{"id":6502,"date":"2010-07-26T00:00:41","date_gmt":"2010-07-25T22:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=6502"},"modified":"2010-07-24T15:48:02","modified_gmt":"2010-07-24T13:48:02","slug":"italian-chiudere-i-cie-subito-10-luglio-antirazzista-a-torino-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2010\/07\/italian-chiudere-i-cie-subito-10-luglio-antirazzista-a-torino-parte-ii\/","title":{"rendered":"(Italian) Chiudere I Cie Subito 10 Luglio Antirazzista a Torino (Parte II)"},"content":{"rendered":"<p><em>Il corteo avanza&#8230;<\/em><em><\/p>\n<p>&#8230; ma mentre stavo scrivendo la prima parte di questo testo ho appreso di una rivolta in corso al CIE di corso Brunelleschi.<br \/>\nnon conosco gli sviluppi.<br \/>\n<\/em><br \/>\nReport. Parte II. Manif. del 10 luglio antirazzista.<\/p>\n<p>Il corteo avanza, sotto un sole giaguaro.<br \/>\nEffettua alcune brevi tappe davanti al mercato e agli incroci affollati delle strade che si trovano lungo il percorso della marcia: per informare il quartiere, per spiegare ai cittadini le ragioni della manif, per raccontare le storie di chi \u00e8 dentro a(i)l CIE.<br \/>\nIl corteo si conclude davanti al viale alberato, antistante al CIE, dove la gente si assiepa e continua la manifestazione.<\/p>\n<p>La voce di una giovane donna rivolge, dal microfono aperto e libero, &#8220;un saluto a tutti i richiusi dentro al CIE. CIAOOOO!&#8221;<br \/>\nUn CIAO-ovation con applausi, collettivi e dal basso, si leva.<br \/>\nPer chi \u00e8 dentro!<\/p>\n<p>Il primo intervento \u00e8 la testimonianza di un attivista ed \u00e8 relativa al CIE di Gradisca d&#8217;Isonzo (TS).<br \/>\nDopo aver rivolto &#8220;un saluto a tutti e a tutte, soprattutto a quelli e a quelle che sono dentro a questi centri di internamento, a questi centri assurdi che noi vogliamo chiudere&#8221; l&#8217;attivista inizia il suo racconto.<br \/>\n&#8220;Gradisca \u00e8 stato il primo CIE pensato, costruito e realizzato proprio per essere un CIE.&#8221;<br \/>\nIl primo ad essere stato concepito per essere un CIE.<br \/>\n&#8220;Per impedire le rivolte e le fughe di chi ci sta dentro.<br \/>\nNoi lo definiamo un NON LUOGO. Perch\u00e9 \u00e8 un posto in cui tutti i letti sono incassati a terra, le sedie sono incassate a terra. Tutto \u00e8 di cemento.&#8221;<br \/>\nIl muro, racconta il testimone, \u00e8 ancora pi\u00f9 impressionante di quello perimetrale del CIE di corso Brunelleschi. Sulla statale. Il CIE di Gradisca \u00e8 fuori dal centro abitato. E&#8217; di cemento armato.<br \/>\nL&#8217;attivista racconta di due anni di lotta condotti attraverso manifestazioni, presidi, azioni dirette, azioni legali, &#8220;per impedire l&#8217;apertura di questo CIE&#8221;. Per un anno e mezzo il movimento \u00e8 riuscito a non far aprire il centro. &#8220;Un risultato sicuramente piccolo ma comunque significativo perch\u00e9 per un anno e mezzo nessuno \u00e8 stato rinchiuso. Quando l&#8217;hanno aperto ci siamo opposti fisicamente facendoci caricare dalla polizia comandata direttamente dal ministero degli interni.&#8221;<br \/>\nVi sono stati tentativi di fuga e fughe riuscite. Ricorrenti sono (state) anche le rivolte, i fenomeni di autolesionismo e gli atti di distruzione degli &#8220;arredi&#8221; interni di entit\u00e0 tale da dover denunciare la mancanza di fondi per una ristrutturazione del CIE.<br \/>\n&#8220;La situazione \u00e8 difficile. E&#8217; impossibile comunicare con chi \u00e8 dentro. In tutta la regione, per i comitati antirazzisti di Trieste, Udine, Pordenone e Monfalcone il CIE di Gradisca \u00e8 sempre al centro dell&#8217;attenzione che \u00e8 tenuta, sempre, molto alta, e che come tutti i CIE deve essere chiusa prima e subito!&#8221;<\/p>\n<p>Antonio, attivista milanese del comitato antirazzista, riflette e testimonia sul CIE di Milano.<br \/>\n&#8220;Chiudere prima e subito queste strutture criminali che solo una mente perversa poteva concepire &#8230;&#8221; Dopo un excursus cronologico sull&#8217;idea e sull&#8217;attuazione dei centri, CPT e CIE, l&#8217;attivista segnala che, quest&#8217;anno, al Cie di Via Corelli, c&#8217;\u00e8 stato il pi\u00f9 lungo sciopero della fame della storia dei CIE italiani. Racconta di uomini e donne che per mesi hanno fatto lo sciopero della fame e il comitato antirazzista ha portato da mangiare e da bere a chi faceva lo sciopero a staffetta: &#8220;S\u00ec perch\u00e9, oltre a tutto, all&#8217;interno di questi centri di detenzione il cibo sembra che sia letteralmente schifoso.<br \/>\nLe cooperative. Le cooperative si prestano, e magari anche cooperative rosse, a dar da mangiare, mettendoci dentro il bromuro, mettendoci dentro delle robe schifose per farli dormire. Questo succede continuamente nei CIE. Le rivolte che ci sono state e che ci saranno avranno sempre nei comitati antirazzisti e nelle persone decenti in questo paese un mettersi di fronte, un mettersi contro.<br \/>\nPerch\u00e9 oggi l&#8217;unica soluzione contro questa barbarie \u00e8 mettersi contro!<\/p>\n<p>Un&#8217;attivista segnala il prossimo campeggio NO BORDER CAMP IN BRUSSELS, dal 25.09 al 3.10 a Bruxelles, organizzato dalla rete europea di attivisti contro la politica migratoria europea e i CIE (www.noborderbxl.eu.org).<\/p>\n<p>Nel frattempo una pallina da tennis, lanciata &#8220;da dentro&#8221; reca la richiesta di fare gruppo di pressione sul consolato del Marocco. Dalla rete dei CIE \u00e8 arrivata la richiesta di una pi\u00f9 ampia mobilitazione e pressione su tutti i consolati.<\/p>\n<p>Karim Metref prende la parola e parla a nome del gruppo degli immigrati autoorganizzati che ha partecipato e organizzato il corteo e la manif.<br \/>\nKarim, dopo aver sollecitato a preparare meglio in futuro le manif., segnala che nella campagna di promozione dell&#8217;ultima settimana, effettuata a cura del gruppo e realizzata attraverso volantinaggio a Porta Palazzo e nei luoghi frequentati dagli immigrati, &#8220;abbiamo passato pi\u00f9 tempo a spiegare che cosa \u00e8 il CIE che a dire di partecipare.<br \/>\nLa gente non sa che cosa \u00e8 il CIE. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 molta disinformazione.&#8221;<br \/>\nE&#8217; idea diffusa che chi si trova nel CIE abbia commesso qualcosa, che si tratti di spacciatori o di ladri mentre chi se ne sta tranquillo non viene messo in carcere.<br \/>\nPenso che Karim sia molto duro e molto critico nel suo discorso che \u00e8 intellettualmente onesto come i contributi che ho potuto ascoltare questa sera.<br \/>\n&#8220;C&#8217;\u00e8 un grande lavoro da fare per non essere &#8211; un pugno di persone &#8211; come siamo oggi e per togliere le persone da chi disinforma. Dalle associazioni dell&#8217;intercultura, del cous cous, delle feste e delle cene multietniche: perch\u00e9 sono coloro che si danno certificati da antirazzisti e da interculturali che hanno creato i CIE. Sono loro che oggi vanno in giro e parlano A NOME DELL&#8217;ANTIRAZZISMO.<\/p>\n<p>Ebbene bisogna dire oggi che NON E&#8217; ANTIRAZZISTA CHI HA COSTRUITO I CIE.<br \/>\nNON E&#8217; ANTIRAZZISTA CHI LI HA PROGETTATI &#8211; anzi E&#8217; RAZZISTA CHI LI HA COSTRUITI.<br \/>\nE&#8217; RAZZISTA CHI LI HA PROGETTATI.<br \/>\nE&#8217; RAZZISTA CHI LI STA GESTENDO. E CHE NE VIVE.<br \/>\nNon possiamo disturbare (i razzisti,nda) nei salotti televisivi ma almeno nelle conferenze, nei convegni e negli incontri in citt\u00e0 non dobbiamo pi\u00f9 lasciargli lo spazio per presentarsi e per PARLARE A NOME DEGLI IMMIGRATI o A NOME DELL&#8217;ANTIRAZZISMO.<br \/>\nE&#8217; la legge Turco-Napolitano che fa s\u00ec che in queste e nelle prossime settimane migliaia di persone ricadranno di nuovo nella clandestinit\u00e0 e rischieranno di trovarsi in carcere.<br \/>\nPerch\u00e9 non CE L&#8217;HANNO MAI FATTA A FARE LA famosa CARTA DI SOGGIORNO.<br \/>\nPerch\u00e9 NON HANNO MAI AVUTO UN LAVORO a LUNGA DURATA.<br \/>\nNON HANNO MAI AVUTO UN CONTRATTO DECENTE cos\u00ec come non ce l&#8217;hanno migliaia e migliaia di giovani italiani.&#8221;<br \/>\nQueste persone, in Italia magari anche da quindici anni e che hanno sempre pagato le tasse, rischiano di RICADERE nella clandestinit\u00e0.<br \/>\nRischiano di ritrovarsi in un CIE e &#8220;NON LO SANNO NEMMENO. Perch\u00e9 stanno ad ascoltare in TV la Livia Turco che viene a dire che il razzismo \u00e8 una brutta cosa, ma senza mai dire QUALCOSA DI CONCRETO.<br \/>\nSenza MAI DIRE COSA E&#8217; L&#8217;ANTIRAZZISMO.<br \/>\n<strong>L&#8217;ANTIRAZZISMO \u00e8 <\/strong>innanzitutto. NON DEVE ESISTERE IL REATO DI POVERTA&#8217;.<br \/>\nL&#8217;antirazzismo \u00e8. Se gli occidentali e quelli dei paesi ricchi possono andare a fare turismo in Senegal o in un altro posto, anche turismo sessuale a danno dei bambini, perch\u00e9 un Senegalese non pu\u00f2 venire in Italia?<br \/>\nPerch\u00e9 I POVERI NON SI POSSONO SPOSTARE?<br \/>\nSe bisogna parlare dei FLUSSI MIGRATORI, parliamone. Ma a partire dalle cause.<br \/>\nDal PERCHE&#8217; una ragazza nigeriana viene in Italia. Da zone che potrebbero essere le pi\u00f9 ricche del mondo ma che oggi sono completamente morte. Dei popoli che vivevano intorno al delta del Niger e che oggi si ritrovano a Benin City: nelle baraccopoli. Sono quelle le ragazze che cercano di entrare o entrano in Italia per svendersi sulle strade d&#8217;Italia.<br \/>\nSi fanno i CIE perch\u00e9 sono una macchina per raccogliere i voti.<br \/>\nSi fa la REPRESSIONE DEI POVERI per raccogliere i voti.<br \/>\nMa si cerca anche IL CERTIFICATO DI ANTIRAZZISMO!<br \/>\nNoi, come collettivo di immigrati autoorganizzati a Torino siamo pochi. Per\u00f2 tra di noi CI SIAMO MESSI D&#8217;ACCORDO: non li lasceremo mai pi\u00f9 parlare in pubblico di antirazzismo senza andare a disturbarli e senza andare a buttare le loro verit\u00e0 in faccia!&#8221;<\/p>\n<p>Poi \u00e8 la volta del contributo di Marco Rovelli al cui libro gi\u00e0 citato, &#8220;Lager Italiani&#8221; rimando.<br \/>\n&#8220;Siamo qui davanti a queste mura, per manifestare, ancora una volta, la nostra opposizione radicale a questi luoghi di esclusione e di reclusione che sono i centri.<br \/>\nFare questo significa manifestare un&#8217; opposizione radicale a tutto un sistema di politica che lega l&#8217;immigrazione ad un fatto di inferiorizzazione, di minorizzazione, di clandestinizzazione e di servilizzazione.<br \/>\nE&#8217; evidente un CPT \u00e8 un luogo inumano.&#8221;<br \/>\nL&#8217;inumanit\u00e0 dei CIE non sta solo nelle violenze fisiche, giuridiche, e nella negazione dei pi\u00f9 elementari diritti umani che quotidianamente sono violati in questo luogo, sostiene Rovelli, ma sta nella sua natura: nella sua natura di campo. Prima CPT ora CIE.<br \/>\nE&#8217; un campo.<br \/>\nPer dire campo in tedesco c&#8217;\u00e8 una parola che \u00e8 &#8220;Lager&#8221;.<br \/>\nIl concetto e la pratica dei CIE sono le stesse dei Lager del Novecento dice Rovelli. &#8220;Un luogo di sospensione del diritto, un luogo dove il diritto si autosospende nella sua universalit\u00e0.&#8221;<br \/>\nGi\u00e0 questo \u00e8 uno dei passaggi agghiacciante. E non solo dal punto di vista speculativo.<br \/>\n&#8220;Il diritto universale, il diritto ordinario non vale pi\u00f9. In questi luoghi che sono fuori dalla legge, che sono fuorilegge, il diritto si sospende. Vige uno stato di eccezione ricorda Marco, e lo fa in modo pi\u00f9 esteso anche nel suo libro, rifacendosi ad Agamben e alla Arendt. E si potrebbe risalire fino ad Aristotele in merito alla condizione di schiavo non molto distante concettualmente da quella &#8220;in potenza&#8221; e per molti internati dei CIE anche &#8220;in atto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Siamo in presenza di una situazione di eccezione della normalit\u00e0. Del diritto che vale per tutti.<br \/>\nQuesta \u00e8 la violenza fondamentale.<br \/>\nStabilire che ci sono persone che non sono pi\u00f9 persone perch\u00e9 non possono esercitare i proprio diritti umani. Legati ad una condizione di cittadinanza. Ed essendo questi non cittadini, nuovi APOLIDI, determinati tali dalla legge. Ad essi vengono negati tutti i diritti a partire dal quel diritto fondamentale: il diritto alla LIBERTA&#8217;.&#8221;<\/p>\n<p>Rovelli invita tutti ad andare oltre al concetto della struttura del CIE per comprendere che esso non serve solo ad identificare e\/o ad espellere ma \u00e8 il terminale di una politica sulla migrazione finalizzata alla servilizzazione.<br \/>\nAlla CREAZIONE di SERVI.<br \/>\nE questo in Italia e in Europa sostiene Rovelli. Ma a me pare che si potrebbe parlare, purtroppo, di una situazione diffusa e planetaria come prover\u00f2 a dimostrare pi\u00f9 sotto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il CLANDESTINO SERVE&#8221;, incalza Marco.<br \/>\n&#8220;La parola, ricorda, viene dal latino e significa etimologicamente &#8220;COLUI CHE STA NASCOSTO ALLA LUCE DEL GIORNO. Colui che sta nell&#8217;ombra, che non emerge mai alla luce.<br \/>\nNell&#8217;ombra, ricorda Marco, ci sono figure confuse, non ci sono identit\u00e0.<br \/>\nNon ci sono volti.<br \/>\nNon ci sono nomi.<br \/>\nNon ci sono persone.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 solo un grande fantasma.<br \/>\nUn grande uomo nero.<br \/>\nChe serve per fare PAURA.<\/p>\n<p>Citazioni agghiaccianti e convergenti, nella sostanza, fra il discorso di Manlio Milani sulla strage di Piazza Loggia che trovate qui, in liberostile (http:\/\/liberostile.blogspot.com\/2010\/07\/21-giugno-strage-di-piazza-loggia.html) e in quello di Marco Rovelli che sto provando a restituire.<br \/>\nEd ecco il passaggio nodale del discorso di Rovelli.<\/p>\n<p>&#8220;La grande macchina mediatico-politica del nostro tempo, continua Marco, usa il clandestino come uomo nero. Perch\u00e9 la <strong>PAURA \u00e8 FONDAMENTALE <\/strong>per la costruzione del <strong>CONSENSO POLITICO.<\/strong><br \/>\n<strong>TANTA PIU&#8217; PAURA C&#8217;E&#8217; IN UNA SOCIETA&#8217; tanta meno LIBERTA&#8217; C&#8217;E&#8217;.<\/strong><br \/>\n<strong>TANTO PIU&#8217; LE PERSONE SONO DISPOSTE a rinunciare volontariamente Ai PROPRI DIRITTI IN NOME DELLA SICUREZZA.<\/strong><br \/>\n<strong>E poi IL SERVO SERVE ALLA MACCHINA ECONOMICA.<\/strong><br \/>\nInfatti non avendo diritti un clandestino non pu\u00f2 rivendicare alcunch\u00e9 ed \u00e8 costretto ad accettare qualsiasi ricatto.<br \/>\nRovelli fa l&#8217;appropriato richiamo e distinguo a proposito dell&#8217;uso del termine clandestino.<br \/>\nClandestino non solo rivolto a chi \u00e8 irregolare privo di permesso di soggiorno.<br \/>\n&#8220;I MIGRANTI IN GENERALE SONO CLANDESTINI&#8221; afferma Rovelli perch\u00e9 LA SPIRALE, PERVERSA, si ripete sempre uguale a se stessa.<br \/>\nClandestino dunque \u00e8 la condizione riferibile potenzialmente anche a chi, pur regolare, pu\u00f2 venir ricacciato nella clandestinit\u00e0. Per la sequenza: lavoro\/permesso di soggiorno\/ Condizione di regolarit\u00e0.<br \/>\nChe \u00e8 perdibile. Per la possibile sequenza successiva di: perdita del lavoro\/perdita del permesso di soggiorno\/clandestinit\u00e0.<br \/>\nRICATTO DEL LAVORO.<br \/>\nIL CLANDESTINO E&#8217; SOGGETTO ad una serie RICATTI.<br \/>\n&#8221; E allora lo slogan SIAMO TUTTI CLANDESTINI, conclude Rovelli, sottolineando l&#8217;immagine speculare di &#8220;NESSUNO E&#8217; CLANDESTINO&#8221;\u00a0 trova la sua verit\u00e0 nel campo del lavoro. Per quella condizione che ci accomuna tutti.<br \/>\n&#8220;Siamo tutti CLANDESTINI perch\u00e9 siamo tutti parte di un grande processo di erosione dei diritti del lavoro, dei diritti dei lavoratori, dei diritti del mondo del lavoro. Che \u00e8 un processo di precarizzazione globale e di servilizzazione totale di cui il clandestino \u00e8 il punto finale. Il clandestino \u00e8 un PRECARIO ASSOLUTO.&#8221;<br \/>\n<strong>E all&#8217;OPERAIO CHE VOTA LEGA, e che si fa prendere da quest&#8217;odio sociale, bisognerebbe FAR CAPIRE che sta andando contro i suoi stessi interessi perch\u00e9 IL MODO PER DIFENDERE I PROPRI DIRITTI STA NEL DIFENDERE I DIRITTI DI TUTTI.<\/strong><\/p>\n<p>Termino qui il report sul contributo significativo di Marco Rovelli che ha continuato la sua riflessione sul tema del lavoro.<\/p>\n<p>Nel gioco delle parti c&#8217;\u00e8 chi discrimina e chi \u00e8 discriminato, uno sfruttato e uno sfruttatore.<br \/>\nPOVERTA&#8217;, MANCANZA DI LAVORO, DIRITTI VIOLATI sono alcuni gli elementi su cui si basa la storia.<br \/>\nAnche la storia delle discriminazioni.<br \/>\nMa se la parte \u00e8 una sola?<br \/>\nMi viene in mente &#8220;L&#8217;ECCEZIONE E LA REGOLA&#8221;\u00a0 di Bertolt Brecht e la chiusa del testo.<br \/>\n<strong>&#8220;Cos\u00ec termina la storia di un viaggio.<\/strong><br \/>\n<strong>Avete ascoltato e avete veduto ci\u00f2 che \u00e8 abituale, ci\u00f2 che succede ogni giorno.<\/strong><br \/>\n<strong>Ma noi vi preghiamo: se pur sia consueto, trovatelo strano&#8221;!<\/strong><br \/>\n<strong>Inspiegabile, pur se normale!<\/strong><br \/>\n<strong>Quello che \u00e8 usuale, vi possa sorprendere!<\/strong><br \/>\n<strong>Nella regola riconoscete l&#8217;abuso e dove l&#8217;avete riconosciuto procurate rimedio!<\/strong><br \/>\nQuesto monito accompagna la mia vita di tutti i giorni e anche il tentativo di essere intellettualmente, e non solo, onesti.<br \/>\nPi\u00f9 che di servi forse \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare di <strong>SCHIAVI.<\/strong><br \/>\nFra le notizie censurate del 2009 una riguarda proprio il dato sulla <strong>SCHIAVITU&#8217;MONDIALE.<\/strong><\/p>\n<p>CENSURA 2009, notizia 15.<br \/>\nTitolo:\u00a0 &#8220;SCHIAVITU MONDIALE&#8221;.<br \/>\n&#8220;Attualmente nel mondo esistono 27 MILIONI DI SCHIAVI, pi\u00f9 che in ogni epoca storica. La globalizzazione, la povert\u00e0, la violenza e l&#8217;avidit\u00e0 favoriscono l&#8217;aumento della schiavit\u00f9, non solo nel Terzo mondo, ma anche nei paesi pi\u00f9 sviluppati&#8230; (continua)<\/p>\n<p>La forma pi\u00f9 diffusa di schiavit\u00f9 sarebbe la schiavit\u00f9 sessuale (79%) seguita dallo sfruttamento lavorativo (18%), secondo i dati del Rapporto ONU sul traffico di esseri umani a livello globale, febbraio 2009.<br \/>\nL&#8217;ILO (International Labour Organization) stima in 2 MILIONI la crescita netta su base annua del numero complessivo di schiavi in tutto il mondo.<br \/>\n&#8220;LIBERARE E RIABILITARE UNO SCHIAVO IN UN PAESE POVERO COSTA CIRCA 400-600 dollari. Moltiplicando questa cifra per il numero complessivo stimato di schiavi, il totale necessario a livello mondiale non supererebbe i 10,5 miliardi di dollari.&#8221;<br \/>\n(Fonte: Mirela Xanthaki, &#8220;Human Slavery Thriving in the Shadows&#8221;, Inter Press Service, 14 febbraio 2009.)<\/p>\n<p>Voglio, con un certo senso di disperazione ma anche con la coscienza di dover continuare a lottare, chiudere con le parole di Herta M\u00fcller.<br \/>\nDedicate a tutti.<br \/>\nHERTA MULLER, da Parole d&#8217;Autore. I lemmi del Vocabolario Europeo, edizione 2009,<\/p>\n<p>Per il vocabolario europeo Herta M\u00fcller ha scelto il vocabolo<\/p>\n<p><em>Lager<\/em> s.n. campo<\/p>\n<p>[&#8230;] <em>Im Deutschen h\u00f6re ich aus diesen unschuldigen Verwendungen des Wortes Lager immer den Schrecken, eine Verst\u00f6rung. Die mit dem Wort lager bezeichneten Dinge haben ein Versteck.<\/em><\/p>\n<p>[&#8230;] Nelle accezioni innocenti della parola Lager in tedesco sento sempre il terrore, il turbamento psichico. Le cose designate con la parola Lager hanno una specie di nascondiglio.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Silvia Berruto, GCR, Aosta<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"  http:\/\/liberostile.blogspot.com\/2010\/07\/chiudere-i-cie-subito-10-luglio_22.html\" ><strong> <\/strong><\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"  http:\/\/liberostile.blogspot.com\/2010\/07\/chiudere-i-cie-subito-10-luglio_22.html\" >GO TO ORIGINAL \u2013 LIBEROSTILE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Report. Parte II. 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