{"id":67359,"date":"2015-12-07T12:00:55","date_gmt":"2015-12-07T12:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=67359"},"modified":"2015-12-07T11:40:24","modified_gmt":"2015-12-07T11:40:24","slug":"italiano-il-clima-con-occhi-diversi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/12\/italiano-il-clima-con-occhi-diversi\/","title":{"rendered":"(Italiano) Il clima con occhi diversi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Guerra alla Terra<\/strong><\/p>\n<p><em>2 dicembre 2015 &#8211; <\/em>Quando vedrete il prossimo film di guerra, provate a guardarlo da un punto di vista diverso: quello di un fringuello, di una salamandra, di una talpa, di un ciliegio, se la battaglia si svolge in Europa; oppure, se lo scenario \u00e8 tropicale (magari il Vietnam), immaginate di essere una scimmia, un coccodrillo, un boschetto di mangrovie. Tutte le creature che popolano i campi di battaglia sono colpite, come e pi\u00f9 delle persone, dalla furia della guerra. Milioni di creature innocenti perdono la vita quando gli umani si fanno la guerra. E quando gli scontri finiscono, e torna (almeno in apparenza) la pace, ancora a lungo gli ecosistemi soffrono: gli habitat di molti animali sono sconvolti, i veleni rilasciati durante i combattimenti percolano nelle falde, il suolo crivellato di esplosioni perde la sua fertilit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/surriscaldamento-globale-in-futuro-ci-aspettano-malattie-guerre-e-siccit-Guerra_malattia_futuro_Terra_clima_surriscaldamento_globale_siccit_-1024x660.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-67360\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/surriscaldamento-globale-in-futuro-ci-aspettano-malattie-guerre-e-siccit-Guerra_malattia_futuro_Terra_clima_surriscaldamento_globale_siccit_-1024x660-1024x660.jpg\" alt=\"surriscaldamento-globale-in-futuro-ci-aspettano-malattie-guerre-e-siccit-Guerra_malattia_futuro_Terra_clima_surriscaldamento_globale_siccit_-1024x660\" width=\"500\" height=\"322\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/surriscaldamento-globale-in-futuro-ci-aspettano-malattie-guerre-e-siccit-Guerra_malattia_futuro_Terra_clima_surriscaldamento_globale_siccit_-1024x660.jpg 1024w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/surriscaldamento-globale-in-futuro-ci-aspettano-malattie-guerre-e-siccit-Guerra_malattia_futuro_Terra_clima_surriscaldamento_globale_siccit_-1024x660-300x193.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Di queste creature non si parler\u00e0 nella prossima (XXI) Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) che si terr\u00e0 a Parigi dal 30 novembre al 11 dicembre del 2015.<\/p>\n<p>Si parler\u00e0 di \u2018squilibri ambientali\u2019, si discuter\u00e0 sulle strategie da mettere in atto per ridurre la produzione di gas a effetto serra\u2026 ma non mi sembra che il tema della guerra sia tra le priorit\u00e0. Eppure la guerra, sia nelle fasi di preparazione che nei momenti di violenza esplosiva, \u00e8 forse la maggiore produttrice di sostanze climalteranti.<\/p>\n<p><strong>Militari climalteranti<\/strong><\/p>\n<p>Sara Flaunders, in un <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.iacenter.org\/o\/world\/climatesummit_pentagon121809\/\" >articolo<\/a> del 2009, sosteneva che \u201cil Pentagono \u00e8 il maggior consumatore istituzionale di prodotti petroliferi e di energia in generale. Ma il Pentagono gode di una implicita esenzione in tutti gli accordi internazionali sul clima\u201d.<\/p>\n<p>H. Patricia Hynes, una studiosa che si \u00e8 occupata di salute ambientale alla Boston University School of Public Health, ha pubblicato alcuni anni fa una serie di articoli dal titolo \u2018<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/climateandcapitalism.com\/2015\/02\/08\/pentagon-pollution-7-military-assault-global-climate\/\" >Pentagon pollution<\/a>\u2019: nel n.ro 7 di questa serie (pubblicato nel 2011) che riguarda l\u2019assalto militare al clima globale, l\u2019Autrice segnala il ruolo preminente delle attivit\u00e0 militari americane nel produrre sostanze climalteranti.<\/p>\n<p>Adam J. Liska e Richard K. Perrin hanno pubblicato sulla rivista Environment (luglio-agosto 2011) un <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.environmentmagazine.org\/Archives\/Back%20Issues\/July-August%202010\/securing-foreign-oil-full.html\" >articolo<\/a> dal titolo \u201cGarantirsi il petrolio straniero: includere le attivit\u00e0 operative militari nello studio dell\u2019impatto dei combustibili fossili nei cambiamenti climatici\u201d.<\/p>\n<p>Un recente numero della rivista \u201cPeace studies journal\u201d (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/peaceconsortium.org\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/PSJ-Vol-7-Issue-2-2014.pdf\" >Vol. 8, issue 1, october 2015<\/a>) \u00e8 dedicato espressamente al tema degli impatti ambientali delle guerre. Traduco alcune frasi dell\u2019Introduzione, scritte dall\u2019Autore che ha curato questo volume, Joel T. Helfrish. \u201cMentre scrivo le isole di Pagan e Tinian nel Pacifico sono minacciate dai corsi di addestramento dei militari USA, per imparare a svolgere azioni con fuoco e bombe. Sono minacciate la barriera corallina e le altre forme di vita acquatica, sono a rischio di estinzione specie endemiche, sono sotto tiro antiche meraviglie geologiche e le acque profonde, ancora in parte inesplorate. Sono minacciati luoghi storici e spiagge incontaminate, e i residenti dell\u2019Arcipelago delle Isole Marianne.<\/p>\n<p>[\u2026] Sebbene i Comandi Militari degli Stati Uniti sappiano da tempo che il cambiamento climatico \u00e8 una minaccia ancora pi\u00f9 grave del terrorismo, continuano a svolgere le loro attivit\u00e0 come al solito \u2013 occupando luoghi da cui poi non si ritirano pi\u00f9, in cui distruggono terre e habitat critici, e utilizzano sempre pi\u00f9 risorse per farlo. Insediata ormai su pi\u00f9 di 800 basi in tutto il mondo, con i suoi test el\u2019 uso di animali, con i suoi consumi di carburanti fossili e la costruzione di armi, la potenza militare USA distrugge l\u2019ambiente, mentre vomita gas climalteranti e altre sostanze che provocano letali inquinamenti\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 difficile trovare dati sugli effetti ambientali delle attivit\u00e0 militari della Russia, e in generale degli altri Paesi impegnati nelle forme di difesa militare e armata. La stessa Italia \u00e8 stata di recente impegnata nelle esercitazioni della NATO: tra ottobre e novembre 2015 si \u00e8 svolta in Italia, Spagna e Portogallo, dopo due anni di preparazione, la Trident Juncture 2015 (TJ15), una delle pi\u00f9 grandi esercitazioni Nato. Vi hanno partecipato oltre 230 unit\u00e0 terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 28 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra, anzitutto cacciabombardieri a duplice capacit\u00e0 convenzionale e nucleare (<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/la-nato-prepara-altre-guerre\/\" >Di Franceso e Dinucci<\/a>). Quante emissioni climalteranti sono state prodotte in queste esercitazioni? E nelle attivit\u00e0 che le hanno rese possibili, cio\u00e8 la costruzione di armi, la formazione dei militari, l\u2019uso di suolo, acqua e aria per le esercitazioni?<\/p>\n<p><strong>A Parigi bisogna parlare di disarmo e di nonviolenza<\/strong><\/p>\n<p>Tamara Lorinz \u00e8 l\u2019autrice di un <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.inesglobal.com\/picture\/upload\/file\/Green_Booklet_working_paper_17_09_2014.pdf\" >Report<\/a> pubblicato nel settembre 2014 dall\u2019 International Peace Bureau dal titolo: \u201cDemilitarizzazione per una radicale decarbonizzazione. Ridurre il militarismo e le spese militari per investire nel Green Climate Fund delle Nazioni Unite e per creare economie a basso carbonio e comunit\u00e0 resilienti\u201d.<\/p>\n<p>Come sottolinea l\u2019Autrice, la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 dichiarata impegnata a dare sicurezza energetica a tutti: occorre quindi che ci sia un\u2019equa distribuzione del \u2018budget\u2019 limitato di carbonio di cui si consente l\u2019utilizzo (nella prospettiva di ridurre l\u2019effetto serra). Di fronte a queste limitazioni, non \u00e8 forse irresponsabile \u2013 si chiede la Lorinz \u2013 usarlo per i serbatoi dei carri armati e degli aerei da guerra, invece che per favorire la transizione a una economia a basso carbonio?<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile \u2013 questa \u00e8 la sua tesi \u2013 ridurre le emissioni di gas a effetto serra se non attraverso processi che includono pace e disarmo. Nella parte finale di un capitolo del Report che ha per titolo \u201cPace e disarmo, vie per una profonda decarbonizzazione\u201d, Tamara Lorinz si sofferma su alcuni aspetti specifici, tra cui:<\/p>\n<p>Occorre rifiutare la militarizzazione della crisi climatica: lo scopo dei militari \u00e8 fare la guerra, non offrire aiuti umanitari. Non ci sono soluzioni militari alle crisi ambientali.<\/p>\n<p>Bisogna ridurre drasticamente le spese militari, per investire invece in attivit\u00e0 volte a mitigare i cambiamenti. In particolare occorre colmare il vuoto di informazione sugli impatti ambientali dei sistemi militari: \u00e8 necessario che gruppi di ricerca indipendenti possano avere accesso ai dati e calcolare i consumi di carburanti, le emissioni di gas serra e gli impatti ambientali di tutti i Paesi impegnati in attivit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Da molti anni sono disponibili studi e progetti di conversione economica da attivit\u00e0 militari a impieghi civili. Con il sopraggiungere della crisi climatica, un piano di conversione da una economia di guerra a un\u2019economia di pace soddisferebbe contemporaneamente le esigenze di pace e di equilibrio ecologico.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019ultimo punto che Tamara Lorinz richiama \u00e8 l\u2019opportunit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di \u201cintegrare cooperazione, costruzione di pace e nonviolenza per costruire comunit\u00e0 resilienti ai cambiamenti climatici\u201d. L\u2019Autrice cita alcuni documenti in cui vengono suggerite modalit\u00e0 nonviolente per affrontare in modo cooperativo \u2013 anzich\u00e9 competitivo e violento \u2013 gli inevitabili conflitti prodotti dai cambiamenti ambientali. Ma fa notare che, salvo poche eccezioni, la maggior parte di questi documenti non chiama in causa la guerra e il disarmo. Occorre invece impegnarsi affinch\u00e9 vengano portate alla luce le connessioni tra sistemi militari e crisi climatica. Solo cos\u00ec si potranno affrontare alla radice i problemi che nascono da una appropriazione violenta e ingiusta delle risorse naturali.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dell\u2019educazione<\/strong><\/p>\n<p>Nel numero speciale del Peace Studies Journal (gi\u00e0 citato all\u2019inizio) un articolo finale di Tom H. Hasting ha per titolo \u201cInsegnare ecologia della guerra e della pace: un riassunto\u201d. L\u2019 Autore racconta della propria esperienza personale, e del Corso che egli ha iniziato a tenere ai suoi studenti fin dal 1997. Il Corso \u00e8 organizzato in quattro sezioni: (a) gli impatti ambientali della guerra; (b) gli impatti ambientali della preparazione alla guerra; (c) le risorse naturali come \u2018drivers\u2019 (motori, pretesti) per la guerra; (d) come potrebbe realizzarsi un sistema di pace: un sistema che \u2013 secondo le parole di Gandhi (che l\u2019autore cita espressamente) \u2013 soddisfi le necessit\u00e0 di tutti e non l\u2019avidit\u00e0 di pochi.<\/p>\n<p>A conclusione del suo articolo Tom Hasting fa notare che per 11.000 anni abbiamo studiato la guerra, ma solo da pochi decenni si stanno approfondendo gli ambiti di ricerca sulla pace e sui conflitti. Trent\u2019anni fa erano pochissimi i corsi universitari sui temi dei conflitti e della pace, ora sono alcune centinaia. L\u2019Autore prevede che \u2013 grazie all\u2019introduzione di queste tematiche nei sistemi educativi \u2013 sia possibile un cambiamento dei \u2018venti politici\u2019, in grado di portare a nuove scelte e a nuove leggi.<\/p>\n<p>Per gli insegnanti interessati segnalo che sul sito del Gruppo ASSEFA Torino \u00e8 disponibile un <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=75&amp;Itemid=178\" >ipertesto<\/a> dal titolo \u201cUna matassa da sbrogliare: violenza, ambiente, guerra La nonviolenza per trovare il bandolo\u201d, che offre spunti di riflessione e proposte di percorsi educativi da realizzare con gli studenti.<\/p>\n<p>_____________________________________<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/02\/il-clima-con-occhi-diversi-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sara Flaunders, in un articolo del 2009, sosteneva che \u201cil Pentagono \u00e8 il maggior consumatore istituzionale di prodotti petroliferi e di energia in generale. 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