{"id":67363,"date":"2015-12-07T12:00:37","date_gmt":"2015-12-07T12:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=67363"},"modified":"2015-12-07T11:43:03","modified_gmt":"2015-12-07T11:43:03","slug":"italiano-lillusione-delle-armi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2015\/12\/italiano-lillusione-delle-armi\/","title":{"rendered":"(Italiano) L\u2019illusione delle armi"},"content":{"rendered":"<p><em>Il terrorismo \u00e8 una criminale vendetta indiscriminata che si pretende giustizia e sottomette tutti alla paura. La guerra \u00e8 una criminale illusione di giustizia.<br \/>\n<\/em><br \/>\n<strong>La falsa promessa delle armi.<\/strong><\/p>\n<p><em>2 dicembre 2015 &#8211; <\/em>Ci sono immagini ingannevoli nelle quali non c\u2019\u00e8 n\u00e9 la felicit\u00e0 n\u00e9 qualche bene minore: un\u2019apparenza, non un\u2019apparizione. Questo avviene, in modo madornale, nel caso delle armi e della vana ridicola assurda disgraziata disastrosa promessa di sicurezza che le armi danno, ingannando miriadi di persone e di popoli. Questo vediamo se facciamo un bilancio non brevemente provvisorio, ma davvero definitivo, dell\u2019uso delle armi.<\/p>\n<p>L\u2019arma, prima di difendere, offende, uccide. Per questo scopo diretto \u00e8 pensata, progettata, costruita, venduta e comprata. Per nessun altro scopo. Un coltello da cucina \u00e8 fatto per cucinare, nutrire e vivere: anche se pu\u00f2 essere usato per uccidere, non posso accusarlo di essere un\u2019arma, se non in senso tutto \u201cimproprio\u201d. Un\u2019arma in senso proprio pu\u00f2 soltanto uccidere.<\/p>\n<p>L\u2019arma offende e uccide. Se difende, difende offendendo un\u2019altra arma che offende, cio\u00e8 offendendo chi offende. La difesa armata \u00e8 offesa e vendetta. L\u2019arma offensiva, e difensiva mediante offesa, fa la sua funzione propria, costitutiva, compie la sua natura, che \u00e8 colpire, fino ad uccidere. Volere un\u2019arma \u00e8 volere uccidere. Comprare un\u2019arma \u00e8 comprare la possibilit\u00e0 di uccidere. Fabbricare armi \u00e8 fabbricare morte in aggiunta peggiorativa alla nostra mortalit\u00e0 naturale. Farsi autorizzare a possedere un\u2019arma \u00e8 farsi autorizzare ad uccidere, certo in determinate situazioni ipotizzate, ma sempre e solo uccidere. \u00c8 volont\u00e0 di uccidere, magari ritenendo che sia giusto, o necessario, ma uccidere, cio\u00e8 espellere dalla vita, volere annullare. Solo questo sa fare l\u2019arma. Come la ruota sa girare, e l\u2019aquilone volare, l\u2019arma sa creare morte, discreare la vita.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 delle armi \u00e8 apparsa a Hiroshima, il 6 agosto 1945. Fino ad allora potevi illuderti che difendessero dall\u2019offesa. Quando, per difendere il diritto, l\u2019arma \u00e8 cresciuta fino alla distruttivit\u00e0 totale, ha perso la possibilit\u00e0 di difendere. L\u2019arma \u00e8 diventata suicidio. Proprio come il kamikaze che, in un conflitto a suo giudizio giusto, si uccide: sui-omicida. Cos\u00ec \u00e8 ormai l\u2019arma.<\/p>\n<p>La difesa, per essere giusta, deve essere (come dicevano alcuni pacifisti nonviolenti tedeschi negli anni \u201980, nella \u201ccrisi dei missili\u201d) \u00abstrutturalmente incapace di offesa\u00bb. O difesa, o offesa. Cio\u00e8, la difesa deve essere compiuta con le tecniche nonviolente classiche, storiche, ma ostinatamente ignorate dalle strategie statali, dalle politiche, e non viste dagli storici daltonici, abbacinati solo dalla violenza.<\/p>\n<p><strong>Non esiste la deterrenza<\/strong><\/p>\n<p>Potenziale e determinato uccisore, nemico della vita, \u00e8 chi detiene e impugna un\u2019arma per fare deterrenza. Non c\u2019\u00e8 alcuna deterrenza se non c\u2019\u00e8 la determinazione ad uccidere, la volont\u00e0 di uccidere, seppure condizionata. Tu mi minacci di morte, e io per difendermi faccio la stessa identica cosa, ti minaccio, e chiamo la minaccia deterrenza. Come nella vendetta: ora ci sono due mali invece di uno.<\/p>\n<p>La minaccia \u00e8 gi\u00e0 mortale, mortifera. \u00c8 volont\u00e0 di morte. La persona minacciata \u00e8 quasi uccisa, ridotta a cosa. Leggo in Simone Weil: la minaccia \u00e8 il potere di \u00abmutare in cosa un uomo che resta vivo. \u00c8 vivo, ha un\u2019anima; \u00e8, nondimeno, una cosa\u00bb. \u00abSi tratta di un\u2019altra specie umana, un compromesso tra l\u2019uomo e il cadavere\u00bb, contraddizione che strazia l\u2019anima. La condizione dei minacciati \u00ab\u00e8 una morte che si allunga, si stira per tutto il corso di una vita\u00bb. In tempo di guerra, questa morte artificiale e organizzata \u00e8 solo la punta pi\u00f9 visibile e orrenda della violenza, che si ramifica nel profondo in tutte le forme di dominio. \u00abL\u2019esercizio della forza [intende la violenza; e.p.] \u00e8 un\u2019illusione. Nessuno la possiede: essa \u00e8 un meccanismo\u00bb. \u00abVincitori e vinti sono fratelli nella stessa miseria\u00bb. \u00abColpire e essere colpiti \u00e8 un\u2019unica e medesima impurit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Se dunque l\u2019aggressore che mi minaccia mi riduce a cosa, io devo saperne uscire senza imitarlo, cio\u00e8 ritornando uomo vivente.<\/p>\n<p>Chi si difende con l\u2019arma vuole uccidere. Per non essere ucciso, uccide. Non vuole soltanto dissuadere, deterrere. Tu non mi deterri se so che fingi. Io non ti deterro se sai che fingo, o se sai che non so sparare. La deterrenza non \u00e8 innocente, \u00e8 volont\u00e0 di uccidere, sospesa a determinate condizioni, ma volont\u00e0 di uccidere, proprio come chi assale.<\/p>\n<p>Tu mi deterri davvero se io vedo e so che vuoi uccidermi qualora non obbedisca alla tua volont\u00e0. Proprio come fa l\u2019assalitore armato. Arriviamo cos\u00ec a vedere scomparire o dissolversi la differenza tra aggredire con le armi e difendersi\/difendere con le armi, tra guerra aggressiva e guerra difensiva. Non si vuole negare nella prassi che la differenza c\u2019\u00e8, la nostra Costituzione la riconosce, ma contiene pure una sana spina morale-politica che spinge e stimola alla liberazione anche dall\u2019uso difensivo delle armi. Del resto, la tensione morale vede pi\u00f9 della legge che si muove nello stretto possibile. L\u2019anima umana spazia ben oltre, \u00e8 creativa e liberante.<\/p>\n<p><strong>O le armi o la vita<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019arma \u00e8 l\u2019anti-vita, l\u2019anti-umanit\u00e0. Ci impone il dilemma: o le armi o la vita. La vita \u00e8 il valore a noi comune. Qualunque altro valore o scopo cercato dagli umani richiede prima che ci sia vita. Certo, il kamikaze (o anche Pietro Micca) pospone la vita personale ad uno scopo collettivo, che ritiene buono, per il quale si fa strumento morto e mortale. Il martire sa spendere la vita intera per un valore che la realizza oltre il suo limite. Chi vive un dolore tale da togliere vivibilit\u00e0 alla vita, si priva volontariamente e liberamente della vita, decisione drammatica e rispettabile. Ma la vita, anche in questi casi, \u00e8 un valore che d\u00e0 qualche significato a quegli atti. Abbiamo forse un altro valore comune, superiore alla semplice vita? La vita \u00e8 la condizione di tutti i valori. Allora \u00e8 necessario abolire le armi per difendere la vita: altro che potenziarle!<\/p>\n<p>Condanniamo i terroristi sui-omicidi, che annullano la propria vita per annullarne altre, e terrorizzarle tutte, in un trionfo della morte, ma, se guardiamo bene, ogni arma \u00e8 trionfo della morte, \u00e8 scelta di morte pi\u00f9 che di vita, \u00e8 affidare la vita alle mani della morte: ogni arma, anche quelle celebrate nelle retoriche della patria in armi, anche nella oscenit\u00e0 delle parate militari come espressione maggiore della unit\u00e0 di un popolo in festa.<\/p>\n<p><strong>Il dovere di difendere<\/strong><\/p>\n<p>Obiezione solita: ma il mio nemico minaccioso \u00e8 armato, \u00e8 potenziale assassino, e devo difendere me stesso o chi mi \u00e8 affidato. Bene. Per\u00f2, accade che, se prendi un\u2019arma anche tu, e pi\u00f9 forte dell\u2019arma del nemico, la probabilit\u00e0 di morire, per te e non solo per lui, cresce, non diminuisce. Sei meno sicuro.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019arma possa difenderti devi precedere in velocit\u00e0 e potenza il nemico. Non \u00e8 pi\u00f9 questione di diritto e di torto, di giustizia e di ingiustizia, ma solo di velocit\u00e0 e potenza. L\u2019arma non sa chi ha ragione, chi ha diritto: essa riduce il diritto ad un fatto tutto e solo quantitativo, senza qualit\u00e0. Se sei il pi\u00f9 veloce ad uccidere, ti fai omicida, uccisore del nemico, ed eviti a lui di farsi omicida, uccisore di te. Cos\u00ec vinci la gara del male, l\u2019assalto alla vita. Non \u00e8 la tua vittoria. Tu sei vivo e lui \u00e8 morto, ma \u00e8 vittoria della morte. Se dico Mors tua vita mea, dunque la mia vita \u00e8 una morte, \u00e8 la tua morte. Allora, la vita del vincitore con le armi \u00e8 morte, \u00e8 vittoria di uccisore, \u00e8 vittoria di una morte. Strano: cos\u00ec chi vince si \u00e8 \u201csacrificato\u201c per il suo nemico, si \u00e8 assunto la colpa di uccidere. Ma anche lui voleva ucciderti. Siete insieme all\u2019inferno.<\/p>\n<p>Per\u00f2, non sai mai se sarai tu il pi\u00f9 veloce e il pi\u00f9 potente. Il soldato va in guerra drogato dall\u2019illusione di uccidere senza essere ucciso. Dal momento che \u00e8 una questione di velocit\u00e0 e potenza, considera un momento se altri mezzi, mezzi umani, come la parola preventiva, il dialogo, l\u2019ascolto dei motivi del nemico, uno stato d\u2019animo tuo che possa attirare a benevolenza il nemico, il tuo fargli bene prima e in luogo del fargli male, tutto ci\u00f2 insieme al coraggio di resistere fino a saper morire pi\u00f9 del saper uccidere (il che significa affermare e far valere la vita feconda pi\u00f9 della morte sterilizzante), considera se ci\u00f2 non sia la tua maggiore e pi\u00f9 efficace difesa, e pi\u00f9 libera da effetti contrari negativi non voluti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie \u2013 perch\u00e9 nulla al mondo \u00e8 assoluto \u2013 che ci sia un caso in cui, senza premeditazione e senza organizzazione finalizzata (esercito e apparati micidiali), uccidere uno che sta in quel momento (e non prima e non dopo) per uccidere altri, sia un male minore che evita un male maggiore. Lo ammette anche Gandhi. Ma pur sempre un male, di cui non potresti farti vanto, un dolore, come una sconfitta della vita in cui sei stato coinvolto, e non una vittoria. Secondo un racconto ebraico rivelatore di grandezza, quando il suo popolo ha passato indenne il Mar Rosso, Dio ha pianto per gli egiziani annegati. E una finissima poesia di Elena Bono (Lamento di David sul gigante ucciso) canta il dolore e la solitudine di David dopo aver ucciso Golia.<\/p>\n<p>L\u2019arma \u00e8 vergogna e degenerazione del nostro essere umani, perch\u00e9 separa radicalmente le vite, che sono distinte per essere insieme, e solo con l\u2019essere insieme, l\u2019una per l\u2019altra, possono essere distinte, libere, degne, valide. Certo, le vite non vanno poste in alternativa assoluta, ma l\u2019alternativa assoluta, se qualcuno la pone, non va accettata, e a questo scopo ogni mezzo dell\u2019intelligenza creativa va messo in atto, al di l\u00e0 di quanto l\u2019evoluzione e la storia umana hanno saputo fare fino ad oggi, tanto pi\u00f9 che la storia e la possibile politica realistica delle difesa nonviolenta \u00e8 storicamente cominciata, per chi vuole cominciare a conoscerla.<\/p>\n<p>___________________________________<\/p>\n<p><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/02\/lillusione-delle-armi-enrico-peyretti\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il terrorismo \u00e8 una criminale vendetta indiscriminata che si pretende giustizia e sottomette tutti alla paura. La guerra \u00e8 una criminale illusione di giustizia.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-67363","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67363","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67363"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67363\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}