{"id":42977,"date":"2014-05-19T12:00:53","date_gmt":"2014-05-19T11:00:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=42977"},"modified":"2015-05-05T21:34:58","modified_gmt":"2015-05-05T20:34:58","slug":"italiano-va-pensiero-storie-ambulanti-collettivamente-memoria-2014-aosta-9-maggio-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2014\/05\/italiano-va-pensiero-storie-ambulanti-collettivamente-memoria-2014-aosta-9-maggio-2014\/","title":{"rendered":"(Italiano) \u201cVa\u2019 pensiero, storie ambulanti.\u201d Collettivamente memoria 2014. Aosta 9 maggio 2014"},"content":{"rendered":"<p>\u201cVa\u2019 pensiero. Storie ambulanti\u201d di Dagmawi Yimer. Prima valdostana ad Aosta<\/p>\n<p>Italy, Aosta Valley, Aosta<br \/>\nAosta 9 maggio 2014<\/p>\n<p><em>Per non trovarsi all\u2019appuntamento del dare e del ricevere <\/em><br \/>\n<em>senza aver nulla da portare<\/em><br \/>\n<em>Mohamed Ba<\/em><br \/>\nAd Aosta c\u2019\u00e8 stata la prima valdostana del documentario \u201cVa pensiero. Storie ambulanti\u201d del regista <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.va-pensiero.org\/regia\/\" >Dagmawi Yimer <\/a>nell\u2019ambito del progetto culturale Collettivamente Memoria 2014 e dell\u2019iniziativa in progress 12 citt\u00e0 contro il razzismo promossa dall\u2019Associazione nazionale <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/prendiamolaparola.org\" >Prendiamo la Parola.<\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.va-pensiero.org\" >\u201cVa\u2019 pensiero, storie ambulanti\u201d\u00a0<\/a>\u00e8 il racconto, lucido e struggente, di due aggressioni razziste avvenute a Milano e a Firenze e del tentativo di ricostruzione che ognuno degli aggrediti, sopravvissuti, sta tentando di agire su di s\u00e9, pur nella difficile convivenza con l\u2019impossibilit\u00e0 di lavorare e con l\u2019incertezza quotidiana, sempre presente, di rivivere, attraverso sguardi o gesti, il momento dell\u2019aggressione.<br \/>\nNella narrazione delle loro esperienze <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.va-pensiero.org\/i-protagonisti\" >i tre protagonisti <\/a>esplicitano, nonostante l\u2019aggressione subita e malgrado tutto, la speranza di continuare a vivere in Italia.<br \/>\n\u201cSono venuto qui per lavorare non per fare la guerra\u201d dice Cheick.<br \/>\n\u201cMa non so neppure come si chiamava. Mai visto prima\u201d dice Mor<br \/>\n\u201cIo vorrei seppellire questa storia e rinascere\u201d dice Mohamed.<\/p>\n<p>Mohamed Ba \u00e8 stato accoltellato a Milano il 31 maggio 2009. In pieno giorno.<br \/>\nIl 13 dicembre 2011 Mor Sougou, Cheick Mbengue e Mustapha Vieng furono raggiunti dai colpi di pistola sparati nel gruppo degli ambulanti senegalesi dal neonazista toscano Gianluca Casseri a Firenze.<br \/>\nMorirono Samb Modou e Diop Mor.<br \/>\nMustapha Vieng \u00e8 rimasto paralizzato.<br \/>\nMor e Cheick non possono ancora lavorare.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/controrazzismo.jimdo.com\/chi-sono\/\" >Mohamed Ba<\/a>, attore e autore teatrale, musicista e formatore con <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/karim-metref.over-blog.org\/\" >Karim Metref, <\/a>giornalista e scrittore e membro di Prendiamo la parola, hanno presentato il film in prima assoluta in Valle d\u2019Aosta.<\/p>\n<p>Mohamed \u00e8 uno dei tre attori, interpreti di se stessi, del documentario-testimonianza.<\/p>\n<p>La proiezione del documentario \u00e8 stata una delle ragioni irripetibili per incontrare e conoscere uomini veri: i miei fratelli Mor e Cheick, per ora in versione filmica, e mio fratello Mohamed Ba, dal vivo.<\/p>\n<p>Dag e tutte e tutti i realizzatori del film, per ora in differita, che cito volontariamente per completezza.<\/p>\n<p>Regia e fotografia: Dagmawi Yimer<br \/>\nMontaggio: Lizi Gelare<br \/>\nMusiche: Veronica Marchi, Nicola Alesini, Madya Diebate, Alvaro Lanciai<br \/>\nMontaggio audio: Marta Billingsley<br \/>\nCorrezione colore: Vincenzo Marinese<br \/>\nProduttori esecutivi: Giulio Cederna, Alessandro Triulzi<br \/>\nProduttori associati: Lizi Gelber, Alvaro Lanciai<br \/>\nUna produzione: Archivio Memorie Migranti.<br \/>\nCon il sostegno di: Fondazione lettera27 e Open Society Foundations<br \/>\nCon il patrocinio del Consiglio dei Ministri \u2013 Ministro per l\u2019Integrazione<br \/>\nCon il riconoscimento dell\u2019Unar<br \/>\nIn collaborazione con: Associazione dei familiari delle vittime di Piazza Dalmazia, Amici di Giana, AAMOD \u2013 Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico, ARCI, Circolo Gianni Bosio, Metis Africa, Nigrizia Multimedia, Officina Cinema Sud-Est, Prendiamo la parola<br \/>\n56\u2019, colore; italiano con sottotitoli per il wolof e versione con sottotitoli in inglese; formato: Blue Ray, DVD; Aspect ratio: 16:9; immagine: HDV; sound: 5:1.<\/p>\n<p>Collettivamente Memoria sin dalla prima edizione (2014 \u2013 settima edizione) ha dato ampio spazio agli incontri-testimonianza sulle migrazioni e sulle lotte contro le discriminazioni.<br \/>\nPer questo ha fortemente voluto tra i suoi co-organizzatori permanenti <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/glob011.com\" ><strong>Glob011<\/strong><\/a>, con la presenza live ad Aosta di Vesna Scepanovic Murat Cinar e Marco Anselmi e <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.associazioneansi.org\" ><strong>A.N.S.I.<\/strong><\/a> (associazione nazionale stampa interculturale) sempre rappresentata della sua presidentessa Viorica Nechifor.<br \/>\nLe donne sono sempre protagoniste: sorelle, amiche e compagne di viaggio in un contesto nel quale le donne e gli uomini citati intendono ac-compagnarsi nella storia comune che li lega reciprocamente.<br \/>\nCos\u00ec <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.giornalismi.info\/mediarom\/\" >Giornalisti contro il Razzismo<\/a> (GCR) con Lorenzo Guadagnucci \u2013 uno dei co-promotori del gruppo informale di giornalisti composto da Beatrice Montini, Zenone Sovilla e Carlo Gubitosa \u2013 accompagna sempre CM.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, a causa di un rinvio di data non attribuibile alla mia organizzazione, alcuni dei testimoni non hanno potuto essere fisicamente presenti. Lo sono stati attraverso contributi, tra loro stilisticamente diversi, apprezzabili in questo testo pi\u00f9 sotto.<br \/>\nLa regia e la fotografia del documentario \u201cVa pensiero. Storie ambulanti\u201d \u00e8 stato curato da Dagmawi Yimer.<br \/>\nRegista di origine etiope Dagmawi ha vissuto su di s\u00e9 il dramma della migrazione. Dopo un lungo viaggio attraverso il deserto libico e il Mediterraneo, Dag sbarca a Lampedusa il 30 luglio 2006. A Roma dopo aver partecipato ad un laboratorio di video partecipato nel 2007 realizza insieme ad altri cinque migranti il film Il deserto e il mare. Sar\u00e0 co-regista con Andrea Segre e Riccardo Biadene di Come un uomo sulla terra, il documentario \u201cscomodo\u201d che non trova distribuzione, come ricorda la stampa alternativa dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec mattina 9 maggio Dag ha scritto :<br \/>\n\u201cCara Silvia vi Auguro una bella proiezione e spero che vada tutto bene\u201d e poi ha allegato le note di regia.<br \/>\nLe stesse parole che avevo scelto, perch\u00e9 mi parevano irrinunciabili, per il testo dell\u2019invito alla serata.<\/p>\n<p><em>\u201cG\u00e9wel, in Wolof, significa fare un cerchio intorno a una persona. <\/em><br \/>\n<em>Il griot \u00e8 colui che ha il dono della parola e tramanda le memoria del gruppo, \u00e8 un poeta, un cantastorie. Attraverso le sue metafore, il griot accompagna il racconto degli avvenimenti partendo da un passato remoto che sembra continuare a perseguitare le vittime. <\/em><br \/>\n<em>L\u2019aggressione che hanno subito i protagonisti del film mi colpisce non solo in quanto tale, ma perch\u00e9 rivela la fragilit\u00e0 della condizione migrante in Italia. <\/em><br \/>\n<em>Non volevo fare scoop, ma raccontare le emozioni, le paure, i tentativi di rinascita, di chi, da un giorno all\u2019altro, scopre di essere vittima di un odio omicida soltanto per il proprio colore della pelle. <\/em><br \/>\n<em>Un film che aiuti il \u2018migrante\u2019 ad uscire dall\u2019anonimato e l\u2019opinione pubblica a riscoprire l\u2019uomo dietro la vittima\u201d.\u00a0 <\/em><br \/>\n<strong>Dagmawi Yimer<\/strong><\/p>\n<p>Il film \u00e8 stato proiettato a tratti in un silenzio assordante.<br \/>\nVenti persone in tutto in sala. Con buona pace dei detrattori di CM.<br \/>\nAnche se \u00e8 stato cos\u00ec. Ovvero \u00e8 su questi numeri e attraverso proposte inedite di questo genere, occasioni di formazione e aggiornamento per molti, di acculturazione per tutti, che Collettivamente Memoria ha registrato e superato le 2500 presenze.<\/p>\n<p>L\u2019aria verdiana \u201cVa\u2019 pensiero\u201d dall\u2019imponente forza del coro classico si fa, per la voce stupenda di Veronica Marchi che scandisce le sequenze legate alle storie e alle aspirazioni personali dei protagonisti, commento lieve, misurato e toccante per sottolineare l\u2019ineludibile relazione esistente, per sorte, fra individuale e collettivo.<\/p>\n<p>Presentato da Karim Metref Mohamed ha preso la parola.<br \/>\nAmed ha pronunciato parole miti, dette con dolcezza, ma determinate.<br \/>\n\u201cLa mia vita in Italia l\u2019ho sempre dedicata ad un impegno quotidiano, attimo dopo attimo, nella ricerca di un terreno condiviso dove tutti gli uomini possono camminare mano nella mano, al di l\u00e0 del passaporto, del credo religioso.<\/p>\n<p>Mohamed restituisce con lucidit\u00e0 lo spaccato di un\u201dItalia che sembra dimentica delle sue origini culturali. Parla di un\u2019Italia di un tempo che dal Rinascimento in poi \u00e8 stata \u201cun faro non soltanto per l\u2019Europa ma per il mondo intero\u201d<\/p>\n<p>Racconta del suo arrivo in Italia e dell\u2019Italia di cui si era innamorato.<br \/>\nQuell\u2019Italia che Mohamed definisce un \u201cmuseo a cielo aperto, in cui ogni strada, ogni borgo, ogni piazza alberga dentro di s\u00e9 un patrimonio che non si pu\u00f2 nemmeno stimare\u201d.<\/p>\n<p>Inizialmente il percorso di Mohamed \u00e8 segnato dalla ricerca della bellezza inseguita soprattutto nelle bellezze architettoniche delle citt\u00e0 ma infine ritrovata nelle virt\u00f9 e nelle qualit\u00e0 degli uomini che le abitano.<\/p>\n<p>Mohamed parla di appiattimento culturale, di crisi non solo economica ma strutturale, dell\u2019assenza di una cultura che premi il merito, della mancanza di un investimento in prospettiva. Con lucidit\u00e0 percepisce la presenza di una forte cultura dell\u2019immagine radicata nelle menti giovanili. E\u2019 da questa analisi che scatta la lotta di Mohamed contro l\u2019inaccettabile deriva e il tentativo di spronare tutti coloro che incontra a \u201crispolverare il patrimonio storico e culturale prima del confronto<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 nell\u2019incontro fra persone diverse in realt\u00e0 sono i valori culturali di cui sono portatrici che si incontrano.<br \/>\nMa se da una parte si ha la consapevolezza di chi si \u00e8 dall\u2019altra parte si ha il nulla. E l\u2019altro per non subire l\u2019imbarazzo del vuoto culturale fa prevalere la ragione della forza.<br \/>\nEcco brevemente splegata la ragione del razzismo ma soprattutto l\u2019incapacit\u00e0 di interazione fra persone su basi paritarie.\u201d<\/p>\n<p>Mohamed cita Dante Alighieri. Funzionalmente. \u201cNon voglio dover dare ragione a Dante quando dice \u201cfatti non foste per viver come bruti. ma per seguire virtude e conoscenza.\u201d<\/p>\n<p>Mentre Amed parlava mi risuonavano forti altre parole che desidero segnalare.<\/p>\n<p><em>\u2026 io so chi sono e da dove vengo <\/em><br \/>\n<em>perch\u00e9 dovrei temere di incontrare l\u2019altro. Mal che vada rimango me stesso.<\/em><br \/>\n<em>Ma se uno teme di incontrare e di confrontarsi con l\u2019altro <\/em><br \/>\n<em>forse all\u2019appuntamento del dare e del ricevere<\/em><br \/>\n<em>non ha niente da portare<\/em><\/p>\n<p><em>e perci\u00f2 la cura \u00e8 semplicemente questa favorire momenti di confronto <\/em><br \/>\n<em>di dialogo<\/em><br \/>\n<em>ma anche di scontri purch\u00e9 ne esca una via maestra che \u00e8 quella dell\u2019interculturalismo<\/em><br \/>\n<em>dove ognuno sente di dare qualcosa all\u2019altro<\/em><br \/>\n<em>dove ci si arricchisce a vicenda per un\u2019ideale di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta pi\u00f9 equa<\/em><\/p>\n<p><em>dove l\u2019uomo sar\u00e0 al centro di ogni nostra azione<\/em><br \/>\n<strong><em>dove ognuno si sentir\u00e0 una perla<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>la cui importanza avr\u00e0 senso considerando l\u2019intera collana \u2026 \u201c<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Mohamed a questo punto si apre.<\/p>\n<p>\u201cHo sempre pensato che lasciare tutto nel dimenticatoio fosse il rimedio migliore. Ma mi sbagliavo. Perch\u00e9 le ferite fisiche si curano anche in tempi brevi ma sono quelle dell\u2019anima che hanno bisogno di maggior tempo.<br \/>\nIl tempo passa ma in realt\u00e0 rimane tale e quale.<br \/>\nE perch\u00e9 nella nostra solitudine quel tatuaggio che ti trovi addosso non puoi fare a meno di vederlo.<br \/>\nLa difficolt\u00e0 \u00e8 di considerarlo parte di me.<br \/>\nE su questo faccio fatica.<\/p>\n<p>E non provo nemmeno rabbia verso chi mi ha procurato quel tatuaggio. Provo pena.<br \/>\nProvo pena perch\u00e9 mi muovo con la convinzione non conosca sia semplicemente un libro che aspetta di essere letto. E io non voglio privarmi di quella lettura. Sarebbe davvero sciocco privarsi di quella lettura.<br \/>\nMohamed ha scritto al suo aggressore una <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/controrazzismo.jimdo.com\/\" ><strong>lettera aperta<\/strong><\/a> : \u201cqualcosa mi lega a quella persona per tutta la vita.<br \/>\nPer le sue motivazioni profonde, sbagliate s\u00ec ma che hanno il loro senso.\u201d<\/p>\n<p>Di fronte a quest\u2019uomo, alla sua cura per la vita, al suo attaccamento alla vita anche dell\u2019altro si deve rendere riconoscimento e omaggio.<br \/>\nE lo voglio fare personalmente con un lungo interminabile abbraccio.<br \/>\nCos\u00ec come bisogna rendere omaggio alle memorie individuali ma soprattutto collettive per non giungere all\u2019appuntamento del dare e del ricevere senza aver nulla da portare.<br \/>\nPer questo le memorie significano cos\u00ec tanto e sono cos\u00ec importanti per il progetto culturale Collettivamente Memoria.<\/p>\n<p>Collettivamente Memoria promuove incontri, scambi, immaginari altri, tentativi e proposte per futuri collettivi da costruire.<br \/>\nUtopie concrete.<br \/>\nFelici contaminazioni inclusive.<\/p>\n<p>Fratello Mohamed ti ringrazio di essere stato con noi ad Aosta questa sera.<br \/>\nRingrazio il fratello Dag.<br \/>\nRingrazio i miei fratelli e le mie sorelle Karim, Viorica, Murat, Lorenzo, Aleksandra, Imane, Elena e Gabriele, Francesca.<\/p>\n<p>Penso infine che dobbiamo ripensare alcune categorie tra cui democrazia e vita collettiva alla luce dei contesti mutati.<br \/>\nDobbiamo nel frattempo opporci a leggi \u201cdiscriminatorie\u201d e inaccettabili. Cito il provvedimento per la raccolta delle impronte digitali, anche dei minori rom del 2008, che non ebbe nulla da invidiare alle leggi razziste italiane del 1938 e che rester\u00e0 persempre una delle incancellabili sospensioni di democrazia avvenute in Italia.<br \/>\nRicostruire spazi di protagonismo politico allargati e onnicomprensivi per un empowerment individuale e collettivo per una vita migliore \u00e8 ormai un irrinunciabile imperativo categorico.<br \/>\nPer tutti.<\/p>\n<p>Con rispetto,<br \/>\n<strong>silvia<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/silvia-berruto.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42978\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/silvia-berruto.jpg\" alt=\"silvia berruto\" width=\"655\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/silvia-berruto.jpg 655w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/silvia-berruto-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/a><\/p>\n<p>I contributi<\/p>\n<p><strong>Ciao Silvia, ecco<\/strong><\/p>\n<p>Quest\u2019anno non sono con voi ad Aosta e allora voglio mandarvi un messaggio da e su Firenze, la citt\u00e0 nella quale vivo da qualche anno. Questa citt\u00e0 ha responsabilit\u00e0 dirette per un certo degrado dei diritti civili nel nostro paese. L\u2019amministrazione locale fu parte attiva di quella brutta stagione che possiamo definire delle ordinanze dei sindaci contro la presunta emergenza sicurezza.<\/p>\n<p>Era il 2007 e si era nel pieno della campagna politica e mediatica che strumentalizzava il fenomeno migratorio, indicando con toni allarmistici quanto infondati il rischio che il paese correva sotto il profilo della criminalit\u00e0. Era un modo per invocare legge e ordine e guadagnare consenso lavorando su incertezze e paure popolari, alimentate ad arte. Un classico della destra politica autoritaria.<\/p>\n<p>Fu un fatto tragico, e destinato ad avere effetti di lunga durata, per perdurano ancora oggi, la scelta delle forze progressiste e di centrosinistra di partecipare attivamente a quella campagna, facendo concorrenza alla destra sul suo stesso terreno, a suon di allarmi, pacchetti sicurezza, ordinanze di divieto dirette verso immigrati e poveri cristi.<\/p>\n<p>Proprio Firenze fu teatro della svolta, con l\u2019ordinanza sui lavavetri firmata dall\u2019assessore Graziano Cioni e dal sindaco Leonardo Domenici. Un\u2019amministrazione di centrosinistra, un assessore e un sindaco provenienti dal Pci, mettevano all\u2019indice poche decine di persone povere che cercavano di guadagnarsi da vivere offrendo un piccolo servizio di strada, ad alcuni semafori della citt\u00e0, in cambio di una moneta. Si disse \u00a0&#8211; sfidando il ridicolo \u2013 che quei pochi lavavetri mettevano a repentaglio la sicurezza degli automobilisti e che il valore della legalit\u00e0 andava anteposto a tutto.<\/p>\n<p>Quell\u2019ordinanza divent\u00f2 una bandiera di una sinistra che faceva suoi i temi, gli slogan, le prospettive delle destra. L\u2019ordinanza fu imitata da molti sindaci che fin l\u00ec avevano esitato, coscienti di pestare un terreno estraneo storicamente alle forze democratiche e progressiste, forze che hanno sempre saputo distinguere nella condizione umana della povert\u00e0, dell\u2019esclusione, della marginalit\u00e0 un tema dell\u2019impegno civile e politico, e non un elemento di fastidio per la maggioranza bianca, benestante, insofferente alla vista degli esclusi.<\/p>\n<p>Stiamo ancora pagando quella svolta, che ha prodotto effetti gravi e profondi sul piano simbolico e del pensiero, oltre che su quello pi\u00f9 direttamente politico. Col tempo si \u00e8 perso ulteriore terreno, perch\u00e9 una cultura dei diritti, una prospettiva di giustizia sociale, una visione non provinciale della vita pubblica e privata non si improvvisano.<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che il mese scorso, sempre a Firenze, il Comitato per l\u2019ordine pubblico \u2013 composto da prefetto, questore, sindaco e altre figure istituzionali \u2013 ha deciso di avviare un servizio di pattugliamento all\u2019interno della stazione Santa Maria Novella, non gi\u00e0 per perseguire o impedire reati, bens\u00ec \u2013 dichiaratamente \u2013 per allontanare quei mendicanti che chiedevano l\u2019elemosina ai viaggiatori nei pressi delle biglietterie automatiche.<\/p>\n<p>Il Comitato per l\u2019ordine pubblico, nel comunicato che spiega la scelta, ha precisato che nessun reato \u00e8 stato commesso \u2013 chiedere l\u2019elemosina non \u00e8 illegale, almeno per ora \u2013 e ha quindi giustificato la scelta con queste testuali parole: \u201cNon tanto sotto il profilo dei reati, non \u00e8 stato registrato infatti un aumento n\u00e9 di furti n\u00e9 scippi, quanto piuttosto il ripetersi verso i viaggiatori di comportamenti molesti, talvolta anche arroganti, ma che non sconfinano in ambito penale, da parte di un gran numero di mendicanti, in particolare di etnia rom\u201d. Pi\u00f9 avanti si parla di \u201cvivibilit\u00e0 e decoro\u201d e di salvaguardia della stazione come \u201cbiglietto da visita della citt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Non deve sfuggire la gravit\u00e0 di simili affermazioni. Si schierano le forze dell\u2019ordine perch\u00e9 i viaggiatori non siano infastiditi, si agisce per allontanare dalla vista persone considerate \u201cmoleste\u201d perch\u00e9 povere e si arriva al punto di usare come argomento valido a motivare l\u2019intervento il fatto che i mendicanti in questione siano di \u201cetnia rom\u201d, dove il termine etnia \u00e8 usato per evitare il pi\u00f9 scomodo \u201crazza\u201d, ma con lo stesso intento, e dove la scelta di indicare l\u2019appartenenza culturale delle persone in questione ha un chiaro e gravissimo significato discriminatorio.<\/p>\n<p>Questo comunicato \u00e8 valso al Comitato per l\u2019ordine pubblico una segnalazione all\u2019Unar, ma \u00e8 facile prevedere come finir\u00e0: chi oser\u00e0 contestare al prefetto, al questore, al sindaco il loro linguaggio \u2013 e il loro pensiero \u2013 apertamente discriminatori?<\/p>\n<p>Questo avviene a Firenze, a riprova che il senso comune, anche in seno alle istituzioni, ha subito una grave degradazione della sua qualit\u00e0, con il risultato che gli stereotipi negativi, i pregiudizi, le pratiche discriminatorie e gli stessi concetti pi\u00f9 tossici della retorica della sicurezza \u2013 il degrado, il decoro eccetera \u2013 trovano una potente amplificazione.<\/p>\n<p>Quale sia la strada da seguire, a questo punto, a me sembra chiaro: si tratta di ricostruire dalle fondamenta una cultura democratica tout court, rammentando a chi li ha persi per strada che ci sono valori e idee che non possono e non devono tramontare: in testa l\u2019uguaglianza. Sono convinto che riusciremo a concretizzare questo impegno nella misure in cui saremo in grado di ascoltare gli altri, i diversi da noi e di imparare da chi ci sta vicino.<br \/>\n<strong>Un caro saluto da Firenze<\/strong><br \/>\n<strong>Lorenzo Guadagnucci<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 dal 2011 che l\u2019associazione Dora-Donne in Valle d\u2019Aosta segue con attenzione e apprensione le vicende di un gruppo di richiedenti asilo che, a seguito della cosiddetta \u201cEmergenza Nord Africa\u201d originatasi dalla guerra in Libia, sono stati \u201caccolti\u201d nella nostra Regione. Oggi, a fronte di una vera e propria fuga di circa l\u201980% di quel gruppo di ragazzi di diversa provenienza \u2013 Ghana, Burkina Faso, Nigeria, Mali, Bangladesh \u2013 verso destinazioni, e destini, a volte legali a volte no, rimangono circa 12 rappresentanti di quell\u2019esodo drammatico e violento, profondamente mal gestito e mal compreso dalla politica e dalle istituzioni che erano state chiamate ad elaborare risposte.<br \/>\nOggi \u2013 \u00e8 incredibile doverlo ancora scrivere \u2013 la situazione continua a essere gestita sotto la spinta di una pretesa \u201cemergenza\u201d; dopo pi\u00f9 di due anni non si \u00e8 stati capaci, o non si \u00e8 voluto, elaborare una strategia strutturale per agevolare l\u2019inserimento attivo nel tessuto sociale e culturale della Regione di un gruppo di giovani pronti a ricominciare una nuova vita lontano dalle persecuzioni che avevano subito in quanto \u201cneri\u201d, dalle numerose violenze, dalla guerra che ancora li opprimeva in un paese, la Libia, dove avevano cercato fortuna solo pochi anni prima.<br \/>\nGrazie al lavoro degli assistenti sociali di Quart e di Aosta, lasciati per\u00f2 da soli, insieme allo \u201cSportello migranti\u201d, a gestire questi ultimi strascichi della complessa vicenda, molti dei ragazzi hanno trovato un lavoro, seppur con contratti a breve o attraverso la formula dei \u201clavori socialmente utili\u201d. L\u2019emergenza che ancora li assilla, per\u00f2, \u00e8 quella della casa. Molti di loro sono ancora \u201cospiti\u201d di strutture in capo alla Caritas di Aosta, una sistemazione perennemente messa in discussione, che viene rinnovata di sei mesi in sei mesi, ponendo forti ipoteche sulla possibilit\u00e0 stessa di avere una vita autonoma e produttiva. A tutti questi \u201creduci\u201d l\u2019Assessorato regionale alla Sanit\u00e0 ha negato la possibilit\u00e0 di accedere alle graduatorie per le case popolari, in tempi di crisi, cos\u00ec come ci raccontano politici e mezzi di informazione, un diritto basilare viene messo in discussione e viene incredibilmente declassato e trattato come un bisogno accessorio.<br \/>\nPer questi motivi Dora continua a monitorare la situazione lavorativa e abitativa e, in ultima analisi, esistenziale, di Sirif, Moustapha, Mori, Zeidi, Edward, Dominique, Anouar, Daniel, Lamine, Michael e Adam perch\u00e9 non siano relegati, come spesso succede, a vivere un\u2019esistenza ai margini delle nostre citt\u00e0 e dei nostri paesi, come fantasmi che le istituzioni nascondono dentro il limbo delle varie forme di assistenza in attesa che siano risucchiati, forse, da qualche rete criminale o che acquistino un biglietto per Parigi o Berlino e andare a ingrossare le fila dei clandestini senza futuro che abitano le periferie della nostra opulenza.<\/p>\n<p><strong>Francesca Schiavon<\/strong><br \/>\n<strong>Ass. DORA-Donne in VdA<\/strong><br \/>\ndoradonneinvda@gmail.com<br \/>\nBuona sera a tutti, io mi chiamo Aleksandra e in queste poche righe vi racconto la mia storia.<\/p>\n<p>Sono nata a Maglaj una piccola cittadina della Bosnia, all\u2019et\u00e0 di tre anni, a causa della guerra, io e la mia famiglia siamo fuggiti in Italia, dove fin da subito siamo stati accolti molto bene.<\/p>\n<p>L\u2019affetto e l\u2019apertura della gente mi hanno fatta sempre sentire a casa.<\/p>\n<p>Ho capito di non essere italiana al compiere dei miei 18 anni, nonostante abbia frequentato tutte le scuole e abbia pressoch\u00e9 vissuto tutta la mia vita qui per lo Stato ero un extracomunitaria, non lavorando ma studiando, mi era concesso un permesso di soggiorno da rinnovare ogni 31 dicembre.<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso dopo un attesa di pi\u00f9 di due anni, mi \u00e8 stata recapitata la raccomandata molto speciale.<\/p>\n<p>Aprendola devo confessare di essermi anche commossa dalla grande gioa di apprendere che anche per lo Stato ero diventata una Italiana!<\/p>\n<p>Per me \u00e8 stato un completamento perch\u00e8 ora sono ci\u00f2 che ho sempre sentito di essere!<br \/>\n<strong>Aleksandra Mitrovic<\/strong><br \/>\n<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/silviaberruto.files.wordpress.com\/2014\/05\/ma-io-dove-dormo.pdf\" >Ma io dove dormo<\/a><br \/>\nCiao a Silvia e un saluto a tutti gli ospiti e alla platea. Purtroppo non possiamo essere presenti, e ce ne rammarichiamo. Ci sarebbe piaciuto tanto. Vuol dire che ci unir\u00e0 il cyberspazio, portando ugualmente il nostro contributo, qui dalla terra dei Gonzaga.<br \/>\nPorteremo una piccola grande storia, nata con la fatica, perseguita con la tenacia, ormai quasi terminata con una sorpresa, di quelle inaspettate che ti lasciano in bocca un sapore di buono<br \/>\nLa potremmo intitolare \u201cla grande sorpresa di un granello di polvere\u201d\u2026 tanta \u00e8 l\u2019umilt\u00e0 di ci\u00f2 che andiamo a raccontare.<br \/>\nLA GRANDE SORPRESA DI UN GRANELLO DI POLVERE<br \/>\nSiamo all\u2019inizio di novembre, i primi giorni di umidit\u00e0 arrivano in citt\u00e0, e con loro il tempo del rinnovo del permesso di soggiorno umanitario dei nostri nuovi amici\u2026. i profughi libici, quelli che sono andati per le strade d\u2019Europa a cercare un po\u2019 di lavoro nero, o per le strade di Foggia a cercare qualche caporale e una baracca di plastica.<br \/>\nSi sa gi\u00e0\u2026 non avranno modo di dormire in albergo, avranno bisogno di supporto amministrativo, una doccia, un posto. In Provincia, come nei comuni vicini al capoluogo non si respira un\u2019aria di prosperit\u00e0, ma i ritorni ci interpellano. Noi non ci sottraiamo.<br \/>\nCerchiamo il supporto di tutti, la prefettura, la questura, L\u2019Asl, la Caritas, le associazioni pi\u00f9 sensibili, il comune capoluogo e le realt\u00e0 alternative, nelle quali nutriamo una grande aspettativa. Dopotutto avevamo appena organizzato una mostra con le realt\u00e0 associative pi\u00f9 marginali, nel cuore del Festival Letteratura. L\u2019avevamo chiamata \u201cfigli di un Dio minore\u201d, e nutrivamo in loro grandi speranze.<br \/>\nPeriodicamente ci riuniamo cercando disperatamente un tetto per evitare ai profughi di dover dormire fuori. Abbiamo chiesto ovunque.. .ma nulla. Ci si rimbalzava da un\u2019ipotesi all\u2019altra.. con una tenacia quasi insensata, visti i continui rifiuti. Dalla realt\u00e0 mantovana non usciva praticamente niente\u2026 una vecchia scuola, una palestra. Nulla. Solo chi \u00e8 avvezzo a vivere nella precariet\u00e0 sa offrire ci\u00f2 che ha. Una famiglia sinta e una terremotata mettono a disposizione le loro roulotte. Ma nessuno il terreno. Tanto meno le aree attrezzate in citt\u00e0. Figuriamoci\u2026 roba da danneggiare il turismo. La cosa comunque ci fa riflettere. Il gesto pi\u00f9 nobile \u00e8 venuto da chi possiede meno. Abbiamo prodotto una cartolina fatta circolare ovunque per chiedere aiuto. Nulla. Nel frattempo capiamo che tante persone, non solo profughi, dormono fuori, in stazione, nei treni fermi, in case disabitate<br \/>\nFinch\u00e9 la Croce Rossa ci propone una tenda riscaldata, di quelle usate per il sisma nei campi. Di certo un luogo molto povero, con le brande e coperte spaiate raccolte in giro. A vederla ci mette tristezza e quel senso di precariet\u00e0 misto a vergogna per non potere offrire di meglio. Noi cerchiamo di contribuire. Non abbiamo quasi niente, ma mettiamo a disposizione i nostri locali per passare le giornate al caldo e prepariamo tutte le mattine la colazione. Ma vi immaginate\u2026 negli uffici dell\u2019 Ente Provincia. Quasi di nascosto, da carbonari. E offriamo l\u2019opportunit\u00e0 anche alla Caritas e al Comune, che non mandano nessuno<br \/>\nMa qui il piccolo miracolo.. Nella tenda si costituisce una piccola comunit\u00e0 solidale, in grado di contagiare positivamente anche i volontari cos\u00ec \u201cper bene\u201d dell\u2019istituzionale Croce Rossa. \u201cI ragazzi sono bravi e gentili\u201d ci dicono. La sera andiamo a fare visita e un volontario ci accoglie con grande cordialit\u00e0. Noi e loro.<br \/>\nLa tenda grigio verde pu\u00f2 rimanere un solo mese, ma i giorni passano, e nessuno, per primo il giovane presidente della CRI se la sente di chiudere. I giorni passano ed \u00e8 gi\u00e0 primavera. Nel frattempo alcuni nostri ospiti hanno trovato lavoro e una casa vera, altri hanno proseguito il loro cammino per le strade d\u2019Europa a cercare un po\u2019 di lavoro nero, o per le strade di Puglia a cercare qualche caporale e una baracca di plastica. E la piccola piramide \u00e8 ancora l\u00ec, ormai poco popolata, col suo volto precario.<br \/>\nIl vento che si respira ci racconta come la vita si possa accontentare dei minimi termini per perpetuarsi, sopravvivere e far fiorire cose belle, come un\u2019accoglienza gentile la sera, un grazie inaspettato, una ripartenza dopo il riposo.<\/p>\n<p><strong>Buon cammino a tutti<\/strong><br \/>\n<strong>Elena e Gabriele<\/strong><\/p>\n<p>Una casa di cartone<\/p>\n<p>httpv:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Wv6P4npqrqk<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/silviaberruto.wordpress.com\/2014\/05\/18\/\" >Go to Original \u2013 silviaberruto.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVa\u2019 pensiero, storie ambulanti\u201d \u00e8 il racconto, lucido e struggente, di due aggressioni razziste avvenute a Milano e a Firenze e del tentativo di ricostruzione che ognuno degli aggrediti, sopravvissuti, sta tentando di agire su di s\u00e9, pur nella difficile convivenza con l\u2019impossibilit\u00e0 di lavorare e con l\u2019incertezza quotidiana, sempre presente, di rivivere, attraverso sguardi o gesti, il momento dell\u2019aggressione.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-42977","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42977","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42977"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42977\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42977"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42977"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42977"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}