{"id":53264,"date":"2015-02-09T12:00:52","date_gmt":"2015-02-09T12:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=53264"},"modified":"2015-05-05T21:26:07","modified_gmt":"2015-05-05T20:26:07","slug":"italiano-di-fronte-alla-tragedia-di-charlie-hebdo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/02\/italiano-di-fronte-alla-tragedia-di-charlie-hebdo\/","title":{"rendered":"(Italiano) Di fronte alla tragedia di Charlie Hebdo"},"content":{"rendered":"<p>Nel pomeriggio del 7 gennaio, venendo a sapere che un attentato era stato commesso nei locali di <em>Charlie Hebdo<\/em>, scopro su internet che Cabu \u00e8 tra i giornalisti uccisi. Questa notizia mi sconvolge. A diverse riprese, nella mia vita militante, ho avuto l&#8217;occasione di essere con lui e si era creato tra noi un legame di amicizia. Il sorriso che illuminava il suo volto lasciava trasparire una grande serenit\u00e0. Dimostrava una grande dolcezza. Ogni settimana, aprendo <em>Le Canard encha\u00een\u00e9<\/em> ero ansioso di scoprire i suoi disegni.<\/p>\n<p>Al contempo scopro i nomi degli altri personaggi uccisi in quell&#8217;attentato \u2013 giornalisti e poliziotti \u2013 e mi rendo conto dell&#8217;ampiezza della tragedia che colpisce la Francia intera. Queste uccisioni odiose sono la negazione e il disconoscimento dei valori di umanit\u00e0 che sono alla base della civilt\u00e0. Domenica 11 gennaio, ho manifestato nelle vie di Parigi per affermare con centinaia di migliaia di altri francesi la nostra determinazione a rifiutare ogni paura di fronte alle minacce terroriste e a continuare a lottare per la libert\u00e0. Questa formidabile mobilitazione popolare potrebbe essere un segno di speranza per la democrazia francese. L&#8217;idea fondamentale attorno alla quale migliaia di francesi hanno voluto riunirsi era affermare la loro volont\u00e0 di fare comunit\u00e0 al di l\u00e0 di ogni comunitarismo, e di vivere insieme una vera laicit\u00e0 che rispetti le convinzioni di tutti nell&#8217;affermazione di un&#8217;etica universale, la sola che pu\u00f2 fondare l&#8217;uguaglianza, la libert\u00e0 e la fraternit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La pubblicazione delle caricature di Maometto in discussione<\/strong><\/p>\n<p>Tuttavia, devo ammettere che non potrei essere interamente solidale con le decisioni prese da <em>Charlie Hebdo<\/em> riguardo alla pubblicazione della caricature del Profeta Maometto.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che ho soggiornato dal 2 al 13 febbraio 2006 a Gerusalemme. Ero stato invitato a recarmi a Gaza da Ziad Medoukh, professore di francese all&#8217;Universit\u00e0 di Al-Aqsa di Gaza, per animare una sessione sulla non-violenza. Durante un precedente soggiorno in Israele, il Console francese mi aveva assicurato che mi avrebbe dato via libera per potermi recare a Gaza. Ma, questa volta, mi ha fatto sapere che a causa della pubblicazione delle caricature danesi in Francia (<em>France Soir<\/em> le ha pubblicate il 1\u00b0 febbraio e sarebbero state pubblicate l&#8217;8 febbraio su <em>Charlie Hebdo<\/em>) e in seguito alle manifestazioni di ostilit\u00e0 che esse hanno provocato presso gli arabi, era escluso che io potessi recarmi a Gaza. Il 2 febbraio, le Brigate dei martiri di Al-Aqsa avevano affermato: \u201cOgni norvegese, danese o francese presente sulla nostra terra \u00e8 un bersaglio\u201d.<\/p>\n<p>Quindi, \u00e8 stato in Medio Oriente, in condizioni in po&#8217; particolari, che ho ricevuto le informazioni riguardo alla pubblicazione in Francia delle caricature di Maometto. Senza alcun dubbio, questo decentramento mi ha permesso una percezione della realt\u00e0 sensibilmente diversa da quella che \u00e8 sembrata prevalere in Occidente. Al mio ritorno in Francia, ho scritto un articolo intitolato \u201cLo choc delle caricature\u201d. Ne ripropongo alcune parti:<\/p>\n<p>\u201cSe ci si limita a giudicare gli eventi scatenati da questi disegni, pubblicati prima che altrove in Danimarca, attraverso il prisma dell&#8217;ideologia laica occidentale, si rischia fortemente di vedere in quelle pubblicazioni solo un esercizio legittimo della libert\u00e0 di espressione. Si diventa allora incapaci di comprendere la lettura che i musulmani fanno di quegli stessi eventi. In democrazia, la libert\u00e0 di espressione \u00e8 un diritto imprescrittibile, ma non \u00e8 un diritto assoluto. Trova i suoi limiti nel rispetto dell&#8217;altro. \u00c8 legittima solo se unita a intelligenza e responsabilit\u00e0, due virt\u00f9 che si trovano anch&#8217;esse a fondamento della democrazia. La retorica sulla libert\u00e0 di diffamazione che pretende di giustificare la pubblicazione di quei disegni presenta ai musulmani una caricatura della democrazia occidentale. A questo punto, tutte e tutti coloro che, all&#8217;interno del mondo musulmano, si sforzano di far prevalere i valori e i principi della laicit\u00e0 democratica si trovano posti in una posizione insostenibile.<\/p>\n<p>Quando si considera il deficit della libert\u00e0 di espressione in molte societ\u00e0 \u2013 in particolare in paesi dominati da regimi che fanno riferimento all&#8217;islam \u2013 si valuta meglio il valore decisivo di questa libert\u00e0 per costruire una democrazia autentica. Coloro che hanno la fortuna di beneficiarne hanno la responsabilit\u00e0 di non screditarla con abusi irragionevoli. (\u2026)<\/p>\n<p>Certo, ogni religione deve essere sottoposta alla critica della ragione e, in particolare, del suo rapporto con la violenza. (\u2026) Questo dibattito esigente non \u00e8 facile, ma una delle conseguenze pi\u00f9 gravi della pubblicazione di quelle caricature \u00e8 renderlo ancora pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>Inconsapevoli della loro arroganza, gli occidentali invitano i musulmani a dar prova di umorismo di fronte all&#8217;insolenza di disegni che vorrebbero apparire umoristici. Ma l&#8217;umorismo \u00e8 un bene troppo prezioso per essere svilito. Si rinnega da s\u00e9 quando si trasforma in derisione e stigmatizzazione. Quei disegni, in realt\u00e0, presentano solo una caricatura dell&#8217;umorismo.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era bisogno di essere indovini per prevedere che tali satire che ridicolizzano il Profeta Maometto sarebbero state interpretate dai musulmani come offese alla loro religione. Tuttavia, quelle folle di musulmani in collera, strumentalizzate da gruppi o da regimi politici, che lanciano grida di odio verso l&#8217;Occidente, arrivando talvolta a invitare all&#8217;assassinio, danno sicuramente un&#8217;immagine caricaturale dell&#8217;islam.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 drammatica, \u00e8 che questo \u201cscontro delle caricature\u201d ci ha fatto fare un passo avanti nella logica detestabile dello \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d. Le relazioni tra il mondo occidentale e il mondo musulmano comportano una formidabile sfida. Per raccoglierla, \u00e8 importante avere l&#8217;audacia di preparare il terreno per un dialogo senza concessioni che ci permetta di inventare un futuro comune scoprendo, al di l\u00e0 degli errori del passato, dei riferimenti etici comuni\u201d.<\/p>\n<p>Questi giudizi appariranno forse duri ad alcuni, troppo duri. Ricordo che sono stati scritti nel 2006 e che riguardano le caricature danesi pubblicate in Francia. Abbiamo probabilmente dimenticato le passioni che hanno allora suscitato all&#8217;interno delle comunit\u00e0 musulmane in Francia e ovunque nel mondo. Per quanto riguarda i disegni di <em>Charlie Hebdo<\/em> pubblicati dopo, bisognerebbe certamente introdurre delle sfumature. Quei disegni sono diversi gli uni dagli altri e ognuno di essi deve essere giudicato per quello che \u00e8, attraverso un largo spettro di valutazioni.<\/p>\n<p><strong>Le religioni, purtroppo, ignorano la non-violenza<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte alla tragedia del 7 e dell&#8217;8 gennaio, i responsabili religiosi hanno tenuto a condannare quelle uccisioni affermando che le religioni non predicano se non la tolleranza e la pace e che esse sono innocenti rispetto a questa tragedia. Ma questo linguaggio religiosamente corretto rischia fortemente di contenere un rifiuto della realt\u00e0.<\/p>\n<p>La storia degli uomini \u00e8 criminale. Fino alla disperazione. La violenza omicida sembra pesare sulla storia come una fatalit\u00e0. L&#8217;esigenza universale della coscienza ragionevole proibisce l&#8217;assassinio: \u201cNon uccidere!\u201d. Tuttavia, le nostre societ\u00e0 sono dominate dall&#8217;ideologia della <em>violenza necessaria, legittima e onorevole<\/em> che giustifica l&#8217;omicidio. A questo punto, per molteplici ragioni, l&#8217;uomo diventa l&#8217;assassino dell&#8217;altro uomo. E spesso la religione appare come parte integrante delle tragedie criminali che insanguinano il mondo..<\/p>\n<p>Anche quando non uccidono \u201cin nome della religione\u201d, gli uomini uccidono molte volte invocando la religione. In molteplici circostanze, la religione permette agli assassini di giustificare i loro misfatti. Essa offre loro una dottrina della legittima violenza e del giusto omicidio. A diverse riprese, commette l&#8217;errore decisivo di lasciar credere agli assassini che \u201cDio \u00e8 con loro\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 importante notare che, al di l\u00e0 di certe differenze di accentuazione, le religioni si attengono essenzialmente alla stessa dottrina. La cosa pi\u00f9 importante non \u00e8 ci\u00f2 che le religioni dicono di Dio, ma ci\u00f2 che esse dicono dell&#8217;uomo, pi\u00f9 precisamente ci\u00f2 che esse dicono all&#8217;uomo e ci\u00f2 che esse non gli dicono.<\/p>\n<p><strong>Prendere Gandhi alla lettera<\/strong><\/p>\n<p>Bisogna prendere definitivamente Gandhi alla lettera quando afferma che la non-violenza \u00e8 la verit\u00e0 dell&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo. Gandhi afferma anche: \u201cIl solo modo di conoscere Dio \u00e8 la non-violenza\u201d. Ignorando la non-violenza, le religioni hanno misconosciuto Dio, il cui essere \u2013 in ogni caso \u2013 \u00e8 essenzialmente puro da ogni violenza. Il contrario della fede, non \u00e8 la non-credenza, ma la violenza. Ma ci\u00f2 che \u00e8 ancora pi\u00f9 grave \u00e8 che, ignorando la non-violenza, le religioni hanno misconosciuto l&#8217;uomo, il cui essere spirituale si realizza nella non-violenza. Giustificando la violenza, \u00e8 l&#8217;uomo che le religioni tradiscono. \u00c8 l&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo che negano.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;antinomia radicale tra l&#8217;amore e la violenza<\/strong><\/p>\n<p>Si sono spesso criticate le religioni per la loro giustificazione della violenza. Certo, le religioni sono colpevoli del fatto di portare alla violenza,<em> ma soprattutto per il fatto di non portare alla non-violenza.<\/em> Ci\u00f2 implica che non \u00e8 sufficiente che le religioni non giustifichino pi\u00f9 la violenza; \u00e8 necessario che non ignorino pi\u00f9 la non-violenza.<\/p>\n<p>Anche quando hanno predicato l&#8217;amore, le religioni non hanno osato affermare la contraddizione irriducibile, l&#8217;incompatibilit\u00e0 essenziale, l&#8217;antagonismo assoluto, l&#8217;antinomia radicale tra l&#8217;amore e la violenza. Hanno ancora lasciato credere agli uomini che era possibile coniugare insieme l&#8217;amore e la violenza in una stessa retorica. Ecco l&#8217;errore capitale. Perch\u00e9, in questa retorica, il principio di non-violenza si dissolve. La trascendenza dell&#8217;uomo \u00e8 temere pi\u00f9 l&#8217;omicidio che la morte.<\/p>\n<p><strong>Le dottrine religiose giustificano l&#8217;omicidio<\/strong><\/p>\n<p>Si sono levate diverse voci a sostenere con forza che \u201cl&#8217;islamismo non aveva niente a che fare con l&#8217;islam\u201d. Certo, \u00e8 importante rifiutare ogni confusione, chiudere la porta alla stigmatizzazione dei musulmani che sarebbero tutti responsabili dell&#8217;islamismo e delle sue derive criminali. L&#8217;islamofobia deve essere respinta e condannata senza alcun concessione. Tuttavia, non si pu\u00f2 negare la possibilit\u00e0 per gli islamisti di ricorrere alla cauzione di molti versetti coranici per far prevalere, al di l\u00e0 delle compromissioni della storia, la loro concezione integralista dell&#8217;islam. Con grande rigore, il diritto musulmano prescrive la pi\u00f9 estrema severit\u00e0 nei confronti di coloro che criticano il Profeta. La legge islamica non esclude affatto l&#8217;omicidio per i bestemmiatori. Maometto stesso non esita a far assassinare dei dissidenti che avevano sfidato la sua autorit\u00e0. Gli islamisti possono pretendere di essere ortodossi coerenti, radicali e quindi intransigenti. Tra l&#8217;islam tradizionale e l&#8217;islamismo integralista esistono delle passerelle ogni volta che il testo coranico permette la lettura fondamentalista che ne fanno gli islamisti.<\/p>\n<p>Appena si inizia ad esporre tale critica verso l&#8217;islam, si afferma che le cose stanno cos\u00ec per ogni religione. In ogni caso, questa affermazione \u00e8 una conferma e non una smentita. Senza dubbio, l&#8217;analisi che \u00e8 appena stata fatta del Corano vale anche per la Bibbia, numerosi versetti della quale giustificano la violenza. I compromessi dell&#8217;ebraismo e del cristianesimo con la violenza sono cambiati notevolmente nel corso della storia, a seconda dei tempi e dei luoghi. Da parte sua, Ges\u00f9 ha rifiutato la legge del taglione, ha chiesto ai suoi amici di rimettere la spada nel fodero e di non resistere al male imitando i cattivi. Tuttavia, questo non ha impedito all&#8217;Inquisizione di essere cattolica, prima di diventare musulmana. E le guerre cristiane del XVI secolo &#8211; \u201cpensiamo alla notte di San Bartolomeo\u201d &#8211; non hanno nulla da invidiare alle guerre musulmane di oggi.<\/p>\n<p><strong>Necessit\u00e0 non significa legittimit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Certo, sappiamo che la non-violenza assoluta \u00e8 impossibile in questo mondo. L&#8217;uomo pu\u00f2 trovarsi prigioniero della dura legge della necessit\u00e0 che lo obbliga a ricorrere alla violenza. Ma, anche quando la violenza appare necessaria, l&#8217;esigenza delle non-violenza rimane; <em>la necessit\u00e0 della violenza non sopprime l&#8217;obbligo della non-violenza.<\/em> Necessit\u00e0 non significa legittimit\u00e0. Giustificare la violenza con il pretesto della necessit\u00e0, significa rendere la violenza sicuramente necessaria e rinchiudere il futuro nella necessit\u00e0 della violenza.<\/p>\n<p>Patteggiando con l&#8217;omicidio, le religioni non hanno commesso delle colpe, hanno commesso degli errori, degli errori di dottrina, degli errori di pensiero che sono altrettanti errori contro lo spirito. Oggi come ieri, \u00e8 un imperativo categorico che le religioni decidano di rompere una volta per tutte con le loro dottrine della violenza legittima e dell&#8217;omicidio giusto e optino per la non-violenza. Per una parte decisiva, il futuro dell&#8217;umanit\u00e0 dipende da questa decisione delle religioni.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che l&#8217;estremismo della violenza commessa in Francia ma anche in molti paesi nel mondo in nome della religione obblighi i responsabili religiosi ad operare questa rottura.<\/p>\n<p><strong>Combattere l&#8217;antisemitismo<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;omicidio di quattro francesi di religione ebraica l&#8217;8 gennaio a Porte de Vincennes in un supermercato Casher aggiunge un&#8217;altra tragedia al dramma della morte dei giornalisti di <em>Charlie Hebdo<\/em>. Anche in questo caso, \u00e8 importante condannare ogni accenno di antisemitismo. Ma bisogna riconoscere che, da un lato, l&#8217;origine dell&#8217;antisemitismo proviene dalla politica dello Stato di Israele condotta in nome di un ebraismo radicale. Il rischio reale che la condanna del razzismo antisemita faccia pensare a una giustificazione della politica del governo israeliano. Da questo punto di vista, la presenza del capo del governo israeliano alla manifestazione dell&#8217;11 gennaio non \u00e8 stata senza ambiguit\u00e0. Chi potrebbe sostenere che i diritti dei palestinesi sono rispettati dallo Stato di Israele?<\/p>\n<p><strong>La Francia \u00e8 in guerra<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa Francia \u00e8 in guerra contro il terrorismo\u201d, ha dichiarato il Primo Ministro Manuel Valls il 13 gennaio all&#8217;Assembl\u00e9e Nationale (Parlamento francese). Certo, le minacce terroriste che pesano sulla Francia sono reali, ma sarebbe illusorio pensare che solo delle misure per la sicurezza, cio\u00e8 di polizia e militari, potranno circoscriverle ed eliminarle.<\/p>\n<p>Parlare solo di orrore, di barbarie, di mostruosit\u00e0 rischia fortemente di portarci fuori strada, spingendoci ad occultare il carattere politico di questi atti. Per comprendere il terrorismo, non basta brandire la sua intrinseca immoralit\u00e0. Quando sar\u00e0 riconosciuta la dimensione politica del terrorismo, diventer\u00e0 possibile cercare la soluzione politica che esige. La maniera pi\u00f9 efficace per combattere il terrorismo \u00e8 privare i loro autori delle ragioni politiche ed economiche che invocano per giustificarlo. Cos\u00ec sar\u00e0 possibile indebolire durevolmente il fondamento popolare di cui il terrorismo ha il massimo bisogno. Spesso, il terrorismo si radica in un terreno fertilizzato dall&#8217;ingiustizia, dall&#8217;umiliazione, dalla frustrazione, dalla miseria e dalla disperazione. La sola maniera di far cessare gli atti terroristici \u00e8 di privare i loro autori delle ragioni politiche invocate per giustificarlo. Quindi, per vincere il terrorismo, non \u00e8 tanto la guerra che si deve fare, quanto la giustizia che si deve costruire. Qui, e l\u00e0.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima riflessione che sembrer\u00e0 forse non corretta. La tragedia di <em>Charlie Hebdo<\/em> non ha fatto 17, ma 20 vittime. I tre assassini, giovani francesi nati in Francia ma la cui vita era dimenticata, sono anch&#8217;essi vittime del terrorismo. Indipendentemente dall&#8217;orrore criminale dei loro atti, sono anche loro degli uomini. Al di l\u00e0 della morte, tocca a noi restituire loro la loro umanit\u00e0. Ci sar\u00e0 allora possibile piangere anche questi tre uomini nel rispetto della loro persona.<\/p>\n<p>________________________________<\/p>\n<p><em>In \u201c<a href=\"..\/..\/..\/..\/..\/AppData\/Local\/Temp\/www.dropbox.com\">www.dropbox.com<\/a>\u201d del 18 gennaio 2015 (traduzione: <a href=\"..\/..\/..\/..\/..\/AppData\/Local\/Temp\/www.finesettimana.org\">www.finesettimana.org<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><em>Jean-Marie Muller:<\/em><em> Filosofo e scrittore, autore in particolare di <\/em>D\u00e9sarmer les dieux, Le christianisme et l&#8217;islam au regard de l&#8217;exigence de la non-violence,<em> Le Reli\u00e9 Poche, 2010. Membro fondatore del <\/em>Mouvement pour une Alternative Non-violence (MAN<em>), vincitore nel 2013 del Premio internazionale della fondazione indiana Bajai per la promozione dei valori gandhiani.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;ultima riflessione che sembrer\u00e0 forse non corretta. La tragedia di Charlie Hebdo non ha fatto 17, ma 20 vittime. I tre assassini, giovani francesi nati in Francia ma la cui vita era dimenticata, sono anch&#8217;essi vittime del terrorismo. Indipendentemente dall&#8217;orrore criminale dei loro atti, sono anche loro degli uomini. Al di l\u00e0 della morte, tocca a noi restituire loro la loro umanit\u00e0. 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