{"id":39716,"date":"2014-02-17T12:00:35","date_gmt":"2014-02-17T12:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=39716"},"modified":"2015-05-05T22:11:06","modified_gmt":"2015-05-05T21:11:06","slug":"italiano-studi-per-la-pace-e-risoluzione-dei-conflitti-necessita-della-transdisciplinarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2014\/02\/italiano-studi-per-la-pace-e-risoluzione-dei-conflitti-necessita-della-transdisciplinarieta\/","title":{"rendered":"(Italiano) Studi per la pace e risoluzione dei conflitti: necessit\u00e0 della transdisciplinariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><b>Transcultural Psychiatry &#8211; Febbraio 2010<\/b><\/p>\n<p><b>Abstract<\/b>. <i>Gli studi per la pace cercano di capire come evitare la violenza attraverso la trasformazione dei conflitti, la cooperazione e l\u2019armonia prendendo spunto da molte discipline, tra cui psicologia, sociologia e antropologia, scienza politica, economia, relazioni internazionali, diritto internazionale e storia. Ci\u00f2 solleva il problema della coesistenza, complementariet\u00e0 e integrazione dei diversi sistemi di conoscenza. Infatti, tutte le scienze umane e sociali sono prodotti del sistema statuale post-Vestfalia e cos\u00ec reificano lo stato e il suo sistema interno e internazionale e si concentrano su questo come la principale fonte di conflitto politico. I conflitti, tuttavia, possono derivare da altri fattori quali generazione, genere, razza, classe e cos\u00ec via. Per contribuire alla costruzione della pace e alla risoluzione dei conflitti, le scienze sociali devono essere globalizzate, sviluppando teorie che affrontano i conflitti ai livelli delle interazioni interpersonale (micro), all\u2019interno di paesi (meso), tra le nazioni (macro) e tra regioni intere o civilt\u00e0 (mega). La psichiatria e le discipline \u201cpsi\u201d possono contribuire alla costruzione della pace e alla risoluzione dei conflitti attraverso la comprensione delle interazioni tra i processi a ciascuno di questi livelli e la salute mentale o malattia degli individui.\u00a0Parole chiave: risoluzione del conflitto \u2022 interdisciplinarit\u00e0 \u2022 studi per la pace \u2022 teoria dei sistemi<\/i><\/p>\n<p>Gli studi per la pace mirano a comprendere la violenza e come superarla attraverso la trasformazione dei conflitti (\u201cpace negativa\u201d) e la costruzione della pace attraverso la cooperazione e l\u2019armonia (\u201cpace positiva\u201d). Per avanzare in questa attivit\u00e0, gli studi per la pace devono prendere spunti da molte discipline scientifiche. Ci\u00f2 solleva il problema della coesistenza, della complementarit\u00e0 e dell\u2019integrazione tra diversi sistemi di conoscenza.<\/p>\n<p>Ogni scienza \u00e8 una cultura, con canoni per filtrare il falso dal vero e ci\u00f2 che non \u00e8 valido da quello che lo \u00e8; e a volte anche il non-etico-sbagliato dall\u2019etico-giusto, il non estetico dall\u2019estetico e il sacrilego dal sacro. Il testo purificato \u00e8 conoscenza, circondato da sottotesti e supertesti, testi profondi e contesti.<\/p>\n<p>Ogni scienza \u00e8 anche incorporata in una struttura, solitamente verticale o gerarchica, con produttori e consumatori di quella conoscenza. I produttori di conoscenza possono essere divisi in maestri, discepoli e apprendisti, sezionati da strati orizzontali di pari. Non c\u2019\u00e8 nulla di \u201cneutro\u201d o \u201coggettivo\u201d in questa struttura, ma \u00e8 ragionevole chiedere a una scienza che la sua cultura e i suoi canoni siano resi espliciti, disponibili per essere visionati da chiunque. La capacit\u00e0 dei produttori di conoscenza di rendere esplicite le ipotesi diventa un criterio di validit\u00e0. Inoltre, la scienza, sia nella sua cultura sia nella sua struttura, dovrebbe essere pubblica, vale a dire che si svolga nello spazio pubblico. La segretezza \u00e8 l\u2019antitesi della scienza, poich\u00e9 l\u2019ultima prova della validit\u00e0 non \u00e8 l\u2019oggettivit\u00e0 ma la conoscenza intersoggettiva, con premesse e conclusioni che siano accettabili da una vasta gamma di osservatori. C\u2019\u00e8 un doppio problema qui: al fine di comunicare le conoscenze scientifiche e riprodurle, gran parte della cultura della scienza deve essere interiorizzata; perch\u00e9 il verdetto degli osservatori abbia conseguenze, essi devono occupare una posizione, come quella di un \u201cpari\u201d per una revisione tra pari, all\u2019interno della struttura. La scienza ci richiede di essere dentro e fuori allo stesso tempo. In breve la scienza \u00e8 ESPLICITA, PUBBLICA e INTERSOGGETTIVA.<\/p>\n<p><strong>IL POSTO DELLE SCIENZE SOCIALI NEGLI STUDI PER LA PACE<\/strong><\/p>\n<p>Violenza e guerra, conflitto e pace, hanno tutte una cosa in comune: sono relazionali. La violenza si manifesta tra perpetratore e vittima, nella guerra tra belligeranti, nel conflitto tra obiettivi degli attori e dalle implicazioni tra gli attori, nella pace tra gli attori, come una struttura di pace, con una cultura di pace. Gli attori possono essere individui o collettivit\u00e0; in entrambi i casi, l\u2019unit\u00e0 di misura della pace \u00e8 quello che succede agli esseri umani, la misura in cui i loro bisogni e i diritti fondamentali sono soddisfatti. Homo mensura: l\u2019uomo \u00e8 la misura di tutte le cose (Protagora). Con queste premesse, come si relazionano gli sudi per la pace alle scienze sociali? Sono tutte importanti.<\/p>\n<p>La psicologia, con la sua attenzione sugli individui, solitamente al livello micro, ci informa su fino a che punto \u00e8 stata raggiunta la pace, cio\u00e8 quando sono soddisfatti i bisogni fondamentali per la sopravvivenza e il benessere. Questi bisogni comprendono l\u2019avere una gamma di opzioni di vita radicate in valide identit\u00e0 e avere i diritti fondamentali garantiti, che sono non solo civili e politici. L\u2019analisi psicologica \u00e8 fondamentale, anche per comprendere il conflitto intra-personale e inter-personale; ma non dobbiamo aspettarci o pretendere maggiori intuizioni su livelli pi\u00f9 ampi o strutture del conflitto.<\/p>\n<p>La sociologia, concentrandosi sull\u2019interazione e la struttura, \u00e8 per definizione pi\u00f9 relazionale e quindi strutturale e pertanto meglio adatta per comprendere come rapporti e strutture violenti producono altre relazioni violente, e come sarebbe una struttura di pace tra persone e gruppi. L\u2019antropologia, concentrandosi sul significato e sulla cultura, esperta di un\u2019ampia gamma di societ\u00e0 molto differenti, \u00e8 pi\u00f9 adatta per comprendere come culture violente riproducono se stesse, e che aspetto ha una cultura di pace per persone e gruppi. (Naturalmente, sia sociologia e antropologia riguardano le interazioni della struttura e della cultura, seppur con accentuazioni diverse.). La scienza politica (Staatswissenschaft) \u00e8 altrettanto cruciale, dato che si concentra sull\u2019uso e sull\u2019abuso di potere, sui processi di legittimazione e di contestazione e sulle istituzioni che incorporano e tramandano il potere nel tempo.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019economia, che si concentra sulle transazioni di valori economici, \u00e8 anche strutturale e sistemica, questo livello di analisi facilmente perde di vista la persona in quanto si concentra sulla crescita sostenibile del sistema, piuttosto che sul soddisfacimento dei bisogni fondamentali dei pi\u00f9 bisognosi. La stessa limitazione si applica potenzialmente a sociologia, antropologia e scienza politica: gli esseri umani sono facilmente oscurati dalla struttura, dalla cultura e dalle istituzioni.<\/p>\n<p>Le relazioni internazionali (RI) sono in realt\u00e0 un termine improprio, poich\u00e9 il punto focale di questa disciplina \u00e8 sullo stato (che \u00e8 un attore istituzionale, identificato con un territorio su cui esso pretende la giurisdizione), non sulla nazione (un gruppo che dispone di una lingua, una religione, visioni di un passato, presente e futuro e un radicamento sul posto). Le RI analizzano il sistema statuale in modi che sono analoghi a quelli che sociologia, antropologia, scienza politica ed economia usano per i sistemi di gruppo, identificando le strutture di interazione, le transazioni economiche, il potere e la formazione delle istituzioni, con forse meno enfasi sulle culture. Il diritto e il diritto internazionale (DI) si concentrano su norme istituzionalizzate, principalmente proscrizioni, escludendo alcuni atti di commissione e sul modo in cui la realt\u00e0 descrittiva \u00e8 conforme a queste norme. La storia segue gli attori attraverso il tempo, esplorando i mutamenti e le continuit\u00e0, spesso con una attenzione su singoli personaggi d\u2019\u00e9lite a scapito della gente comune e sugli attori a scapito di strutture e culture.<\/p>\n<p>Inutile dire, che gli studi per la pace hanno bisogno di tutte queste discipline, cos\u00ec come gli studi sulla salute (noti pure come studi di medicina, altro termine improprio) necessitano di fisica, chimica, anatomia, fisiologia, patologia e cos\u00ec via. E tuttavia gli studi sulla salute sono pi\u00f9 che una somma multidisciplinare delle parti, costretti dalla terapia ad affrontare la persona nella sua totalit\u00e0. Siccome la persona \u00e8 un sistema integrato, gli studi sulla salute devono integrare le molteplici discipline e i livelli di descrizione entro una teoria coerente. Lo stesso vale, naturalmente, per gli studi per la pace.<\/p>\n<p>Per questi ultimi, tuttavia, sorge un grave problema, uno scheletro nell\u2019armadio: tutte le scienze umane e sociali sono i prodotti non solo dell\u2019Illuminismo, ma anche del sistema statuale post-vestfaliano, dal 1648 in avanti, in Europa. In altre parole, le scienze sociali emersero in tandem con la cristallizzazione del sistema statuale nei secoli XVII, XVIII e XIX. La sociologia \u00e8 sorta come studio della societ\u00e0 e la societ\u00e0 fu identificata con il paese, un territorio governato da uno stato. L\u2019antropologia fu molto coscientemente creata dalle potenze coloniali come studio delle societ\u00e0 senza stato. Era una negazione degli altri molto utile per sostenere la tesi dello statalismo in quanto sua eccezione. La scienza politica, come Staatswissenschaft, \u00e8 stata proprio questo tipo di studio: l\u2019esercizio del potere entro lo stato e da parte di esso. L\u2019 economia era essenzialmente l\u2019economia di singoli Stati, con attenzione alle transazioni con altri Stati, utilizzando PIL e PNL come misure chiave. Un\u2019eccezione molto importante \u00e8 il marxismo, che si \u00e8 concentrato in modo esplicito sul capitalismo come sistema mondiale che supera i confini statali. Le RI sono state lo studio delle relazioni tra Stati, con il diritto e il diritto internazionale che studiano le regole che normano le relazioni intra- e inter-stato. La storia \u00e8 stata soprattutto quella dei singoli Stati, con i principali consumatori di storia nel sistema scolastico formati come futuri cittadini attraverso miti condivisi nella memoria collettiva.<\/p>\n<p>E la psicologia? \u00c8 davvero lo studio di persone che lottano o non riescono ad adattarsi a questi cambiamenti sociali? L\u2019attenzione per la singola persona permise una scienza senza frontiere, il residuo problema essendo come ottenere sufficiente sensibilit\u00e0 alle enormi variazioni strutturali e culturali.<\/p>\n<p>Questo breve genealogia suggerisce la seguente TESI: LE SCIENZE SOCIALI COME LE CONOSCIAMO REIFICANO LO STATO E IL SISTEMA STATUALE. Se questo \u00e8 un pregiudizio, qual \u00e8 il rimedio? In una parola: la globalizzazione delle scienze sociali. Certo, non possiamo pretendere che gli Stati non esistano, ma il sistema statuale pu\u00f2 scomparire, lasciando il campo a un sistema delle regioni e in qualche misura a un sistema globale. Le scienze sociali dovranno sopravvivere alla durata limitata del sistema statuale. Il territorio \u00e8 attraversato da linee di faglia, con placche tettoniche territoriali in movimento e deformazione, che creano tremori e scosse. Ma ci sono altre linee di faglia che riflettono genere e generazione, razza e classe, inclusione\/esclusione e identificazione nazionale. Esse hanno delle implicazioni nel futuro delle scienze sociali per come possono essere applicate agli studi per la pace.<\/p>\n<p>Per esempio, al fine di globalizzare le RI, rendendole transfrontaliere, dobbiamo aggiungere al loro attuale \u201cfocus\u201d sulle relazioni interstatali, un\u2019attenzione alle relazioni che siano di inter-genere e inter-generazione, inter-razza e inter-classe, inter-inclusione\/esclusione cos\u00ec come inter-nazionali. Questo richiede di guardare il mondo come un intero, senza suddivisione in Stati, per esaminare sia processi diacronici (storici), sia gli studi sincronici delle dinamiche<\/p>\n<p>Gli studi per la pace si interessano di genere, generazione e di queste altre distinzioni sociali, tanto quanto degli Stati. Il sistema statuale non ha alcun monopolio sul conflitto, la violenza, la guerra e la pace, n\u00e9 le RI hanno alcun monopolio sugli studi per la pace. Essi riguardano la condizione umana in generale, la nostra piena realizzazione (nella terminologia del Canone p?li del buddhismo: sukha) come esseri umani attraverso la pace positiva e la riduzione della sofferenza (dukkha) mediante la pace negativa, indipendentemente da come le catene causali o cerchi e spirali, o che altro, ruotano o tessono i loro percorsi attraverso la multiforme umanit\u00e0.<\/p>\n<p><b>TRANSDISCIPLINARIT\u00c0 NEGLI STUDI PER LA PACE<\/b><\/p>\n<p>La conseguenza di questa visione sistemica pi\u00f9 ampia \u00e8 che dobbiamo puntare alla trans-disciplinariet\u00e0 attraverso tutti i livelli della condizione umana, non semplicemente una somma multidisciplinare dell\u2019attenzione e pregiudizio mono-livello di ogni singola disciplina delle scienze sociali. La somma di una manciata di visioni limitate o distorte non fornir\u00e0 una chiara panoramica o integrata comprensione dell\u2019insieme. Detto questo, c\u2019\u00e8 molto da imparare da ogni disciplina. Quelle che seguono sono alcune \u201cgemme\u201d sociali dal taccuino dell\u2019autore.<\/p>\n<p>Dalla psicologia arriva la nozione che siamo diretti, o almeno guidati, da forze all\u2019interno di noi stessi di cui non siamo consapevoli (che si tratti dei processi biochimici del cervello o dei processi informativi del nostro subconscio). La consapevolezza di tali forze pu\u00f2 essere liberatoria, in quanto esalta il fatto che la libert\u00e0 sta nello scegliere le proprie linee guida. Tuttavia, gran parte di questa psicologia psicodinamica si \u00e8 concentrata sulla psicopatologia e sarebbe utile se fosse pi\u00f9 sviluppata la psicologia positiva.<\/p>\n<p>La sociologia contribuisce con l\u2019osservazione che i processi o i rapporti interattivi possono essere benefici o no, equi o no, e che essi possono combinarsi variamente in strutture, spesso con piramidi (strutture gerarchiche) e cerchi (processi ciclici) come blocchetti di costruzione. L\u2019antropologia chiarisce che la variet\u00e0 culturale dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 immensa e ci fa notare le differenze tra \u201ccultura dell\u2019Io\u201d e \u201ccultura del noi\u201d come parte della fondazione della struttura e del processo sociale.<\/p>\n<p>La scienza politica rivela le differenze tra forme di potere dure e morbide: economico (ricompensa), militare (punizione), culturale (persuasione) e politico (processo decisionale). La politica di pace si basa sullo sviluppo di forme morbide di potere attraverso istituzioni eque, difensive, pacifiche e democratiche, centrate sui bisogni e i diritti umani fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019economia dimostra che ci sono alternative alle economie dominanti e modi di regolamentare e scambiare del tutto adeguate al compito di garantire il benessere per tutti gli esseri umani sulla terra con l\u2019equilibrio ecologico. Le RI identificano i successi in ambito politico come l\u2019inclusione della Germania nella Comunit\u00e0 Europea e il progetto della conferenza di Helsinki per un nuovo inizio dell\u2019Europa, pi\u00f9 speranzosa rispetto ai numerosi fallimenti. La storia insegna che ci sono punti di ramificazione in tutte le storie dove altre opzioni avrebbe potuto essere colte e che le storie contro-fattuali possono essere importanti quanto quelli fattuali. Il diritto, il diritto internazionale e i diritti umani sono possenti modi per proiettare un\u2019immagine della societ\u00e0 o del mondo buona-pacifica sullo schermo del futuro, sollevando domande fondamentali sui bisogni fondamentalii, la cultura e la struttura profonde e sfidando lo status quo.<\/p>\n<p>Innumerevoli altri esempi di contributi delle scienze sociali agli studi per la pace potrebbero essere citati. Qui il punto fondamentale \u00e8 solo quello di suggerire come intuizioni che hanno origine all\u2019interno di una disciplina possono trasferirsi a quella contigua, cosicch\u00e9 l\u2019attenzione a una tematica trans-disciplinare come la pace genera trans-disciplinarit\u00e0.<\/p>\n<p>Purtroppo, gli studi per la pace spesso sono in difficolt\u00e0 quando si adottano operativamente particolari modelli e approcci da una gamma di scienze. Piuttosto che far luce su complesse questioni sistemiche, questi modelli semplificano eccessivamente e presumono che un solo livello di analisi detenga la chiave. Ci sono una variet\u00e0 di approcci riduzionistici alla pace che illustrano i dilemmi nello sviluppo di un approccio veramente transdisciplinare.<\/p>\n<p>Per esempio, un presupposto comune della psicologia \u00e8 che raggiungere \u201cla pace corrisponda a guarire un trauma.\u201d Certamente, affrontare l\u2019impatto psicologico e sociale del trauma \u00e8 necessario, ma \u00e8 tutt\u2019altro che sufficiente. Dato il principio di homo mensura, affrontare traumi individuali \u00e8 necessario, ma come la riabilitazione generale degli esseri umani dopo la violenza, o la ricostruzione delle case distrutte dalla guerra, questo comporta un annullamento del danno, riducendo o eliminando alcuni degli effetti della violenza, ma non affronta le cause che generalmente si trovano da qualche parte in un conflitto irrisolto.<\/p>\n<p>Un\u2019altra convinzione comune nella psicologia \u00e8 che, \u201cla pace \u00e8 raggiunta attraverso il raccontare la tua storia\u201d. Ancora una volta, riuscire a narrare la propria esperienza di sofferenza e ingiustizia pu\u00f2 essere utile per la guarigione di traumi, ma non \u00e8 necessario, n\u00e9 sufficiente per la pace. Con una buona soluzione, o trasformazione, del conflitto alla radice, emozioni e cognizioni negative tendono a essere smussate, retrocedendo nello sfondo. Le narrazioni del conflitto e dell\u2019ingiustizia passata, quando siano presentate nello spazio pubblico possono riaccendere il conflitto. \u00c8 essenziale non confondere ci\u00f2 che \u00e8 buono per l\u2019individuo con ci\u00f2 che \u00e8 buono per la composizione del conflitto.<\/p>\n<p>Tra i professionisti di risoluzione dei conflitti, a volte c\u2019\u00e8 il presupposto che pace \u00e8 uguale a conciliazione. La conciliazione \u00e8 per la violenza quello che la mediazione \u00e8 per il conflitto: la mediazione allenta i nodi dell\u2019incompatibilit\u00e0, la conciliazione sgombra il passato dal trauma, chiude una situazione e apre a un futuro di progetti congiunti con una pace negativa come progetto minimo. Entrambi sono indispensabili, ma devono essere seguite da progetti comuni che costruiscano la pace.<\/p>\n<p>Dal punto di vista politico, alcuni assumono che, \u201cla pace \u00e8 assicurata dalla presenza della democrazia.\u201d Nei fatti, governo o istituzioni democratiche non sono n\u00e9 necessari n\u00e9 sufficienti per la pace. Ci vuole capacit\u00e0 di trasformazione nonviolenta del conflitto, ma non arriva automaticamente con elezioni eque e libere. Una prospettiva militare minimalista potrebbe \u201cequiparare la pace con il cessate il fuoco.\u201d Mentre l\u2019assenza di violenza \u00e8 bene in s\u00e9, un cessate il fuoco pu\u00f2 anche servire al riarmo e al riposizionamento per la fase successiva della guerra. Inoltre, la mediazione pu\u00f2 procedere parallela ai combattimenti.<\/p>\n<p>Per molti, il perseguimento della \u201cpace \u00e8 sinonimo di lotta per i diritti umani\u201d. Tuttavia, per come \u00e8 attualmente interpretata, la protezione locale dei diritti umani non \u00e8 n\u00e9 necessaria n\u00e9 sufficiente per la pace globale. Uno stato bravo nel rispettare i diritti umani dei suoi cittadini pu\u00f2 richiedere anche un ritorno in doveri umani, compreso il dare la propria vita allo stato. \u00c8 necessaria la trasformazione dei conflitti che non si ottiene automaticamente con la concezione dei diritti umani attualmente dominante.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle organizzazioni dei diritti umani e di altri organismi internazionali, il \u201cpercorso verso la pace passa attraverso la denuncia della violenza\u201d. Il monitoraggio e la descrizione della violenza sono necessari \u2013 la verit\u00e0 dovrebbe essere nota \u2013 ma possono anche essere controproducenie alimentando la spirale della violenza. Quel che \u00e8 anche necessario \u00e8 un giornalismo di pace: chi sono le parti reali del conflitto? Quali sono i loro obiettivi? Dove e come questi obiettivi si scontrano? E quali sono le proposte di soluzioni, da persone a tutti i livelli del sistema sociale, basate su diverse esperienze sia entro la situazione di conflitto sia altrove?<\/p>\n<p>Molti sono convinti che, \u201clo sviluppo economico e sociale porter\u00e0 alla pace\u201d. Se lo sviluppo comprende la costruzione delle capacit\u00e0 di trasformazione nonviolenta del conflitto, la pace sar\u00e0 un risultato. Tuttavia, se lo sviluppo intensifica semplicemente il desiderio di pi\u00f9 ricchezza e risorse materiali, la conseguenza pu\u00f2 essere pi\u00f9 guerra anzich\u00e9 pace.<\/p>\n<p>Come suggeriscono i miei commenti su ciascuno di questi approcci alla pace, la costruzione della pace ha una propria logica e specifici requisiti. Alla fine, non c\u2019\u00e8 nessun sostituto per l\u2019analisi o la \u201cdiagnosi\u201d del conflitto e l\u2019articolazione di proposte specifiche di soluzioni o trasformazioni (Galtung, 2008).<\/p>\n<p><b>GESTIRE IL CONFLITTO: LA NECESSIT\u00c0 DELLA TRANS-DISCIPLINARIT\u00c0<\/b><\/p>\n<p>Applichiamo ora questo pensiero su conflitto, pace e loro relazioni a un grave problema dei nostri tempi, legato alla psichiatria transculturale e anche al di l\u00e0 di tale campo. E\u2019 successo qualcosa di nuovo nel modello di morbilit\u00e0 in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019organizzazione mondiale della sanit\u00e0 (OMS, 2008), i disturbi mentali giocano oggi un ruolo importante. Non ci proponiamo di analizzare la metodologia usata per giungere a questa conclusione, ma solo prendere atto che la depressione unipolare \u00e8 malattia numero uno nel mondo per entrambi i sessi, con alcune varianti, e che la depressione bipolare, disturbo maniaco-depressivo, \u00e8 il numero quattro. Tra questi due ci sono disturbi somatici che rendono le persone incapaci di gestire il loro lavoro per brevi o lunghi periodi (la definizione di morbilit\u00e0 da malattia), ma tra questi molto comuni disagi somatici, come il dolore cronico, possono esserci anche espressioni di depressione. I disturbi mentali sono ancora circondati da tab\u00f9.<\/p>\n<p>Il modello per la morbilit\u00e0 e la disabilit\u00e0 non \u00e8 lo stesso che il modello per la mortalit\u00e0. La maggior parte delle persone non muoiono per la depressione (anche se il suicidio pu\u00f2 essere un esito letale della depressione). Sebbene la separazione epidemiologica fra le diffuse malattie contagiose delle societ\u00e0 tradizionali e le malattie della modernit\u00e0 (come cancro e malattie cardiovascolari) sia stata in parte colmata dall\u2019AIDS, essa \u00e8 ancora una distinzione utile perch\u00e9 correlata con il livello di modernit\u00e0. E\u2019 interessante osservare che il nuovo modello di morbilit\u00e0 attraversa il cosiddetto divario Nord-Sud. Gli Stati Uniti e la Colombia sono in prima fila tra i paesi americani con prevalenza di disturbi d\u2019ansia (The World Health Organization Consortium for Surveys, Consorzio per i sondaggi dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, 2004). Difficilmente avremmo visto questa situazione cos\u00ec chiaramente una generazione fa. Qualcosa \u00e8 successo.<\/p>\n<p>In primo luogo prendiamo nota che ci\u00f2 pone una sfida enorme per i medici dell\u2019anima \u2013 psicologi e psichiatri. Improvvisamente essi sono catapultati alla ribalta. Non \u00e8 chiaro se le professioni siano all\u2019altezza della sfida. La tendenza in psichiatria e psicologia \u00e8 quella di collocare la diagnosi e il trattamento all\u2019interno dell\u2019individuo, che \u00e8 visto come l\u2019elemento portante del disturbo o della malattia. Se si tiene conto del contesto, di solito \u00e8 solo l\u2019ambiente pi\u00f9 vicino. Ma la depressione pu\u00f2 coinvolgere schemi molto pi\u00f9 grandi. Tuttavia, per accorgercene, abbiamo bisogno di espandere i significati di \u201cdepressione\u201d.<\/p>\n<p>Ecco il mio primo sforzo: la depressione \u00e8 una sorta di paralisi di azione che si verifica quando i nostri obiettivi e sforzi appaiono insignificanti. Diminuisce il livello di energia vitale, la temperatura corporea diminuisce, la produzione di energia diminuisce perch\u00e9 la bassa domanda riduce l\u2019afflusso. Che cosa \u00e8 successo? Se prendiamo come diagnosi \u201cmancanza di conoscenza interna ed esterna, apatia, paralisi dell\u2019azione, mancanza di senso,\u201d, qual \u00e8 la terapia adatta e quale sarebbe una efficace profilassi?<\/p>\n<p>Anche se ho descritto il problema in termini di stato mentale dell\u2019individuo, questo non \u00e8 un modello a un singolo fattore, ma anzi coinvolge quattro fattori molto diversi, uno per ciascuno dei quattro livelli di organizzazione della condizione umana:<\/p>\n<p>\u2022 Micro, entro e tra gli individui, specialmente coloro che sono pi\u00f9 vicini a noi;<\/p>\n<p>\u2022 Meso, all\u2019interno del paese, tra i generi, tra generazioni, tra classi, tra nazioni;<\/p>\n<p>\u2022 Macro, tra paesi, tra nazioni; e<\/p>\n<p>\u2022 Mega, tra regioni, tra civilizzazioni.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un approccio multi-livello alla salute mentale. Esso riconosce che parte dell\u2019eziologia della depressione \u00e8 ben oltre il livello micro in cui le discipline \u201cpsi\u201d si specializzano, e significa che si trova fuori portata dell\u2019intervento psicologico diretto.<\/p>\n<p>E\u2019 qui che entrano in gioco gli studi per la pace, non solo come approccio transdisciplinare, ma anche come approccio multi-livello. Dobbiamo utilizzare modelli tratti da tutti e quattro i livelli, analizzando le sinergie nei processi a ogni livello, i collegamenti causali attraverso i livelli, e gli isomorfismi tra livelli.<\/p>\n<p>Un modello generale per il conflitto si pu\u00f2 trovare nel libro Transcend &amp; trasform (Galtung, Pluto Press 2004; ed. it. Affrontare il conflitto, PLUS, Pisa 2008). Brevemente: X vuole qualcosa come obiettivo; lo stesso avviene per Y; gli obiettivi sembrano essere incompatibili; X e Y quindi vedono l\u2019altro come fonte di frustrazione e trabocca l\u2019aggressione. Oppure, quando X=Y e la frustrazione \u00e8 rivolta verso l\u2019interno, l\u2019aggressione \u00e8 diretta contro la propria persona. Tutti sperimentiamo questa sorta di conflitto a livello micro quasi continuamente. A volte si manifesta come violenza verbale, accompagnata dal linguaggio del corpo, a volte come violenza fisica. A volte \u00e8 diretta internamente come violenza contro un obiettivo; a volte anche come violenza contro l\u2019idea stessa di avere un obiettivo.<\/p>\n<p>Nei conflitti tra due parti ci sono sempre cinque possibili esiti: (1) X ottiene ci\u00f2 che vuole e Y nulla; (2) Y ottiene ci\u00f2 che vuole e X nulla; (3) entrambi rinunciano ai loro obiettivi o demandano tutto a una terza persona; (4) raggiungono un accordo intermedio; o (5) forse con un piccolo aiuto, essi creano una realt\u00e0 nuova, dove X e Y possono sentirsi entrambi a casa. Io chiamo questa possibilit\u00e0 finale \u201ctrascendenza positiva.\u201d Queste sono le possibilit\u00e0 \u2013 e alcune di loro possono essere soluzioni, con l\u2019accettazione di tutte le parti coinvolte e la sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Purtroppo, poche persone sono consapevoli di tutte queste opzioni. Molti si limitano a soluzioni monotipo \u201cDevo essere sempre il vincitore,\u201d o \u201cIo sono il perdente permanente;\u201d oppure sono limitati a due sole possibilit\u00e0: \u201co tu o me,\u201d tertium non datur. Con queste opzioni limitate, la depressione \u00e8 dietro l\u2019angolo. Quando s\u2019immaginano tre possibili soluzioni, la situazione \u00e8 leggermente migliore: c\u2019\u00e8 anche la possibilit\u00e0 di un compromesso, trovando qualcosa d\u2019intermedio. Ma nel compromesso c\u2019\u00e8 inoltre un elemento di capitolazione. La trascendenza negativa e positiva, tuttavia, richiede immaginazione e creativit\u00e0. Che cosa dobbiamo fare affinch\u00e9 questo diventi parte della nostra cultura, che sia insegnato nelle scuole? Possiamo usare questo modello di base a tutti i quattro livelli di organizzazione, e ho presentato 10 studi di caso per ognuno dei 4 livelli (Galtung, 2008).<\/p>\n<p>Comprendere i conflitti a livello meso richiede modelli diversi. Per risolvere questo problema, ho lavorato con le forme geometriche semplici della piramide e del cerchio come rappresentazioni della struttura del sistema. Nel cerchio tutte le posizioni sono uguali, nella piramide c\u2019\u00e8 un alto e un basso. Chiamiamo la struttura verticale della piramide alfa e quella orizzontale del cerchio beta. In alfa, il risparmio di relazioni \u00e8 ottenuto a scapito della verticalit\u00e0; in beta, l\u2019orizzontalit\u00e0 \u00e8 ottenuta a costo di molto lavoro di relazione. Le due strutture, alfa e beta, quindi costituiscono un dilemma, ma esploriamolo attraverso un tetralemma, siccome ciascuno di essi pu\u00f2 essere forte o debole:<\/p>\n<p>\u2022 Alfa debole, beta forte: Equiarchia, societ\u00e0 su piccola scala<\/p>\n<p>\u2022 Alfa forte, beta forte: Poliarchia, societ\u00e0 tradizionale<\/p>\n<p>\u2022 Alfa forte, beta debole: Gerarchia, societ\u00e0 moderna<\/p>\n<p>\u2022 Alfa debole, beta debole: Anarchia, societ\u00e0 postmoderna<\/p>\n<p>Tutte le societ\u00e0 hanno tutte e quattro le strutture, ma il centro di gravit\u00e0 si sposta nel tempo.<\/p>\n<p>\u201cPiccolo \u00e8 bello\u201d punta in direzione di equiarchia, ma in relazione al mondo sociale pi\u00f9 grande l\u2019equiarchia ha un effetto di marginalizzazione perch\u00e9 \u00e8 diretta verso l\u2019interno. Il riconoscere che \u00e8 importante creare strutture pi\u00f9 grandi punta in direzione di Poliarchia, ma questo rischia di sovraccaricare il lavoro di relazione. Clan, famiglie estese, villaggi, feudalesimo, i militari e la Chiesa \u2013 los poderes facticos, oggi in forma di stato, multinazinali e universit\u00e0 \u2013 sono gerarchici, sfruttano, tolgono potere. Infine, l\u2019anarchia pu\u00f2 essere sotto-impegnativa tanto quanto la Poliarchia \u00e8 eccessiva nelle sue esigenze.<\/p>\n<p>Queste strutture sociali corrispondono a quattro modi di diventare depressi. La terapia appropriata adatta, muove il sistema verso un equilibrio nel mezzo o ristabilisce un ritmo di rotazione funzionale fra le quattro strutture. Quando, nel 1975-76, lavoravo come consulente sulla metodologia dello studio internazionale WHO-OMS sulla schizofrenia, la mia osservazione generale era che l\u2019individuo esposto a un sistema sociale con struttura \u201calfa forte e beta debole\u201d (che caratterizza le societ\u00e0 moderne, urbane, industriali) era particolarmente vulnerabile a un risultato scadente. Qui questo schema viene espanso per riconoscere quattro tipi di violenza strutturale, oltre quella della gerarchia: il sovraccarico della Poliarchia, l\u2019emarginazione dell\u2019 equiarchia e la solitudine dell\u2019anarchia.<\/p>\n<p>Il LIVELLO MESO fornisce agli individui focalizzazioni sull\u2019identificazione come classe economica (marxismo) e genere (femminismo). Se l\u2019identificazione \u00e8 forte, il declino del proprio gruppo \u00e8 deprimente. L\u2019analisi del livello meso rende le persone consapevoli che le vittime delle strutture profonde a cui partecipano sono parte dei loro taciti mondi sociali.<\/p>\n<p>Il LIVELLO MACRO riguarda i conflitti che si verificano tra Stati e tra nazioni. Il livello di analisi macro affronta i processi di forte identificazione con il proprio paese (patriottismo) e la proprio nazione (nazionalismo). Questo livello coinvolge paesi che giocano a carte con gli esseri umani, attraverso guerre e giochi letali che si lasciano dietro milioni di perdenti con ferite profonde nelle loro anime.<\/p>\n<p>Procedendo verso il LIVELLO MEGA, molti potrebbero aver l\u2019impressione che ora siamo un po\u2019 discosti dall\u2019individuo, ma questo non \u00e8 affatto il caso. Si consideri che la piccola, sicura, evangelico-luterana Norvegia circa di due secoli fa, si protesse costituzionalmente contro coloro che credevano nel giudaismo e i gesuiti. Oggi, la prevalenza di stili di vita e forme di credenza ancor pi\u00f9 divergenti, in un paese come la Norvegia, \u00e8 un\u2019ovvia conseguenza della sempre maggiore estensione di trasporti e comunicazioni, forze che rendono la globalizzazione in definitiva inevitabile, che ci piaccia o no.<\/p>\n<p>Questi modi di vita si accosteranno ancor pi\u00f9, fin nella nostra anima. E saranno molti, non solo i musulmani, come suggeriscono le narrazioni multimediali dominanti. Se ci aggrappiamo all\u2019identit\u00e0 alla quale siamo abituati, presto ci sveglieremo rendendoci conto che non siamo a casa nell\u2019et\u00e0 della globalizzazione. E a questo punto, diventa importante avere pi\u00f9 opzioni di \u201cnoi o loro\u201d, che il problema sia dove posizionare le moschee in ambiente urbano o le dottrine della fede nella nostra anima. Abbiamo imparato che \u201csolo noi\u201d, l\u2019intolleranza, \u00e8 incompatibile con i diritti umani e che la tolleranza, \u201cuno spazio pure per loro\u201d, non \u00e8 abbastanza buono. Il passo successivo \u00e8 il dialogo, \u201ctu sei diverso da me, che emozione!\u201d Brainstorming, rispetto, curiosit\u00e0. Non abbiamo nulla da perdere nel fare questo passo, solo molto da guadagnare, molto arricchimento.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche una quarta fase, l\u2019apprendimento reciproco, che possiede la chiave per il futuro. Prendiamo le tre religioni abramitiche come esempi, siccome sono vicine a noi e tra di loro. Estraiamo qualcosa del meglio da tutte quante, principi che includono i seguenti punti:<\/p>\n<p>Dall\u2019Ebraismo: dialogo, verit\u00e0 come un processo, non come una dichiarazione.<\/p>\n<p>Dal Cristianesimo Ortodosso: ottimismo, la prospettiva a lungo termine, che attraversa i secoli.<\/p>\n<p>Dal Cristianesimo Cattolico: la distinzione tra peccato e peccatore.<\/p>\n<p>Dal Cristianesimo Protestante: il principio di qui io sto, non posso fare altrimenti.<\/p>\n<p>Dall\u2019Islam: l\u2019Islam \u00e8 uguale a pace, che equivale a sottomissione; Zakat, condivisione con coloro che stanno soffrendo; e la saggezza espressa nella Sura 8:61, \u201cquando il vostro antagonista inclina verso la pace fate lo stesso.\u201d<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 molta saggezza in ciascuna di queste tradizioni. Dobbiamo essere liberi di raccogliere dalla saggezza del mondo e globalizzare le enormi intuizioni che l\u2019umanit\u00e0 ha prodotto. Fatichiamo sotto il peso dei quattro strati dell\u2019esistenza umana, che a volte pesano molto su di noi. Oltre alle strutture sociali deprimenti che ci lasciano sovraccaricati o privi di sfide, noi potremmo identificarci in modo forte con un paese in declino cos\u00ec che la depressione del paese diventa la depressione dell\u2019individuo. Potremmo essere minacciati, o arricchiti, dall\u2019incontro con visioni del mondo e modi di essere molto diversi. E spesso siamo incapaci di CREARE QUEL PICCOLO PEZZO DI NUOVA REALT\u00c0 che pu\u00f2 sciogliere anche i conflitti duri, resistenti alle soluzioni attraverso il \u201csial\u2019uno-sia l\u2019altro\u201d della trascendenza positiva.<\/p>\n<p>Le discipline \u201cpsi\u201d possono fornire un servizio enorme al mondo in quanto esse si aprono a tutta la gamma di questioni che possono sottendere il problema della depressione. Se non si avvicinano ai molteplici problemi della depressione con coraggio e ottimismo, nessun altro lo far\u00e0. E noi sappiamo quale sar\u00e0 il risultato: un arcobaleno di pillole multicolore, che ostacolano una comprensione pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Ringraziamento<\/p>\n<p>Questo articolo \u00e8 basato su due colloqui dati presso il McGill Advanced Study Institute in Cultural Psychiatry (Istituto McGill sullo studio avanzato di Psichiatria) su \u201cCultura, pace, conflitto e riconciliazione\u201d, Montreal, 29 aprile e 1\u00b0 Maggio 2008.<\/p>\n<p><b>Note:<\/b><\/p>\n<p>Galtung, J. (2004). Transcend and transform: An introduction to conflict work. Boulder, CO: Paradigm. (Ed. it.: Affrontare il conflitto, PLUS, Pisa 2008).<\/p>\n<p>Galtung, J. (2008). 50 Years \u2013 100 peace &amp; conflict perspectives. TRANSCEND University Press.<\/p>\n<p>World Health Organization (WHO) (2008). The global burden of disease: 2004 update. Geneva: WHO.<\/p>\n<p>World Health Organization Survey Consortium, The (2004). Prevalence, severity, and unmet need for treatment of mental disorders in the World Health Organization World Mental Health Surveys. Journal of the American Medical Association, 291, 2581\u20132590.<\/p>\n<p>______________________________<\/p>\n<p><i>Traduzione per il Centro Sereno Regis a cura di Giorgio Barazza e Miky Lanza<\/i><\/p>\n<p><i>Titolo originale: <a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.google.com\/search?q=wikileaks.org%2F%E2%80%A6%2F131872_Peace%2520Studies%2520and%E2%80%A6+%3F&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:en-US:official&amp;client=firefox-a&amp;channel=sb\" >Peace Studies and Conflict Resolution: The Need for Transdisciplinarity<\/a>.<\/i><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2014\/02\/14\/studi-per-la-pace-e-risoluzione-dei-conflitti-necessita-della-transdisciplinarieta-johan-galtung\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli studi per la pace cercano di capire come evitare la violenza attraverso la trasformazione dei conflitti, la cooperazione e l\u2019armonia prendendo spunto da molte discipline, tra cui psicologia, sociologia e antropologia, scienza politica, economia, relazioni internazionali, diritto internazionale e storia. <\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-39716","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39716","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39716"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39716\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39716"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39716"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}