{"id":35958,"date":"2013-11-04T12:00:48","date_gmt":"2013-11-04T12:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=35958"},"modified":"2015-05-05T22:21:15","modified_gmt":"2015-05-05T21:21:15","slug":"italiano-qual-e-il-progresso-verso-lutopia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/11\/italiano-qual-e-il-progresso-verso-lutopia\/","title":{"rendered":"(Italiano) Qual \u00e8 il progresso verso l\u2019utopia?"},"content":{"rendered":"<p>Chi ha vissuto il cosiddetto \u201968 sa che a quei tempi si aveva la sensazione che la societ\u00e0 alternativa fosse dietro l\u2019angolo. Per molti bastava denunciare la insufficienza congenita delle istituzioni per farle crollare e cos\u00ec iniziare un mondo nuovo. Tra i pi\u00f9 politicizzati c\u2019era l\u2019idea che era giunto il momento della riscossa del proletariato dalla sua secolare subordinazione. Si poteva allora pensare di rifare tutto daccapo, dallo Stato alla scienza (alla quale si applic\u00f2, sembrava per la prima volta, la radicale critica marxiana).<\/p>\n<p>Nel passato il positivismo marxista aveva insegnato che non si pu\u00f2 cambiare la struttura sociale se non si \u00e8 cambiata la base economica. Occorreva quindi la rivoluzione dei due tempi: ora la rivoluzione; e poi, ottenuta la vittoria, la costruzione dell\u2019alternativa.<\/p>\n<p>Questa era una idea ingenua del conflitto; se non altro perch\u00e9 rimandava ai tempi lunghissimi quella che era la soddisfazione della motivazione di tutta la lotta. Durante il maggio francese lo si disse forte: basta con le \u201crivoluzioni dei pap\u00e0\u201d, quelle che impegnano tutto l\u2019oggi per un futuro quasi imperscrutabile.<\/p>\n<p>Quindi la novit\u00e0 globale aveva come segno pi\u00f9 immediato la ripresa dei rapporti umani nella loro totalit\u00e0, senza pi\u00f9 freni inibitori dati dalle istituzioni. Marcuse lo diceva: la societ\u00e0 del passato aveva imposto a ciascuno una repressione addizionale, rispetto a quella sufficiente per costruire la propria personalit\u00e0; questa aggiunta pesante serviva alla societ\u00e0 autoritaria e verticistica a fare marciare tutti senza far nascere problemi. Ora invece si trattava di liberare il potenziale umano delle masse per rivolgerlo a fini autonomi e per autogestirli. Tutto tornava a dipendere dal singolo, che si sentiva padrone di s\u00e9 e della storia. Perci\u00f2 per molti il \u201968 \u00e8 stato il tempo della libert\u00e0 di provare tutte le esperienze, dalla grossa moto (film \u201cEasy rider\u201d), alla auto magari di classe, alla libert\u00e0 sessuale, all\u2019LSD.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la nuova storia era da realizzare non da soli, ma con altri che mettevano la libert\u00e0 alla base della vita; assieme avrebbero potuto realizzare quella societ\u00e0 che nel passato era mancata completamente: non pi\u00f9 la oppressiva convivenza con infinite persone sconosciute soggette a un lavoro cieco, ma le libere aggregazioni delle persone che vivono rapporti di festa, oltre che del giusto lavoro.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, tutti i popoli che la societ\u00e0 occidentale aveva schiacciato (dai pellerossa ai villaggi comunitari russi) erano costituiti in comunit\u00e0. E nel Paese rivoluzionario per eccellenza, la Cina, le comunit\u00e0 agricole davano la educazione sociale ai giovani che poi si iscrivevano all\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma anche il rivoluzionario per eccellenza, Marx, che per qualche anno aveva fatto vita comunitaria e che proponeva il comunismo radicale tra tutti gli uomini, aveva detto chiaramente che il comunismo non era quello delle donne. Egli aveva fatto tesoro della esperienza del dopo rivoluzione francese; anche allora la gente aveva pensato che occorreva liberarsi di tutte le strutture oppressive; e, per immergersi nei rapporti di gruppo, aveva attraversato tutte le avventure, dal femminismo esasperato, al sesso libero, alla vita da jeunesse dor\u00e9e, alla vita in comunit\u00e0, alla ricerca dell\u2019Oriente. Marx avvertiva che il comunismo non doveva essere n\u00e9 infantile n\u00e9 utopico, ma strutturale; e per saperlo realizzare aveva costruito una struttura intellettuale che interpretava la storia. Ma nei fatti questa struttura era risultata appunto troppo ideologica e forzante.<\/p>\n<p>Ma allora, se i rapporti umani non erano tutto perch\u00e9 bisognava cambiare anche le strutture, ma anche le strutture dovevano essere affronate in modo nuovo, quale doveva essere il progresso? Forse quello di cambiare la propria civilt\u00e0? Cos\u00ec avevano fatto i Beatles, che andarono tra i primi in India, laddove si poteva ritrovava una societ\u00e0 primordiale ma spiritualmente avanzata.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, la spiritualit\u00e0. L\u2019uomo alla fin fine non pu\u00f2 fare a meno di interrogarsi su se stesso e sulla sua avventura. L\u2019India con i suoi 5.000 anni di ininterrotta civilt\u00e0 sembrava il massimo di spiritualit\u00e0; anche perch\u00e9 aveva esempi fortissimi di personalit\u00e0 e di comunit\u00e0. Allora si scopr\u00ec che s\u00ec, bisogna essere liberi, ma occorre ritrovare il S\u00e9, quella struttura basilare che da secoli gli occidentali avevano perso, o che avevano sostituito col razionalismo (applicato anche alla Bibbia), o peggio ancora con l\u2019interesse personale che tutto tira a proprio vantaggio.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 la vita in comunit\u00e0 doveva regolare le varie pulsioni individuali con la crescita di una spiritualit\u00e0. Di certo, non quella dei frati dei tanti ordini sopravvissuti; n\u00e9 quella di Comunione e Liberazione, di stampo parrocchiale quasi classico; ma casomai una di tipo orientale, o comunque con forme poco istituzionali, in modo che un occidentale si sentisse innovativo anche quando discendeva nel profondo di una millenaria sapienza di vita.<\/p>\n<p>Ma anche l\u2019India chiedeva un pedaggio: una sua ritualit\u00e0 e una sua idealit\u00e0 spirituale. Le quali s\u00ec, sono del tutto diverse dalle occidentali, ma alla fine sono sempre pratiche religiose, sanitarie, anche alimentari di base; pi\u00f9 semplici, ma anche pi\u00f9 esigenti sotto vari aspetti. Come integrare le due tradizioni spirituali (orientale e occidentale) in una sintesi di nuova civilt\u00e0? Mille risposte sono nate, dalle tradizioni occidentali minoritarie e marginali (gli elfi, ad es.), alle novit\u00e0 cattolico-tantriche (Ricostruttori nella preghiera: riconosciuti ufficialmente dal 1978, con 50 comunit\u00e0, anche all\u2019estero).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in concreto, occorreva rispondere a tante domande: quando si fonda una societ\u00e0 nuova, i partecipanti debbono condividere una spiritualiit\u00e0, o le diverse spiritualit\u00e0 delle diverse persone possono convivere senza che anche le loro pratiche non facciano sentire a disagio gli altri? Occorre una base comune di valori di riferimento? Nelle relazioni comuni, questi valori e questa religiosit\u00e0 di riferimento debbono essere qualcosa di pi\u00f9 di un gioco sociale? Il capo \u00e8 in funzione solo della impostazione spirituale (e magari solo temporaneamente)? Si riesce a sopravvivere in gruppo senza avere un capo-pap\u00e0 culturale e psicologico? Pratiche alimentari rigide vanno anche bene, ma poi che male c\u2019\u00e8 se ci si prende la libert\u00e0 di trasgredire? Ha ancora senso, dato lo spontaneo ribellismo di ciascuno, l\u2019etica dei giudizi (azione buona\/cattiva)? La vita interna pu\u00f2\/deve avere una regola scritta?<\/p>\n<p>Forse tutti questi dilemmi sono semplicemente tanti esempi di conflitto, pi\u00f9 o meno personalizzato: come averne la soluzione? Se, per disperazione, una comunit\u00e0 ha fatto mai ricorso a uno psicologo, ha dovuto sperimentare la spietatezza intellettuale dell\u2019Occidente, sia pure avanzata e accattivante. Allora \u00e8 sembrato che, per fare una comunit\u00e0, occorre che almeno qualcuno abbia maturato una nuova concezione di come risolvere tutti i conflitti, o almeno quei conflitti che avvengono dentro la comunit\u00e0. Infatti, generale \u00e8 stata la speranza che tra la gente alternativa sorgesse spontaneamente una expertise sulla conflict-resolution. Ma pi\u00f9 di una comunit\u00e0 \u00e8 stata sicura di aver trovato il metodo, ad esempio in Rosenberg, e poi la natura umana dei partecipanti \u00e8 apparsa al di fuori di ogni preparazione al conflitto.<\/p>\n<p>Dove sta dunque il superamento della societ\u00e0 tradizionale? Quale \u00e8 la direzione su cui bisogna puntare per avere un progresso sicuro? Che vuol dire essere progrediti rispetto alla vecchia societ\u00e0, tanto da averla superata, da sentirsene finalmente superiori? Sono 50 anni che si \u00e8 cercato di chiarire questo punto; e purtroppo non sembra ancora che sia apparsa una luce direttiva. Oggi, si pu\u00f2 provare a ricominciare, senza timore di un fallimento, tanto pi\u00f9 doloroso quanto maggiore \u00e8 l\u2019entusiasmo iniziale? O \u00e8 inevitabile ricadere in questa societ\u00e0, che, pur imponendoci contorcimenti e ribaltamenti, riesce a gestire dall\u2019alto le disparate pressioni sociali?<\/p>\n<p>Di fatto ci si \u00e8 accorti che la societ\u00e0 occidentale ha 2500 anni di cultura e di organizzazione; la si supera solo con una alternativa che sia anche alla sua altezza; cio\u00e8 solo se le comunit\u00e0 hanno una forte strutturazione. Ma quale tipo di strutturazione?<\/p>\n<p>Nel 1936 un laureato in filosofia e artista spiantato, Lanza del Vasto si pose la domanda che era quella giusta per quel tempo: perch\u00e9 gli uomini ricadono sempre in guerre, sempre pi\u00f9 grandi? Poich\u00e9 tutta la sua cultura non gli dava una risposta, la cerc\u00f2 nella persona giusta: Gandhi. And\u00f2 da lui e ne fu discepolo, imparando che la pace si costruisce riorganizzando la societ\u00e0 sulla nuova base di villaggi-cittadine nonviolenti (<i>Pellegrinaggio alle sorgenti<\/i> (1943), Il Saggiatore, 2005). Torn\u00f2 in Europa per fondare comunit\u00e0; pazzo, era il tempo della massima centralizzazione verticistica (fascismo, nazismo, stalinismo, franchismo). Riusc\u00ec, bench\u00e9 con ritardo (1948), a fondare un ordine laborioso, di tipo gandhiano, composta da celibi e sposati, aperto a tutte le spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 costru\u00ec una teorizzazione (<i>I Quattro Flagelli<\/i> (1959), SEI, 1996), che \u00e8 risultata quella tipica della nonviolenza: gli uomini liberi si organizzano secondo quattro modelli di sviluppo (questa dizione \u00e8 successiva, di J. Galtung). Oggi la storia ce lo conferma: il primo modello di sviluppo (Galtung lo chiama blu) nacque alla fine del XVIII secolo con le rivoluzioni statunitense e francese; il secondo (rosso) con la rivoluzione russa nel 1919, il terzo (verde) \u00e8 nato in India con Gandhi e si \u00e8 manifestato con le rivoluzioni dei popoli dell\u2019Est del 1989; e il quarto (giallo) \u00e8 nato con le rivoluzioni arabe (nel 1979 e soprattutto) nel 2011. In questa luce, il \u201968 era la anticipazione-premonizione di questo terremoto politico mondiale.<\/p>\n<p>Per\u00f2 oggi il brutto \u00e8 che la nascita del modello verde ha comportato la fine (sia pur temporanea) del(la dittatura del) modello di sviluppo rosso (perch\u00e9 questo modello, cercando per primo l\u2019alternativa al modello blu, si era fondato su una rozza teoria del conflitto: soppressione dell\u2019avversario e dittatura su quello stesso proletariato che avrebbe dovuto liberare). Per di pi\u00f9 il verde ha fatto s\u00ec molte rivoluzioni, ma non sa ancora costruire il suo Stato-federazione di villaggi. Cosicch\u00e9 dal 1989 il blu ha creduto di essere rimasto di nuovo il solo modello possibile e ha spadroneggiato: globalizzazione, corsa agli armamenti, guerre. Ma gi\u00e0 Capitini e poi Lanza del Vasto (\u201cil crollo dell\u2019eroe occidentale\u201d) hanno previsto che cadr\u00e0; dal 2002 Galtung ha scritto un libro (<i>The fall of US Empire \u2013 And Then What?<\/i>, Transcend U.P.) che, sulla base di parametri macrosociali d\u00e0 la data: 2020.<\/p>\n<p>Intanto nel 2011 le rivoluzioni arabe hanno riproposto con forza la incommensurabilit\u00e0 che esiste tra i diversi modelli di sviluppo: non \u00e8 possibile ridurli a uno solo! Ora quelle rivoluzioni affrontano traumaticamente il problema cruciale che \u00e8 rimasto irrisolto da tutte le rivoluzioni alternative: come la comunit\u00e0 del modello Verde, la Umma del giallo, la collettivit\u00e0 proletaria (-kibbutz) del rosso possono realizzare a livello nazionale una loro specifica organizzazione ma diversa da quella dello Stato occidentale? Di certo il nuovo Stato deve rifuggire dalle dittature, per realizzare ben pi\u00f9 che la tolleranza voltairiana e la democrazia del 50% + 1 (che si attua con leggi imposte a tutti): deve realizzare la coesistenza nelle differenze dei quattro modelli: appunto la novit\u00e0 storica del pluralismo politico, sapendo tutti affrontare i conflitti radicali che possono nascere senza farli esplodere.<\/p>\n<p>Allora si capisce perch\u00e9 il \u201968 \u00e8 stato solo un conato senza sbocco e senza suggerimento di una direzione; c\u2019erano da capire delle novit\u00e0 troppo radicali sulla politica del futuro, che invece allora sembrava realizzarsi quasi automaticamente, dietro l\u2019angolo.<\/p>\n<p>__________________________<\/p>\n<p><i>Prof. Antonino Drago \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/i> <i>e<\/i><i> <\/i><i>insegna presso la<\/i><i> <\/i><i>TRANSCEND Peace University-TPU.<\/i><i><\/i><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2013\/11\/01\/qual-e-il-progresso-verso-lutopia-antonino-drago\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel passato il positivismo marxista aveva insegnato che non si pu\u00f2 cambiare la struttura sociale se non si \u00e8 cambiata la base economica. 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