{"id":48879,"date":"2014-10-20T13:18:09","date_gmt":"2014-10-20T12:18:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=48879"},"modified":"2015-05-05T21:29:37","modified_gmt":"2015-05-05T20:29:37","slug":"italiano-come-fece-gandhi-a-vincere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2014\/10\/italiano-come-fece-gandhi-a-vincere\/","title":{"rendered":"(Italiano) Come fece Gandhi a vincere?"},"content":{"rendered":"<p>La storia ricorda la Marcia del Sale di Mohandas Gandhi come uno dei grandi episodi della resistenza del secolo scorso e come una campagna che sferr\u00f2 un colpo decisivo all\u2019imperialismo britannico. Nella prima mattinata del 12 marzo 1930 Gandhi, accompagnato da un gruppo addestrato di 78 seguaci del suo <em>ashram<\/em>, inizi\u00f2 una marcia di pi\u00f9 di 200 miglia verso il mare. Tre settimane e mezzo dopo, circondato da una folla di migliaia di persone, Gandhi pose piede sulla riva dell\u2019oceano, si avvicin\u00f2 a una piana fangosa dove l\u2019acqua, evaporando, aveva lasciato un sottile strato di sedimenti e raccolse un pugno di sale.<\/p>\n<p>L\u2019atto di Gandhi infrangeva una legge del <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Impero_anglo-indiano\" >Raj britannico<\/a> che imponeva agli indiani di acquistare il sale dal governo e vietava loro di raccoglierlo da s\u00e9. La sua infrazione avvi\u00f2 una campagna di disobbedienza di massa che dilag\u00f2 in tutto il paese, determinando sino a 100.000 arresti. In una famosa citazione pubblicata dal <em>Guardian <\/em>di Manchester, l\u2019onorato poeta Rabindranath Tagore descrisse l\u2019impatto trasformativo della campagna: \u201cQuelli che vivono in Inghilterra, molto lontano dall\u2019Oriente, hanno ora dovuto rendersi conto che l\u2019Europa ha perso del tutto il suo precedente prestigio in Asia\u201d. Per i dominatori assenti di Londra era \u201cuna grande sconfitta morale\u201d.<\/p>\n<p>E tuttavia, a giudicare da ci\u00f2 che Gandhi ottenne al tavolo del negoziato alla conclusione della campagna, ci si pu\u00f2 fare un\u2019idea molto diversa del <em>satyagraha <\/em>del sale. Valutando l\u2019accordo raggiunto nel 1931 tra Gandhi e lord Irwin, il vicer\u00e9 dell\u2019India, gli analisti Peter Ackerman e Christopher Kruegler hanno sostenuto che \u201cla campagna fu un fallimento\u201d e \u201cuna vittoria britannica\u201d e che sarebbe ragionevole ritenere che Gandhi abbia \u201cdato via il bottino\u201d. Queste conclusioni hanno un lungo precedente. Quando fu annunciato per la prima volta il patto con Irwin, i membri del Congresso Nazionale Indiano, l\u2019organizzazione di Gandhi, ne furono amaramente delusi. Il futuro primo ministro Jawaharal Nehru, profondamente depresso, scrisse di sentire nel suo cuore \u201cun grande vuoto, come se qualcosa di prezioso fosse scomparso, quasi al di l\u00e0 di ogni possibilit\u00e0 di recupero\u201d.<\/p>\n<p>Che la Marcia del Sale possa essere considerata contemporaneamente un progresso epocale per la causa dell\u2019indipendenza dell\u2019India e una campagna abborracciata che produsse scarsi risultati tangibili sembra un paradosso sconcertante. Ma ancor pi\u00f9 strano \u00e8 il fatto che tale esito non \u00e8 unico nel mondo dei movimenti sociali. La storica campagna di Martin Luther King a Birmingham, Alabama, nel 1963 ebbe esiti analogamente incongrui. Da un lato determin\u00f2 un accordo che manc\u00f2 di molto lo scopo di desegregare la citt\u00e0, un accordo che deluse gli attivisti locali che volevano pi\u00f9 che solo cambiamenti minori in pochi negozi del centro; al tempo stesso Birmingham \u00e8 considerata come uno dei motori chiave del movimento per i diritti civili, avendo fatto forse pi\u00f9 di ogni altra campagna per far arrivare alla storica Legge sui Diritti Civili del 1964.<\/p>\n<p>Quest\u2019apparente contraddizione merita di essere esaminata. Pi\u00f9 significativamente illustra come le mobilitazioni di massa mosse da uno slancio promuovano il cambiamento in modi che sconcertano quando siano valutati in base ai presupposti e pregiudizi della politica prevalente. Dall\u2019inizio alla fine \u2013 sia nel modo in cui struttur\u00f2 le rivendicazioni della Marcia del Sale sia nel modo in cui port\u00f2 a termine la sua campagna \u2013 Gandhi confuse gli attori politici pi\u00f9 convenzionali della sua era. Tuttavia i movimenti che egli guid\u00f2 scossero profondamente le strutture dell\u2019imperialismo britannico.<\/p>\n<p>Per quelli che cercano di comprendere i movimenti sociali di oggi e per quelli che desiderano amplificarli, restano rilevanti come non mai le domande su come valutare il successo di una campagna e su quando sia appropriato dichiarare vittoria. Per loro Gandhi pu\u00f2 ancora avere qualcosa di utile e d\u2019inatteso da dire.<\/p>\n<p><strong>L\u2019approccio strumentale<\/strong><\/p>\n<p>Capire la Marcia del Sale e le sue lezioni per l\u2019oggi richiede di fare un passo indietro per considerare alcune delle domande su come i movimenti sociali realizzano il cambiamento. Nel contesto appropriato, si pu\u00f2 affermare che le azioni di Gandhi furono esempi brillanti dell\u2019uso delle rivendicazioni simboliche e delle vittorie simboliche. Ma che cosa implicano questi concetti?<\/p>\n<p>Tutte le azioni, campagne e rivendicazioni di protesta hanno dimensioni sia <em>strumentali <\/em>sia <em>simboliche. <\/em>Tipi diversi di organizzazione politica, tuttavia, le combinano in proporzioni diverse.<\/p>\n<p>Nella politica convenzionale le rivendicazioni sono principalmente <em>strumentali, <\/em>mirate a conseguire un risultato specifico e concreto nell\u2019ambito di un sistema. In questo modello i gruppi d\u2019interesse premono per politiche che avvantaggiao la loro base. Le rivendicazioni sono scelte con cura in base a ci\u00f2 che sarebbe possibile ottenere, dati i confini del paesaggio politico esistente. Una volta che \u00e8 avviata una pressione per una rivendicazione strumentale, i promotori tentano di far leva sul potere del proprio gruppo per ottenere una concessione o un compromesso che soddisfi le loro necessit\u00e0. Se riescono a soddisfare i propri membri, vincono.<\/p>\n<p>Anche se operano principalmente all\u2019esterno del regno della politica elettorale, i sindacati e le organizzazioni a base comunitaria della linea di Saul Alinsky (attivista e scrittore statunitense noto per la sua attivit\u00e0 di organizzatore di comunit\u00e0 e autore del noto volume <em>Rules for Radicals, <\/em>NdT) \u2013 gruppi basati sulla costruzione di strutture istituzionali di lungo termine \u2013 affrontano le rivendicazioni in modo principalmente strumentale. Come <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/books.google.com\/books?id=ZZ1OvaCn1KEC&amp;pg=PR56&amp;lpg=PR56&amp;dq=#v=onepage&amp;q=\" >spiega<\/a> il giornalista e organizzatore Rinku Sen, Alinsky ha stabilito una norma duratura di organizzazione comunitaria che afferma che \u201cla realizzabilit\u00e0 \u00e8 di primaria importanza nello scegliere i temi\u201d e che i gruppi comunitari dovrebbero concentrarsi su \u201ccambiamenti immediati, concreti\u201d.<\/p>\n<p>Un esempio famoso nel mondo dell\u2019organizzazione comunitaria \u00e8 la richiesta di un semaforo in un incrocio identificato come pericoloso dai residenti del quartiere. Ma questa \u00e8 soltanto una delle opzioni. Gruppi di tipo Alinsky possono tentare di ottenere personale migliore in uffici locali di servizi sociali, di por fine alla discriminazione di un particolare quartiere da parte di banche e compagnie assicurative, o di ottenere un nuovo percorso degli autobus per assicurare trasporti affidabili a un\u2019area mal servita. Gruppi ambientalisti potrebbero premere per un divieto di una specifica sostanza chimica nota come tossica per la natura. Un sindacato potrebbe avviare una lotta per ottenere miglioramenti per un particolare gruppo di dipendenti in un luogo di lavoro o per affrontare un problema di pianificazione.<\/p>\n<p>Conseguendo faticosamente vittorie modeste e pragmatiche su tali temi questi gruppi migliorano la vita e rafforzano le proprie strutture organizzative. La speranza \u00e8 che, col tempo, piccole conquiste si sommino fino a diventare riforme sostanziali. Il cambiamento sociale \u00e8 ottenuto lentamente e costantemente.<\/p>\n<p><strong>La svolta simbolica<\/strong><\/p>\n<p>Nel caso di mobilitazioni di massa che trainano una lotta, compresa la Marcia del Sale, le campagne funzionano in modo diverso. Gli attivisti dei movimenti di massa devono progettare azioni e scegliere rivendicazioni che si inseriscano in principi pi\u00f9 vasti, creando una narrativa del significato morale della loro lotta. Qui la cosa pi\u00f9 importante a proposito di una rivendicazione non \u00e8 il suo potenziale impatto sulle politiche o la sua realizzabilit\u00e0 a un tavolo negoziale. Quanto pi\u00f9 critiche sono le propriet\u00e0 simboliche, tanto maggiore una rivendicazione \u00e8 utile nel drammatizzare per il pubblico la necessit\u00e0 urgente di rimediare a un\u2019ingiustizia.<\/p>\n<p>Come i politici convenzionali e gli organizzatori focalizzati sulle strutture, quelli che cercano di costruire movimenti di protesta hanno anch\u2019essi obiettivi strategici e potrebbero cercare di affrontare specifiche rivendicazioni come parte delle loro campagne. Ma il loro approccio complessivo \u00e8 pi\u00f9 indiretto. Questi attivisti non sono necessariamente concentrati su riforme che si possano ottenere facilmente nel contesto politico esistente. I movimenti che trainano una lotta, invece, mirano a modificare il clima politico nel suo complesso, cambiando le percezioni di ci\u00f2 che \u00e8 possibile e realistico ottenere. Lo fanno indirizzando l\u2019opinione pubblica su un certo tema e attivando una base di sostenitori in continua espansione. Nei casi pi\u00f9 ambiziosi, essi assumono temi che potrebbero essere considerati politicamente inimmaginabili \u2013 il suffragio delle donne, i diritti civili, la fine di una guerra, la caduta di un regime dittatoriale, il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali \u2013 e li trasformano in questioni politiche irrinunciabili.<\/p>\n<p>I negoziati su specifiche proposte politiche sono importanti, ma arrivano al momento finale di un movimento, una volta che l\u2019opinione pubblica abbia compiuto una svolta e i detentori del potere si diano da fare per cercare di reagire alle proteste suscitate dalle mobilitazioni degli attivisti. Nelle prime fasi, mentre i movimenti guadagnano vigore, la misura chiave di una rivendicazione non \u00e8 la sua praticabilit\u00e0 strumentale, bens\u00ec la sua capacit\u00e0 di trovare eco nel pubblico e suscitare simpatia per una causa, su una scala molto vasta. In altre parole il simbolico prende il sopravvento sullo strumentale.<\/p>\n<p>Una variet\u00e0 di pensatori ha commentato il modo in cui i movimenti di massa, poich\u00e9 seguono questo percorso pi\u00f9 indiretto nel determinare il cambiamento, devono essere pi\u00f9 attenti nel creare una narrazione in un momento in cui le campagne di resistenza stanno costantemente conquistando slancio e presentano nuove sfide a coloro che sono al potere. Nel suo libro del 2001 \u201c<em>Doing Democracy\u201d <\/em>[Praticare la democrazia], Bill Moyer, un addestratore veterano dei movimenti sociali, sottolinea l\u2019importanza delle \u201cazioni condotte con sociodrammi\u201d che \u201crivelano chiaramente al pubblico come i detentori del potere violano i valori ampiamente condivisi dalla societ\u00e0\u201d. Mediante manifestazioni di resistenza ben pianificate \u2013 che vanno da marce e picchetti creativi a boicottaggi e altre forme di non collaborazione fino a interventi pi\u00f9 conflittuali come sit-in e occupazioni \u2013 i movimenti si impegnano in un processo di \u201cpolitica come teatro\u201d che, nelle parole di Moyer, \u201ccreano una crisi sociale pubblica che trasforma un problema sociale in un problema pubblico critico\u201d.<\/p>\n<p>Il tipo di proposte limitate che sono utili nei negoziati politici dietro le quinte non sono di solito il genere di rivendicazioni che ispira un \u2018sociodramma\u2019 efficace. Commentando a proposito di questo tema, il noto organizzatore della New Left [Nuova sinistra] e attivista anti-Vietnam Tom Hayden sostiene che i nuovi movimenti non sorgono sulla base di interessi limitati o di ideologie astratte, ma sono mossi da un genere specifico di temi carichi di simboli, cio\u00e8 \u201cferite morali che impongono una risposta morale\u201d. Nel suo libro \u201c<em>The Long Sixties\u201d <\/em>[I lunghi anni sessanta] Hayden cita numerosi esempi di tali ferite. Includono la desegregazione dei locali pubblici per il movimento dei diritti civili, il diritto di volantinaggio per il movimento per la libert\u00e0 di espressione di Berkeley e la denuncia da parte del movimento dei lavoratori agricoli della \u201czappa dal manico corto\u201d, un attrezzo divenuto emblematico dello sfruttamento dei lavoratori immigrati perch\u00e9 li costringeva a un insostenibile lavoro piegati nei campi.<\/p>\n<p>Per certi versi questi temi rivoltano sottosopra il parametro della \u201crealizzabilit\u00e0\u201d. \u201cLe rivendicazioni non erano semplicemente di tipo materiale, che potevano essere risolte con leggeri aggiustamenti dello status quo\u201d, scrive Hayden. Ponevano, invece, sfide uniche ai gruppi al potere. \u201cDesegregare un locale pubblico avviava un processo diretto alla desegregazione di istituzioni pi\u00f9 vaste; permettere il volantinaggio agli studenti legittimava la voce in capitolo degli studenti nelle decisioni; vietare la zappa dal manico corto significava accettare la regolamentazione del luogo di lavoro\u201d.<\/p>\n<p>Forse non sorprendentemente il contrasto tra rivendicazioni simboliche e strumentali pu\u00f2 creare conflitti tra attivisti provenienti da tradizioni organizzative diverse.<\/p>\n<p>Saul Alinsky era scettico sullle azioni che producevano soltanto \u201cvittorie morali\u201d e derideva le dimostrazioni simboliche che considerava mere trovate di propaganda. Ed Chambers, subentrato ad Alinsky nella Industrial Areas Foundation, ha condiviso i dubbi del suo mentore riguardo alle mobilitazioni di massa. Nel suo libro \u201cRoot for Radicals\u201d [Radici per radicali] Chambers scrive: \u201cI movimenti degli anni 1960 e 1970 \u2013 il movimento per i diritti civili, il movimento contro la guerra, il movimento delle donne \u2013 erano vivaci, spettacolari e attraenti\u201d. Tuttavia nella loro dedizione a \u201ctemi romantici\u201d, ritiene Chambers, erano troppo concentrati sull\u2019attirare l\u2019attenzione dei media piuttosto che nell\u2019esigere conquiste strumentali. \u201cI membri di questi movimenti si concentravano spesso su vittorie morali simboliche come mettere fiori nelle canne dei fucili dei membri della Guardia Nazionale, imbarazzando un politico per un momento o due, o facendo arrabbiare razzisti bianchi\u201d, scrive. \u201cSpesso evitavano ogni riflessione sul fatto che le vittorie morali conducessero o meno a qualche cambiamento reale\u201d.<\/p>\n<p>Ai suoi tempi Gandhi subiva critiche simili. Tuttavia l\u2019impatto di campagne come la sua marcia verso il mare avrebbe offerto una formidabile confutazione di esse.<\/p>\n<p><strong>Difficile non ridere<\/strong><\/p>\n<p>Il <em>satyagraha <\/em>del sale \u2013 o campagna di resistenza nonviolenta avviata dalla marcia di Gandhi \u2013 \u00e8 un esempio significativo dell\u2019uso di confronti progressivi, militanti e disarmati per suscitare sostegno pubblico e attuare un cambiamento. E\u2019 anche un caso in cui l\u2019uso di rivendicazioni simboliche, almeno inizialmente, ha suscitato ridicolo e costernazione.<\/p>\n<p>Quando venne incaricato di scegliere un obiettivo per la disobbedienza civile, la scelta di Gandhi fu assurda. Almeno quella fu la reazione comune alla sua fissazione sulla legge del sale come punto chiave su cui basare la sfida del Congresso Nazionale Indiano al dominio britannico. Deridendo l\u2019enfasi posta sul sale, <em>The Statesman <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.thehindu.com\/opinion\/op-ed\/article388858.ece?css=print\" >scrisse<\/a>: \u201cE\u2019 difficile non ridere, e immaginiamo che sar\u00e0 questo l\u2019umore della maggior parte degli indiani pensanti\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1930 gli organizzatori concentrati sulla strumentalit\u00e0 all\u2019interno del Congresso Nazionale Indiano erano interessati a questioni costituzionali, se l\u2019India avrebbe acquistato maggior autonomia conquistando lo status di <em>dominion <\/em>e quali passi in direzione di tale soluzione avrebbero concesso i britannici. Le leggi sul sale erano, al massimo, una preoccupazione minore, non certo ai primi posti nella loro lista di rivendicazioni. Il biografo Geoffrey Ashe sostiene che, in tale contesto, la scelta del sale da parte di Gandhi come base per una campagna fu \u201cla pi\u00f9 bizzarra e pi\u00f9 brillante sfida politica dei tempi moderni\u201d.<\/p>\n<p>Fu brillante perch\u00e9 la violazione della legge sul sale era carica di significato simbolico. \u201cProssimo all\u2019aria e all\u2019acqua\u201d, sostenne Gandhi, \u201c il sale \u00e8 forse la maggiore necessit\u00e0 della vita\u201d. Era una semplice merce che tutti erano costretti ad acquistare e che il governo tassava. Fin dai tempi dell\u2019impero del Gran Mogol il controllo dello stato sul sale era una realt\u00e0 odiata. Il fatto che agli indiani non fosse permesso di raccogliere il sale dai depositi naturali o di setacciarlo dal mare era una chiara illustrazione di come una potenza straniera stesse traendo ingiusti profitti dal popolo e dalle risorse naturali del subcontinente.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la tassa colpiva tutti, il malcontento era avvertito universalmente. Il fatto che gravava pi\u00f9 pesantemente sui poveri accresceva l\u2019indignazione. Il prezzo del sale applicato dal governo, scrive Ashe, \u201cincludeva un\u2019imposta, non grande ma sufficiente a costare a un lavoratore con famiglia fino a due settimane di salario l\u2019anno\u201d. Era una ferita morale da manuale. E il popolo rispose rapidamente all\u2019attacco di Gandhi contro di essa.<\/p>\n<p>In effetti, quelli che avevano ridicolizzato la campagna ebbero presto motivo di smettere di ridere. In ciascun villaggio attraversato dai <em>satyagrahi <\/em>essi attiravano grandi folle, fino a 30.000 persone, che si radunavano per vedere i pellegrini pregare e sentire Gandhi parlare della necessit\u00e0 di autogoverno. Come scrive la storica Judith Brown, Gandhi \u201ccap\u00ec intuitivamente che la resistenza civile era in molti modi un esercizio di teatro politico, dove il pubblico era importante quanto gli attori\u201d. Dopo la processione, centinaia di indiani che lavoravano in posti amministrativi locali del governo imperiale diedero le dimissioni.<\/p>\n<p>Dopo che la marcia ebbe raggiunto il mare e inizi\u00f2 la disobbedienza, la campagna raggiunse una dimensione impressionante. In tutto il paese gruppi molto numerosi di dissidenti cominciarono a setacciare il sale e a scavarlo dai depositi naturali. Il Congresso Nazionale Indiano cre\u00f2 un proprio deposito del sale e gruppi di attivisti organizzati guidarono irruzioni nonviolente nelle saline governative, bloccando strade e ingressi con i loro corpi, nel tentativo di bloccare la produzione. Articoli di stampa sui maltrattamenti e i ricoveri in ospedale che ne seguirono furono diffusi in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Presto la disobbedienza si estese a includere rimostranze locali e a intraprendere altri atti di non collaborazione. Milioni aderirono al boicottaggio di abbigliamento e liquori britannici, un crescente numero di funzionari di paese si dimise e, in alcune province, i contadini si rifiutarono di pagare le imposte fondiarie. In forme sempre pi\u00f9 varie la disobbedienza di massa fece presa in un vasto territorio. E nonostante gli energici tentativi di repressione delle autorit\u00e0 britanniche, continu\u00f2 mese dopo mese.<\/p>\n<p>Identificare temi che potessero \u201cattrarre vasto sostegno e conservare la coesione del movimento\u201d, osserva la Brown, non era \u201cun compito semplice in un paese dove c\u2019erano simili differenze regionali, religiose e socioeconomiche\u201d. E tuttavia il sale fu precisamente all\u2019altezza delle aspettative. Motilal Nehru, padre del futuro primo ministro, osserv\u00f2 con ammirazione: \u201cLa sola meraviglia \u00e8 che non ci abbia pensato nessun altro\u201d.<\/p>\n<p><strong>Oltre il patto<\/strong><\/p>\n<p>Se la scelta del sale come rivendicazione era stata controversa, lo stesso fu il modo in cui Gandhi concluse la campagna. Giudicando secondo parametri strumentali la soluzione del <em>satyagraha <\/em>del sale fu una delusione. Agli inizi del 1931 la campagna si era riverberata in tutto il paese e tuttavia stava perdendo slancio. La repressione aveva preteso il suo pedaggio, gran parte della dirigenza del Congresso era stata arrestata e i disobbedienti fiscali le cui propriet\u00e0 erano state sequestrate dal governo stavano affrontando significative difficolt\u00e0 finanziarie. Politici moderati e membri della comunit\u00e0 degli affari che sostenevano il Congresso Nazionale Indiano si appellarono a Gandhi per una soluzione. Anche molti militanti dell\u2019organizzazione concordavano sul fatto che era il caso di dialogare.<\/p>\n<p>Conseguentemente Gandhi accett\u00f2 negoziati con Lord Irwin nel febbraio 1931 e il 5 marzo i due annunciarono un patto. Sulla carta, hanno sostenuto molti storici, fu una doccia fredda. I termini chiave dell\u2019accordo non apparivano certo favorevoli al Congresso Nazionale Indiano: in cambio della sospensione della disobbedienza civile sarebbero stati rilasciati i dimostranti in carcere, le accuse a loro carico sarebbero state archiviate e, con alcune eccezioni, il governo avrebbe cancellato le ordinanze repressive di polizia che aveva imposto durante il <em>satyagraha. <\/em>Le autorit\u00e0 avrebbero restituito le sanzioni incassate dal governo per la resistenza fiscale e le propriet\u00e0 sequestrate che non erano state ancora vendute a terzi. E agli attivisti sarebbe stato consentito di continuare un boicottaggio pacifico del vestiario britannico.<\/p>\n<p>Tuttavia il patto rimandava a colloqui successivi la discussione di questioni riguardanti l\u2019indipendenza, con i britannici che non si impegnavano ad allentare la loro presa sul potere. (Gandhi avrebbe partecipato in seguito nel 1931 a una tavola rotonda a Londra per proseguire i negoziati, ma tale incontro fece pochi progressi). Il governo si rifiut\u00f2 di condurre un\u2019inchiesta sul comportamento della polizia durante la campagna di proteste, cosa che era stata richiesta con fermezza dagli attivisti del Congresso Nazionale Indiano. Infine, cosa forse pi\u00f9 sconcertante, la stessa Legge del Sale sarebbe rimasta in vigore, con la concessione che ai poveri delle aree costiere sarebbe stato consentito di produrre sale in quantit\u00e0 limitate per uso personale.<\/p>\n<p>Alcuni dei politici pi\u00f9 vicini a Gandhi si sentirono estremamente sgomenti per i termini dell\u2019accordo e una variet\u00e0 di storici ha aderito alla loro valutazione che la campagna aveva mancato di conseguire i propri obiettivi. A posteriori \u00e8 certamente legittimo discutere se Gandhi concesse troppo nei negoziati. Al tempo stesso giudicare l\u2019accordo soltanto in termini strumentali significa non coglierne l\u2019impatto pi\u00f9 vasto.<\/p>\n<p><strong>Rivendicare una vittoria simbolica<\/strong><\/p>\n<p>Se non guardando alle conquiste graduali a breve termine, come fa a misurare il proprio successo una campagna che impiega rivendicazioni o tattiche simboliche?<\/p>\n<p>Nel caso di mobilitazioni di massa che trainano una lotta ci sono due essenziali metri per giudicare il successo. Poich\u00e9 l\u2019obiettivo a lungo termine del movimento consiste nell\u2019indirizzare l\u2019opinione pubblica su un tema, la prima misura \u00e8 se una data campagna ha conquistato maggior sostegno popolare per una causa del movimento. La seconda misura \u00e8 se una campagna costruisce il potenziale per il movimento per crescere ulteriormente. Se un\u2019iniziativa consente agli attivisti di lottare un altro giorno da una posizione di maggior forza \u2013 con pi\u00f9 adesioni, maggiori risorse, rafforzata legittimazione e un arsenale tattico ampliato \u2013 gli organizzatori possono sostenere in modo convincente di aver avuto successo, indipendentemente dal fatto che la campagna abbia conseguito progressi significativi in sedute negoziali a porte chiuse.<\/p>\n<p>In tutta la sua carriera come negoziatore Gandhi ha sottolineato l\u2019importanza di essere disponibili a compromessi su ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale. Come osserva Joan Bondurant nel suo perspicace studio sui principi del <em>satyagraha,<\/em> uno dei suoi principi politici era la \u201criduzione delle rivendicazioni a un minimo coerente con la verit\u00e0\u201d. Il patto con Irwin, riteneva Gandhi, gli offriva tale minimo, consentendo al movimento di chiudere la campagna in modo dignitoso e di prepararsi alla lotta futura. Per Gandhi il consenso del vicer\u00e8 a consentire eccezioni alla legge del sale, anche se limitate, rappresentava un trionfo cruciale, di principio. Inoltre egli aveva costretto i britannici a negoziare alla pari, un precedente vitale che si sarebbe esteso a successivi colloqui sull\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>A modo loro molti avversari di Gandhi hanno concordato sul significato di queste concessioni, considerando il patto un passo falso di durature conseguenze per le potenze imperiali. Come scrive Ashe, la burocrazia britannica a Delhi \u201csempre, da allora \u2026 si \u00e8 lamentata per la mossa di Irwin considerandola un errore fatale da cui il Raj non si riprese mai\u201d. In un discorso oggi famigerato Winston Churchill, un difensore di spicco dell\u2019Impero Britannico, dichiar\u00f2 di essere \u201callarmato e anche nauseato nel vedere il signor Gandhi \u2026 marciare seminudo sugli scalini del palazzo del vicer\u00e8 \u2026 per trattare su basi di parit\u00e0 con il rappresentante del Re-Imperatore\u201d. La mossa, afferm\u00f2, aveva consentito a Gandhi \u2013 un uomo che egli considerava un \u201cfanatico\u201d e un \u201cfachiro\u201d \u2013 di uscire di prigione e di \u201c[emergere] sulla scena come vincitore trionfante\u201d.<\/p>\n<p>Mentre gli addetti ai lavori avevano idee diverse sul risultato della campagna, il vasto pubblico era molto meno ambiguo. Subhas Chandra Bose, uno dei radicali del Congresso Nazionale Indiano che era scettico riguardo al patto di Gandhi, dovette rivedere il suo giudizio quando constat\u00f2 la reazione nelle campagne. Come racconta Ashe, quando Bose viaggi\u00f2 con Gandhi da Bombay a Delhi \u201cvide ovazioni quali non aveva mai visto in precedenza\u201d. Bose riconobbe la rivalsa. \u201cIl Mahatma aveva giudicato correttamente\u201d, prosegue Ashe. \u201cSecondo ogni regola della politica aveva subito uno scacco. Ma agli occhi del popolo il semplice fatto che l\u2019Inglese fosse stato indotto a negoziare invece di impartire ordini superava ogni altro dettaglio.\u201d<\/p>\n<p>Nella sua autorevole biografia di Gandhi del 1950, letta diffusamente ancor oggi, Louis Fischer offre una visione molto spettacolare dell\u2019eredit\u00e0 della Marcia del Sale: \u201cL\u2019India era a quel punto libera\u201d, scrive. \u201cTecnicamente, legalmente, nulla era cambiato. L\u2019India era ancora una colonia britannica.\u201d E tuttavia dopo il <em>satyagraha <\/em>del sale \u201cera inevitabile che la Gran Bretagna dovesse un giorno rifiutarsi di dominare l\u2019India e che l\u2019India un giorno si sarebbe rifiutata di essere dominata\u201d.<\/p>\n<p>Storici successivi hanno cercato di offrire resoconti pi\u00f9 sfumati del contributo di Gandhi all\u2019indipendenza dell\u2019India, prendendo le distanze da una prima generazione di biografie agiografiche che indicavano acriticamente Gandhi come il \u201cpadre di una nazione\u201d. Scrivendo nel 2009, Judith Brown cita una variet\u00e0 di pressioni sociali ed economiche che contribuirono alla partenza della Gran Bretagna dall\u2019India, in particolare le svolte geopolitiche che accompagnarono la seconda guerra mondiale. Ci\u00f2 nonostante ella riconosce che stimoli come la Marcia del Sale furono cruciali, svolgendo ruoli centrali nel costruire l\u2019organizzazione e la legittimazione popolare del Congresso Nazionale Indiano. Anche se le sole manifestazioni di protesta di massa non cacciarono gli imperialisti, esse modificarono profondamente il paesaggio politico. La resistenza civile, scrive la Brown, \u201cfu una parte cruciale del contesto in cui i britannici dovettero prendere decisioni su quando e come lasciare l\u2019India.\u201d<\/p>\n<p>Come avrebbe fatto Martin Luther King Jr. circa tre decenni dopo, Gandhi accett\u00f2 una soluzione che aveva un valore strumentale limitato ma che consent\u00ec al movimento di proclamare una vittoria simbolica e di emergere in una posizione di forza. La vittoria di Gandhi nel 1931 non fu una vittoria finale, n\u00e9 lo fu quella di King nel 1963. I movimenti sociali oggi continuano a combattere lotte contro razzismo, discriminazione, sfruttamento economico e aggressione imperiale. Ma, se vogliono, possono farlo aiutati dal potente esempio di predecessori che convertirono una vittoria morale in un cambiamento duraturo.<\/p>\n<p>___________________________<\/p>\n<p><em>Originale:<\/em> <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/wagingnonviolence.org\/feature\/gandhi-win\/\" >Waging Nonviolence<\/a>.<\/p>\n<p><em>Traduzione di Giuseppe Volpe.<\/em><\/p>\n<p><em>Revisione a cura del Centro Studi Sereno Regis.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2014\/10\/19\/come-fece-gandhi-a-vincere-mark-engler-e-paul-engler\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella prima mattinata del 12 marzo 1930 Gandhi, accompagnato da un gruppo addestrato di 78 seguaci del suo ashram, inizi\u00f2 una marcia di pi\u00f9 di 200 miglia verso il mare.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-48879","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48879","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48879"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48879\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48879"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48879"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48879"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}