00e9 non si concreta situazione per situazione, non \u00e8 indispensabile per ciascuno cercare di avviarla? Non \u00e8 meglio tentare indicazioni positive, anche se barluminari, che rassegnarsi a pensare la pace in termini negativi, come mancanza di guerra?<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b><i>Pace \u00e8 un modo diverso di esistere.<\/i><\/b><i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>(\u2026) Ove si osservi attentamente, d\u2019altronde, si ha conferma della diffusa confusione e insufficienza al proposito, si ha conferma di come occorre chiarire l\u2019intimo rapporto tra pace, consapevolezza, coraggio, rivoluzione nonviolenta, non vendersi, sperimentare, nuova strategia, pianificazione organica.<br \/>\n\u00c8 necessario riuscire a rendere ogni giorno meglio evidente come un nuovo lavoro capillare di costruzione e pressione, prima di gruppi \u2013 pilota e poi di moltitudini di nuovi gruppi volontari, pu\u00f2 riuscire a trasformare effettivamente le vecchie strutture sociali e politiche. L\u2019evidenza di nuovi fatti pu\u00f2 aiutare a chiarire. Certo, \u00e8 un enorme lavoro, un\u2019enorme fatica si deve fare, ma \u00e8 forse possibile pensare che il mondo nuovo che ci necessita si possa creare da s\u00e9? Forse non costa ancor pi\u00f9 fatica \u2013 in quanto per troppi aspetti antieconomico \u2013 il mondo cos\u00ec come \u00e8?<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>S\u00ec, pace vuol dire anche decantare rabbie e rancori, sapere disintorbidarsi per trovare il modo \u2013 ogni volta difficile \u2013 di eliminare il male senza eliminare il malato o nuocergli, capacit\u00e0 di sacrificio personale, sapere maturare le qualit\u00e0 essenziali e, quando \u00e8 buio, anche se il buio dura terribilmente, saper vedere oltre. Ma tutto questo, se non \u00e8 concepito nel quadro pi\u00f9 vasto, \u00e8 ancora un ingenuo tentativo di evasione: uno dei tanti modi di suicidarsi.<br \/>\nLa pace che amiamo e dobbiamo realizzare non \u00e8 dunque tranquillit\u00e0, quiete, assenza di sensibilit\u00e0, evitare i conflitti necessari, assenza di impegno, paura del nuovo, ma capacit\u00e0 di rinnovarsi, costruire, lottare e vincere in modo nuovo: \u00e8 salute, pienezza di vita (anche se nell\u2019impegno ci si lascia la pelle), modo diverso di esistere. Dice il mio piccolo figlio Amico: \u2018\u00c8 il contrario della guerra\u2019.\u201d<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>BIBLIOGRAFIA <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i><span style=\"text-decoration: underline;\">Testi di Danilo Dolci<\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Banditi a Partinico, Laterza, Bari 1955<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">AA.VV., <i>Processo all\u2019articolo 4<\/i>, Einaudi, Torino 1956<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Inchiesta a Palermo<\/i>, Einaudi, Torino 1956<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Spreco<\/i>, Einaudi, Torino 1960<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Conversazioni<\/i>, Einaudi, Torino 1962<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Racconti siciliani<\/i>, Einaudi, Torino 1963<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Chi gioca solo<\/i>, Einaudi, Torino 1966<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Inventare il futuro<\/i>, Laterza, Bari 1968<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Il limone lunare<\/i>, Laterza, Bari 1970<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Non sentite l\u2019odore del fumo?<\/i>, Laterza, Bari 1971<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Chiss\u00e0 se i pesci piangono<\/i>, Einaudi, Torino 1973<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Poema umano<\/i>, Einaudi, Torino 1974<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Esperienze e riflessioni<\/i>, Laterza, Bari 1974<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Non esiste il silenzio<\/i>, Einaudi, Torino 1974<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Il Dio delle zecche<\/i>, Mondadori, Milano 1976<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Creatura di creature. Poesie 1949-1978<\/i>, Feltrinelli, Milano 1979<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Da bocca a bocca<\/i>, Laterza, Bari 1981<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Palpitare di nessi. Ricerca di educare creativo<\/i>, Armando, Roma 1985<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Dal trasmettere al comunicare<\/i>, Sonda, Torino 1988<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Sorgente e progetto<\/i>, Rubbettino, Soveria Mannelli 1991<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Nessi tra esperienza etica e politica<\/i>, Lacaita, Manduria 1993<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>La legge come germe musicale<\/i>, Lacaita, Manduria 1993<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>La comunicazione di massa non esiste<\/i>, Lacaita, Manduria 1995<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>La struttura maieutica e l\u2019evolverci<\/i>, La Nuova Italia, Scandicci 1996<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Comunicare, legge della vita<\/i>, La Nuova Italia, Scandicci 1997<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Se gli occhi fioriscono. 1968-1996<\/i>, Martina, Bologna 1997<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><i>Gente semplice<\/i>, La Nuova Italia, Scandicci 1998<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Testi su Danilo Dolci in italiano <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/danilodolci.org\/bibliografia-italiana\/\" >http:\/\/danilodolci.org\/bibliografia-italiana\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Testi su Danilo Dolci in altre lingue <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/danilodolci.org\/bibliografia-straniera\/\" >http:\/\/danilodolci.org\/bibliografia-straniera\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><b>Altri riferimenti<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/danilodolci.org\/\" >http:\/\/danilodolci.org\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Biografia <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/danilodolci.org\/biografia\/\" >http:\/\/danilodolci.org\/biografia\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/08\/31\/danilo-dolci-sul-filo-della-memoria\/\" >http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/08\/31\/danilo-dolci-sul-filo-della-memoria\/<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Documentario su Danilo Dolci <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=c-NkO_oXWxc\" >http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=c-NkO_oXWxc<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Amico Dolci racconta suo padre <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=e56nafa4ByA\" >http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=e56nafa4ByA<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Danilo Dolci e la mafia <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/07\/30\/danilo-dolci-la-mafia-e-lantimafia\/\" >http:\/\/casarrubea.wordpress.com\/2008\/07\/30\/danilo-dolci-la-mafia-e-lantimafia\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/noisefromafrica.wordpress.com\/2013\/04\/20\/si-chiamava-danilo-dolci\/\" >Go to Original \u2013 noisefromafrica.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno gli ha dato del comunista miscredente e del sedizioso; altri hanno paragonato la sua vita a quella dei santi capaci di salire sul rogo per coerenza. 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