{"id":3239,"date":"2009-12-11T00:00:00","date_gmt":"2009-12-11T00:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/2009\/12\/italian-gandhi-nel-xxi-secolo\/"},"modified":"2009-12-11T00:00:00","modified_gmt":"2009-12-11T00:00:00","slug":"italian-gandhi-nel-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2009\/12\/italian-gandhi-nel-xxi-secolo\/","title":{"rendered":"(ITALIAN)  GANDHI NEL XXI SECOLO"},"content":{"rendered":"<p><em>The Second Fred Blum Memorial Lecture<br \/><\/em><\/p>\n<p>Se dovessi riassumere Gandhi in una sola (sua) espressione, direi che impegn&ograve; la sua vita<\/p>\n<p><em>&ldquo;per crescere di verit&agrave; in verit&agrave;&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p>In altre parole, egli disse che come essere umano aveva solo percezioni parziali della realt&agrave; ultima, ossia della verit&agrave; su qualunque cosa, e la vita consiste nel nostro costante ergerci al di sopra dei nostri limiti e pregiudizi, esponendoci agli altri, e &ndash; cos&igrave; facendo &ndash; &ldquo;crescendo di verit&agrave; in verit&agrave;&rdquo;. Di fatto penso che ci&ograve; riassuma la vita del Mahatma e, secondo me, anche quella di Fred Blum.<\/p>\n<p>Ora, che cosa si pu&ograve; dire del Mahatma nel XXI secolo? Penso che il modo migliore di affrontare l&rsquo;argomento sarebbe chiedersi quali sono le questioni importanti con le quali cominci&ograve; il XX secolo e che ancora ci perseguiteranno per il prossimo secolo, se non di pi&ugrave;. Delle tante tematiche alle quali ho pensato, direi che quattro sono cruciali:<\/p>\n<p>1. Scontro di culture e di civilt&agrave;<\/p>\n<p>2. Ruolo della religione nella vita pubblica<\/p>\n<p>3. Esiste un&rsquo;alternativa alla violenza?<\/p>\n<p>4. C&rsquo;&egrave; spazio per l&rsquo;integrit&agrave; personale?<\/p>\n<p>Scontro di culture e civilt&agrave;<\/p>\n<p>Grazie alla globalizzazione, culture e civilt&agrave; diverse vengono a contatto. Cos&igrave; facendo, s&rsquo;imbattono in incomprensioni e fraintendimenti. Che cosa possiamo fare? Bench&eacute; molti dicano inevitabile uno scontro, Gandhi dava una risposta di tipo diverso. Quando si verifico l&rsquo; &ldquo;11 settembre&rdquo; nel 2001, molti dissero che era dovuto a uno scontro di civilt&agrave;, e quanto &egrave; successo in seguito ha continuato a confermarlo. E perci&ograve;, secondo loro, il massimo in cui sperare &egrave; di gestire il mondo al meglio, attenendoci ai nostri valori, tenendo a bada i nemici, e cercando di far s&igrave; che il mondo resti ragionevolmente stabile ma essendo preparati agli scontri che si verificheranno di tanto in tanto.<\/p>\n<p>Le argomentazioni di Gandhi erano:<\/p>\n<p>(a)nessun tipo di scontro &egrave; inevitabile;<\/p>\n<p>(b)credendo che lo siano, si demonizza l&rsquo;avversario facendone un mostro disumano.<\/p>\n<p>Cos&igrave; lo si pone al di fuori della comunit&agrave; umana e, avendolo disumanizzato, si pensa di poterne fare qualsiasi cosa perch&eacute; &ldquo;non &egrave; un essere umano&rdquo;. E quindi lo si pu&ograve; eliminare in una sorta di caccia. Molti paesi del Medio Oriente acquisiscono &ldquo;punti di merito&rdquo; per ogni individuo che riescono ad arrestare o uccidere, purch&eacute; sia descritto come &ldquo;sostenitore dei terroristi di Al Qaida&rdquo;. In altri termini, una volta che si disumanizzino le persone s&rsquo;inizia a disumanizzare se stessi, pensando che sia l&rsquo;unico modo di trattarle; e cos&igrave; le inibizioni e gli scrupoli morali che normalmente governano la propria vita sembrano sparire.<\/p>\n<p>Penso che questo tipo di analisi di Gandhi si sia mostrata vera, perch&eacute; se si osserva come il presidente Bush parla di Al Qaida, e come a sua volta Osama bin Laden parla degli americani, c&rsquo;&egrave; piena simmetria. Osama dir&agrave; &ldquo;La vostra societ&agrave; capitalista americana in Occidente &egrave; un asse del male, siete dei degenerati&rdquo;; e Bush ribalter&agrave; l&rsquo;accusa. Osama dir&agrave;: &ldquo;Nessuno di voi &egrave; innocente perch&eacute; siete tutti complici nella colpa e per il danno che ci state infliggendo&rdquo; E Bush analogamente: &ldquo;O siete con noi o contro di noi&rdquo;.<\/p>\n<p>Gandhi non si stanc&ograve; di dire &ndash; nelle sue lotte contro il razzismo in Sud Africa, per i reietti in India o contro i britannici &ndash; che scopriva sempre pi&ugrave; come si diventa &ldquo;l&rsquo;immagine speculare&rdquo; del proprio nemico. Sicch&eacute; si tratta di una situazione senza vincitori. Cercando di sconfiggere un nemico, si sconfigge qualcosa di molto vitale in se stessi. Allora la risposta di Gandhi era che ci&ograve; che ci serve &egrave; il dialogo fra le culture, tentare di capirsi e intanto accorgersi che gli altri esseri umani non sono &ldquo;altri&rdquo; o estranei o nemici bens&igrave; essi sono &ldquo;noi&rdquo; in forma diversa, con i quali condividiamo una stessa comunit&agrave;.<\/p>\n<p>Facile da dirsi, e voglio esplorare la specificit&agrave; del tipo di dialogo in corso in questo e altri forum &ndash; dove si parla semplicemente in modo per lo pi&ugrave; garbato, cortese: io vi ascolto, voi mi ascoltate &ndash; e ce ne torniamo a casa proprio uguali a prima! Il Mahatma dice che questo &egrave; disonesto; non &egrave; un dialogo &ndash;semplicemente una serie di monologhi. Ci riteniamo l&rsquo;un l&rsquo;altro &ldquo;un tipo o una ragazza simpatici&rdquo; e non affrontiamo mai criticamente le rispettive convinzioni. La preoccupazione del Mahatma era quella che ho gi&agrave; ricordato &ndash; &ldquo;andare di verit&agrave; in verit&agrave;&rdquo;. Gandhi diceva che &egrave; importante il vero dialogo perch&eacute;<\/p>\n<p>(a)voglio sapere &ldquo;che cosa ti appassiona&rdquo; &ndash; qual &egrave; il tuo modo di pensare dal quale osservi il mondo esterno? e<\/p>\n<p>(b) che cosa posso imparare da te?<\/p>\n<p>Il vero dialogo sboccia dal desiderio di crescere, di espandere il proprio universo, di arricchirsi. Il che porta alla domanda successiva: perch&eacute; vuoi arricchirti? Da dove viene quel desiderio? E Gandhi dice che viene dal riconoscere i tuoi limiti. In altre parole, l&rsquo;auto-critica &egrave; il fondamento di un dialogo. Io, riflettendo su me stesso, trovo certi limiti, nella mia cultura, dentro di me. Voglio quindi aprirmi ad altri e vedere quali cose hanno da dirmi, incorporarle nei miei modi di pensare e, in questo processo, crescere.<\/p>\n<p>Ecco un esempio di questo tipo di impegno creativo e critico di cui parlava il Mahatma: per tutta la vita osserv&ograve; la propria civilt&agrave; rimanendo molto impressionato dal fatto che di tutte le civilt&agrave;, quelle hindu, buddhista e jain erano le massime assertrici della nonviolenza, l&rsquo; ahimsa. Cos&igrave; dalla propria civilt&agrave; prese alcuni concetti della nonviolenza. <\/p>\n<p>Ma, riflettendo, si accorse che quest&rsquo;idea &egrave; negativa perch&eacute; passiva: la nonviolenza per l&rsquo;indiano vuol dire non fare male a nessuno. Non significa andare verso gli altri e aiutarli e perci&ograve; &egrave; passiva. Non ha lo spirito attivo del servizio sociale e dell&rsquo;amore. Allora Gandhi si rivolge al cristianesimo, una religione che conobbe molto da vicino nei circa ventun&rsquo;anni che pass&ograve; in Sud Africa. Da essa trasse il concetto di caritas o amore; amore attivo. Cos&igrave; assume dagli hindu il concetto di nonviolenza, lo combina con quello cristiano di caritas pervenendo all&rsquo;idea di &ldquo;servizio attivo per amore degli esseri umani&rdquo;. <\/p>\n<p>Ma poi, riflettendo ancora, &egrave; lievemente insoddisfatto del concetto cristiano d&rsquo;amore in quanto &egrave; emotivo, mentre stava cercando un genere d&rsquo;amore che non comporti disturbi emotivi interiori. E si rivolge nuovamente al concetto hindu di &ldquo;non-attaccamento&rdquo; &ndash; arrivando all&rsquo;idea di &ldquo;impegno distaccato ma attivo nel mondo, nello spirito dell&rsquo;amore per i vostri fratelli esseri umani&rdquo;. Come si vede, ecco un uomo che elabora liberamente concetti tratti da diverse religioni. In aggiunta a questo ci sono i suoi digiuni, che possono essere nati solo da una tensione creativa fra le due tradizioni. Questo &egrave; quindi ci&ograve; che intendeva Gandhi quando parlava di dialogo fra le civilt&agrave;.<\/p>\n<p>&ldquo;E questo significa&rdquo; diceva Gandhi &ldquo;che poich&eacute; altre civilt&agrave; sono le mie interlocutrici, esse sono le mie fonti d&rsquo;ispirazione. Faccio loro i miei auguri, desidero che prosperino&rdquo;.<\/p>\n<p>In questo modo il dialogo si traduce quindi in una simpatia universale per svariati punti di vista e in un desiderio di vederli crescere e prosperare.<\/p>\n<p>Il ruolo della religione nella vita pubblica<\/p>\n<p>Seconda domanda: qual &egrave; il ruolo della religione nella vita pubblica? Ebbene, molti di noi si spaventano quando la religione viene introdotta nella vita pubblica! Sappiamo che cosa succede &ndash; pu&ograve; condurre o all&rsquo;ayatollah Khomeini, o al BJP in India, o agli evangelici negli USA quando tentarono di convincere Reagan ad attaccare il cosiddetto impero del male dell&rsquo;Unione Sovietica, ecc. La religione spaventa. Perci&ograve; l&rsquo;impulso dei liberal &egrave; di dire &ldquo;per favore tenetela fuori della politica&rdquo;. Ogni volta che si vede un personaggio religioso o si sente un&rsquo;asserzione religiosa essi dicono: &ldquo;Va benissimo vivere secondo quel dettame, ma non lo si porti nell&rsquo;arena politica, perch&eacute; si desteranno passioni ataviche, si porranno esigenze assolutiste siccome la religione si esprime in termini di emozioni assolute, come appunto gli evangelici. <\/p>\n<p>Questo non &egrave; il modo di fare della politica, che riguarda il compromesso, ci&ograve; che si pu&ograve; negoziare, che si pu&ograve; discutere per giungere a un accordo&rdquo;. In questo caso, la difficolt&agrave; consiste nel fatto che per le persone religiose la religione non pu&ograve; essere limitata solo alla sfera privata. Non la si intende solo nel permettere la contemplazione tra voi e l&rsquo;Onnipotente: la religione &egrave; una questione di valori ritenuti fondamentali. Voi volete vivere secondo quei valori, essi vi plasmano e pertanto plasmano la vita pubblica. <\/p>\n<p>Perci&ograve; la religione semplicemente non si pu&ograve; escludere dalla vita pubblica. Ma al tempo stesso, la religione pu&ograve; valicare un limite divenendo religione &lsquo;di stato&rsquo;: allora lo stato comincia a far valere certi valori religiosi &ndash; com&rsquo;&egrave; accaduto in Iran, Afghanistan e molti altri luoghi. Quindi la domanda per noi &ndash; e la risposta che cerco dal Mahatma &ndash; &egrave;: com&rsquo;&egrave; possibile riconoscere la religione come fattore significativo nella vita pubblica e personale del religioso, ma nel contempo impedirle di fagocitare lo stato diventando autoritaria e illiberale?<\/p>\n<p>Credo che qui Gandhi avesse qualcosa d&rsquo;importante da dire. Primo, che la religione ha un posto centrale nella vita pubblica, ma non dovrebbe aver nulla a che fare con lo stato. In altri termini, nel pensiero religioso di Gandhi &egrave; centrale la distinzione fra l&rsquo;ambito pubblico e le istituzioni dello stato. Sicch&eacute;, la religione ha un posto legittimo nella vita pubblica, ma le istituzioni dello stato non dovrebbero avere nulla a che fare con essa; dovrebbero essere laiche. Gandhi, per esempio, sorprese molti opponendosi al finanziamento statale delle scuole o delle organizzazioni religiose, non essendo questo un compito dello stato. Qualunque forma di organizzazione religiosa che non sia in grado di essere sostenuta dai propri membri &egrave; morta. Se credete veramente in una religione, trovate i fondi per mantenerla viva. Quindi la sua prima argomentazione importante era che ci serve uno stato laico, con la religione che svolge un ruolo importante nella vita pubblica.<\/p>\n<p>La seconda cosa importante che diceva &egrave; che si deve riconoscere che nessuna religione &egrave; perfetta &ndash; cos&igrave; come nessun paese &egrave; perfetto. A tale proposito sorgono questioni molto complesse, nelle quali non possiamo addentrarci in questa sede, nei casi in cui le religioni pretendano di essere &lsquo;rivelate&rsquo; direttamente dall&rsquo;Onnipotente &ndash; per esempio Allah che detta il Corano, Ges&ugrave; come Figlio di Dio. Queste religioni si riterrebbero &lsquo;perfette&rsquo;, e avrebbero un bell&rsquo;osso duro da mordere con il Mahatma quando disse che per definizione nessuna religione pu&ograve; essere perfetta. La sua argomentazione procedeva all&rsquo;incirca cos&igrave;: Dio &egrave; infinito; la mente umana finita non pu&ograve; captare l&rsquo;infinito; perci&ograve; tutte le nostre percezioni sono intrinsecamente limitate. Se anche ci fosse una rivelazione diretta, verrebbe trasmessa in linguaggio umano, con tutte le sue limitazioni, a un essere umano, uno specifico, che sia profeta o altro, il quale ha i suoi propri limiti e pertanto Gandhi sostiene che ogni religione percepisce una visione particolare della vita umana. Quella &egrave; la sua forza; ma in quanto esclude altre visioni, questo &egrave; anche il suo limite. Perci&ograve; ogni religione beneficia di un dialogo critico e sistematico con Dio e con le altre religioni. Questa &egrave; la ragione per cui la vostra comprensione di altre religioni, della realt&agrave; ultima di Dio, si approfondisce quando vi impegnate con altre religioni nel cercare di vedere come esse percepiscano l&rsquo;infinito.<\/p>\n<p>Gandhi soleva citare spesso il famoso esempio della tradizione jainista dei molti ciechi che cercano di descrivere un elefante. Uno ne tasta la proboscide e dice che Dio &egrave; qualcosa di simile a questa, un altro ne abbraccia una zampa e dice che un elefante &egrave; come un castello &ndash; e cos&igrave; via. Per Gandhi ciascuno ne capta qualcosa, ma di limitato. Anche se descrivessimo un evento al quale tutti noi abbiamo assistito, lo descriveremmo in modo diverso secondo le rispettive prospettive &ndash; e come potrebbe essere altrimenti in relazione all&rsquo;infinito e a Dio?<\/p>\n<p>Perci&ograve; l&rsquo;atteggiamento appropriato di una religione verso un&rsquo;altra non &egrave; di cercare di convertire le persone, ma piuttosto di entrare in un dialogo critico, cosicch&eacute; ciascuna possa avvantaggiarsi dell&rsquo;altra. In questo modo si costruisce una fraternit&agrave; &ndash; una solidariet&agrave; di credenti in diverse religioni, anzich&eacute; ostilit&agrave;.<\/p>\n<p>L&rsquo;alternativa alla violenza<\/p>\n<p>Passiamo alla mia terza domanda: il Mahatma ha un&rsquo;alternativa alla violenza? Ovviamente egli era del tutto contrario alla violenza per principio &ndash; sebbene in pratica abbia tollerato di tanto in tanto atti di violenza sulla base del fatto che quando gli esseri umani sono disperati e pressati oltre una certa soglia, essi possono reagire, e questo &egrave; comprensibile anche se pu&ograve; non essere giustificato. Dobbiamo lottare contro l&rsquo;ingiustizia &ndash; su cui non ci pu&ograve; essere compromesso. Pertanto non si pu&ograve; essere pacifisti nel senso che non si bada allo stato del mondo. Le ingiustizie ci interpellano e si deve fare qualcosa. Ma la violenza &egrave; la risposta? Gandhi dice di no, perch&eacute; la violenza stessa &egrave; una forma d&rsquo;ingiustizia. Essa comporta inoltre rancore e non pu&ograve; creare nulla di durevole perch&eacute; lascer&agrave; sempre uno strascico di cattiva volont&agrave;. Perci&ograve;, mentre la violenza non &egrave; la risposta, si deve pur sempre lottare per la giustizia.<\/p>\n<p>L&rsquo;unica risposta &egrave; la discussione razionale. Ma Gandhi diceva che c&rsquo;&egrave; un&rsquo;altra importante lezione che aveva imparato nel corso della sua vita e cio&egrave; che la ragione ha i suoi limiti. Essa pu&ograve; condurci fino a un certo punto, ma quando il cuore &egrave; duro e rigido, come continuava a dire, la ragione non &egrave; pi&ugrave; sufficiente. Quel che serve &egrave; l&rsquo;unit&agrave; di intelletto e cuore. La ragione pu&ograve; solo fare appello all&rsquo;intelletto &ndash; dobbiamo trovare modi di attivare il cuore dell&rsquo;altro, la coscienza, il suo universo morale, in modo tale che sia disposto a riconoscervi come essere umano e a quel punto pu&ograve; cominciare a svilupparsi un discorso razionale. La ragione ha i suoi limiti e Gandhi diceva che talvolta si pu&ograve; trovare un gran razionalista che diventa un gran difensore della violenza. Per esempio: se non riesco a persuadere qualcuno, il razionalista direbbe: &ldquo;questi sono moralmente ottusi, non serve parlargli, non sono ragionevoli, non sono umani&rdquo; &ndash; e pertanto si trova una giustificazione razionale per impegnarsi nella violenza contro di loro. E l&rsquo;argomentazione di Gandhi era che la relazione fra ragione e violenza &egrave; molto pi&ugrave; stretta di quanto ci si renda conto.<\/p>\n<p>Allora, quali sono le alternative? Saprete del satyagraha &ndash; la &lsquo;chirurgia dell&rsquo;anima&rsquo;, ragione connessa con l&rsquo;intelletto e resistenza nonviolenta connessa col cuore. In altre parole, allorch&eacute; chi compie ingiustizia non riconosce la vittima come essere umano, le domande sono &ldquo;Come possiamo attivare la sua coscienza? Come possiamo fargli riconoscere che entrambi sono esseri umani e pertanto hanno determinati diritti?&rdquo; La risposta di Gandhi &egrave; che ciascuno di noi prenda su se stesso il peso dei peccati altrui e della sofferenza nonviolenta. Se prendiamo in considerazione il satyagraha, ossia il modo di impegnarci nella nonviolenza, esso consiste essenzialmente di tre metodi d&rsquo;azione, che si sono evoluti nel tempo:<\/p>\n<p>1. Non-cooperazione. La gente vede che esiste un regime malvagio, si rende conto della propria complicit&agrave; nel tenerlo in piedi, e rifiuta di cooperare con esso.<\/p>\n<p>2. Boicottaggio. Per esempio, il boicottaggio dei tessuti britannici a favore di quelli indiani filati in casa.<\/p>\n<p>3. Disobbedienza civile. Si infrange la legge perch&eacute; la nostra coscienza non ci permette di obbedire, e si accetta la sanzione senza cedere.<\/p>\n<p>E&rsquo; sorprendente come questo tipo di disobbedienza civile e di non-cooperazione stia tornando su larga scala nel XXI secolo. Sono stato coinvolto &ndash; non direttamente, ma con una partecipazione passiva &ndash; in molte discussioni in cui le domande vertevano sulla guerra in Iraq: pi&ugrave; di un milione di persone hanno protestato in Gran Bretagna, decine di milioni in tutto il mondo, anche i religiosi erano contrari&hellip; eppure la guerra &egrave; continuata. Che cosa avremmo potuto fare per fermarla? E se qualcosa del genere dovesse di nuovo accadere, che cosa dovremmo fare allora per impedirlo? Sempre di pi&ugrave; si comincia a dire che la disobbedienza civile potrebbe essere la risposta: non pagheremo le tasse, non coopereremo con voi. E se un milione di persone, invece di marciare avessero fatto cos&igrave;, che cosa sarebbe successo?<\/p>\n<p>La stessa cosa sta cominciando anche negli Stati Uniti. Un fine studioso gandhiano mio amico, il prof. Douglas Allen, titolare di filosofia all&rsquo;Universit&agrave; del Maine, pochi mesi fa ha organizzato con colleghi accademici e studenti una pacifica dimostrazione davanti all&rsquo;ufficio del senatore locale. Sono stati arrestati, processati e condannati a servizi utili alla comunit&agrave;. Douglas mi diceva che molti negli USA cominciano ad avere sempre pi&ugrave; l&rsquo;impressione che se dovesse incombere all&rsquo;orizzonte qualcosa di simile all&rsquo;Iraq, bisognerebbe salire al passo successivo nel livello d&rsquo;azione &ndash; appunto quello che faceva Gandhi. Penso che dovremmo domandarci se tali metodi impiegati da Gandhi siano i soli o se ce ne siano altri per attivare la coscienza dell&rsquo;avversario o far pressione sul governo quando tenta di far qualcosa che &egrave; ingiusto. Quali altri metodi si possono aggiungere a quelli gandhiani?<\/p>\n<p>Quand&rsquo;ero in Israele, non molto tempo fa, ho interrogato parecchi miei ospiti arabi sulla possibilit&agrave; di usare la nonviolenza contro gli israeliani, dato che reagiranno sempre alla violenza. Che cosa succederebbe, domandai, se doveste impegnarvi in una resistenza di tipo gandhiano &ndash; disobbedienza civile, non-cooperazione &ndash; dicendo agli israeliani che non nuocerete loro ma volete che si rimedi alle ingiustizie: &lsquo;se volete spararci, fatelo&rsquo;. <\/p>\n<p>Pensate che il governo israeliano ordinerebbe di uccidere un migliaio di persone o anche di pi&ugrave;? Se si fosse organizzato un tale movimento nonviolento sotto lo sguardo del mondo, chiss&agrave; quale successo avrebbe avuto? Il metodo gandhiano si pu&ograve; impiegare in situazioni complesse intrattabili, il che non vuol dire che riuscirebbe sempre. Per esempio, contro l&rsquo;URSS di Stalin o la Germania di Hitler, la nonviolenza non avrebbe probabilmente funzionato perch&eacute; non c&rsquo;erano testimoni in grado di riferirne al mondo. Ma il punto &egrave; che nel XXI secolo non siamo in quella situazione. Data la presenza di internet con accesso a quasi ogni parte del mondo, penso che il metodo gandhiano avrebbe grosse probabilit&agrave; di funzionare.<\/p>\n<p>Il posto per l&rsquo;integrit&agrave; personale<\/p>\n<p>Passiamo alla mia quarta domanda, se c&rsquo;&egrave; un posto per l&rsquo;integrit&agrave; personale. Abbiamo visto che i nostri valori sono in costante revisione alla luce delle esperienze che via via facciamo. Ma una volta che li abbiamo perfezionati e ne siamo ragionevolmente soddisfatti, diciamo allora usando le parole del teologo Lutero:<\/p>\n<p>&ldquo;Non posso fare altro. Questa &egrave; la mia vita, l&rsquo;insieme di valori su cui &egrave; costruita la mia vita, voglio vivere secondo essi&rdquo;.<\/p>\n<p>E il punto di vista di Gandhi era, &mdash; e questo penso sia un modo insolito di guardare a lui &mdash; che tali valori ci definiscono. Essi costituiscono la nostra verit&agrave;: la verit&agrave; della mia vita &egrave; la verit&agrave; dei valori in base ai quali voglio vivere. E perci&ograve; l&rsquo;integrit&agrave; per lui in sostanza vuol dire: come posso vivere secondo la mia verit&agrave;? Secondo la verit&agrave; come la vedo io, riconoscendo che andr&ograve; costantemente &lsquo;di verit&agrave; in verit&agrave;&rsquo;. <\/p>\n<p>Gandhi direbbe, per esempio, che sia il capitalismo sia il comunismo sono male, ma che non serve limitarsi a fare delle campagne contrarie &ndash; se sono un male, lo si nota nella nostra vita o no? Per esempio, egli considerava che il male del capitalismo stia nella bramosia di possesso, nell&rsquo;acquisizione di propriet&agrave; e cos&igrave; via. Pertanto non aveva propriet&agrave; private e quando mor&igrave; non lasci&ograve; che i suoi sandali, la sputacchiera e le sue tre scimmiette &ndash; niente assicurazione, scritti, royalty o diritti d&rsquo;autore &ndash; nulla. Un altro esempio era l&rsquo;intoccabilit&agrave; in India. Gandhi se ne lamentava, la combatteva, ma poi si chiese se la vivesse anche lui. <\/p>\n<p>E quindi and&ograve; a vivere fra gli intoccabili e adott&ograve; una figlia intoccabile. Essendo profondamente religioso, Gandhi credeva di doversi potere fidare in ultimo di Dio. E rifiutava perci&ograve; di avere qualsiasi tipo di sicurezza, nessuna guardia del corpo. E quando attentarono pi&ugrave; volte alla sua vita, e il governo indiano insistette perch&eacute; accettasse una protezione fisica, Gandhi disse:<\/p>\n<p>&ldquo;Il giorno che cercassi protezione fisica, preferirei piuttosto cessare di vivere&rdquo;.<\/p>\n<p>A un incontro di preghiera, quando qualcuno gett&ograve; una bomba e la folla cominci&ograve; a disperdersi, Gandhi se ne stette seduto immobile dicendo alla folla:<\/p>\n<p>&ldquo;Spaventati di una semplice bomba?&rdquo;<\/p>\n<p>e continu&ograve; a pregare. Questa era l&rsquo;integrit&agrave; di quell&rsquo;uomo. Cos&igrave; profonda che quando l&rsquo;India divenne indipendente non lo si vide pi&ugrave; dalle parti di New Delhi. Quando il primo ministro dell&rsquo;India disse che Gandhi avrebbe dovuto esserne il presidente in una posizione di potere, egli pens&ograve; fosse uno scherzo! E disse:<\/p>\n<p>&ldquo;Il mio posto &egrave; fra le vittime della violenza tra musulmani e hindu&rdquo;.<\/p>\n<p>Questa, credo, &egrave; la lezione che si pu&ograve; imparare dalla sua vita: integrit&agrave; personale; come quando disse,<\/p>\n<p>&ldquo;La mia vita &egrave; il mio messaggio&rdquo;<\/p>\n<p>Penso che la sua vita fosse decisamente un messaggio di assoluta, indefettibile integrit&agrave; personale:<\/p>\n<p>&ldquo;Questo &egrave; dove sto. Questo &egrave; come vivr&ograve;. E a meno che sia convinto di sbagliarmi (e potrei convincermene) cos&igrave; &egrave; come vivr&ograve;&rdquo;.<\/p>\n<p>Penso che i modi diversi in cui ho cercato di condurvi attraverso queste quattro domande stiano a dimostrare che il Mahatma non &egrave; disposto a sparire nel XXI secolo!<\/p>\n<p>_________________________<\/p>\n<p><em>Di origine indiana, il prof. Bhikhu Parek risiede da molti anni in Gran Bretagna dove ha insegnato in molte universit&agrave;. E&rsquo; noto come uno dei pi&ugrave; autorevoli interpreti del pensiero gandhiano e sostenitore della Gandhi Foundation di Londra (http:\/\/gandhifoundation.org).<\/p>\n<p>Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis<\/p>\n<p>Titolo originale: Gandhi in the 21st Century<\/em><br \/><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/gandhifoundation.org\/2009\/09\/02\/gandhi-in-the-21st-century-by-bhikhu-parekh\/\" >http:\/\/gandhifoundation.org\/2009\/09\/02\/gandhi-in-the-21st-century-by-bhikhu-parekh\/<\/a><br \/><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2009\/12\/gandhi-nel-xxi-secolo-bhikhu-parekh\/\" ><br \/>GO TO ORIGINAL &ndash; CENTRO STUDI SERENO REGIS<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Second Fred Blum Memorial Lecture Se dovessi riassumere Gandhi in una sola (sua) espressione, direi che impegn&ograve; la sua vita &ldquo;per crescere di verit&agrave; in verit&agrave;&rdquo;. 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