{"id":6398,"date":"2010-07-26T00:00:18","date_gmt":"2010-07-25T22:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=6398"},"modified":"2010-07-19T15:21:06","modified_gmt":"2010-07-19T13:21:06","slug":"italian-la-filosofia-di-gandhi-in-india-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2010\/07\/italian-la-filosofia-di-gandhi-in-india-oggi\/","title":{"rendered":"(Italian) La Filosofia di Gandhi in India Oggi"},"content":{"rendered":"<p>In un mondo sempre pi\u00f9 indifferente alle filosofie di Gandhi, esiste ancora in India un luogo piccolo ma sicuro dove sopravvive la sua eredit\u00e0. \u00c8 nei movimenti popolari, nelle lotte della gente comune, che resistono tuttora i principi di Gandhi. \u00c8 mediante i ricordi e la conoscenza della gente che si \u00e8 stato conservato lo spirito d\u2019integrit\u00e0 e uguaglianza per tutta l\u2019umanit\u00e0. Sforzandoci di riscoprire le radici della nostra umanit\u00e0 ci avviciniamo a reclamare la nostra spiritualit\u00e0, la nostra correlazione reciproca e la nostra capacit\u00e0 di operare insieme verso la creazione di un mondo dove le nostre azioni siano guidate dalla pace e dal nostro desiderio di realizzazione dell\u2019eguaglianza sociale. La lotta per mantenere vivo il credo di Gandhi affronta ostacoli da affrontare in modo diretto, attrezzati della nostra propensione a confidare che i principi della disobbedienza civile nonviolenta indurranno un risorgimento dei valori che guidavano un tempo le azioni del popolo dell\u2019India.<\/p>\n<p>Il nostro appetito insaziabile per l\u2019indulgenza ha creato una societ\u00e0 di consumatori incapaci di trovare un equilibrio fra il materialismo e la moralit\u00e0, una societ\u00e0 che sembra incapace di vedere le persone lasciate indietro dal \u201cprogresso\u201d di questo paese. Dov\u2019\u00e8 la nostra moralit\u00e0 quando sacrifichiamo i diritti e la dignit\u00e0 dei nostri fratelli e sorelle in modo da continuare ad alimentare la nostra abitudine di accumulare cose materiali? Il nostro impulso al consumo ha lasciato ai margini molti cittadini di questo paese e possiamo averne la prova ogni giorno: nelle nostre citt\u00e0 di notte quando i marciapiedi diventano i luoghi di riposo per coloro senza tetti o ripari; nel nostro andar al lavoro mattutino passando accanto a persone costrette a rassettarsi in pubblico per mancanza di impianti sanitari di base negli slum chiamati casa da centinaia di migliaia di loro; possiamo vederlo superando frettolosamente piccoli accattoni a braccio teso. Gandhi guardava dritto in faccia l\u2019avversario, sfidava leggi ingiuste, guid\u00f2 una lotta per i diritti e trionf\u00f2 sui colonizzatori dell\u2019India. Il suo messaggio era chiaro: l\u2019India ha prosperato per generazioni grazie ai suoi sistemi economici tradizionali di villaggio. L\u2019economia di villaggio rafforza le relazioni interpersonali e con la terra da cui essa dipende per coltivare di che mangiare e allevare le famiglie. Perch\u00e9 allora abbiamo fatto orecchie da mercante alle voci di coloro che conoscono le dinamiche per mantenere l\u2019armonia fra produzione e consumo? Com\u2019\u00e8 che le voci che apprezziamo sono le stesse che chiedono l\u2019oppressione dei poveri professando simultaneamente il proprio desiderio di vedere la creazione di modelli di sviluppo pi\u00f9 sostenibili? Perch\u00e9 ci rivolgiamo alle forze che stanno dietro gli elementi distruttivi che reprimono i poveri quando si discute su come creare modelli di sviluppo a favore dei poveri? Il pericolo posto dal seguire la guida dell\u2019oppressore verr\u00e0 meno solo quando ci rivolgeremo a chi capisce e pratica le vie proposte da Gandhi per conseguire la conoscenza e segue i suoi consigli.<\/p>\n<p>Oggi assistiamo a un nuovo tipo di lotta fra il villaggio globale in crescita e il villaggio rurale in deperimento. Ci siamo cos\u00ec desensibilizzati alle calamit\u00e0 attorno a noi che si \u00e8 distorta la nostra comprensione della realt\u00e0. Ci\u00f2 che questo segnala \u00e8 la nostra sconnessione dalla moralit\u00e0; e dalla societ\u00e0, perch\u00e9 noi, i \u201cricchi\u201d, non siamo societ\u00e0. La nostra \u00e8 una societ\u00e0 di persone provenienti da tutti gli ambienti, sociali, economici e spirituali, e per tutti i percorsi della vita. Apparteniamo gli uni agli altri, eppure continuiamo ad attraversare la vita nell\u2019illusione di non essere interconnessi. Affinch\u00e9 si possa dire di essere discepoli di Gandhi, dobbiamo scegliere di coinvolgerci in questa lotta. Non possiamo pi\u00f9 permetterci di usare la nostra ignoranza come scusa per l\u2019inazione. Il pensiero gandhiano oggi pu\u00f2 cambiare l\u2019aspetto di tale lotta, ma dobbiamo tornare ai suoi comportamenti e capirne i principi guida per recuperarne la filosofia.<\/p>\n<p>Il cammino seguito da Gandhi non fu mai percorso in solitudine. Era sicuramente un rivoluzionario; la via che decise di seguire non era quella dei governanti o dell\u2019\u00e9lite. Egli procedette con migliaia di coloro che in questo paese credevano come lui che la nonviolenza e la verit\u00e0 erano gli strumenti per vedere realizzati i cambiamenti. \u00c8 significativo che in un paese di pi\u00f9 di un miliardo di abitanti, ci siano tanti di noi che procedono da soli, dimentichi di come ci si rapporti con coloro che sono al di fuori di quella che chiamiamo la nostra \u201ccomunit\u00e0\u201d. Guardiamoci intorno qui da noi oggi e troveremo questo paese pieno di divisioni politiche, religiose ed economiche, che erodono le radici che nutrono la nostra societ\u00e0. Questi steccati, queste comunit\u00e0 senza radici, possono essere corretti solo quando cessi d\u2019esistere il solco fra \u201cricchi\u201d e \u201cpoveri\u201d. Il che vuol dire sensibilizzarci, permetterci di vedere a occhi aperti il mondo attorno con tutto il suo dolore e la sua sofferenza, allora s\u00ec che potremo ricollegarci alle persone circostanti e riformare la comunit\u00e0 perduta. Questa \u00e8 l\u2019epitome di quanto Gandhi propugnava. La sua era una lotta per la interconnessione di tutti, aldil\u00e0 di classi, caste e divisioni.<\/p>\n<p>Dato che gli effetti della globalizzazione raggiungono ogni angolo del mondo, diventa sempre pi\u00f9 importante considerare attentamente l\u2019impatto della creazione del villaggio globale sulle comunit\u00e0 tradizionali di villaggio. Quando l\u2019impulso ad aumentare lo scambio globale non ne soppesa le conseguenze, le dinamiche della comunit\u00e0 di villaggio sono minacciate. Si perdono le tradizionali attivit\u00e0 economiche sotto l\u2019influsso di merci meno costose fabbricate all\u2019estero. Mentre molti sostengono che con la globalizzazione arrivi anche la connettivit\u00e0, essa non include le comunit\u00e0 rurali sulle quali tuttavia influisce. Si perdono modalit\u00e0 agricole tradizionali a vantaggio di un\u2019agricoltura industriale senza fornire uno spazio per la transizione. La tendenza in politica \u00e8 orientata pesantemente verso la creazione di un\u2019India industrializzata la cui crescita economica \u00e8 costruita sulla schiena dei poveri. Ci sono piccole nicchie di comunit\u00e0 che restano collegate alla visione di Gandhi di un\u2019economia basata sul villaggio che rafforzi i legami comunitari e favorisca un equilibrio fra produzione e consumo, ma quanto saranno in grado di resistere alle pressioni per lo \u201csviluppo\u201d dell\u2019India? Lo scontento sta crescendo e si pu\u00f2 tranquillamente notare per strada il manifestarsi dell\u2019inquietudine civile. Il consumismo e il capitalismo sono le forze trainanti dietro i poteri che governano questo paese, ma c\u2019\u00e8 potere altres\u00ec nelle lotte popolari. C\u2019\u00e8 potere nella loro dedizione alla filosofia di Gandhi. Saranno le lotte popolari a riportarci sulla sua strada, ma sta a noi determinare quanto velocemente ci\u00f2 avverr\u00e0.<\/p>\n<p>_______________________<\/p>\n<p><em>P.V.Rajagopal e Shannon Moran sono attivisti del movimento <em>Ekta Parishad <\/em>di cui Rajagopal \u00e8 presidente e principale animatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Ekta Parishad<\/em><em>, che in hindi vuol dire \u201cforum dell\u2019unit\u00e0\u201d, \u00e8 una sorta di \u201cMovimento dei movimenti\u201d che raggruppa circa 11.000 comunit\u00e0 di base, collegate a livello internazionale con altri movimenti analoghi, quale <em>Via Campesina<\/em>. Questa rete di movimenti ha una ispirazione dichiaratamente e coerentemente nonviolenta, che si richiama alla filosofia di Gandhi per promuovere azioni in difesa delle popolazioni pi\u00f9 povere e diseredate dell\u2019India (contadini, marginali, <em>adivasi<\/em>, <em>dalit<\/em>, senza terra). Oltre alla grandiosa marcia,<em> Janadesh, <\/em>che nel 2007 ha portato 25.000 persone dal centro dell\u2019India a Delhi per reclamare i diritti dei senza terra, la prossima iniziativa, <em>Jan Satyagraha 2012<\/em>, avr\u00e0 carattere non solo locale, ma internazionale. \u00c8 programmata a partire dal 2 ottobre 2012 e si propone di portare almeno 100.000 persone da Gwalior a Delhi con l\u2019ambiziosa intenzione di risolvere definitivamente il problema dei senza terra in India.<\/em><\/p>\n<p><em>Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis<\/em><\/p>\n<p><em>Titolo originale: <\/em><strong><em>Gandhi\u2019s Philosophy in India Today<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ektaparishad.com\/gandhis_pi.php\" >http:\/\/www.ektaparishad.com\/gandhis_pi.php<\/a><\/span><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"  http:\/\/serenoregis.org\/2010\/07\/la-filosofia-di-gandhi-in-india-oggi-rajagopal-e-shannon-moran\/\" >GO TO ORIGINAL \u2013 CENTRO STUDI SERENO REGIS<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un mondo sempre pi\u00f9 indifferente alle filosofie di Gandhi, esiste ancora in India un luogo piccolo ma sicuro dove sopravvive la sua eredit\u00e0. \u00c8 nei movimenti popolari, nelle lotte della gente comune, che resistono tuttora i principi di Gandhi.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-6398","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6398","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6398"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6398\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6398"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6398"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6398"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}