{"id":53452,"date":"2015-02-09T12:00:59","date_gmt":"2015-02-09T12:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=53452"},"modified":"2015-05-05T21:26:07","modified_gmt":"2015-05-05T20:26:07","slug":"italiano-le-radici-della-nonviolenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/02\/italiano-le-radici-della-nonviolenza\/","title":{"rendered":"(Italiano) Le radici della nonviolenza"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 30 gennaio cade l&#8217;anniversario dell&#8217;uccisione di Mohandas Gandhi. L&#8217;azione del leader indiano s\u2019ispir\u00f2 al giainismo, una religione nata nello Stato del Gujarat, <\/em><em>di cui \u00e8 stato governatore l&#8217;attuale premier indiano Narendra Modi.<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/altreconomia.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-53453 size-full\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/altreconomia.jpg\" alt=\"altreconomia\" width=\"283\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/altreconomia.jpg 283w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/altreconomia-202x300.jpg 202w\" sizes=\"auto, (max-width: 283px) 100vw, 283px\" \/><\/a><\/em><strong>Il villaggio sembra un unico, indistinto mercato.<\/strong> Le strade in terra battuta sono ricolme di persone, che scorrono davanti a una serie infinita di banchi coperti di mercanzia. Barbieri e sarti si affacciano sulla via dai modesti laboratori. \u00c8 un viavai incessante, molto tipico dell\u2019<strong>India<\/strong>. Sorprendono, in questo piccolo centro sulla strada che conduce da Udaipur ad Ahmedabad, i numerosi manifesti che raffigurano un giovane uomo praticamente nudo. Non mostra niente di sconveniente e sorride con sguardo placido. Il manifesto, dal poco che si intuisce, annuncia un evento fissato per qualche giorno dopo.<\/p>\n<p>Il giovane uomo nudo e sorridente \u00e8 <strong>Sukul Malnandi<\/strong>, monaco giainista fra i pi\u00f9 conosciuti della zona, ed \u00e8 possibile incontrarlo, in una sorta di tempio-convento poco lontano. La struttura \u00e8 pi\u00f9 che sobria, quasi fatiscente; il monaco riceve in una stanza spoglia, senza mobilia, seduto nella posizione del loto sopra una piattaforma di legno. \u00c8 completamente nudo. Racconta in poche parole la sua storia. Il desiderio di dedicarsi alla vita religiosa fin dall\u2019et\u00e0 di sei anni: \u201cEra il sogno di qualcosa venuto dalle mie vite passate\u201d. Il distacco dalla famiglia avviato all\u2019et\u00e0 di 14 anni, sotto la guida di un guru; la vita quotidiana senza possedere nulla, nemmeno i vestiti. Sukul Malnandi oggi ha 36 anni, ed \u00e8 un monaco appartenente ai Digambara, una delle due correnti del giainismo (l\u2019altra \u00e8 la Svetambara). I monaci Digambara sono detti \u201cvestiti di cielo\u201d, proprio per la scelta di spingere fino in fondo il voto del non possesso. Girano nudi, avendo l\u2019accortezza, quando posano per i fotografi o sono ripresi dalle telecamere, di coprire le parti intime con una scopetta di piume di pavone, uno dei pochi oggetti che portano sempre con s\u00e9, insieme con un recipiente per l\u2019acqua e in certi casi una mascherina per coprire la bocca. La scopetta e la mascherina servono a evitare di schiacciare insetti o ingerire, senza volere, vite microscopiche.<br \/>\n<strong><br \/>\nIl voto di nonviolenza, per chi sceglie la vita religiosa, \u00e8 assoluto. <\/strong>I monaci vivono camminando e si fermano solo nella stagione dei monsoni, dormono per terra, mangiano una volta al giorno il cibo (solo vegetali) che viene loro offerto, non si tagliano ma si strappano i capelli. Cos\u00ec testimoniano e predicano la loro fede, un\u2019ansia di comunicazione che li porta a utilizzare tutti gli strumenti disponibili, dai manifesti affissi per strada al web.<\/p>\n<p>Conoscere Sukul Malnandi, permette di vedere il giainismo da vicino. Questa religione, praticata soprattutto nella parte occidentale dell\u2019India, con epicentro in <strong>Gujarat<\/strong>, ha una certa notoriet\u00e0 nel mondo occidentale per la sua dottrina della \u201cahimsa\u201d, la nonviolenza. E<strong> Mohandas Gandhi<\/strong>, che era nativo del Gujarat, ne trasse ispirazione per la sua filosofia politica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/giainismo-jainism-india-nonviolence.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-53454 alignleft\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/giainismo-jainism-india-nonviolence.jpg\" alt=\"giainismo jainism india nonviolence\" width=\"314\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/giainismo-jainism-india-nonviolence.jpg 314w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/giainismo-jainism-india-nonviolence-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 314px) 100vw, 314px\" \/><\/a>Nato nel VI secolo avanti Cristo, nello stesso periodo e nelle stesse zone del buddismo, il giainismo \u00e8 oggi praticato da qualche milione di persone. I giainisti credono nella reincarnazione e vedono come compimento assoluto del proprio percorso la piena purificazione da tutte le vite precedenti, fino al punto della liberazione dai vincoli della materia. Ma \u00e8 il profilo etico e sociale a fare del giainismo una filosofia che si presta a una lettura contemporanea con forti risvolti politici, per la sua matrice ambientalista, pluralista e -appunto- nonviolenta. Le regole dettate per la vita religiosa -rispetto per tutte le forme di vita, sincerit\u00e0, castit\u00e0, rifiuto dell\u2019avidit\u00e0- sono le stesse previste per i laici, ma in forma attenuata, affinch\u00e9 siano compatibili con la vita quotidiana di ciascuno. Perci\u00f2 non si deve immaginare che il Gujarat sia affollato di persone che camminano spazzando il terreno davanti a s\u00e9 per evitare di calpestare un insetto, ma di certo in area giainista \u00e8 impossibile trovare una macelleria e nei ristoranti delle citt\u00e0 sono indicati nei menu e nei buffet i piatti \u201cnon vegetariani\u201d. Chi entra nei templi deve spogliarsi di qualsiasi oggetto in pelle. Il voto del non possesso e della non avidit\u00e0 si traduce, nella vita civile, in una diffusa moderazione nell\u2019accumulare ricchezze, e in una grande generosit\u00e0 nelle donazioni alla comunit\u00e0, denari utilizzati per opere sociali, strutture sanitarie, rifugi per animali.<\/p>\n<p>Il giainismo, storicamente, si \u00e8 radicato fra i commercianti e quindi non sorprende pi\u00f9 di tanto che uno dei giainisti pi\u00f9 in vista nella vita civile sia Anshu Jain, co-presidente di Deutsche Bank, residente a Londra. C\u2019\u00e8 da chiedersi semmai in che misura Jain riesca a rispettare la regola del rifiuto anche indiretto della violenza: forse Deutsche Bank non finanzia l\u2019industria delle armi, n\u00e9 quella della carne? E ci sarebbe da capire come concili i dettami della sua fede con gli enormi guadagni che realizza. Le contraddizioni, evidentemente, sono dietro l\u2019angolo, ma l\u2019attitudine del giainismo al rispetto attivo di tutte le creature, alla mitezza, all\u2019altruismo, favorisce una lettura politica moderna in chiave pacifista e ambientalista. Tanto pi\u00f9 che la sua dottrina della pluralit\u00e0 dei punti di vista, cos\u00ec distante dalla logica tipica dei monoteismi, la tiene lontana da qualsiasi forma di assolutismo, una delle caratteristiche delle grandi religioni.<\/p>\n<p>Gandhi, dunque, si ispir\u00f2 al giainismo, ma non si pu\u00f2 certo dire che la sua lezione sia stata seguita dall\u2019India contemporanea. L\u2019avvento di <strong>Narendra Modi,<\/strong> eletto premier del maggio scorso, \u00e8 in questo senso rivelatore, e d\u00e0 la misura della distanza che separa l\u2019India attuale da quella agognata dal Mahatma.<\/p>\n<p>Modi e Gandhi hanno in comune proprio il Gujarat, del quale l\u2019attuale premier \u00e8 stato a lungo governatore. Ma i due personaggi non potrebbero essere pi\u00f9 diversi, quasi due simboli di idee opposte di ci\u00f2 che deve intendersi per sviluppo.<\/p>\n<p>A Modi viene riconosciuto il merito di avere modernizzato lo Stato, aprendolo agli investimenti interni ed esterni, e i suoi primi passi da premier indicano la sua volont\u00e0 di proseguire il percorso. Niente di pi\u00f9 lontano dalle idee di Gandhi, che sognava un sistema economico radicato nelle campagne indiane, decentrato, cooperativo. Modi nel settembre scorso ha compiuto un reclamizzato viaggio d\u2019affari negli Stati Uniti, ma prima d\u2019essere eletto premier era per Washington \u201cpersona non grata\u201d, perch\u00e9 accusato di non essere intervenuto, nel 2002, per fermare il massacro di cittadini di religione musulmana da parte di bande di estremisti induisti. Tutto nel Gujarat del Mahatma, che si oppose fino all\u2019ultimo alla separazione su base religiosa e alla nascita del Pakistan.<\/p>\n<p>Bisogna arrivare ad <strong>Ahmedabad<\/strong>, per\u00f2, per trovare una traccia tangibile di ci\u00f2 che resta nell\u2019India odierna delle dottrine del Mahatma. L\u2019<strong>universit\u00e0 Gujarat Vidyapith<\/strong>, sotto questo punto di vista, \u00e8 un\u2019oasi etica, culturale e politica in forma di campus. Fu fondata nel 1920 da Gandhi nel pieno della lotta per l\u2019indipendenza. Il Mahatma era convinto che il distacco dall\u2019impero coloniale britannico, per avere un esito duraturo, dovesse poggiare sull\u2019autonomia spirituale e culturale del popolo indiano. Perci\u00f2 si decise a fondare un\u2019universit\u00e0 nella citt\u00e0 -che oggi conta 3,5 milioni di abitanti- in cui aveva scelto di stabilirsi al rientro dal Sudafrica nel 1915. \u201cQuesta universit\u00e0 -spiega il vice rettore Sudarhan Iyengar- fu fondata avendo presenti tre obiettivi: la liberazione dagli inglesi, la liberazione della societ\u00e0 dalle cattive pratiche, la liberazione della persona\u201d.<\/p>\n<p>Oggi la Gujarat Vidyapith \u00e8 un ateneo riconosciuto dallo Stato, specializzato in scienze umane, ma con sezioni dedicate alle tecnologie e all\u2019informatica. Il principio ispiratore \u00e8 naturalmente la nonviolenza, nelle sue varie espressioni, da quale etica a quella economica, al punto che la Vidyapith cerca di autoprodurre tutto ci\u00f2 che pu\u00f2, dall\u2019energia alle divise per gli studenti, dal cibo ai materiali di cancelleria in carta riciclata.<\/p>\n<p>L\u2019inizio di ogni giornata di studio indica quanto sia speciale l\u2019universit\u00e0 gandhiana. Studenti e professori si ritrovano ogni giorno alle 8 nell\u2019aula magna, un padiglione coperto circondato da grandi alberi: seduti nella posizione del loto, tutti insieme intonano un canto melodioso. \u00c8 un momento molto emozionante di comunit\u00e0 e condivisione. E subito dopo un curioso ticchettio rompe il silenzio: sono le scatole di legno che vengono aperte e si rivelano strumenti per filare il cotone (i \u201ccharka\u201d). La filatura impegna tutti per mezz\u2019ora, prima dell\u2019avvio delle lezioni. Gandhi filava ogni giorno, come forma di autodisciplina, ma anche per ragioni politiche: l\u2019autoproduzione del cotone era una sfida all\u2019industria tessile britannica, che aveva strangolato le tradizionali produzioni indiane. Gli studenti della Vidyapith sono tenuti a filare per 60 ore a trimestre e il cotone cos\u00ec ottenuto viene utilizzato dall\u2019universit\u00e0 per confezionare le divise.<\/p>\n<p>Alla Vidyapith esiste un Istituto della nonviolenza che svolge attivit\u00e0 di ricerca sulla soluzione creativa dei conflitti. Qui, nonostante l\u2019India corra in direzione contraria, le idee di Gandhi sono considerate una risorsa preziosa per il futuro. Dice il professor Iyengar: \u201cIl capitalismo non hai fatto davvero i conti con gli enormi problemi che produce, penso alla distruzione dell\u2019ambiente, all\u2019enorme concentrazione di ricchezze in poche mani, all\u2019ingiustizia sociale. Seguendo l\u2019insegnamento di Gandhi -l\u2019autocontrollo, la sobriet\u00e0, il rispetto per tutte le forme di vita- ci sarebbe l\u2019opportunit\u00e0 di costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, pi\u00f9 armoniosa, pi\u00f9 sostenibile\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultima doverosa tappa ad Ahmedabad \u00e8 al Sabarmati Ashram, il luogo dove Gandhi visse dal 1915 fino al 1933, e che fa di questa citt\u00e0 una capitale della nonviolenza. L\u2019ashram \u00e8 nella prima periferia urbana, lungo il fiume Sabarmati. La modestia delle costruzioni \u00e8 la stessa di allora. In queste stanze nude, nella modesta cameretta del Mahatma, sotto le piante che circondano la struttura principale, furono pensate e organizzate molte delle azioni che punteggiarono la lunga lotta per l\u2019indipendenza dalla Gran Bretagna. Da qui, il 12 marzo 1930, il Mahatma part\u00ec con 78 seguaci alla volta di Dandi, sul Golfo di Cambay, dove arriv\u00f2 25 giorni dopo: era la Marcia del sale, un evento che ha cambiato la storia dell\u2019India. Il Gujarat, nonostante tutto, custodisce ancora i semi della nonviolenza, la storia dir\u00e0 se ci saranno altri frutti.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_contenuto_detail.php?intId=4935\" >Go to Original \u2013 altreconomia.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 30 gennaio cade l&#8217;anniversario dell&#8217;uccisione di Mohandas Gandhi. 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