{"id":36697,"date":"2013-12-02T12:00:32","date_gmt":"2013-12-02T12:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=36697"},"modified":"2015-05-05T22:20:16","modified_gmt":"2015-05-05T21:20:16","slug":"italiano-quando-si-tratta-di-animali-per-alcune-persone-niente-e-gia-troppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/12\/italiano-quando-si-tratta-di-animali-per-alcune-persone-niente-e-gia-troppo\/","title":{"rendered":"(Italiano) Quando si tratta di animali, per alcune persone niente \u00e8 gi\u00e0 troppo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/animais-vertebrados.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-36698\" alt=\"animais vertebrados\" src=\"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/animais-vertebrados-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/animais-vertebrados-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/animais-vertebrados-1024x680.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><em>N.B.: Nel testo in questione viene usato il termine \u2018animali\u2019 a designare gli animali non umani; pur rispettando\u00a0la lettera del testo originale, ci preme sottolineare che animali non umani sarebbe stato un termine pi\u00f9 felice, sia nell\u2019ottica di riaffermare la ns. consapevolezza di essere anche noi animali &#8211;\u00a0seppure umani \u2013 ed inoltre perch\u00e9 la dicotomia umano-animale\u00a0\u00e8 funzionale a\u00a0quell\u2019idea di \u2018superiorit\u00e0 morale\u2019 dell\u2019animale umano sull\u2019animale non umano che vogliamo demolire (come ben spiegato nella traduzione del testo <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/intersezioni.noblogs.org\/post\/2013\/10\/15\/farla-finita-con-lidea-di-umanita-parte-seconda\/\" >Farla finita con l\u2019idea di umanit\u00e0<\/a>\u00a0precedentemente pubblicata su Intersezioni)\u2026 buona lettura!<\/em><\/p>\n<p><i><\/i><\/p>\n<p>Qualche giorno fa, ventiquattro intellettuali scuotevano l\u2019opinione pubblica per far emergere finalmente una riflessione collettiva sullo status giuridico degli animali, considerati finora come delle \u201ccose\u201d dal Codice Civile francese.<\/p>\n<p>In risposta a tale appello, Guy Birenbaum ha pubblicato una nota indignata: com\u2019\u00e8 possibile emozionarsi per la sorte degli animali mentre il paese versa in una cos\u00ec grave situazione? \u2013 ha spiegato Birenbaum in sostanza (sostanza che il \u201cbilancio\u201d da lui aggiunto in fondo alla nota, in fin dei conti, non riesce a mitigare). Non analizzer\u00f2 qui il ricorso \u2013 probabilmente considerato spiritoso dall\u2019autore \u2013 a prese in giro nei confronti delle\/gli intellettuali e a metafore sessuali, per non dire sessiste (\u201canche se non sono un intellettuale, voglio che vengano protette le cagne a pelo lungo, i maiali e le pecorine \u201c). Ciascun* potr\u00e0 apprezzare o no\u2026 Io vorrei analizzare la sostanza.<\/p>\n<p>La sostanza \u00e8 la seguente: la sofferenza animale dovrebbe, pare, restare assolutamente inespressa. Ci\u00f2 che sconvolge il signor Birenbaum, \u2013 e non \u00e8 un caso isolato \u2013 non \u00e8 il dolore che viene inflitto, ma il fatto che qualcuno abbia l\u2019impudenza \u2013 o il cattivo gusto? \u2013 di evocarlo. Straordinario. Puo darsi che sia questo, d\u2019altronde, il senso di quella legge americana approvata recentemente, che mira non a prevenire le torture nei confronti degli animali (quasi sistematicamente impunite nei fatti), ma a vietarne la\u2026 diffusione (e dunque la denuncia)! Straordinario. I social network sono la dimostrazione di questa impossibilit\u00e0 di evocare la questione: citare il dolore animale porta in modo quasi sistematico e istantaneo a una deviazione del dibattito verso esplicite prese in giro, verso la denigrazione dell\u2019umanit\u00e0 del messaggio o la derisione in riferimento all\u2019uso alimentare dell\u2019animale in questione. Non \u00e8 questa la sede per analizzare questo malessere le cui radici sono molto profonde. Che nessun carnivoro, o quasi, sia capace di guardare in faccia \u2013 e dunque di accettare \u2013 ci\u00f2 che accade realmente ed effettivamente in un mattatoio \u00e8 problematico in relazione alla coerenza delle nostre scelte di vita. Senza dubbio. Ma si tratta di un\u2019altra questione.<\/p>\n<p>Atteniamoci ai fatti: non \u00e8 ragionevole sostenere che il nostro spazio mediatico sia invaso da manifesti riguardanti gli animali. Innegabilmente, la questione del loro status giuridico \u2013 di cui sar\u00e0 facile mostrare la centralit\u00e0 dal punto di vista filosofico, etico e scientifico \u2013 non occupa affatto il dibattito! Ma i pochi secondi di eco mediatica che questo appello ha suscitato sono gi\u00e0 troppi per Guy Birenbaum.<\/p>\n<p>Tutte le sue argomentazioni, se cos\u00ec le vogliamo chiamare, poggiano sull\u2019idea implicita che lo status giuridico attuale degli animali sia un\u2019ovviet\u00e0. Un\u2019ovviet\u00e0 come potrebbero probabilmente esserlo anche le rappresentazioni della terra come piatta o dei neri come inferiori. Che potrebbero e che, senza dubbio, dovrebbero. Ma non voglio arrischiarmi a andare oltre, per rispetto di Guy Birenbaum. Il problema deriva interamente dal fatto che questa \u201covviet\u00e0\u201d \u00e8 un errore scientifico. Lo studio dei comportamenti, cos\u00ec come quello dei neurotrasmettitori e della struttura cerebrale, mostra esattamente l\u2019opposto. Questo non implica, in s\u00e9, che sia necessario cambiare comportamento nei confronti degli animali. Ma mostra, quantomeno, che se si continua a considerarli come delle \u201ccose\u201d o dei \u201cbeni\u201d, bisogna farlo tenendo in grande considerazione le conseguenze logiche ed etiche di tale decisione.<\/p>\n<p>Anche supponendo che la questione animale sia effettivamente secondaria, qual \u00e8 il senso dell\u2019avvertimento di Guy Birenbaum? Oggi ogni sei secondi un bambino muore di fame. Si tratta incontestabilmente di un abominio insopportabile. Ma dovremmo quindi dedurne che evocare ogni altra questione (poich\u00e8 ognuna delle altre questioni pu\u00f2 effettivamente essere considerata secondaria in rapporto a questa) sia indegno?<\/p>\n<p>La reificazione di cui gli animali sono oggi vittime \u00e8 di una violenza senza precedenti. Qual \u00e8 dunque la logica \u2013 quella cui fa riferimento implicitamente ed energicamente la nota di Guy Birenbaum quando insiste sul tempismo disastroso \u2013 che permette di affermare che finch\u00e9 persiste il dolore umano, ogni altra preoccupazione che non lo riguardi direttamente non \u00e8 accettabile? Un doppio errore sottende l\u2019argomentazione: da un lato lascia intendere che prendersi cura degli uni (o, potremmo dire, massacrarli con meno violenza) implicherebbe trascurare le\/gli altr*; dall\u2019altro, presuppone che verr\u00e0 un tempo in cui questa questione potr\u00e0 finalmente essere affrontata, poich\u00e9 i guai degli esseri umani saranno scomparsi. Queste due ipotesi sono inesatte. Se avessimo dovuto attendere che tutti i nostri mali fossero svaniti per preoccuparci d\u2019arte, di sport o di fisica di base, non avremmo mai iniziato ed evidentemente non inizieremmo mai!<\/p>\n<p>\u00c8 straordinario come, quand\u2019anche il destino degli animali risultasse perfettamente indifferente a Guy Birenbaum, costui non consideri l\u2019idea che l\u2019empatia verso gli uni si accompagni quasi strutturalmente a empatia verso le\/gli altr*. Naturalmente alcuni contro-esempi vengono in mente (no, non Hitler, che come ormai sappiamo probabilmente non era nemmeno vegetariano) ma la questione dello status giuridico degli animali e il riconoscimento giuridico della loro capacit\u00e0 di soffrire \u2013 che la scienza ha oggi confermato senza lasciar spazio a dubbi \u2013 non pu\u00f2 non riecheggiare la nostra indifferenza verso altre sofferenze umane. Queste questioni non sono opposte, anzi. Se la parola \u201ccomunit\u00e0\u201d ha ancora un significato oggi, \u00e8 certamente quello di \u201ccomunit\u00e0 dei viventi\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec poco, pochi secondi alla radio, tra i risultati di calcio e il meteo, per accennare l\u2019articolata questione dello status giuridico degli animali che oggi subiscono un trattamento che mai ha avuto precedenti nella storia, \u00e8 quindi gi\u00e0 troppo\u2026<\/p>\n<p>Guy Birenbaum non ci ha risparmiato nulla. N\u00e9 la presa in giro nei confronti delle\/gli intellettuali (di second\u2019ordine, suppongo\u2026), n\u00e9 i luoghi comuni pi\u00f9 triti riguardo alla questione animale (fino alla scelta della fotografia e della didascalia), n\u00e9 l\u2019eterno ritornello trito e ritrito: gli esseri umani\u00a0soffrono, \u00e8 dunque indegno (o meglio indecente) preoccuparsi \u2013 fosse anche solo per qualche istante \u2013 degli animali. La pi\u00f9 ridicola delle preoccupazioni o informazioni umane (e ne abbiamo gi\u00e0 in abbondanza!) sarebbe dunque pi\u00f9 degna e decente di una discussione, cos\u00ec breve, sullo status giuridico degli animali.<\/p>\n<p>Straordinario. Questo anche se i progressi dell\u2019etologia e della biologia \u2013 l\u2019unica cosa che Guy Birenbaum non contesta, perch\u00e9 non pu\u00f2 farlo \u2013 hanno dimostrato che le loro sofferenze e i loro dolori sono, nella maggior parte dei casi, del tutto paragonabili ai nostri.<\/p>\n<p>E lascio peraltro in sospeso una questione fondamentale: anche se fossero diversi dai nostri, questo cambierebbe la loro realt\u00e0, perdendone quindi\u00a0in legittimit\u00e0? Fino a che punto possiamo spingerci con questo criterio pericoloso della somiglianza come criterio di dignit\u00e0?<\/p>\n<p>Io ho alcune riserve, che ho esplicitato in altri contesti, su alcune delle opere filosofiche di alcuni delle\/dei firmatari* di questo appello. Ma, data la reazione di Guy Birenbaum, \u00e8 chiaro che passano pi\u00f9 che in secondo piano. La sua reazione non \u00e8 nemmeno insolita visto che molti dei media pi\u00f9 importanti hanno ritenuto di dover trasmettere l\u2019informazione come se si trattasse quasi di una\u2026 burla.<\/p>\n<p>Il manifesto pubblicato \u2013 come ci si poteva aspettare e probabilmente come era necessario \u2013 era pi\u00f9 che prudente. Non abbatteva alcun tab\u00f9. Chiedeva il minimo indispensabile: la presa in carico dell\u2019evidenza dei fatti, vale a dire lo status giuridico degli animali come \u201cesseri senzienti\u201d. Ma era gi\u00e0 troppo per Guy Birenbaum. Cos\u00ec \u201ctroppo\u201d da mostrarsi visibilmente offeso e decidere di rendere pubblica la sua rabbia.<\/p>\n<p>No! Questo \u201cniente\u201d, questo appello che sar\u00e0 probabilmente dimenticato nel giro di pochi giorni, questa aspirazione a cominciare a considerare possibile porre un freno all\u2019infinito, incondizionato e inalienabile diritto di infliggere agli animali una sofferenza illimitata e deregolamentata , io non trovo affatto che fosse troppo. E anzi quell\u2019impegno \u2013 siatene certo, signor Birenbaum \u2013 non mi impedir\u00e0 di continuare a sostenere i diritti dei rom e degli irregolari, per citare solo alcuni dei \u201ctemi caldi\u201d attuali e nazionali. Conoscere la sofferenza degli animali non mi fa amare meno gli umani. \u00c8 anzi l\u2019esatto contrario. Queste lotte non sono in contrasto tra loro. Non avrebbe alcuna ragion d\u2019essere, se non quella di decidere \u2013 arbitrariamente \u2013 di renderle reciprocamente esclusive.<\/p>\n<p>Lascio a Kundera il compito di concludere: \u201cLa bont\u00e0 umana, in tutta la sua purezza e libert\u00e0, pu\u00f2 venir fuori solo quando \u00e8 rivolta verso chi non ha nessun potere. La vera prova morale dell\u2019umanit\u00e0 (quella pi\u00f9 radicale, che si situa ad un livello cos\u00ec profondo da sfuggire al nostro sguardo) \u00e8 rappresentata dall\u2019atteggiamento verso chi \u00e8 sottoposto al suo dominio: gli animali. Ed \u00e8 qui che giace il fallimento fondamentale dell\u2019umanit\u00e0, un disastro cos\u00ec grave che tutti gli altri ne scaturiscono.\u201d<\/p>\n<p>Ma forse gi\u00e0 si trattava di un intellettuale folle? Uno in pi\u00f9, uno\u2026 di troppo?<\/p>\n<p>_________________________<\/p>\n<p><i>Traduzione di <\/i><i><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.fr\/aurelien-barrau\/souffrance-animale_b_4169993.html?just_reloaded=1&amp;utm_hp_ref=fb&amp;src=sp&amp;comm_ref=false\" >questo articolo <\/a><\/i><i>uscito sull\u2019Huffington Post di\u00a0Marco Reggio e\u00a0feminoska, revisione di Eleonora.<\/i><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/intersezioni.noblogs.org\/post\/2013\/11\/13\/quando-si-tratta-di-animali-per-alcune-persone-niente-e-gia-troppo\/\" >Go to Original \u2013 intersezioni.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel testo in questione viene usato il termine \u2018animali\u2019 a designare gli animali non umani; pur rispettando la lettera del testo originale, ci preme sottolineare che animali non umani sarebbe stato un termine pi\u00f9 felice, sia nell\u2019ottica di riaffermare la ns. consapevolezza di essere anche noi animali &#8211; seppure umani \u2013 ed inoltre perch\u00e9 la dicotomia umano-animale \u00e8 funzionale a quell\u2019idea di \u2018superiorit\u00e0 morale\u2019 dell\u2019animale umano sull\u2019animale non umano che vogliamo demolire.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-36697","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36697","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36697"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36697\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}