{"id":46781,"date":"2014-09-01T12:00:54","date_gmt":"2014-09-01T11:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=46781"},"modified":"2015-05-05T21:30:39","modified_gmt":"2015-05-05T20:30:39","slug":"italiano-praticare-la-nonviolenza-come-strumento-di-lotta-e-difesa-del-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2014\/09\/italiano-praticare-la-nonviolenza-come-strumento-di-lotta-e-difesa-del-territorio\/","title":{"rendered":"(Italiano) Praticare la nonviolenza come strumento di lotta e difesa del territorio"},"content":{"rendered":"<p><em>La Valsusa e il rifiuto della violenza. Campo MIR-MN \u2013 10-17 agosto 2014<\/em><\/p>\n<p><strong><em>La sede del Campo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il campo si \u00e8 svolto all\u2019imbocco della Valsusa, a circa 700 m slm. presso la cascina Pogolotti della frazione Mortera nel comune di S.Ambrogio, sull\u2019antica via dei Principi che porta alla Sacra di S. Michele (monastero bimillenario e attuale monumento simbolo della Regione Piemonte).<\/p>\n<p>Qui ci hanno accolti Margherita e Carlo, che abitano questa cascina isolata nel bosco come luogo idoneo alla loro scelta di vita basata sulla sobriet\u00e0, frugalit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Hanno recentemente dato vita all`Ape Llegrina, una azienda agricola agroecologica, che si propone di completare i cicli della fertilit\u00e0 al proprio interno. Essi \u201cpresidiano\u201d una parte della montagna molto suggestiva ma anche difficile da abitare e coltivare.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 principali sono l`apicoltura, la coltivazione di ortaggi, la produzione di uova, la manutenzione del Cammino BioDiverso (attraverso l`associazione Principi Pellegrini: diVangAzioni , <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/posta42b.mailbeta.libero.it\/www.divangazioni.org\" >www.divangazioni.org<\/a> ) e la gestione dei boschi circostanti.<\/p>\n<p><strong><em>Il tema proposto: la nonviolenza nei conflitti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ai campisti, arrivati in parte dai dintorni e in parte anche da lontano, grazie a vie di conoscenza acquisite attraverso la rete dei Campi MIR-MN, si sono aggiunti durante gli incontri pomeridiani alcuni abitanti della Valsusa, che da anni vivono una situazione conflittuale a causa della prevista costruzione di una seconda linea ferroviaria (TAV). Negli ultimi tempi diversi elementi hanno contribuito ad inasprire ulteriormente il conflitto.<\/p>\n<p>Tra gli obiettivi del Campo vi era quello di guardare alla nonviolenza come modello di analisi e come strumento di gestione dei conflitti, e di cercare tutti insieme delle risposte a tante domande che si fanno sempre pi\u00f9 pressanti: Qual \u00e8 il potere dei cittadini dissenzienti? Come superare il senso di impotenza? Come valutare l\u2019impatto delle Grandi Opere nel contesto globale di un pianeta \u2018svuotato\u2019 di risorse?<\/p>\n<p><strong><em>Nanni Salio \u2013 Violenza e nonviolenza a diversi livelli <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nanni Salio, nei due incontri di luned\u00ec e marted\u00ec, ha illustrato alcuni concetti di base della nonviolenza, sottolineando come si distinguano poi, dal punto di vista pratico:<\/p>\n<p>a) l\u2019approccio individuale e quello collettivo<\/p>\n<p>b) la dimensione religiosa-spirituale, e quella politica.<\/p>\n<p>Ciascuno, a seconda delle proprie propensioni e del contesto in cui si trova a operare, pu\u00f2 trovare il modo di fare un cammino \u2018nonviolento\u2019 esprimendosi preferenzialmente nell\u2019una o nell\u2019altra dimensione. Pietro Pinna, che nel 1949 con il suo rifiuto di prestare il servizio militare diede inizio alle lotte per il riconoscimento dell\u2019obiezione di coscienza, scelse un approccio politico individuale; i numerosi movimenti \u2013 dal MIR a Pax Christi, ai Beati Costruttori di Pace \u2013 rappresentano forme collettive di nonviolenza politica. All\u2019interno di tutte le grandi religioni si trovano elementi di nonviolenza, che pur trascurati e calpestati costituiscono una dimensione fondamentale di ogni civilt\u00e0 e cultura.<\/p>\n<p>Nanni ha poi ricordato la figura di Gandhi, al quale si ispirarono altri maestri della nonviolenza: Martin Luther King negli USA, Nelson Mandela in Sudafrica, Aldo Capitini e Lanza del Vasto in Italia.<\/p>\n<p>La nonviolenza \u00e8 caratterizzata da due aspetti principali che si integrano tra loro: <em>ahimsa<\/em> e <em>satyagraha<\/em>. Il primo \u00e8 la \u201clegge dell\u2019amore\u201d, il principio del non uccidere, del non commettere violenza, della innocenza, del non aggiungere altra sofferenza a quella gi\u00e0 esistente e insita nella condizione umana. Il secondo (coniato da Gandhi) si pu\u00f2 tradurre con \u201cforza della verit\u00e0\u201d, oppure forza che deriva dalla ricerca incessante della verit\u00e0, o ancora \u201cdire la verit\u00e0 ai potenti\u201d. E\u2019 l\u2019espressione della nonviolenza attiva, intesa come lotta contro tutte le ingiustizie senza arrecare altre ingiustizie. Mentre l\u2019ahimsa esprime un rifiuto, un non commettere violenza, il <em>satyagraha<\/em> si richiama al principio del non omettere, non lasciare che altri facciano violenza e ingiustizia.<\/p>\n<p>Per sviluppare atteggiamenti e comportamenti nonviolenti \u00e8 importate riconoscere la violenza nelle sue forme (diretta, strutturale, culturale) e riuscire ad affrontare i conflitti in modo nonviolento. In questa prospettiva la nonviolenza \u00e8 la capacit\u00e0 di trasformazione costruttiva e creativa dei conflitti dal micro al macro al fine di ridurre il pi\u00f9 possibile ogni forma di violenza. Essa consiste quindi nella abilit\u00e0 di trasformare la naturale aggressivit\u00e0 umana in forza creativa e non distruttiva.<\/p>\n<p>Nanni ha introdotto alcuni concetti a suo tempo proposti da Johan Galtung (<em>La trasformazione nonviolenta dei conflitt<\/em>i, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2000) il quale offre un modello interpretativo del conflitto noto come \u201ctriangolo del conflitto\u201d. \u00a0\u00a0 A ciascun vertice del triangolo corrisponde un aspetto caratteristico che contribuisce a definire il conflitto: A sta per atteggiamenti; B (behaviour in inglese) per comportamento; C per contraddizione. Un conflitto pienamente sviluppato comprende tutti e tre questi aspetti, di cui solo il comportamento \u00e8 manifesto, mentre gli altri due sono latenti. Ogni conflitto \u00e8 un processo dinamico, e pu\u00f2 evolvere in modo violento o nonviolento a seconda di come viene gestito dalle parti in causa.<\/p>\n<p>Per agire in modo nonviolento occorre apprendere tecniche specifiche per ciascuna delle tre fasi: tecniche di prevenzione, intervento, riconciliazione. Prevenire significa educarci e alfabetizzarci alla gestione e trasformazione nonviolenta del conflitto attraverso il dialogo, l\u2019ascolto attivo, la comunicazione nonviolenta, la condivisione, l\u2019empatia, la consapevolezza.<\/p>\n<p>Nanni ha poi fatto riferimento alle condizioni di asimmetria che caratterizzano molti conflitti. Nei conflitti asimmetrici (come sono spesso i macro-conflitti) le parti esterne svolgono il ruolo fondamentale di intervento, per riequilibrare i rapporti di potere che sono a svantaggio della parte oppressa. Oltre a riequilibrare i rapporti di potere, intervenendo a favore degli oppressi, esse hanno il compito di ristabilire i canali di comunicazione interrotti; riumanizzare le parti in causa, oppressi e oppressori, accettando su di s\u00e9 la violenza della repressione in maniera tale da rendere visibile la sofferenza degli oppressi e del gruppo che interviene a loro favore e suscitare atteggiamenti empatici che modifichino atteggiamenti, pregiudizi e comportamenti; ridurre il consenso diretto e indiretto che le parti esterne indifferenti danno al sistema di potere degli oppressori; favorire l\u2019emergere di soluzioni sovraordinate che consentano a tutti di uscire vincitori e a nessuno di essere perdente.<\/p>\n<p>Tra i principali presupposti che stanno alla base di un processo di trasformazione nonviolenta dei conflitti, Nanni ne ha ricordato alcuni:<\/p>\n<ul>\n<li>Il conflitto pu\u00f2 essere sia fonte di violenza, sia di crescita costruttiva; decisivo \u00e8 il modo con cui lo si affronta.<\/li>\n<li>Nessun singolo attore sociale detiene tutta la responsabilit\u00e0, ma esiste una interdipendenza delle parti.<\/li>\n<li>La responsabilit\u00e0 della trasformazione costruttiva del conflitto sta nelle scelte dei singoli attori, nel potere personale e nella responsabilit\u00e0 di ciascuno.<\/li>\n<li>L\u2019azione intrapresa pu\u00f2 avere conseguenze negative impreviste, indesiderate e non volute. Pertanto dev\u2019essere quanto pi\u00f9 reversibile possibile.<\/li>\n<li>La forza deriva, oltre che dal potere personale interiore, dall\u2019unione per un fine comune realizzato mediante la cooperazione.<\/li>\n<li>Nessuno possiede tutta la verit\u00e0, ciascuno la ricerca nel dialogo.<\/li>\n<li>La vita \u00e8 sacra, pertanto ne deriva il rifiuto della violenza e la scelta dell\u2019<em>ahimsa<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><em>Angela Dogliotti \u2013 La comunicazione nei conflitti: dalle relazioni interpersonali alle dinamiche macrosociali.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Angela ha ripreso la riflessione accennata da Nanni, sull\u2019importanza delle competenze relazionali nonviolente nelle dinamiche interpersonali, e le ha approfondite a livello teorico e operativo.<\/p>\n<p>I presupposti dai quali parte la sua riflessione sono i seguenti:<\/p>\n<ol>\n<li>in quanto processo interattivo, il conflitto richiede di essere analizzato in una prospettiva sistemica e secondo un\u2019ottica della complessit\u00e0, che tengano conto delle variabili situazionali e contestuali, dei fattori e delle dinamiche relazionali che entrano in gioco e ne influenzano l\u2019andamento. Poich\u00e9 il modo in cui agisce ciascuna delle parti influenza il modo di reagire delle altre, la responsabilit\u00e0 dell\u2019andamento del conflitto \u00e8 sempre, in una certa misura, condivisa: nessun singolo attore detiene <em>tutta <\/em>la responsabilit\u00e0 di quanto accade;<\/li>\n<li>ogni conflitto contiene in s\u00e9 il rischio della violenza, ma anche la possibilit\u00e0 di essere un\u2019occasione di crescita, una risorsa per il cambiamento. Come tutte le crisi, infatti, esso pu\u00f2 evolvere in senso positivo, portando a una ristrutturazione della situazione e a un riequilibrio, oppure pu\u00f2 degenerare in una spirale di violenza distruttiva;<\/li>\n<li>nell\u2019evoluzione di una dinamica conflittuale esistono alcuni fattori cruciali e significativi, che possono contribuire a incrementare o a contenere la violenza del conflitto: la comunicazione \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti tra questi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Angela presenta poi il modello M-m di Patfoort, che illustra il processo di escalation che caratterizza i conflitti che spesso evolvono in modo violento. In questo processo l\u2019attenzione spesso si sposta dal motivo del contendere alla relazione, che diventa elemento centrale del conflitto. Nella prospettiva nonviolenta, insieme al rifiuto di esercitare violenza contro l\u2019altro vi \u00e8 anche un cambiamento di paradigma nella concezione e nella gestione del conflitto: dall\u2019ottica del conflitto come gioco a somma zero (io vinco, tu perdi), all\u2019ottica del conflitto come sfida da vincere insieme, gioco a somma positiva; dalla logica della violenza alla trasformazione nonviolenta del conflitto.<\/p>\n<p>La nonviolenza propone dunque un percorso alternativo che comporta il rifiuto sia di esercitare violenza contro l\u2019altro, sia di subire passivamente la sua violenza (a meno che questo sia, come talvolta avviene in una lotta nonviolenta, un mezzo consapevolmente scelto per mettere l\u2019altro di fronte agli effetti della propria violenza e \u201cconvertirlo\u201d alla nonviolenza), e percorre una terza via centrata sullo sviluppo di una forza diversa dalla violenza per affrontare i conflitti.<\/p>\n<p>Questa forza scaturisce da un insieme di capacit\u00e0 e di attitudini che vanno individuate e sviluppate.<\/p>\n<p>Esse sono:<\/p>\n<ul>\n<li>saper prendere le distanze<\/li>\n<li>acquisire adeguate competenze comunicative (decentramento \u2013 empatia -ascolto -comunicazione nonviolenta)<\/li>\n<li>assumere una prospettiva relazionale<\/li>\n<li>saper cooperare<\/li>\n<li>essere creativi<\/li>\n<\/ul>\n<p>Angela entra poi nel merito dei singoli punti sopra elencati, illustrando le competenze che \u00e8 opportuno acquisire per gestire i processi comunicativi in modo nonviolento. In particolare l\u2019ascolto empatico, profondo e l\u2019ascolto attivo sono competenze essenziali in una comunicazione nonviolenta, insieme alla capacit\u00e0 di separare l\u2019osservazione dalla valutazione, di identificare ed esprimere i propri sentimenti (evitando di attribuire all\u2019altro la responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che si sente), di esprimere i propri bisogni, di formulare delle richieste (e non delle pretese).<\/p>\n<p>La relazione nonviolenta si colloca in una prospettiva relazionale che \u00e8 consapevole dell\u2019interdipendenza tra le parti, e tende ad attivare percorsi cooperativi, mettendo in luce i bisogni condivisi da tutte le parti, e aumentando le possibilit\u00e0 di trovare soluzioni \u201csostenibili\u201d e soddisfacenti per tutti.<\/p>\n<p>Infine, Angela fa presente l\u2019importanza della creativit\u00e0, la competenza che consente, uscendo dagli schemi consueti, di mettere in pratica strategie che tengano conto sia degli scopi delle parti, sia delle relazioni, e di trovare soluzioni nuove, che \u201ctrascendono\u201d il conflitto, ponendosi nella prospettiva nonviolenta che scaturisce da un processo conflittuale costruttivo.<\/p>\n<p><strong><em>Elena Camino \u2013 Conflitti socio-ambientali nel mondo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Elena fa notare i macro-cambiamenti avvenuti nei modi di \u2018fare la guerra\u2019: dalla violenza diretta e localizzata compiuta a Hiroshima e Nagasaki siamo passati a forme sempre pi\u00f9 estese di violenza indiretta (strutturale e culturale), che hanno assunto dimensioni globali e che sono alla base dei conflitti che sempre pi\u00f9 frequentemente si manifestano in varie parti del mondo. Il prelievo incontrollato dei beni comuni, e la dismissione altrettanto incontrollata di sostanze inquinanti (in aria, acqua e suolo) oltre a provocare conflitti violenti per il controllo delle risorse stanno provocando milioni di vittime dirette (malattie, povert\u00e0, fame) e indirette (migrazioni, deportazioni).<\/p>\n<p>Una delle difficolt\u00e0 che incontrano gruppi e comunit\u00e0 nell\u2019affrontare situazioni di macro-conflitto asimmetrico \u00e8 da attribuire, direttamente e indirettamente, allo sviluppo della tecno-scienza. Da un lato per la potenza che la tecno-scienza \u2013 per lo pi\u00f9 asservita ai poteri forti di un sistema militare-industriale \u2013 mette al servizio delle imprese multinazionali e dei governi, dall\u2019altra per il controllo che consente di esercitare tramite i media. Non si tratta solo di una azione di censura, ma anche di una manipolazione dell\u2019immaginario collettivo, attraverso la costruzione di una visione del mondo basata sulle metafore della separazione, dell\u2019individualismo e della competizione. Questa visione permea anche la ricerca tecno-scientifica, che si propone il controllo e il dominio della natura e ipotizza che l\u2019uomo possa prescindere dai vincoli biofisici del pianeta. Sviluppare una capacit\u00e0 critica nei confronti dei linguaggi e delle loro metafore pu\u00f2 fornire utili elementi per contrastare la prepotenza mediatica e proporre nuovi immaginari.<\/p>\n<p>Elena da anni \u00e8 in contatto con una ONG indiana di ispirazione gandhiana, l\u2019ASSEFA (Association For Sarva Seva Farms), e segue in particolare lo sviluppo dei conflitti socio-ambientali in questo grande Paese. In India (come in altri Paesi) si stanno moltiplicando le voci che \u2013 dal basso \u2013 dalle comunit\u00e0 radicate alla terra, si oppongono alla visione dominante, che pensa di \u2018usare\u2019 il pianeta come macchina e come merce, e (ri)propongono l\u2019idea di Terra come Grande Madre, dalla quale dipendiamo e alla quale dobbiamo rispetto e reverenza. I limiti biofisici del pianeta, e l\u2019evidente impossibilit\u00e0 dei sistemi naturali di soddisfare esigenze sempre crescenti, sono alla base di conflitti socio-ambientali in tutto il mondo. Lungo l\u2019intera filiera globale della produzione, dall\u2019estrazione alla trasformazione, alla distribuzione, allo smaltimento, gli impatti del saccheggio e del degrado ambientale sono distribuiti in modo ineguale tra le popolazioni. L\u2019India rappresenta un caso emblematico di \u2018cannibalizzazione\u2019 del proprio territorio, che ha portato a degrado ambientale e a migliaia di conflitti.<\/p>\n<p>La consapevolezza di una visione del mondo \u2018alternativa\u2019 condivisa da tantissime comunit\u00e0 e popolazioni, e della scelta di affrontare i conflitti in modo nonviolento, apre a nuove opportunit\u00e0 di fare \u2018rete\u2019 e di intraprendere azioni collettive su vasta scala. Per esempio, il piano d\u2019azione di EJOLT (un interessante Centro di Ricerche finanziato dall\u2019UE: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ejolt.org\/\" >www.ejolt.org<\/a>) prevede la produzione di databases, l\u2019istituzione di reti, lo sviluppo di casi studio, possibili azioni legali, disseminazione di buone pratiche, materiali di formazione, convegni sui conflitti ambientali. L\u2019Atlante dei conflitti ambientali, messo a punto all\u2019interno di questo Progetto, descrive situazioni di conflitto presenti in tutte le aree geografiche, basate sulle indicazioni degli attivisti, e fornisce una piattaforma per gli scambi di informazioni su problematiche affini; offre conoscenze aggiornate sugli indicatori di metabolismo sociale e sui flussi di E &amp; M relative alle intere filiere (dall\u2019estrazione allo smaltimento); mette in luce problematiche sanitarie spesso sconosciute ai consumatori; fornisce metodologie per interpretare in modo critico i linguaggi relativi alla \u2018valutazione\u2019 degli impatti; offre le basi per intraprendere azioni legali.<\/p>\n<p>Altri sforzi si stanno compiendo da parte di varie istituzioni per coordinare le iniziative locali e dare maggiore forza collettiva a livello giuridico: per esempio sul tema assai controverso delle compensazioni. Quanto sono attendibili le previsioni di spesa? Come internalizzare tutti i costi? E\u2019 possibile dare un valore monetario ai beni naturali? Quanto \u2018costa\u2019 una sorgente? Quanto \u2018vale\u2019 la biodiversit\u00e0? [AA.VV. Compensation matters. Securing community interests in large-scale investments. Bonn International Center for Conversion (BICC). Berlin, March 2014 (Dialogue 13)].<\/p>\n<p>Dall\u2019America Latina e dall\u2019India giungono interessanti suggerimenti per contrastare l\u2019attivit\u00e0 predatoria di imprese e governi. Gustavo Esteva (che vive in Messico ma viaggia molto: \u00e8 stato anche gradito ospite in Valsusa) \u00e8 un testimone significativo di importanti movimenti a difesa del territorio e dei diritti dei popoli indigeni. Egli sottolinea che molti governi e classi politiche sono diventati imprenditori della spoliazione, della violenza, della corruzione e dell\u2019impunit\u00e0; ma ora sono in panico per due cause: a) la consapevolezza di aver perso legittimit\u00e0, b) l\u2019 impossibilit\u00e0 di rispondere alle necessit\u00e0 della gente. La loro risposta \u2013 egli dice \u2013 \u00e8 la violenza insensata della repressione e l\u2019aumento della spoliazione. Esteva individua due forme di risposta:<\/p>\n<p>a) GUARDANDO VERSO L\u2019ALTO: esercitando il sacro diritto di chiedere e di manifestare, raccogliere firme, fare proposte, promuovere riforme \u2026sperando che quelli \u2018in alto\u2019 ascoltino. Oppure\u2026<\/p>\n<p>b) GUARDANDO VERSO IL BASSO: partire dalla coscienza organizzata di gruppi e collettivi e costruire un\u2019altra politica, attraverso la pratica di azioni effettivamente trasformatrici.<\/p>\n<p>In India sono gi\u00e0 iniziati i preparativi per la prossima marcia, <em>Jai Jagat<\/em> (Vittoria del mondo), prevista per il 2020: sar\u00e0 una manifestazione globale, con partecipanti provenienti da molti paesi del mondo a difesa della giustizia e per una equa distribuzione delle risorse. Molte iniziative si svolgeranno in varie aree geografiche, ma la principale sar\u00e0 in India: si prevede che un milione di persone arriver\u00e0 a Delhi il 2 ottobre 2020. Nel frattempo un gruppo di 30-50 persone si recher\u00e0 a piedi da Delhi a Ginevra, per manifestare a favore della pace e della giustizia, percorrendo un cammino di 6353 Km. Lungo il percorso potranno accompagnarli dei rappresentanti delle popolazioni locali che condividano l\u2019approccio nonviolento dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>Venendo pi\u00f9 vicini a noi, a Torino, nell\u2019ambito di un progetto di Servizio Civile coordinato dal Centro Studi Sereno Regis (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/\" >http:\/\/serenoregis.org\/<\/a>), dal Gruppo ASSEFA Torino (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\/\" >www.assefatorino.org<\/a>) e dal Centro Interuniversitario IRIS (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.iris-sostenibilita.net\/\" >www.iris-sostenibilita.net\/<\/a>) Elena illustra una ricerca in corso che prevede la documentazione audiovisiva di movimenti nonviolenti di protesta in India contro quattro tipologie di \u2018grandi opere\u2019: dighe, centrali nucleari, miniere, impianti industriali. Ecco alcune motivazioni e obiettivi del lavoro:<\/p>\n<ul>\n<li>ascoltare e far conoscere le voci di chi normalmente non ha potere<\/li>\n<li>portare una testimonianza dell\u2019esistenza e del significato dei movimenti nonviolenti di protesta presenti in India<\/li>\n<li>chiarire alcune delle cause che sono alla base di questi conflitti<\/li>\n<li>creare consapevolezza delle interdipendenze tra \u2018noi\u2019 e \u2018loro\u2019 rispetto alle problematiche ambientali<\/li>\n<li>valorizzare le realt\u00e0 e i movimenti che \u2013 anche al di l\u00e0 dei conflitti \u2013 operano secondo una prospettiva nonviolenta nei mezzi e nei fini.<\/li>\n<\/ul>\n<p>________________________<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2014\/08\/26\/praticare-la-nonviolenza-come-strumento-di-lotta-e-difesa-del-territorio-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Valsusa e il rifiuto della violenza. 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