{"id":53571,"date":"2015-02-09T12:51:25","date_gmt":"2015-02-09T12:51:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=53571"},"modified":"2015-05-05T21:26:07","modified_gmt":"2015-05-05T20:26:07","slug":"italiano-ricordare-vuol-dire-non-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/02\/italiano-ricordare-vuol-dire-non-morire\/","title":{"rendered":"(Italiano) \u201cRicordare vuol dire non morire\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>27 gennaio 2015. Aosta. \u201cCollettivamente memoria 2015\u2033<\/em><\/p>\n<p><strong> \u201cRicordare vuol dire non morire\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 l\u2019ordine che un padre lascia al proprio figlio testo poetico \u201cBrano dal mio testamento\u201d (1957) di Kriton Athanasulis, letto in versione originale, dimotik\u00ec, e interpretato da cinque giovani, intellettuali, studenti sedicenni valdostani: Francesca Lo Verso, Erika Follis, Andrea Gaudio, Beatrice Vaccaro con l\u2019accompagnamento al basso di Silvia De Gattis.<\/p>\n<p>Portato e interpretato in italiano da <strong>Roberto Contardo, figlio di Ida Desandr\u00e9, deportata politica nei campi di Ravensbr\u00fcck, Salgitter e Bergen-Belsen, <\/strong>una dei tre dedicatari del progetto culturale \u201cCollettivamente memoria 2015\u2033 insieme al deportato politico<strong> Italo Tibaldi <\/strong>&#8211; deportato a Mauthausen e ad Ebensee \u2013 e ad <strong>Anna Cisero Dati<\/strong>, staffetta partigiana.<\/p>\n<p>Tra amici, tre maestri, compagni della storia personale di chi scrive: umana, culturale, politica, in un percorso senza ritorno, sulla via dell\u2019accoglienza e dell\u2019accettazione del \u201cpassaggio del testimone\u201d.<\/p>\n<p>Ho scelto questo testo, a pi\u00f9 voci, in greco moderno e in italiano, perch\u00e9 solo Roberto pu\u00f2 incarnare, nel senso pi\u00f9 stretto e vero del termine \u2013 il figlio \u2013 nella realt\u00e0 quotidiana e non nel mero testo poetico \u2013 al quale il genitore \u2013 Ida \u2013 viva, tra noi e con noi \u2013 lascia la sua memoria: \u201cTi lascio la memoria di Belsen e Auschwitz\u201d.<\/p>\n<p>E noi, attraverso Roberto e con Roberto, riceviamo ancora una volta e ancora una volta rinnoviamo, come dice Italo nell\u2019ultimo nostro incontro, il dovere di trasmettere.<br \/>\n\u201cIo credo che io ho il dovere della testimonianza. Voi avete il dovere della trasmissione\u201d le parole precise di Italo nella nostra ultima intervista.<br \/>\nPer agire quel difficile, arduo, ma improcrastinabile tentativo di costruire un <strong>NOI <\/strong>che possa davvero fare e farsi \u201ccollettivamente memoria\u201d.<br \/>\nPersempre.<\/p>\n<p>Attraverso un racconto per immagini ho provato a sintetizzare otto anni di questo progetto culturale per dare un volto ai giovani creativi protagonisti attivi di ogni edizione di Collettivamente Memoria.<br \/>\n<strong>La regista Michela Cane<\/strong> con il suo \u201c44145 Anna\u201d su Anna Cherchi (2008) e <strong>Valerio Herrera e Federico Puppi <\/strong>con <strong>\u201cNO\u201d <\/strong>(2009), cortometraggio presentato al concorso nazionale \u201cFilmare la storia\u201d nel 2005, indetto dall\u2019Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino, che ha ricevuto la menzione della giuria \u201cPer la costruzione originale e per gli inconsueti accostamenti iconografici\u201d.<br \/>\n<strong>La regista Maura Crudeli<\/strong> con il suo <strong>\u201cRazza impura\u201d<\/strong>, <strong>il corto \u201cIl principe e la strega\u201d<\/strong> prodotto da Parallelo 41\/ Arcimovie Napoli\/ 70\u00b0 Circolo Didattico di Napoli presentato da Antonio Borrelli sempre nel 2009.<br \/>\nAlcune <strong>classi delle istituzioni scolastiche Aosta 1, Aosta 4, Eugenia Martinet e Regina Maria Adelaide, <\/strong>nel 2010, hanno apprezzato, secondo l\u2019ordine di arrivo del tutto casuale, estratti e spezzoni dell\u2019operazione culturale \u2013 prima assoluta valdostana a mio sapere \u2013 della proiezione integrale, da me proposta con Collettivamente memoria, di \u201cSHOAH\u201d di Claude Lanzmann.<\/p>\n<p>Nel 2011<strong> \u201cNazism was beautiful\u201d e \u201cThe frontal side of Nazism\u201d,<\/strong> due corti, entrambi del 2008, realizzati da <strong>Enrico Granzotto,<\/strong> sono stati proposti, e apprezzati, non solo ad Aosta ma anche a Gavardo (Brescia- Lombardia) all\u2019interno del mio progetto culturale \u00a9 \u201cIl sogno di una cosa. Il dovere-diritto di essere liberi in un contesto condiviso del rispetto delle regole valide per tutti\u201d (dicembre 2011- aprile 2012).<\/p>\n<p>Sempre nel 2011 necessarie e toccanti sono state le testimonianze dell\u2019incontro con Italo di <strong>Fabio Verducci e di Alessandro Di Renzo <\/strong>che ha realizzato le riprese dell\u2019intervista a Italo Tibaldi nel febbraio del 2010.<\/p>\n<p><strong>Fabio Verducci<\/strong> aveva incontrato Italo Tibaldi al \u201cTreno della memoria\u201d ad Aosta il 20 maggio 2004. In virt\u00f9 di una promessa rispettata Italo consegn\u00f2 a Fabio, quel pomeriggio, una \u201cspilletta\u201d che portava sulla giacca.<br \/>\nIl ricordo e le emozioni, ancor vive, sono state restituite, sette anni dopo, dal volto e dalla voce, commossi, di Fabio e sono apprezzabili in una videotestimonianza registrata.<br \/>\nCos\u00ec vale anche per la testimonianza di <strong>Alessandro Di Renzo<\/strong> che, a tre mesi dalla morte di Italo, dal tavolo dei relatori, ha comunicato, con la sintesi che gli \u00e8 propria, il senso e l\u2019importanza dell\u2019aver realizzato l\u2019intervista solo pochi mesi prima a Italo.<\/p>\n<p><strong>Pierre Meynet<\/strong> ha intervistato in diretta il nonno Louis. Con la presenza in sala del padre di Pierre, Bruno, si \u00e8 prodotto l\u2019auspicato, ricercato e riuscito, incontro-scambio intergenerazionale, fondamentale per la costruzione della\/e memoria\/e attraverso i testimoni diretti secondo la vision di Collettivamente memoria.<\/p>\n<p>Nel 2012 a Gavardo sono stati <strong>117 i giovani <\/strong>(tutte le studentesse e gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado del paese) che hanno portato a termine, preparando anche l\u2019esame di licenza, il percorso su menzionato.<br \/>\nTra i prodotti realizzati sono da segnalare: il video <strong>\u201c29 gennaio\u201d <\/strong>integralmente a cura delle studentesse e degli studenti, lo <strong>spettacolo teatrale \u201c29 gennaio 1945: perch\u00e9\u201d<\/strong>, una mostra multimediale sui temi della pace e della guerra con bibliografie e opere dedicate e un <strong>numero speciale monografico di 32 pagine allegato a \u201cIl Gattopardo\u201d <\/strong>(mensile del e sul paese di Gavardo) contenente tutto il progetto.<\/p>\n<p>Nel 2013 <strong>\u201cDonne contro il mostro.Testimonianze della deportazione femminile\u201d<\/strong> \u00e8 stata la dottoressa <strong>Fabienne Proment <\/strong>a proporre la propria tesi di laurea a fianco di Ida Desandr\u00e9.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre 2014 il video <strong>\u201cDiario di una strage\u201d<\/strong> (2014), a cura dei <strong>Giovani Democratici di Brescia<\/strong>, ha segnato le menti e le sensibilit\u00e0 degli studenti e del pubblico valdostani in occasione del quarantennale della strage negli incontri \u201cQuarant\u2019anni sempre per la verit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 27 gennaio 2015, Giorno della Memoria, in Biblioteca regionale di Aosta, ho inteso ri-proporre i giovani al centro, non solo dell\u2019incontro e della riflessione, soprattutto e sempre, delle loro proposte anche artistiche.<br \/>\nIl titolo che Collettivamente memoria propone da alcuni anni per il 27 gennaio \u00e8: \u201cPer la costruzione dei futuri della\/e memoria\/e e della deportazione attraverso i testimoni e le testimonianze, quest\u2019anno \u00e8 stato centrato sull\u201dempowerment, sul ruolo e sul protagonismo dei giovani.\u201d<\/p>\n<p>Le opere presentate il 27 gennaio 2015 sono state due: il testo poetico <strong>\u201c\u2019A<\/strong><strong>\u03c0\u03cc\u03c3\u03c0\u03b1\u03c3\u03bc\u03b1<\/strong> <strong>\u1f00\u03c0\u03cc<\/strong><strong> t<\/strong><strong>\u1f21<\/strong><strong> di<\/strong><strong>\u03b1\u03b8\u03ae<\/strong><strong>k<\/strong><strong>\u03b7<\/strong> <strong>\u03bc<\/strong><strong>ou\u201d<\/strong> \u2013 Brano dal mio testamento e <strong>\u201cNoi non moriremo in silenzio\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>I cinque interpreti del testo in dimotik\u00ec del \u201cBrano del mio testamento\u201d di Kriton Athanasulis \u2013 <strong>Francesca Lo Verso, Erika Follis, Andrea Gaudio, Beatrice Vaccaro, accompagnati dalla musicista Silvia De Gattis al basso <\/strong>&#8211; hanno costruito un contributo di alto impegno civile e di prestigioso valore collettivo.<\/p>\n<p>Con passione e lucidit\u00e0, presenti al presente, eppur calati nella dimensione storica, questi cinque giovani hanno meditato su ci\u00f2 che \u00e8 stato.<br \/>\n<strong>Andrea Gaudio<\/strong> ha presentato al pubblico il lavoro collettivo di questo gruppo informale costituitosi per l\u2019occasione.<br \/>\n\u201cIl significato del nostro lavoro \u2013 dice Andrea \u2013 \u00e8 stato quello di dare un piccolo contributo a una grande memoria collettiva che si sta formando negli anni che hanno seguito le guerre mondiali e lo sterminio degli Ebrei.<br \/>\nQuesta memoria, secondo me, deve entrare a far parte di ognuno. Ognuno la deve rielaborare. E in pi\u00f9, come dice il poeta nel suo testamento, questa memoria deve darci una libert\u00e0, una capacit\u00e0 di analizzare i fatti avvenuti e di farli nostri, cercando di immedesimarci nelle opere e nelle sofferenze delle persone che sono morte e hanno sofferto in maniera terribile.<br \/>\nVi prego di ascoltare il nostro pezzo e di perdonare gli errori che potremo fare.\u201d<\/p>\n<p>Per il supporto a questo lavoro collettivo si ringraziano \u201ccollettivamente\u201d e con riconoscenza: <strong>Roberto Arbaney, Carla Fracchia, Marie-Laurence Alexis <\/strong>per la condivisione e per la supervisione in dimotik\u00ec, <strong>Ren\u00e9 Desandr\u00e9 <\/strong>per le riprese in sala conferenze, <strong>Franco De Gattis<\/strong> per le riprese \u201cmobili\u201d, il docente <strong>Alessandro Majorino <\/strong>per la collaborazione data a Silvia per l\u2019interpretazione strumentale del testo poetico e<strong> l\u2019attrice<\/strong> e amica <strong>Paola Roman<\/strong> per le suggestioni di regia.<\/p>\n<p><strong>\u201cNoi non moriremo in silenzio\u201d<\/strong> (2015) \u00e8 un\u2019intervista a Italo Tibaldi.<br \/>\nL\u2019ultima per Alessandro Di Renzo e per la sottoscritta.<br \/>\n<strong>Per le riprese di Alessandro Di Renzo, il montaggio di Andrea Di Renzo e l\u2019intervista di Silvia Berruto.<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 stato l\u2019ultimo incontro quello del 17 febbraio 2010.<br \/>\nStruggente col senno di poi perch\u00e9 sul momento si celebrava il rito, felice, ricorrente e permanente, dell\u2019accoglienza senza se e senza ma, da parte del deportato politico Italo Tibaldi verso di NOI.<br \/>\nCome sempre, siamo stati accolti da Italo con grande apertura umana e politica.<br \/>\nDiversamente dal solito sono finalmente state esplicitate alcune domande che da anni non riuscivo a porre, con una strana, ma consapevole, coscienza dell\u2019irripetibilit\u00e0 dell\u2019occasione.<br \/>\nA tratti, mi pare, siamo riusciti a dire l\u2019indicibile.<br \/>\nL\u2019intervista \u00e8 in rete.<br \/>\nSeguiranno presentazioni in tutta Italia con l\u2019autoproduzione e la distribuzione mirata dell\u2019intervista.<br \/>\nRiproporremo l\u2019idea il prossimo 26 febbraio 2015 all\u2019Espace Populaire, con lo stesso impianto leggermente rivisitato, con nuovi interventi musicali e video e soprattutto con una nuova regia.<\/p>\n<p><strong>\u201cSi dice che chi ascolta un testimone diventa a sua volta un testimone.\u201d<\/strong><br \/>\nCos\u00ec pensava anche Italo Tibaldi.<br \/>\nCi diceva: \u201cStateci vicini\u201d con un immediato, discreto, richiamo ai valori in cui hanno creduto e per i quali hanno lottato i deportati e gli oppositori al regime fascinazista: \u201cGiustizia, libert\u00e0, amicizia, solidariet\u00e0, la cura profonda del prossimo. Non esistono problemi di pelle, esistono soltanto problemi di vita.\u201d<\/p>\n<p>Intervistati \u201ca caldo\u201d Erika, Andrea, Silvia e Francesca hanno restituito l\u2019emozione, la commozione ma anche la lucidit\u00e0 di questo loro percorso umano speculativo per \u201cCollettivamente memoria 2015\u2033.<\/p>\n<p><strong>Erika<\/strong> esprime \u201cFelicit\u00e0. Siamo felici di aver colpito il pubblico e di aver lasciato un bel ricordo della serata. Soddisfazione personale per essere riusciti a fare qualcosa di interessante.<br \/>\nPer quanto riguarda il Giorno della Memoria nel corso degli anni ho partecipato a eventi organizzati dalla scuola, dalle elementari alle medie e al liceo, e ho visto che questa cosa si \u00e8 un po\u2019 persa.<br \/>\nTalvolta il Giorno della memoria non \u00e8 stato neppure accennato.\u201d<\/p>\n<p><strong>Andrea<\/strong> sostiene \u201cla serata \u00e8 stata interessante.<br \/>\nE\u2019 stata un\u2019occasione per ascoltare delle persone che avevano qualcosa di importante da dire.<br \/>\nPer riflettere su quello che avevo io da dire.<br \/>\nPer il testo, una volta che si \u00e8 compreso il significato attribuito dall\u2019autore e si padroneggia la lingua, l\u2019interpretazione viene da s\u00e9.<br \/>\nBasta leggerlo cercando di rivivere i sentimenti che pu\u00f2 aver provato l\u2019autore mentre l\u2019ha scritto.<br \/>\nCredo che questo sia stato interessante.<br \/>\nHo avuto l\u2019opportunit\u00e0 di collaborare con le mie compagne e siamo stati una squadra molto unita.<br \/>\nE\u2019 stato un lavoro molto intenso perch\u00e9 \u00e8 stato molto concentrato a livello temporale.<br \/>\nE\u2019 stato piacevole.<br \/>\nA proposito del pathos non sono molto bravo a metterlo nei testi per\u00f2 mi sto impegnando per lavorarci su.\u201d<\/p>\n<p><strong>Silvia<\/strong>, musicista, al basso, ha accompagnato la lettura del testo poetico con un\u2019alternanza di melodie dissonanti e dolci, dichiara:<br \/>\n\u201cE\u2019 stata un\u2019esperienza diversa dalle altre perch\u00e9 non avevo mai accompagnato qualcuno che leggesse un testo soprattutto di questa portata.<br \/>\nE\u2019 stato impegnativo.<br \/>\nNon si trattava accompagnare altri strumenti ma di accompagnare un altro strumento che \u00e8 la voce. Quindi \u00e8 stato diverso da tutto ci\u00f2 che avevo fatto sino ad ora.<br \/>\nE\u2019 stato forse pi\u00f9 emozionante di tante altre volte soprattutto sapendo che cosa il testo stava dicendo: un legame molto profondo fra le parole e la musica che non si era forse mai creato prima.<br \/>\nNon so se sia stata fondamentale la mia parte per\u00f2 credo che in qualche modo abbia coronato tutto quello che c\u2019era davanti.<br \/>\nSono molto soddisfatta. Si pu\u00f2 sempre fare di meglio ma sono contenta di come \u00e8 andata e sono felice di aver partecipato a questa iniziativa.\u201d<\/p>\n<p><strong>Francesca<\/strong> dice \u201cCredo sia stata molto importante la nostra partecipazione anche per dare spazio ai giovani. Perch\u00e9 bisogna ricordare e per ricordare bisogna dare accesso alle nuove generazioni e quindi bisogna anche insegnare il modo di ricordare alle nuove generazioni.<br \/>\nCredo sia stata una bella iniziativa.<br \/>\nCon un po\u2019 di buona volont\u00e0 si pu\u00f2 ricordare in modo diverso e magari un po\u2019 pi\u00f9 emozionante dei discorsi.<br \/>\nE\u2019 stato interessante.<br \/>\nCi sono stati begli spunti di riflessione.<br \/>\nE\u2019 stato interessante, \u00e8 stato bello.<br \/>\nNe esco pi\u00f9 ricca, pi\u00f9 ricca di ragionamenti su cose su cui pensare. Credo sia importante rielaborare in modo diverso, non dire la stessa cosa, ma pensarla in modo diverso.<br \/>\nAll\u2019inizio, quando l\u2019ho letto, era un testo ordinario, per quanto possa essere ordinario\u2026<br \/>\nDopo un po\u2019 per\u00f2 l\u2019ho sentito tanto. Di pancia, proprio. Anche col basso \u00e8 stato bellissimo.\u201d<\/p>\n<p>Francesca mi ha scelto il 20 marzo 2004.<br \/>\nEravamo in piazza per una manifestazione per la pace.<br \/>\nCome al solito stavo fotografando.<br \/>\nFrancesca, cinque anni e mezzo, mi si \u00e8 avvicinata e mi ha preso, con determinata dolcezza, la macchina fotografica e ha cominciato a fotografare.<br \/>\nL\u2019ho assecondata e accompagnata in quello che \u00e8 stato un breve reportage sulla pace \u2013 a cura della pi\u00f9 piccola fotografa valdostana \u2013 pubblicato a due mani (quelle abili di Francesca e le mie) sul numero 48 del 22 aprile 2004 del settimanale \u201cObiettivo lavoro news\u201d di cui, al tempo, curavo la fotografia.<br \/>\nUndici anni dopo Francesca \u00e8 stata una protagonista, non casuale, di \u201cCollettivamente memoria 2015\u2033.<\/p>\n<p>Raggiungo telefonicamente Beatrice qualche giorno dopo il 27 gennaio.<br \/>\nLe sue parole riflettono la calma di una riflessione post quem ma l\u2019emozione e la condivisione di quanto \u00e8 stato sono del tutto analoghe a quelle degli altri quattro suoi giovani compagni di avventura intellettuale.<\/p>\n<p><strong>Beatrice <\/strong>parla a lungo: \u201cA me ha fatto molto effetto devo dire forse l\u2019agitazione di essere protagonista.<br \/>\nPer\u00f2 non so come dire. E\u2019 diverso da quando si vede un film: ti senti pi\u00f9 dentro, pi\u00f9 coinvolto.<br \/>\nEd \u00e8 stato molto forte, soprattutto le parole che sono state dette oltre alla poesia.<br \/>\nE\u2019 come se mi sentissi pi\u00f9 direttamente coinvolta.<br \/>\nIo mi sono quasi emozionata sia leggendo la poesia sia sentendo il mio compagno che parlava perch\u00e9 mi sentivo proprio dentro anche se effettivamente, come ha detto Gaudio (Andrea, ndr), non possiamo sentire ci\u00f2 che hanno sentito coloro che hanno vissuto la storia. Per\u00f2 \u00e8 stato come essere pi\u00f9 vicini, come quasi condividendo una parte di quello che hanno vissuto e sono rimasta davvero destabilizzata da questa cosa perch\u00e9 non mi era mai successo, sebbene molte volte anche a scuola, ci ripropongano certi libri o documentari.<br \/>\nSono davvero contenta.<br \/>\nForse sono stata portata a partecipare dal fatto della poesia in greco perch\u00e9 ho molta passione per il greco e la letteratura greca. E quindi prima ancora dell\u2019idea del Giorno della memoria mi \u00e8 venuto proprio in mente il fatto di poter esprimere qualcosa in greco.<br \/>\nPoi rileggendo a casa tutta la poesia mi sono accorta che quello che sto studiando in questo momento a scuola era come un tutt\u2019uno con quello che ha vissuto tanta altra gente con un avvenimento cos\u00ec importante<br \/>\nPoi andando avanti, continuando a ripetere queste parole in greco, mi rendevo conto che in qualche modo stavo facendo mia la memoria. Era come se dei pezzi dentro di me venissero messi uno sull\u2019altro e ogni volta che ci penso \u00e8 come se andassi sempre pi\u00f9 avanti e mi sentissi sempre pi\u00f9 \u2026 non so come dire, non pronta, ma nemmeno competente.<br \/>\nE\u2019 proprio un senso di completezza.<br \/>\nMi sento di poterne parlare sempre di pi\u00f9, sempre meglio con gli altri.<br \/>\nE\u2019 un contributo che io ho dato per aiutare la gente a ricordare ma \u00e8 anche un contributo che la memoria ha dato a me.<br \/>\nSembra una cosa strana per\u00f2 \u00e8 bella.<br \/>\nL\u2019Olocausto \u2013 mi tocca profondamente ogni volta che ne sento parlare.<br \/>\nNon ho origini ebree, non ho conosciuto nessuno che ha vissuto in prima persona questa esperienza per\u00f2 sento che dentro di me \u2026 non mi capacito a dire il vero \u2026 non credo di poter capire come dalla parte dei tedeschi ci si potuta essere tanta violenza, cos\u00ec tanto odio.<br \/>\nSento di capire un po\u2019 gli Ebrei ma di non poter assolutamente capire i Tedeschi.<br \/>\nNe parlavo l\u2019altro giorno con una mia compagna \u2013 dicevamo \u2013 \u201ccome \u00e8 possibile\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 ormai ai tempi nostri non riusciamo neanche pi\u00f9 ad immaginare queste idee di fondamento che avevano.<br \/>\nE\u2019 atroce.<br \/>\nIo la trovo una cosa atroce.<br \/>\nDa non dormirci la notte, soprattutto i primi anni in cui mi veniva presentato questo argomento.<br \/>\nSentendo gli altri mi faccio un\u2019idea diversa e pi\u00f9 vera, secondo me, di ci\u00f2 che \u00e8 stato anche solo guardando gli occhi si capisce che sono segnati.<br \/>\nD\u2019altra parte sento di non poter capire perch\u00e9 va al di l\u00e0 di qualsiasi concezione che io abbia potuto immaginare mai.<br \/>\nPer\u00f2 si vedo che sono diversi e che non possono essere pi\u00f9 uguali.<br \/>\nE\u2019 una cosa \u2026 non so come dire \u2026 Non deve essere una cosa negativa. Per\u00f2 si vede negli occhi.<br \/>\nIo guardo molto gli occhi delle persone. Di solito capisco degli aspetti delle persone dallo sguardo, dalla luce degli occhi. E hanno qualcosa di uguale ma di diverso da tutti gli altri \u2026<br \/>\nGli occhi di Italo\u2026<br \/>\nGli occhi di Ida quando ci ha chiesto che cosa avremmo letto.<br \/>\nLei ci ha guardato e ci ha detto \u201cIo vi appoggio molto, vi sono molto grata e sono molto contenta che ci sia gente che fa tutto questo per noi.\u201d<br \/>\nNei suoi occhi c\u2019era ancora un po\u2019 di sconforto ma anche di gioia \u2026 di compiacimento.\u201d<\/p>\n<p>Sono riconoscente a questi cinque intellettuali che mi hanno insegnato, come solo i giovani sanno fare, ancora una volta, la voglia di sapere, di comprendere e di portare un contributo personale mettendoci il cuore, la mente, il pathos e \u2026 la faccia.<\/p>\n<p>Con <strong>\u201cNOI non moriremo in silenzio\u201d <\/strong>di <strong>Alessandro, Andrea e della scrivente, <\/strong>siamo riusciti a dire, e forse a restituire, quanto Italo ci ha chiesto quel 17 febbraio 2010:<\/p>\n<p><strong>\u201cAbbi il coraggio di dire, un giorno o l\u2019altro, che (ndr) hanno vinto i superstiti, hanno vinto i deportati, anche quelli che non ci sono pi\u00f9.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vinceremo anche noi!\u201d<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto1.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53572\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto1.jpg\" alt=\"berruto1\" width=\"655\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto1.jpg 655w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto1-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto2.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53573\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto2.jpg\" alt=\"berruto2\" width=\"655\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto2.jpg 655w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto2-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto3.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-53574\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto3.jpg\" alt=\"berruto3\" width=\"655\" height=\"435\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto3.jpg 655w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/berruto3-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px\" \/><\/a>__________________________<\/p>\n<p><em>Silvia Berruto, giornalista contro il razzismo, antifascista.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/silviaberruto.wordpress.com\/2015\/02\/08\/ricordare-vuol-dire-non-morire-27-gennaio-2015-aosta-collettivamente-memoria-2015\/\" >Go to Original \u2013 silviaberruto.wordpress.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Portato e interpretato in italiano da Roberto Contardo, figlio di Ida Desandr\u00e9, deportata politica nei campi di Ravensbr\u00fcck, Salgitter e Bergen-Belsen.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-53571","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53571","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=53571"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/53571\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=53571"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=53571"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=53571"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}