{"id":67356,"date":"2015-12-07T12:00:28","date_gmt":"2015-12-07T12:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=67356"},"modified":"2015-12-07T11:36:13","modified_gmt":"2015-12-07T11:36:13","slug":"italiano-giornalismo-di-pace-funziona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/12\/italiano-giornalismo-di-pace-funziona\/","title":{"rendered":"(Italiano) Giornalismo di pace: funziona?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/peace-journalism-logo.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-57450\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/peace-journalism-logo.jpg\" alt=\"peace journalism logo\" width=\"300\" height=\"150\" \/><\/a>In breve: No. Gli avvenimenti di Parigi hanno innescato un giornalismo di guerra; non si \u00e8 osservato alcun giornalismo di pace. Dubitare che la violenza anti-IS funzioner\u00e0 non \u00e8 giornalismo di pace, solo giornalismo di guerra con degli interrogativi.<\/p>\n<p>Il giornalismo di pace fu concepito negli anni 1960 come reazione a un negativismo sulle notizie estere focalizzate sui protagonisti e le persone e i paesi d\u2019\u00e9lite. Non quindi per propugnare la pace ma come giornalismo riguardante la pace; cos\u00ec come il giornalismo di guerra non \u00e8 appoggio alla guerra, ma un indispensabile giornalismo sulla guerra, il riferire quel che accade, e chi sta vincendo. Pu\u00f2 essere ben fatto o no, e sovente diviene propaganda per un contendente, nei media nazionali pi\u00f9 che in quelli locali e globali (con un\u2019accentuazione anglo-americana, comunque).<\/p>\n<p>Sicch\u00e9, il giornalismo di pace non \u00e8 mai stato un sostituto del giornalismo di guerra. L\u2019idea era di avere l\u2019uno e l\u2019altro, a vicendevole complemento. I media soffrono di un cattivo giornalismo non professionale, che riferisce solo un versante degli avvenimenti in corso, solo quello negativo, la violenza, e solo quel che fanno attori d\u2019\u00e9lite in paesi d\u2019\u00e9lite; pi\u00f9 qualche \u201cleader\u201d in qualche altro paese.<\/p>\n<p>Si prenda un\u2019epidemia come metafora. Dev\u2019essere riferita; l\u2019eziologia, la letalit\u00e0, dov\u2019\u00e8 iniziata, come si diffonde, la prognosi. Per\u00f2, se questo \u00e8 quanto, sentiamo che ci manca qualcosa. Possiamo chiamarlo giornalismo sanitario e considerare quanto riferito dell\u2019epidemia come null\u2019altro che un distorto giornalismo patologico. I giornalisti si chiederebbero ovviamente anche \u201cquale sia la causa originaria\u201d, \u201cche genere di virus, microrganismo\u201d, \u201ccome possiamo proteggerci\u201d, \u201ccome possiamo fermarla?\u201d<\/p>\n<p>E, al governo: \u201cche cosa state facendo o state per fare in merito?\u201d<\/p>\n<p>Le risposte possono variare dal controllo del traffico, alla quarantena, a una vaccinazione per evitare il contagio, a un maggior rafforzamento immunitario a lungo termine con migliore alimentazione ed esercizio. Ci sentiremmo tutti messi terribilmente alla sprovvista da un giornalismo che ometta questa seconda parte per darsi al flagello di un\u2019epidemia, figuriamoci poi d\u2019una pandemia.<\/p>\n<p>Eppure, ci\u00f2 \u00e8 appunto quel che manca per il flagello della guerra. Il concetto di \u201ccause radicali\u201d \u00e8 infine arrivato \u2013 \u00e8 gi\u00e0 qualcosa; ma non quali siano e come affrontarle. \u00c8 arrivata la parola \u201csoluzione\u201d, ma non il suo contenuto. Ci siamo avviati, ma serve molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Due cause radicali della guerra sono il <em>trauma<\/em>, ferite lasciate da violenze passate che portano alla vendetta; e il <em>conflitto<\/em>, obiettivi incompatibili perseguiti dai contendenti, che conducono alla frustrazione dovuta agli obiettivi bloccati e all\u2019aggressione. Le parole per i rimedi sono ben note: <em>conciliazione<\/em> per i traumi e <em>soluzione<\/em> per i conflitti. Ma non come attuarle.<\/p>\n<p>Particolarmente non negli USA. Con 248 interventi militari in altri paesi per ragioni qualsiasi \u2013 a partire da Jefferson in Libia 1801-5 (\u201cStati di Barberia\u201d) \u2013 gli USA mostrano preferenza per la guerra rispetto alla soluzione del conflitto, e hanno causato traumi ovunque. Il consiglio USA ad altri di conciliarsi e risolvere pu\u00f2 vedersela con un \u201ce voi allora, USA\u201d. E poi, la perizia nella violenza facilmente inibisce quella nella conciliazione e soluzione. \u201c<em>Per chi ha un martello, il mondo sembra un chiodo<\/em>\u201d (Mark Twain).<\/p>\n<p>Siamo di fronte ad alcune versioni semplificate, dilettantesche. Non l\u2019esplorazione penosa eppur necessaria del trauma, di quel che \u00e8 avvenuto, di quel che si sarebbe potuto fare, di cooperazione futura; piuttosto il rito delle scuse, del perdono e delle strette di mano, \u201cadesso siate buoni amici\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre, invece di esplorare gli obiettivi di tutti gli attori di un conflitto \u2013 senza escluderne nessuno con qualche \u201canti\u201d come in anti-comunismo, -terrorismo, -jihadismo, -americanismo \u2013, e invece di esplorare che genere di cambiamenti potrebbero realmente produrre i loro obiettivi se legittimi e compatibili, possiamo ritrovarci con nulla pi\u00f9 che un compromesso che non soddisfa nessuno. N\u00e9 accettabile n\u00e9 sostenibile.<\/p>\n<p>Dobbiamo aggiungere qualche causa fondamentale di pace positiva come l\u2019equit\u00e0 \u2013 cooperazione per benefici reciproci e uguali \u2013 ed empatia per l\u2019armonia, mettersi nei panni dell\u2019altro, per la conciliazione e la soluzione al fine di eliminare le cause originarie della guerra. Nessuna di esse \u00e8 un punto forte nella politica estera USA. Difficile quindi per loro come per un cammello passare attraverso la cruna di un ago?<\/p>\n<p>Una sessione del congresso dell\u2019Associazione Nazionale USA della Comunicazione a Las Vegas il 19-22 novembre 2015 \u00e8 stata sul giornalismo di pace; una buona mossa. Le quattro relazioni erano sull\u2019uso della radio per il giornalismo di pace, sul giornalismo dei servizi speciali sulla vita quotidiana e le sue tematiche, e due articoli sull\u2019Ucraina. Le relazioni documentavano quanto il \u201cgiornalismo di pace\u201d sia presente negli USA: discussione ben informata, casi di studio affascinanti, ma carenti in quanto a pace nel senso di conciliazione, soluzione, equit\u00e0 ed empatia.<\/p>\n<p>La<em> Radio<\/em>, nello spazio pubblico pi\u00f9 che nella comunicazione per internet, \u00e8 un <em>medium<\/em> per la comunicazione in entrambe le direzioni, i mattoni della mediazione, <em>con altri in ascolto<\/em>. Come in <em>The Voice of Peace<\/em> di Abie Natha per il Medio Oriente; ma non sono state menzionate soluzioni concrete. N\u00e9 per Radio Brod (radio che trasmetteva dal \u201cbattello della pace\u201d) al largo della costa jugoslava negli anni 1990, o per Radio Okapi in Congo. Eppure, gi\u00e0 la loro stessa esistenza fu positiva.<\/p>\n<p>Il<em> giornalismo dei servizi speciali<\/em>, focalizzato sull\u2019individuo, la famiglia e la comunit\u00e0, esplora come questi temi vengono \u201caffrontati, ignorati, ostacolati, valorizzati\u201d. E soprattutto, <em>risolti<\/em>; ma non sono stati forniti esempi. Un\u2019eccellente opportunit\u00e0 per chi sta in alto per condividere con la gente comune una cultura di soluzione generale, che non sostituisca gente e media con la politica.<\/p>\n<p>Due articoli molto documentati hanno presentato fatti relativi al <em>processo ucraino<\/em>, e i cambiamenti nel discorso generale, ma i fatti da soli non sono soluzioni. C\u2019\u00e8 bisogno del valore concreto della pace, e che il giornalismo esplori vie d\u2019uscita per uno stato \u2013 appropriatamente chiamato Ucraina \u2013 al confine, fra due nazioni nemiche; l\u2019una appoggiata dall\u2019Occidente, l\u2019altra dalla Russia. Il federalismo suggerisce \u201cUno stato\/due nazioni\u201d; il non-allineamento e la neutralit\u00e0 evidenziano il ruolo di \u201cdue grandi potenze\u201d. Queste soluzioni avrebbero potuto essere esplorate, ma non lo sono state.<\/p>\n<p>Tuttavia, stiamo procedendo dal nulla verso qualcosa. Quali \u201ccause radicali\u201d siano da rimuovere e costruire \u00e8 un tema principale del giornalismo di pace per il dialogo. Inoltre, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 in campo una rivista eccellente, <u><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.park.edu\/center-for-peace-journalism\/peace-journalist.html\" ><strong><em>The<\/em><\/strong><\/a><\/u> <u><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.park.edu\/center-for-peace-journalism\/peace-journalist.html\" ><strong><em>PEACE Journalist<\/em><\/strong><\/a><\/u>, del <u><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.park.edu\/center-for-peace-journalism\/\" ><strong>Center for Global Peace Journalism<\/strong><\/a><\/u>, e <u><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/stevenyoungblood.blogspot.pt\/\" ><strong>Peace Journalism Insights<\/strong><\/a><\/u> della Park University, Parkville, Missouri, USA.<\/p>\n<p>Guardiamo indietro: poco o nulla. Guardiamo in avanti: sempre pi\u00f9 spazio mediatico per la pace.<\/p>\n<p>__________________________________<\/p>\n<p><em>Traduzione<\/em><em> di <\/em><em>Miky Lanza <\/em><em>per il Centro Studi Sereno Regis<\/em><\/p>\n<p><em>Titolo originale:<\/em> <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/11\/peace-journalism-is-it-working\/\" >Peace Journalism: Is It Working?<\/a><em> \u2013 TRANSCEND Media Service<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/04\/giornalismo-di-pace-funziona-johan-galtung\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In breve: No. Gli avvenimenti di Parigi hanno innescato un giornalismo di guerra; non si \u00e8 osservato alcun giornalismo di pace. 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