{"id":2942,"date":"2009-10-13T00:00:00","date_gmt":"2009-10-13T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2009\/10\/italian-nuova-task-force-usa-per-intervenire-in-america-latina\/"},"modified":"2009-10-13T00:00:00","modified_gmt":"2009-10-13T00:00:00","slug":"italian-nuova-task-force-usa-per-intervenire-in-america-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2009\/10\/italian-nuova-task-force-usa-per-intervenire-in-america-latina\/","title":{"rendered":"(ITALIAN)  NUOVA TASK FORCE USA PER INTERVENIRE IN AMERICA LATINA"},"content":{"rendered":"<p>Negli stessi giorni in cui &egrave; stata ufficializzata l&rsquo;assegnazione del premio Nobel per la pace al presidente Barack Obama, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha annunciato la costituzione di una nuova e potentissima task force aeronavale destinata a presidiare i mari del contiente latinoamericano. <\/p>\n<p>Si tratta del Carrier Strike Group CSG 1 e il suo comando operativo sar&agrave; attivato a San Diego (California). Come dichiarato dal Comando della III Flotta dell&rsquo;US Navy che ne coordiner&agrave; gli interventi, &ldquo;il CSG 1 sosterr&agrave; la strategia marittima nazionale, aiuter&agrave; nella promozione delle partnership regionali, far&agrave; da detterente alle crisi, proietter&agrave; la potenza militare USA, promuover&agrave; la sicurezza navale e fornir&agrave; assistenza in caso di disastri naturali all&rsquo;interno di una vastissima area di operazioni dell&rsquo;Oceano Pacifico&rdquo;. <\/p>\n<p>La prima missione della forza aeronavale prender&agrave; il via nella primavera del 2010 e si realizzer&agrave; &ldquo;nelle acque del Sud America&rdquo;. <\/p>\n<p>Imponente la potenza di fuoco del nuovo strumento di intervento militare statunitense. Al Carrier Strike Group saranno assegnati una portaerei a propulsione nucleare, cinque fregate e due incrociatori lanciamissili, un centinaio tra cacciaintercettori, aerei a decollo verticale ed elicotteri, pi&ugrave; alcune navi appoggio e di trasporto gasolio e munizioni. La nave ammiraglia sar&agrave; la USS Carl Vinson (CVN 70), portaerei della classe &ldquo;Nimitz&rdquo;, 103.000 tonnellate di stazza e una lunghezza di 332 metri , dotata di due reattori atomici della potenza di 194 Mw. <\/p>\n<p>Armata con sistemi missilistici Mk 57 &ldquo;Sea Sparrow&rdquo;, nel 2005 la Carl Vinson ha operato per sei mesi nel Golfo Persico appoggiando le operazioni di guerra in Iraq. Successivamente la portaerei &egrave; stata sottoposta a complessi lavori di manutenzione presso i cantieri navali di Newport (Virginia), di propriet&agrave; della Northrop Grumman, il gigante del complesso militare industriale USA che ha prodotto i velivoli senza pilota Global Hawk che stanno per giungere nella base siciliana di Sigonella. <\/p>\n<p>I lavori alla Carl Vinson, completati qualche mese, hanno permesso la &ldquo;modernizzazione dei sistemi di combattimento e delle capacit&agrave; operative dei velivoli trasportati&rdquo; e il &ldquo;rifornimento degli impianti di propulsione nucleare necessario a prolungarne il funzionamento per altri 25 anni&rdquo;. Il gruppo aereo che sar&agrave; trasferito a bordo della porterei sar&agrave; il Carrier Air Wing Seventeen (CVW-17), con base a Oceana (Virginia), sino al giugno 2008 operativo dalla portaerei USS George Washington. <\/p>\n<p>Il CVW &egrave; composto da cinque squadroni dotati di caccia F\/A-18E &ldquo;Super Hornet&rdquo; ed elicotteri per la guerra aeronavale ed elettronica, l&rsquo;intercettazione e la distruzione di unit&agrave; di superficie, sottomarini, aerei e sistemi missilistici nemici. Le capacit&agrave; belliche del gruppo di volo sono state ripetutamente utilizzate dal Pentagono in occasione della prima e della seconda Guerra del Golfo e, pi&ugrave; recentemente, nel novembre 2007, durante la sciagurata controffensiva&nbsp; alleata a Fallujah (Iraq), quando furono eseguite sino a quaranta missioni di bombardamento al giorno. <\/p>\n<p>Della nuova task force aeronavale faranno pure parte il Destroyer Squadron &#8211; DESRON 1, costituito da cinque fregate della classe &ldquo;Oliver Hazard Perry&rdquo; (tutte dotate di cannoni Oto Melara 76mm\/62 e Phalanx CIWS, lanciatori per missili &ldquo;SM-1MR&rdquo; ed &ldquo;Harpoon&rdquo; ed elicotteri &ldquo;SH-60 Seahawk Lamps III&rdquo;) e dagli incrociatori USS Bunker Hill e Lake Champlian della classe &ldquo;Ticonderoga&rdquo;, equipaggiati con sistemi missilistici a lancio verticale &ldquo;Mk. 41 VLS&rdquo;, missili RGM-84 &ldquo;Harpoon&rdquo; e &ldquo;BGM-109 Tomahawk&rdquo;, quest&rsquo;ultimi a doppia capacit&agrave;, convenzionale e nucleare. <\/p>\n<p>Il Bunker Hill ha partecipato nel gennaio 2007 alle operazioni di bombardamento USA in Somalia in contemporanea all&rsquo;invasione del paese da parte delle forze armate etiopi. <\/p>\n<p>La proiezione della forza aeronavale nell&rsquo;intero continente esalter&agrave; ulteriormente il ruolo assunto dall&rsquo;US Southern Command&nbsp; &#8211; SOUTHCOM (il Comando Sud delle forze armate USA con sede in Florida), nella pianificazione della strategia politica e militare degli Stati Uniti verso l&rsquo;America latina. Il Comando, in particolare, ha pubblicato nel 2007 un documento dal significativo titolo &ldquo;US Southern Command &#8211; Strategy 2016 Partnership for the America&rdquo;, in cui si delineano le ragioni e gli obiettivi della presenza militare statunitense nell&rsquo;area per il prossimo decennio. <\/p>\n<p>Come evidenziato da Gabriel Tokatlian, docente di Relazioni Internazionali dell&rsquo;Universit&agrave; San Andr&eacute;s di Buenos Aires, si tratta del &ldquo;piano strategico pi&ugrave; ambizioso per la regione che sia mai stato concepito da diversi anni a questa parte da un&rsquo;agenzia ufficiale statunitense&rdquo;. Nelle pagine del report, SOUTHCOM si erge ad organizzazione leader, tra quelle esistenti negli Stati Uniti d&rsquo;America, per assicurare &ldquo;la sicurezza, la stabilit&agrave; e la prosperit&agrave; di tutta l&rsquo;America&rdquo;. <\/p>\n<p>Ampio il ventaglio degli obiettivi strategici da conseguire entro il 2016: tra essi, una &ldquo;migliore definizione del ruolo del Dipartimento della Difesa nei processi di sviluppo politico e socioeconomico del continente&rdquo;; la &ldquo;negoziazione di accordi di sicurezza in tutto l&rsquo;emisfero&rdquo;; l&rsquo;&ldquo;attribuzione a nuovi paesi della regione dello status di alleato extra-NATO&rdquo; (oggi lo &egrave; la sola Argentina); la &ldquo;creazione e l&rsquo;appoggio di coalizioni per eseguire operazioni di pace a livello regionale e mondiale&rdquo;; l&rsquo;identificazione di &ldquo;nazioni alternative disponibili ad accettare immigrati&rdquo; e &ldquo;stabilire relazioni per affrontare il problema delle migrazioni di massa&rdquo;. <\/p>\n<p>L&rsquo;US Southern Command punta inoltre a sviluppare programmi continentali di &ldquo;addestramento nel campo della sicurezza interna&rdquo;; sostenere l&rsquo;iniziativa di un &ldquo;battaglione congiunto delle forze armate centroamericane per realizzare operazioni di stabilizzazione&rdquo;; incrementare il numero delle cosiddette &ldquo;localit&agrave; di sicurezza cooperativa&rdquo; (si tratta di basi di rapido dispiegamento come quelle recentemente concesse alle forze armate USA dal governo colombiano di Alvaro Uribe). <\/p>\n<p>In vista della riaffermazione egemonica delle forze armate USA in quello che da sempre viene considerato il &ldquo;cortile di casa&rdquo;, l&rsquo;1 luglio 2008 &egrave; tornata ad essere operativa la IV Flotta dell&rsquo;US Navy, disattivata dal Pentagono nel 1950. <\/p>\n<p>Il quartier generale della IV Flotta &egrave; stato emblematicamente stabilito presso la stazione navale di Mayport, Florida, sede dell&rsquo;US Southern Command, e il comando diretto della flotta &egrave; stato attribuito al comandante in capo dell&rsquo;US Naval Forces Southern Command (NAVSO), la componente navale di SOUTHCOM. &ldquo; La IV Flotta opera di concerto con le componenti navali, sottomarine ed aree, le forze di coalizione e le Joint Task Forces di SOUTHCOM in una vastissima aerea geografica comprendente i Caraibi, il Centroamerica e il Sud America&rdquo;, spiega Washington. <\/p>\n<p>&ldquo;Con lo scopo di rafforzare l&rsquo;amicizia e la partnership con i paesi della regione, la IV Flotta supporta direttamente la Strategia Marittima USA, conducendo principalmente le missioni di appoggio alle operazioni di peacekeeping, l&rsquo;assistenza medica ed umanitaria, il pronto intervento in caso di disastri, la realizzazione di esercitazioni marittime d&rsquo;interdizione e di addestramento militare bilaterale e multinazionale, l&rsquo;azione anti-droga, la lotta al terrorismo internazionale e al traffico di persone&rdquo;. <\/p>\n<p>A conferma dell&rsquo;obiettivo di &ldquo;militarizzare&rdquo; ogni aspetto civile, sociale e di &ldquo;cooperazione&rdquo;, si puntualizza che per la pianificazione e l&rsquo;esecuzione delle proprie missioni, la IV Flotta operer&agrave; &ldquo;accanto alle organizzazioni non governative, alle agenzie che rappresentano le nazioni partner e alle organizzazioni internazionali&rdquo;. <\/p>\n<p>La riproposizione della politica delle cannoniere in Sud America e nei Caraibi risponde alla necessit&agrave; di rafforzare il presidio delle rotte commerciali regionali, fondamentali per l&rsquo;economia statunitense, e di protezione dell&rsquo;accesso e del controllo delle grandi corporation sulle incomparabili risorse energetiche, minerarie ed idriche del continente. <\/p>\n<p>Il Pentagono non nasconde inoltre che le task force navali siano state costituite come forma di pressione politico-militare contro i governi pi&ugrave; o meno progressisti che guidano ormai buona parte dei paesi del continente americano. <\/p>\n<p>La IV Flotta &egrave; risorta nel momento in cui si sono consolidate istanze di coordinamento politico, sociale ed economico regionale come Unasur, il Mercosur e l&rsquo;Alba, ed &egrave; stato costituito il Consiglio di Difesa sud-americano, un organo di cooperazione tra le Forze Armate del continente che, tra ambiguit&agrave; di fondo e latenti divisioni interne, ha tuttavia escluso la presenza statunitense. <\/p>\n<p>Come successo in Africa con la costituzione del nuovo comando delle forze armate USA che sovrintende a tutte le operazioni nel continente (AFRICOM), i processi di militarizzazione dell&rsquo;America latina sono stati accelerati per rispondere alla penetrazione economica e finanziaria della Cina. L&rsquo;intercambio bilaterale del gigante asiatico con il continente ha raggiunto nel 2007 la ragguardevole cifra di 100 miliardi di dollari. <\/p>\n<p>Dall&rsquo;aprile del 2009 la Cina &egrave; divenuta la principale partner commerciale del Brasile, il paese sudamericano con il tasso di crescita pi&ugrave; rilevante, scavalcando nettamente gli USA. La Cina si sta affermando inoltre come il principale mercato di esportazione del Cile, il secondo di Argentina, Per&ugrave;, Costa Rica e Cuba, il terzo di Venezuela e Uruguay. <\/p>\n<p>I settori d&rsquo;intervento sono molteplici: innanzitutto quello petrolifero (Pechino ha assicurato un prestito per 10 miliardi di dollari all&rsquo;impresa petrolifera brasiliana Petrobras ed ha investito diverse centinaia di milioni di dollari nei giacimenti di Caracoles e dell&rsquo;Orinoco in Venezuela e di Talara in Per&ugrave;); il minerario (zinco in Per&ugrave;, ferro in Brasile, rame in Cile); l&rsquo;industria agroalimentare (Argentina), meccanica ed elettronica (ancora Brasile, Per&ugrave;, Uruguay e Cuba). <\/p>\n<p>Durante il primo anno di vita della Zona Franca di Nueva Palmira, sul Rio Uruguay, dove sono convogliate alcune produzioni agricole e forestali di Argentina, Brasile meridionale e Paraguay, la Cina compare come maggiore paese di destinazione finale delle merci (oltre 560.000 tonnellate, il 31% del totale, in buona parte soia e cellulosa). <\/p>\n<p>Tra i prodotti di alta tecnologia esportati al continente latinoamericano, ci sono pure i sistemi di tele-sorveglianza dei centri urbani. Il governo frenteamplista uruguaiano ha affidato alla ZTE Corporation di Pechino una commessa di 12 milioni di dollari per la fornitura di telecamere a circuito chiuso da installare in porti, aeroporti, piazze e strade del paese sudamericano. <\/p>\n<p>Tra coloro che manifestano maggiore preoccupazione per l&rsquo;avanzata economico-finanziaria cinese in America latina ci sono i manager dell&rsquo;industria bellica statunitense. Sulla nota rivista del settore Air &amp; Space Power Journal, nel novembre del 2006 &egrave; apparso un lungo articolo dedicato alla presenza del colosso asiatico in America latina, la cui pericolosa conseguenza sar&agrave; &ldquo;la trasformazione dei porti del Pacifico&rdquo; e il &ldquo;cambiamento nella struttura economica con la perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero&rdquo;. <\/p>\n<p>Ergo, gli estensori ribadivano il &ldquo;diritto e il dovere&rdquo; degli Stati Uniti di &ldquo;vigilare sulle modalit&agrave; con cui questo intervento si ripercuote nella salute pubblica, sociale ed economica dell&rsquo;emisfero occidentale&rdquo;. Roger Noriega, ex segretario di Stato per gli Affari dell&rsquo;Emisfero Occidentale, ha dichiarato di fronte al Congresso che &ldquo;gli Stati Uniti continueranno ad osservare da vicino la strategia cinese di avvicinamento all&rsquo;America latina, in modo da assicurare che essa sia compatibile con il progresso registrato nella regione nell&rsquo;affermazione della democrazia rappresentativa. Un progresso duramente guadagnato&hellip;&rdquo;. <\/p>\n<p>Ulteriore elemento di preoccupazione per Washington, gli accordi di cooperazione nel settore militare sottoscritti dalla Cina con paesi della regione, in particolare quello che ha visto l&rsquo;invio di personale militare venezuelano in Asia per la formazione nella gestione dei satelliti di telecomunicazione. Motivo di allarme tra gli strateghi statunitensi anche la crescente presenza di societ&agrave; della Cina nei porti di Balboa e Cristobal, nel Canale di Panama. <\/p>\n<p>&ldquo;Queste compagnie sono controllate da cinesi comunisti che hanno ottenuto un bastione nel Canale senza sparare un solo colpo, cosa che invece &egrave; costata lunghi sforzi al nostro paese&rdquo;, ha dichiarato qualche tempo fa il portavoce del Comando SOUTHCOM. Attraverso il Canale di Panama transita attualmente il 5% del commercio globale e pi&ugrave; dei due terzi delle imbarcazioni sono dirette a porti degli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Un&rsquo;importanza economica destinata a crescere ulteriormente adesso che hanno preso il via i lavori di ampliamento del sistema di chiuse per consentire il transito a navi fino a 366 metri di lunghezza e 50 di larghezza, capaci di trasportare fino a dodicimila container, o alle petroliere in grado di stivare sino ad un milione di barili di greggio. I lavori nel Canale di Panama saranno completati entro il 2014 e costeranno pi&ugrave; di 5,25 miliardi di dollari. Ad aggiudicarsi una porta sostanziale delle commesse un consorzio guidato dall&rsquo;italiana Impregilo. <\/p>\n<p>Proprio nel Canale di Panama, meno di un mese fa si &egrave; tenuta una mega-esercitazione aeronavale (PANAMAX 2009) promossa dall&rsquo;US Southern Command. &ldquo;Un&rsquo;esercitazione insostituibile per continuare ad assicurare la difesa di questo corridoio strategico e prevenire un ampio spettro di possibili minacce, inclusi gli atti terroristici&rdquo;, ha dichiarato il colonnello Michael Feil, comandante di US Army South e direttore delle operazioni aereonavali nel Canale. <\/p>\n<p>&ldquo;Le organizzazioni terroristiche transnazionali hanno come obiettivo quello di influenzare i paesi e convincerli ad opporsi alla partnership con gli Stati Uniti d&rsquo;America. Attaccando il Canale di Panama essi colpiranno i beni che vi transitano e incoraggeranno i paesi ad ascoltarli&rdquo;. &ldquo;PANAMAX tiene insieme i paesi che sono d&rsquo;accordo a sostenere lo sforzo per la sicurezza del Canale&rdquo;, ha concluso il colonnello Feil. &ldquo;I paesi partecipanti ne riconoscono il ruolo e l&rsquo;importanza nel mantenere gli standard di vita e l&rsquo;economia dei popoli della regione&rdquo;. <\/p>\n<p>All&rsquo;importante esercitazione hanno partecipato 4.500 militari, 30 navi da guerra e decine di cacciabombardieri di Stati Uniti e venti nazioni straniere (Argentina, Belize, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Nicaragua, Olanda, Panama, Paraguay, Per&ugrave;, Repubblica Dominicana ed Uruguay). PANAMAX &egrave; stata l&rsquo;occasione perch&eacute; la IV Flotta USA potenziasse sul campo capacit&agrave; e funzioni, sperimentando tecniche d&rsquo;intervento contro la pirateria navale e l&rsquo;uso di velivoli senza pilota UAV. <\/p>\n<p>A conclusione di PANAMAX 2009, la IV Flotta ha ottenuto la pre-certificazione di Maritime Operations Center (MOC), il &ldquo;congiunto di flessibilit&agrave; e prontezza operativa&rdquo;, necessari secondo la US Navy , per il &ldquo;controllo delle missioni navali a livello bellico, d&rsquo;intelligence, logistico e del settore delle telecomunicazioni&rdquo;. &ldquo; La IV Flotta &ndash; spiega SOUTHCOM &#8211; pu&ograve; condurre da oggi l&rsquo;intero spettro delle operazioni di sicurezza marittima in appoggio agli obiettivi USA di cooperazione che promuovono la costruzione di alleanze e impediscono i tentativi di aggressione&rdquo;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli stessi giorni in cui &egrave; stata ufficializzata l&rsquo;assegnazione del premio Nobel per la pace al presidente Barack Obama, il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha annunciato la costituzione di una nuova e potentissima task force aeronavale destinata a presidiare i mari del contiente latinoamericano. 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