{"id":29001,"date":"2013-05-27T12:00:34","date_gmt":"2013-05-27T11:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=29001"},"modified":"2015-05-06T12:53:01","modified_gmt":"2015-05-06T11:53:01","slug":"italiano-siria-la-riconciliazione-che-sfida-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/05\/italiano-siria-la-riconciliazione-che-sfida-la-guerra\/","title":{"rendered":"(Italiano) Siria: La \u00abRiconciliazione\u00bb Che Sfida la Guerra"},"content":{"rendered":"<p><i>Viaggio a Homs con una delegazione internazionale che appoggia l\u2019esperimento di \u00abMussalah\u00bb, contro le armi e per il dialogo tra le parti in conflitto<\/i><\/p>\n<p>HOMS. Autorit\u00e0 religiose e attivisti laici insieme per trovare soluzioni senza ingerenze esterne.<\/p>\n<p>La trib\u00f9 dello sheikh Naima \u00e8 divisa tra governativi e ribelli. Ideale per trattative e scambi di detenuti. Come funzionano in Siria gli esperimenti di mussalaha, la riconciliazione nazionale per la quale il parlamentare dell\u2019opposizione Ali Haydar \u00e8 stato nominato ministro? Ne abbiamo saggiato le difficolt\u00e0 e le speranze in occasione di una breve visita a Homs di una delegazione internazionale di attivisti per la pace, nata appunto per sostenere il movimento siriano Mussalaha (Riconciliazione), che riunisce in diverse citt\u00e0 e villaggi autorit\u00e0 religiose (cristiane e musulmane) e attivisti laici, impegnati a livello individuale o di gruppo.<\/p>\n<p>Fuori Homs, un po\u2019 paese un po\u2019 periferia, ecco Mazr\u2019a, abitata soprattutto da sciiti. Ciuffi di rose e pergolati di viti al di l\u00e0 dei muretti di pietra che proteggono i cortili. A Mazr\u2019a ci sono stati attacchi dall\u2019esterno circa quindici giorni fa ma adesso \u00e8 tutto calmo. Molte donne con abiti e foulard colorati, bambini con la bandiera siriana e di Hezbollah, e appesi qui e l\u00e0 i ritratti del presidente. Ripartiamo dopo i dolci e il t\u00e8, negozianti e muratori salutano lungo le stradine. Come se fossimo davvero portatori di pace. A Homs i quartieri che attraversiamo non hanno segni di distruzione, semmai di costruzioni lasciate in sospeso, interrotte dall\u2019emergenza. Non ci sono carri armati e del resto non ne abbiamo visto nemmeno uno nelle citt\u00e0 e nei villaggi siriani, non avendo attraversato aree di combattimenti. Ci aspettano padre Michel Naaman, prete greco-cattolico (\u00absono rifugiato anche io, da Hamidiya a Zeidal!\u00bb), molto impegnato nella riconciliazione insieme allo sheikh Naimi, la cui trib\u00f9 \u2013 4 milioni di persone \u2013 \u00e8 divisa fra il sostegno al governo e quello all\u2019opposizione: molto utile quindi per negoziare scambi di prigionieri e restituzione di rapiti. Il lavoro della Mussalaha consiste nel convincere i \u00abribelli\u00bb a deporre le armi. E il governo a rimuovere posti di blocco e rispettare chi smette di fare la guerra.<\/p>\n<p>Padre Michel \u00e8 tranquillamente arrabbiato: \u00abLa Siria sta sprofondando o forse non c\u2019\u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 \u2013 accusa -, uccisa dalle armi, dalle colpe di tutti e dagli interessi di altri, con piani di divisione. Adesso ci sono armati \u2013 musalla\u00ecn \u2013 ovunque, in tanti entrano con i ribelli o con i comitati di difesa popolare\u00bb. Il governatore di Homs \u2013 anch\u2019egli sfollato in un altro quartiere \u2013 collabora, ma insiste sulla non ingerenza: \u00abLasciate che la Siria risolva da s\u00e9 i suoi problemi. Ogni siriano ucciso \u00e8 un martire che ha pagato il prezzo della stabilit\u00e0 della nostra patria. Sono fiducioso, qui a questo tavolo sono rappresentate tutte le fazioni. E spero che alla fine l\u2019esercito siriano e l\u2019opposizione combatteranno insieme contro il nemico esterno, i mercenari estremisti che arrivano da mezzo mondo\u00bb.<\/p>\n<p><b>Nella roccaforte dell\u2019opposizione<\/b><\/p>\n<p>La mediazione con i \u00abribelli\u00bb si fa ad Al Wuar, considerata una roccaforte degli oppositori. Ha 750mila abitanti, ora diventati un milione per l\u2019afflusso di sfollati da altri quartieri fra i quali Khalidiya, ancora molto caldi. Dopo un posto di blocco non c\u2019\u00e8 traccia di esercito fra i grandi palazzi in spazi aperti. I quattro soldati che ci hanno fatto da scorta da Damasco non entrano. Sono gli accordi. Nella chiesa di Boutros, fra icone ortodosse e donne musulmane velate fino agli occhi arrivate per l\u2019occasione, l\u2019invito dei negoziatori di Mussalaha \u00e8: \u00abPensiamo che la Siria sia una, un bene prezioso di tutti. Semmai prepararsi alle elezioni, ma non c\u2019\u00e8 bisogno di uccidere e dividere\u00bb. Ma il compito \u00e8 difficile. Si avvicina Bassam, si dichiara dentista e membro dell\u2019opposizione armata, nel \u00abgruppo di Allah\u00bb o qualcosa del genere. Ma non siete un po\u2019 in imbarazzo per l\u2019appoggio ben poco rivoluzionario che vi danno Qatar, Arabia Saudita, Usa, Turchia? \u00abNon sono nostri amici veramente \u2013 risponde -, ci mandano poche armi\u00bb. Non volete il dialogo? \u00abCi armiamo per difendere i civili\u00bb. La classica risposta, dalla Libia in poi. Gli sfollati sono ospitati in un orfanotrofio sunnita per bambini e in una ex scuola di diritto. Nei due palazzi, solo tende separano una famiglia dall\u2019altra. Ma sono stanze pulite e nettamente migliori rispetto ai campi in Libano. Sul portone il simbolo della Red Crescent e dell\u2019Alto Commissariato. Bambini urlano tutto il tempo: \u00abIl popolo vuole la caduta del governo\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019uso dei minori \u00e8 continuo, non solo nella propaganda ma anche in episodi di violenza diretta poi postati su internet. Mentre una donna mostra il suo neonato Hanin e molti sfollati del campo fotografano e filmano la \u00abdelegazione dell\u2019Onu\u00bb (come tale sar\u00e0 spacciata sui siti pro-opposizione), altri indicano fuori dalla finestra i palazzi circostanti: da l\u00ec, dicono, cecchini tirano sul campo. Nessun foro viene mostrato, n\u00e9 si ha notizia di eventuali vittime. Come far loro comprendere che con la propaganda giustificano le ingerenze che prolungano la guerra, dove tutti hanno da perdere? Tutte le parti in guerra fanno propaganda, ma il mondo dei potenti belligeranti ascolta solo quella che gli conviene. Questa.<\/p>\n<p><b>Al Wuar non \u00e8 tutta Homs<\/b><\/p>\n<p>I membri locali di Mussalaha sostengono che per\u00f2 i leader dell\u2019opposizione armata accettano di negoziare con il governo. \u00ab\u00c8 sbagliato prendere Al Wuar come unico scorcio di Homs che ha milioni di abitanti\u00bb, ci dir\u00e0 poi un funzionario di un\u2019organizzazione che deve restare imparziale e non pu\u00f2 esporsi. Come non ha potuto andare a Baba Armo per ragioni di sicurezza, la delegazione non pu\u00f2 andare a Zahra, da dove arrivano molte accuse di assedi e atrocit\u00e0 a carico dell\u2019opposizione. Da Zahra gli abitanti non sono mai andati via, malgrado i razzi; \u00e8 la zona cristiana e alauita per tradizione e l\u2019opposizione non \u00e8 mai riuscita ad entrarci. L\u00ec si trovano anche i rifugiati di alHamidiya, quartiere cristiano in pieno centro storico, sfollato all\u2019arrivo dei gruppi armati. Molte aree, in Siria, vivono tuttora in pace. Come Maalula \u2013 l\u2019antica cittadina dove si parla ancora l\u2019aramaico e dove i siriani non si sono mai fatti la guerra. O come Sweda, capitale dei drusi, area di dolci colline verdi a ulivi e aranci. L\u00e0 gli unici colpi che abbiamo sentito erano il martello di un falegname e qualche tuono. Ma sulla strada da Damasco l\u2019autista indica a destra quella che chiama la \u00abTora Bora della Siria\u00bb: montagne che sarebbero piene di basi di combattenti. Il confine giordano \u00e8 vicino.<\/p>\n<p>A Sweda i leader drusi sottolineano il rifiuto di un cammino settario e religioso frutto di un complotto. Jumana, giovane giornalista, conferma che le comunit\u00e0 locali vivono intelligentemente in pace. Ma non sa indicare qual \u00e8 il \u201csegreto\u201d. Nella Old City di Damasco, in un antico palazzo usato come luogo per incontri pubblici, giovani e adulti presentano le loro iniziative per la mussalaha . Il loro si chiama Forum per l\u2019armonia nazionale: \u00ab Non vogliamo che diventi un\u2019altra Beirut, la nostra Damasco. Cos\u00ec il nostro slogan \u2013 davanti agli inviti di certi imam di prendere le armi contro il governo \u2013 \u00e8 stato \u201clottare dentro la citt\u00e0 \u00e8 un peccato\u201d. Abbiamo visto qualcuno con le armi a Shakkur Street, ma altre persone li hanno convinti a deporle\u00bb.<\/p>\n<p>Marwa, una imprenditrice, dal canto suo \u00e8 riuscita a convincere una sessantina di ragazzi a non fare la guerra. Ci sono dei gruppi che negoziano la liberazione di rapiti o detenuti. Nel chiostro del palazzo, due ragazzi hanno una maglietta con i colori della bandiera siriana. Abu Jihad, del quartiere Jaramana, che ospita molti iracheni, piange ancora la morte del fratello e del nipote in un\u2019esplosione, un mese fa. \u00c8 anch\u2019egli coinvolto nel processo di riconciliazione, dal quale naturalmente esclude i \u00abmercenari kamikaze che vengono da fuori a ucciderci\u00bb. Sempre nel centro storico di Damasco, fra turbanti musulmani e turbanti ortodossi, il patriarca greco cattolico Gregorius II Laham per l\u2019ennesima volta chiede pace: \u00abIl popolo della Siria \u00e8 per la riconciliazione, le armi non sono la via, non fanno vincere, fanno solo tragedia e vittime. La chiamata a nome del popolo e delle vittime \u00e8 la pace. Basta violenza, andiamo tutti al dialogo. Mandare qualunque arma all\u2019opposizione indica volont\u00e0 di fare pi\u00f9 vittime, niente altro\u00bb.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\/area-abbonati\/ricerca\/nocache\/1\/manip2n1\/20130519\/manip2pg\/07\/manip2pz\/340509\/manip2r1\/%C2%ABRiconciliazione%C2%BB%20che\/\" >Go to Original \u2013 ilmanifesto.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viaggio a Homs con una delegazione internazionale che appoggia l\u2019esperimento di \u00abMussalah\u00bb, contro le armi e per il dialogo tra le parti in conflitto. 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