{"id":37046,"date":"2013-12-02T12:00:51","date_gmt":"2013-12-02T12:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=37046"},"modified":"2015-05-05T22:20:15","modified_gmt":"2015-05-05T21:20:15","slug":"italiano-la-compassione-dei-vegetariani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2013\/12\/italiano-la-compassione-dei-vegetariani\/","title":{"rendered":"(Italiano) La compassione dei vegetariani"},"content":{"rendered":"<p><i>In Asia il vegetarianismo \u00e8 una forma di rifiuto della violenza che ha radici nella Cina delle dinastie imperiali e nell\u2019India dei Maurya. Non mangiare carne \u00e8 un modo per esercitare con disciplina il proprio potere sugli animali.<\/i><\/p>\n<p><b>N<\/b>on \u00e8 passato troppo tempo da quando George Orwell, nella Strada di Wigan Pier (1937), definiva l\u2019essere vegetariani un insulto alle \u201cpersone per bene\u201d e un\u2019ossessione degli eccentrici lontani dalla gente comune. Era un sintomo, pensava Orwell, di come la causa socialista fosse caduta nelle mani di \u201cogni bevitore di succhi di frutta, nudista, portatore di sandali, maniaco sessuale, quacquero, guaritore naturista, pacifista e femminista d\u2019Inghilterra\u201d. Naturalmente i tempi sono cambiati e anche se non \u00e8 una posizione maggioritaria, essere vegetariani in occidente non \u00e8 pi\u00f9 una fede di nicchia. Oggi il massimo che un vegetariano si sente dire \u00e8: \u201cAlmeno non sei vegano\u201d.<\/p>\n<p>Le opinioni di Orwell sarebbero sembrate assurde alla gente comune dell\u2019Asia del sud, dove centinaia di milioni di persone perfettamente normali erano (e sono) rigorosamente vegetariane. L\u2019etica vegana e vegetariana possono ancora apparire idealistiche nelle culture occidentali, ma in molte zone dell\u2019Asia sono solo manifestazioni recenti di una millenaria aspirazione degli esseri umani: alleviare le sofferenze degli animali ed esprimere il loro potere con la moderazione e l\u2019autocontrollo piuttosto che assecondando le loro debolezze.<\/p>\n<p>Il grande imperatore cinese Wu, della dinastia Liang meridionale, 1.500 anni fa espose le sue argomentazioni filosofiche sull\u2019immoralit\u00e0 dello sfruttamento degli animali per assicurare il piacere degli esseri umani, esortando alla temperanza e alla clemenza. A sua volta Wu era ispirato da un imperatore indiano dei Maurya, Ashoka, che dopo aver devastato la repubblica di Kalinga, nell\u2019India dell\u2019est, nel 260 aC attravers\u00f2 una profonda crisi di coscienza.<\/p>\n<p>Inorridito dall\u2019alto numero di morti provocato dal suo esercito e tormentato dal rimpianto, si convert\u00ec al buddismo, abiur\u00f2 la violenza, abol\u00ec il commercio di schiavi (ma non la schiavit\u00f9) e consacr\u00f2 il suo regno alla lotta contro le usanze crudeli. Le leggi di Ashoka, le prime nel loro genere, estesero la protezione dello stato agli animali vietando gli sport sanguinari e proibendo i sacrifici rituali. \u201cNel mio regno nessuna creatura vivente deve essere massacrata o offerta in sacrificio\u201d, dichiarava uno degli editti pi\u00f9 importanti di Ashoka, inciso in una roccia del Gujarat. E spiegava che, mentre un tempo \u201ccentinaia di migliaia di animali venivano uccisi ogni giorno\u201d nelle cucine di Ashoka, ora si uccidevano solo \u201cdue pavoni e un cervo, e il cervo non sempre\u201d. \u201cE con il tempo\u201d, prometteva, \u201cneppure queste tre creature saranno uccise\u201d. A differenza di Ashoka, l\u2019imperatore Wu non aveva spargimenti di sangue da espiare: il suo regno (464-549 dC) fu solido e prospero. Piuttosto, Wu fu ispirato dal buddismo che, nato in India, si stava rapidamente diffondendo in Cina.<\/p>\n<p>Anche se si avviava a diventare una religione istituzionale, il buddismo, nella sua essenza, era una spinta radicale verso le riforme sociali e il rinnovamento spirituale. Lo stesso Budda aveva rifiutato Dio condannando la religione come una forma di sfruttamento ed esortando i suoi seguaci a onorare gli esseri viventi. Alcuni importanti monaci cinesi cominciarono ad ampliare il senso di questa esortazione fino a includere la vita animale. A differenza del clero ind\u00f9, che limitava l\u2019accesso delle persone comuni ai fondamenti della liturgia, i buddisti diffusero le loro idee tra i laici: abbiamo racconti affascinanti di semplici cinesi che, dopo aver ascoltato i sermoni del monaco Zhiwen, liberavano i loro animali e bruciavano le reti da pesca.<\/p>\n<p><b>La cucina reale<\/b><\/p>\n<p>Wu convoc\u00f2 conferenze, scrisse saggi, sollecit\u00f2 le critiche di ministri e monaci. Poi, all\u2019apice del suo potere, abbracci\u00f2 il buddismo, diventando il primo governante del regno a bandire la carne dalla sua dieta. Abol\u00ec la pena capitale ed esort\u00f2 i sudditi a rifiutare la carne rinunciando alla caccia, alla pesca e alla macellazione per adottare la compassione e la frugalit\u00e0, non come negazione della supremazia umana, ma come la sua affermazione pi\u00f9 alta. Nella Cina del sesto secolo, si narra che fu proprio la cucina imperiale di Wu a creare il seitan, oggi conosciuto in occidente come \u201cfalsa carne\u201d. Nelle cerimonie sacrificali si cominci\u00f2 a usare animali finti. Con l\u2019ascesa della dinastia Sung, quattrocento anni dopo, il seitan divent\u00f2, secondo H.T. Huang, l\u2019alimento preferito dei letterati dell\u2019epoca. Fu perino magnificato in versi dal poeta Wang Yen: \u201cHa il colore del latte fermentato \/ e il gusto \u00e8 migliore del maiale e del pollo\u201d. Wu e Ashoka non videro realizzata la loro ambizione di eliminare la sofferenza degli animali, ma contribuirono a rendere rispettabile e diffusa l\u2019idea del vegetarianismo, perlomeno in gran parte dell\u2019India.<\/p>\n<p>Nel cinquecento, quando Muhammad Akbar, il pi\u00f9 potente imperatore dell\u2019India dai tempi di Ashoka, afferm\u00f2 malinconicamente che avrebbe voluto che chi mangiava carne \u201cavesse soddisfatto la sua fame con il mio corpo, risparmiando altri esseri viventi\u201d, stava dimostrando il suo rispetto per quell\u2019aspirazione.<\/p>\n<p>In Europa, ovviamente, la situazione era diversa. Nell\u2019antichit\u00e0 forse i pitagorici avevano adottato una dieta priva di carne, ma il cristianesimo non invitava ad astenersi dal mangiare animali (tranne che come una forma di ascesi monastica). Convinti che la carne fosse essenziale per la salute, gli europei che viaggiarono in India dal sedicesimo secolo in poi erano stupiti di trovare una civilt\u00e0 raffinatissima con un\u2019etica di nonviolenza nei confronti degli animali. Alcuni scoprirono, con grande sorpresa, degli ospedali che si dedicavano esclusivamente alla cura degli animali. Ralph Fitch, un mercante inglese che viaggi\u00f2 nel subcontinente nel cinquecento, annot\u00f2 che gli indiani \u201cnon uccidono niente\u201d. Sentendo i racconti di questi viaggiatori, Voltaire elogi\u00f2 gli indiani come \u201camanti e arbitri di pace\u201d entusiasmandosi per il trattamento che riservavano agli animali e introducendo la cultura orientale nel dibattito intellettuale dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Nel suo romanzo epistolare <i>Le lettere di Amabed<\/i>, Voltaire si faceva gioco delle incongruenze della cultura occidentale vista con gli occhi di un giovane visitatore indiano a corte. \u201cLa sala da pranzo era pulita, grandiosa e ordinata\u2026 spirito e allegria animavano gli ospiti\u201d, osserva il visitatore, per poi scoprire che \u201cnelle cucine scorrevano il sangue e il grasso. Pelli di quadrupedi, piume di volatili e le loro interiora erano ammucchiati alla rinfusa, opprimendo il cuore e diffondendo il contagio\u201d.<\/p>\n<p>Ma non tutti furono colpiti dall\u2019etica vegetariana. Nel seicento un gesuita tedesco, lo studioso Athanasius Kircher, lanci\u00f2 un attacco contro gli indiani (e contro cinesi e giapponesi) perch\u00e9 non mangiavano nulla che provenisse \u201cda un animale vivo\u201d, una pratica che considerava non cristiana. Attribuiva questo comportamento \u201cabominevole\u201d a un \u201cbramino molto peccaminoso imbevuto di pitagorismo\u201d, probabilmente lo stesso Budda.<\/p>\n<p><b>Ipocrisie<\/b><\/p>\n<p>\u201cIl progresso morale dell\u2019umanit\u00e0\u201d, scrisse Lev Tolstoj nel 1892, \u201c\u00e8 sempre lento\u201d e nei dibattiti sul cibo della nostra epoca l\u2019intolleranza di Kircher sembra eclissare l\u2019apertura mentale di Voltaire. Se le pelli e le interiora nella cucina reale descritta da Voltaire ci disgustano, che dire degli allevamenti industriali? Io sono sbigottito dalla mancanza di indignazione. Qualche libro o documentario, gli appelli di scrittori come il sacerdote anglicano Andrew Linzey e il giornalista statunitense Matthew Scully, le proteste sporadiche degli attivisti: tutto svanisce davanti alle cifre colossali spese per far apparire accettabile il massacro degli animali su scala industriale.<\/p>\n<p>Nel 2009 un sondaggio Gallup affermava che il 96 per cento degli statunitensi ritiene \u201cche gli animali meritino almeno una qualche difesa dal dolore e dallo sfruttamento\u201d. Ma \u00e8 difficile non considerarlo paradossale, perch\u00e9 lo scarso valore della vita animale \u00e8 un fattore essenziale per il sistema alimentare americano.<\/p>\n<p>Un attaccamento teorico all\u2019idea dei diritti degli animali non significa riconoscere il punto centrale, e cio\u00e8 che gli animali hanno il desiderio di vivere e che noi umani, in quanto esseri superiori, abbiamo le capacit\u00e0 per capire e rispettare tale desiderio.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 proclamarsi del tutto indifferenti ai diritti degli animali. Una persona di questo tipo non finge di essere interessata alla questione. Ho molta meno comprensione, invece, per quanti cercano di conciliare i diritti degli animali e il consumo di carne definendosi carnivori etici che mangiano solo animali uccisi \u201ccon umanit\u00e0\u201d. Particolarmente ripugnante \u00e8 il modo in cui il consumo di carne viene magnificato da critici gastronomici e cuochi celebri. Il professore di studi internazionali B.R. Myers ha passato in rassegna gli scritti di alcuni dei pi\u00f9 stimati esperti di cucina e ha messo a nudo la loro quasi totale indifferenza per la realt\u00e0 brutale del massacro degli animali.<\/p>\n<p>Nel suo libro di ricordi B<i>lood, bones and butter,<\/i> del 2011, la chef Gabrielle Hamilton ha scritto: \u201c\u00c8 un\u2019esperienza importante penetrare a mani nude nel didietro di un animale e prelevarne le budella ancora calde\u201d. Il critico gastronomico Jefrey Steingarten ci ha dato una descrizione vivida e minuziosa dei venti minuti che quattro uomini hanno impiegato per uccidere un maiale, mentre lo chef britannico Fergus Henderson gode nel mangiarlo tutto intero, <i>nose to tail<\/i>, dal naso alla coda. Non \u00e8 difficile trovare questo approccio quasi lascivo al contatto fisico con la carne fresca e gli organi degli animali: \u00e8 onnipresente nei programmi di cucina in tv, nelle rubriche di ricette dei giornali e nella pubblicit\u00e0. Alcuni esperti di cucina sostengono addirittura che sarebbe irresponsabile consentire la scomparsa di alcune variet\u00e0 di bestiame, come accadrebbe con una rivoluzione vegetariana delle nostre abitudini alimentari. Questa \u00e8 crudelt\u00e0 che si maschera da sollecitudine.<\/p>\n<p>\u00c8 un argomento che Matthew Scully ha sentito invocare spesso quando ha attraversato gli Stati Uniti in lungo e in largo per scrivere il suo libro Dominion. \u201cLa cosa peggiore che puoi fare nel North Carolina\u201d, gli ha detto un agricoltore quando Scully gli ha chiesto perch\u00e9 non liberava i suoi maiali, \u201c\u00e8 lasciare le bestie al freddo\u201d. A me sembra che la cosa peggiore che si possa fare ai maiali \u00e8 destinarli al mattatoio e farli crescere in allevamenti industriali intensivi. Pi\u00f9 di 53 miliardi di animali terrestri saranno macellati quest\u2019anno per soddisfare i nostri appetiti. Sullo sfondo di questa carneficina, scagliarsi contro McDonald\u2019s o mangiare solo la carne di animali \u201callevati eticamente\u201d \u00e8 una concessione puramente simbolica e formale. I vegani hanno deciso che l\u2019unica risposta accettabile \u00e8 rinunciare a qualunque prodotto di origine animale. Possiamo ironizzare, ma malgrado l\u2019apparente severit\u00e0 della loro filosofia, sono proprio loro a dar voce ai nostri istinti migliori. La verit\u00e0 \u00e8 che oggi nessuno ha bisogno di mangiare la carne, indossare una pelliccia o usare prodotti di origine animale per sopravvivere. Trattiamo in questo modo gli animali perch\u00e9 possiamo permettercelo.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 2004 negli Stati Uniti \u00e8 stato celebrato il centenario del grande scrittore yiddish Isaac Bashevis Singer. Le opere di Singer, profondamente radicate nelle tradizioni chassidiche della Polonia prebellica, trascendono le loro origini e \u2013 come ha dichiarato l\u2019Accademia svedese nell\u2019assegnargli il premio Nobel per la letteratura nel 1978 \u2013 \u201cfanno rivivere la condizione umana universale\u201d. Ma, una commemorazione dopo l\u2019altra, gli statunitensi sono riusciti ad applaudire Singer continuando a trascurare la preoccupazione centrale della sua vita, l\u2019unico argomento che sia mai diventato la sua \u201creligione\u201d: il trattamento che riserviamo agli animali e gli inganni che lo sostengono. Nessun altro autore o attivista dell\u2019ottocento e del novecento, neppure Gandhi o Tolstoj, ha mai sofferto cos\u00ec profondamente per le condizioni degli animali.<\/p>\n<p>\u00c8 un tema che pervade tutta l\u2019opera di Singer: quasi tutti i grandi protagonisti dei suoi libri sono vegetariani o stanno per diventarlo, come Herman Broder, superstite dell\u2019Olocausto e libertino impenitente, nel romanzo <i>Nemici, una storia d\u2019amore<\/i> (1966). Quando gli offrono un galletto, lui lo rifiuta: \u201cDa qualche tempo pensava di diventare vegetariano\u201d. Singer richiama sarcasticamente l\u2019attenzione sui paradossi dei nostri rituali pi\u00f9 privati, in cui la sofferenza e la liberazione dell\u2019uomo sono celebrate consumando la carne di animali torturati: \u201cUn pesce del fiume Hudson o di un qualche lago\u201d, scrive, \u201caveva pagato con la vita perch\u00e9 Herman potesse ricordare i miracoli dell\u2019esodo dall\u2019Egitto. Un pollo aveva donato il collo alla commemorazione del sacrificio di Pesach\u201d.<\/p>\n<p><b>Sensibili alla sofferenza<\/b><\/p>\n<p>Una sola iniziativa, in Pennsylvania, ha ricordato ai partecipanti \u201cla rigorosa dieta vegetariana di Singer\u201d, ma le motivazioni filosofiche della sua scelta non sono state prese in esame. Poteva anche sembrare una semplice preferenza alimentare, un capriccio personale. Ma come ci ricorda Janet Hadda nella biografia <i>Isaac Bashevis Singer: a life<\/i> (1997), \u201cla sua decisione di non mangiare carne era legata alla repulsione per la crudelt\u00e0 umana, l\u2019abuso di potere e il disprezzo della vita suscitata dalla Shoah\u201d. E continua: \u201cNegli anni cruciali dell\u2019Olocausto, Bashevis arriv\u00f2 a credere che, mangiando la carne, stava accettando l\u2019uccisione di esseri innocenti\u201d. Lo stesso Singer spieg\u00f2 che vedere \u201cquanto \u00e8 scarsa l\u2019attenzione della gente verso gli animali e con quanta facilit\u00e0 accetta che l\u2019uomo possa farne tutto ci\u00f2 che vuole\u201d lo rendeva infelice. \u201cEsemplificava\u201d, ai suoi occhi, \u201cle teorie razziste pi\u00f9 estreme, il principio che la ragione \u00e8 del pi\u00f9 forte\u201d. Probabilmente \u00e8 per questo che nello Scrittore di lettere, un racconto breve pubblicato nel 1968, Singer descriveva la realt\u00e0 degli animali come \u201cun\u2019eterna Treblinka\u201d. Per molta gente un confronto di questo genere \u00e8 inconcepibile.<\/p>\n<p>All\u2019epoca del centenario, nel 2004, Singer \u00e8 stato biasimato da Allan Nadler, direttore degli studi ebraici alla Drew University, perch\u00e9 mangiava focaccine e sognava \u201cputtane polacche e diavoli yiddish\u201d mentre gli altri \u201ccombattevano i nazisti insieme ai partigiani nelle foreste della Lituania\u201d. Ma Singer, che aveva perso la madre e il fratello minore nei campi di lavoro sovietici, non intendeva sminuire l\u2019Olocausto: lo evocava per sottolineare che gli esseri umani sono capaci di commettere atrocit\u00e0 spaventose ai danni di esseri indifesi, senza neppure scalfire la splendida immagine che hanno di s\u00e9.<\/p>\n<p>Gli straordinari progressi tecnologici della nostra epoca hanno confermato il dominio umano sul mondo naturale come non era mai accaduto finora. Ma Isaac B. Singer ci ha insegnato che questa, nella migliore delle ipotesi, \u00e8 solo una fragile assicurazione contro l\u2019irrazionalit\u00e0, e il progresso tecnologico non ci ha mai impedito di precipitare bruscamente nel caos e nei massacri. Gli esseri umani hanno sempre mostrato un\u2019immensa capacit\u00e0 di distruzione, ma anche di moderazione e automiglioramento. Dovremmo sforzarci di temperare il nostro dominio con la piet\u00e0 e la compassione. Insistere su questi princ\u00ecpi, come fanno alcuni di noi, non significa odiare la gente comune. Significa sollecitare un esercizio pi\u00f9 empatico della nostra autorit\u00e0 nella speranza che, diventando sensibile alle sofferenze degli esseri su cui ha potere di vita e di morte, l\u2019umanit\u00e0 possa sfuggire alla sua primordiale propensione alla violenza.<\/p>\n<p><i>Pubblicato in \u00abInternazionale\u00bb, n. 1026, 15-21 novembre 2013, pp. 58-61<\/i><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2013\/11\/27\/la-compassione-dei-vegetariani-kapil-komireddi\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Asia il vegetarianismo \u00e8 una forma di rifiuto della violenza che ha radici nella Cina delle dinastie imperiali e nell\u2019India dei Maurya. 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