{"id":38291,"date":"2014-01-13T12:00:53","date_gmt":"2014-01-13T12:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=38291"},"modified":"2015-05-05T22:20:06","modified_gmt":"2015-05-05T21:20:06","slug":"italiano-nove-milioni-per-una-nuova-politica-di-pace-nel-mondo-quale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2014\/01\/italiano-nove-milioni-per-una-nuova-politica-di-pace-nel-mondo-quale\/","title":{"rendered":"(Italiano) Nove Milioni per Una Nuova Politica di Pace Nel Mondo: Quale?"},"content":{"rendered":"<p>Nella recente legge di stabilit\u00e0 approvata dal Parlamento, sono stati inseriti 9\u00a0 milioni [euro] in tre anni per \u201c&#8230; l&#8217;istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale&#8221;.<\/p>\n<p>Come utilizzarli per attuare una nuova politica di Pace, che sia esemplare nell\u2019operare senza armi al fine di contribuire a risolvere i conflitti internazionali?<\/p>\n<p>Ma innanzitutto, come mai l\u2019Italia si trova nella posizione del Paese leader mondiale nel proporre iniziative <i>istituzionali <\/i>per la Pace? Ha iniziato ad esserlo nel 1998 con la legge 230 sulla obiezione di coscienza, la quale prevedeva all\u2019art. 8e una \u201cistruzione e esercitazione di una difesa civile non armata e nonviolenta\u201d degli obiettori di coscienza in Servizio civile. Poi anche la legge 64\/01 sul servizio civile volontario ha finalizzato questo servizio a \u201ccontribuire alla difesa della Patria con mezzi ed azioni non militari\u201d. Poi su questo tema nel 2004 un\u00a0 decreto della Pres. del Consiglio dei Ministri ha istituito un Comitato consultivo, composto da una maggioranza di civili non istituzionali. Nel 2008 la vice Ministra AA.EE. On. Sentinelli ha finanziato con 170 mila euro un gruppo di associazioni per la formazione di personale di peacekeeping civile. Infine oggi questo consistente finanziamento, che \u00e8 pari all\u20191 per mille della difesa militare (cos\u00ec come \u00e8 il finanziamento dell\u2019ONU rispetto alle spese mondiali per gli armamenti). Questa leadership dell\u2019Italia vale anche rispetto alla Germania, che ha s\u00ec un\u00a0 servizio civile di Pace, per\u00f2 che \u201c\u2026<i>seconds experts to assist local partner organisations\u201d<\/i> (vedi sito)<i>, <\/i>cio\u00e8 invia tecnici (psicologi, medici, amministrativi, ingegneri), che in zone a rischio lavorano secondo la loro professione, non per preparare direttamente la pace.<\/p>\n<p>In effetti l\u2019Italia ha quattro \u201cfortune\u201d. La prima \u00e8 di aver avuto pi\u00f9 maestri di nonviolenza che qualsiasi altro Paese (a parte l\u2019India): Capitini, Lanza del Vasto, Dolci, La Pira, Don Milani, Don Tonino Bello, ecc.. La seconda \u00e8 di avere un art. 11 della Costituzione (\u201cL\u2019Italia ripudia la guerra\u2026\u201d) che non ha d\u2019uguali nelle altre Costituzioni. Terza fortuna \u00e8 di aver avuto la Campagna di obiezione fiscale pi\u00f9 forte del mondo; forte non solo per l\u2019assemblearismo e i meccanismi di accumulazione delle somme obiettate su un fondo comune, ma anche per la prospettiva politica: appunto una nuova maniera di concepire lo Stato, tale da includere una difesa alternativa. Quarta fortuna \u00e8 stata di un fattivo servizio civile degli obiettori, il quale ha tanto influito sulla societ\u00e0 italiana che essa non ha potuto pi\u00f9 farne a meno, sia per i servizi prestati, sia per la prospettiva educativa e politica sulla giovent\u00f9. Queste sono tutte fortune esclusive, nessun altro Paese le ha avute. Esse spiegano perch\u00e9 ancora nessun altro Paese ha una delle precedenti novit\u00e0 istituzionali per la Pace.<\/p>\n<p>Secondo punto da chiarire. Pur aspirando i proponenti (in particolare l\u2019on. Marcon di SEL) ad un Corpo autonomo di peacekeeping, il finanziamento sar\u00e0 devoluto al Servizio civile nazionale, perch\u00e9 oggi la legge permette allo Stato solo questa attivit\u00e0 di pace disarmata; la quale appartiene alla prospettiva che lanciarono gli obiettori di coscienza nella assemblea straordinaria di Bologna 1985: una prima istituzione italiana di difesa alternativa compiuta dai giovani obiettori, e oggi dai servizio civilisti. Quindi dieci anni prima che Langer trasferisse questa proposta in Europa; laddove aumentano gli studi anche ufficiali sul tema (l\u2019ultimo di Clark e Dudouet, EXPO\/B\/DROI\/2008\/69), ma non iniziative e ancor meno le chiarificazioni sul tipo di intervento, se dipendente dai militari o non.<\/p>\n<p>Ora gli obiettori fiscali non ci sono quasi pi\u00f9, perch\u00e9 repressi duramente (ad es. il fermo macchina); mentre sono molto vivaci le associazioni (ad es. Operazione Colomba, IPRI-CCP, Un Ponte per\u2026, ) \u00a0e gruppi che intervengono in azioni di pace all\u2019estero (le azioni italiane pi\u00f9 famose sono state <i>Time for Peace<\/i> del 1989 a Gerusalemme, la quale eccezionalmente mise assieme pacifisti israeliani e palestinesi in una manifestazione relativamente di massa; e nel 1992 i 500 a Sarajevo in guerra, guidati da Don Tonino Bello.<\/p>\n<p>Oggi ci si domanda: sapranno \u201ci nuovi eroi\u201d utilizzare il finanziamento statale per indicare la novit\u00e0 che li caratterizza, cio\u00e8 <i>azioni<\/i> precise effettuate <i>sul campo<\/i>?<\/p>\n<p>I precedenti tentativi istituzionali non hanno dato una risposta. Dopo la 230\/98, non ci fu adeguata pressione per farne attuare l\u2019art. 8 <i>e<\/i>). Cosicch\u00e9 essa rimase materia di principio giuridico (al punto che nel 2010 un D. Lgs. n. 66 del 2010 l\u2019ha abrogata, fatti salvi gli articoli sulla obiezione di coscienza e sull\u2019Ufficio Naz. del servizio civile). Anzi, nel 2001 la leva \u00e8 stata \u201csospesa\u201d e solo l\u2019intervento delle Associazioni, senza pi\u00f9 giovani ed interessate al servizio civile, port\u00f2 alla 64\/01, che significativamente all\u2019art. 1 <i>a<\/i>) mantenne la finalit\u00e0 della difesa alternativa.<\/p>\n<p>Anche quell\u2019articolo sarebbe caduto nell\u2019oblio se le Regioni non avessero rivendicato alla loro gestione il Servizio civile affidato allo Stato centrale. A seguito di una diecina di sentenze nello stesso senso, la sent. 228\/04 della Corte Costituzionale ribad\u00ec che quel servizio \u00e8 difesa della Patria senza armi, pertanto \u00e8 da attribuire allo Stato. Per attuare questa difesa il governo fu costretto a istituire almeno il Comitato su menzionato.<\/p>\n<p>Ma al suo interno una maggioranza composta da rappresentanti di Associazioni blocc\u00f2 il primo finanziamento per il 2004 (400.000 euro); tra altri motivi: un giovane all\u2019estero costa tre volte uno in Italia. Dopo le dimissioni del presidente (il sottoscritto) e altre tre membri, il nuovo presidente del Comitato (Prof. P. Consorti) organizz\u00f2 un convegno che rafforzava la sua interpretazione della finalit\u00e0 della 64\/01: essa non aveva a che fare con i conflitti riguardanti la difesa della Patria, ancor meno la Pace all\u2019estero. Cosicch\u00e9 questo Comitato, rinnovato tre volte, non ha prodotto che documenti e infine nel 2011, grazie ad un piccolo finanziamento straordinario, ha inviato sei giovani per un anno nel tentativo di risolvere micro-conflitti (vendette) in zona non di guerra (Albania).<\/p>\n<p>Una sorte non molto diversa ebbe nel 2008 il finanziamento straordinario del M.AA.EE per la formazione al peacekeeping civile. Avendo accettato un titolo poco qualificante (\u201cVolontariato\u201d), esso fu rivolto principalmente a studenti di scuola superiore (cio\u00e8 giovani non indipendenti, che quindi non erano intenzionati a partecipare immediatamente ad operazioni di pace) e solo in parte utilizzati per quattro corsi di 40 ore per adulti.<\/p>\n<p>I quali, d\u2019altra parte, avrebbero potuto usufruire di corsi ben pi\u00f9 impegnativi (800 ore) nella forma dei corsi professionali sul peacekeeping civile, istituiti dalle Regioni con fondi UE. Essi iniziarono dai primi anni 2000 a Bolzano e poi si diffusero in altre Regioni (notevoli i quattro corsi nella Campania di Bassolino nel 2004). Ma poi sono scomparsi progressivamente, bench\u00e9 Tecnostruttura (l\u2019ufficio giuridico delle Regioni) abbia anche prodotto uno studio sulla figura professionale del peacekeeper (F. Angeli, 2007).<\/p>\n<p>Da segnalare anche la istituzione di un corso di laurea di Scienze per la Pace all\u2019Universit\u00e0 di Pisa, che per\u00f2 ha confinato questa materia a un corso a scelta (tenuto dal sottoscritto); e anche un Centro Studi sul Servizio Civile, promosso dal Prof. Consorti; ma senza novit\u00e0 di rilievo n\u00e9 all\u2019esterno, n\u00e9 tra gli studenti universitari.<\/p>\n<p>In questo panorama \u00e8 evidente che una proposta d\u2019impiego del nuovo finanziamento ha una natura critica: si giunger\u00e0 finalmente a chiarire all\u2019opinione pubblica che significa la pace senza armi in zone di guerra? Rispetto alla trentina di proposte che nel 2004 furono presentate nel Comitato ministeriale e che restarono lettera morta, molte guerre e paci sono passate nel mondo. Oggi la situazione di questo tipo di interventi qual \u00e8?<\/p>\n<p>In Italia si \u00e8 cominciato ad elaborarli quando nel 1992 tutto il movimento per la pace italiano fu \u201caggredito\u201d dalla emergenza della guerra alle nostre porte, in Jugoslavia e i deputati pacifisti furono presi in contropiede dal \u201cdover\u201d approvare l\u2019\u2019intervento \u201cumanitario\u201d ONU in Somalia. Da allora \u00e8 nato un sforzo eccezionale di nuovi gruppi che, con tante esperienze sul campo, hanno superato una serie di tappe di questa crescita.<\/p>\n<p>Ma questa crescita spontanea dal basso \u00e8 sufficiente davanti a questo finanziamento impegnativo? \u00a0Come confrontare questa crescita con gli almeno 150 giovani tra i 18 e 28 anni che per un solo anno del loro servizio civile dovrebbero essere prima formati e poi inviati in una zona \u201ccalda\u201d? Certamente il loro intervento senza le armi (che costano oro e che distruggono tutto) \u00e8 almeno 5 volte pi\u00f9 economico di quello armato; ma solo se questo intervento \u00e8 efficace.<\/p>\n<p>Qualche ONG potrebbe di nuovo esaurire l\u2019attuale finanziamento in una formazione per una futura attivit\u00e0 che ogni frequentante deciderebbe poi dopo nella sua vita privata. Oppure potrebbe scegliere un luogo critico (ad es. Cipro, secondo un progetto gi\u00e0 sperimentato dalla citt\u00e0 di Ferrara nel 2005-8). Oppure potrebbe indirizzare i giovani a dare protezione internazionale e sostegno alle Comunit\u00e0 di Pace della Colombia (bench\u00e9 l\u2019attuale avanzamento del processo di pace potrebbe far scomparire a breve questa necessit\u00e0). Oppure potrebbe cercare nella disastrata Africa uno Stato <i>failed<\/i> dove compiere una esperienza esemplare; ma di quale attivit\u00e0, mentre bande incontrollate scorrazzano impunite?<\/p>\n<p>Infatti le azioni sul campo (escludendo ovviamente quelle umanitarie che gi\u00e0 altri fanno) sicuramente debbono difendere i diritti (umani e civili) e raggiungere almeno il livello dell\u2019<i>empowerment<\/i> della popolazione (di pi\u00f9 che la formazione alle soluzioni nonviolente). Allora, uscendo definitivamente dalla qualifica di \u201cvolontariato\u201d e dalla crescita solo spontanea, che proporre di pi\u00f9, in modo da \u201cpesare\u201d sulla soluzione del conflitto armato?<\/p>\n<p>Finora le ONG italiane non hanno programmato interventi al livello granch\u00e9 superiore a quello dei diritti umani. N\u00e9 all\u2019estero hanno una rete di gruppi stabili nei quali i 150 giovani da inviare dovrebbero inserire la loro attivit\u00e0 di solo un anno. Inoltre esse debbono sottostare al M.AA.EE che esclude alcune \u201czone calde\u201d nel mondo e al M. della Difesa che esclude le zone dove esso non interviene (come fu nella guerra in Jugoslavia).<\/p>\n<p>Infine un sano realismo suggerisce che la grande diversit\u00e0 (di motivazioni, interessi, autorevolezza, capacit\u00e0 operativa, capacit\u00e0 amministrativa e gestionale) delle ONG (cattoliche e non, nonviolente e non, nonviolente pragmatiche e nonviolente di testimonianza, collaterali o autonome da partiti, affini ai militari o separate da essi) ha poche chances di raggiungere una immediata unit\u00e0 programmatica su un progetto \u201cgrosso\u201d come quello che richiederebbe il finanziamento suddetto e che sia migliore di quelli delle coalizioni internazionali di ONG: le Peace Brigades International (dal 1981) e la Nonviolent PeaceForce (dal 2001). Queste sanno bene che un incisivo intervento sul campo pone una serie di problemi: 1) il dilemma partigianeria o indipendenza dagli interventi armati (dell\u2019Italia, NATO e delle (due o pi\u00f9) parti in conflitto)?\u00a0 2) lo scontro degli obiettivi immediati ed ultimi della pletora di attori di \u201cpace\u201d sul campo, con problemi di mutua comunicazione (anche per la imprecisione dei mandati degli attori istituzionali, poco disponibili verso le ONG); 3) \u00a0i grandi dilemmi etici nello scegliere la strategia e la tattica, fino al problema di come elaborare il lutto (sul luogo e nel Paese d\u2019origine) per eventuali caduti sul campo. Le due suddette coalizioni potrebbero accettare il finanziamento tramite i loro rappresentanti italiani; ma questa soluzione ha lo svantaggio di dover scegliere due sole ONG italiane tra le tante che potrebbero essere coinvolte. Nella ipotesi pi\u00f9 ottimistica, solo alcune ONG italiane, o autonome o legate ad organizzazioni internazionali, riuscirebbero ad esprimere un intervento all\u2019altezza di tragiche situazioni belliche.<\/p>\n<p>All\u2019estero a che livello si \u00e8 arrivati?<\/p>\n<p>L\u2019esempio del Servizio civile di pace della Germania \u00e8 poco praticabile dal nostro servizio civile: abbiamo forse centinaia di giovani sotto i 28 anni da esportare cos\u00ec esperti da aiutare le organizzazioni locali di una realt\u00e0 straniera in guerra (cio\u00e8, i nostri laureati sono in grado di capire quelle situazioni)? Possiamo creare in breve tempo un Consortium di tali organizzazioni locali?<\/p>\n<p>Piuttosto l\u2019esperienza cruciale \u00e8 quella del PK dell\u2019ONU, che \u00e8 l\u2019unica forma attuale di governo mondiale, che per di pi\u00f9 sviluppa nel mondo una politica di Pace come sua finalit\u00e0 specifica (Art. 1: \u201c\u2026 evitare alle nuove generazioni il flagello delle guerre\u201d) e financo con un peacekeeping civile (dal 1992 con l\u2019<i>Agenda per la Pace <\/i>di B. Ghali). Anche la sua esperienza ha l\u2019anno 1992 come discriminante. Da dopo la Somalia \u00e8 stato chiaro che la autorit\u00e0 morale degli interventi dell\u2019ONU deve\u00a0 essere articolata in precise prescrizioni operative su come gestire una operazione; la quale per di pi\u00f9. date le numerosissime guerre in Stati <i>failed<\/i> (o disastrati) comporta un tipo di intervento ben pi\u00f9 forte della separazione dei belligeranti; quindi rivolto non solo a stoppare la guerra (pace negativa), ma ad intervenire costruttivamente sulle sue cause strutturali (pace positiva), affinch\u00e9 essa non si ripeta con grande probabilit\u00e0 nel giro di 5-7 anni. Perci\u00f2 oggi gli interventi sono \u201cmultilaterali\u201d e a tale scopo includono una essenziale componente civile, che deve affrontare problemi anche colossali.<\/p>\n<p>A livello di intelligenza collettiva su queste operazioni, si \u00e8 usciti dallo studio del singolo intervento ONU per cercare di assumere, con un grande sforzo di teorizzazione (Bellamy e Williams 2010) un pi\u00f9 ampio panorama di teoria politica su questi interventi (nonostante gli studiosi di Relazioni internazionali siano poco sensibili a questo problema). Alla met\u00e0 degli anni \u201990 una innovazione importante apparve la introduzione della teoria della risoluzione dei conflitti (Fetherstone 1994, Lederach 1997), bench\u00e9 poi essa non sia stata decisiva per giungere ad una condivisa base teorica; che ancora viene ricercata, magari nel quadro pi\u00f9 ampio di un cambiamento di tipo di societ\u00e0 e di Stato, non necessariamente di tipo occidentale (Ramsbotham, Woodhouse e Miall 2011).<\/p>\n<p>Nello stesso tempo le passate esperienze di oltre 50 anni di interventi ONU hanno dato materiale sufficiente per iniziare studi statistici che misurano quantitativamente la loro efficacia e le loro specificit\u00e0 positive o negative (Doyle e Sambanis 2006 per primi e pi\u00f9 autorevolmente). Come primo dato si ha che questi interventi dell\u2019ONU sono sostanzialmente efficaci e sicuramente costano molto di meno degli interventi unilaterali degli USA o della NATO (Rapporto RAND 2006).<\/p>\n<p>Quindi a livello internazionale da pochi anni siamo arrivati ad un livello di quasi professionalit\u00e0 progettuale ed operativa (che sarebbe ben pi\u00f9 alto se l\u2019ONU potesse agire senza la concorrenza NATO e ricevendo maggiori finanziamenti e burocrazia \u2013 solo 800 impiegati a New York per le attuali 17 operazioni di pace nel mondo). E\u2019 bene riferirsi ad essa anche perch\u00e9 l\u2019obiettivo politico pi\u00f9 alto del PK delle ONG dovrebbe essere collaborare con il PK dell\u2019ONU.<\/p>\n<p>Qui aiuta una quinta \u201cfortuna\u201d dell\u2019Italia: sul suo territorio, a Brindisi, c\u2019\u00e8 la base logistica per le operazioni di peacekeeping \u00a0ONU nel mondo. Una base operativa di tale rilevanza ha certamente bisogno di tutti i tipi di personale di sostegno. Per lo Stato l\u2019unico lavoro amministrativo sarebbe di siglare con il Dipartimento ONU di Brindisi un accordo che \u00e8 tutto a vantaggio di quest\u2019ultimo. I vantaggi politici sarebbero molti. Si avrebbe la sicurezza di contribuire alla Pace\u00a0 nel modo pi\u00f9 politico e pi\u00f9 esperto possibile; tanto che sarebbe chiara la validit\u00e0 di eventuali sacrifici anche della vita da parte dei giovani impegnati. Inoltre si riceverebbe la solidariet\u00e0 di una ampia base sociale, quale \u00e8 quella della marcia PG-Assisi, che sempre ha manifestato per attribuire pi\u00f9 potere all\u2019ONU. Infine sarebbe possibile partecipare alla sfilata del 2 di Giugno con persone che rendono chiaro a tutti come si pu\u00f2, senza armi, agire efficacemente per la pace nel mondo. Si noti anche che le Associazioni di servizio civile che vogliano presentare progetti in tal senso avrebbero come unico vincolo l\u2019avere una sede vicino a Brindisi, dove ospitare i giovani.<\/p>\n<p>Questa scelta significa forse rinunciare alla crescita autonoma del PK delle ONG? Al contrario, dovendo presentare progetti compatibili con il lavoro dell\u2019ONU a Brindisi, esse, tra le prime nel mondo, si qualificherebbero ai massimi livelli operativi e strategici. Per di pi\u00f9, questa attivit\u00e0 prefigura quello storno di finanziamenti e personale dalle Difese nazionali che sin dalla nascita i vari Paesi sottoscrittori della Carta ONU si sono impegnati (Art. 43)\u00a0 a compiere; quindi questa partecipazione al lavoro ONU a Brindisi sarebbe anche una pressione politica internazionale delle ONG per affidare la Pace nel mondo pi\u00f9 all\u2019ONU che ai vari eserciti nazionali. Comunque nessuno vuole escludere una crescita delle ONG italiane attraverso le ONG internazionali o attraverso un salto di qualit\u00e0 che proponga progetti validi; ma certamente non per tutto il contingente dei giovani.<\/p>\n<p>_____________________<\/p>\n<p><i>Antonino Drago &#8211; primo presidente del Comitato per la Difesa civile non armata e nonviolenta, gi\u00e0 docente all\u2019Universit\u00e0 di Pisa, dal 2001 per diversi anni, dei primi corsi universitari italiani su \u201cDifesa Popolare Nonviolenta\u201d e \u201cPeacekeeping e Peacebuilding\u201d, docente del corso di Peacekeeping and Peacebuilding della Transcend Peace University di Johan Galtung. Prof. Antonino Drago \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella recente legge di stabilit\u00e0 approvata dal Parlamento, sono stati inseriti 9  milioni [euro] in tre anni per \u201c&#8230; l&#8217;istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-38291","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38291","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38291"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38291\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38291"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38291"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38291"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}