{"id":53798,"date":"2015-02-16T12:00:30","date_gmt":"2015-02-16T12:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=53798"},"modified":"2015-05-05T21:26:06","modified_gmt":"2015-05-05T20:26:06","slug":"italiano-larte-della-pace-review-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/02\/italiano-larte-della-pace-review-recensione\/","title":{"rendered":"(Italiano) L\u2019arte della Pace (Review-Recensione)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><em>\u201c<\/em>L\u2019arte della Pace<em>\u201d di Alberto L\u2019Abate, ovvero la crescita dei movimenti di base dallo spirituale al politico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Come sostituto del sostituto (Rocco Altieri) dell\u2019autore (Alberto L\u2019Abate) del libro da presentare, occorre che innanzitutto mi presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Con mia moglie Vanna abbiamo introdotto in Italia Lanza del Vasto, unico discepolo occidentale e cattolico di Gandhi; tornato in Occidente, dal 1948 ha fondato comunit\u00e0 nonviolente, chiamate dell\u2019Arca. Egli le ha intese come il tipo di societ\u00e0 adatta a realizzare un nuovo modello di sviluppo, di tipo gandhiano, in grande anticipo cos\u00ec sul successivo fiorire di proposte per la decrescita e per modelli di societ\u00e0 alternative dal punto di vista energetico, ecologico, globalistico, orientale. Personalmente, ho insegnato critica delle scienze all\u2019Universit\u00e0 di Napoli e argomenti di nonviolenza politica alle Universit\u00e0 di Pisa, di Firenze e a quella Transcend di Galtung (online).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Poi debbo ricordare Rocco Altieri, gi\u00e0 fondatore del Corso di laurea in Scienze per la Pace dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa e ora dedito, attraverso le edizioni Gandhi qui di Pisa, alla diffusione le opere fondamentali della cultura della nonviolenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E giungiamo all\u2019autore del libro, Alberto L\u2019Abate. Pi\u00f9 che ottuagenario (e perci\u00f2 impedito a venire a questo incontro), \u00e8 ancora un bell\u2019albero verde che produce libri importanti. Da giovane, ha generosamente seguito l\u2019impulso di andare in Sicilia ad aiutare Danilo Dolci, che stava scrivendo una pagina della storia della nonviolenza: ha dimostrato per primo che anche in Europa era possibile lottare <em>non violentemente<\/em> assieme alla popolazione per la giustizia sociale. Poi Alberto, amico di Capitini, ha insegnato all\u2019Universit\u00e0 di Firenze e di Ferrara una materia che gli permetteva di spaziare su argomenti nuovi per l\u2019accademia, come la nonviolenza. Ha sempre unito la teoria con la prassi di militante nonviolento; \u00e8 stato: fondatore del gruppo nonviolento fiorentino; sostenitore del decentramento amministrativo degli anni \u201970 per indirizzarlo in senso popolare; \u201cpericoloso perturbatore dell\u2019ordine pubblico\u201d per aver fermato i treni per protestare contro la centrale nucleare di Montalto di Castro; formatore alla nonviolenza di tutti quelli che hanno frequentato la sua Casa per la Pace di San Gimignano, gli studenti dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze nel periodo della \u201cPantera\u201d, la gente arrivata a Comiso contro i missili nucleari, i partecipanti alle marce contro la guerra in Jugoslavia, quelli che si sperava sarebbero stati riconosciuti dallo Stato come formatori degli obiettori di coscienza (Corso di Firenze con la partecipazione dei massimi esperti mondiali); organizzatore di vari convegni internazionali per la pace (specie quella in Jugoslavia); obiettore alle spese militari; promotore dell\u2019Operazione Kosovo, per sostenere la politica nonviolenta indicata dal leader locale Rugova, che lui ha appoggiato per due anni con una Ambasciata di pace a Pristina; presidente della rete IPRI (Istituto di Ricerca per la Pace)-CCP (Corpi Civili di pace). E\u2019 grazie alla sua forte motivazione alla pace e alla nonviolenza che nel 2001 \u00e8 riuscito a fondare un corso di laurea all\u2019Universit\u00e0 di Firenze col nome \u201cOperatori di pace\u201d (purtroppo ben presto cambiato in \u201cOperazioni di pace\u201d e poi nel 2009 praticamente soppresso dal Rettore). Ha ricevuto vari premi per la pace, anche in India.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo incontro ha scelto giustamente di presentare Alberto e il suo libro, perch\u00e9 la sua vita \u00e8 un esempio di come unire spiritualit\u00e0, etica e politica con quella continuit\u00e0 che ha insegnato la nonviolenza di Gandhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ogni principio ben ordinato incomincia da se stessi. Per realizzarlo, si incomincia compiendo in se stessi un lavoro interiore, che per\u00f2 non pu\u00f2 essere fine a se stesso; deve anche rivolgersi alle altre persone per progettare una trasformazione comune. Per questo motivo le regole e le leggi che ci si d\u00e0 all\u2019interno debbono esprimersi all\u2019esterno con un impegno etico che coinvolga il prossimo e alla fine, in quella visione globale che ormai la vita moderna ci ha abituato, la societ\u00e0; e dove, per completare l\u2019impegno, occorre saper fare politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Comunque, lo si voglia o lo si ignori, si fa sempre politica, anche quando ci si chiude nel privato della propria stanzetta. L\u2019importante \u00e8 che noi siamo coscienti della politica che facciamo e che quindi mettiamo in accordo le nostre intenzioni interiori, con l\u2019etica delle nostre azioni, fino ad avere un progetto di intervento sociale che si inserisca in una precisa politica positiva globale. Si tratta allora di fare azioni sociali precise, magari azioni dirette (nonviolente), soprattutto per proporre e realizzare un \u201cprogramma costruttivo\u201d (o ricostruttivo delle istituzioni ingiuste o mal fatte). Solo cos\u00ec si pu\u00f2 superare la ingenuit\u00e0 di chi, procedendo con la semplice buona volont\u00e0, si affaccia sul mondo sperando che qualcosa cambi in meglio; ma non si sforza di capire come questo possa avvenire e quindi resta sospeso a mezz\u2019aria mentre gli avvenimenti decidono loro quello che la gente \u00e8 obbligata a vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questa strada dall\u2019interiore al politico incontra una difficolt\u00e0 di importanza cruciale, che la prassi politica dell\u2019Occidente ha stabilito in maniera cos\u00ec forte che anche i Partiti dei lavoratori, che pure volevano una alternativa politica alla societ\u00e0 occidentale, alla fine hanno ripetuto la stessa logica dei padroni: separare l\u2019agire politico dall\u2019etica (e ancor pi\u00f9 dalla vita interiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Su questo punto l\u2019Italia \u00e8 famosa; ha dato la nascita a Machiavelli, che, per primo e pi\u00f9 sottilmente di tutti, ha teorizzato che la legge della istituzione (Stato) si impone sull\u2019etica personale. Poi Max Weber l\u2019ha ripetuto in termini eufemistici: la etica personale (chiamata da lui \u201cdi principio\u201d) deve sottostare alla etica della istituzione (chiamata da lui \u201cetica della responsabilit\u00e0\u201d). Chi non lo fa \u00e8 un primitivo, che non capisce il progresso moderno che fa vivere le persone dentro istituzioni sempre pi\u00f9 potenti, che (quella dello Stato per prima) sono necessarie alla buona organizzazione sociale. Ma in effetti Weber ha scambiato gli aggettivi: \u00e8 la istituzione che d\u00e0 il principio autoritario, mentre la etica della responsabilit\u00e0 \u00e8 sviluppata da ciascuno che deve gestire la propria vita; per cui si pu\u00f2 e alle volte si deve obiettare all\u2019etica imposta dall\u2019istituzione in nome della responsabilit\u00e0 della (coerenza della) propria vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Proprio cos\u00ec Gandhi \u00e8 andato contro questa esita politica machiavellica, che presuntuosamente il mondo occidentale ha imposto come l\u2019unica possibile per essere efficaci in politica. Egli ha proposto quella innocenza (= non nuocere) che all\u2019Occidente sembrava un sogno, possibile solo nel Paradiso terrestre: unire vita interiore, etica e politica in un tutto coerente e propositivo; e ci \u00e8 riuscito fino al punto che le sue azioni e il suo progetto politico (non solo di indipendenza nazionale, ma anche di ricostruzione della civilt\u00e0 dei villaggi) ha saputo convincere i compatrioti e anche gli avversari. Di fatto egli ha vinto il massimo impero coloniale che sia mai esistito nella storia (l\u2019impero britannico comprendeva pi\u00f9 di un terzo del mondo), guidando un intero popolo; che cos\u00ec ha aperto la strada a tanti altri popoli colonizzati, i quali nel giro di una generazione si sono liberati dal colonialismo politico di tutte le potenze occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lanza del Vasto giustamente ha scritto che egli ha compiuto non i miracoli che ci vengono detti dei santi, ma dei \u201cmiracoli storici\u201d, quelli ai quali nessuno era disposto a credere, perch\u00e9 \u201cLa storia \u00e8 andata sempre cos\u00ec!\u201d: \u201cUna liberazione nazionale senza effusione di sangue, una rivoluzione sociale senza rivolta, fermare una guerra\u201d;<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a> e, possiamo aggiungere come miracolo preliminare, quello di far uscire 300 milioni di persone di una colonia dall\u2019apatia e dalla passivit\u00e0, per assumere un\u2019etica cos\u00ec impegnativa da combattere senza violenza una lotta contro un impero occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La politica spirituale di Gandhi \u00e8 cos\u00ec entrata appieno nella storia dell\u2019umanit\u00e0. E\u2019 possibile! Questa \u00e8 la straordinaria novit\u00e0 storica di Gandhi rispetto al progresso occidentale della politica machiavellica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma il mondo anglosassone ha subito tradotto il messaggio di Gandhi in novit\u00e0 di tipo tecnico (nuovi atteggiamenti relazionali, comportamenti lisci, influenze sociali calcolate psicologicamente, nuovi tipi di pressione sul sistema di potere),<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a> badando bene di separare la vita interiore dall\u2019azione personale e in collettivo; cos\u00ec da liberarsi dalla tradizione gloriosa (ma \u201ctroppo religiosa\u201d) dei gruppi pacifisti protestanti (Quaccheri, Mennoniti, Amesh, ecc.) e presentare la novit\u00e0 in termini \u201cmoderni\u201d, compatibile con il quadro politico machiavellico esistente in Occidente; perch\u00e9 si pensava che altrimenti mai gli occidentali avrebbero accettato la nonviolenza gandhiana (con la sua \u201cscoria religiosa\u201d, dice un\u2019opera recente).<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel dopoguerra si \u00e8 pensato questo anche in Europa, salvo che in Italia. Capitini, colui che inizi\u00f2 la politica della nonviolenza in Europa, l\u2019ha intesa non come separata dalla religiosit\u00e0, ma anzi come una riforma di religiosit\u00e0 in senso universale, per arrivare ad una religiosit\u00e0 che fosse superiore storicamente a tutte quelle passate.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Anche Lanza del Vasto ha unito la nonviolenza con la vita interiore. Dopo essere stato da Gandhi come suo discepolo, ha ripensato daccapo il suo cristianesimo (Cattolicesimo) dando una interpretazione radicale dei testi sacri cruciali di questa religione; cos\u00ec da presentare la nonviolenza come una conversione, per\u00f2 non solo personale ma anche dalle istituzioni e quindi rivolta alla costruzione di una politica collettiva contro i mali strutturali del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quindi la nonviolenza di Gandhi non solo ha fatto storia politica, ma fa anche storia del rinnovamento delle religioni.<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma ancora oggi l\u2019Occidente (e in particolare l\u2019Universit\u00e0) si interroga se essa abbia senso razionale o se invece sia solo una emotivit\u00e0 religiosa, al limite fanatica, che porta le persone a sacrificarsi senza efficacia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Eppure dagli anni \u201960 la nonviolenza ha introdotto delle novit\u00e0 intellettuali decisive che ne hanno chiarito il senso culturale e politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il norvegese Johan Galtung ha sottolineato che la parola \u201cpace\u201d, da sola, \u00e8 inadeguata; per capirla bene occorre qualificarla con un aggettivo. Una cosa \u00e8 la \u201cpace negativa\u201d, cio\u00e8 l\u2019assenza di guerre (quella che viene stabilita dai trattati cosiddetti di pace) e una cosa \u00e8 la \u201cpace positiva\u201d; la quale ha risolto in maniera consensuale un conflitto; in tal caso la parola \u201cpace\u201d ha un senso dinamico, perch\u00e9 \u00e8 collocata in un processo di risoluzione di un conflitto; il cui risultato dipende tutto (per almeno uno dei partecipanti) dal rispettare dei vincoli etici o no; cio\u00e8 agire non violentemente o no. Solo nel caso che si arrivi ad un consenso il risultato \u00e8 positivo; nell\u2019altro, soppressione o oppressione dell\u2019avversario, \u00e8 negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ancora Galtung ha introdotto. una distinzione decisiva per chiarire la comprensione della nonviolenza e della sua applicabilit\u00e0. Partiamo dal dire che oggettivamente esistono tre tipi di violenze: la violenza interpersonale (ben nota a tutti: sia quella verbale che quella degli atti violenti), la violenza culturale (che impone il monopolio di una verit\u00e0 intellettuale parziale come se fosse l\u2019unica possibile; ad esempio la pubblicit\u00e0, la programmazione scolastica che esclude certe materie \u2013 ad es. logica, etica ed economia &#8211; e che fa vedere quelle che insegna sotto una angolatura sola \u2013 ad es. la religione come religione solo cattolica) e la violenza strutturale (ad esempio la disoccupazione, il sistema giudiziario e carcerario, il capitalismo, la finanza mondiale, ecc.). E\u2019 chiaro che la nonviolenza deve atteggiarsi diversamente a seconda di ciascun tipo di violenza: una buona parola pu\u00f2 essere utile nel primo ambito, ma \u00e8 del tutto astratta nel terzo, quello strutturale. Cos\u00ec una obiezione di coscienza, che pu\u00f2 essere molto efficace nell\u2019ambito strutturale, nell\u2019ambito personale \u00e8 respingente e di solito \u00e8 sproporzionata.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il tutto ruota attorno al concetto di conflitto. Ma che cosa \u00e8 un conflitto? Sempre Galtung ha saputo dare una definizione: \u00e8 un A-B-C, cio\u00e8 \u00e8 tre cose assieme: Atteggiamenti, B come Behaviour cio\u00e8 comportamenti, e Contraddizione (interiore). Se finora nella intellettualit\u00e0 occidentale il conflitto \u00e8 rimasto oscuro, tanto da non studiarlo, \u00e8 perch\u00e9, essendo triplice, \u00e8 una idea troppo complessa per il pensiero occidentale, che si \u00e8 fondato sulle idee che, nate al tempo dei Greci, sono astrazioni di oggetti singoli (punto, retta, bello, buono, ecc; gi\u00e0 il concetto di pace che \u00e8 duplice, positiva o negativa, va oltre questa tradizione di pensiero). Se si vuole risolvere un conflitto non violentemente occorre tenere presenti tutte e tre gli aspetti A, B e C. In altri termini, risolvere conflitti ci fa crescere ad una superiore, capace di comprendere assieme la vita spirituale \u00a9, etica (B) e politica (A) del nostro avversario, oltre che la nostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un altro avanzamento \u00e8 dovuto alla sapienza di tutti i grandi maestri della nonviolenza: Tolstoj, Gandhi, Capitini, Lanza del Vasto. Essi hanno sottolineato che le strutture sociali possono basarsi sulla mitologia di obiettivi astratti, sovrumani (la propria nazione sopra tutti, la propria civilt\u00e0 superiore alle altre, la razza pura, lo Stato prima dell\u2019individuo, il capitale prima degli uomini, le macchine prima della salute della terra e della gente, ecc.). Questi miti hanno formato un tipo di progresso che ha caratterizzato la storia dell\u2019Occidente e oggi ci trascina senza che gli uomini possano capire dove si va a finire. Quei maestri della nonviolenza hanno avuto il coraggio civile di contrapporsi ad esso e di proporre uno <em>sviluppo <\/em>sociale alternativo, quello dell\u2019<em>incremento dei rapporti umani<\/em>. Dopo cento anni molti intellettuali, anche europei, hanno imparato che la decrescita pu\u00f2 essere cosa buona, non solo quella degli arsenali delle armi, ma anche quella della energia e della tecnologia in genere, anche nella vita sociale quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questi due tipi di sviluppo, tra loro alternativi, costituiscono una dicotomia. Essa \u00e8 indipendente da quella tradizionale, destra-sinistra, che si basa sul tipo di istituzione politica che si preferisce: o autoritaria verticistica, o autogestionaria popolare, le quali premiano rispettivamente o la libert\u00e0 personale o la giustizia collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Incrociando le due dicotomie si ottengono quattro coppie di scelte, le quali caratterizzano quattro modelli di sviluppo. Questo concetto \u00e8 stato suggerito parzialmente da Capitini e da Lanza del Vasto e poi \u00e8 stato chiarito da Galtung. Ognuno segue il suo modello; e la gente che complessivamente segue contemporaneamente questi quattro modelli realizza una vita politica come pluralit\u00e0 di direzioni politiche che si sviluppano assieme. Questa pluralit\u00e0 pu\u00f2 sopravvivere solo perch\u00e9 i seguaci di almeno un MDS, quello verde gandhiano, non vogliono la soppressione degli altri, ma cercano di risolvere i conflitti in maniera consensuale. Quindi la pluralit\u00e0 nella vita politica \u00e8 essenzialmente fondata sulla nonviolenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nella storia della teorie politiche questi concetti costituiscono una novit\u00e0 assoluta, perch\u00e9 la cultura accademica ancora teorizza la politica come attuazione di un assoluto nella storia (lo Stato hegeliano), o come contrapposizione (o alternanza) di due ideologie contrapposte da un conflitto irriducibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quindi la nonviolenza fa anche la storia della intellettualit\u00e0, da quella personale a quella politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questa novit\u00e0 storica della nonviolenza ha senso anche nella storia italiana? Certo, un esempio \u00e8 dato dalla storia italiana della obiezione di coscienza e del suo progetto politico di cambiare la struttura della difesa nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questa storia \u00e8 incominciata con il singolo obiettore che per motivi di coscienza, spesso religiosa, prefer\u00ec andare in galera piuttosto che imparare ad uccidere. In Italia il primo caso famoso fu quello di Piero Pinna nel 1947. Ne seguirono processi, polemiche, progetti di legge, manifestazioni, obiezioni collettive ripetute ogni anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Finch\u00e9 nel 1972 lo Stato permise un servizio civile \u201csostitutivo\u201d a quello militare (non alternativo!). Ma siccome il Ministero abbandon\u00f2 l\u2019organizzazione degli obiettori, sperando che essi si auto-scompaginassero, quelli di loro che erano responsabili e impegnati nella nonviolenza hanno utilizzato la libert\u00e0 realizzando autonomamente dei servizi civili da prima linea (ospedale psichiatrico di Trieste, nocivit\u00e0 in fabbrica, energie alternative, lavoro di quartiere e tra i baraccati, rivitalizzazione del lavoro della campagna, ecc.). Finch\u00e9 negli anni \u201980 arrivarono grandi Associazioni (in particolare la Caritas) a dare un sostegno organizzativo al loro servizio civile; con esse (pur sotto il controllo negativo del Ministero della Difesa, che inquinava le Associazioni con quelle di suo comodo) si tenne testa all\u2019aumento impetuoso delle obiezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In Italia la costruzione dal basso del Servizio civile \u00e8 stata una pagina gloriosa. Anche perch\u00e9 l\u2019impegno personale degli obiettori dal 1983 \u00e8 continuato nella loro vita con la partecipazione alla Campagna di Obiezione alle spese militari per istituire una Difesa popolare nonviolenta. Pur subendo migliaia di pignoramenti in casa, la loro pressione sul Parlamento non si \u00e8 fermata.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cos\u00ec come non si \u00e8 fermato il loro impegno alla base. Da quando le rivoluzioni nonviolente del 1989 hanno tolto l\u2019incubo della invasione sulla linea di difesa nazionale Gorizia-Trieste, le motivazioni degli obiettori hanno suggerito di dedicarsi ai conflitti nel mondo e cos\u00ec hanno costruito una tradizione e una efficacia degli interventi disarmati di pace dal basso, di tipo o temporaneo (ad es. le famose marcia dei 500 a Sarajevo nella guerra Jugoslava), o regolari (ad es. quelli dell\u2019Operazione Colomba nei conflitti in tutti i continenti). Per questi interventi \u00e8 prevalsa la dizione Corpi civili di Pace invece di quella pi\u00f9 significativa e caratterizzante: Interventi nonviolenti di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Perci\u00f2 si \u00e8 arrivati ad una conquista giuridica straordinaria, senza che ci fosse un solo partito (neanche quello Verde o uno di estrema sinistra) che lo sostenesse ufficialmente: il Parlamento ha approvato (una diecina di volte, perch\u00e9 quando una Camera l\u2019approvava finiva la legislatura e allora si doveva ricominciare daccapo; e poi una volta, nel 1993, il Presidente Cossiga riusc\u00ec a respingere la legge approvata da ambedue le Camere) la legge 230\/1998, che istituiva per la prima volta al mondo \u201cuna difesa civile non armata e nonviolenta\u201d (\u00e8 stata la prima volta che una legge ha usato la parola nonviolenza).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma nel 2001, per accontentare i militari che volevano togliere gli obiettori dall\u2019orizzonte politico, il Parlamento ha \u201csospeso\u201d la leva(anche se ci\u00f2 va contro la Costituzione!). Per\u00f2 le Associazioni si sono accorte che non potevano fare a meno del servizio degli allora 80.000 obiettori; lo Stato ha dovuto istituire il Servizio Civile Nazionale volontario (legge 64\/2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo oggi ha al suo attivo una conquista giuridica che ancora una volta \u00e8 la prima al mondo: la legge di stabilit\u00e0 2013 ha stanziato 9 milioni di euro per inviare 500 giovani in SC in missioni di pace all\u2019estero; nel febbraio 2015 \u00e8 stato redatto il regolamento di attuazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo cammino, che dal basso di una sola persona in carcere per motivi di cosicenza interiore, \u00e8 giunto fino a delle leggi e degli impegni di governo per cambiare la struttura delle Forze Armate indica che il famoso dilemma (lavorare nel movimento o nell\u2019istituzione?) \u00e8 risolubile nel migliore dei modi, lavorando in ambedue; la politica nonviolenta in Italia ha avuto la capacit\u00e0 di compiere dal basso delle lotte sociali su obiettivi istituzionali importanti e cos\u00ec ha fatto storia anche in Italia, un Paese che, attraverso la NATO, dipende militarmente dagli USA.<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a> Dobbiamo anche riconoscere che questa crescita dimostra che la nostra societ\u00e0 italiana, pur con tutti i grandi problemi politici che ha, \u00e8 comunque rimasta sostanzialmente democratica: \u00e8 possibile per un movimento dal basso essere rispettato democraticamente e cos\u00ec giungere a realizzare i suoi obiettivi mediante una lotta che rispetti, formalmente e sostanzialmente, la dialettica democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E\u2019 in questo contesto che si colloca l\u2019attivit\u00e0 di studio, ricerca e proposta del nonviolento Alberto L\u2019Abate.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Facciamo ora attenzione al suo libro \u201cL\u2019arte della Pace\u201d. Che \u00e8 la continuazione dei suoi libri di riflessione ed approfondimento sul perch\u00e9 la guerra persista nella storia e nel mondo nonostante la volont\u00e0 contraria dei popoli, e su come si possa prospettare \u201cUn futuro senza guerre\u201d (Ed. Liguori, Napoli, 2008). Questo \u00e8 il titolo di un libro nel quale Alberto ha riflettuto, oltre che sulla possibilit\u00e0 della soluzione nonviolenta, anche sulla sua praticabilit\u00e0 per mantenere un mondo in pace; quindi su come saper risolvere i conflitti potenzialmente bellici &#8211; di fatto sempre possibili nella storia umana -, senza rispondere con la guerra; o addirittura su come risolvere guerre gi\u00e0 scoppiate, senza passare all\u2019uso delle armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gi\u00e0 ci sono state esperienze anche esaltanti: ad es. le mediazioni della Comunit\u00e0 S. Egidio in Mozambico, Algeria, Kosovo, ecc.; le marce dentro le guerre in Jugoslavia e in Africa; gli interventi Operazione Colomba in Palestina; la sopravvivenza di uan cinquantina di Comunit\u00e0 di Pace in Colombia (nonostante i soprusi e gli omicidi compiuti da due formazioni di guerriglieri, paramilitari e forze statali di repressione); il Tribunale della Verit\u00e0 e della riconciliazione in Sud Africa; ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma dal punto di vista intellettuale, molti ritengono che un futuro senza guerre sia un problema insolubile, perch\u00e9 la tradizione accademica manca di studi su come reagire senza armi a chi si impone con la forza miltare. Invece da alcuni decenni Gene Sharp ha incominciato studi sul caso nazionale: come fare rivoluzioni nonviolente davanti alla forza militare di dittature, anche le pi\u00f9 feroci. Il suo lavoro \u00e8 stato premiato dal fatto che (anche per sua ispirazione) sono avvenute rivoluzioni nonviolente in tutto il mondo (da quella di Tien An Men a quelle che hanno ribaltato tante altre dittature; cos\u00ec tante che da pochi anni \u00e8 la prima volta che nel mondo la maggior parte degli Stati ha un regime sostanzialmente democratico).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma il problema degli studi di Sharp \u00e8 che egli invoca, oltre che una fortissima disciplina dei partecipanti, ancora una strategia che per\u00f2 non si sa bene da chi debba essere elaborata e secondo quali caratteristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Allora, sin dagli anni \u201990 abbiamo incominciato a frugare nei trattati di strategia militare, per vedere se non ci fosse qualcosa di buono per i nonviolenti. In fin dei conti, si pensava, se l\u2019autore di uno di questi trattati avesse avuto la ideologia della distruzione totale (quella attualmente in uso), non avrebbe sentito il bisogno di scrivere un libro che stabilisce un legame con il pubblico, compresi i nemici. Infatti si \u00e8 scoperto che essi sentivano l\u2019esigenza di allontanarsi dal mito della violenza per avvicinarsi ad una ragionevolezza bellica che tenga conto della umanit\u00e0, in modo da ridurre al minimo le perdite umane; e quindi, aggiungiamo noi, riflettendo in una direzione utile alla nonviolenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Negli anni passati sono stati compiuti studi sui maggiori strateghi militari: Sun Tzu, Lazare Carnot, Clausewitz; fino a ricavarne alcuni principi di strategia nonviolenta nella risoluzione dei conflitti di massa.<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ora sull\u2019argomento Alberto ha scritto addirittura un libro, in riferimento al pi\u00f9 antico stratega, il cinese Sun Tzu. Questi ha scritto un libretto famoso, dal titolo \u201cL\u2019arte della guerra\u201d. Giustamente il nonviolento Alberto l\u2019ha riletto come \u201cL\u2019arte della pace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sun Tzu vede la strategia prevalentemente dal punto di vista soggettivo: trasmette insegnamenti da uomo a uomo, da capo ad aspirante capo, espressi con un insieme di massime, senza formulare un sistema teorico. Inoltre tratta la violenza e l\u2019arte del fare la guerra facendo riferimento ad aspetti della vita personale che vengono proiettati a livello globale. La sua cultura \u00e8 quella della religione, il Dao. L\u2019aspetto strutturale c\u2019\u00e8 nella forma antica: il potere politico (di un sovrano quasi assoluto) e l\u2019esercito, su cui il comandante ha un potere pressoch\u00e9 assoluto; la guerra \u00e8 lo scontro di grandi gruppi armati, soggetto per\u00f2 ai dettami dei rispettivi poteri politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I suoi temi sono: le spese, la validit\u00e0 della strategia, la motivazione dei soldati, il coraggio, la conoscenza dei propri e altrui limiti, la tecnica del judo, la furbizia di spiazzare, il vincere combattendo con le armi dei rapporti psicologici. Alberto riconosce validi questi insegnamenti, salvo gli ultimi due, perch\u00e9 posti da Sun Tzu come arti di furbizia; mentre invece la nonviolenza gioca sempre allo scoperto e per influire sui rapporti personali, compie delle azioni (ad es. un digiuno) con motivazioni su cui egli spera di avere una convergenza con l\u2019avversario.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Posta la base di un pensiero strategico nonviolento, Alberto si allarga a modernizzare la visione attraverso quella che \u00e8 stata la sua esperienza di studio e sul campo. Si passa cos\u00ec ad una visione strutturale del problema e delle sue soluzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Egli propone come fondamentale un tema molto impegnativo ma che \u00e8 il pi\u00f9 adatto alla nonviolenza perch\u00e9 \u00e8 quello dove essa pu\u00f2 essere pi\u00f9 efficace: la prevenzione dei conflitti armati. Con questa si vince la guerra senza farla, cos\u00ec come diceva Sun Tzu, ma nel senso preciso di agire non violentemente prima che la guerra scoppi. Qui Alberto elenca tutte le modalit\u00e0 di intervento realizzate dalle esperienze di questi ultimi decenni nel mondo: segnalazione precoce, accertamento dei fatti, diplomazia preventiva (parallela o alternativa a quella statale), ambasciate di pace, negoziazione e mediazione dei conflitti. E, nel caso di scoppio di una guerra, l\u2019intervento dei corpi civili di pace; e poi nella societ\u00e0 post-bellica l\u2019opera di riconciliazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma, riconosce Alberto, per compiere efficacemente tutto questo occorre realizzare delle novit\u00e0 sociali di grossa portata. La prima \u00e8 una educazione alla nonviolenza che di per s\u00e9 costituisce un cambiamento di paradigma nella popolazione. La seconda \u00e8 una crescita del Movimento per la Pace dal volontarismo fino alla costruzione di strutture istituzionali di pace, riconosciute dallo Stato, anzi che diventano parte integrante dello Stato; cos\u00ec come deve essere in q\u00a0\u00a0\u00a0 uel periodo di transizione chiamata \u201ctransarmo\u201d, in cui le soluzioni violente e quelle nonviolente gareggeranno nel dimostrare le loro efficace, in modo che la popolazione alla fine potr\u00e0 decidere tra le due soluzioni in piena coscienza ed esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel tentare di concludere questo discorso strutturale cos\u00ec ampio, Alberto riflette complessivamente su quanto propone. Certo, egli vuole una \u201crivoluzione totale\u201d, il programma che in India hanno lanciato e portato avanti due discepoli di Gandhi, Jyaprakash Narayan e Jaganhattan; ai quali egli giustamente dedica il libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Promuovendo una democrazia partecipativa che punti nel Paese alla introduzione della nonviolenza nella difesa nazionale e nelle trasformazioni sociali, questa rivoluzione totale oggi si pu\u00f2 fare certamente, perch\u00e9 ormai \u00e8 nella storia e nella cultura, anche nella cultura strategica che Sun Tzu ha incominciato duemila e cinquecento anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lanza del Vasto, <em>I quattro flagelli<\/em> (1957), SEI, Torino, 1996, cap. 5\u00b0, par. 56.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gregg, <em>The Power of Non-violence, <\/em>Lippincott, London, 1934.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 J.M. Muller, <em>Il principio di nonviolenza. Una filosofia della Pace,<\/em> PLUS, Pisa, 2005, p. 252; vedasi anche le frasi che svalutano la nonviolenza concepita da Gandhi come capacit\u00e0 di conversione dell\u2019avversario (p. 256).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedi il mio articolo: \u201cIl Concilio Vaticano II e le riforme delle religiosit\u00e0 compiute dai maestri della nonviolenza\u201d, <em>Gregorianum<\/em>, <em>95<\/em>\/2 (2014) 295-325.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> A questa progressione di crescita dal basso si potrebbe aggiungere quella della lotta e della vittoria contro le centrali nucleari, nella quale la componente nonviolenta \u00e8 stata ancora una volta decisiva. Ma non c\u2019\u00e8 spazio per ricordarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> Sono stati pubblicati negli atti dei convegni sulla difesa popolare nonviolenta. A. Drago e G. Stefani (edd.), <em>Una strategia di pace: la difesa popolare nonviolenta<\/em>, Fuorithema, Bologna, 1993, \u201cTeoria dei giochi e DPN\u201d, 143-152 (con G. Minervini); \u201cEntropia e difesa\u201d, 153- 162 (con A. Sasso); A. Drago e M. Soccio (edd.), <em>Per un modello alternativo di difesa nonviolenta<\/em>, Editoria Universitaria, Venezia, 1995: \u201cUna difesa alternativa per l&#8217;Italia. Proposte per un modello DPN\u201d, 133-142 (con C. Palagiano); \u201cIl cambiamento di paradigma nella risoluzione dei conflitti\u201d, 215-229; \u201cMeccanica, urto e nonviolenza\u201d, (con A. Pirolo) 199-208) e su due riviste (A. Drago e F. Pezzullo: \u201cLogica e strategia. Analisi della teoria di K. von Clausewitz\u201d, <em>Teoria Politica<\/em>, <strong>16<\/strong> (2000) 164-174; G. Covone e A. Dragoe: \u201cL&#8217;<em>Arte della guerra<\/em> in Sun Tzu\u201d, <em>Quaderni Asiatici<\/em>, n. 52, genn.-marzo 2000, 47-62.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">_______________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Antonino Drago della Comunit\u00e0 dell\u2019Arca d Lanza del Vasto.<\/em> <em>Prof. Antonino Drago \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e insegna presso la TRANSCEND Peace University-TPU.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019arte della Pace\u201d di Alberto L\u2019Abate, ovvero la crescita dei movimenti di base dallo spirituale al politico. 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