{"id":5540,"date":"2010-05-31T00:00:23","date_gmt":"2010-05-30T22:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=5540"},"modified":"2010-05-30T22:43:58","modified_gmt":"2010-05-30T20:43:58","slug":"italian-a-proposito-di-nonviolenza-evangelica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2010\/05\/italian-a-proposito-di-nonviolenza-evangelica\/","title":{"rendered":"(Italian) A Proposito di Nonviolenza Evangelica"},"content":{"rendered":"<p><em>Cristianesimo, violenza, nonviolenza. Mi pare che ci sia una ambivalenza (non ambiguit\u00e0) nelle interpretazioni del cristianesimo riguardo a violenza e nonviolenza.<\/em><\/p>\n<p>Evangelo, <em>euangelion<\/em>, significa \u201cannuncio di bene\u201d (espressione che trovo migliore della consueta e consunta \u201cbuona notizia\u201d); cio\u00e8 annuncio che <strong><em>c\u2019\u00e8 un Bene fondamentale<\/em><\/strong>, pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 forte del male presente nel mondo; un Bene che salva la vita le d\u00e0 senso.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un ottimismo, cio\u00e8 una probabilit\u00e0 o una opinione fiduciosa nella prevalenza del bene.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 un evento (realmente iniziato e sempre in corso) altamente drammatico: il male rifiuta e colpisce il bene; ma non lo vince; la vita giusta e buona vince il male; questo processo in corso si compir\u00e0 in un tempo escatologico, finale, completo. \u00c8 un fatto che ogni comparsa di bene nella storia (amore, giustizia, liberazione) suscita una reazione del male (dominio, falsit\u00e0, violenza). La fiducia evangelica \u00e8 che il male vince solo provvisoriamente. Il segno pi\u00f9 alto di questo dramma \u00e8 visto nella morte infamante di croce, e nella risurrezione (o glorificazione, o elevazione a Dio, non semplice rianimazione biologica) di Ges\u00f9 Cristo. Ci\u00f2 \u00e8 evento e processo (Pascal: \u201cCristo \u00e8 in agonia fino alla fine dei tempi\u201d), non solo memoria ma anche attesa del suo ritorno.<\/p>\n<p>Bene e male non sono da intendere come sostanze o entit\u00e0 metafisiche, ma come modi di vivere: vita giusta e collaborativa, oppure vita iniqua e dominante, avversa a ci\u00f2 che \u00e8 e che vive.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>\u201cDio\u201d \u00e8 un nome comune usato come nome proprio del Vivente non definibile. Il suo nome-non-nome udito da Mos\u00e8 \u00e8: \u201cEccomi,\u00a0 sono con te\u201d (Esodo 3,14). Non \u00e8 una definizione, ma un\u2019azione, una relazione.<\/p>\n<p>Chi accoglie il vangelo chiama \u201cDio\u201d un Vivente che intuiamo, che speriamo, che Ges\u00f9 chiama Abb\u00e0, cio\u00e8 Pap\u00e0, Babbo (per esprimere intimit\u00e0 e vicinanza familiare); un Vivente che il cristiano confida sia il fondamento e la realt\u00e0 viva del Bene, per cui gli d\u00e0 fiducia e si tiene in relazione intima con lui.<\/p>\n<p>Implicitamente, se cerchiamo di fare un po\u2019 di bene, mentre il male trionfa, crediamo nella realt\u00e0 del Bene, pi\u00f9 vivo di noi, che vive in noi (\u201cpi\u00f9 vicino a me della mia vena giugulare\u201d, dice il Corano 50,16), qualunque sia il modo in cui lo pensiamo e lo chiamiamo.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Bene e male sono dentro ciascuno di noi, non vanno visti come campi di realt\u00e0 opposti e nettamente separati; perci\u00f2, la prima lotta \u00e8 interiore; per\u00f2, nello stesso tempo, non possiamo spiritualizzare o psicologizzare troppo le due realt\u00e0, perch\u00e9 nella storia il bene e il male prendono corpo in culture, tradizioni e strutture che, bench\u00e9 intrecciate tra loro (parabola del grano e della zizzania, Matteo 13, 24-30), hanno qualit\u00e0 distinte: o positive, favorevoli alla vita buona, al rispetto della vita; oppure avverse ad essa; o pi\u00f9 giuste o pi\u00f9 ingiuste. Io non posso essere buono lasciando che il mondo sia cattivo. Non posso aspettare che il mondo sia buono per essere buono io. Persone benintenzionate in strutture cattive fanno cose cattive senza volerle, ma le fanno. Il problema del male e del bene, dunque, riguarda la politica e la storia, insieme alle nostre scelte morali interiori.<\/p>\n<p>La scelta tra il bene e il male (quasi mai estremi assoluti, ma per lo pi\u00f9 un allontanarsi dal male e avvicinarsi al bene) nelle nostre azioni non \u00e8 solo per costruire la propria personale vita buona, ma per costruire anche una storia umana (strutture e culture) pi\u00f9 buona e pi\u00f9 giusta.<\/p>\n<p>Ora, la vita proposta dall\u2019evangelo consiste sia nel fare il bene (essere generosi, amare chi non ti ama, dare pi\u00f9 che ricevere, dunque essere creativi, porre bene dove c\u2019\u00e8 male), sia nell\u2019evitare e avversare il male.<\/p>\n<p>La coscienza e la ricerca del bene rende pi\u00f9 viva e dolorosa la coscienza del male. Chi pi\u00f9 cerca il bene pi\u00f9 aborre il male. Chi ha pi\u00f9 speranza ha pi\u00f9 delusioni e sofferenze.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la presenza del male \u201cdimostra\u201d in qualche modo la realt\u00e0 del bene, perch\u00e9 noi non sentiremmo che quello \u00e8 male se non avessimo il criterio (nostalgia, speranza) del bene a confronto del quale il male \u00e8 male. Senza il bene, il male sarebbe normale.<\/p>\n<p>L\u2019ambivalenza degli esiti possibili dell\u2019impostazione evangelica di vita dipende dal prevalere della ricerca del bene nonostante il male (superare il male col bene; rispondere al male col bene) oppure dell\u2019avversione al male in nome del bene (non fare il male; proibire e impedire il male).<\/p>\n<p>Il massimo della prima via \u00e8 il perdono \u201csette volte sette\u201d, l\u2019assumere su di s\u00e9 la sofferenza o la colpa altrui, il donare senza corrispettivo, ecc. Il massimo della seconda via \u00e8 punire l\u2019omicida con l\u2019omicidio di lui, eliminare il malvagio per togliere il male, infliggere pena per correggere, rendere male per male, restituire colpo per colpo, violenza per violenza, ecc.<\/p>\n<p>La prima via porta alla nonviolenza attiva e forte, lotta al male con la forza tutta alternativa del bene. La seconda via porta alla giustificazione, in nome del bene, della violenza punitiva, nella pretesa di sradicare il male ben individuato (con tutti i rischi dell\u2019arbitrio, e di strappare grano insieme alla zizzania). Nella storia, il cristianesimo ha prodotto sia l\u2019una sia l\u2019altra via.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II, specialmente nella dichiarazione conciliare sulla libert\u00e0 religiosa (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.vatican.va\/\" >www.vatican.va<\/a><\/span>) , ha superato la concezione secondo la quale solo la Verit\u00e0 e il Bene avevano diritti, l\u2019Errore e il Male nessuno, e ha spiegato, senza cadere nel relativismo, che i diritti spettano alle persone e non a entit\u00e0 impersonali come la Verit\u00e0 e l\u2019Errore, il Bene e il Male.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Pio XII, in un discorso ai giuristi del 6 dicembre 1953 respingeva l\u2019affermazione incondizionata che si debba sempre impedire il male (ci\u00f2 che riteniamo traviamento religioso e morale), e che la tolleranza del male sia gi\u00e0 di per s\u00e9 un male; e affermava che, poich\u00e9 Dio riprova ma lascia esistere il male (la zizzania insieme al grano, fino al giudizio), nessuna autorit\u00e0 umana (n\u00e9 politica n\u00e9 religiosa) ha il dovere assoluto di reprimere l\u2019errore e il male morale, ci\u00f2 che causerebbe per lo pi\u00f9 un male ancora peggiore e impedirebbe un miglioramento.<\/p>\n<p>Il Concilio va oltre questa tolleranza per necessit\u00e0, e apre la cultura cattolica a pensare il conflitto tra vita buona e vita malvagia, tra l\u2019agire giusto e l\u2019agire ingiusto, in termini di nonviolenza positiva e attiva, che corrisponde al rispetto assoluto anche della persona che agisce male, e alla originale genuina ispirazione evangelica dell\u2019amore effettivo per l\u2019errante e il nemico.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Abbastanza chiaro nelle sue origini, il cristianesimo \u00e8 stato catturato, nel IV secolo, dagli imperatori Costantino e Teodosio, che, facendolo religione di stato, lo hanno liberato dalla persecuzione asservendolo alla strumentalizzazione (instrumentum regni), in successive forme storiche. Cos\u00ec, fino ad oggi le chiese cristiane, in vari modi, si sono compromesse coi poteri, anche violenti. Chiese minoritarie, specialmente alcune protestanti, hanno conservato la nonviolenza evangelica. Il Concilio Vaticano II, tornando al vangelo genuino, voleva sancire la \u201cfine dell\u2019era costantiniana\u201d, ma con qualche mediazione realistica. Inoltre, la sua attuazione e sviluppo sono stati finora congelati.<\/p>\n<p>Mi pare che non conti tanto la differenza qualitativa tra il cristianesimo pre-costantiniano e quello post-costantiniano, quanto la tensione tra ispirazione e istituzione nella tradizione cristiana.<\/p>\n<p>Se prevale la rigidit\u00e0 della istituzione, interessata all\u2019autoconservazione e al potere, si riduce o si perde l\u2019ispirazione. Ma l\u2019ispirazione non manca e non \u00e8 mai mancata del tutto nella storia, fino a Martin Luther King, ai coniugi Jean e Hildegard Goss, e tanti altri, che hanno praticato la nonviolenza animati da ispirazione evangelica.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Ancora due note. La prima: sul grave e complesso problema della violenza nella Bibbia, riassumo da un lavoro di Giuseppe Barbaglio (<em>Amore e violenza. Il Dio bifronte<\/em>, Ed. Pazzini 2006): anche nella Bibbia, come in generale nelle religioni, l\u2019immagine della divinit\u00e0 \u00e8 duplice: affascinante e tremenda. Il 90% delle scritture ebraiche e cristiane riflette questa ambivalenza, archetipo religioso di cui si riscontra qualche traccia persino in alcune parole di Ges\u00f9 (che dovette confrontarsi con questa teologia del suo ambiente), ma lo straordinario \u00e8 il 10% di immagini chiare di un Dio di amore, che caratterizzano il messaggio di Ges\u00f9, preannunciato da qualche profeta.<\/p>\n<p>Seconda nota: riguardo al dolore accolto per autopurificazione, per solidariet\u00e0, per coraggio e fedelt\u00e0 al compito, bisogna vigilare su alcune estese torsioni del vangelo in senso doloristico. Il dolore non \u00e8 un valore, ma un male, perch\u00e9 offende la vita, ma pu\u00f2 essere un prezzo che si accetta di pagare al male \u2013 assunto e trasformato in forza (come Nadia Neri dice di Etty Hillesum) \u2013 per raggiungere un bene.<\/p>\n<p>In particolare, la sofferenza affrontata e accettata da Ges\u00f9, oggi, alla luce di un\u2019idea pi\u00f9 pura di Dio, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere pensata (come \u00e8 stata a lungo pensata), come voluta da Dio per l\u2019offesa fattagli dai peccati dell\u2019umanit\u00e0, scaricando la sua punizione sull\u2019uomo pi\u00f9 giusto, figlio perfetto di Dio, il cui sacrificio (la croce) era l\u2019unica soddisfazione adeguata alla maest\u00e0 infinita di Dio e alla infinita gravit\u00e0 dei peccati umani. Una tale concezione, basata su astrazioni metafisiche, urta radicalmente la bont\u00e0 e la giustizia del Dio annunciato da Ges\u00f9 Cristo e non vede che Ges\u00f9 mor\u00ec in quel modo per la sua fedelt\u00e0 strenua alla sua missione di verit\u00e0, per il suo coraggioso amore \u201cfino in fondo\u201d (Giovanni 13,1), e per la sua solidariet\u00e0, come condannato innocente, nell\u2019affrontare il male che l\u2019umanit\u00e0 patisce, senza fare assolutamente alcun male a chi gli fa male.<\/p>\n<p>\u00c8 la sua piena libert\u00e0 dal male la forza che libera dal male chi cammina con lui in fedelt\u00e0 e coraggio. Il \u201csacrificio\u201d di Ges\u00f9 non \u00e8 affatto la vendetta di Dio sulla vittima pi\u00f9 pura, trattato come capro espiatorio, ma \u00e8 la forza dell\u2019amore con cui Ges\u00f9 sfida il male perdonando anche chi glielo infligge, affinch\u00e9 non ci sia pi\u00f9 alcuna vittima sacrificale.<\/p>\n<p>Va risolta totalmente, nelle religioni, l\u2019ambiguit\u00e0 grave dell\u2019idea di sacrificio, che significa varie cose opposte: distruggere altri per salvare s\u00e9 (sacrifici religiosi di animali o di umani); esporre s\u00e9 per salvare altri (il coraggioso che annega per salvare qualcuno); autodistruzione (mortificazione) in omaggio ad una divinit\u00e0 di morte, che si eleva sulla riduzione delle creature.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi propone di archiviare la parola sacrificio, troppo ambigua e deviante (anche nell\u2019uso che ne fa la retorica della patria in guerra, o l\u2019ideologia dello sviluppo materiale infinito!).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi la intende in tutt\u2019altro senso: \u201csacrum facere\u201d, cio\u00e8 rendere sacra, guardare e trattare come inviolabile e preziosa, ogni creatura e ogni cosa della vita.<\/p>\n<p><em>Dopo la ricca relazione di Marco Scarnera sulla nonviolenza evangelica (nel ciclo seminariale del Centro Studi Sereno Regis sulle varie spiritualit\u00e0 della nonviolenza), e dopo la discussione seguitane, ho annotato e raccolto qualche appunto in tema.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"  http:\/\/serenoregis.org\/2010\/05\/a-proposito-di-nonviolenza-evangelica-enrico-peyretti\/\" >GO TO ORIGINAL \u2013 CENTRO STUDI SERENO REGIS<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianesimo, violenza, nonviolenza. 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