{"id":54483,"date":"2015-03-02T12:00:56","date_gmt":"2015-03-02T12:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=54483"},"modified":"2015-05-05T21:26:01","modified_gmt":"2015-05-05T20:26:01","slug":"italiano-volti-sguardi-voci-dallindiaci-invitano-ad-una-difesa-comune-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/03\/italiano-volti-sguardi-voci-dallindiaci-invitano-ad-una-difesa-comune-della-terra\/","title":{"rendered":"(Italiano) Volti, sguardi, voci dall\u2019India\u2026ci invitano ad una difesa comune della terra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/india_film-180x167.png\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-54484\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/india_film-180x167.png\" alt=\"india_film-180x167\" width=\"180\" height=\"167\" \/><\/a><em>Una carrellata di testimonianze di proteste nonviolente in India contro un modello di sviluppo distruttivo, e qualche riflessione sulle implicazioni globali della perdita di \u2018natura\u2019.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>La modernizzazione dell\u2019India <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>febbraio 27, 2015 &#8211; <\/em>Contadini, pescatori, raccoglitori\u2026 rappresentanti di quello che due Autori Indiani (Gadgil e Guha, 1995) chiamano il \u201cpopolo dell\u2019ecosistema\u201d ci parlano, attraverso le immagini e le scene raccolte da registi militanti, da emittenti TV, da Associazioni, talvolta dai cellulari di testimoni. Ci raccontano che la loro vita si svolgeva con serenit\u00e0, coltivando i campi, o andando a pesca, o raccogliendo legna nelle foreste, finch\u00e9\u2026 Finch\u00e9 non \u00e8 successo qualcosa di inaspettato e spesso incomprensibile. Alcuni dicono che l\u2019acqua del fiume ha cambiato colore, e berla fa stare male; altri dicono che i bambini hanno cominciato ad ammalarsi, di malattie prima sconosciute; altri ancora sostengono che la terra si \u00e8 inaridita, le coltivazioni vengono su stentate. Sono trascorsi anni prima che potessero individuare le cause: gli scarichi tossici di una fabbrica a monte del fiume; le discariche di rifiuti radioattivi all\u2019aperto; minerali ferrosi \u2013 invece del limo fertile \u2013 depositati nelle periodiche esondazioni sui terreni agricoli. Ora queste comunit\u00e0 sono impoverite, impaurite, protestano ma non trovano chi le ascolta, non sanno cosa fare\u2026 Subiscono il degrado causato dalle attivit\u00e0 legate al \u2018progresso.\u2019<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In altri casi \u00e8 risultato subito chiaro che la solita vita \u2013 la vita dura ma autonoma dei contadini, dei pescatori, dei raccoglitori, una vita sostenuta dai sistemi naturali che ciclicamente fornivano di che vivere alle comunit\u00e0 \u2013 era minacciata direttamente dal \u2018progresso\u2019. Il governo indiano, spesso in collaborazione con imprese nazionali e multinazionali, da alcuni decenni sta portando avanti una politica di sviluppo economico che ha un bisogno crescente di terra, di coste, di foreste per installare le attivit\u00e0 produttive essenziali a trasformare l\u2019India in un Paese \u2018moderno\u2019. C\u2019\u00e8 bisogno di energia: occorre quindi costruire centrali nucleari e grandi dighe. Ci vogliono impianti siderurgici, chimici, fabbriche, strade, mezzi di trasporto moderni per tirar fuori l\u2019India dall\u2019arretratezza. Bisogna aprire nuove miniere per fornire le materie prime necessarie. Quindi occorrono spazi. Spazi che vengono sottratti all\u2019agricoltura, alle coste, alle foreste, nei luoghi pi\u00f9 fertili del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo \u2013 infatti \u2013 delle grandi imprese coloniali, quando le potenze europee attingevano dai forzieri del Terzo Mondo le ricchezze necessarie per realizzare il processo di industrializzazione, e scaricavano l\u00ec gli scarti. L\u2019India \u2013 per diventare una potenza industriale seguendo il modello occidentale \u2013 deve colonizzare una parte di s\u00e9. Contadini, pescatori, raccoglitori che vivono nelle aree ancora \u2018naturali\u2019 dell\u2019India devono farsi da parte, abbandonare i luoghi in cui vivevano da innumerevoli generazioni per fare spazio alla realizzazione della modernit\u00e0 indiana. Cos\u00ec, nelle comunit\u00e0 pi\u00f9 periferiche dell\u2019India rurale, arrivano i rappresentanti del governo che spiegano alla gente che non pu\u00f2 pi\u00f9 stare l\u00ec, che deve andarsene. Ma dove? Non ci sono aree coltivabili di scorta, non ci sono coste non abitate. La soluzione del governo \u00e8 semplice: la chiamano \u2018compensazione\u2019, e prende la forma di un risarcimento in denaro \u2013 con cui queste comunit\u00e0 dovrebbero poter sopravvivere, una volta allontanati dalle loro abitazioni, senza pi\u00f9 terra, senza pi\u00f9 animali, senza pi\u00f9 i frutti della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Conflitti palesi, conflitti nascosti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vi sono molti fuochi che ardono in India: la crisi agricola \u00e8 tra le pi\u00f9 sconvolgenti e distruttive, e si trova al centro di un insieme di calamit\u00e0 interconnesse.\u00a0 E\u2019 una crisi che nasce da un causa principale, la commercializzazione predatoria del paese, un modello di sviluppo distruttivo che include enormi infrastrutture e grandi dighe (3.600 dighe sono state costruite dall\u2019Indipendenza a oggi); che ha regalato ampi territori (grazie alle \u2018Special Economic Zones \u2013 SEZs) alle imprese multinazionali per realizzare impianti industriali\u00a0 e devastanti scavi di dighe. (http:\/\/www.counterpunch.org\/2014\/01\/31\/land-conflict-and-injustice\/)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Secondo il SIPRI (un Istituto internazionale di ricerca per la pace: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.sipri.org\" >www.sipri.org<\/a>) l\u2019 India \u00e8 il primo importatore mondiale di armi e di sistemi di difesa, per i quali ha speso nel 2013 5,6 miliardi di $. Queste armi non servono tanto per combattere nemici esterni, quando per reprimere le rivolte che da alcuni decenni infiammano una vasta area dell\u2019India centrale, la \u2018green belt\u2019 ancora ricca di foreste, che \u00e8 anche la \u2018mineral belt\u2019, ricca di giacimenti minerari: bauxite, rame, minerali ferrosi, minerali di uranio. Materie prime indispensabili per il boom industriale del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Negli ultimi trent\u2019anni in quell\u2019area \u00a0si \u00e8 aperto un vero e proprio conflitto armato tra gruppi di ribelli (i Naxaliti) e lo Stato Indiano, il quale ha dispiegato sul campo diverse forze militari e creato, in maniera non ufficiale, le milizie\u00a0 Salwa Judrum per opporsi ai gruppi Maoisti. Quando i media internazionali parlano dell\u2019India, del suo PIL che cresce, della modernit\u00e0 che avanza, solo di rado accennano a questi conflitti, che pure hanno causato migliaia di morti e migliaia di rifugiati. Ancora pi\u00f9 silenziosi sono i mezzi di informazione rispetto ai movimenti di cittadini, agricoltori e comunit\u00e0 indigene che mettono in atto pratiche nonviolente (manifestazioni, boicottaggi, marce: i sathyagraha di Gandhi) per esprimere il loro dissenso nei confronti di politiche socio \u2013 economiche imposte dall\u2019alto, che sottraggono spazi vitali alle comunit\u00e0 rurali per portare vantaggi nelle mani di pochi. I leader di questi movimenti di protesta, e i membri delle comunit\u00e0 coinvolte, si sono spesso trovati a dover affrontare soprusi e minacce da parte di rappresentanti delle forze dell\u2019ordine o delle compagnie multinazionali alle quali si oppongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nonostante la scarsa attenzione dei media, cercando con cura tra i siti web \u00e8 possibile raccogliere una gran variet\u00e0 di testimonianze di queste lotte nonviolente. Nel loro insieme, si tratta di un coro numeroso e dolente di persone \u2013 da quelle che stanno opponendosi agli espropri a quelle che sono gi\u00e0 state trasformate in sfollati e rifugiati, che il modello di sviluppo dominante liquida come \u2018unhabitants\u2019 (gente che non abita pi\u00f9 in alcun luogo\u2026 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Paradossalmente, queste sono le stesse comunit\u00e0 che per decenni o per secoli hanno conservato e protetto il suolo, le aree di pesca, le foreste da cui dipende in buona misura la sostenibilit\u00e0 della specie umana sulla Terra, come ci ricordano le dichiarazioni ufficiali che hanno accompagnato l\u2019apertura dell\u2019Anno Internazionale dei suoli, come vedremo tra poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Tre tipi di popolazioni <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Riprendendo uno schema proposto da Gadgil e Guha (1995), cerchiamo di collocare i contadini, i pescatori, i raccoglitori di cui vogliamo ascoltare le voci in uno scenario pi\u00f9 ampio, a livello mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Secondo questi Autori, \u201c<em>La maggior parte dei poveri del mondo deve grattare la terra e sperare nella pioggia per far crescere il proprio cibo, deve raccogliere legna o letame per cuocerlo, deve costruire da s\u00e9 la propria capanna con bamb\u00f9 o steli di sorgo tenuti insieme dal fango, e deve cercare di tenere lontani gli insetti affumicandoli con il fumo della cucina<\/em>\u201d. Tutte le persone che dipendono dall\u2019ambiente naturale della<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">localit\u00e0 in cui vivono per soddisfare le loro necessit\u00e0 materiali appartengono alla <strong>popolazione dell\u2019ecosistema.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Via via che il mondo naturale arretra si restringono le capacit\u00e0 degli ecosistemi locali di sostenere queste persone. Dighe e miniere hanno letteralmente \u2018spostato\u2019 milioni di contadini e di tribali, altri hanno dovuto emigrare perch\u00e9 le loro foreste, e di conseguenza le loro sorgenti, erano svanite. Queste persone costituiscono la categoria dei <strong>rifugiati ecologici,<\/strong> che vivono ai margini di isole di prosperit\u00e0, con ben poco rimasto a disposizione da raccogliere del mondo naturale, e non abbastanza denaro da poter comprare i beni che i negozi espongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il resto della popolazione (circa il 20% alla fine del secolo scorso) \u00e8 rappresentato dai veri beneficiari dello sviluppo economico, che potrebbe essere definito come la crescita dell\u2019artificiale a scapito del naturale. Coloro che beneficiano di questa situazione hanno un potere di acquisto che consente loro di comprare automobili e di spostarsi in aereo, di indossare abiti di poliestere e di cibarsi di pesce, carne e frutta che provengono da ogni parte del mondo. Sono la <strong>gente della biosfera<\/strong>, perch\u00e9 godono i prodotti dell\u2019intera biosfera. Poich\u00e9 divorano ogni cosa venga prodotta sulla faccia della Terra, possono essere chiamati <strong>onnivori.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le percentuali si stanno drammaticamente modificando, aumentando i conflitti e le disparit\u00e0 e portando il pianeta sempre pi\u00f9 vicino al collasso: non a caso due importanti appuntamenti internazionali del 2015 si occuperanno di un tema che \u00e8 strettamente connesso a quanto abbiamo detto: <strong>quanto suolo possiamo permetterci di cementificare, urbanizzare, destinare allo sviluppo industriale se vogliamo soddisfare l\u2019esigenza primaria, il diritto di ciascuno, di avere cibo a sufficienza<\/strong>?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Linguaggi diversi \u2013 un solo concetto: insostenibilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Una celebre frase di Gandhi, ormai diventata di moda (che rischia quindi di essere svuotata del suo significato pi\u00f9 profondo) diceva che <em>la Terra pu\u00f2 soddisfare le necessit\u00e0 di tutti, non gli egoismi di ciascuno<\/em>. Dopo cento anni, a esprimere lo stesso concetto sono alcuni gruppi di studiosi, che affermano l\u2019urgente necessit\u00e0 di un nuovo paradigma che consenta il mantenimento delle societ\u00e0 umane all\u2019interno dei vincoli planetari (Steffen et al., 2015). Partendo da una prospettiva diversa, con un approccio analitico e quantitativo, questi Autori giungono alla stessa conclusione che Gandhi aveva tratto a partire da considerazioni etiche e con un approccio narrativo. Steffen et al.(2015) affermano (e documentano con numerosi dati sperimentali) che il livelli di perturbazione di origine antropica di quattro processi \/caratteristiche del Sistema Terra (il cambiamento climatico, l\u2019integrit\u00e0 della biosfera, i flussi biogeochimici, i cambiamenti dei suoli) hanno ormai superato le soglie oltre le quali il rischio di destabilizzazione del Pianeta diventa preoccupante. In altre parole, questo gruppo di studiosi (sono 18 a firmare l\u2019articolo) sta dicendo che il modello di sviluppo tecnologico-industriale basato sull\u2019uso di combustibili fossili e di fertilizzanti, sull\u2019urbanizzazione e la progressiva distruzione degli ecosistemi, sta mettendo a rischio gli equilibri del nostro pianeta: quelli che hanno consentito all\u2019umanit\u00e0 di trovare per milioni di anni un ambiente accogliente e adatto alle sue necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Un sito per accogliere voci nonviolente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il sito <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.indiaincrociodisguardi.it\" >www.indiaincrociodisguardi.it<\/a> \u00e8 nato nell\u2019ambito di un Progetto ideato da tre Associazioni operanti nel territorio piemontese:<\/p>\n<ul style=\"text-align: left;\">\n<li>Il Gruppo ASSEFA Torino, con una storia di collaborazione pi\u00f9 che quarantennale con una Associazione indiana gandhiana, impegnata a sostenere piccole comunit\u00e0 rurali in progetti di auto-sviluppo economico, sociale e spirituale nell\u2019India del Sud (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >www.assefatorino.org<\/a>);<\/li>\n<li>Il Centro Studi Sereno Regis, punto di riferimento per le sue attivit\u00e0 di ricerca, documentazione e formazione sui temi della pace, dell\u2019ambiente, della nonviolenza (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/\" >http:\/\/serenoregis.org\/<\/a>). Alla realizzazione del sito hanno contribuito, in particolare, due ragazze durante il Servizio Civile: Marta e Jessica.<\/li>\n<li>Il Centro Interuniversitario IRIS (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.iris.unito.it\" >www.iris.unito.it<\/a>), attivo dal 2002, formato da ricercatori accademici e studiosi indipendenti che si occupano di affrontare le problematiche della sostenibilit\u00e0 da molteplici punti di vista e con diverse chiavi interpretative (da quella scientifica a quella psicoanalitica, linguistica e artistica).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left;\">Le tre Associazioni sono accomunate dall\u2019idea che la <strong>nonviolenza nei mezzi e nei fini<\/strong>, nelle relazioni interpersonali e in quelle con i sistemi naturali che ci ospitano, sia la prospettiva pi\u00f9 attuale e il riferimento pi\u00f9 importante per una transizione verso un mondo pi\u00f9 sostenibile. L\u2019esperienza dell\u2019ASSEFA in India (e di altre realt\u00e0 rurali, anche in altri Paesi) documenta l\u2019esistenza e la realizzabilit\u00e0 di modelli di sviluppo diversi da quello dominante, e offre elementi di speranza sulle possibilit\u00e0 di cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo scopo primario del sito \u00e8 quello di far sentire le voci di chi non ha voce, di far conoscere questo vasto popolo dell\u2019ecosistema che in India sta cercando di difendere acqua, aria, suolo e aria pura per la propria sopravvivenza. Ma le voci da sole non bastano. Accanto alle voci di queste comunit\u00e0 si stanno levando, frammentarie, spesso isolate, anche le voci di intellettuali, di accademici, di attivisti dei diritti umani, di associazioni e aggregazioni di cittadini, per denunciare la natura iniqua e distruttiva del modello di sviluppo basato sulla crescita economica sbilanciata, e sulla difesa armata dei privilegi acquisiti. La rete web costituisce una potenziale opportunit\u00e0 di aggregazione e collaborazione, nella prospettiva di contribuire a creare un movimento mondiale in grado di opporsi, con la determinazione e il coraggio necessari, e con strategie di azione nonviolente, a una visione e a una costruzione del mondo basata sul mito della potenza, dell\u2019innovazione, del controllo, del tempo lineare, della sostituibilit\u00e0 del naturale con l\u2019artificiale\u2026 Forse solo grazie a una rete molto ampia di soggetti che condividono alcune idee e principi di base pu\u00f2 diventare possibile non solo affermare dei NO (NO alle mega dighe, NO alle centrali nucleari, NO allo spostamento forzato di popolazioni, NO alle miniere che distruggono foreste e montagne; ma anche NO all\u2019installazione di basi militari, NO alle grandi opere che intercettano le falde idriche e inquinano l\u2019ambiente, NO alle guerre\u2026) ma anche proporre e sperimentare modelli di societ\u00e0 economicamente pi\u00f9 eque e ambientalmente sostenibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>I contadini indiani e gli appuntamenti internazionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il 2015 \u00e8 stato dichiarato dall\u2019Assemblea delle Nazioni Unite \u2018anno dei suoli\u2019 (The International Year of Soils (IYS) <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.un.org\/en\/ga\/search\/view_doc.asp?symbol=A\/RES\/68\/232&amp;Lang=E\" >A\/RES\/68\/232<\/a>; <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.fao.org\/soils-2015\/en\/\" >http:\/\/www.fao.org\/soils-2015\/en\/<\/a>). Il Direttore generale della FAO fa notare che \u201c<em>i molteplici ruoli dei suoli spesso passano inosservati. I suoli non hanno voce, e poche persone parlano in loro difesa. Essi sono i nostri silenziosi alleati nella produzione di cibo.<\/em>\u201d Tra gli obiettivi di questo \u2018Anno dei suoli\u2019 viene segnalato:<\/p>\n<ul style=\"text-align: left;\">\n<li><em>Sviluppare consapevolezza nella societ\u00e0 civile e dei decisori pubblici dell\u2019importanza cruciale del suolo per la vita umana;<\/em><\/li>\n<li><em>Educare il pubblico sul ruolo che i suoli svolgono nella sicurezza alimentare, nell\u2019adattamento ai cambiamenti climatici, nella conservazione dei servizi degli ecosistemi, nella riduzione della povert\u00e0; <\/em><\/li>\n<li><em>Sostenere politiche e azioni efficaci per la gestione e protezione delle risorse del suolo\u2026 <\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left;\">Il suolo, in particolare quello agricolo, sar\u00e0 oggetto di interesse durante la grande Esposizione Universale <strong>Expo Milano 2015, che l<\/strong>\u2019Italia ospiter\u00e0 <strong>dal primo maggio al 31 ottobre 2015<\/strong>, il pi\u00f9 grande evento mai realizzato sull\u2019alimentazione e la nutrizione.\u00a0\u201c<em>Per sei mesi Milano diventer\u00e0 una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un\u2019esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri<\/em>\u201d. (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.expo2015.org\/it\" >http:\/\/www.expo2015.org\/it<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Che cosa potrebbero consigliare agli esperti delle Nazioni Unite e agli organizzatori dell\u2019EXPO i contadini, i pescatori, i raccoglitori che in India a migliaia affrontano conflitti? E quelli che a milioni ormai sono stati privati delle loro terre, dei loro raccolti, delle loro aree di pesca?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Oltre a esprimere il loro dissenso e a organizzare dei sathyagraha, oltre ad affermare \u2013 inascoltati \u2013 il loro diritto a restare nei luoghi in cui vivono da generazioni e conservare la loro autonomia e sovranit\u00e0 alimentare, essi possono ormai parlare anche la lingua degli esperti, e citare dati scientifici che dovrebbero essere in grado di suscitare dubbi anche nei pi\u00f9 accesi sostenitori del modello della \u2018crescita infinita\u2019:<\/p>\n<ul style=\"text-align: left;\">\n<li>Nel 1800 solo il 3 per cento della popolazione mondiale viveva in centri urbani, molti dei quali erano dei grossi villaggi Nel 1900 era diventato il 14%, e nel 2000 si \u00e8 raggiunta la percentuale del 50% (Fazal, 2000). Ormai (2015) il 54% della popolazione umana vive in agglomerati urbani, e le previsioni indicano che nel 2050 sar\u00e0 il 66% (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.un.org\/en\/development\/desa\/news\/population\/world-urbanization-prospects-2014.html\" >http:\/\/www.un.org\/en\/development\/desa\/news\/population\/world-urbanization-prospects-2014.html<\/a>)<\/li>\n<li>Globalmente l\u2019urbanizzazione provoca la perdita di due ettari di suolo al minuto. Coprire il terreno con cemento e asfalto sigilla il suolo, che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere usato per produrre cibo, per assorbire l\u2019acqua piovana, per alimentare la biodiversit\u00e0 del suolo. (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/news\/soil-atlas-2015\" >https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/news\/soil-atlas-2015<\/a>)<\/li>\n<li>Le attivit\u00e0 militari (addestramenti ed esercitazioni, campi di battaglia, distruzioni da armi convenzionali e chimiche) sono tra le maggiori cause di distruzione di suolo del mondo.<\/li>\n<li>Un dato sull\u2019India: la perdita di suolo si registra soprattutto negli Stati e nei Distretti in cui sono state istituite Zone Economiche Speciali (Special Economic Zones) in cui il governo cerca di attirare investimenti da parte di industrie locali e internazionali. (Pandey &amp; Seto, 2015).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: left;\">Sembra chiaro, dunque: lo sviluppo tecnologico-industriale-militare sviluppato dall\u2019Occidente e riproposto in India \u00e8 incompatibile con la sostenibilit\u00e0 alimentare e con il rispetto dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ascoltiamoli, dunque, questi contadini, pescatori, raccoglitori. E oltre ad imparare da loro, cerchiamo di far risuonare le loro voci, in modo che in tanti li possano ascoltare e possano contribuire, ciascuno con le proprie forze, a difendere i loro diritti e insieme a difendere il futuro di tutti noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il 2 marzo alle 20,30 ci sar\u00e0 una presentazione al pubblico del sito <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.indiaincrociodisguardi.it\" >www.indiaincrociodisguardi.it<\/a> (presso il Centro Studi Sereno Regis, Via Garibaldi 13, Sala Poli).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In questa occasione saranno anche proposte alcune sequenze di film e riprese video sulle tipologie di conflitti socio-ambientali illustrati nel sito: impianti industriali, centrali nucleari, miniere e grandi dighe.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Fazal S. Urban expansion and loss of agricultural land \u2013 a GIS based study of Saharanpur City, India<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Environment &amp;Urbanization Vol 12 No 2 , 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gadgil M. &amp; Guha R. Ecology and equity, Routledge 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pandey B. &amp; Seto K. C. Urbanization and agricultural land loss in India: comparing satellite estimates with census data. J Environ Management VOL 21, ISSUE 148, 53-66, 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Steffen W. et al. Planetary boundaries: Guiding human development on a changing planet Science VOL 347 ISSUE 6223, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Presso il Centro Sudi Sereno Regis\u00a0 avr\u00e0 luogo la presentazione del sito <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.indiaincrociodisguardi.it\" >www.indiaincrociodisguardi.it<\/a>. Dove:\u00a0via Garibaldi 13, Sala Poli<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando: \u00a0luned\u00ec 2 marzo alle\u00a0\u00a020,30<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">______________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/02\/27\/volti-sguardi-voci-dallindia-ci-invitano-ad-una-difesa-comune-della-terra-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una carrellata di testimonianze di proteste nonviolente in India contro un modello di sviluppo distruttivo, e qualche riflessione sulle implicazioni globali della perdita di \u2018natura\u2019.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-54483","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54483","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=54483"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/54483\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=54483"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=54483"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=54483"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}